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SCENA III

No. 8 - Scena

ELISABETTA
Qual loco è questo?

LEICESTER
Forteringa.

ELISABETTA
Oh Conte! Dove mi scorgi?

LEICESTER
Non dubbiar;
Maria sarà in breve guidata al tuo cospetto
dal saggio Talbo.

ELISABETTA
A qual per te discendo sacrifizio!
Lo vedi?
Discosta i cacciatori
da' contigui viali;
è troppo ingombro di popolo il sentier.

Ad un cenno di Leicester si scostano i cacciatori, e i cortigiani
si radunano in vari gruppi nel fondo della scena

CECIL
ad Elisabetta
Vedi, Regina, come l'Anglia ti adora.
Ah! tu lo sai qual capo ella ti chiede.

ELISABETTA
Taci.

LEICESTER
ad Elisabetta
Deh! ti rammenta
che a dar conforto
alla dolente vita di una sorella
io ti guidai.
La mano che di squallor la cinse
al contento primier
può ridonarla.

ELISABETTA
(Io l'abborro!
Ei non fa che rammentarla.)

Entra Maria condotta da Talbot ed Anna


SCENA IV

TALBOT
Vieni.

MARIA
Deh! mi lascia.
Al mio asil mi riconduci.

ELISABETTA, LEICESTER, CECIL, TALBOT
Eccola.

MARIA
ad Anna
Oh Dio!


No. 9 - Sestetto

ELISABETTA
E sempre la stessa -
superba, orgogliosa;
coll'alma fastosa
m'ispira furor;
ma tace; sta oppressa
da giusto terror.

MARIA
Sul viso sta impressa
di quella tiranna
la truce condanna,
il fiero livor.
Quest'anima è oppressa
da crudo timor.

TALBOT
Almeno tacesse
nel seno reale
quell'ira fatale
quel cieco furore
che barbaro oppresse
un giglio d'amor.

ANNA
Nell'anima ho impressa
la tema funesta.
Oh! quale si appresta
cimento a quel cor!
Ciel! salva l'oppressa
da nuovo, da nuovo rancor.

LEICESTER
La misera ha impressiin
volto gli affanni,
nè gli astri tiranni
si placano ancor.
Salvarla potessi
da tanto dolor.

CECIL
Vendetta repressa scoppiare già sento,
nel fiero cimento mi palpita il cor.
Fia vittima oppressa di eterno dolor.

ELISABETTA
Coll'alma fastosa, ecc.

MARIA
Sul viso sta impressa, ecc.

TALBOT
Almeno tacesse, ecc.


No. 10 - Dialogo delle due Regine

LEICESTER
ad Elisabetta
Deh! l'accogli.

ELISABETTA
a Leicester
Sfuggirla vorrei.

TALBOT
a Maria
Non sostarti.

MARIA
a Talbot
L'abisso ho vicino.

ELISABETTA
a Leicester
Troppo altera.

LEICESTER
ad Elisabetta
Da un crudo destino
avvilita dinanzi ti sta.

MARIA
va ritrosa ad inginocchiarsi innanzi ad Elisabetta
Morta al mondo, e morta al trono,
al tuo piè son io prostrata.
Solo imploro il tuo perdono:
non mostrarti inesorata.
Ah! sorella, ornai ti basti,
quanto oltraggio a me recasti!
Deh! solleva un'infelice
che riposa sul tuo cor.

CECIL
ad Elisabetta
Non dar fè, te ne scongiuro,
a quel labbro mentitor.

ELISABETTA
A Maria
No, quel loco a te si addice;
nella polvere e il rossor.

MARIA
(Sofferenza.)
ad Elisabetta
E a me si fiera
chi ti rende?

ELISABETTA
Chi? Tu stessa;
l'alma tua, quell'alma altera,
vile, iniqua...

MARIA
(E il soffrirò? e il soffrirò?)

ELISABETTA
Va, lo chiedi, o sciagurata,
al tuo talamo tradito,
ed all'ombra invendicata
di quel misero marito;
al tuo braccio, all'empio core
che tra' vezzi dell'amore
sol delitti e tradimenti,
solo insidie macchinò,
sol delitti macchinò.

MARIA
Ah! Roberto!
Più resistere non so.

LEICESTER
Oh Dio! che tenti?

CECIL
ad Elisabetta
Ah! non dar fè, te ne scongiuro,
A quel labbro mentitor.

LEICESTER
a Maria
Chiama in sen la tua costanza:
Qualche speme ancor ti avanza.
Non ti costi onore o vita
una grazia a te impartita,
un favor che al nostro affetto
tante volte il ciel negò.

ELISABETTA
Quali accenti al mio cospetto!
Parla, o Conte.

LEICESTER
E che dirò?

ELISABETTA
Ov'è mai di amor l'incanto,
e quel volto amabil tanto?
Se a lodarlo ognun si accese
a favori un premio rese;
ma sul capo di Stuarda
Onta eterna ripiombò.

MARIA
Ah che sento!
Più resistere non so.
Ah! Roberto!
Più resistere non so.

LEICESTER
Oh Dio, ti frena!

MARIA
Quale insulto!
O ria beffarda!

ELISABETTA
a Maria
Quali accenti! Trema, trema!

ANNA, LEICESTER, TALBOT
a Maria
Che favelli! Taci, deh! taci!

CECIL
a Maria
Trema, trema!

MARIA
Ah! no...

Figlia impura di Bolena,
parli tu di disonore?
Meretrice indegna e oscena,
in te cada il mio rossore.
Profanato è il soglio inglese,
vil bastarda, dal tuo piè!

ELISABETTA
Guardie, olà!

Entrano i soldati

ANNA, LEICESTER, TALBOT
Quali accenti! Ella delira!
Giusto ciel! Perduta ell'è

CECIL, CORTIGIANI
Quali accenti! Ella delira!
Speme più per lei non v'è.


No. 11 - Stretta e finale

ELISABETTA
a Maria
Va, preparati, furente,
a soffrir l'estremo fato;
sul tuo capo abbominato
la vergogna spargerò.
alle guardie
Trascinate la furente
che se stessa condannò.

CECIL
Dell'audace il ciel possente
la vendetta omai segnò.

ANNA, TALBOT
Quali accenti! Sventurata!
Tu offendesti Elisabetta!
Forse, ah, forse la vendetta
all'offesa destinò (preparò).

MARIA
Grazie, o cielo! Alfin respiro.
Dai miei sguardi ell'è fuggita.
Al mio piè restò avvilita,
la sua luce si oscurò.

LEICESTER
Ah! ti perdo, o sconsigliata,
quando salva ti bramai.
Quando fido a te tornai
il destin si fulminò.

CORTIGIANI
Del supplizio l'onta estrema
la Regina a te serbò.
Taci, vieni, trema, trema,
ogni speme si ecclissò.

Taci, vieni, incauta, trema, ecc.

TALBOT
a Leicester
Leicester vieni,
non ti senta Elisabetta.

MARIA, LEICESTER
Addio! Per sempre!

ANNA
Deh taci! Ah, vieni!

ELISABETTA
alle guardie
Ola! ... Trascinatela!

Le guardie si avanzano per trascinare Maria

ELISABETTA
a Maria
Nella scure che ti aspetta
troverai la mia vendetta.
alle guardie
Trascinate la furente
che se stessa condannò.

MARIA
Vedendosi circondata dalle guardie, ripiglia con
entusiasmo crescente
Or guidatemi alla morte:
sfiderò l'estrema sorte.
Di trionfo un sol momento
ogni affanno compensò.

LEICESTER
Ah! ti perdo sconsigliata, ecc.
Quando fido a te tornai
il destin ci fulminò.
Per sempre ci lasciò.

ANNA, TALBOT
Quali accenti! Sventurata! ecc.
Ah! qual dai tormento
a chi salva ti bramò

CORTIGIANI
Del supplizio l'onta estrema, ecc.

CECIL
Dell'audace il Ciel possente
la vendetta omai segnò.
SCENA III

No. 8 - Scena

ELISABETTA
Qual loco è questo?

LEICESTER
Forteringa.

ELISABETTA
Oh Conte! Dove mi scorgi?

LEICESTER
Non dubbiar;
Maria sarà in breve guidata al tuo cospetto
dal saggio Talbo.

ELISABETTA
A qual per te discendo sacrifizio!
Lo vedi?
Discosta i cacciatori
da' contigui viali;
è troppo ingombro di popolo il sentier.

Ad un cenno di Leicester si scostano i cacciatori, e i cortigiani
si radunano in vari gruppi nel fondo della scena

CECIL
ad Elisabetta
Vedi, Regina, come l'Anglia ti adora.
Ah! tu lo sai qual capo ella ti chiede.

ELISABETTA
Taci.

LEICESTER
ad Elisabetta
Deh! ti rammenta
che a dar conforto
alla dolente vita di una sorella
io ti guidai.
La mano che di squallor la cinse
al contento primier
può ridonarla.

ELISABETTA
(Io l'abborro!
Ei non fa che rammentarla.)

Entra Maria condotta da Talbot ed Anna


SCENA IV

TALBOT
Vieni.

MARIA
Deh! mi lascia.
Al mio asil mi riconduci.

ELISABETTA, LEICESTER, CECIL, TALBOT
Eccola.

MARIA
ad Anna
Oh Dio!


No. 9 - Sestetto

ELISABETTA
E sempre la stessa -
superba, orgogliosa;
coll'alma fastosa
m'ispira furor;
ma tace; sta oppressa
da giusto terror.

MARIA
Sul viso sta impressa
di quella tiranna
la truce condanna,
il fiero livor.
Quest'anima è oppressa
da crudo timor.

TALBOT
Almeno tacesse
nel seno reale
quell'ira fatale
quel cieco furore
che barbaro oppresse
un giglio d'amor.

ANNA
Nell'anima ho impressa
la tema funesta.
Oh! quale si appresta
cimento a quel cor!
Ciel! salva l'oppressa
da nuovo, da nuovo rancor.

LEICESTER
La misera ha impressiin
volto gli affanni,
nè gli astri tiranni
si placano ancor.
Salvarla potessi
da tanto dolor.

CECIL
Vendetta repressa scoppiare già sento,
nel fiero cimento mi palpita il cor.
Fia vittima oppressa di eterno dolor.

ELISABETTA
Coll'alma fastosa, ecc.

MARIA
Sul viso sta impressa, ecc.

TALBOT
Almeno tacesse, ecc.


No. 10 - Dialogo delle due Regine

LEICESTER
ad Elisabetta
Deh! l'accogli.

ELISABETTA
a Leicester
Sfuggirla vorrei.

TALBOT
a Maria
Non sostarti.

MARIA
a Talbot
L'abisso ho vicino.

ELISABETTA
a Leicester
Troppo altera.

LEICESTER
ad Elisabetta
Da un crudo destino
avvilita dinanzi ti sta.

MARIA
va ritrosa ad inginocchiarsi innanzi ad Elisabetta
Morta al mondo, e morta al trono,
al tuo piè son io prostrata.
Solo imploro il tuo perdono:
non mostrarti inesorata.
Ah! sorella, ornai ti basti,
quanto oltraggio a me recasti!
Deh! solleva un'infelice
che riposa sul tuo cor.

CECIL
ad Elisabetta
Non dar fè, te ne scongiuro,
a quel labbro mentitor.

ELISABETTA
A Maria
No, quel loco a te si addice;
nella polvere e il rossor.

MARIA
(Sofferenza.)
ad Elisabetta
E a me si fiera
chi ti rende?

ELISABETTA
Chi? Tu stessa;
l'alma tua, quell'alma altera,
vile, iniqua...

MARIA
(E il soffrirò? e il soffrirò?)

ELISABETTA
Va, lo chiedi, o sciagurata,
al tuo talamo tradito,
ed all'ombra invendicata
di quel misero marito;
al tuo braccio, all'empio core
che tra' vezzi dell'amore
sol delitti e tradimenti,
solo insidie macchinò,
sol delitti macchinò.

MARIA
Ah! Roberto!
Più resistere non so.

LEICESTER
Oh Dio! che tenti?

CECIL
ad Elisabetta
Ah! non dar fè, te ne scongiuro,
A quel labbro mentitor.

LEICESTER
a Maria
Chiama in sen la tua costanza:
Qualche speme ancor ti avanza.
Non ti costi onore o vita
una grazia a te impartita,
un favor che al nostro affetto
tante volte il ciel negò.

ELISABETTA
Quali accenti al mio cospetto!
Parla, o Conte.

LEICESTER
E che dirò?

ELISABETTA
Ov'è mai di amor l'incanto,
e quel volto amabil tanto?
Se a lodarlo ognun si accese
a favori un premio rese;
ma sul capo di Stuarda
Onta eterna ripiombò.

MARIA
Ah che sento!
Più resistere non so.
Ah! Roberto!
Più resistere non so.

LEICESTER
Oh Dio, ti frena!

MARIA
Quale insulto!
O ria beffarda!

ELISABETTA
a Maria
Quali accenti! Trema, trema!

ANNA, LEICESTER, TALBOT
a Maria
Che favelli! Taci, deh! taci!

CECIL
a Maria
Trema, trema!

MARIA
Ah! no...

Figlia impura di Bolena,
parli tu di disonore?
Meretrice indegna e oscena,
in te cada il mio rossore.
Profanato è il soglio inglese,
vil bastarda, dal tuo piè!

ELISABETTA
Guardie, olà!

Entrano i soldati

ANNA, LEICESTER, TALBOT
Quali accenti! Ella delira!
Giusto ciel! Perduta ell'è

CECIL, CORTIGIANI
Quali accenti! Ella delira!
Speme più per lei non v'è.


No. 11 - Stretta e finale

ELISABETTA
a Maria
Va, preparati, furente,
a soffrir l'estremo fato;
sul tuo capo abbominato
la vergogna spargerò.
alle guardie
Trascinate la furente
che se stessa condannò.

CECIL
Dell'audace il ciel possente
la vendetta omai segnò.

ANNA, TALBOT
Quali accenti! Sventurata!
Tu offendesti Elisabetta!
Forse, ah, forse la vendetta
all'offesa destinò (preparò).

MARIA
Grazie, o cielo! Alfin respiro.
Dai miei sguardi ell'è fuggita.
Al mio piè restò avvilita,
la sua luce si oscurò.

LEICESTER
Ah! ti perdo, o sconsigliata,
quando salva ti bramai.
Quando fido a te tornai
il destin si fulminò.

CORTIGIANI
Del supplizio l'onta estrema
la Regina a te serbò.
Taci, vieni, trema, trema,
ogni speme si ecclissò.

Taci, vieni, incauta, trema, ecc.

TALBOT
a Leicester
Leicester vieni,
non ti senta Elisabetta.

MARIA, LEICESTER
Addio! Per sempre!

ANNA
Deh taci! Ah, vieni!

ELISABETTA
alle guardie
Ola! ... Trascinatela!

Le guardie si avanzano per trascinare Maria

ELISABETTA
a Maria
Nella scure che ti aspetta
troverai la mia vendetta.
alle guardie
Trascinate la furente
che se stessa condannò.

MARIA
Vedendosi circondata dalle guardie, ripiglia con
entusiasmo crescente
Or guidatemi alla morte:
sfiderò l'estrema sorte.
Di trionfo un sol momento
ogni affanno compensò.

LEICESTER
Ah! ti perdo sconsigliata, ecc.
Quando fido a te tornai
il destin ci fulminò.
Per sempre ci lasciò.

ANNA, TALBOT
Quali accenti! Sventurata! ecc.
Ah! qual dai tormento
a chi salva ti bramò

CORTIGIANI
Del supplizio l'onta estrema, ecc.

CECIL
Dell'audace il Ciel possente
la vendetta omai segnò.



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