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Scena Quarta

(Cancello Del Palazzo Delle Amazzoni. Gabinetto reale vicino all'armeria)

ANTIOPE
La mia cara germana
corre incontro al periglio
ed io, codarda e vile,
lascio la selva e fuggo in queste mura,
quasi timida damma entro all'ovile!
La cacciatrice schiera
tosto all'esempio mio...

IPPOLITA
Germana, o dei! Martesia è prigioniera!

ANTIOPE
Ippolita, che narri? Ah, figlia!

IPPOLITA
Ascolta.
Già scoperto il nemico
di cacciatrici femmine lo stuolo,
seguiva l'orme tue con piè veloce
per ricoverarsi in Temiscira a volo,
quando fuor della selva, ave sul ponte
varcasi il Termodonte,
fermò Martesia il piè sol per desio
di rimirar qual volto,
da lei non più veduto, ha il viril sesso:
tanto compiacque in esso
gli sguardi suoi, tanto fermassi e tanto
s'avanzar l'altre, che alla fìn, sorpresa
sola e senza difesa,
di quella schiera ostil che ci seguiva,
preda innocente, ella restò cattiva.

ANTIOPE
E vivo? E neghittosa
qui mi trattengo, e al campo anch'io non volo?

Triforme dea, se del nemico stuolo
cade nelle mie forze alcun che sia
di nobil sangue, ti prometto e giuro
svenarlo di mia mano
ai tuo gran nume e alla vendetta mia

Scena Quinta

(Confine Del Bosco Sacro. Campagna con ponte magnifico sul Termodonte. Veduta delle navi greche in lontananza, che poi si bruciano. Alceste, Martesia, Telamone, poi Ercole con soldati)

ALCESTE
Martesia è mia.

TELAMONE
Io l'arrestai primiero.

ALCESTE
Ma teco usò difese.

TELAMONE
Vana difesa e frale.

ALCESTE
A me cedè lo strale e a me si rese.

TELAMONE
Pur alfìn sarà mia.

ALCESTE
No, se la vita non mi togli prìa.

MARTESIA
Barbari: e tanta sete
del mio sangue v'accende,
che tra voi si contende
di crudeltà?

ALCESTE
Non è, non è la brama
del sangue tuo, sol del tuo bel sembiante
l'alto possesso a duellar ci chiama.

TELAMONE
Crudeltà non temer da un core amante.

MARTESIA
Voi mi amate?

ALCESTE
Io t'adoro, bella Martesia.

TELAMONE
Ed io per te mi muoro.

MARTESIA
Che intendo? Ohimè! Son morta.

ALCESTE
E di che temi'?

TELAMONE
Ti spaventa l'amore?

MARTESIA
Eh, l'arti infide
mi son note dell'Uomo; allor minaccia
quando lusinga, e quando alletta uccide.

ALCESTE
Da chi l'udisti mai?

TELAMONE
Chi ciò ti dice?

MARTESIA
Della mia genitrice
oggi pur io l'intesi, e so che l'Uomo
è il nemico più fier del nostro sesso.

ALCESTE
Egli nutre per voi quell'odio istesso,
che serba il capro all'agna,
e il colombo amoroso
alla candida sua dolce compagna.

MARTESIA
Fiera di tal natura
non mi darìa terror, se dentro al seno
non covasse maligna ira e veleno.

ALCESTE
Bella semplicità!

TELAMONE
Semplicetta beltà!

MARTESIA
Misera! Indietro.

ALCESTE
Che temi?

TELAMONE
Che paventi?

MARTESIA
I vostr'istessi favor tem'io.

ALCESTE
Perché?

MARTESIA
Perché con essi morte recate a noi.

TELAMONE
Alceste, in lei
pongasi ogni ragion del nostro sdegno.

ALCESTE
Sì, Martesia, decidi
chi di noi sia dell'amor tuo più degno.

MARTESIA
Più degno del mio amor?

TELAMONE
Sì, bella.

MARTESIA
O dei!
Dite, dell'odio mio.

ALCESTE
Ancor di quello pronunzia la sentenza.

MARTESIA
Dirò, che te non voglio, e te detesto.

TELAMONE
Decida dunque il brando la nostra lite.

ALCESTE
Ecco ch'io già lo stringo.

TELAMONE
Ed io pronto, l'impugno.

ERCOLE
(entrando)
Già, fermate.
qual discordia civile
rivolge, o prenci, a vostri danni il ferro
a sparger destinato il sangue ostile?

ALCESTE
Pretende Telamone
ragion sovra costei che fu mia preda.

TELAMONE
Anzi fu mia conquista.

ERCOLE
E chi non vede,
se per me combattete,
che son conquiste mie le vostre prede?

ALCESTE
A te cederla è gloria.

TELAMONE
Ed io mi pregio fartene un dono.

ERCOLE
Andate soldati, e alle mie tende
la gentil prigioniera ora guidate.

MARTESIA
Signor, se ti dispiace,
che per me questi sian venuti all'armi,
pria di partir saprò ridurli in pace.

ERCOLE
Io vi consento: Alceste, Telamone,
Ercole non pretende
sulle vostre conquiste aver ragione,
ma se amor per costei l'alma vi accende
serva amor alla gloria: io la riserbo
al più degno di voi; più bella impresa
a chi di voi farà
per premio e per mercede oggi sia resa.

(parte)

ALCESTE
Premio del mio valore Oggi, bella, sarai.

MARTESIA
Anch'io lo spero.

TELAMONE
Dell'ardor mio la tua beltà mercede alfin sarà.

MARTESIA
Cosi l'alma lo crede.

(I soldati portano a Martesia)

TELAMONE
Lascia di sospirar
cessa di lacrimar;
l'alma non teme,
se fia premio al valor il bene amato.
Gode del suo martir,
e l'accresce l'ardir
sì bella speme,
ch'alla battaglia il cor fa più animato.

(parte)

ALCESTE
Per si bella speranza
Che non saprò tentar?
Con alma forte
sulla punta de' strali
correrò lieto ad incontrar la morte.

Sento con qual diletto
mi dice un mio pensier,
che speri di goder,
che sia contento.
Già 'l mio soave affetto
discaccia ogni timor,
e dolce rende al cor
ogni tormento.

Scena Sesta

(Spiaggia Delle Amazzoni. Ercole, poi Teseo con quantità di soldati.; intanto si veggono ardere sul Termodonte le navi de' Greci)

ERCOLE
E qual astro maligno,
invido di mia gloria,
con la fuga d'Antiope alla mia destra
involò la vittoria, o sommi dei?

TESEO
Ercole, ohimè!

ERCOLE
Teseo,
di qual funesto avviso nunzio ne vieni?

TESEO
Ah, volgi indietro i lumi
e d'incendio improvviso
arder rimira già le nostre navi.

ERCOLE
All'armi:
soldati, arse le navi, a noi si toglie
ogni speme al ritorno, e qui conviene
con generoso ardire
o restar vincitori oppur morire.

(Scena di ballo simulando combattimento tra greci ed amazzoni)
Scena Quarta

(Cancello Del Palazzo Delle Amazzoni. Gabinetto reale vicino all'armeria)

ANTIOPE
La mia cara germana
corre incontro al periglio
ed io, codarda e vile,
lascio la selva e fuggo in queste mura,
quasi timida damma entro all'ovile!
La cacciatrice schiera
tosto all'esempio mio...

IPPOLITA
Germana, o dei! Martesia è prigioniera!

ANTIOPE
Ippolita, che narri? Ah, figlia!

IPPOLITA
Ascolta.
Già scoperto il nemico
di cacciatrici femmine lo stuolo,
seguiva l'orme tue con piè veloce
per ricoverarsi in Temiscira a volo,
quando fuor della selva, ave sul ponte
varcasi il Termodonte,
fermò Martesia il piè sol per desio
di rimirar qual volto,
da lei non più veduto, ha il viril sesso:
tanto compiacque in esso
gli sguardi suoi, tanto fermassi e tanto
s'avanzar l'altre, che alla fìn, sorpresa
sola e senza difesa,
di quella schiera ostil che ci seguiva,
preda innocente, ella restò cattiva.

ANTIOPE
E vivo? E neghittosa
qui mi trattengo, e al campo anch'io non volo?

Triforme dea, se del nemico stuolo
cade nelle mie forze alcun che sia
di nobil sangue, ti prometto e giuro
svenarlo di mia mano
ai tuo gran nume e alla vendetta mia

Scena Quinta

(Confine Del Bosco Sacro. Campagna con ponte magnifico sul Termodonte. Veduta delle navi greche in lontananza, che poi si bruciano. Alceste, Martesia, Telamone, poi Ercole con soldati)

ALCESTE
Martesia è mia.

TELAMONE
Io l'arrestai primiero.

ALCESTE
Ma teco usò difese.

TELAMONE
Vana difesa e frale.

ALCESTE
A me cedè lo strale e a me si rese.

TELAMONE
Pur alfìn sarà mia.

ALCESTE
No, se la vita non mi togli prìa.

MARTESIA
Barbari: e tanta sete
del mio sangue v'accende,
che tra voi si contende
di crudeltà?

ALCESTE
Non è, non è la brama
del sangue tuo, sol del tuo bel sembiante
l'alto possesso a duellar ci chiama.

TELAMONE
Crudeltà non temer da un core amante.

MARTESIA
Voi mi amate?

ALCESTE
Io t'adoro, bella Martesia.

TELAMONE
Ed io per te mi muoro.

MARTESIA
Che intendo? Ohimè! Son morta.

ALCESTE
E di che temi'?

TELAMONE
Ti spaventa l'amore?

MARTESIA
Eh, l'arti infide
mi son note dell'Uomo; allor minaccia
quando lusinga, e quando alletta uccide.

ALCESTE
Da chi l'udisti mai?

TELAMONE
Chi ciò ti dice?

MARTESIA
Della mia genitrice
oggi pur io l'intesi, e so che l'Uomo
è il nemico più fier del nostro sesso.

ALCESTE
Egli nutre per voi quell'odio istesso,
che serba il capro all'agna,
e il colombo amoroso
alla candida sua dolce compagna.

MARTESIA
Fiera di tal natura
non mi darìa terror, se dentro al seno
non covasse maligna ira e veleno.

ALCESTE
Bella semplicità!

TELAMONE
Semplicetta beltà!

MARTESIA
Misera! Indietro.

ALCESTE
Che temi?

TELAMONE
Che paventi?

MARTESIA
I vostr'istessi favor tem'io.

ALCESTE
Perché?

MARTESIA
Perché con essi morte recate a noi.

TELAMONE
Alceste, in lei
pongasi ogni ragion del nostro sdegno.

ALCESTE
Sì, Martesia, decidi
chi di noi sia dell'amor tuo più degno.

MARTESIA
Più degno del mio amor?

TELAMONE
Sì, bella.

MARTESIA
O dei!
Dite, dell'odio mio.

ALCESTE
Ancor di quello pronunzia la sentenza.

MARTESIA
Dirò, che te non voglio, e te detesto.

TELAMONE
Decida dunque il brando la nostra lite.

ALCESTE
Ecco ch'io già lo stringo.

TELAMONE
Ed io pronto, l'impugno.

ERCOLE
(entrando)
Già, fermate.
qual discordia civile
rivolge, o prenci, a vostri danni il ferro
a sparger destinato il sangue ostile?

ALCESTE
Pretende Telamone
ragion sovra costei che fu mia preda.

TELAMONE
Anzi fu mia conquista.

ERCOLE
E chi non vede,
se per me combattete,
che son conquiste mie le vostre prede?

ALCESTE
A te cederla è gloria.

TELAMONE
Ed io mi pregio fartene un dono.

ERCOLE
Andate soldati, e alle mie tende
la gentil prigioniera ora guidate.

MARTESIA
Signor, se ti dispiace,
che per me questi sian venuti all'armi,
pria di partir saprò ridurli in pace.

ERCOLE
Io vi consento: Alceste, Telamone,
Ercole non pretende
sulle vostre conquiste aver ragione,
ma se amor per costei l'alma vi accende
serva amor alla gloria: io la riserbo
al più degno di voi; più bella impresa
a chi di voi farà
per premio e per mercede oggi sia resa.

(parte)

ALCESTE
Premio del mio valore Oggi, bella, sarai.

MARTESIA
Anch'io lo spero.

TELAMONE
Dell'ardor mio la tua beltà mercede alfin sarà.

MARTESIA
Cosi l'alma lo crede.

(I soldati portano a Martesia)

TELAMONE
Lascia di sospirar
cessa di lacrimar;
l'alma non teme,
se fia premio al valor il bene amato.
Gode del suo martir,
e l'accresce l'ardir
sì bella speme,
ch'alla battaglia il cor fa più animato.

(parte)

ALCESTE
Per si bella speranza
Che non saprò tentar?
Con alma forte
sulla punta de' strali
correrò lieto ad incontrar la morte.

Sento con qual diletto
mi dice un mio pensier,
che speri di goder,
che sia contento.
Già 'l mio soave affetto
discaccia ogni timor,
e dolce rende al cor
ogni tormento.

Scena Sesta

(Spiaggia Delle Amazzoni. Ercole, poi Teseo con quantità di soldati.; intanto si veggono ardere sul Termodonte le navi de' Greci)

ERCOLE
E qual astro maligno,
invido di mia gloria,
con la fuga d'Antiope alla mia destra
involò la vittoria, o sommi dei?

TESEO
Ercole, ohimè!

ERCOLE
Teseo,
di qual funesto avviso nunzio ne vieni?

TESEO
Ah, volgi indietro i lumi
e d'incendio improvviso
arder rimira già le nostre navi.

ERCOLE
All'armi:
soldati, arse le navi, a noi si toglie
ogni speme al ritorno, e qui conviene
con generoso ardire
o restar vincitori oppur morire.

(Scena di ballo simulando combattimento tra greci ed amazzoni)



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