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(Alle parole di Osaka Iris si volge sorpresa, gitta un grido e si ritrae pausosa. Osaka la arresta d'un gesto ammirativo.)

OSAKA
Oh, come al tuo sottile corpo
s'aggira e s'informa di te
la flessuosa notturna vesta!
Senza posa lo sguardo ti rimira
da capo a piè
e l'anima s'appaga nella
sorpresa vaga,
nel portento gentile di tua beltà
che, in festa alta,
trionfa in te.

(Osaka si avvicina sempre più ad Iris. Questa si ritrae ancor più, sorpresa e impaurita.)

IRIS
(fra sè)
Conosco questa voce!
Io già l'udii!
In ogni sua parola si rivela:
È la voce d'Jor!
È Jor! È Jor!

OSAKA
Perchè il piede ritraggi
se a te vicin
mi porta il mio desìo?

(Iris si ferma palpitante e Osaka le è vicino.)

Dentro a' tuoi veli
lascia lo sguardo mio
disioso penetrare!
Io ne' tuoi occhi
veggo tutti i cieli!
Gli olezzi io bevo in te
di tutti i maggi!

(Osaka accarezza la testa di Iris : questa chiude timorosa gli occhi. Al tocco del giovane gli spilloni cadono e disciolgono liberi i lunghi capelli che fluiscono giù per le spalle di Iris, ricoprendola come di un manto.)

OSAKA
(tuffando con voluttà le mani nei capelli d'Iris)
Ah, i tuoi capelli...
Son sì lunghi e tanti
da incatenarti intorno...
Tutti gli uomini!
Tu m'incatena e per la via,
mousmè,
d'ogni tua brama,
deh, tu, mi mena!

IRIS
(incredula, quasi sorridendo e riannodandosi i capelli)
(fra sè)
Da niuno ho udito dirmi
tante cosa.
Iris tanta bellezza?
Niun lo crede!
M'ha detto un sol finor
che son graziosa,
il babbo mio,
ch'è cieco e non mi vede!

OSAKA
Il tuo corpo s'ingiglia
d'un candore più bianco
del Fousiyama!
Bocca sana vermiglia!
Fresca fontana ove zampillan
tutte le dolcezze
e tutte le carezze!
Ove il mio sangue vivo si ristora!

(Iris sorride nell'udire le parole entusiastiche di Osaka.)

Tu ridi? Ridi?
Ridi! Ridi, ancora!

IRIS
(fra sè con timore e vergognosa)
Ho fatto male a rider,
ma non so se muovermi
o star ferma a sue parole,
se fargli reverenza!
Gli dirò: "Signor!
"No! "Re!" È poco...
"Figliuol del Sole!"

OSAKA
Arrossi a mie parole?
Non arrossir!
Lascia arrossire il sole;
egli ogni dì ha tramonti, tu?
Sali, sali, altissima,
a le superbe aurore,
ai superbi orizzonti
del mio amore!

IRIS
Figlio del Sol!

OSAKA
(Dà una stridente risata. Iris si ritrae ancora, impaurita.)
Ah tu, fanciulla, ancor mi credi
Jor della Commedia?
Or recito la Vita!
T'ho, in vesta d'istrion
per farti mia, rapita.
Apri gli occhi, mousmè!
Vedi ed impara la Vita.
Il vero nome mio
vuoi tu sapere?
Ebben, mousmè, Io mi chiamo:
"Il Piacere!"

IRIS
(ricordando con accento di terror)
Un dì, ero piccina,
al tempio vidi un bonzo
a un paravento
tutto fatto a simboli,
sciorinare il velame
d'un mistero...
Era una plaga
d'un gran mare morto
color del bronzo;
e v'era un cielo
rosso sì come sangue,
d'un rosso livido;
e una gran spiaggia,
una gran spiaggia morta
di grigio e nero...
Una fanciulla giacèavi adagiata,
scarne le membra,
sparsi i capelli
e nella bocca un riso
ch'era uno spasimo...
Su dal mar morto
una gran piovra intanto
il capo ergeva...
E la fanciulla col grande
occhio falcato fuor guatava;
questa, domata a quel terror
di sguardo,
tutta affisava!
Su dal mar morto
I viscidi tentacoli
moveva il mostro, e per le gambe,
pei reni e per le spalle,
poi per le chiome
e il fronte e gli occhi
e il petto esile ansante,
e per le braccia
la stringe e allaccia!
La stringe e allaccia in viso!
Essa sorride ognor!
Essa sorride e muor
con un estremo spasimo
che par un riso... essa sorride
e muor, e muor!
E il bonzo a voce forte:
"Quella piovra è il Piacere...
Quella piovra è la Morte!"

(Iris si lascia cadere ai piedi del giovane, piangendo e rimanendo accasciata dalla paura e dal dolore.)

Deh, ch'io torni a mio padre!

OSAKA
(con cinismo)
Son le fole dei bonzi
spavaldi e ipocriti
che all'alito d'un bacio
si sbugiardano!

(A un cenno di Osaka le koumaro portano e stendono ai piedi di Iris stoffe, gioielli, ventagli, fiori.)

OSAKA
(sollevando Iris e stringendola a sè poco a poco)
Or dammi il braccio tuo,
braccio di neve e avorio!
Intorno al collo così m'anoda!
Scogli i capelli!

(sciogliendole ancora una volta i capelli)

La testa bruna sovra il mio petto
tu m'abbandona!
Cogli occhi, gli occhi miei...
Tu, ed io, labbra le labbra!
Vi scendo e tocco la dolce bocca!

(Osaka abbandona la sua bocca su quella di Iris quasi svenuta, mormorando e supplicando :)
È questo il baccio!

(Iris, staccandosi da Osaka, rimane atterrita, poi prorompe in pianto.)

OSAKA
(guardandola, sorpreso)
Piangi?

IRIS
Penso a mio padre!

OSAKA
Gli darò vesti e denaro!

IRIS
Io penso alla mia casa!

OSAKA
Palazzi avrai!

IRIS
Io penso al mio giardino!

OSAKA
Ne avrai d'immensi
e a serre ognora in fiore!

IRIS
Ma non sono i miei fior!

OSAKA
(annoiato e sdegnoso)
(fra sè)
È una pupattola!
Nullo desio ti adesca
di codesto splendore,
vesti, ori?
E il bacio è un'esca
cui non morde il tuo cuore?
Chiedi, fanciulla! Brama!
Tu pur abbi un desio!

IRIS
Voglio il giardino mio!
Io voglio il mio giardino,
colla sua siepe intorno,
la mia casetta bianca
col mormorante rio,
col suo villaggio a manca,
con la vallata a prati,
col sol che appena è giorno
appar sugli elevati fianchi
del Fousiyama e...
Mi chiama, mi chiama!

(Rimane immobile.)
(Kyoto accorre.)

OSAKA
(seccato, rivolgendosi a Kyoto)
Da un'ora essa m'attedia!
È pupa da commedia!
Pupa di legno; or' io mi sdegno!
Un mio consiglio, accetta!

KYOTO
(con finta sottomissione)
Ognora Kyoto impara!

OSAKA
(imitando Iris)
Torni alla sua casetta!

KYOTO
È questo il tuo consiglio?
La espongo al Yoshiwara!

OSAKA
Fa' pur!
Ahimè, che noia!

(Se ne va sbadigliando.)

Vo! Sbadiglio!

KYOTO
(con astuzia parlando fra sè)
Colle piccine
gran maestra è natura.
O moine o paura!
Osaka è giovin ; vede ratto,
e ratto ei vuole il suo desìo
tradotto in fatto.
Esperienza e pazienza!
A me! Vediam!

(Con occhio conoscitore osserva e studia attentamente Iris.)

Perfetta! E in una vesta
ancor più trasparente di codesta,
come se indosso avesse
a veste il nulla,
vedrete qual trionfo di fanciulla!

(Scegli una veste e fa cenno alle donne di vestirne Iris.)

Alla toeletta! Olà!

(Le donne accorrono ; Iris impaurita vuol fuggire.)

(irritato)

Con me ritrosa?

(imperioso)

Qui s'obbedisce! Bada!
Per le putte cattive
c'è la morte!

(Apre la parete a destra e mostra ad Iris un precipizio oscuro e fondo : Iris indietreggia impaurita.)

Chiamo il Vampiro
e fatta è la tua sorte!

IRIS
(implorando)
No, non fatemi male!

KYOTO
(rabbonito)
Non lo voglio!

(insinuante ; prende il pupo che nella commedia rappresentava Jor e lo porge ad Iris)

E se obbedisci, guarda!
È tuo!

IRIS
(Sorpresa, prende con gioia il pupo.)
È Jor!

KYOTO
(dietro le suoje, spiando nella via)
Annotta!
La gente dotta e ghiotta
d'ogni cosa vaga e rara
s'accalca e indaga!
Già arrossa di lumiere il Yoshiwara!
Oh, febbre del Piacere!

(Intanto le esperte donne cominciano ad abbigliare Iris, dietro un paravento.)

La parete sottile scorre e schiude
a uno sciame gentile
di donne ignude!
Qualche altro Osaka certo passerà,
e in questa onesta rete
di giovinezza incapperà!

IRIS
(Mentre l'abbigliano, Iris tutta intenta al pupo, si risovviene la dolcissima cantilena del dramma, e mentre la ripete, infantilmente lo fa agire.)
Apre la tua finestra!
Io sono il Sole!
Apri l'orecchio
a mie dolci parole!
Apri l'anima tua alla fede e spera!
Jor ha ascoltata, o Dhia,
la tua preghiera!
Tu vuoi morir?
Morir io ti farò,
ma ti farò morir dal sol baciata,
ed al paese eterno ti trarrò...

(Kyoto si allontana dalla veranda, ed osserva Iris completamente abbigliata.)

Ove, o fanciulla, tu sarai amata!

KYOTO
Vediam! Così stai bene!

(Strappa ruvidamente il pupo ad Iris, e lo gitta in alto ; una guècha lo afferra a volo.)

Ha sonno il piccol Jor;
poniamolo a dormire!
Or ti conviene
sovra la bocca un vago punto in or!

(Prende un pennello, e disegna un neo d'oro sulle labbra d'Iris.)

Così! Vediam ove posarti...
In alto! Ti voglio qui!

(Colloca Iris sulla veranda.)

Superbamente erette
le divine tue forme!
Ed or vediam
se la gente abbocca!

(alle guèchas)

Attente, streghe, attente, attente!

(colpo di mano, gridato)

Via le cortine!

(Le guèchas fanno scorrere rapidamente le mobili pareti. Si scorge la strada del Yoshiwara tutta affollata. L'improvvisa apparizione d'Iris attrae subito l'attenzione della folla, che prorompe in entusiasmo.)

LA FOLLA
Oh, maraviglia delle maraviglie!

(Kyoto, appoggiato alla veranda, osserva soddisfatto.)

La vaga figlia!
È rosa thea!
Fior di verbena!
Fior di vaniglia!
Fra le più vaghe figlie
o vaga meraviglia!
Giorno di rose e di viole!
Notte serena!
Parla, bella mousmè!
Udiamo l'armonia
di tue parole!
Parla!
L'anima di desìa!
Sì, è rosa thea
e imbalsama davvero
tutta una giovinezza!
Una carezza di questo fior
darìa vita all'idea
d'uno spento pensiero!
Gemma pura di natura!
Parla, bella mousmè!
Parla! Parla! Parla! Ah!

KYOTO
(esaltandosi di gioia e fregandosi le mani)
Son uomo di talento, sì o no?

(Un norimon si fa largo nella folla ; ne esce Osaka, il quale vedendo Iris, respinge la folla, gridando furente, esaltato.)

Ve' che furore!
Strana è la gente
in fregola d'amore.
Io ci guadagnerò a staia i riò!

OSAKA
Datemi il passo!

KYOTO
È Osaka!

OSAKA
Indietro! Indietro!

KYOTO
Eccolo ancor!
È pazzo!

OSAKA
Indietro!

KYOTO
(fra sè)
Io godo!

OSAKA
(Aggrappandosi, sale sulla veranda)
Iris, son io!
Io sono Osaka, Jor...
Tutto sarò per te
quel che vorrai!
Osaka può donarti gemme ed or
quanto può darti Jor
di luce o rati!
E qui or io
m'inchino innanzi a te,
qui giù, qui giù nel fango!
Qui a'tuoi piedi!
Curvo a' tuoi piè,
fanciulla,
Osaka vedi qui giù!
Qui giù nel fango!
Qui a' tuoi piè!
Qui la pazzia prosterno
del mio orgoglio
che cieco e vil m'ha
fatto a tue bellezze!
Iris ancor, ancor,
ancor ti voglio!
dammi l'immenso ciel
di tue carezze!

(Si slancia verso Iris ; ma Kyoto si frammette fra Osaka e la fanciulla.)

KYOTO
Osaka, io qui son servo
a tutto il pubblico!

OSAKA
(impetuosa e minacciando Kyoto)
Io primo fui che
tal tesoro vidi!
Kyoto, la voglio ancor!
Io son pentito!
Ebben:
chi gareggiar potrà con me?
Dò tutto quel che chiedi,
ladro, arpìa!

(con espansione)

Iris divina,
deh, sii mia! Iris!

(Appare nella folla il Cieco, accompagnato da due merciaiuoli.)

IL CIECO
Iris?
Essa è qui dunque ?

IRIS
(Rimasta fino all,ora intontita, alla voce del padre sobbalza per la gran gioia.)
Sì, son io...

(protendendo le braccia verso il padre, mentre la folla sorpresa circonda curiosamente il Cieco)

Padre! Son Iris!
Ah, qui vieni! Qui!

LA FOLLA
Suo padre? È un cieco!

IL CIECO
(implorando i circostanti ; la folla, presa subitamente da un senzo di pietà, fa largo intorno al Cieco.)
Conducetemi sotto a la finestra...

LA FOLLA
Fate largo! Fate largo!

IL CIECO
...ove sta la fanciulla
svergognata!

LA FOLLA
Il passo! Il passo!

KYOTO
(Sorpreso dall'apparizione del Cieco, urla per giustificarsi.)
Egli venduto m'ha la figlia sua!

IL CIECO
(imperioso)
Iris, rispondi! Ove sei tu?

IRIS
Qui, padre!

IL CIECO
(Guidato dalla voce della figlia, si avvicina, e raccogliendo manate di fango le scaglia contro la veranda : gran movimento di sorpresa nella folla)
To', sul tuo viso!
To', sovra il tuo fronte!
To', nella bocca!
To', ne tuoi occhi: fango!

LA FOLLA
Ah !

(La maledizione del padre rende Iris pazza di dolore, e respingendo tutti da sè, con improvviso slancio si precipita dalla finestra nell'abisso prima mostratole da Kyoto, prorompendo in un grido terribile.)

IRIS
Ah !

OSAKA
(che non arriva in tempo per salvare Iris, rimane terrorizzato alla finestra, davanti all'abisso)
Ah!

KYOTO
(le mani nei capelli)
Ah!

LA FOLLA
Ah!
(Alle parole di Osaka Iris si volge sorpresa, gitta un grido e si ritrae pausosa. Osaka la arresta d'un gesto ammirativo.)

OSAKA
Oh, come al tuo sottile corpo
s'aggira e s'informa di te
la flessuosa notturna vesta!
Senza posa lo sguardo ti rimira
da capo a piè
e l'anima s'appaga nella
sorpresa vaga,
nel portento gentile di tua beltà
che, in festa alta,
trionfa in te.

(Osaka si avvicina sempre più ad Iris. Questa si ritrae ancor più, sorpresa e impaurita.)

IRIS
(fra sè)
Conosco questa voce!
Io già l'udii!
In ogni sua parola si rivela:
È la voce d'Jor!
È Jor! È Jor!

OSAKA
Perchè il piede ritraggi
se a te vicin
mi porta il mio desìo?

(Iris si ferma palpitante e Osaka le è vicino.)

Dentro a' tuoi veli
lascia lo sguardo mio
disioso penetrare!
Io ne' tuoi occhi
veggo tutti i cieli!
Gli olezzi io bevo in te
di tutti i maggi!

(Osaka accarezza la testa di Iris : questa chiude timorosa gli occhi. Al tocco del giovane gli spilloni cadono e disciolgono liberi i lunghi capelli che fluiscono giù per le spalle di Iris, ricoprendola come di un manto.)

OSAKA
(tuffando con voluttà le mani nei capelli d'Iris)
Ah, i tuoi capelli...
Son sì lunghi e tanti
da incatenarti intorno...
Tutti gli uomini!
Tu m'incatena e per la via,
mousmè,
d'ogni tua brama,
deh, tu, mi mena!

IRIS
(incredula, quasi sorridendo e riannodandosi i capelli)
(fra sè)
Da niuno ho udito dirmi
tante cosa.
Iris tanta bellezza?
Niun lo crede!
M'ha detto un sol finor
che son graziosa,
il babbo mio,
ch'è cieco e non mi vede!

OSAKA
Il tuo corpo s'ingiglia
d'un candore più bianco
del Fousiyama!
Bocca sana vermiglia!
Fresca fontana ove zampillan
tutte le dolcezze
e tutte le carezze!
Ove il mio sangue vivo si ristora!

(Iris sorride nell'udire le parole entusiastiche di Osaka.)

Tu ridi? Ridi?
Ridi! Ridi, ancora!

IRIS
(fra sè con timore e vergognosa)
Ho fatto male a rider,
ma non so se muovermi
o star ferma a sue parole,
se fargli reverenza!
Gli dirò: "Signor!
"No! "Re!" È poco...
"Figliuol del Sole!"

OSAKA
Arrossi a mie parole?
Non arrossir!
Lascia arrossire il sole;
egli ogni dì ha tramonti, tu?
Sali, sali, altissima,
a le superbe aurore,
ai superbi orizzonti
del mio amore!

IRIS
Figlio del Sol!

OSAKA
(Dà una stridente risata. Iris si ritrae ancora, impaurita.)
Ah tu, fanciulla, ancor mi credi
Jor della Commedia?
Or recito la Vita!
T'ho, in vesta d'istrion
per farti mia, rapita.
Apri gli occhi, mousmè!
Vedi ed impara la Vita.
Il vero nome mio
vuoi tu sapere?
Ebben, mousmè, Io mi chiamo:
"Il Piacere!"

IRIS
(ricordando con accento di terror)
Un dì, ero piccina,
al tempio vidi un bonzo
a un paravento
tutto fatto a simboli,
sciorinare il velame
d'un mistero...
Era una plaga
d'un gran mare morto
color del bronzo;
e v'era un cielo
rosso sì come sangue,
d'un rosso livido;
e una gran spiaggia,
una gran spiaggia morta
di grigio e nero...
Una fanciulla giacèavi adagiata,
scarne le membra,
sparsi i capelli
e nella bocca un riso
ch'era uno spasimo...
Su dal mar morto
una gran piovra intanto
il capo ergeva...
E la fanciulla col grande
occhio falcato fuor guatava;
questa, domata a quel terror
di sguardo,
tutta affisava!
Su dal mar morto
I viscidi tentacoli
moveva il mostro, e per le gambe,
pei reni e per le spalle,
poi per le chiome
e il fronte e gli occhi
e il petto esile ansante,
e per le braccia
la stringe e allaccia!
La stringe e allaccia in viso!
Essa sorride ognor!
Essa sorride e muor
con un estremo spasimo
che par un riso... essa sorride
e muor, e muor!
E il bonzo a voce forte:
"Quella piovra è il Piacere...
Quella piovra è la Morte!"

(Iris si lascia cadere ai piedi del giovane, piangendo e rimanendo accasciata dalla paura e dal dolore.)

Deh, ch'io torni a mio padre!

OSAKA
(con cinismo)
Son le fole dei bonzi
spavaldi e ipocriti
che all'alito d'un bacio
si sbugiardano!

(A un cenno di Osaka le koumaro portano e stendono ai piedi di Iris stoffe, gioielli, ventagli, fiori.)

OSAKA
(sollevando Iris e stringendola a sè poco a poco)
Or dammi il braccio tuo,
braccio di neve e avorio!
Intorno al collo così m'anoda!
Scogli i capelli!

(sciogliendole ancora una volta i capelli)

La testa bruna sovra il mio petto
tu m'abbandona!
Cogli occhi, gli occhi miei...
Tu, ed io, labbra le labbra!
Vi scendo e tocco la dolce bocca!

(Osaka abbandona la sua bocca su quella di Iris quasi svenuta, mormorando e supplicando :)
È questo il baccio!

(Iris, staccandosi da Osaka, rimane atterrita, poi prorompe in pianto.)

OSAKA
(guardandola, sorpreso)
Piangi?

IRIS
Penso a mio padre!

OSAKA
Gli darò vesti e denaro!

IRIS
Io penso alla mia casa!

OSAKA
Palazzi avrai!

IRIS
Io penso al mio giardino!

OSAKA
Ne avrai d'immensi
e a serre ognora in fiore!

IRIS
Ma non sono i miei fior!

OSAKA
(annoiato e sdegnoso)
(fra sè)
È una pupattola!
Nullo desio ti adesca
di codesto splendore,
vesti, ori?
E il bacio è un'esca
cui non morde il tuo cuore?
Chiedi, fanciulla! Brama!
Tu pur abbi un desio!

IRIS
Voglio il giardino mio!
Io voglio il mio giardino,
colla sua siepe intorno,
la mia casetta bianca
col mormorante rio,
col suo villaggio a manca,
con la vallata a prati,
col sol che appena è giorno
appar sugli elevati fianchi
del Fousiyama e...
Mi chiama, mi chiama!

(Rimane immobile.)
(Kyoto accorre.)

OSAKA
(seccato, rivolgendosi a Kyoto)
Da un'ora essa m'attedia!
È pupa da commedia!
Pupa di legno; or' io mi sdegno!
Un mio consiglio, accetta!

KYOTO
(con finta sottomissione)
Ognora Kyoto impara!

OSAKA
(imitando Iris)
Torni alla sua casetta!

KYOTO
È questo il tuo consiglio?
La espongo al Yoshiwara!

OSAKA
Fa' pur!
Ahimè, che noia!

(Se ne va sbadigliando.)

Vo! Sbadiglio!

KYOTO
(con astuzia parlando fra sè)
Colle piccine
gran maestra è natura.
O moine o paura!
Osaka è giovin ; vede ratto,
e ratto ei vuole il suo desìo
tradotto in fatto.
Esperienza e pazienza!
A me! Vediam!

(Con occhio conoscitore osserva e studia attentamente Iris.)

Perfetta! E in una vesta
ancor più trasparente di codesta,
come se indosso avesse
a veste il nulla,
vedrete qual trionfo di fanciulla!

(Scegli una veste e fa cenno alle donne di vestirne Iris.)

Alla toeletta! Olà!

(Le donne accorrono ; Iris impaurita vuol fuggire.)

(irritato)

Con me ritrosa?

(imperioso)

Qui s'obbedisce! Bada!
Per le putte cattive
c'è la morte!

(Apre la parete a destra e mostra ad Iris un precipizio oscuro e fondo : Iris indietreggia impaurita.)

Chiamo il Vampiro
e fatta è la tua sorte!

IRIS
(implorando)
No, non fatemi male!

KYOTO
(rabbonito)
Non lo voglio!

(insinuante ; prende il pupo che nella commedia rappresentava Jor e lo porge ad Iris)

E se obbedisci, guarda!
È tuo!

IRIS
(Sorpresa, prende con gioia il pupo.)
È Jor!

KYOTO
(dietro le suoje, spiando nella via)
Annotta!
La gente dotta e ghiotta
d'ogni cosa vaga e rara
s'accalca e indaga!
Già arrossa di lumiere il Yoshiwara!
Oh, febbre del Piacere!

(Intanto le esperte donne cominciano ad abbigliare Iris, dietro un paravento.)

La parete sottile scorre e schiude
a uno sciame gentile
di donne ignude!
Qualche altro Osaka certo passerà,
e in questa onesta rete
di giovinezza incapperà!

IRIS
(Mentre l'abbigliano, Iris tutta intenta al pupo, si risovviene la dolcissima cantilena del dramma, e mentre la ripete, infantilmente lo fa agire.)
Apre la tua finestra!
Io sono il Sole!
Apri l'orecchio
a mie dolci parole!
Apri l'anima tua alla fede e spera!
Jor ha ascoltata, o Dhia,
la tua preghiera!
Tu vuoi morir?
Morir io ti farò,
ma ti farò morir dal sol baciata,
ed al paese eterno ti trarrò...

(Kyoto si allontana dalla veranda, ed osserva Iris completamente abbigliata.)

Ove, o fanciulla, tu sarai amata!

KYOTO
Vediam! Così stai bene!

(Strappa ruvidamente il pupo ad Iris, e lo gitta in alto ; una guècha lo afferra a volo.)

Ha sonno il piccol Jor;
poniamolo a dormire!
Or ti conviene
sovra la bocca un vago punto in or!

(Prende un pennello, e disegna un neo d'oro sulle labbra d'Iris.)

Così! Vediam ove posarti...
In alto! Ti voglio qui!

(Colloca Iris sulla veranda.)

Superbamente erette
le divine tue forme!
Ed or vediam
se la gente abbocca!

(alle guèchas)

Attente, streghe, attente, attente!

(colpo di mano, gridato)

Via le cortine!

(Le guèchas fanno scorrere rapidamente le mobili pareti. Si scorge la strada del Yoshiwara tutta affollata. L'improvvisa apparizione d'Iris attrae subito l'attenzione della folla, che prorompe in entusiasmo.)

LA FOLLA
Oh, maraviglia delle maraviglie!

(Kyoto, appoggiato alla veranda, osserva soddisfatto.)

La vaga figlia!
È rosa thea!
Fior di verbena!
Fior di vaniglia!
Fra le più vaghe figlie
o vaga meraviglia!
Giorno di rose e di viole!
Notte serena!
Parla, bella mousmè!
Udiamo l'armonia
di tue parole!
Parla!
L'anima di desìa!
Sì, è rosa thea
e imbalsama davvero
tutta una giovinezza!
Una carezza di questo fior
darìa vita all'idea
d'uno spento pensiero!
Gemma pura di natura!
Parla, bella mousmè!
Parla! Parla! Parla! Ah!

KYOTO
(esaltandosi di gioia e fregandosi le mani)
Son uomo di talento, sì o no?

(Un norimon si fa largo nella folla ; ne esce Osaka, il quale vedendo Iris, respinge la folla, gridando furente, esaltato.)

Ve' che furore!
Strana è la gente
in fregola d'amore.
Io ci guadagnerò a staia i riò!

OSAKA
Datemi il passo!

KYOTO
È Osaka!

OSAKA
Indietro! Indietro!

KYOTO
Eccolo ancor!
È pazzo!

OSAKA
Indietro!

KYOTO
(fra sè)
Io godo!

OSAKA
(Aggrappandosi, sale sulla veranda)
Iris, son io!
Io sono Osaka, Jor...
Tutto sarò per te
quel che vorrai!
Osaka può donarti gemme ed or
quanto può darti Jor
di luce o rati!
E qui or io
m'inchino innanzi a te,
qui giù, qui giù nel fango!
Qui a'tuoi piedi!
Curvo a' tuoi piè,
fanciulla,
Osaka vedi qui giù!
Qui giù nel fango!
Qui a' tuoi piè!
Qui la pazzia prosterno
del mio orgoglio
che cieco e vil m'ha
fatto a tue bellezze!
Iris ancor, ancor,
ancor ti voglio!
dammi l'immenso ciel
di tue carezze!

(Si slancia verso Iris ; ma Kyoto si frammette fra Osaka e la fanciulla.)

KYOTO
Osaka, io qui son servo
a tutto il pubblico!

OSAKA
(impetuosa e minacciando Kyoto)
Io primo fui che
tal tesoro vidi!
Kyoto, la voglio ancor!
Io son pentito!
Ebben:
chi gareggiar potrà con me?
Dò tutto quel che chiedi,
ladro, arpìa!

(con espansione)

Iris divina,
deh, sii mia! Iris!

(Appare nella folla il Cieco, accompagnato da due merciaiuoli.)

IL CIECO
Iris?
Essa è qui dunque ?

IRIS
(Rimasta fino all,ora intontita, alla voce del padre sobbalza per la gran gioia.)
Sì, son io...

(protendendo le braccia verso il padre, mentre la folla sorpresa circonda curiosamente il Cieco)

Padre! Son Iris!
Ah, qui vieni! Qui!

LA FOLLA
Suo padre? È un cieco!

IL CIECO
(implorando i circostanti ; la folla, presa subitamente da un senzo di pietà, fa largo intorno al Cieco.)
Conducetemi sotto a la finestra...

LA FOLLA
Fate largo! Fate largo!

IL CIECO
...ove sta la fanciulla
svergognata!

LA FOLLA
Il passo! Il passo!

KYOTO
(Sorpreso dall'apparizione del Cieco, urla per giustificarsi.)
Egli venduto m'ha la figlia sua!

IL CIECO
(imperioso)
Iris, rispondi! Ove sei tu?

IRIS
Qui, padre!

IL CIECO
(Guidato dalla voce della figlia, si avvicina, e raccogliendo manate di fango le scaglia contro la veranda : gran movimento di sorpresa nella folla)
To', sul tuo viso!
To', sovra il tuo fronte!
To', nella bocca!
To', ne tuoi occhi: fango!

LA FOLLA
Ah !

(La maledizione del padre rende Iris pazza di dolore, e respingendo tutti da sè, con improvviso slancio si precipita dalla finestra nell'abisso prima mostratole da Kyoto, prorompendo in un grido terribile.)

IRIS
Ah !

OSAKA
(che non arriva in tempo per salvare Iris, rimane terrorizzato alla finestra, davanti all'abisso)
Ah!

KYOTO
(le mani nei capelli)
Ah!

LA FOLLA
Ah!



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