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ATTO PRIMO


Scena Prima

(Cortile nel Palazzo d’Alcina. Angelica e Alcina)

ALCINA
Bella Regina, il tuo poter Sovrano
L'India non sol, ma tutto il mondo onora.
Al fulgido seren de' gl'occhi tuoi
Ogni rara beltà cede e s'inchina;
E tu bella, e Reina
Puoi sospirar? Dà bando al rio martoro,
E rasserena il ciglio.
Oh Dio! Medoro!

ANGELICA
Alcina; poiché alquanto
Disacerba il suo duolo un'alma amante
Narrando i mali suoi,
Sappi che mille strali
Vibrò da queste or languide pupille
Il faretrato arciero:
Agricane, Rinaldo, Ferraù,
Sacripante, Orlando, e mille
Famosi in arme, e coronati in soglio
Arser tutti d'amor per questi lumi.
Io con la speme sola
Tutti allettai; ma per alcun d'amore
Io non sentii le pene: sdegnossi al fine
Il possente Signor, e del mio core
Prese vendetta: innanzi a gl'occhi miei
Viene il leggiadro amabile Medoro;
E appena il rimirai,
Ch'arsi Alcina d'amore, e sospirai.

ALCINA
E per questo sospiri? Il tuo Medoro,
Dimmi, t'ama fedel?

ANGELICA
Quant'io l'adoro.

ALCINA
E tu sospiri? Un corrisposto amore
E' la gioia del core.

ANGELICA
Ma del perduto ben maggior la pena
Allora è più, quanto più il bene è caro.
Senti: meco il guidava a' regni miei,
Quando mi siegue innamorato Orlando:
Io che conosco il fiero cor, fuggiamo
Dico al caro amator, tosto...

ALCINA
Fuggire?
Mancan lusinghe, e vezzi
Per amolir d'amante cor gli sdegni?

ANGELICA
Il tenero mio amore
Non suggerirmi altra guardia sicura,
Sola in braccio al timore
M’abbandonai, fuggii misera, oh Dio,
Ma nel fuggir perdei
Il mio tesoro, il sol de' gl'occhi miei.

ALCINA
Fa cor, t'el renderò:
potrai qui meco
Di lui lieta godere,
E accordar la tua gioia al mio piacere.

ANGELICA
Un raggio di speme
Il cor rasserena
E l'alma consola;
Ma s'alza un vapore
Di nero timore,
Che il dolce sereno
Dal seno m'invola.

Scena Seconda

(Alcina. Poi Orlando, con visiera calata, combattendo con Astolfo e incalzandolo.)

ALCINA
Quanta pietà mi desta il suo cordoglio.

ORLANDO
Ch'io ti ceda fellon?

ASTOLFO.
Sei forte invano.

ALCINA
Olà guerrier, l'orgoglio abbassa,
e'l brando.

ORLANDO
Sì di leggier non ubbidisce Orlando.

ASTOLFO
Orlando?

(va ad abbracciarlo)

ALCINA
(Fra sè)
Ah! Si accendesse almeno aita amore?

ASTOLFO
Scusa l'error, le ignote insegne incolpa.

ORLANDO
Per la vezzosa tua bella reina
Meno oprar, tu non dei,
Arbitra omai del mio voler tu sei.

ALCINA
Ella a’ miei regni aggiunse un nuovo sol
col suo bel volto; tu nuova gloria aggiungi
te’n priego in restar meco ai regni miei.

ORLANDO
Arbitra omai del mio voler tu sei.

ALCINA
(da sé)
Vibra per me possente dio d'amore
Contro l'altero cor tua face, e'l dardo.

ASTOLFO
L'ingrata non mi dà neppur un guardo.

ALCINA
Alza in quegl’occhi
Amore l’impero;
ma il sguardo guerriero,
che spande terrore,
il cor mi spaventa.
E benché la speme
a l’alma dubbiosa
or rechi conforto
risorge il timore,
che l’alma tormenta.

(Orlando e Astolfo)

ORLANDO
Della bella ne’ gl’occhi
vidi per te, che favellava amore.

ASTOLFO
Orlando mio, tu non conosci Alcina!

ORLANDO
Alcina?

ASTOLFO
Alcina è questa

ORLANDO
Quella ch’a suo voler volge l’inferno?
Costanza dal mio cor Astolfo impara.
Ti racconsola: ai rai di poca spene
già mi par di goder ore serene.

ASTOLFO
Costanza tu m’insegni,
e vuoi ch’io speri,
ma quegl’occhi superbi, e severi
non danno alle mie pene un guardo solo.
Pascendo di speranza i miei pensieri,
pur talvolta sospiro, e mi consolo.

Scena Terza

(Orlando, poi Bradamante)

ORLANDO
Pietoso Dio d'amor, poiché a te piacque
Trarmi dentro a tuoi lacci
In dolce servitù vibra nel core
D'Angelica la bella
Uno stral sì cocente
Onde per me s'accenda, e m'ami alfine.

BRADAMANTE
Adorato Ruggier...
Qui Orlando?

ORLANDO
Bradamante, come tu qui?

BRADAMANTE
Del mio Ruggier in traccia.

ORLANDO
Ei la destra, e la fede
Di sposo non ti diè?

BRADAMANTE
Sorte rubella
Per disusata via poi mel ritolse.

ORLANDO
Sventurata!

BRADAMANTE
La saggia incantatrice
Melissa a me predisse,
Ch'arder qui dee il mio bene
Al magico poter d'Alcina al foco.

ORLANDO
Consolati Cugina,
Se Malagigi nostro oggi non mente
lieti sarem.
Ma tu, come d'Alcina
Osasti nella reggia entrar ne' tuoi
Cotanto noti arnesi, e sola?

BRADAMANTE
E' meco la possente Melissa,
E in questo anel
contro gl'incanti e l'arti
Della Maga infedel
ho valid'arme.
Alla maga crudele nasconderò il mio nome;
né mostrerò quest’aria mia guerriera.
Tanto men Bradamante rassembrerò
a colei, quanto men fiera.

ORLANDO
Ora t'intendo; è questi
Il pretioso anel, che d'ogni incanto
Serba illeso chi l'porta.

BRADAMANTE
Asconderò il mio sdegno
Al nero core indegno,
Sin tanto che al mio amor torni lo sposo.
Ma se mi toglie, oh Dio!
L'indegna l'idol mio
Il braccio proverà fiero, e sdegnoso.

Scena Quarta

ORLANDO
(Solo)
Insolito coraggio ora in quest'alma
Porta di Malagigi
I fatidici sensi egli del Nume
Ebro, e ripieno in me lo sguardo fisse,
E nel sagro furor così mi disse:
Orlando, allora il ciel per te dispose
Le fortune d'amor, quando ad Alcina
Involerai le ceneri famose,
Ch'involser di Merlin l'alma divina.
Spera, coglier potrai le gloriose
Palme, ch'il fato al tuo poter destina:
Per te sia l'immortal custode estinto,
E'l poter della maga oppresso e vinto.
Amorose mie brame
Non più duol e timor: speriam ben tosto
Sarem, io glorioso, e voi contente.
Malagigi il promise, egli non mente.
Nel profondo cieco Mondo
Si precipiti la sorte
Già spietata a questo cor.
Vincerà l'amor più forte
Con l'aita del valor.

Scena Quinta

(Angelica e Medoro)

(Giardino delizioso di Alcina contiguo all’incantato palazzo della stessa, in cui si vedono le due fonti, una delle quali estingue, l’altra accende l’amore.
Mare tempestoso in lontano. Angelica, poi Medoro, ferito, che viene dal mare, e Alcina)

ANGELICA
Quanto somigli tempestoso mare
Al fluttuar di quest'anima amante.
L'onda che il flutto incalza
E' la doglia amorosa,
Che incalza il fiero duol della mia pena.
Or si discopre la profonda arena,
E l'onda inferocita
Sale tumida al ciel...

MEDORO
Soccorso aita.

ANGELICA
Misero! Ahimé, che veggio!
Un picciol legno
Quasi da' l'onde assorto
Vicino a naufragar. Stranier, fa' core,
Respingi pur l'onda nemica: in salvo
Già lo vegg'io dal fier Nettun irato.

MEDORO
Pur ritorno a mirarti idolo amato!

ANGELICA
Che veggio! Ah mio tesor: di braccio a' morte
T'involaro i miei voti.
Pur ti riveggo, e pur ti stringo al seno.
Qual sangue? Ahi me infelice!

MEDORO
Io vengo meno.

ANGELICA
Qui ti siedi cor mio.

MEDORO
Vedo la morte
Stender sovra di me squallidi i vanni:
Ecco i freddi sudori:
Dall'aperto mio fianco esce già l'alma;
Ma dolce m'è il morir, or che la sorte
fra le tue braccia il mio morir destina.

ANGELICA
Pietosi dei, chi mi soccorre?

Scena Sesta

(Angelica, Medoro e Alcina)

ALCINA
Alcina.

ANGELICA
Alcina. Ah, tal mi rendi il mio tesoro?
Vedi il giglio d'amor langue, e ruggiade...
Ma da qual cielo, oh Dio, ruggiade attendo?
Il mio pianto, il mio sangue
Alcina basterà per rarvvivarlo.

ALCINA
Bastò già il mio potere.

MEDORO
Chi mi richiama in vita?

ANGELICA
Aperti ha i lumi:
Riveggo, o sogno, i rai celesti?

ALCINA
E in loro vedi un'opra volgar della mia possa.

ANGELICA
Che di eterno dovere a te mi stringe.

(a Medoro)

Pur respiri alma mia!

MEDORO
Ripieno ho il petto
Di gioia e di contento,
Poiché ti stringo al sen, cor del mio core.

ALCINA
Narrane i casi tuoi,
che dopo il pianto
Egl'è soave il rammentarli in gioia

MEDORO
Te perduta, te cerco, e giunto al mare
Legno di Logistilla
M'accoglie: sciolto abbiam le vele appena,
Che da navi nemiche intorno cinti
Siam combattuti, e vinti.
Ferito io resto, e prigionier: s'adira
Nettuno, ed il naufragio a noi minaccia;
Sgravansi per sottrarsi a'i di lui sdegni
Dall'inutili somme i carchi legni.
Rimango il primo absorto,
E sepolto nell'onde in pria che morto.
L'onda qua, e la m'incalza,
E sovra il mar m'innalza.
Il ciel riveggo,
e innanzi a gl'occhi miei
L'instabil flutto un picciol legno adduce;
Tosto l'afferro; e mentre chiedo aita,
Quando morte io temea trovo la vita.

Scena Settima

(Angelica, Medoro, Alcina, Orlando)

ORLANDO
Non godrai sempre in pace,
Lieto del tuo gioir, rivale audace

ALCINA
Orlando?

ANGELICA
Ahimè!

MEDORO
(fra sè)
Io son perduto.

ORLANDO
Rendi pur grazie al ciel, ch'inerme sei;
Col tuo sangue vorrei...

ANGELICA
Che far vorresti?

ALCINA
(piano a Medoro)
Deh, non temer.

ANGELICA
(fra sè)
Lusinghe or siate meco.

MEDORO
(fra sè)
Oh, fugaci contenti!

ORLANDO
(ad Angelica)
Impallidisci
Tigre di crudeltà, sfinge d'inganni.

ALCINA
Tu non conosci, Orlando,
Chi sia il garzon, di cui geloso or sei:
D'Angelica la bella egli è il germano.

MEDORO
(fra sè)
Ormai respiro, oh Dei!

ANGELICA
Così ingrato m'insulti?
E così temi
Del mio sincero amor, della mia fede?

ORLANDO
(fra sè)
Ove trascorsi?

ALCINA
(fra sè)
Oh come scaltra or finge!

ORLANDO
Senti, senti mio ben.

ANGELICA
Sono una sfinge,
Una tigre: v'aggiungi,
Per caparra d'amor, qualch'altra offesa.
Io tigre mentitor?
Tu a me lo sei
Con questo vano tuo timor geloso.

ORLANDO.
(a Medoro)
Tu m'impetra il perdono...

MEDORO
Non lo potrei, se il tuo rival già sono.

ANGELICA
Poveri affetti miei!
Questa vi rende
Amorosa mercede il core ingrato!

(finge di piangere)

ORLANDO
Per questa bella man, ch'umile io stringo.

MEDORO
(piano ad Angelica)
Cara, piangi per lui?

ANGELICA
(piano a Medoro)
Rimira, io fingo.

ORLANDO
O bellissima destra!

ANGELICA
Ella ti è pegno di mia candida fede.

MEDORO
(piano ad Angelica)
Angelica

ANGELICA
(piano a Medoro)
T'accheta.

MEDORO
(piano ad Alcina)
Finge pur!

ALCINA
(piano a Medoro)
Non lo vedi?

MEDORO
(fra sè)
Ahi che tormento!

ORLANDO
(ad Angelica)
I begli occhi onde amor vibra le faci...

ANGELICA
Per te, se belli son, son belli.

MEDORO
(fra sè)
Oh Dio!

ANGELICA
(sottovoce)
Sei tu geloso ancor?

MEDORO
(sottovoce)
No.

ANGELICA
(sottovoce)
Dunque taci.

(a Orlando)

Tu sei degli occhi miei
Tu sei di questo sen;

(a Medoro)

Soffri, tu sei 'l mio ben
L'oggetto amato.

(a Orlando)

Geloso non ti bramo
Credimi sì ch'io t'amo
Son tua, si tua son io
Idolo del cor mio
Nume adorato.

(Angelica e Medoro escono)

ORLANDO
Ahi, crudele gelosia, tiranna degli affetti
così presso il mio ben reo mi rendesti.
Troppo è fiero il nume arcero,
qunado in sen di chi ben ama
d’una fredda gelosia
il velen spargendo va.
Ma consola l’alma mia
il pensier che il mio timore
già nel core del mio ben
destò pietà.

(esce)
ATTO PRIMO


Scena Prima

(Cortile nel Palazzo d’Alcina. Angelica e Alcina)

ALCINA
Bella Regina, il tuo poter Sovrano
L'India non sol, ma tutto il mondo onora.
Al fulgido seren de' gl'occhi tuoi
Ogni rara beltà cede e s'inchina;
E tu bella, e Reina
Puoi sospirar? Dà bando al rio martoro,
E rasserena il ciglio.
Oh Dio! Medoro!

ANGELICA
Alcina; poiché alquanto
Disacerba il suo duolo un'alma amante
Narrando i mali suoi,
Sappi che mille strali
Vibrò da queste or languide pupille
Il faretrato arciero:
Agricane, Rinaldo, Ferraù,
Sacripante, Orlando, e mille
Famosi in arme, e coronati in soglio
Arser tutti d'amor per questi lumi.
Io con la speme sola
Tutti allettai; ma per alcun d'amore
Io non sentii le pene: sdegnossi al fine
Il possente Signor, e del mio core
Prese vendetta: innanzi a gl'occhi miei
Viene il leggiadro amabile Medoro;
E appena il rimirai,
Ch'arsi Alcina d'amore, e sospirai.

ALCINA
E per questo sospiri? Il tuo Medoro,
Dimmi, t'ama fedel?

ANGELICA
Quant'io l'adoro.

ALCINA
E tu sospiri? Un corrisposto amore
E' la gioia del core.

ANGELICA
Ma del perduto ben maggior la pena
Allora è più, quanto più il bene è caro.
Senti: meco il guidava a' regni miei,
Quando mi siegue innamorato Orlando:
Io che conosco il fiero cor, fuggiamo
Dico al caro amator, tosto...

ALCINA
Fuggire?
Mancan lusinghe, e vezzi
Per amolir d'amante cor gli sdegni?

ANGELICA
Il tenero mio amore
Non suggerirmi altra guardia sicura,
Sola in braccio al timore
M’abbandonai, fuggii misera, oh Dio,
Ma nel fuggir perdei
Il mio tesoro, il sol de' gl'occhi miei.

ALCINA
Fa cor, t'el renderò:
potrai qui meco
Di lui lieta godere,
E accordar la tua gioia al mio piacere.

ANGELICA
Un raggio di speme
Il cor rasserena
E l'alma consola;
Ma s'alza un vapore
Di nero timore,
Che il dolce sereno
Dal seno m'invola.

Scena Seconda

(Alcina. Poi Orlando, con visiera calata, combattendo con Astolfo e incalzandolo.)

ALCINA
Quanta pietà mi desta il suo cordoglio.

ORLANDO
Ch'io ti ceda fellon?

ASTOLFO.
Sei forte invano.

ALCINA
Olà guerrier, l'orgoglio abbassa,
e'l brando.

ORLANDO
Sì di leggier non ubbidisce Orlando.

ASTOLFO
Orlando?

(va ad abbracciarlo)

ALCINA
(Fra sè)
Ah! Si accendesse almeno aita amore?

ASTOLFO
Scusa l'error, le ignote insegne incolpa.

ORLANDO
Per la vezzosa tua bella reina
Meno oprar, tu non dei,
Arbitra omai del mio voler tu sei.

ALCINA
Ella a’ miei regni aggiunse un nuovo sol
col suo bel volto; tu nuova gloria aggiungi
te’n priego in restar meco ai regni miei.

ORLANDO
Arbitra omai del mio voler tu sei.

ALCINA
(da sé)
Vibra per me possente dio d'amore
Contro l'altero cor tua face, e'l dardo.

ASTOLFO
L'ingrata non mi dà neppur un guardo.

ALCINA
Alza in quegl’occhi
Amore l’impero;
ma il sguardo guerriero,
che spande terrore,
il cor mi spaventa.
E benché la speme
a l’alma dubbiosa
or rechi conforto
risorge il timore,
che l’alma tormenta.

(Orlando e Astolfo)

ORLANDO
Della bella ne’ gl’occhi
vidi per te, che favellava amore.

ASTOLFO
Orlando mio, tu non conosci Alcina!

ORLANDO
Alcina?

ASTOLFO
Alcina è questa

ORLANDO
Quella ch’a suo voler volge l’inferno?
Costanza dal mio cor Astolfo impara.
Ti racconsola: ai rai di poca spene
già mi par di goder ore serene.

ASTOLFO
Costanza tu m’insegni,
e vuoi ch’io speri,
ma quegl’occhi superbi, e severi
non danno alle mie pene un guardo solo.
Pascendo di speranza i miei pensieri,
pur talvolta sospiro, e mi consolo.

Scena Terza

(Orlando, poi Bradamante)

ORLANDO
Pietoso Dio d'amor, poiché a te piacque
Trarmi dentro a tuoi lacci
In dolce servitù vibra nel core
D'Angelica la bella
Uno stral sì cocente
Onde per me s'accenda, e m'ami alfine.

BRADAMANTE
Adorato Ruggier...
Qui Orlando?

ORLANDO
Bradamante, come tu qui?

BRADAMANTE
Del mio Ruggier in traccia.

ORLANDO
Ei la destra, e la fede
Di sposo non ti diè?

BRADAMANTE
Sorte rubella
Per disusata via poi mel ritolse.

ORLANDO
Sventurata!

BRADAMANTE
La saggia incantatrice
Melissa a me predisse,
Ch'arder qui dee il mio bene
Al magico poter d'Alcina al foco.

ORLANDO
Consolati Cugina,
Se Malagigi nostro oggi non mente
lieti sarem.
Ma tu, come d'Alcina
Osasti nella reggia entrar ne' tuoi
Cotanto noti arnesi, e sola?

BRADAMANTE
E' meco la possente Melissa,
E in questo anel
contro gl'incanti e l'arti
Della Maga infedel
ho valid'arme.
Alla maga crudele nasconderò il mio nome;
né mostrerò quest’aria mia guerriera.
Tanto men Bradamante rassembrerò
a colei, quanto men fiera.

ORLANDO
Ora t'intendo; è questi
Il pretioso anel, che d'ogni incanto
Serba illeso chi l'porta.

BRADAMANTE
Asconderò il mio sdegno
Al nero core indegno,
Sin tanto che al mio amor torni lo sposo.
Ma se mi toglie, oh Dio!
L'indegna l'idol mio
Il braccio proverà fiero, e sdegnoso.

Scena Quarta

ORLANDO
(Solo)
Insolito coraggio ora in quest'alma
Porta di Malagigi
I fatidici sensi egli del Nume
Ebro, e ripieno in me lo sguardo fisse,
E nel sagro furor così mi disse:
Orlando, allora il ciel per te dispose
Le fortune d'amor, quando ad Alcina
Involerai le ceneri famose,
Ch'involser di Merlin l'alma divina.
Spera, coglier potrai le gloriose
Palme, ch'il fato al tuo poter destina:
Per te sia l'immortal custode estinto,
E'l poter della maga oppresso e vinto.
Amorose mie brame
Non più duol e timor: speriam ben tosto
Sarem, io glorioso, e voi contente.
Malagigi il promise, egli non mente.
Nel profondo cieco Mondo
Si precipiti la sorte
Già spietata a questo cor.
Vincerà l'amor più forte
Con l'aita del valor.

Scena Quinta

(Angelica e Medoro)

(Giardino delizioso di Alcina contiguo all’incantato palazzo della stessa, in cui si vedono le due fonti, una delle quali estingue, l’altra accende l’amore.
Mare tempestoso in lontano. Angelica, poi Medoro, ferito, che viene dal mare, e Alcina)

ANGELICA
Quanto somigli tempestoso mare
Al fluttuar di quest'anima amante.
L'onda che il flutto incalza
E' la doglia amorosa,
Che incalza il fiero duol della mia pena.
Or si discopre la profonda arena,
E l'onda inferocita
Sale tumida al ciel...

MEDORO
Soccorso aita.

ANGELICA
Misero! Ahimé, che veggio!
Un picciol legno
Quasi da' l'onde assorto
Vicino a naufragar. Stranier, fa' core,
Respingi pur l'onda nemica: in salvo
Già lo vegg'io dal fier Nettun irato.

MEDORO
Pur ritorno a mirarti idolo amato!

ANGELICA
Che veggio! Ah mio tesor: di braccio a' morte
T'involaro i miei voti.
Pur ti riveggo, e pur ti stringo al seno.
Qual sangue? Ahi me infelice!

MEDORO
Io vengo meno.

ANGELICA
Qui ti siedi cor mio.

MEDORO
Vedo la morte
Stender sovra di me squallidi i vanni:
Ecco i freddi sudori:
Dall'aperto mio fianco esce già l'alma;
Ma dolce m'è il morir, or che la sorte
fra le tue braccia il mio morir destina.

ANGELICA
Pietosi dei, chi mi soccorre?

Scena Sesta

(Angelica, Medoro e Alcina)

ALCINA
Alcina.

ANGELICA
Alcina. Ah, tal mi rendi il mio tesoro?
Vedi il giglio d'amor langue, e ruggiade...
Ma da qual cielo, oh Dio, ruggiade attendo?
Il mio pianto, il mio sangue
Alcina basterà per rarvvivarlo.

ALCINA
Bastò già il mio potere.

MEDORO
Chi mi richiama in vita?

ANGELICA
Aperti ha i lumi:
Riveggo, o sogno, i rai celesti?

ALCINA
E in loro vedi un'opra volgar della mia possa.

ANGELICA
Che di eterno dovere a te mi stringe.

(a Medoro)

Pur respiri alma mia!

MEDORO
Ripieno ho il petto
Di gioia e di contento,
Poiché ti stringo al sen, cor del mio core.

ALCINA
Narrane i casi tuoi,
che dopo il pianto
Egl'è soave il rammentarli in gioia

MEDORO
Te perduta, te cerco, e giunto al mare
Legno di Logistilla
M'accoglie: sciolto abbiam le vele appena,
Che da navi nemiche intorno cinti
Siam combattuti, e vinti.
Ferito io resto, e prigionier: s'adira
Nettuno, ed il naufragio a noi minaccia;
Sgravansi per sottrarsi a'i di lui sdegni
Dall'inutili somme i carchi legni.
Rimango il primo absorto,
E sepolto nell'onde in pria che morto.
L'onda qua, e la m'incalza,
E sovra il mar m'innalza.
Il ciel riveggo,
e innanzi a gl'occhi miei
L'instabil flutto un picciol legno adduce;
Tosto l'afferro; e mentre chiedo aita,
Quando morte io temea trovo la vita.

Scena Settima

(Angelica, Medoro, Alcina, Orlando)

ORLANDO
Non godrai sempre in pace,
Lieto del tuo gioir, rivale audace

ALCINA
Orlando?

ANGELICA
Ahimè!

MEDORO
(fra sè)
Io son perduto.

ORLANDO
Rendi pur grazie al ciel, ch'inerme sei;
Col tuo sangue vorrei...

ANGELICA
Che far vorresti?

ALCINA
(piano a Medoro)
Deh, non temer.

ANGELICA
(fra sè)
Lusinghe or siate meco.

MEDORO
(fra sè)
Oh, fugaci contenti!

ORLANDO
(ad Angelica)
Impallidisci
Tigre di crudeltà, sfinge d'inganni.

ALCINA
Tu non conosci, Orlando,
Chi sia il garzon, di cui geloso or sei:
D'Angelica la bella egli è il germano.

MEDORO
(fra sè)
Ormai respiro, oh Dei!

ANGELICA
Così ingrato m'insulti?
E così temi
Del mio sincero amor, della mia fede?

ORLANDO
(fra sè)
Ove trascorsi?

ALCINA
(fra sè)
Oh come scaltra or finge!

ORLANDO
Senti, senti mio ben.

ANGELICA
Sono una sfinge,
Una tigre: v'aggiungi,
Per caparra d'amor, qualch'altra offesa.
Io tigre mentitor?
Tu a me lo sei
Con questo vano tuo timor geloso.

ORLANDO.
(a Medoro)
Tu m'impetra il perdono...

MEDORO
Non lo potrei, se il tuo rival già sono.

ANGELICA
Poveri affetti miei!
Questa vi rende
Amorosa mercede il core ingrato!

(finge di piangere)

ORLANDO
Per questa bella man, ch'umile io stringo.

MEDORO
(piano ad Angelica)
Cara, piangi per lui?

ANGELICA
(piano a Medoro)
Rimira, io fingo.

ORLANDO
O bellissima destra!

ANGELICA
Ella ti è pegno di mia candida fede.

MEDORO
(piano ad Angelica)
Angelica

ANGELICA
(piano a Medoro)
T'accheta.

MEDORO
(piano ad Alcina)
Finge pur!

ALCINA
(piano a Medoro)
Non lo vedi?

MEDORO
(fra sè)
Ahi che tormento!

ORLANDO
(ad Angelica)
I begli occhi onde amor vibra le faci...

ANGELICA
Per te, se belli son, son belli.

MEDORO
(fra sè)
Oh Dio!

ANGELICA
(sottovoce)
Sei tu geloso ancor?

MEDORO
(sottovoce)
No.

ANGELICA
(sottovoce)
Dunque taci.

(a Orlando)

Tu sei degli occhi miei
Tu sei di questo sen;

(a Medoro)

Soffri, tu sei 'l mio ben
L'oggetto amato.

(a Orlando)

Geloso non ti bramo
Credimi sì ch'io t'amo
Son tua, si tua son io
Idolo del cor mio
Nume adorato.

(Angelica e Medoro escono)

ORLANDO
Ahi, crudele gelosia, tiranna degli affetti
così presso il mio ben reo mi rendesti.
Troppo è fiero il nume arcero,
qunado in sen di chi ben ama
d’una fredda gelosia
il velen spargendo va.
Ma consola l’alma mia
il pensier che il mio timore
già nel core del mio ben
destò pietà.

(esce)



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