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Scena Ottava

(Bradamante, Ruggiero)

BRADAMANTE
Hai vinto alfine o mio pudico amore:
Ruggier mercé del prezioso anello
Vide il deforme aspetto,
Che nell'iniqua Alcina
A forza d'arti ignote altrui par bello.

RUGGIERO
Rimanti alle tue caccie e ai tuoi piaceri
Perfidissima Alcina.
Vanne, inganna altro core,
trova altro amore,
Ch'io gi' riscossa ho l'alma
Dall'indegno servaggio.

BRADAMANTE
E ben Ruggiero
La bellissima Alcina,
La novella deità del tuo cor come ti aggrada?

RUGGIERO
Quanto, oh quanto al tuo amore,
Quanto alla tua pietà deggio o mia bella!

BRADAMANATE
Vanne, vanne ad Alcina, io non son quella.

RUGGIERO
Forza crudel d'incanto
Discolpa del mio error, e mi difende.

BRADAMANTE
Va gentil cavaliero, ella ti attende.

RUGGIERO
Non ti basta il cordoglio
che mi tormenta il sen?

BRADAMANTE
Vendetta io voglio.

RUGGIERO
Ecco il dardo ecco il petto,
Ove amor già ferì co'gl'occhi tuoi
Ora con la tua man morte ferisca.
Oh felice morir, se m'è concesso
Per te...

BRADAMANTE
Mori crudel, ma in questo amplesso.

RUGGIERO
Che bel morirti in sen,
Mio dolce amato ben
Gioia dell'alma.
Amo gli sdegni tuoi
Se al cor ritorna poi
Sì bella calma.

BRADAMANTE
(sola)
Narrate i miei contenti,
frondi erbe e fiori,
antri, aure, venti.
Vinto ha già l’alma mia.
Il mio fido Ruggier tornò qual pria.
Se cresce un torrente con torbida piena
E rompe la sponda, altera si spande
Ne’ campi quell’onda
E freno non ha.
La gioa è sì grande che l’anima sente
Che il cor si risente e dentro se stesso
L’estremo piacere racchiuder non sa.

Scena Nona

(Campagna a' piedi d'un colle con boschetto alle parti, all'ombra de' quali vedesi apparecchio di vasellami, e la tazza nuziale d'i Angelica, e Medoro)

CORO
Al fragor de corni audaci
S'oda il colle ad echeggiar;
Ed al suon di casti baci
Venga Amore a trionfar.

MEDORO
Te gran Diva di Cipro alta, e possente,
Te faretrato amor, bevendo invoco,
E te Bromio festivo
Perché lieto, e giulivo
Per Angelica sempre arda il mio foco.

(Beve, poi presenta la tazza ad Angelica)

CORO
Gran Madra Venere
Gran nume Tespio
Gran Pare Libero
Odi i suoi voti.

ALCINA
Così da questi Dei
Si udisser per Ruggiero i voti miei.

ANGELICA
Te Citerea vezzosa,
Te dolcissimo amore!
Te Libero amoroso
La tazza nuzial vuotando invoco.
Quale è il dolce liquore
Tal sia, ma eterno sia
Per Medoro a me in sen mai sempre amante.

CORO
Diva dell'Espero
Fanciullo Idalio
Nume semeleo
Odi i suoi voti.

ALCINA
Così da questi dei
S'udissero per Ruggero i voti miei.
Alme felici io parto: ah, perdonate
Al mio timor, all'amor mio, se parto.
Mirate: anco in partir dispiega a voi
L'infelice cor mio gl'auguri suoi

(addita le iscrizioni)

"Vivan sempre amorosi
Angelica, e Medoro amanti, e sposi."
Così potessi anch'io
Goder coll'idol mio
La pace, che trovar non può'l mio cor.
Ma unito alla mia stella,
E perfida, e rubella
Sol tormenti minaccia il dio d'amor.

(esce)

Scena Decima

(Angelica e Medoro)

MEDORO
M’ha commosso a pietà.

ANGELICA
Lasciamo a lei de’ suoi martir
Le pene e in queste verdi pianticelle amene
Verghiamo noi le nostre gioie,
O caro.

MEDORO
Sì. Crescano le tenere corteccie,
e in loro il testimon del nostro ardore.

ANGELICA
E in ogni cor gentil servo d’amore
Brilli per noi lo spirto.
Io vergo quest’alloro.

MEDORO
Io questo mirto.

(Vergano con i dardi le cortecce degli alberi)

ANGELICA, MEDORO
Belle pianticelle crescete verdeggiate
Il nostro dolce amor e il nostro lieto amor
In voi serbate.

ANGELICA
Leggi nel verde alloro.

MEDORO
(legge)
Angelica qui fu sposa a Medoro.
Leggi il mirto amoroso.

ANGELICA
(legge)
Medoro qui d'Angelica fu sposo.

ANGELICA
Sei mia fiamma, e sei mio bene
Sei mio sole, e sei mio cor
In sue amabili catene
Ne restringa eterno amor.

MEDORO
Sei mia gioia, sei mia pace
Sei mia stella, e sei mio ben,
Quanto amabile è la face
Che mi accende il core in sen.

Scena Undicesima

ORLANDO
(solo, che giunge e vede partire Angelica e Medoro)
Ah sleale, ah spergiura,
Donna ingrata infedel cor traditore;
Del tuo malnato errore
Vengo a smorzar... oh ciel, che leggo?
Ahi lasso!
EVivan sempre amorosi,
Angelica, e Medoro amanti, e sposi".
Angelica, e Medoro amanti, e sposi?
Questa è la scure, la scure,
Ahimé, ch'il capo tronca alla mia speme.
Di Medoro il mio bene?
Sgorgate, o lagrime
A fonti, a rivi.
No, ch'è poco, a torrenti, a fiumi, a mari.
Arde Orlando, che Orlando?
Eh, Orlando è morto.
La sua donna ingratissima l'ha ucciso.
Io son lo spirto suo da lui diviso,
E son con l'ombra mia, che sol s'avanza
Esempio a chi in
amor pone speranza.

(Legge sopra l'alloro)

"Angelica qui fu sposa a Medoro".
Chi segnò quest'alloro!
Lo vergò di sua man la mia tiranna,
V'impresse di sua mano il mio martoro.
Amanti e sposi? oh Dei! Sposa a Medoro!
Vendetta, sì vendetta incontro amore;
Or n'ho trovato il modo,
Per cacciarmel dal sen
trarommi il core.
Io ti getto elmo, ed usbergo:
Ite o piastre e maglie al suolo.

(Legge nel mirto segnato da Medoro)

"Medoro qui d'Angelica fu sposo"!
A te mirto orgoglioso
Vò sfrondarti, schiantarti
Sino all'ultimo bronco,
Ed estirpar dalla radice il tronco.
Ho cento vanni al tergo
Ho duecent'occhi in fronte,
E nel furor che ho in sen
M'adiro almeno almen con mille cuori.
Sopra quei vanni io m'ergo
Volo dal piano al monte
Quelle pupille io miro:
Con tutti i cuor. Sospiro.
Occhi, vanni, furor, cuori, oh martoro!
Amanti, e sposi Angelica, e Medoro!
Scena Ottava

(Bradamante, Ruggiero)

BRADAMANTE
Hai vinto alfine o mio pudico amore:
Ruggier mercé del prezioso anello
Vide il deforme aspetto,
Che nell'iniqua Alcina
A forza d'arti ignote altrui par bello.

RUGGIERO
Rimanti alle tue caccie e ai tuoi piaceri
Perfidissima Alcina.
Vanne, inganna altro core,
trova altro amore,
Ch'io gi' riscossa ho l'alma
Dall'indegno servaggio.

BRADAMANTE
E ben Ruggiero
La bellissima Alcina,
La novella deità del tuo cor come ti aggrada?

RUGGIERO
Quanto, oh quanto al tuo amore,
Quanto alla tua pietà deggio o mia bella!

BRADAMANATE
Vanne, vanne ad Alcina, io non son quella.

RUGGIERO
Forza crudel d'incanto
Discolpa del mio error, e mi difende.

BRADAMANTE
Va gentil cavaliero, ella ti attende.

RUGGIERO
Non ti basta il cordoglio
che mi tormenta il sen?

BRADAMANTE
Vendetta io voglio.

RUGGIERO
Ecco il dardo ecco il petto,
Ove amor già ferì co'gl'occhi tuoi
Ora con la tua man morte ferisca.
Oh felice morir, se m'è concesso
Per te...

BRADAMANTE
Mori crudel, ma in questo amplesso.

RUGGIERO
Che bel morirti in sen,
Mio dolce amato ben
Gioia dell'alma.
Amo gli sdegni tuoi
Se al cor ritorna poi
Sì bella calma.

BRADAMANTE
(sola)
Narrate i miei contenti,
frondi erbe e fiori,
antri, aure, venti.
Vinto ha già l’alma mia.
Il mio fido Ruggier tornò qual pria.
Se cresce un torrente con torbida piena
E rompe la sponda, altera si spande
Ne’ campi quell’onda
E freno non ha.
La gioa è sì grande che l’anima sente
Che il cor si risente e dentro se stesso
L’estremo piacere racchiuder non sa.

Scena Nona

(Campagna a' piedi d'un colle con boschetto alle parti, all'ombra de' quali vedesi apparecchio di vasellami, e la tazza nuziale d'i Angelica, e Medoro)

CORO
Al fragor de corni audaci
S'oda il colle ad echeggiar;
Ed al suon di casti baci
Venga Amore a trionfar.

MEDORO
Te gran Diva di Cipro alta, e possente,
Te faretrato amor, bevendo invoco,
E te Bromio festivo
Perché lieto, e giulivo
Per Angelica sempre arda il mio foco.

(Beve, poi presenta la tazza ad Angelica)

CORO
Gran Madra Venere
Gran nume Tespio
Gran Pare Libero
Odi i suoi voti.

ALCINA
Così da questi Dei
Si udisser per Ruggiero i voti miei.

ANGELICA
Te Citerea vezzosa,
Te dolcissimo amore!
Te Libero amoroso
La tazza nuzial vuotando invoco.
Quale è il dolce liquore
Tal sia, ma eterno sia
Per Medoro a me in sen mai sempre amante.

CORO
Diva dell'Espero
Fanciullo Idalio
Nume semeleo
Odi i suoi voti.

ALCINA
Così da questi dei
S'udissero per Ruggero i voti miei.
Alme felici io parto: ah, perdonate
Al mio timor, all'amor mio, se parto.
Mirate: anco in partir dispiega a voi
L'infelice cor mio gl'auguri suoi

(addita le iscrizioni)

"Vivan sempre amorosi
Angelica, e Medoro amanti, e sposi."
Così potessi anch'io
Goder coll'idol mio
La pace, che trovar non può'l mio cor.
Ma unito alla mia stella,
E perfida, e rubella
Sol tormenti minaccia il dio d'amor.

(esce)

Scena Decima

(Angelica e Medoro)

MEDORO
M’ha commosso a pietà.

ANGELICA
Lasciamo a lei de’ suoi martir
Le pene e in queste verdi pianticelle amene
Verghiamo noi le nostre gioie,
O caro.

MEDORO
Sì. Crescano le tenere corteccie,
e in loro il testimon del nostro ardore.

ANGELICA
E in ogni cor gentil servo d’amore
Brilli per noi lo spirto.
Io vergo quest’alloro.

MEDORO
Io questo mirto.

(Vergano con i dardi le cortecce degli alberi)

ANGELICA, MEDORO
Belle pianticelle crescete verdeggiate
Il nostro dolce amor e il nostro lieto amor
In voi serbate.

ANGELICA
Leggi nel verde alloro.

MEDORO
(legge)
Angelica qui fu sposa a Medoro.
Leggi il mirto amoroso.

ANGELICA
(legge)
Medoro qui d'Angelica fu sposo.

ANGELICA
Sei mia fiamma, e sei mio bene
Sei mio sole, e sei mio cor
In sue amabili catene
Ne restringa eterno amor.

MEDORO
Sei mia gioia, sei mia pace
Sei mia stella, e sei mio ben,
Quanto amabile è la face
Che mi accende il core in sen.

Scena Undicesima

ORLANDO
(solo, che giunge e vede partire Angelica e Medoro)
Ah sleale, ah spergiura,
Donna ingrata infedel cor traditore;
Del tuo malnato errore
Vengo a smorzar... oh ciel, che leggo?
Ahi lasso!
EVivan sempre amorosi,
Angelica, e Medoro amanti, e sposi".
Angelica, e Medoro amanti, e sposi?
Questa è la scure, la scure,
Ahimé, ch'il capo tronca alla mia speme.
Di Medoro il mio bene?
Sgorgate, o lagrime
A fonti, a rivi.
No, ch'è poco, a torrenti, a fiumi, a mari.
Arde Orlando, che Orlando?
Eh, Orlando è morto.
La sua donna ingratissima l'ha ucciso.
Io son lo spirto suo da lui diviso,
E son con l'ombra mia, che sol s'avanza
Esempio a chi in
amor pone speranza.

(Legge sopra l'alloro)

"Angelica qui fu sposa a Medoro".
Chi segnò quest'alloro!
Lo vergò di sua man la mia tiranna,
V'impresse di sua mano il mio martoro.
Amanti e sposi? oh Dei! Sposa a Medoro!
Vendetta, sì vendetta incontro amore;
Or n'ho trovato il modo,
Per cacciarmel dal sen
trarommi il core.
Io ti getto elmo, ed usbergo:
Ite o piastre e maglie al suolo.

(Legge nel mirto segnato da Medoro)

"Medoro qui d'Angelica fu sposo"!
A te mirto orgoglioso
Vò sfrondarti, schiantarti
Sino all'ultimo bronco,
Ed estirpar dalla radice il tronco.
Ho cento vanni al tergo
Ho duecent'occhi in fronte,
E nel furor che ho in sen
M'adiro almeno almen con mille cuori.
Sopra quei vanni io m'ergo
Volo dal piano al monte
Quelle pupille io miro:
Con tutti i cuor. Sospiro.
Occhi, vanni, furor, cuori, oh martoro!
Amanti, e sposi Angelica, e Medoro!



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