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Scena Settima

(Ruggiero, Medoro)

MEDORO
Oh Ruggier! Menzognera
Dunque la fama fu di tua incostanza!

RUGGIERO
D'incostanza che parli?

MEDORO
Fuggire i primi desiati lacci
Dell'amorosa Alcina,
Spegner nel cor che prima ardea le faci.

RUGGIERO
Si fuggono a ragion lacci inonesti,
E spengonsi a dovere impure faci.

MEDORO
Tal che dunque egli è vero...

RUGGIERO
Che se il pria amato error
poscia si aborre,
Costanza è allora il variar pensiero.

Scena Ottava

(Angelica, Ruggiero, Medoro)

ANGELICA
Costanza è allora
il variar pensiero?

MEDORO
Con tanto ardor chi si difende è reo.

ANGELICA
(in disparte)
Di che mai si favella?

RUGGIERO
Allor sarei
Colpevole se te reo non punissi.
Ma non degna Ruggiero
Contro il molle tuo sen stringer la spada.

ANGELICA
Al maggior uopo io giunsi

MEDORO
Entro al molle mio seno alberga un core,
Ch'al tuo ceder non sa.

ANGELICA
(in disparte)
Vezzoso ardire.

RUGGIERO
Eh taci, e va' di tua bellezza armato
A far preda de' cuori.

MEDORO
(snudando la spada)
Il brando stringi.

ANGELICA
(tra sé)
È tempo ch'io mi scopra.

RUGGIERO
(strappando la spada di mano a Medoro)
È mio il tuo ferro.

ANGELICA
E se brami vendetta è tuo il mio petto.

RUGGIERO
Quello è un campo da te, prendi il tuo brando;
E tu donna (il mio labbro nulla dice di più)
donna m'intendi?
Porta altrove il tuo amor,
per te va insano Il fiore degl'eroi.

ANGELICA
Se vago volto
Il genio alletta e il cor, senti Ruggiero:
Costanza è allora il variar pensiero.

Scena Nona

(Orlando solo)

ORLANDO
Fonti di pianto
Piangete tanto
fino a che in lacrime
struggasi il cor.
Mio cor amante
sei di diamante
s’oggi non spezzati
al mio dolor.
No no, ti dico, no. Forse pretendi
Ombra squallida e nera
Di spaventarmi? No no, non è morta.
Morta credea la crudeltà, Nerone,
E sorto d'Acheronte
Volea ch'io le cantassi il Gazarone.
Ma morta so ben io ch'ella non è,
Che mi lacera il cor, fuggi da me.
Scendi nel Tartaro
Per farti vindice
Contro una furia
Bella, e crudel.
Furia bella e crudel? Sono ben tutte,
Furie le donne brutte,
Ma Angelica è una furia
e pur è bella.
Angelica? Sì, Angelica, che già
Tanto fedel mi protestava amore.
Ma che vedo? Ella è d'essa, il cor s'arrabbia.

(vede la statua di Merlino, e se la figura Angelica)

Angelica, mio bene. In faccia mia
Dunque ardsci fellon tenerla in gabbia?

(ad Aronte)

Romperò questi ferri, e che pretendi?

(va per rompere i balaustri, Aronte li si oppone in atto di combattere)

Combattere! Hai ragion. Via ti difendi.
Dell'idra ha il cuoio addosso,

(a parte)

anima mia
Pianger la sento. Ah, crudo,
Non reggerai contro il mio cor irato.

(combatte di nuovo, e taglia la catena, che tiene la mazza legata al braccio d'Aronte, gliela strappa di mano, ed egli si mette a lottare)

Oh, oh, l'ho disarmato.
Vanne, minacci ancor? La tua pazzia
Più non merta, fellon, la pietà mia.
Sorge il sangue
E il furor langue
Già caduto è morto al suol.

(rompe i balaustri con la mazza d'Aronte)

Con l'istesse armi sue vi spezzo, o ferri.
Sospirata mia bella. Oh, quanto è dura,

(abbracciando la statua)

Intirizzita è certo di paura.

(levando la statua)

Non temer, no, cor mio.
Ti stringe Orlando al sen.
Quanto fracasso.

(mossa la statua dal luogo resta l'isola deserta tutta balze, e dirupi, con albero a cui in un trofeo sono appese le arme d'Orlando)

Cos'è?
treman le mura in fin dal fondo?
Volan per l'aria i tetti,
Traballa il suol! Forse ruina il mondo!
Son pur stanco! Pur lasso!
Or che tratto ho il mio ben dal ferreo laccio
Vuò chiuder gl'occhi al sonno.
Tal Borea riposò d'Orizia in braccio.

(si addormenta)

Scena Decima

(Alcina, Orlando, Bradamante, Ruggiero)

ALCINA
Infelice, ove fuggo?
Ove m'ascondo?
Son vinta e vilipesa. Ingiusto cielo!
Immortal mi facesti,
ed il tuo dono
Rende la fiera mia cagione eterna,
Perché immortal sarà meco il mio duolo.

(vede Orlando che dorme)

Il feroce nemico in braccio al sonno!
Cielo, giusto or dirò, che a mia vendetta
Apri pietoso il varco.

(snuda un pugnale)

Cado da grande or che la mia ruina
Meco ti opprime.

(si avventa ad Orlando)

RUGGIERO
(trattenendola)
Ferma.

BRADAMANTE
Ah, iniqua Alcina.

ALCINA.
Ruggier, che vedo?

RUGGIERO
In me non più Ruggiero,
Ma vedi il tuo persecutor più fiero.

ALCINA
(a Bradamante)
Aldarico, amor mio.

BRADAMANTE
In me ravvisa,
Bradamante, la tua più gran nemica.

Scena Undicesima

(Angelica e Medoro fuggitivi, Bradamante, Alcina)

ANGELICA
Salvamci.

MEDORO
E dove, o bella?

BRADAMANTE
(arrestando Angelica)
Arresta il piede.

MEDORO
Che fia!

ANGELICA
Cieli!

BRADAMANTE
Ecco lei, ch'ingannatrice

(a Ruggiero)

Trasse alla rupe Orlando,
Per lei va folle errando.

ALCINA.
(ad Angelica)
Amica, non è persa ogni speranza.

ANGELICA
Ma veggo, ahimè, l'ultima tua ruina.

Scena Dodicesima

(Astolfo con soldati di Logistilla, Angelica, Medoro, Bradamante, Alcina, Orlando)

ASTOLFO
Angelica si arresti,
e pera Alcina.

BRADAMANTE
Astolfo!

ALCINA
(a parte)
Ahimè!

RUGGIERO
Dove sin or?

(ad Astolfo additando Alcina)

Ti piansi
Vittima sfortunata al furor di colei.

ASTOLFO
Nulla può in me
ch'in mio poter ho i dei.

BRADAMANTE
Ma Orlando!

RUGGIERO
Insano ei scorre...

BRADAMANTE
(scuotendolo)
Orlando!

RUGGIERO
(scuotendolo)
Orlando.

ALCINA
Oh, mio tormento.

ORLANDO
(svegliandosi)
Orlando
D'Angelica è nel sen. Qual lume, oh Dio?

(vedendo la face)

Sovra l'ignuda terra ignudo Orlando!
Misero! Dove sono?
Chi son? Chi cerco? Oh, Dei!
Ahi, ch'in mirar me stesso,
Me non ravviso in me, se non la colpa.

ALCINA
O, ingiusti numi, o fati,
o avverse stelle,
Troppo fiero è il mio duolo, e l'onta mia.
Ti perdo, empio Ruggiero,
e già riveggo
In Alderico ancor la mia rivale,
Tutto per me è fatale.
Torna il senno ad Orlando
E senza forza è in fin la mia magia.
Oh ingiusti numi! O fati! O avverse stelle!
Anderò, chiamerò dal profondo
L'empie furie del baratro immondo.
Chiederò negl'abissi vendetta
Dell'offeso e tradito mio amor.

BRADAMANTE
(ad Orlando additandole Alcina)
Vedi, ch'è tuo trionfo
L'eccidio della rea.

ORLANDO
Malagigi, i tuoi detti ora comprendo:
Dopo distrutta Alcina
Le fortune in amor mi serba il cielo
Con tormelo dal cor.

ANGELICA
O mio rossore!

ORLANDO
Godi, o bella, il tuo sposo, e tu garzone
La tua consorte in pace.
Il ciel v'ha uniti,
In dolce amico nodo.
Egli sia eterno, e nol rallenti, mai
Non che lo sciolga,
invida sorte amara.

ASTOLFO
Saggio chi dal fallir
prudenza impara.

CORO
Con mirti e fiori
Volate amori
A coronare
Costanza e fé.
S'ama costante,
Fedele, amante,
Gode in amare
Per fin mercé.
Scena Settima

(Ruggiero, Medoro)

MEDORO
Oh Ruggier! Menzognera
Dunque la fama fu di tua incostanza!

RUGGIERO
D'incostanza che parli?

MEDORO
Fuggire i primi desiati lacci
Dell'amorosa Alcina,
Spegner nel cor che prima ardea le faci.

RUGGIERO
Si fuggono a ragion lacci inonesti,
E spengonsi a dovere impure faci.

MEDORO
Tal che dunque egli è vero...

RUGGIERO
Che se il pria amato error
poscia si aborre,
Costanza è allora il variar pensiero.

Scena Ottava

(Angelica, Ruggiero, Medoro)

ANGELICA
Costanza è allora
il variar pensiero?

MEDORO
Con tanto ardor chi si difende è reo.

ANGELICA
(in disparte)
Di che mai si favella?

RUGGIERO
Allor sarei
Colpevole se te reo non punissi.
Ma non degna Ruggiero
Contro il molle tuo sen stringer la spada.

ANGELICA
Al maggior uopo io giunsi

MEDORO
Entro al molle mio seno alberga un core,
Ch'al tuo ceder non sa.

ANGELICA
(in disparte)
Vezzoso ardire.

RUGGIERO
Eh taci, e va' di tua bellezza armato
A far preda de' cuori.

MEDORO
(snudando la spada)
Il brando stringi.

ANGELICA
(tra sé)
È tempo ch'io mi scopra.

RUGGIERO
(strappando la spada di mano a Medoro)
È mio il tuo ferro.

ANGELICA
E se brami vendetta è tuo il mio petto.

RUGGIERO
Quello è un campo da te, prendi il tuo brando;
E tu donna (il mio labbro nulla dice di più)
donna m'intendi?
Porta altrove il tuo amor,
per te va insano Il fiore degl'eroi.

ANGELICA
Se vago volto
Il genio alletta e il cor, senti Ruggiero:
Costanza è allora il variar pensiero.

Scena Nona

(Orlando solo)

ORLANDO
Fonti di pianto
Piangete tanto
fino a che in lacrime
struggasi il cor.
Mio cor amante
sei di diamante
s’oggi non spezzati
al mio dolor.
No no, ti dico, no. Forse pretendi
Ombra squallida e nera
Di spaventarmi? No no, non è morta.
Morta credea la crudeltà, Nerone,
E sorto d'Acheronte
Volea ch'io le cantassi il Gazarone.
Ma morta so ben io ch'ella non è,
Che mi lacera il cor, fuggi da me.
Scendi nel Tartaro
Per farti vindice
Contro una furia
Bella, e crudel.
Furia bella e crudel? Sono ben tutte,
Furie le donne brutte,
Ma Angelica è una furia
e pur è bella.
Angelica? Sì, Angelica, che già
Tanto fedel mi protestava amore.
Ma che vedo? Ella è d'essa, il cor s'arrabbia.

(vede la statua di Merlino, e se la figura Angelica)

Angelica, mio bene. In faccia mia
Dunque ardsci fellon tenerla in gabbia?

(ad Aronte)

Romperò questi ferri, e che pretendi?

(va per rompere i balaustri, Aronte li si oppone in atto di combattere)

Combattere! Hai ragion. Via ti difendi.
Dell'idra ha il cuoio addosso,

(a parte)

anima mia
Pianger la sento. Ah, crudo,
Non reggerai contro il mio cor irato.

(combatte di nuovo, e taglia la catena, che tiene la mazza legata al braccio d'Aronte, gliela strappa di mano, ed egli si mette a lottare)

Oh, oh, l'ho disarmato.
Vanne, minacci ancor? La tua pazzia
Più non merta, fellon, la pietà mia.
Sorge il sangue
E il furor langue
Già caduto è morto al suol.

(rompe i balaustri con la mazza d'Aronte)

Con l'istesse armi sue vi spezzo, o ferri.
Sospirata mia bella. Oh, quanto è dura,

(abbracciando la statua)

Intirizzita è certo di paura.

(levando la statua)

Non temer, no, cor mio.
Ti stringe Orlando al sen.
Quanto fracasso.

(mossa la statua dal luogo resta l'isola deserta tutta balze, e dirupi, con albero a cui in un trofeo sono appese le arme d'Orlando)

Cos'è?
treman le mura in fin dal fondo?
Volan per l'aria i tetti,
Traballa il suol! Forse ruina il mondo!
Son pur stanco! Pur lasso!
Or che tratto ho il mio ben dal ferreo laccio
Vuò chiuder gl'occhi al sonno.
Tal Borea riposò d'Orizia in braccio.

(si addormenta)

Scena Decima

(Alcina, Orlando, Bradamante, Ruggiero)

ALCINA
Infelice, ove fuggo?
Ove m'ascondo?
Son vinta e vilipesa. Ingiusto cielo!
Immortal mi facesti,
ed il tuo dono
Rende la fiera mia cagione eterna,
Perché immortal sarà meco il mio duolo.

(vede Orlando che dorme)

Il feroce nemico in braccio al sonno!
Cielo, giusto or dirò, che a mia vendetta
Apri pietoso il varco.

(snuda un pugnale)

Cado da grande or che la mia ruina
Meco ti opprime.

(si avventa ad Orlando)

RUGGIERO
(trattenendola)
Ferma.

BRADAMANTE
Ah, iniqua Alcina.

ALCINA.
Ruggier, che vedo?

RUGGIERO
In me non più Ruggiero,
Ma vedi il tuo persecutor più fiero.

ALCINA
(a Bradamante)
Aldarico, amor mio.

BRADAMANTE
In me ravvisa,
Bradamante, la tua più gran nemica.

Scena Undicesima

(Angelica e Medoro fuggitivi, Bradamante, Alcina)

ANGELICA
Salvamci.

MEDORO
E dove, o bella?

BRADAMANTE
(arrestando Angelica)
Arresta il piede.

MEDORO
Che fia!

ANGELICA
Cieli!

BRADAMANTE
Ecco lei, ch'ingannatrice

(a Ruggiero)

Trasse alla rupe Orlando,
Per lei va folle errando.

ALCINA.
(ad Angelica)
Amica, non è persa ogni speranza.

ANGELICA
Ma veggo, ahimè, l'ultima tua ruina.

Scena Dodicesima

(Astolfo con soldati di Logistilla, Angelica, Medoro, Bradamante, Alcina, Orlando)

ASTOLFO
Angelica si arresti,
e pera Alcina.

BRADAMANTE
Astolfo!

ALCINA
(a parte)
Ahimè!

RUGGIERO
Dove sin or?

(ad Astolfo additando Alcina)

Ti piansi
Vittima sfortunata al furor di colei.

ASTOLFO
Nulla può in me
ch'in mio poter ho i dei.

BRADAMANTE
Ma Orlando!

RUGGIERO
Insano ei scorre...

BRADAMANTE
(scuotendolo)
Orlando!

RUGGIERO
(scuotendolo)
Orlando.

ALCINA
Oh, mio tormento.

ORLANDO
(svegliandosi)
Orlando
D'Angelica è nel sen. Qual lume, oh Dio?

(vedendo la face)

Sovra l'ignuda terra ignudo Orlando!
Misero! Dove sono?
Chi son? Chi cerco? Oh, Dei!
Ahi, ch'in mirar me stesso,
Me non ravviso in me, se non la colpa.

ALCINA
O, ingiusti numi, o fati,
o avverse stelle,
Troppo fiero è il mio duolo, e l'onta mia.
Ti perdo, empio Ruggiero,
e già riveggo
In Alderico ancor la mia rivale,
Tutto per me è fatale.
Torna il senno ad Orlando
E senza forza è in fin la mia magia.
Oh ingiusti numi! O fati! O avverse stelle!
Anderò, chiamerò dal profondo
L'empie furie del baratro immondo.
Chiederò negl'abissi vendetta
Dell'offeso e tradito mio amor.

BRADAMANTE
(ad Orlando additandole Alcina)
Vedi, ch'è tuo trionfo
L'eccidio della rea.

ORLANDO
Malagigi, i tuoi detti ora comprendo:
Dopo distrutta Alcina
Le fortune in amor mi serba il cielo
Con tormelo dal cor.

ANGELICA
O mio rossore!

ORLANDO
Godi, o bella, il tuo sposo, e tu garzone
La tua consorte in pace.
Il ciel v'ha uniti,
In dolce amico nodo.
Egli sia eterno, e nol rallenti, mai
Non che lo sciolga,
invida sorte amara.

ASTOLFO
Saggio chi dal fallir
prudenza impara.

CORO
Con mirti e fiori
Volate amori
A coronare
Costanza e fé.
S'ama costante,
Fedele, amante,
Gode in amare
Per fin mercé.



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