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ATTO SECONDO
Il Rosario

Notte. – Un brigantino visto di fianco. – Sul davanti una riva deserta d' isola disabitata nelle acque di Fusina. Nell'estremo fondo il cielo in qualche parte stellato, e la laguna; a destra la luna tramonta dietro una nube. Sul davanti un altarino della Vergine con una lampada rossa accesa. – Hècate, il nome del brigantino, sta scritto a prua. Alcune lanterne sul ponte.

All'alzarsi della tela alcuni Marinai sono seduti sulla tolda, altri in piedi aggruppati; tutti hanno un portavoce in mano; molti Mozzi sono arrampicati, o seduti, o sospesi alle sartie degli alberi a stanno cantando una marinaresca.

SCENA PRIMA
Marinaresca

PRIMI MARINAI
a destra sul ponte, cantando attraverso il portavoce
Ha! He! Ha! He!
Fissa il timone!

SECONDI MARINAI
a sinistra col portavoce
Fissa!
Ha! He! Ha! He!
Issa artimone!

PRIMI MARINAI
Issa!
La ciurma ov'è?

PRIMI e SECONDI MARINAI
Ha! He! Ha! He!

MOZZI
ragazzi sulle antenne.
Siam qui sui culmini,
Siam sulla borda,
Siam sulle tremule
Scale di corda.
Guardate gli agili
Mozzi saltar;
Noi gli scoiattoli
Siamo del mar.

MARINAI
sotto la tolda, nel cassero
Siam nel fondo più profondo
Della nave, della cala,
Dove il vento furibondo
Spreca i fischi e infrange l'ala.
Siam nel fondo più profondo
Della nave, della cala.

PRIMI MARINAI
sul ponte
Ha! Ho! Ha! Ho!
Vele a babordo!

SECONDI MARINAI
Issa!
Ha! Ho! Ha! Ho!
Remi a tribordo!

PRIMI MARINAI
Issa!
Il ciel tuonò!
Ha! Ho! Ha! Ho!

MOZZI
sulle antenne
In mezzo ai fulmini
Della tempesta,
Noi tra le nuvole
Tuffiam la testa.
Come sugli alberi
D'una foresta,
Osiam le pendule
Sartìe scalar.
Noi gli scoiattoli
Siamo del mar.

MARINAI
sotto il ponte
Sotto prora, sotto poppa
È una placida dimora,
Qui vuotiam l'ardente coppa
Del liquor che inganna l'ora
Sotto poppa, sotto prora.

MOZZI
sulle antenne
Il mar mugghiante,
Il ciel furente,
Greco a Levante,
Bora a Ponente,
Scïoni e turbini
Sappiam sfidar.
Noi gli scoiattoli
Siamo del mar!

UNA VOCE SOLA
di dentro
Pescator, affonda l'esca,
E sia l'onda a te fedel,
Lieta sera e buona pesca
Ti promette il mare e il ciel.


SCENA II
Coro, Barnaba, Isèpo

Barnaba è vestito da pescatore con una rete in mano.

IL PILOTA
Chi va là?

BARNABA
La canzon ve lo dicea:
Un pescator che attende la marea.
Ho la barca laggiù nell'acqua bassa.
È tempora domani, e si digiuna,
(Per mia fortuna)
La mensa magra il pescatore ingrassa.

MARINAI
ridendo
Ha! Ha!

BARNABA
ad Isèpo
(Siam salvi! Han riso. Sono ottanta
Fra marinari e mozzi. Han tre decine
Di remi e nulla più; due colubrine
Di piccolo calibro. Or va, con quanta
Lena ti resta, e disponi le scolte
Colà dove le macchie son più folte.
Io qui rimango a far l'ufficio mio.
Vanne con Dio.)

Isèpo esce.

BARNABA
Pescator, affonda l'esca
E sia l'onda a te fedel,
Lieta sera e buona pesca
Ti promette il mare e il ciel.
Va, tranquilla cantilena,
Per l'azzurra immensità;
Questa notte una sirena
Nella rete cascherà.

CORO
ridendo
Ha! Ha! Ha! Ha!
Questa notte una sirena
Nella rete cascherà.

BARNABA
tra sè
(Spia coi fulminei
Tuoi sguardi accorti,
E fra le tenebre
Conta i tuoi morti.
Sì, da quest' isola
Deserta e bruna
Or deve sorgere
La tua fortuna.
Sta in guardia! e il rapido
Sospetto svia,
E ridi e vigila
E canta e spia.)
Ripigliando la canzone
Pescator, propizio è il vento,
Tenta il mare, o pescator.
Là, fra l'alighe e l'argento,
Guizzan pinne d'ambra e d'ôr.
Brilla Venere serena
In un ciel di voluttà.
Una fulgida sirena
Nella rete cascherà.

CORO
ripete ridendo
Ha! Ha! Ha! Ha!
Una fulgida sirena
Nella rete cascherà.

Barnaba esce all'entrare di Enzo.


SCENA III
Enzo, Marinai e Mozzi. Il Nostromo, il Maestro delle vele, il Pilota

ENZO
esce da sotto-coperta con una lanterna in mano, avanzandosi gaiamente.
alla ciurma
Sia gloria ai canti
Dei naviganti!
Questa notte si salpa!

MARINAI
Evviva il nostro
Principe e capitan!

ENZO
esplorando il cielo
Soffia grecale,
Vento buono per noi ... nella carena
al Nostromo
Tu, Nostromo, raccogli la gomèna.
Tu, Mastro delle vele, affiggi al rostro
Del brigantino il dalmato segnale
Che ci protesse in molte aspre fortune,
E al maggior pino inalbera il fanale.
ai Mozzi
Voi siate pronti a distaccar la fune
D'amarra a un cenno mio. – Quest'erme dune
»Più non vedremo all'ora mattutina.
Nocchier, l'abbrivio è verso Palestrina.«

Alcuni uomini della ciurma eseguiscono gli ordini di Enzo; mentre gli altri ricantano la Marinaresca.

ENZO
a tutti
Ed or scendete a riposarvi. Io vigilo
Solo sul ponte le inimiche flotte.
guarda le stelle
È tardi.

LA CIURMA
Buona guardia.

ENZO
Buona notte.

La ciurma scende sotto il ponte.


SCENA IV

ENZO
solo
Guardando il mare
Cielo e mar! – l'etereo velo
Splende come un santo altare.
L'angiol mio verrà dal cielo?!
L'angiol mio verrà dal mare?!
Qui l'attendo, ardente spira
Oggi il vento dell'amor.
Quel mortal che vi sospira
Vi conquide, o sogni d'ôr!

Ciclo e mar! – per l'aura fonda
Non appar nè suol, nè monte.
L'orizzonte bacia l'onda,
L'onda bacia l'orizzonte!
Qui nell'ombra ov'io mi giacio
Coll'anelito del cor,
Vieni, o donna, vieni al bacio
Della vita incantator.

Fissando il mare

Ah! chi è là? non è uno spetro
Del pensier! quella è una barca.
Odo già de' remi il metro,
Verso me volando varca ...

LA VOCE DI BARNABA
dietro il brigantino
Capitano! a bordo!

ENZO
sclamando verso la direzione della voce di Barnaba
Avanti!!
(Dio! sostieni ancor la piena
Della gioia!) O naviganti,
Costeggiate la carena!
Prende una fune e la getta al di là della sponda
Qua la fune ... aggrappa ... annoda
Le tue mani ... un passo ancor ...
Non cadere! approda! approda! ...


SCENA V
Enzo, Laura

LAURA
nelle braccia di Enzo
Enzo!

ENZO
Laura! Amore! Amor!

LA VOCE DI BARNABA
sinistramente, allontanandosi
Buona fortuna!

LAURA
Oh! la sinistra voce!
Fuggiam! fuggiam!

ENZO
S'ei tu che ti salvò! ...

LAURA
Pur sorridea d'un infernal sorriso!

ENZO
È l'uomo che ci aperse il paradiso!
Deh! non turbare – con ree paure
Di questo istante – le ebbrezze pure;
D'amor soltanto – con me ragiona,
È il cielo, o cara – che schiudi a me!

LAURA
Ah! del tuo bacio – nel dolce incanto
Celeste gioia – diventa il pianto,
A umano strazio – Dio non perdona,
Se perdonato – amor non è!

ENZO
Ma dimmi come, – angelo mio,
Mi ravvisasti?

LAURA
– Nel marinar
Enzo conobbi. –

ENZO
Al pari anch' io
Te al primo suono – della parola ...

LAURA
Enzo adorato! – ma il tempo vola.
All'erta! all'erta! –

ENZO
Deh! non tremar!
Siamo in un' isola – tutta deserta,
Tra mare e cielo – tra cielo e mar!
Vedrem pur ora tramontar la luna ...
Quando sarà corcata, all'aura bruna
Noi salperem; cogli occhi al firmamento,
Coi baci in fronte e colle vele al vento!

La luna bassa si svolve dalle nuvole, il suo disco s'asconderà dietro il vascello.

LAURA e ENZO
Laggiù nelle nebbie remote,
Laggiù nelle tenebre ignote,
Sta il segno del nostro cammin.
Nell' onde, nell' ombre, nei venti,
Fidenti, ridenti, fuggenti,
Gittiamo la vita e il destin.
La luna discende, discende
Ricinta di roride bende,
Siccome una sposa all' altar.
E asconde – la spenta – parvenza
Nell' onde; – con lenta – cadenza,
La luna è discesa nel mar!

ENZO
staccandosi
E il tuo nocchiere
Or la fuga t' appresta. – O amata donna,
Tu qui resta.

Scende sotto il ponte.


SCENA VI
Laura sola, poi Gioconda

LAURA
Ho il cuor pieno di preghiere.
Quel lume! Ah! una Madonna!
Davanti all'immagine della Madonna orando con passione; mentre ch'essa prega, Gioconda mascherata escirà da un nascondiglio sotto prora, e s' avanzerà lenta.
Stella del marinar! Vergine Santa,
Tu mi difendi in quest' ora suprema,
Tu vedi quanta passïone e quanta
Fede mi trasse a tale audacia estrema!
Sotto il tuo velo che i prostrati ammanta
Ricovera costei che prega e trema,
Scenda per questa fervida orazion
Sul capo mio, Madonna del perdon,
Una benedizion ...


SCENA VII
Gioconda e Laura

GIOCONDA
E un anatèma!

LAURA
inorridita alzandosi:
Ah! chi sei?

GIOCONDA
Chi son tu chiami?
Sono un'ombra che ti aspetta!
Il mio nome è la Vendetta.
Amo l'uomo che tu ami.

LAURA
Ciel!

GIOCONDA
accennando a prora
Là attesi e il tempo colsi
Come belva nella tana,
Ah! la forza sovrumana,
Del furor m' invade i polsi!
Vuoi fuggir? d'amor ti struggi?
Vuoi fuggir! lieta rivale? ...
Sì, l'antenna e il governale
Pronti son, sta ben, va, fuggi!

Ergendosi terribile

LAURA
Furia orrenda!

GIOCONDA
Ah! mi paventi!
Ed ardisci amar d'amore
Quell'eroe?

LAURA
Sfido il tuo core,
O rival!

GIOCONDA
Bestemmi!

LAURA
Menti!
L'amo come il fulgor del creato!
Come l'aura che avviva il respir!
Come il sogno celeste e beato
Da cui venne il mio primo sospir.

GIOCONDA
Ed io l'amo siccome il leone
Ama il sangue, ed il turbine il vol
E la folgor le vette, e l'alcione
Le voragini, e l'aquila il sol!

LAURA
Pel suo bacio soave disfido
Della pallida morte l'orror!

GIOCONDA
Pel suo bacio soave t'uccido,
ghermendo un pugnale
Son più forte, più forte è il mio amor!
afferrandola
Il mio braccio t'afferra!
Vien ch' io ti scorga in viso! a terra! a terra!
Presso a quel lume ... o i lagrimosi rai ...
Or più scampo non hai!
Questo pugnale ...
Ma no ... tu avrai per sorte
Un fulmin più fatale ...
In quella barca bruna ...

LAURA
O ciel!

GIOCONDA
Là è il tuo consorte!

LAURA
Perduta io son!

GIOCONDA
La morte
Voga sulla laguna.
Ecco! oramai nè un nume nè un santuario
Salvar ti può.

LAURA
alzando il rosario
M'aita!

GIOCONDA
Ah! quel rosario!
Esso è per te benedizione e schermo.

La trascina verso la riva.

LAURA
Che fai?

GIOCONDA
Ti salvo! Olà, il mio palischermo!
Appariscono due marinai con una barca.
Fuggi! ... a te ... questa maschera ti asconda!

Stacca la maschera e la pone sul volto a Laura.

LAURA
Ma mi dirai chi sei?

GIOCONDA
Son la Gioconda!

Gioconda spinge quasi a forza Laura nella barca che si allontana rapidamente. Gioconda scomparisce un istante dietro al brigantino, come per assicurarsi della fuga di Laura.

BARNABA
dalla riva, osservando i movimenti della barca che porta Laura e scorgendo in distanza la gondola d'Alvise.
Maledizione! Ha preso il vol! Padron!
Nel canal morto ... là ... forza di remi! ...

Scomparisce

GIOCONDA
È salva! O madre mia, quanto mi costi! ...


SCENA VIII
Gioconda, Enzo

ENZO
scendendo dal ponte
Laura, Laura! ove sei?

GIOCONDA
avanzandosi verso Enzo fieramente
Laura è scomparsa!

ENZO
Gioconda! o ciel! che avvenne?

GIOCONDA
Invano a' rei
Baci sognati il tuo sospir la chiama ...

ENZO
Menti, menti, o crudel!

GIOCONDA
No! più non t'ama!
trascinandolo verso la riva
Vedi là, nel canal morto,
Un navil che forza il corso?
Essa fugge! il suo rimorso
Fu più forte dell'amor!
Questo lido è a lei funesto,
Chè la morte intorno sta ...
Essa fugge ed io qui resto! ...
Chi di noi più amato avrà?

ENZO
Taci! ahimè! da che t' ho scôrto,
Sospettai nefando agguato,
Non mi dir d'avermi amato,
Odio sol tu porti in cor!
Ma al suo barbaro consorte
L'angiol mio saprò strappar! ...
Là è la vita!

Slanciandosi verso la riva

GIOCONDA
Là è la morte!

ENZO
Che di' tu?

GIOCONDA
Riguarda al mar!
Tu sei tradito! Un infame, un crudele
Al gran Consiglio il tuo nome svelò ...
Rompi gli indugi, – fa forza di vele,
Il cielo ancora salvare ti può!

ENZO
Taci! è un insulto dei vili il consiglio,
Dove è la morte, là impavido io sto!
Noto m'è il rombo del fiero naviglio,
Fuga od arresa che sieno non so!

Si ode un colpo di cannone. – Alcuni marinai dell' Hècate sbucano dal ponte, altri irrompono dalla scena, alcuni con fiaccole in mano.

MARINAI
Le galèe! le galèe! Salvi chi può!

ENZO
strappando la fiaccola ad uno dei marinai
Sin ch' io sia vivo, no!
Al nemico darem cenere e brage!
Incendio!

Dà fuoco all' Hècate. La nave arde.

TUTTI
Incendio! guerra! morte! strage!
Fuggiam! fuggiam! più speranza non v' ha!

ENZO
dalla tolda slanciandosi in mare
O Laura, addio!

GIOCONDA
dalla riva
E sempre Laura! oh almeno con te morir poss' io!

La nave si sprofonda. Cade la tela.
ATTO SECONDO
Il Rosario

Notte. – Un brigantino visto di fianco. – Sul davanti una riva deserta d' isola disabitata nelle acque di Fusina. Nell'estremo fondo il cielo in qualche parte stellato, e la laguna; a destra la luna tramonta dietro una nube. Sul davanti un altarino della Vergine con una lampada rossa accesa. – Hècate, il nome del brigantino, sta scritto a prua. Alcune lanterne sul ponte.

All'alzarsi della tela alcuni Marinai sono seduti sulla tolda, altri in piedi aggruppati; tutti hanno un portavoce in mano; molti Mozzi sono arrampicati, o seduti, o sospesi alle sartie degli alberi a stanno cantando una marinaresca.

SCENA PRIMA
Marinaresca

PRIMI MARINAI
a destra sul ponte, cantando attraverso il portavoce
Ha! He! Ha! He!
Fissa il timone!

SECONDI MARINAI
a sinistra col portavoce
Fissa!
Ha! He! Ha! He!
Issa artimone!

PRIMI MARINAI
Issa!
La ciurma ov'è?

PRIMI e SECONDI MARINAI
Ha! He! Ha! He!

MOZZI
ragazzi sulle antenne.
Siam qui sui culmini,
Siam sulla borda,
Siam sulle tremule
Scale di corda.
Guardate gli agili
Mozzi saltar;
Noi gli scoiattoli
Siamo del mar.

MARINAI
sotto la tolda, nel cassero
Siam nel fondo più profondo
Della nave, della cala,
Dove il vento furibondo
Spreca i fischi e infrange l'ala.
Siam nel fondo più profondo
Della nave, della cala.

PRIMI MARINAI
sul ponte
Ha! Ho! Ha! Ho!
Vele a babordo!

SECONDI MARINAI
Issa!
Ha! Ho! Ha! Ho!
Remi a tribordo!

PRIMI MARINAI
Issa!
Il ciel tuonò!
Ha! Ho! Ha! Ho!

MOZZI
sulle antenne
In mezzo ai fulmini
Della tempesta,
Noi tra le nuvole
Tuffiam la testa.
Come sugli alberi
D'una foresta,
Osiam le pendule
Sartìe scalar.
Noi gli scoiattoli
Siamo del mar.

MARINAI
sotto il ponte
Sotto prora, sotto poppa
È una placida dimora,
Qui vuotiam l'ardente coppa
Del liquor che inganna l'ora
Sotto poppa, sotto prora.

MOZZI
sulle antenne
Il mar mugghiante,
Il ciel furente,
Greco a Levante,
Bora a Ponente,
Scïoni e turbini
Sappiam sfidar.
Noi gli scoiattoli
Siamo del mar!

UNA VOCE SOLA
di dentro
Pescator, affonda l'esca,
E sia l'onda a te fedel,
Lieta sera e buona pesca
Ti promette il mare e il ciel.


SCENA II
Coro, Barnaba, Isèpo

Barnaba è vestito da pescatore con una rete in mano.

IL PILOTA
Chi va là?

BARNABA
La canzon ve lo dicea:
Un pescator che attende la marea.
Ho la barca laggiù nell'acqua bassa.
È tempora domani, e si digiuna,
(Per mia fortuna)
La mensa magra il pescatore ingrassa.

MARINAI
ridendo
Ha! Ha!

BARNABA
ad Isèpo
(Siam salvi! Han riso. Sono ottanta
Fra marinari e mozzi. Han tre decine
Di remi e nulla più; due colubrine
Di piccolo calibro. Or va, con quanta
Lena ti resta, e disponi le scolte
Colà dove le macchie son più folte.
Io qui rimango a far l'ufficio mio.
Vanne con Dio.)

Isèpo esce.

BARNABA
Pescator, affonda l'esca
E sia l'onda a te fedel,
Lieta sera e buona pesca
Ti promette il mare e il ciel.
Va, tranquilla cantilena,
Per l'azzurra immensità;
Questa notte una sirena
Nella rete cascherà.

CORO
ridendo
Ha! Ha! Ha! Ha!
Questa notte una sirena
Nella rete cascherà.

BARNABA
tra sè
(Spia coi fulminei
Tuoi sguardi accorti,
E fra le tenebre
Conta i tuoi morti.
Sì, da quest' isola
Deserta e bruna
Or deve sorgere
La tua fortuna.
Sta in guardia! e il rapido
Sospetto svia,
E ridi e vigila
E canta e spia.)
Ripigliando la canzone
Pescator, propizio è il vento,
Tenta il mare, o pescator.
Là, fra l'alighe e l'argento,
Guizzan pinne d'ambra e d'ôr.
Brilla Venere serena
In un ciel di voluttà.
Una fulgida sirena
Nella rete cascherà.

CORO
ripete ridendo
Ha! Ha! Ha! Ha!
Una fulgida sirena
Nella rete cascherà.

Barnaba esce all'entrare di Enzo.


SCENA III
Enzo, Marinai e Mozzi. Il Nostromo, il Maestro delle vele, il Pilota

ENZO
esce da sotto-coperta con una lanterna in mano, avanzandosi gaiamente.
alla ciurma
Sia gloria ai canti
Dei naviganti!
Questa notte si salpa!

MARINAI
Evviva il nostro
Principe e capitan!

ENZO
esplorando il cielo
Soffia grecale,
Vento buono per noi ... nella carena
al Nostromo
Tu, Nostromo, raccogli la gomèna.
Tu, Mastro delle vele, affiggi al rostro
Del brigantino il dalmato segnale
Che ci protesse in molte aspre fortune,
E al maggior pino inalbera il fanale.
ai Mozzi
Voi siate pronti a distaccar la fune
D'amarra a un cenno mio. – Quest'erme dune
»Più non vedremo all'ora mattutina.
Nocchier, l'abbrivio è verso Palestrina.«

Alcuni uomini della ciurma eseguiscono gli ordini di Enzo; mentre gli altri ricantano la Marinaresca.

ENZO
a tutti
Ed or scendete a riposarvi. Io vigilo
Solo sul ponte le inimiche flotte.
guarda le stelle
È tardi.

LA CIURMA
Buona guardia.

ENZO
Buona notte.

La ciurma scende sotto il ponte.


SCENA IV

ENZO
solo
Guardando il mare
Cielo e mar! – l'etereo velo
Splende come un santo altare.
L'angiol mio verrà dal cielo?!
L'angiol mio verrà dal mare?!
Qui l'attendo, ardente spira
Oggi il vento dell'amor.
Quel mortal che vi sospira
Vi conquide, o sogni d'ôr!

Ciclo e mar! – per l'aura fonda
Non appar nè suol, nè monte.
L'orizzonte bacia l'onda,
L'onda bacia l'orizzonte!
Qui nell'ombra ov'io mi giacio
Coll'anelito del cor,
Vieni, o donna, vieni al bacio
Della vita incantator.

Fissando il mare

Ah! chi è là? non è uno spetro
Del pensier! quella è una barca.
Odo già de' remi il metro,
Verso me volando varca ...

LA VOCE DI BARNABA
dietro il brigantino
Capitano! a bordo!

ENZO
sclamando verso la direzione della voce di Barnaba
Avanti!!
(Dio! sostieni ancor la piena
Della gioia!) O naviganti,
Costeggiate la carena!
Prende una fune e la getta al di là della sponda
Qua la fune ... aggrappa ... annoda
Le tue mani ... un passo ancor ...
Non cadere! approda! approda! ...


SCENA V
Enzo, Laura

LAURA
nelle braccia di Enzo
Enzo!

ENZO
Laura! Amore! Amor!

LA VOCE DI BARNABA
sinistramente, allontanandosi
Buona fortuna!

LAURA
Oh! la sinistra voce!
Fuggiam! fuggiam!

ENZO
S'ei tu che ti salvò! ...

LAURA
Pur sorridea d'un infernal sorriso!

ENZO
È l'uomo che ci aperse il paradiso!
Deh! non turbare – con ree paure
Di questo istante – le ebbrezze pure;
D'amor soltanto – con me ragiona,
È il cielo, o cara – che schiudi a me!

LAURA
Ah! del tuo bacio – nel dolce incanto
Celeste gioia – diventa il pianto,
A umano strazio – Dio non perdona,
Se perdonato – amor non è!

ENZO
Ma dimmi come, – angelo mio,
Mi ravvisasti?

LAURA
– Nel marinar
Enzo conobbi. –

ENZO
Al pari anch' io
Te al primo suono – della parola ...

LAURA
Enzo adorato! – ma il tempo vola.
All'erta! all'erta! –

ENZO
Deh! non tremar!
Siamo in un' isola – tutta deserta,
Tra mare e cielo – tra cielo e mar!
Vedrem pur ora tramontar la luna ...
Quando sarà corcata, all'aura bruna
Noi salperem; cogli occhi al firmamento,
Coi baci in fronte e colle vele al vento!

La luna bassa si svolve dalle nuvole, il suo disco s'asconderà dietro il vascello.

LAURA e ENZO
Laggiù nelle nebbie remote,
Laggiù nelle tenebre ignote,
Sta il segno del nostro cammin.
Nell' onde, nell' ombre, nei venti,
Fidenti, ridenti, fuggenti,
Gittiamo la vita e il destin.
La luna discende, discende
Ricinta di roride bende,
Siccome una sposa all' altar.
E asconde – la spenta – parvenza
Nell' onde; – con lenta – cadenza,
La luna è discesa nel mar!

ENZO
staccandosi
E il tuo nocchiere
Or la fuga t' appresta. – O amata donna,
Tu qui resta.

Scende sotto il ponte.


SCENA VI
Laura sola, poi Gioconda

LAURA
Ho il cuor pieno di preghiere.
Quel lume! Ah! una Madonna!
Davanti all'immagine della Madonna orando con passione; mentre ch'essa prega, Gioconda mascherata escirà da un nascondiglio sotto prora, e s' avanzerà lenta.
Stella del marinar! Vergine Santa,
Tu mi difendi in quest' ora suprema,
Tu vedi quanta passïone e quanta
Fede mi trasse a tale audacia estrema!
Sotto il tuo velo che i prostrati ammanta
Ricovera costei che prega e trema,
Scenda per questa fervida orazion
Sul capo mio, Madonna del perdon,
Una benedizion ...


SCENA VII
Gioconda e Laura

GIOCONDA
E un anatèma!

LAURA
inorridita alzandosi:
Ah! chi sei?

GIOCONDA
Chi son tu chiami?
Sono un'ombra che ti aspetta!
Il mio nome è la Vendetta.
Amo l'uomo che tu ami.

LAURA
Ciel!

GIOCONDA
accennando a prora
Là attesi e il tempo colsi
Come belva nella tana,
Ah! la forza sovrumana,
Del furor m' invade i polsi!
Vuoi fuggir? d'amor ti struggi?
Vuoi fuggir! lieta rivale? ...
Sì, l'antenna e il governale
Pronti son, sta ben, va, fuggi!

Ergendosi terribile

LAURA
Furia orrenda!

GIOCONDA
Ah! mi paventi!
Ed ardisci amar d'amore
Quell'eroe?

LAURA
Sfido il tuo core,
O rival!

GIOCONDA
Bestemmi!

LAURA
Menti!
L'amo come il fulgor del creato!
Come l'aura che avviva il respir!
Come il sogno celeste e beato
Da cui venne il mio primo sospir.

GIOCONDA
Ed io l'amo siccome il leone
Ama il sangue, ed il turbine il vol
E la folgor le vette, e l'alcione
Le voragini, e l'aquila il sol!

LAURA
Pel suo bacio soave disfido
Della pallida morte l'orror!

GIOCONDA
Pel suo bacio soave t'uccido,
ghermendo un pugnale
Son più forte, più forte è il mio amor!
afferrandola
Il mio braccio t'afferra!
Vien ch' io ti scorga in viso! a terra! a terra!
Presso a quel lume ... o i lagrimosi rai ...
Or più scampo non hai!
Questo pugnale ...
Ma no ... tu avrai per sorte
Un fulmin più fatale ...
In quella barca bruna ...

LAURA
O ciel!

GIOCONDA
Là è il tuo consorte!

LAURA
Perduta io son!

GIOCONDA
La morte
Voga sulla laguna.
Ecco! oramai nè un nume nè un santuario
Salvar ti può.

LAURA
alzando il rosario
M'aita!

GIOCONDA
Ah! quel rosario!
Esso è per te benedizione e schermo.

La trascina verso la riva.

LAURA
Che fai?

GIOCONDA
Ti salvo! Olà, il mio palischermo!
Appariscono due marinai con una barca.
Fuggi! ... a te ... questa maschera ti asconda!

Stacca la maschera e la pone sul volto a Laura.

LAURA
Ma mi dirai chi sei?

GIOCONDA
Son la Gioconda!

Gioconda spinge quasi a forza Laura nella barca che si allontana rapidamente. Gioconda scomparisce un istante dietro al brigantino, come per assicurarsi della fuga di Laura.

BARNABA
dalla riva, osservando i movimenti della barca che porta Laura e scorgendo in distanza la gondola d'Alvise.
Maledizione! Ha preso il vol! Padron!
Nel canal morto ... là ... forza di remi! ...

Scomparisce

GIOCONDA
È salva! O madre mia, quanto mi costi! ...


SCENA VIII
Gioconda, Enzo

ENZO
scendendo dal ponte
Laura, Laura! ove sei?

GIOCONDA
avanzandosi verso Enzo fieramente
Laura è scomparsa!

ENZO
Gioconda! o ciel! che avvenne?

GIOCONDA
Invano a' rei
Baci sognati il tuo sospir la chiama ...

ENZO
Menti, menti, o crudel!

GIOCONDA
No! più non t'ama!
trascinandolo verso la riva
Vedi là, nel canal morto,
Un navil che forza il corso?
Essa fugge! il suo rimorso
Fu più forte dell'amor!
Questo lido è a lei funesto,
Chè la morte intorno sta ...
Essa fugge ed io qui resto! ...
Chi di noi più amato avrà?

ENZO
Taci! ahimè! da che t' ho scôrto,
Sospettai nefando agguato,
Non mi dir d'avermi amato,
Odio sol tu porti in cor!
Ma al suo barbaro consorte
L'angiol mio saprò strappar! ...
Là è la vita!

Slanciandosi verso la riva

GIOCONDA
Là è la morte!

ENZO
Che di' tu?

GIOCONDA
Riguarda al mar!
Tu sei tradito! Un infame, un crudele
Al gran Consiglio il tuo nome svelò ...
Rompi gli indugi, – fa forza di vele,
Il cielo ancora salvare ti può!

ENZO
Taci! è un insulto dei vili il consiglio,
Dove è la morte, là impavido io sto!
Noto m'è il rombo del fiero naviglio,
Fuga od arresa che sieno non so!

Si ode un colpo di cannone. – Alcuni marinai dell' Hècate sbucano dal ponte, altri irrompono dalla scena, alcuni con fiaccole in mano.

MARINAI
Le galèe! le galèe! Salvi chi può!

ENZO
strappando la fiaccola ad uno dei marinai
Sin ch' io sia vivo, no!
Al nemico darem cenere e brage!
Incendio!

Dà fuoco all' Hècate. La nave arde.

TUTTI
Incendio! guerra! morte! strage!
Fuggiam! fuggiam! più speranza non v' ha!

ENZO
dalla tolda slanciandosi in mare
O Laura, addio!

GIOCONDA
dalla riva
E sempre Laura! oh almeno con te morir poss' io!

La nave si sprofonda. Cade la tela.


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