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ATTO TERZO
Cà d'Oro

Una camera nella Cà d'Oro, Sera; lampada accesa. – Da un lato un'armatura antica.

SCENA PRIMA

ALVISE
entrando in preda a violenta agitazione
Sì morir ella de'! Sul nome mio
Scritta l' infamia impunemente avrà?
Chi un Badoer tradì
Non può sperar pietà! ...
Se ier non la ghermì
Nell' isola fatal questa mia mano,
L'espïazion non fia tremenda meno!
Ieri un pugnal le avria squarciato il seno,
Oggi ... un ferro non è ... sarà un veleno!

Accennando alle sale contigue

Là turbini e farnetichi
La gaia baraonda,
Dell'agonia col gemito
Qui l'orgia si confonda!
Ombre di mia prosapia
Non arrossite ancor!

Tutto la morte vendica,
Anche il tradito amor!
Là del patrizio veneto
Si compia il largo invito,
Quivi il feral marito
Provveda al proprio onor!
Fremete, o danze, o cantici! ...
È una infedel che muor!


SCENA II
Laura, Alvise

LAURA
entra in ricca veste da ballo, con perle e gemme
ad Alvise
Qui chiamata m' avete?

ALVISE
con affettata cortesia
Pur che vi piaccia ...

LAURA
Mio signor ...

ALVISE
Sedete!
Siedono ai due lati di un ampio tavolo.
Bella così, madonna, – io non v' ho mai veduta;
Pur il sorriso è languido; – perchè ristarvi muta?
Dite: un gentil mistero – v' è grave a me svelar,
O un qualche velo nero – dovrò da me strappar?

LAURA
Dal vostro accento insolito – cruda ironia traspira,
Il labro a grazia atteggiasi – e fuor ne scoppia l'ira ...
Mio nobile consorte, – non vi comprendo ancora!

ALVISE
concitato
Pur d' abbassar la maschera – madonna, è giunta l'ora.
Alzandosi con violenza
Giunta è l' ora! – ad altr' uomo rivolto,
Donna impura, è il tuo primo sospir ...

LAURA
Ad altr' uomo? Che dite? Che ascolto!
Fra sè
(Cielo! orrendo m' imponi martir.)

ALVISE
Ieri quasi t' ho côlta in peccato,
Pur potesti salvarti e fuggir ...
Col mio guanto t' ho oggi afferrato,
Più non fuggi, – ti è d' uopo morir!

La atterra violentemente. Laura getta un grido.

LAURA
a' piedi di Alvise
Morir! è troppo orribile!
Aver davanti il ciel ...
E scender nelle tenebre
D'un desolato avel!
Senti! di sangue tiepido
In sen mi scorre un rivo ...
Perchè, se piango e vivo,
Dirmi: tu dêi morir?
La morte è pena infame
Anche a più gran fallir!

ALVISE
Invan tu piangi – invan tu speri,
Dio non ti può esaudir!
In lui raccogli – i tuoi pensieri;
Preparati a morir!
Un confessore ivi t'attende!

LAURA
Ahimè!
Ove m'adduci?

ALVISE
con forza sollevando la drapperia della camera attigua e indicando un catafalco. Si vedrà il riverbero dei cori.
Vieni!
Questo è il talamo tuo!

LAURA
inorridita
Ah! orribil cosa!

SERENATA INTERNA
sulla laguna
Ten va, serenata,
Per l'aura serena,
Ten va, cantilena,
Per l'onda incantata.
Udite le blande
Canzoni vagar,
Il remo ci scande
Gli accordi sul mar.

Entra Gioconda e s'appiatta in fondo. La serenata cessa per un momento.

ALVISE
estraendo una fiala
Prendi questo velen; e già che forte
Tanto mi sembri ne' tuoi detti audaci,
Con quelle labbra che succhiaro i baci,
Suggi la morte.
»La tua condanna confido a te stessa;
Non far che ma! securo
Voler t'arresti la mano perplessa,
Non far che il mio pugnale ti percota
E insozzi i lari del tuo sangue impuro.«
Scampo non hai,
Odi questa canzon? “Morir dovrai
Pria ch'essa giunga all'ultima sua nota”

Esce.


SCENA III
Laura e Gioconda

GIOCONDA
accorrendo verso Laura, afferra il veleno che Laura ha tra le mani e le porge un'ampolla
A me quel filtro! a te codesto! bevi!

LAURA
Gioconda, qui?

GIOCONDA
Previdi la tua sorte,
Per salvarti mi armai, ti rassicura.
Quel narcotico è tal, che della morte
Finge il letargo ... Angoscïosi, brevi
Sono gl' istanti ... bevi ... a me la cura
Lascia dell'opra. – Or via!!

LAURA
Mi fai paura!

GIOCONDA
S'ei qui torna t'uccide.

LAURA
Atra agonia!

Serenata interna

La gaia canzon
Fa l'eco languir,
E l' ilare suon
Si muta in sospir.
Con vago miraggio
Riflette la luna
L'argenteo suo raggio
Sull'ampia laguna
E in quel si sublima
Riverbero pio,
Patetica rima
Creata da Dio.

Ten va, cantilena,
Per l'aura serena,
Ten va, serenata,
Per l'onda incantata.
Udite le blande
Canzoni vagar.
Il remo ci scande
Gli accordi sul mar.
Ten va, serenata,
Sull'onda incantata.

Il canto è la vita,
Di sogni si pasce,
Ai sogni c' invita,
Dai sogni rinasce,
D'un'anima ignota
È l'eco fedel.

L'estrema sua nota
Si perde nel ciel.

GIOCONDA
Prega per te quaggiù la madre mia,
Nell'oratorio, i miei fidi cantori
Son presso ... ascolta.

LAURA
Orror!!
Già la canzone muor!

GIOCONDA
Con essa muori!
La condanna t'è nota:
“Pria ch'essa giunga all' ultima sua nota ...”

LAURA
Porgi! ho bevuto.

Prende la fiala dalle mani di Gioconda, poi scompare dietro le cortine della camera mortuaria.

GIOCONDA
La fiala a me! oh gran Dio!!

Travasa il veleno d'Alvise nella fiala del sonnifero e lascia l'ampolla del veleno vuota sul tavolo. Esce precipitosa.


SCENA IV
Alvise solo, mentre la cadenza della serenata è alle ultime sue note. Ossa va l'ampolla vuota sul tavolo.

ALVISE
Tutto è compiuto!!
Vuoto è il cristal.
Entra nella cella funeraria, vi rimane un momento e torna in scena.
Vola su lei la morte.
La morte è il nulla e vecchia fola è il ciel!

Esce lentamente.


SCENA V

GIOCONDA
sola
Gioconda ricomparisce dal lato opposto a quello donde è uscito Alvise. Si guarda intorno, solleva la cortina della cella, poi, vistasi sola, esclama:
O madre mia, nell' isola fatale
Frenai per te la sanguinaria brama
Di rejetta rival. Or più tremendo
È il sacrifizio mio ...
Io la salvo per lui, per lui che l'ama!

Esce precipitosamente.


SCENA VI
Sontuosissima sala attigua alla cella funeraria, splendidamente parata a festa. Ampio portone nel fondo a sinistra, un consimile a destra, ma questo tutto chiuso da una drapperia. – Una terza porta nella parete a sinistra.

Entrano Cavalieri, Dame, Maschere. Alvise moverà loro incontro ricevendo e complimentando chi entra. Il Paggio gli sta accanto Gioconda.

ALVISE
Benvenuti messeri! Andrea Sagredo!
Erizzo, Loredan! Venier! Chi vedo?
Isèpo Barbarigo, a noi tornato
Dalla pallida China! e il ben amato
Cugino mio Partecipazio! O quanti
Bei cavalieri! ... Belle dame! Avanti,
Avanti! e voi, vispi cantori e maschere,
Presto sciogliete le carole e i canti.

CORO
S' inneggi alla Cà d' Oro
Che intreccia in rami d'ôr
Della virtù l'alloro
Col mirto dell'amor.

ALVISE
Grazie vi rendo per le vostre laudi,
Cortesi amici. A più leggiadri gaudi
Ora v' invito. Ecco una mascherata
Di vaghe danzatrici. – Ognuna è ornata
Di bellezza e fulgore
E tutte in cerchio rappresentan l'ore.
Incomincia la danza.

Danza delle ore

Le Ore del Mattino – del Giorno – della Sera – della Notte


SCENA VII
I precedenti, Barnaba, la Cieca, Enzo

BARNABA
trascinando la Cieca, che invano cerca svincolarsi dalle sue strette
Vieni!

LA CIECA
Lasciami! Ahimè!

CORO e ALVISE
La Cieca!

GIOCONDA
accorrendo
O madre!

ALVISE
alla Cieca
Qui che fai tu?

BARNABA
Nelle vietate stanze
Io la sorpresi al maleficio intenta!

LA CIECA
Pregavo per chi muor!

CORO
Per chi muor? che di' tu?
Si odono silenti rintocchi della campana degli agonizzanti.
Qual suon funèbre!

ENZO
a Barnaba
Un'agonia! per chi?

BARNABA
sottovoce ad Enzo
Per Laura!

ENZO
Orror!
Che più mi resta se quell'angiol muor?

ALVISE
avanzandosi tra la folla atterrita e confusa
E che? la gioia sparve!
Se gaio è Badoero,
Chi ha fra gli ospiti suoi dritto al dolor?

ENZO
Io l' ho più ch'altri.

ALVISE
Tu? ma tu chi sei?

ENZO
gettando la maschera
Il tuo proscritto io sono, Enzo Grimaldo,
Prence di Santafior! Patria ed amore
Tu m' hai rubato un dì ...
Or compi il tuo delitto!

TUTTI
Audacia!

LA CIECA e GIOCONDA
Orror!

ALVISE
Sul capo tuo rispondi,
Barnaba, del codardo insultator!

CORO
D'un vampiro fatal – l'ala fredda passò
E in teda funeral – ogni face mutò.
Un sinistro baglior – le fronti illuminò,
Più la gioia regnar – nella festa non può

ENZO
fra sè
(O mia stella d'amor, – o mio Nume fedel,
Se rapita a me sei, – ti raggiungo nel ciel!)

GIOCONDA
fra sè
(Oh tortura crudel! – inaudito martir!
Quanto ei l'ama! è per lei – qui venuto a morir!)

LA CIECA
a Barnaba
O fatal delator, – se trafitto alcun fu,
Riconosco la man, – l'assassino sei tu!

BARNABA
alla Cieca
Giuro al cielo, se ier – quella rea ti salvò,
La vendetta oggimai – più sfuggirmi non può!

ENZO
fra sé
(Già ti vedo immota e smorta
Tutta avvolta in bianco vel,
Tu sei morta, tu sei morta,
Angiol mio dolce e fedel!
Su di me piombi la scure,
S'apra il baratro fatal,
E mi guidin le torture
All' imene celestial.)

GIOCONDA
(Scorre il pianto a stilla a stilla
Nel silenzio del dolor.
Piangi, o turgida pupilla,
Mentre sanguina il mio cor.)

BARNABA
a Gioconda
Cedi alfin, della mia mano
Vedi qui l'opra fatal.
Mi paventa! un genio arcano
Mi trascina verso il mal.

GIOCONDA
sottovoce, a Barnaba
Se lo salvi e adduci al lido,
Laggiù presso al Redentor,
Il mio corpo t'abbandono,
O terribile cantor.

BARNABA
come sopra, a Gioconda
Disperato è questo dono,
Pur lo accetta il tuo cantor.
Al destin spietato irrido,
Pur d'averti sul mio cor.

LA CIECA
a Gioconda
Le tue lagrime, o Gioconda,
Che non versi sul mio cor?
Un amor non ti circonda
Che sia pari a questo amor!

ALVISE
cupamente guardando Enzo
Nel fulgor di questa festa
Mal venisti, o cavalier,
Par che sia per te funesta
L'allegria dei Badoer!
Ma già appresto a' tuoi sgomenti
Nuova scena di terror!
Tu saprai, se invan si attenti
Del mio nome al puro onor!

CORO
Tristi eventi! Audacie orrende!
Spaventevole festin!
Come rapida discende
La valanga del destin!

ALVISE
avanzandosi in mezzo della scena, con atto di suprema dignità
Or tutti a me! La donna che fu mia
L'estremo oltraggio al nome mio recò!
Va verso la cella funeraria ed alza le cortine. –
Laura apparisce vestita di bianco, stesa sul suo letto di morte. La cella è rischiarata da molti doppieri.
Miratela! Son io che spenta l' ho!

ENZO
si slancia, brandendo il pugnale, ma è trattenuto dalle guardie
Carnefice!

GIOCONDA, LA CIECA
Sventura!

CORO
Orror! orror!

Gioconda corre verso Enzo che viene trascinato dalle guardie. Barnaba afferra per la mano la Cieca e, giovàndosi della confusione, la spinge entro una porta segreta. Alvise resta immobile presso la cella funeraria, additando il cadavere di Laura. Gli invitati si atteggiano ad espressioni di raccapriccio, di sdegno e di pietà. – Quadro. – Cala la tela.
ATTO TERZO
Cà d'Oro

Una camera nella Cà d'Oro, Sera; lampada accesa. – Da un lato un'armatura antica.

SCENA PRIMA

ALVISE
entrando in preda a violenta agitazione
Sì morir ella de'! Sul nome mio
Scritta l' infamia impunemente avrà?
Chi un Badoer tradì
Non può sperar pietà! ...
Se ier non la ghermì
Nell' isola fatal questa mia mano,
L'espïazion non fia tremenda meno!
Ieri un pugnal le avria squarciato il seno,
Oggi ... un ferro non è ... sarà un veleno!

Accennando alle sale contigue

Là turbini e farnetichi
La gaia baraonda,
Dell'agonia col gemito
Qui l'orgia si confonda!
Ombre di mia prosapia
Non arrossite ancor!

Tutto la morte vendica,
Anche il tradito amor!
Là del patrizio veneto
Si compia il largo invito,
Quivi il feral marito
Provveda al proprio onor!
Fremete, o danze, o cantici! ...
È una infedel che muor!


SCENA II
Laura, Alvise

LAURA
entra in ricca veste da ballo, con perle e gemme
ad Alvise
Qui chiamata m' avete?

ALVISE
con affettata cortesia
Pur che vi piaccia ...

LAURA
Mio signor ...

ALVISE
Sedete!
Siedono ai due lati di un ampio tavolo.
Bella così, madonna, – io non v' ho mai veduta;
Pur il sorriso è languido; – perchè ristarvi muta?
Dite: un gentil mistero – v' è grave a me svelar,
O un qualche velo nero – dovrò da me strappar?

LAURA
Dal vostro accento insolito – cruda ironia traspira,
Il labro a grazia atteggiasi – e fuor ne scoppia l'ira ...
Mio nobile consorte, – non vi comprendo ancora!

ALVISE
concitato
Pur d' abbassar la maschera – madonna, è giunta l'ora.
Alzandosi con violenza
Giunta è l' ora! – ad altr' uomo rivolto,
Donna impura, è il tuo primo sospir ...

LAURA
Ad altr' uomo? Che dite? Che ascolto!
Fra sè
(Cielo! orrendo m' imponi martir.)

ALVISE
Ieri quasi t' ho côlta in peccato,
Pur potesti salvarti e fuggir ...
Col mio guanto t' ho oggi afferrato,
Più non fuggi, – ti è d' uopo morir!

La atterra violentemente. Laura getta un grido.

LAURA
a' piedi di Alvise
Morir! è troppo orribile!
Aver davanti il ciel ...
E scender nelle tenebre
D'un desolato avel!
Senti! di sangue tiepido
In sen mi scorre un rivo ...
Perchè, se piango e vivo,
Dirmi: tu dêi morir?
La morte è pena infame
Anche a più gran fallir!

ALVISE
Invan tu piangi – invan tu speri,
Dio non ti può esaudir!
In lui raccogli – i tuoi pensieri;
Preparati a morir!
Un confessore ivi t'attende!

LAURA
Ahimè!
Ove m'adduci?

ALVISE
con forza sollevando la drapperia della camera attigua e indicando un catafalco. Si vedrà il riverbero dei cori.
Vieni!
Questo è il talamo tuo!

LAURA
inorridita
Ah! orribil cosa!

SERENATA INTERNA
sulla laguna
Ten va, serenata,
Per l'aura serena,
Ten va, cantilena,
Per l'onda incantata.
Udite le blande
Canzoni vagar,
Il remo ci scande
Gli accordi sul mar.

Entra Gioconda e s'appiatta in fondo. La serenata cessa per un momento.

ALVISE
estraendo una fiala
Prendi questo velen; e già che forte
Tanto mi sembri ne' tuoi detti audaci,
Con quelle labbra che succhiaro i baci,
Suggi la morte.
»La tua condanna confido a te stessa;
Non far che ma! securo
Voler t'arresti la mano perplessa,
Non far che il mio pugnale ti percota
E insozzi i lari del tuo sangue impuro.«
Scampo non hai,
Odi questa canzon? “Morir dovrai
Pria ch'essa giunga all'ultima sua nota”

Esce.


SCENA III
Laura e Gioconda

GIOCONDA
accorrendo verso Laura, afferra il veleno che Laura ha tra le mani e le porge un'ampolla
A me quel filtro! a te codesto! bevi!

LAURA
Gioconda, qui?

GIOCONDA
Previdi la tua sorte,
Per salvarti mi armai, ti rassicura.
Quel narcotico è tal, che della morte
Finge il letargo ... Angoscïosi, brevi
Sono gl' istanti ... bevi ... a me la cura
Lascia dell'opra. – Or via!!

LAURA
Mi fai paura!

GIOCONDA
S'ei qui torna t'uccide.

LAURA
Atra agonia!

Serenata interna

La gaia canzon
Fa l'eco languir,
E l' ilare suon
Si muta in sospir.
Con vago miraggio
Riflette la luna
L'argenteo suo raggio
Sull'ampia laguna
E in quel si sublima
Riverbero pio,
Patetica rima
Creata da Dio.

Ten va, cantilena,
Per l'aura serena,
Ten va, serenata,
Per l'onda incantata.
Udite le blande
Canzoni vagar.
Il remo ci scande
Gli accordi sul mar.
Ten va, serenata,
Sull'onda incantata.

Il canto è la vita,
Di sogni si pasce,
Ai sogni c' invita,
Dai sogni rinasce,
D'un'anima ignota
È l'eco fedel.

L'estrema sua nota
Si perde nel ciel.

GIOCONDA
Prega per te quaggiù la madre mia,
Nell'oratorio, i miei fidi cantori
Son presso ... ascolta.

LAURA
Orror!!
Già la canzone muor!

GIOCONDA
Con essa muori!
La condanna t'è nota:
“Pria ch'essa giunga all' ultima sua nota ...”

LAURA
Porgi! ho bevuto.

Prende la fiala dalle mani di Gioconda, poi scompare dietro le cortine della camera mortuaria.

GIOCONDA
La fiala a me! oh gran Dio!!

Travasa il veleno d'Alvise nella fiala del sonnifero e lascia l'ampolla del veleno vuota sul tavolo. Esce precipitosa.


SCENA IV
Alvise solo, mentre la cadenza della serenata è alle ultime sue note. Ossa va l'ampolla vuota sul tavolo.

ALVISE
Tutto è compiuto!!
Vuoto è il cristal.
Entra nella cella funeraria, vi rimane un momento e torna in scena.
Vola su lei la morte.
La morte è il nulla e vecchia fola è il ciel!

Esce lentamente.


SCENA V

GIOCONDA
sola
Gioconda ricomparisce dal lato opposto a quello donde è uscito Alvise. Si guarda intorno, solleva la cortina della cella, poi, vistasi sola, esclama:
O madre mia, nell' isola fatale
Frenai per te la sanguinaria brama
Di rejetta rival. Or più tremendo
È il sacrifizio mio ...
Io la salvo per lui, per lui che l'ama!

Esce precipitosamente.


SCENA VI
Sontuosissima sala attigua alla cella funeraria, splendidamente parata a festa. Ampio portone nel fondo a sinistra, un consimile a destra, ma questo tutto chiuso da una drapperia. – Una terza porta nella parete a sinistra.

Entrano Cavalieri, Dame, Maschere. Alvise moverà loro incontro ricevendo e complimentando chi entra. Il Paggio gli sta accanto Gioconda.

ALVISE
Benvenuti messeri! Andrea Sagredo!
Erizzo, Loredan! Venier! Chi vedo?
Isèpo Barbarigo, a noi tornato
Dalla pallida China! e il ben amato
Cugino mio Partecipazio! O quanti
Bei cavalieri! ... Belle dame! Avanti,
Avanti! e voi, vispi cantori e maschere,
Presto sciogliete le carole e i canti.

CORO
S' inneggi alla Cà d' Oro
Che intreccia in rami d'ôr
Della virtù l'alloro
Col mirto dell'amor.

ALVISE
Grazie vi rendo per le vostre laudi,
Cortesi amici. A più leggiadri gaudi
Ora v' invito. Ecco una mascherata
Di vaghe danzatrici. – Ognuna è ornata
Di bellezza e fulgore
E tutte in cerchio rappresentan l'ore.
Incomincia la danza.

Danza delle ore

Le Ore del Mattino – del Giorno – della Sera – della Notte


SCENA VII
I precedenti, Barnaba, la Cieca, Enzo

BARNABA
trascinando la Cieca, che invano cerca svincolarsi dalle sue strette
Vieni!

LA CIECA
Lasciami! Ahimè!

CORO e ALVISE
La Cieca!

GIOCONDA
accorrendo
O madre!

ALVISE
alla Cieca
Qui che fai tu?

BARNABA
Nelle vietate stanze
Io la sorpresi al maleficio intenta!

LA CIECA
Pregavo per chi muor!

CORO
Per chi muor? che di' tu?
Si odono silenti rintocchi della campana degli agonizzanti.
Qual suon funèbre!

ENZO
a Barnaba
Un'agonia! per chi?

BARNABA
sottovoce ad Enzo
Per Laura!

ENZO
Orror!
Che più mi resta se quell'angiol muor?

ALVISE
avanzandosi tra la folla atterrita e confusa
E che? la gioia sparve!
Se gaio è Badoero,
Chi ha fra gli ospiti suoi dritto al dolor?

ENZO
Io l' ho più ch'altri.

ALVISE
Tu? ma tu chi sei?

ENZO
gettando la maschera
Il tuo proscritto io sono, Enzo Grimaldo,
Prence di Santafior! Patria ed amore
Tu m' hai rubato un dì ...
Or compi il tuo delitto!

TUTTI
Audacia!

LA CIECA e GIOCONDA
Orror!

ALVISE
Sul capo tuo rispondi,
Barnaba, del codardo insultator!

CORO
D'un vampiro fatal – l'ala fredda passò
E in teda funeral – ogni face mutò.
Un sinistro baglior – le fronti illuminò,
Più la gioia regnar – nella festa non può

ENZO
fra sè
(O mia stella d'amor, – o mio Nume fedel,
Se rapita a me sei, – ti raggiungo nel ciel!)

GIOCONDA
fra sè
(Oh tortura crudel! – inaudito martir!
Quanto ei l'ama! è per lei – qui venuto a morir!)

LA CIECA
a Barnaba
O fatal delator, – se trafitto alcun fu,
Riconosco la man, – l'assassino sei tu!

BARNABA
alla Cieca
Giuro al cielo, se ier – quella rea ti salvò,
La vendetta oggimai – più sfuggirmi non può!

ENZO
fra sé
(Già ti vedo immota e smorta
Tutta avvolta in bianco vel,
Tu sei morta, tu sei morta,
Angiol mio dolce e fedel!
Su di me piombi la scure,
S'apra il baratro fatal,
E mi guidin le torture
All' imene celestial.)

GIOCONDA
(Scorre il pianto a stilla a stilla
Nel silenzio del dolor.
Piangi, o turgida pupilla,
Mentre sanguina il mio cor.)

BARNABA
a Gioconda
Cedi alfin, della mia mano
Vedi qui l'opra fatal.
Mi paventa! un genio arcano
Mi trascina verso il mal.

GIOCONDA
sottovoce, a Barnaba
Se lo salvi e adduci al lido,
Laggiù presso al Redentor,
Il mio corpo t'abbandono,
O terribile cantor.

BARNABA
come sopra, a Gioconda
Disperato è questo dono,
Pur lo accetta il tuo cantor.
Al destin spietato irrido,
Pur d'averti sul mio cor.

LA CIECA
a Gioconda
Le tue lagrime, o Gioconda,
Che non versi sul mio cor?
Un amor non ti circonda
Che sia pari a questo amor!

ALVISE
cupamente guardando Enzo
Nel fulgor di questa festa
Mal venisti, o cavalier,
Par che sia per te funesta
L'allegria dei Badoer!
Ma già appresto a' tuoi sgomenti
Nuova scena di terror!
Tu saprai, se invan si attenti
Del mio nome al puro onor!

CORO
Tristi eventi! Audacie orrende!
Spaventevole festin!
Come rapida discende
La valanga del destin!

ALVISE
avanzandosi in mezzo della scena, con atto di suprema dignità
Or tutti a me! La donna che fu mia
L'estremo oltraggio al nome mio recò!
Va verso la cella funeraria ed alza le cortine. –
Laura apparisce vestita di bianco, stesa sul suo letto di morte. La cella è rischiarata da molti doppieri.
Miratela! Son io che spenta l' ho!

ENZO
si slancia, brandendo il pugnale, ma è trattenuto dalle guardie
Carnefice!

GIOCONDA, LA CIECA
Sventura!

CORO
Orror! orror!

Gioconda corre verso Enzo che viene trascinato dalle guardie. Barnaba afferra per la mano la Cieca e, giovàndosi della confusione, la spinge entro una porta segreta. Alvise resta immobile presso la cella funeraria, additando il cadavere di Laura. Gli invitati si atteggiano ad espressioni di raccapriccio, di sdegno e di pietà. – Quadro. – Cala la tela.


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