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ATTO QUARTO
Il Canal Orfano

L'atrio di un palazzo diroccato nell' isola della Giudecca. Nell'angolo di destra un paravento disteso, dietro il quale sta un letto. – Un gran portone di riva nel fondo da cui si vedrà la laguna e la piazzetta di San Marco illuminata a festa. – Una immagine della Madonna ed una croce appesa al muro. – Un tavolo, un canapè, sul tavolo una lucerna ed una lanterna accese, un' ampolla di veleno, un pugnale, – Sul canapè varii adornamenti scenici di Gioconda. – A destra della scena una lunga e buia calle.

SCENA PRIMA
Gioconda sola, cupamente assorta ne' suoi pensieri
Intanto dal fondo della calle si avanzano uomini che portano in braccio Laura avvolta in un mantello nero. Battono all' uscio. Gioconda si scuote e va ad aprire. Entrano.

GIOCONDA
Nessun v' ha visto?

PRIMO CANTORE
Nessuno.

GIOCONDA
Sul letto
La deponete.

Gioconda va al paravento. Laura è déposta sul letto.

CANTORE
»Ad un'occulta riva
Sbarcati siam per evitar gl' incontri.«

GIOCONDA
»Sta ben. E quando fu sepolta?«

CANTORE
»A vespro.«

GIOCONDA
»E quanto tempo giacque?«

CANTORE
»In circa un'ora.«

GIOCONDA
»Era vasto l'avel?«

CANTORE
»Vasto.«

GIOCONDA
I compagni
Verranno questa notte?

CANTORE
Sì.

GIOCONDA
Ecco l'oro
Che vi promisi.

CANTORE
Nol vogliam ... gli amici
Prestan opra da amici.

GIOCONDA
mutando accento e supplicando
O pïetosi,
Per quell'amor che v' ha creati, un'altra
Grazia vi chiedo. Nella scorsa notte
Mi scompariva la mia cieca madre,
Già disperata la cercai, ma invano.
Deh! scorrete le vie, le piazze, e l'orme
Della mia vecchierella Iddio v' insegni.
Doman, se la trovate, a Canareggio
V'aspetterò. Quest'antro di Giudecca
Fra brev'ora abbandono.

CANTORI
A noi t'affida.

Gioconda stringe ad essi la mano; escono da dove sono entrati.


SCENA II

GIOCONDA
sola presso il tavolo guarda il pugnale, lo tocca, poi prende l' ampolla del veleno.
Suicidio! ... in questi
Fieri momenti
Tu sol mi resti,
Tu sol mi tenti.
Ultima voce
Del mio destin,
Ultima croce
Del mio cammin.
E un dì leggiadre
Volavan l'ore;
Smarrii la madre,
Perdei l'amore,
Vinsi l' infausta
Gelosa febre!
Or piombo esausta
Fra le tenebre! ...
Tocco alla mèta ...
Domando al ciel
Di dormir queta
Dentro l'avel.

Guardando ancora l'ampolla

Ecco, il velen di Laura, a un'altra vittima
Era serbato! io lo berrò! – Quand' esso
Questa notte qui giunga, io non vedrò
Il loro immenso amplesso;
Ma chi provvede alla lor fuga? ah! no!

Getta il veleno sul tavolo

No, tentator, lungi da me! conforta,
Anima mia, le tue divine posse!
Laura è là ... là sul letto ... viva ... morta ...
Nol so ... se spenta fosse!!!
Io salvarla volea, mio Dio lo sai!
Pur, s'ella è spenta!? ... un indistinto raggio
Mi balena nel cor ... vediam ... coraggio.

Prende la lanterna, fa per avviarsi al letto e poi si pente

No ... no ... giammai, giammai!
No, non mi sfugga questo dubbio arcano!
Ma s'ella vive? ebben ... Laura è in mia mano ...
Biecamente
Siam soli – È notte – Nè persona alcuna
Saper potrìa ... profonda è la laguna ...

UNA VOCE LONTANA SULL'ACQUA
Eh! dalla gondola,
Che nuove porti?

ALTRA VOCE PIÙ LONTANA
Nel Canal Orfano
Ci son de' morti.

GIOCONDA
Orrore! orrore!! orrore!!!
Sinistre voci! Illuminata a festa
Splende Venezia nel lontano ... in core
Già si ridesta
La mia tempesta
Immane! furibonda!
O amore! amore!!
Enzo! pietà! ...

Al culmine della disperazione si getta accanto al tavolo.


SCENA III
Intanto si vedrà Enzo venir dalla calle, trova la porta socchiusa, entra

ENZO
Gioconda!

GIOCONDA
Enzo! ... sei tu!

ENZO
cupamente
Dal carcere
M' hai tratto; e i miei legami
Sciogliesti, e armato e libero
Qui son. Da me che brami? ...

GIOCONDA
con accento d'esaltazione straziante
Da te che bramo? ahi! misera!
Ridarti il sol, la vita!
La libertà infinita!
La gioia e l'avvenir!
L'estatico sorriso,
L'estatico sospir!
L'amor ... il paradiso!!
(Gran Dio! fammi morir!)

ENZO
Donna! col tuo delirio
Tu irridi a un moribondo,
Per me non ha più balsami
L'amor, nè raggi il mondo.
Addio ...

GIOCONDA
Che fai?

ENZO
Non chiedere.

GIOCONDA
afferrandolo
Resta ... M'ascolta.

ENZO
svincolandosi
Cessa.

GIOCONDA
Tu vuoi morir per essa!

ENZO
Si, sul suo santo avel
Baciare anco una volta
La povera sepolta.

GIOCONDA
con possente ironia
Ebben, corri al tuo voto,
Eroe mesto e fedel!
L'ave! di Laura è vuoto;
Io l' ho rapita!

ENZO
O ciel!
con un grido
No, menti, menti ...

GIOCONDA
accennando alla croce appesa al muro
Giuro,
Giuro su quella croce.

ENZO
No: la bestemmia atroce
Tergi dal labbro impuro!
Di' che hai mentito!

GIOCONDA
con fierezza, poi supplichevole
Il vero
Dissi! il furor ... deh! frena!

ENZO
O furibonda jena
Che frughi il cimitero!
O maledetta Eumenide,
Gelosa della morte,
Dimmi ove celi l'angelo
Mio dalle guance smorte.
Parla! o in quest'ora lùgubre
Convien che qui tu muoia ...
Vedi! già brilla il fulmine
Del mio pugnal ...

Sguainando il suo pugnale e afferrando Gioconda.

GIOCONDA
(Oh gioia!
M'uccide!)

ENZO
I tenebrori
Del tuo mister saprò.
Parla ...

GIOCONDA
No.

ENZO
Parla.

GIOCONDA
No.

ENZO
Ebben ... infame ... muori!

Per ferirla.


SCENA IV
Laura, Gioconda, Enzo

LAURA
dall'alcova
Enzo!

ENZO
Chi è là!

GIOCONDA
atterrita
Mio Dio!

LAURA
comparendo
Enzo! amor mio!
Ah! il cor mi si ravviva ...
Respiro all'aura ...
Enzo, immobile, trasognato
Enzo, vieni ... sei tu, vieni ... son viva!

ENZO
slanciandosi, abbracciando Laura
Laura! ciel! non deliro! Ah! Laura! Laura!

GIOCONDA
avviluppandosi la testa nel suo manto
(Nascondili, o tenebra!)

LAURA
guardando verso Gioconda
Ahimè! quell'ombra
È Alvise ... fuggi ...

ENZO
No, il terror disgombra.

LAURA
avvicinandosi riconosce Gioconda che si sarà scoperta
Sei tu?! costei salvò la vita a me.

ENZO
Fanciulla santa!
Ch' io mi ti prostri ai piè!

Laura ed Enzo cadono in ginocchio davanti a Gioconda – Quadro.

VOCI LONTANE
Ten va, serenata,
Per l'aura serena,
Ten va cantilena,
Per l'onda incantata.
Udite le blande
Canzoni vagar,
Il remo ci scande
Gli accordi sul mar.
Il canto è la vita,
Di sogni si pasce,
Ai sogni c' invita,
Nei sogni rinasce,
D'un'anima ignota
È l'eco fedel,
L'estrema sua nota
Si perde nel ciel.

GIOCONDA
con calma dolcissima
Questa canzone ti rammenti, o Laura?
È la canzone della tua fortuna.
Essa viene vêr noi. Attenti udite,
Fratelli miei, quei rematori in salvo
V'addurran questa notte. Per la fuga
Tutto provvidi cautamente. Alzate
»Le vostre fronti, ch' io veda il sorriso
Ch' io vi creai. No, d'attristar Gioconda
Più non temete ... amatevi ...
Ho il cuore rassegnato.
Nessuno è qui colpevole,
So che l'amore è un fato!

ENZO e LAURA
al colmo della commozione
Oh! benedetta!

GIOCONDA
sempre con maggior fretta
Basta! il tempo fugge!
La barca s'avvicina ... i miei compagni
Vi condurran prima dell'alba al lido
Dei Tre Porti ...« ed appena giunti a terra
»Domanderete due corsieri e lesti.«
Verso Aquileja drizzerete il volo,
E di là poco lunge il suol d' Illiria
Vi splenderà liberamente in viso.
a Laura
»Tu per lenir il trepido vïaggio
Gli narrerai la tua ventura. Addio ...«
Ecco la barca ... il mio mantel t'asconda.

Si vede la barca del cantori che s'arresta alla riva.
Gioconda si toglie il mantello di dosso e copre Laura; poi scorge al collo di Laura il rosario.

Che vedo là! Il rosario! oh sommo Dio!
Così dicea la profezia profonda:
«A te questo rosario
Che le preghiere aduna,
Io te lo porgo, accettalo,
Ti porterè fortuna ...»
E così sia! quest'ultimo
Bacio che il pianto innonda
V'abbiate in fronte, è il povero
Bacio del labbro mio.
Talor nei vostri memori
Pensieri alla Gioconda
Date un ricordo. Amatevi ...
Lieti vivete ... Addio!

ENZO e LAURA
Sulle tue mani l'anima
Tutta stempriamo in pianto.
No, mai su queste lagrime
Non scenderà l'oblio.
Ricorderem la vittima
Del sacrificio santo.
Ti benedican gli angeli.
Addio ... Gioconda. – Addio.

Sull'ultimo verso Laura ed Enzo avranno già un piede sulla barca.

Quadro. – Partono. – Pausa.


SCENA V
Gioconda sola, poi Barnaba nella calle

GIOCONDA
afferra l'ampolla del veleno
Ora posso morir. Tutto è compiuto,
Ah no! mia madre! aiuto!
Aiuto, o santa Vergine!
Troppi dolori sovra un solo cuore!
Vo' ricercar mia madre! ... Oh! mio terrore!
Côlta da un pensiero improvviso
Il patto or mi rammento! Ah! la paura
Di Barnaba m'agghiaccia!
Qui riveder l'orribile sua faccia!
Corre all' immagine della Madonna e si prostra
Vergine Santa, allontana il Demonio!!!

BARNABA
viene dalla calle, si ferma alla porta socchiusa e sta spiando
Il ciel s'oscura.
Seompare la luna.
Prega! ed essa non sa qual testimonio
Dell'orazion la guarda.

GIOCONDA
Vergine Santa, allontana il Demonio ...
Ebben, perchè son così affranta e tarda,
La fuga è il mio riscatto!

BARNABA
(Ah! vuol fuggir ...)

Mentre Gioconda fa per fuggire s'incontra con Barnaba che spalanca l'uscio ed entra.


SCENA ULTIMA
Gioconda e Barnaba

BARNABA
terribilmente
Così mantieni il patto?

GIOCONDA
prima atterrita, poi con coraggio supremo sino alla fine.
Sì, il patto mantengo – lo abbiamo giurato,
Gioconda non deve – quel giuro tradir.
Che Iddio mi perdoni – l' immenso peccato
Che sto per compir!

BARNABA
fra sè
Ebbrezza! delirio! Mio sogno supremo!
Ti colgo e repente quest'arido cuor
S' innonda di gioia! già palpito e tremo
Ai rai dell'amor!

GIOCONDA
a Barnaba che fa per avvicinarsi
Raffrena il selvaggio delirio! t'arresta.
Vo' farmi più gaia, più fulgida ancor.
Per te voglio ornare la bionda mia testa
Di porpora e d'ôr!
Va ad ornarsi
Con tutti gli orpelli sacrati alla scena
Dei pazzi teatri coperta già son.
Ascolta di questa sapiente sirena
L'ardente canzon.
T'arresta, che temi? mantengo il mio detto,
Non mento, non fuggo, tradirti non vo'.
Volesti il mio corpo, dimon maledetto?
E il corpo ti do!

Si trafigge nel cuore col pugnale che avrà raccolto furtivamenre nelle vesti adornandosi e piomba a terra come fulminata.

BARNABA
Ah! ferma! irrisïon! ... ebben ... or tu ...
M'odi ... e muori dannata:
Curvandosi sul cadavere di Gioconda e gridandogli all'orecchio con voce furibonda
Ier tua madre m' ha offeso! Io l' ho affogata!
Non ode più!!

Esce precipitosamente e scompare nelle tenebre della calle.

Cade la tela.
ATTO QUARTO
Il Canal Orfano

L'atrio di un palazzo diroccato nell' isola della Giudecca. Nell'angolo di destra un paravento disteso, dietro il quale sta un letto. – Un gran portone di riva nel fondo da cui si vedrà la laguna e la piazzetta di San Marco illuminata a festa. – Una immagine della Madonna ed una croce appesa al muro. – Un tavolo, un canapè, sul tavolo una lucerna ed una lanterna accese, un' ampolla di veleno, un pugnale, – Sul canapè varii adornamenti scenici di Gioconda. – A destra della scena una lunga e buia calle.

SCENA PRIMA
Gioconda sola, cupamente assorta ne' suoi pensieri
Intanto dal fondo della calle si avanzano uomini che portano in braccio Laura avvolta in un mantello nero. Battono all' uscio. Gioconda si scuote e va ad aprire. Entrano.

GIOCONDA
Nessun v' ha visto?

PRIMO CANTORE
Nessuno.

GIOCONDA
Sul letto
La deponete.

Gioconda va al paravento. Laura è déposta sul letto.

CANTORE
»Ad un'occulta riva
Sbarcati siam per evitar gl' incontri.«

GIOCONDA
»Sta ben. E quando fu sepolta?«

CANTORE
»A vespro.«

GIOCONDA
»E quanto tempo giacque?«

CANTORE
»In circa un'ora.«

GIOCONDA
»Era vasto l'avel?«

CANTORE
»Vasto.«

GIOCONDA
I compagni
Verranno questa notte?

CANTORE
Sì.

GIOCONDA
Ecco l'oro
Che vi promisi.

CANTORE
Nol vogliam ... gli amici
Prestan opra da amici.

GIOCONDA
mutando accento e supplicando
O pïetosi,
Per quell'amor che v' ha creati, un'altra
Grazia vi chiedo. Nella scorsa notte
Mi scompariva la mia cieca madre,
Già disperata la cercai, ma invano.
Deh! scorrete le vie, le piazze, e l'orme
Della mia vecchierella Iddio v' insegni.
Doman, se la trovate, a Canareggio
V'aspetterò. Quest'antro di Giudecca
Fra brev'ora abbandono.

CANTORI
A noi t'affida.

Gioconda stringe ad essi la mano; escono da dove sono entrati.


SCENA II

GIOCONDA
sola presso il tavolo guarda il pugnale, lo tocca, poi prende l' ampolla del veleno.
Suicidio! ... in questi
Fieri momenti
Tu sol mi resti,
Tu sol mi tenti.
Ultima voce
Del mio destin,
Ultima croce
Del mio cammin.
E un dì leggiadre
Volavan l'ore;
Smarrii la madre,
Perdei l'amore,
Vinsi l' infausta
Gelosa febre!
Or piombo esausta
Fra le tenebre! ...
Tocco alla mèta ...
Domando al ciel
Di dormir queta
Dentro l'avel.

Guardando ancora l'ampolla

Ecco, il velen di Laura, a un'altra vittima
Era serbato! io lo berrò! – Quand' esso
Questa notte qui giunga, io non vedrò
Il loro immenso amplesso;
Ma chi provvede alla lor fuga? ah! no!

Getta il veleno sul tavolo

No, tentator, lungi da me! conforta,
Anima mia, le tue divine posse!
Laura è là ... là sul letto ... viva ... morta ...
Nol so ... se spenta fosse!!!
Io salvarla volea, mio Dio lo sai!
Pur, s'ella è spenta!? ... un indistinto raggio
Mi balena nel cor ... vediam ... coraggio.

Prende la lanterna, fa per avviarsi al letto e poi si pente

No ... no ... giammai, giammai!
No, non mi sfugga questo dubbio arcano!
Ma s'ella vive? ebben ... Laura è in mia mano ...
Biecamente
Siam soli – È notte – Nè persona alcuna
Saper potrìa ... profonda è la laguna ...

UNA VOCE LONTANA SULL'ACQUA
Eh! dalla gondola,
Che nuove porti?

ALTRA VOCE PIÙ LONTANA
Nel Canal Orfano
Ci son de' morti.

GIOCONDA
Orrore! orrore!! orrore!!!
Sinistre voci! Illuminata a festa
Splende Venezia nel lontano ... in core
Già si ridesta
La mia tempesta
Immane! furibonda!
O amore! amore!!
Enzo! pietà! ...

Al culmine della disperazione si getta accanto al tavolo.


SCENA III
Intanto si vedrà Enzo venir dalla calle, trova la porta socchiusa, entra

ENZO
Gioconda!

GIOCONDA
Enzo! ... sei tu!

ENZO
cupamente
Dal carcere
M' hai tratto; e i miei legami
Sciogliesti, e armato e libero
Qui son. Da me che brami? ...

GIOCONDA
con accento d'esaltazione straziante
Da te che bramo? ahi! misera!
Ridarti il sol, la vita!
La libertà infinita!
La gioia e l'avvenir!
L'estatico sorriso,
L'estatico sospir!
L'amor ... il paradiso!!
(Gran Dio! fammi morir!)

ENZO
Donna! col tuo delirio
Tu irridi a un moribondo,
Per me non ha più balsami
L'amor, nè raggi il mondo.
Addio ...

GIOCONDA
Che fai?

ENZO
Non chiedere.

GIOCONDA
afferrandolo
Resta ... M'ascolta.

ENZO
svincolandosi
Cessa.

GIOCONDA
Tu vuoi morir per essa!

ENZO
Si, sul suo santo avel
Baciare anco una volta
La povera sepolta.

GIOCONDA
con possente ironia
Ebben, corri al tuo voto,
Eroe mesto e fedel!
L'ave! di Laura è vuoto;
Io l' ho rapita!

ENZO
O ciel!
con un grido
No, menti, menti ...

GIOCONDA
accennando alla croce appesa al muro
Giuro,
Giuro su quella croce.

ENZO
No: la bestemmia atroce
Tergi dal labbro impuro!
Di' che hai mentito!

GIOCONDA
con fierezza, poi supplichevole
Il vero
Dissi! il furor ... deh! frena!

ENZO
O furibonda jena
Che frughi il cimitero!
O maledetta Eumenide,
Gelosa della morte,
Dimmi ove celi l'angelo
Mio dalle guance smorte.
Parla! o in quest'ora lùgubre
Convien che qui tu muoia ...
Vedi! già brilla il fulmine
Del mio pugnal ...

Sguainando il suo pugnale e afferrando Gioconda.

GIOCONDA
(Oh gioia!
M'uccide!)

ENZO
I tenebrori
Del tuo mister saprò.
Parla ...

GIOCONDA
No.

ENZO
Parla.

GIOCONDA
No.

ENZO
Ebben ... infame ... muori!

Per ferirla.


SCENA IV
Laura, Gioconda, Enzo

LAURA
dall'alcova
Enzo!

ENZO
Chi è là!

GIOCONDA
atterrita
Mio Dio!

LAURA
comparendo
Enzo! amor mio!
Ah! il cor mi si ravviva ...
Respiro all'aura ...
Enzo, immobile, trasognato
Enzo, vieni ... sei tu, vieni ... son viva!

ENZO
slanciandosi, abbracciando Laura
Laura! ciel! non deliro! Ah! Laura! Laura!

GIOCONDA
avviluppandosi la testa nel suo manto
(Nascondili, o tenebra!)

LAURA
guardando verso Gioconda
Ahimè! quell'ombra
È Alvise ... fuggi ...

ENZO
No, il terror disgombra.

LAURA
avvicinandosi riconosce Gioconda che si sarà scoperta
Sei tu?! costei salvò la vita a me.

ENZO
Fanciulla santa!
Ch' io mi ti prostri ai piè!

Laura ed Enzo cadono in ginocchio davanti a Gioconda – Quadro.

VOCI LONTANE
Ten va, serenata,
Per l'aura serena,
Ten va cantilena,
Per l'onda incantata.
Udite le blande
Canzoni vagar,
Il remo ci scande
Gli accordi sul mar.
Il canto è la vita,
Di sogni si pasce,
Ai sogni c' invita,
Nei sogni rinasce,
D'un'anima ignota
È l'eco fedel,
L'estrema sua nota
Si perde nel ciel.

GIOCONDA
con calma dolcissima
Questa canzone ti rammenti, o Laura?
È la canzone della tua fortuna.
Essa viene vêr noi. Attenti udite,
Fratelli miei, quei rematori in salvo
V'addurran questa notte. Per la fuga
Tutto provvidi cautamente. Alzate
»Le vostre fronti, ch' io veda il sorriso
Ch' io vi creai. No, d'attristar Gioconda
Più non temete ... amatevi ...
Ho il cuore rassegnato.
Nessuno è qui colpevole,
So che l'amore è un fato!

ENZO e LAURA
al colmo della commozione
Oh! benedetta!

GIOCONDA
sempre con maggior fretta
Basta! il tempo fugge!
La barca s'avvicina ... i miei compagni
Vi condurran prima dell'alba al lido
Dei Tre Porti ...« ed appena giunti a terra
»Domanderete due corsieri e lesti.«
Verso Aquileja drizzerete il volo,
E di là poco lunge il suol d' Illiria
Vi splenderà liberamente in viso.
a Laura
»Tu per lenir il trepido vïaggio
Gli narrerai la tua ventura. Addio ...«
Ecco la barca ... il mio mantel t'asconda.

Si vede la barca del cantori che s'arresta alla riva.
Gioconda si toglie il mantello di dosso e copre Laura; poi scorge al collo di Laura il rosario.

Che vedo là! Il rosario! oh sommo Dio!
Così dicea la profezia profonda:
«A te questo rosario
Che le preghiere aduna,
Io te lo porgo, accettalo,
Ti porterè fortuna ...»
E così sia! quest'ultimo
Bacio che il pianto innonda
V'abbiate in fronte, è il povero
Bacio del labbro mio.
Talor nei vostri memori
Pensieri alla Gioconda
Date un ricordo. Amatevi ...
Lieti vivete ... Addio!

ENZO e LAURA
Sulle tue mani l'anima
Tutta stempriamo in pianto.
No, mai su queste lagrime
Non scenderà l'oblio.
Ricorderem la vittima
Del sacrificio santo.
Ti benedican gli angeli.
Addio ... Gioconda. – Addio.

Sull'ultimo verso Laura ed Enzo avranno già un piede sulla barca.

Quadro. – Partono. – Pausa.


SCENA V
Gioconda sola, poi Barnaba nella calle

GIOCONDA
afferra l'ampolla del veleno
Ora posso morir. Tutto è compiuto,
Ah no! mia madre! aiuto!
Aiuto, o santa Vergine!
Troppi dolori sovra un solo cuore!
Vo' ricercar mia madre! ... Oh! mio terrore!
Côlta da un pensiero improvviso
Il patto or mi rammento! Ah! la paura
Di Barnaba m'agghiaccia!
Qui riveder l'orribile sua faccia!
Corre all' immagine della Madonna e si prostra
Vergine Santa, allontana il Demonio!!!

BARNABA
viene dalla calle, si ferma alla porta socchiusa e sta spiando
Il ciel s'oscura.
Seompare la luna.
Prega! ed essa non sa qual testimonio
Dell'orazion la guarda.

GIOCONDA
Vergine Santa, allontana il Demonio ...
Ebben, perchè son così affranta e tarda,
La fuga è il mio riscatto!

BARNABA
(Ah! vuol fuggir ...)

Mentre Gioconda fa per fuggire s'incontra con Barnaba che spalanca l'uscio ed entra.


SCENA ULTIMA
Gioconda e Barnaba

BARNABA
terribilmente
Così mantieni il patto?

GIOCONDA
prima atterrita, poi con coraggio supremo sino alla fine.
Sì, il patto mantengo – lo abbiamo giurato,
Gioconda non deve – quel giuro tradir.
Che Iddio mi perdoni – l' immenso peccato
Che sto per compir!

BARNABA
fra sè
Ebbrezza! delirio! Mio sogno supremo!
Ti colgo e repente quest'arido cuor
S' innonda di gioia! già palpito e tremo
Ai rai dell'amor!

GIOCONDA
a Barnaba che fa per avvicinarsi
Raffrena il selvaggio delirio! t'arresta.
Vo' farmi più gaia, più fulgida ancor.
Per te voglio ornare la bionda mia testa
Di porpora e d'ôr!
Va ad ornarsi
Con tutti gli orpelli sacrati alla scena
Dei pazzi teatri coperta già son.
Ascolta di questa sapiente sirena
L'ardente canzon.
T'arresta, che temi? mantengo il mio detto,
Non mento, non fuggo, tradirti non vo'.
Volesti il mio corpo, dimon maledetto?
E il corpo ti do!

Si trafigge nel cuore col pugnale che avrà raccolto furtivamenre nelle vesti adornandosi e piomba a terra come fulminata.

BARNABA
Ah! ferma! irrisïon! ... ebben ... or tu ...
M'odi ... e muori dannata:
Curvandosi sul cadavere di Gioconda e gridandogli all'orecchio con voce furibonda
Ier tua madre m' ha offeso! Io l' ho affogata!
Non ode più!!

Esce precipitosamente e scompare nelle tenebre della calle.

Cade la tela.


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