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ATTO SECONDO

SCENA PRIMA
Sala che mette alle stanze d'Imogene.
Coro di Damigelle, indi Adele.

DAMIGELLE
Che rechi tu? non cessa
Ella dal pianto ancora?

ADELE
Meno agitata e oppressa,
Sonno cercar sembrò.
Itene voi per ora:
Qui sola io veglierò.

TUTTE
Prolunghi il ciel pietoso
Il breve suo riposo:
Pace per lei sia questa,
Che desta - aver non può.

Le Damigelle si ritirano.


SCENA SECONDA
Adele e Imogene.

ADELE
Vieni; siam sole alfin...
Nell'atrio estremo
Scender potrem non viste.

IMOGENE
per partire indi reggendosi appena
Ah! no, non posso.
E da terror percosso,
Sbigottito è il mio cor.

ADELE
Gualtier non parte,
Se te non vede... ei giurò pur ora.
E vicina, tu il vedi, è ormai l'aurora.

IMOGENE
Funesto passo è questo
Spaventoso, mel credi...
Eppur mi è forza
Compirlo, e prevenir colpa maggiore.
Andiam... Ma qual rumore!
Alcun s'appressa.

ADELE
A queste soglie! in questa
Ora sì tarda!... Ah! fuggi, è il Duca.


SCENA TERZA
Ernesto e dette.

ERNESTO
ad Imogene che vuol ritirarsi
Arresta:
ad un cenno d'Ernesto, Adele parte
Ognor mi fuggi!...
Omai venuto è il tempo
Ch'io mi ti ponga al fianco, e squarci il velo
Di cui ti copri del tuo sposo al guardo.
Morbo accusar bugiardo.
Più del tuo duol non vai...
Egro è il tuo cuore.
Il tuo cor solo.

IMOGENE
Ah! sì, d'affanno ei muore.
Lontana, il sai, profonda
E inesauribil fonte
Hanno i miei mali.
Una famiglia oppressa,
Un genitor estinto...

ERNESTO
interrompendola
E un nodo, aggiungi,
Un detestato nodo, e il non mai spento
Pel tuo Gualtiero amor...

IMOGENE
Oh ciel! che sento?
Che mai rimembri? Ahi crudo!
Ti basti ch'io son tua, che madre io sono
Del figlio tuo; né ritentar mia piaga...
Ch'ella gema in segreto almen t'appaga.

ERNESTO
Tu mi apristi in cor ferita
Della tua più sanguinosa
Empia madre e iniqua sposa,
Mal tu celi un cieco amor.

IMOGENE
Quando al padre io fui rapita
Questo amor non era arcano:
Tu volesti la mia mano,
Né curasti avere il cuor.

ERNESTO
Oh furore! E il vil Gualtiero
Ami dunque... ed io t'ascolto!
L'ami? parla...

IMOGENE
con somma espressione sempre crescendo
Io l'amo, è vero;
Ma qual s'ama un uom sepolto;
Ma d'amor che non ha speme,
Che desio, che ben non ha:
Col mio cuor si strugge insieme,
Col mio cuore insiem morrà.

A Due

ERNESTO
Ah! lo veggo; per sempre mi è tolta
Ogni speme di un tenero affetto:
Non mi resta che il tristo diletto
Di straziar chi dolente mi fa.

IMOGENE
Ah! Lo sento: fra poco disciolta
Fia quest'alma dal fragil suo velo;
E trovar le fia dato nel cielo
Quel riposo che in terra non ha.


SCENA QUARTA
Si presenta un Cavaliere, che consegna un foglio ad Ernesto.

ERNESTO
Che rechi?

IMOGENE
(Ahimè! che fia?).

ERNESTO
leggendo
Gualtiero! in queste sponde!

IMOGENE
Ciel!

ERNESTO
Nella corte mia
Il malfattor s'asconde!

IMOGENE
Ah! nol pensare...

ERNESTO
Oh! rabbia!
La sposa a lui parlò!
Empia! che in mano io l'abbia...
Parla... dov'è?

IMOGENE
Nol so.

ERNESTO
Io... io... lo rinverrò.

A Due

IMOGENE
Ah! fuggi, spietato,
L'incontro fatale:
Ignudo il pugnale
Sul capo ti sta.
Di sangue assetato
Già scende... già piomba;
Ah! teco alla tomba
Il figlio trarrà.

ERNESTO
Al giusto suo fato
Un nume lo guida;
Che più ci divida
Barriera non v'ha.
Trafitto, svenato
Già cade, già langue...
Col vile suo sangue
Il tuo scorrerà.

Ernesto si scioglie furiosamente da Imogene - essa lo segue smarrita.


SCENA QUINTA
Loggia nel castello di Caldora come nell'atto primo. L'alba è vicina. Gualtiero, ed Itulbo.

GUALTIERO
Lasciami: forza umana
Non può mutar mia voglia.

ITULBO
A morte esponi
Te stesso, e i tuoi, se indugi ancor, se fugge
L'ora prefissa dal feroce Ernesto.

GUALTIERO
Io nol pavento: alla vendetta io resto.
Ella sarà tremenda,
Se ricusa Imogene udir l'estrema
Proposta mia... Non replicar. Stian pronti
I nostri fidi al cenno: a caro prezzo,
Se mi seconda Itulbo,
Venderem nostre vite a quel superbo.

ITULBO
La mia risposta io serbo
All'ora del cimento.

GUALTIERO
Odo di passi
Incerto calpestìo,
È dessa, è dessa... Omai ti scosta.

ITULBO
Addio.

Parte.


SCENA SESTA
Imogene e Gualtiero.

IMOGENE
Eccomi a te, Gualtiero
L'ultima volta a te... Sian brevi i detti,
Poiché scoperto sei.
Parla: che brami?

GUALTIERO
Ormai saper tel dei.
Mi cerca Ernesto... Offrirmi
A lui degg'io... Pronto è l'acciar... io vibro,
Se non mi segui.

IMOGENE
Oh! che dì tu?

GUALTIERO
Due navi
Mi raggiunser de' miei... Pugnar poss'io;
Pur vo' fuggir... ti ama il crudele: ei provi
Di perderti l'affanno.

IMOGENE
Ah! no: giammai...
Son rea, Gualtiero, ed infelice assai.
Parti.

GUALTIERO
Non lo sperar. Il mio destino
Qui m'incatena: qui vendetta; o morte
Avrò fra poco.

IMOGENE
E speri tu?

GUALTIERO
L'ignoro.
Altro non so, che di te privo io moro.
Imogene vorria rispondere, e piange. Gualtiero è intenerito.
Vieni: cerchiam pei mari
Al nostro duol conforto.
Per noi tranquillo un porto
L'ampio Oceàno avrà.

IMOGENE
Taci: rimorsi amari
Ci seguirìan per l'onda:
Lido che a lor ci asconda
L'immenso mar non ha.

GUALTIERO
Crudele! e vuoi?..

IMOGENE
Correggere
L’error, di cui siam rei.

GUALTIERO
E deggio dunque?

IMOGENE
Vivere,
E perdonar tu dei.

GUALTIERO
Oh! legge amara e barbara!

IMOGENE
Ma giusta... addio, Gualtier.


SCENA SETTIMA
Ernesto in fondo alla scena, e detti.

ERNESTO
(Gualtiero!.. È desso).

GUALTIERO
Ah! sentimi.

ERNESTO
(Oh! gioia! è in mio poter).

A Tre

GUALTIERO
Cedo al destino orribile,
Che d'ogni ben mi priva;
Ma comandar ch'io viva,
Barbara, non puoi tu.

IMOGENE
Tutto è ad un cor possibile,
Quando lo guida onore:
Del tuo destin maggiore
Ti renderà virtù.

ERNESTO
(Empi! su voi terribile
Il mio furor già pende;
Più spaventoso ei scende
Quando frenato è più).

IMOGENE
Parti alfine... il tempo vola.

GUALTIERO
Ah! un addio.

ERNESTO
avanzandosi
L'estremo ci sia.

IMOGENE
Cielo!

GUALTIERO
arretrandosi
Ernesto!

IMOGENE
ponendosi in mezzo
Ah! va: t'invola!

ERNESTO
Fuggi invano all'ira mia...

GUALTIERO
Io fuggir furente, insano,
Ti cercai due lustri invano...,
Né la sete del tuo sangue
Per due lustri in me scemò.
Esci meco.

ERNESTO
Si, ti seguo.

IMOGENE
Ah! pietade!

GUALTIERO e ERNESTO
Sangue io vo';

A Tre

IMOGENE
Me ferite, me soltanto...
Ch'io perisca... io sola, io sola...
Ah dal cielo, o sol, t'invola,
Nega il giorno a tanto orror.

GUALTIERO ed ERNESTO
Ti allontana... è vano il pianto...
Sangue io voglio, e fia versato.
Sei pur giunto, o dì bramato
Di vendetta e di furor!

Partono.
Esce Adele colle Damigelle, Imogene si getta nelle sue braccia.


SCENA OTTAVA
Adele, Imogene e Damigelle.

ADELE
Sventurata! fa core...
Alle tue stanze riedi... Ella non m'ode;
Pallida, fredda, muta. Oh! ciel! rimovi
Da queste mura l'infortunio orrendo,
Che ne minaccia!

Odesi da lontano strepito, e tumulto di battaglia.

IMOGENE
Ove son io?... Che intendo?
Riscuotendosi.
Cozzar di brandi, e voci,
Di tumulto e furor... Ah! ch'io divida,
Ch'io disarmi i crudeli!

ADELE
E tu vorresti?...

IMOGENE
Separarli, o perir. - Invan mi arresti!

Parte frettolosa Adele, e le Damigelle la seguono.


SCENA NONA
Atrio terreno nel castello: d'ambi i lati passaggi, che mettono alle altre sale: di fronte grandi arcate, oltre le quali vedesi l'esterno; con cascata d'acqua, su cui passa un ponte, che conduce al castello.
Al suono di lugubre marcia i soldati di Ernesto entrano coll'armi di lui, e ne fanno un trofeo. - Vengono quindi i Cavalieri, tutti afflitti e pensosi, indi Adele e le Damigelle. Tutti si aggruppano intorno al trofeo.

CAVALIERI e DAMIGELLE
Lasso! perir così
Degli anni suoi sul fior
E per chi mai? per chi?
Per man d'un traditor,
D'un vil Pirata!

ADELE e DAMIGELLE
Oh! sciagurato regno,
Che perdi il tuo sostegno
Ma tu, per cui morì,
In sì funesto dì,
Più sventurata!

TUTTI
Vendetta intiera, atroce,
Giuriamo/Giurate ad una voce
È vile; e senza onor
Chi non persegue ognor
Il rio Pirata.

I Cavalieri giurano vendetta sull'armi d'Ernesto.


SCENA DECIMA
Da una delle Gallerie del fondo si avanza Gualtiero avvolto nel suo manto, in aria cupa, e pensoso.

ADELE
Giusto cielo! Gualtiero!

CORO
Gualtiero! Ed osi
Mostrarti a noi? Pera il fellon.

GUALTIERO
con voce imponente
Fermate.
Nessun si appressi.
Uomo non v'ha che possa
Né spaventar, né disarmar Gualtiero.
Largo al partir sentiero
Apersi a' miei seguaci, e all'ira vostra
Me volontario espongo.
Vendicatevi alfin: l'acciar depongo.

Getta il ferro.

ADELE
Che sento?

CORO
Oh! insano ardir!

GUALTIERO
La morte attendo
Senza tremar.

CORO
La morte? Eppur conviene
Che t'oda in prima, e ti condanni il pieno
De' Cavalier consiglio.

GUALTIERO
Ebben si aduni,
Senza indugiar. Potria fuggirvi ancora
La vittima di mano..: Ancor possenti
E a tutto osar capaci
Io conosco, o guerrieri, i miei seguaci.
Breve silenzio. Gualtiero volge gli occhi d'intorno, ravvisa Adele, e a lei si avvicina commosso.
Tu vedrai la sventurata
Che di pianto oggetto io resi;
Le dirai che s'io l'offesi,
Pur la seppi vendicar.
Forse un dì con me placata,
Alzerà per me preghiera,
E verrà pietosa a sera
Sul mio sasso a lagrimar.

Odesi suono di trombe dalla sala del consiglio.

CAVALIERI
Già si aduna il gran consesso;
Vieni, e pensa a discolparti.

GUALTIERO
Condannato da me stesso,
Io non penso che a morir.

CAVALIERI
Ah! costretti a detestarti,
Pur diam lode a tanto ardir.

GUALTIERO
Ma non fia sempre odiata
La mia memoria, io spero;
Se fui spietato e fiero,
Fui sventurato ancor.
E parlerà la tomba
Alle pietose genti
De' lunghi miei tormenti,
Del mio tradito amor.

CAVALIERI
Ah! parlerà la tomba
De' tuoi misfatti ancor.
Parte coi Cavalieri.


SCENA UNDICESIMA
Adele, e Damigelle.

ADELE
Udiste?... È forza, amiche.
Compiangere il crudel; gemere è forza
Un magnanimo cuor degenerato
Per avverso destin... Ma chi s'appressa?
La misera Imogene,
Assorta in suo dolor...

CORO
Lassa! a che viene?


SCENA DODICESIMA
Imogene tenendo il figlio per mano, s'inoltra a lenti passi, guardando intorno smarrita. Ella è delirante.

IMOGENE
Oh! s'io potessi dissipar le nubi
Che mi aggravan la fronte!... è giorno, o sera?
Son io nelle mie case, o son sepolta?

ADELE
Lassa! vaneggia.

IMOGENE
prendendola in disparte
Ascolta...
Geme l'aura d'intorno... Ecco l'ignuda
Deserta riva, ecco giacer trafitto
Al mio fianco un guerrier... ma non è questo,
Non è questo Gualtier... È desso Ernesto.
Ei parla... ei chiama il figlio...
Il figlio è salvo... io lo sottrassi ai colpi
Dei malfattori... a lui si rechi... il vegga
Lo abbracci, e mi perdoni anzi ch'ei mora.
Deh! tu, innocente, tu, per me l'implora!
Col sorriso d'innocenza,
Collo sguardo dell'amor,
Di perdono, di clemenza,
Deh! favella al genitor.
Digli, ah! digli che respiri,
Che sei libero per me;
Che pietoso un guardo ei giri
A chi tanto oprò per te.
Odesi dalla sala del consiglio un lu­gubre suono.
Qual suono ferale Echeggia, rimbomba?
Del giorno finale È questa la tromba!
Udite...

CAVALIERI
dalle sale
Il consiglio
Condanna Gualtier.

IMOGENE
Gualtiero! oh periglio!...
Egli è prigionier!
Spezzate i suoi nodi,
Ch'ei fugga lasciate...
Che veggo? ai custodi
In mano lo date...
Il palco funesto,
Per lui s'innalzò.
Oh, sole! ti vela
Di tenebre oscure...
Al guardo mi cela
La barbara scure...
Ma il sangue già gronda;
Ma tutta m'innonda...
D'angoscia, d'affanno,
D'orrore morrò.

ADELE e DAMIGELLE
Ah! vieni: riparati
A stanze più chete:
Altrove procurati
Conforto, quiete.
(Delira, demente,
Consiglio non sente...
Al duol, che l'opprime
Più regger non può).

Parte correndo: le Damigelle la seguono.


SCENA ULTIMA
Gualtiero in mezzo alle Guardie, e Ca­valieri, indi Itulbo e Pirati, per ultimo Imogene colle sue Damigelle.

CAVALIERI
La tua sentenza udisti,
Il tuo destin ti è noto;
Ma noi possiam di un voto
Farti contento ancor.
Parla che vuoi?

GUALTIERO
Null'altro,
Fuor che spedita morte;
Incontro alla sua sorte
Vola ansioso il cor.

CAVALIERI
Pago sarai... Guidatelo
Tosto a morir... Quai grida!...

Odesi un gran tumulto di dentro.

VOCI LONTANE
Viva Gualtier.

CAVALIERI
Ci assalgono
I fidi suoi... si uccida.

Si precipitano da varie parti i Pirati.

ITULBO
Voi soli, voi morrete...
Compagni, il difendete...

Si azzuffano e si disviano combattendo; esce Imogene trattenuta dalle sue Damigelle.

IMOGENE
Lasciatemi, lasciatemi,
Io vo' saper chi muor.
Gualtiero attraversa il ponte inseguito da' suoi ecc.
Gualtiero! Gualtier...

GUALTIERO
ai Pirati
Scostatevi,
L'impone il vostro Duce.
Una abborrita luce
Fuggo così.

Si precipita dal ponte.

IMOGENE
con un grido sviene nelle braccia delle sue Damigelle.

TUTTI
Che orror!
ATTO SECONDO

SCENA PRIMA
Sala che mette alle stanze d'Imogene.
Coro di Damigelle, indi Adele.

DAMIGELLE
Che rechi tu? non cessa
Ella dal pianto ancora?

ADELE
Meno agitata e oppressa,
Sonno cercar sembrò.
Itene voi per ora:
Qui sola io veglierò.

TUTTE
Prolunghi il ciel pietoso
Il breve suo riposo:
Pace per lei sia questa,
Che desta - aver non può.

Le Damigelle si ritirano.


SCENA SECONDA
Adele e Imogene.

ADELE
Vieni; siam sole alfin...
Nell'atrio estremo
Scender potrem non viste.

IMOGENE
per partire indi reggendosi appena
Ah! no, non posso.
E da terror percosso,
Sbigottito è il mio cor.

ADELE
Gualtier non parte,
Se te non vede... ei giurò pur ora.
E vicina, tu il vedi, è ormai l'aurora.

IMOGENE
Funesto passo è questo
Spaventoso, mel credi...
Eppur mi è forza
Compirlo, e prevenir colpa maggiore.
Andiam... Ma qual rumore!
Alcun s'appressa.

ADELE
A queste soglie! in questa
Ora sì tarda!... Ah! fuggi, è il Duca.


SCENA TERZA
Ernesto e dette.

ERNESTO
ad Imogene che vuol ritirarsi
Arresta:
ad un cenno d'Ernesto, Adele parte
Ognor mi fuggi!...
Omai venuto è il tempo
Ch'io mi ti ponga al fianco, e squarci il velo
Di cui ti copri del tuo sposo al guardo.
Morbo accusar bugiardo.
Più del tuo duol non vai...
Egro è il tuo cuore.
Il tuo cor solo.

IMOGENE
Ah! sì, d'affanno ei muore.
Lontana, il sai, profonda
E inesauribil fonte
Hanno i miei mali.
Una famiglia oppressa,
Un genitor estinto...

ERNESTO
interrompendola
E un nodo, aggiungi,
Un detestato nodo, e il non mai spento
Pel tuo Gualtiero amor...

IMOGENE
Oh ciel! che sento?
Che mai rimembri? Ahi crudo!
Ti basti ch'io son tua, che madre io sono
Del figlio tuo; né ritentar mia piaga...
Ch'ella gema in segreto almen t'appaga.

ERNESTO
Tu mi apristi in cor ferita
Della tua più sanguinosa
Empia madre e iniqua sposa,
Mal tu celi un cieco amor.

IMOGENE
Quando al padre io fui rapita
Questo amor non era arcano:
Tu volesti la mia mano,
Né curasti avere il cuor.

ERNESTO
Oh furore! E il vil Gualtiero
Ami dunque... ed io t'ascolto!
L'ami? parla...

IMOGENE
con somma espressione sempre crescendo
Io l'amo, è vero;
Ma qual s'ama un uom sepolto;
Ma d'amor che non ha speme,
Che desio, che ben non ha:
Col mio cuor si strugge insieme,
Col mio cuore insiem morrà.

A Due

ERNESTO
Ah! lo veggo; per sempre mi è tolta
Ogni speme di un tenero affetto:
Non mi resta che il tristo diletto
Di straziar chi dolente mi fa.

IMOGENE
Ah! Lo sento: fra poco disciolta
Fia quest'alma dal fragil suo velo;
E trovar le fia dato nel cielo
Quel riposo che in terra non ha.


SCENA QUARTA
Si presenta un Cavaliere, che consegna un foglio ad Ernesto.

ERNESTO
Che rechi?

IMOGENE
(Ahimè! che fia?).

ERNESTO
leggendo
Gualtiero! in queste sponde!

IMOGENE
Ciel!

ERNESTO
Nella corte mia
Il malfattor s'asconde!

IMOGENE
Ah! nol pensare...

ERNESTO
Oh! rabbia!
La sposa a lui parlò!
Empia! che in mano io l'abbia...
Parla... dov'è?

IMOGENE
Nol so.

ERNESTO
Io... io... lo rinverrò.

A Due

IMOGENE
Ah! fuggi, spietato,
L'incontro fatale:
Ignudo il pugnale
Sul capo ti sta.
Di sangue assetato
Già scende... già piomba;
Ah! teco alla tomba
Il figlio trarrà.

ERNESTO
Al giusto suo fato
Un nume lo guida;
Che più ci divida
Barriera non v'ha.
Trafitto, svenato
Già cade, già langue...
Col vile suo sangue
Il tuo scorrerà.

Ernesto si scioglie furiosamente da Imogene - essa lo segue smarrita.


SCENA QUINTA
Loggia nel castello di Caldora come nell'atto primo. L'alba è vicina. Gualtiero, ed Itulbo.

GUALTIERO
Lasciami: forza umana
Non può mutar mia voglia.

ITULBO
A morte esponi
Te stesso, e i tuoi, se indugi ancor, se fugge
L'ora prefissa dal feroce Ernesto.

GUALTIERO
Io nol pavento: alla vendetta io resto.
Ella sarà tremenda,
Se ricusa Imogene udir l'estrema
Proposta mia... Non replicar. Stian pronti
I nostri fidi al cenno: a caro prezzo,
Se mi seconda Itulbo,
Venderem nostre vite a quel superbo.

ITULBO
La mia risposta io serbo
All'ora del cimento.

GUALTIERO
Odo di passi
Incerto calpestìo,
È dessa, è dessa... Omai ti scosta.

ITULBO
Addio.

Parte.


SCENA SESTA
Imogene e Gualtiero.

IMOGENE
Eccomi a te, Gualtiero
L'ultima volta a te... Sian brevi i detti,
Poiché scoperto sei.
Parla: che brami?

GUALTIERO
Ormai saper tel dei.
Mi cerca Ernesto... Offrirmi
A lui degg'io... Pronto è l'acciar... io vibro,
Se non mi segui.

IMOGENE
Oh! che dì tu?

GUALTIERO
Due navi
Mi raggiunser de' miei... Pugnar poss'io;
Pur vo' fuggir... ti ama il crudele: ei provi
Di perderti l'affanno.

IMOGENE
Ah! no: giammai...
Son rea, Gualtiero, ed infelice assai.
Parti.

GUALTIERO
Non lo sperar. Il mio destino
Qui m'incatena: qui vendetta; o morte
Avrò fra poco.

IMOGENE
E speri tu?

GUALTIERO
L'ignoro.
Altro non so, che di te privo io moro.
Imogene vorria rispondere, e piange. Gualtiero è intenerito.
Vieni: cerchiam pei mari
Al nostro duol conforto.
Per noi tranquillo un porto
L'ampio Oceàno avrà.

IMOGENE
Taci: rimorsi amari
Ci seguirìan per l'onda:
Lido che a lor ci asconda
L'immenso mar non ha.

GUALTIERO
Crudele! e vuoi?..

IMOGENE
Correggere
L’error, di cui siam rei.

GUALTIERO
E deggio dunque?

IMOGENE
Vivere,
E perdonar tu dei.

GUALTIERO
Oh! legge amara e barbara!

IMOGENE
Ma giusta... addio, Gualtier.


SCENA SETTIMA
Ernesto in fondo alla scena, e detti.

ERNESTO
(Gualtiero!.. È desso).

GUALTIERO
Ah! sentimi.

ERNESTO
(Oh! gioia! è in mio poter).

A Tre

GUALTIERO
Cedo al destino orribile,
Che d'ogni ben mi priva;
Ma comandar ch'io viva,
Barbara, non puoi tu.

IMOGENE
Tutto è ad un cor possibile,
Quando lo guida onore:
Del tuo destin maggiore
Ti renderà virtù.

ERNESTO
(Empi! su voi terribile
Il mio furor già pende;
Più spaventoso ei scende
Quando frenato è più).

IMOGENE
Parti alfine... il tempo vola.

GUALTIERO
Ah! un addio.

ERNESTO
avanzandosi
L'estremo ci sia.

IMOGENE
Cielo!

GUALTIERO
arretrandosi
Ernesto!

IMOGENE
ponendosi in mezzo
Ah! va: t'invola!

ERNESTO
Fuggi invano all'ira mia...

GUALTIERO
Io fuggir furente, insano,
Ti cercai due lustri invano...,
Né la sete del tuo sangue
Per due lustri in me scemò.
Esci meco.

ERNESTO
Si, ti seguo.

IMOGENE
Ah! pietade!

GUALTIERO e ERNESTO
Sangue io vo';

A Tre

IMOGENE
Me ferite, me soltanto...
Ch'io perisca... io sola, io sola...
Ah dal cielo, o sol, t'invola,
Nega il giorno a tanto orror.

GUALTIERO ed ERNESTO
Ti allontana... è vano il pianto...
Sangue io voglio, e fia versato.
Sei pur giunto, o dì bramato
Di vendetta e di furor!

Partono.
Esce Adele colle Damigelle, Imogene si getta nelle sue braccia.


SCENA OTTAVA
Adele, Imogene e Damigelle.

ADELE
Sventurata! fa core...
Alle tue stanze riedi... Ella non m'ode;
Pallida, fredda, muta. Oh! ciel! rimovi
Da queste mura l'infortunio orrendo,
Che ne minaccia!

Odesi da lontano strepito, e tumulto di battaglia.

IMOGENE
Ove son io?... Che intendo?
Riscuotendosi.
Cozzar di brandi, e voci,
Di tumulto e furor... Ah! ch'io divida,
Ch'io disarmi i crudeli!

ADELE
E tu vorresti?...

IMOGENE
Separarli, o perir. - Invan mi arresti!

Parte frettolosa Adele, e le Damigelle la seguono.


SCENA NONA
Atrio terreno nel castello: d'ambi i lati passaggi, che mettono alle altre sale: di fronte grandi arcate, oltre le quali vedesi l'esterno; con cascata d'acqua, su cui passa un ponte, che conduce al castello.
Al suono di lugubre marcia i soldati di Ernesto entrano coll'armi di lui, e ne fanno un trofeo. - Vengono quindi i Cavalieri, tutti afflitti e pensosi, indi Adele e le Damigelle. Tutti si aggruppano intorno al trofeo.

CAVALIERI e DAMIGELLE
Lasso! perir così
Degli anni suoi sul fior
E per chi mai? per chi?
Per man d'un traditor,
D'un vil Pirata!

ADELE e DAMIGELLE
Oh! sciagurato regno,
Che perdi il tuo sostegno
Ma tu, per cui morì,
In sì funesto dì,
Più sventurata!

TUTTI
Vendetta intiera, atroce,
Giuriamo/Giurate ad una voce
È vile; e senza onor
Chi non persegue ognor
Il rio Pirata.

I Cavalieri giurano vendetta sull'armi d'Ernesto.


SCENA DECIMA
Da una delle Gallerie del fondo si avanza Gualtiero avvolto nel suo manto, in aria cupa, e pensoso.

ADELE
Giusto cielo! Gualtiero!

CORO
Gualtiero! Ed osi
Mostrarti a noi? Pera il fellon.

GUALTIERO
con voce imponente
Fermate.
Nessun si appressi.
Uomo non v'ha che possa
Né spaventar, né disarmar Gualtiero.
Largo al partir sentiero
Apersi a' miei seguaci, e all'ira vostra
Me volontario espongo.
Vendicatevi alfin: l'acciar depongo.

Getta il ferro.

ADELE
Che sento?

CORO
Oh! insano ardir!

GUALTIERO
La morte attendo
Senza tremar.

CORO
La morte? Eppur conviene
Che t'oda in prima, e ti condanni il pieno
De' Cavalier consiglio.

GUALTIERO
Ebben si aduni,
Senza indugiar. Potria fuggirvi ancora
La vittima di mano..: Ancor possenti
E a tutto osar capaci
Io conosco, o guerrieri, i miei seguaci.
Breve silenzio. Gualtiero volge gli occhi d'intorno, ravvisa Adele, e a lei si avvicina commosso.
Tu vedrai la sventurata
Che di pianto oggetto io resi;
Le dirai che s'io l'offesi,
Pur la seppi vendicar.
Forse un dì con me placata,
Alzerà per me preghiera,
E verrà pietosa a sera
Sul mio sasso a lagrimar.

Odesi suono di trombe dalla sala del consiglio.

CAVALIERI
Già si aduna il gran consesso;
Vieni, e pensa a discolparti.

GUALTIERO
Condannato da me stesso,
Io non penso che a morir.

CAVALIERI
Ah! costretti a detestarti,
Pur diam lode a tanto ardir.

GUALTIERO
Ma non fia sempre odiata
La mia memoria, io spero;
Se fui spietato e fiero,
Fui sventurato ancor.
E parlerà la tomba
Alle pietose genti
De' lunghi miei tormenti,
Del mio tradito amor.

CAVALIERI
Ah! parlerà la tomba
De' tuoi misfatti ancor.
Parte coi Cavalieri.


SCENA UNDICESIMA
Adele, e Damigelle.

ADELE
Udiste?... È forza, amiche.
Compiangere il crudel; gemere è forza
Un magnanimo cuor degenerato
Per avverso destin... Ma chi s'appressa?
La misera Imogene,
Assorta in suo dolor...

CORO
Lassa! a che viene?


SCENA DODICESIMA
Imogene tenendo il figlio per mano, s'inoltra a lenti passi, guardando intorno smarrita. Ella è delirante.

IMOGENE
Oh! s'io potessi dissipar le nubi
Che mi aggravan la fronte!... è giorno, o sera?
Son io nelle mie case, o son sepolta?

ADELE
Lassa! vaneggia.

IMOGENE
prendendola in disparte
Ascolta...
Geme l'aura d'intorno... Ecco l'ignuda
Deserta riva, ecco giacer trafitto
Al mio fianco un guerrier... ma non è questo,
Non è questo Gualtier... È desso Ernesto.
Ei parla... ei chiama il figlio...
Il figlio è salvo... io lo sottrassi ai colpi
Dei malfattori... a lui si rechi... il vegga
Lo abbracci, e mi perdoni anzi ch'ei mora.
Deh! tu, innocente, tu, per me l'implora!
Col sorriso d'innocenza,
Collo sguardo dell'amor,
Di perdono, di clemenza,
Deh! favella al genitor.
Digli, ah! digli che respiri,
Che sei libero per me;
Che pietoso un guardo ei giri
A chi tanto oprò per te.
Odesi dalla sala del consiglio un lu­gubre suono.
Qual suono ferale Echeggia, rimbomba?
Del giorno finale È questa la tromba!
Udite...

CAVALIERI
dalle sale
Il consiglio
Condanna Gualtier.

IMOGENE
Gualtiero! oh periglio!...
Egli è prigionier!
Spezzate i suoi nodi,
Ch'ei fugga lasciate...
Che veggo? ai custodi
In mano lo date...
Il palco funesto,
Per lui s'innalzò.
Oh, sole! ti vela
Di tenebre oscure...
Al guardo mi cela
La barbara scure...
Ma il sangue già gronda;
Ma tutta m'innonda...
D'angoscia, d'affanno,
D'orrore morrò.

ADELE e DAMIGELLE
Ah! vieni: riparati
A stanze più chete:
Altrove procurati
Conforto, quiete.
(Delira, demente,
Consiglio non sente...
Al duol, che l'opprime
Più regger non può).

Parte correndo: le Damigelle la seguono.


SCENA ULTIMA
Gualtiero in mezzo alle Guardie, e Ca­valieri, indi Itulbo e Pirati, per ultimo Imogene colle sue Damigelle.

CAVALIERI
La tua sentenza udisti,
Il tuo destin ti è noto;
Ma noi possiam di un voto
Farti contento ancor.
Parla che vuoi?

GUALTIERO
Null'altro,
Fuor che spedita morte;
Incontro alla sua sorte
Vola ansioso il cor.

CAVALIERI
Pago sarai... Guidatelo
Tosto a morir... Quai grida!...

Odesi un gran tumulto di dentro.

VOCI LONTANE
Viva Gualtier.

CAVALIERI
Ci assalgono
I fidi suoi... si uccida.

Si precipitano da varie parti i Pirati.

ITULBO
Voi soli, voi morrete...
Compagni, il difendete...

Si azzuffano e si disviano combattendo; esce Imogene trattenuta dalle sue Damigelle.

IMOGENE
Lasciatemi, lasciatemi,
Io vo' saper chi muor.
Gualtiero attraversa il ponte inseguito da' suoi ecc.
Gualtiero! Gualtier...

GUALTIERO
ai Pirati
Scostatevi,
L'impone il vostro Duce.
Una abborrita luce
Fuggo così.

Si precipita dal ponte.

IMOGENE
con un grido sviene nelle braccia delle sue Damigelle.

TUTTI
Che orror!



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