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管理人より

二種類のリブレットを用意しました。
左(白)と右(黄)、どちらのリブレットを訳出するか、
希望をゲストブックまたは フォーム でご連絡ください。


ATTO SECONDO


SCENA PRIMA
Oscura e folta selva sacra agli Dei infernali. Notte.
Entra Alceste con Ismene.

ISMENE
Ferma. Perché abbandoni
il tuo sposo spirante,
i figli in pianto, la reggia in lutto?
In questi solitari ritiri d'avide belve,
il piede come ardisci inoltrar?
Con qual disegno?
Per qual vana speranza?
E vuoii lasciarti tanto
in preda al dolor?

ALCESTE
T'accheta e parti.

ISMENE
Ma dove andrai? Già l'ombre sue
dispiega la cheta notte.
Ignote sono a noi queste selve:
un culto antico sacre le rende,
ognuno ne paventa l'accesso.
Ah! se fra tanto che qui
senza consiglio errando vai,
che privo di te, del tuo soccorso
lasci lo sposo tuo, morte l'invola?


ALCESTE
Non parti?


ISMENE
Ubbidirò.

ALCESTE
Lasciami sola.

ISMENE
Parto, ma senti! Senti, oh Dio!
Di te che mai sarà!
Alceste, ah, per pieta,
parla, rispondi, parla!
Mi fa tremar il core
quel che non sai celar,
ma più mi fa tremar
quel che m'ascondi.

ALCESTE
Non parti?

ISMENE
Parto, oh Dio!
Mi fa tremar il core, etc.


Parte.

ALCESTE
Partì, sola restai.
Teneri affetti,
maganimi pensieri,
eccovi in libertà.
Ma dove sono,
in qual parte m'aggiro,
dove incauta m'inoltro?
Ah, qual paura spirano queste piante!
In qual profonda caliginosa notte
mi veggo immersa!
Un cheto, alto silenzio ingombra
la tenebrosa selva, ove non odo
vento alcun che sussurri,
fronda scossa che tremi,
eco che plori.
Sol questi muti orrori
interrompe talor lugubre suono
d'acqua che fa le rupi
urta e si frange,
e di notturno augel che rauco piange.
E fra tanti spaventi
io respiro infelice.
Ah, mentre in vita mi serba
amor che vive in me,
s'affretti il glorioso cimento.
Assistetemi, oh numi,
ecco il momento.
Tu tiranno dell'ombre,
tu signor dell'abisso,
e voi di Lete e voi di Flegetonte,
implacabili dei che avete il trono
in quelle ignote al sol chiostre funeste,
chiamo voi, parlo a voi.

NUME INFERNALE
Che chiedi, Alceste?

ALCESTE
Chi mi parla? Chi rispondo?
Si veggono comparire nel fondo del bosco alcuni spettri luminosi.
Ah, che veggo? Ah, che spavento!
Ove fuggo, ove tm'ascondo,
ardo, gelo, e il core io sento
venir meno oppresso in seno
con un lento palpitar.
Non ho voce, non ho pianto,
manco, moro, e in tanta pena,
il vigor mi resta appena
per dolermi e per tremar.


NUME INFERNALE
E vuoi morire, oh misera,
quando di gioventù
t'adorna il fiore?
Troppo ti lasci opprimere
in dura servitù da un cieco amore.

ALCESTE
Lo so, numi, lo so,
ma forse intanto spira il mio ben,
forse fra' labbri suoi
cogli ultimi singulti
si confonde il mio nome.
Ah no, si salvi, viva l'amato Admeto,
e Alceste adempia i decreti del ciel,
vittima illustre d'amor e fedeltà.
Numi d'Averno, udite
il voto mio tremendo e sacro.
A voi, per il mio sposo,
io mi consacro.

NUME INFERNALE
Dunque vieni.
Dunque vieni, la morte t'accetta,
e di Lete ti mostri il sentier.
Già ti chiama, ti sgrida,
t'affretta, t'affretta
dalla sponda l'antico,
l'antico nocchier.
Vieni, la morte t'accetta,
già ti chiama.
Vieni, ti sgrida, t'affretta
dalla sponda l'antico,
l'antico nocchier.


ALCESTE
Uditemi, fermate! Ah, troppo,
oh numi, siete pronti a' voti miei!
Il caso mio è degno di pietà.
Soffrite almeno che una moglie,
una madre, dal consorte, da' figli
abbia un amplesso,
prenda l'ultimo addio.

NUME INFERNALE
Ti sia concesso.

ALCESTE
Non vi turbate, no,
pietosi dei,
se a voi m'involerò
qualche momento.
Anche senza il rigor
de' voti miei,
io morirò d'amor
e di contento.
ATTO II


Scena Prima

(Oscura e folta selva sacra agli Dei infernali, coro e ballerini. Notte. Entra Alceste con Ismene)

ISMENE
Ferma. Perché abbandoni
il tuo sposo spirante,
i figli in pianto, la reggia in lutto?
In questi solitari ritiri d'avide belve,
il piede come ardisci inoltrar?
Con qual disegno? Per qual vana speranza?
E vuoi lasciarti tanto
in preda al dolor?

ALCESTE
T'accheta e parti.

ISMENE
Ma dove andrai? Già l'ombre sue
dispiega la cheta notte.
Ignote sono a noi queste selve:
un culto antico sacre le rende,
ognuno ne paventa l'accesso.
Ah! Se fra tanto che qui
senza consiglio errando vai,
che privo di te, del tuo soccorso
lasci lo sposo tuo, morte l'invola?

ALCESTE
Non parti?

ISMENE
Ubbidirò.

ALCESTE
Lasciami sola.

ISMENE
Parto, ma senti! Senti, oh Dio!
Di te che mai sarà!
Alceste, ah, per pietà,
parla, rispondi, parla!
Mi fa tremar il core,
quel che non sai celar,
ma più mi fa tremar
quel che m'ascondi.

ALCESTE
Non parti?

ISMENE
Parto, oh Dio!
Mi fa tremar il core, ecc.

(Parte)

Scena Seconda

ALCESTE
Partì, sola restai.
Teneri affetti,
magnanimi pensieri,
eccovi in libertà.
Ma dove sono,
in qual parte m'aggiro,
dove incauta m'inoltro?
Ah, qual paura spirano queste piante!
In qual profonda caliginosa notte
mi veggo immersa!
Un cheto, alto silenzio ingombra
la tenebrosa selva, ove non odo
vento alcun che sussurri,
fronda scossa che tremi,
eco che plori.
Sol questi muti orrori
interrompe talor lugubre suono
d'acqua che fra le rupi
urta e si frange,
o di notturno augel che rauco piange.
E fra tanti spaventi
io respiro infelice.
Ah, mentre in vita mi serba
Amor che vive in me,
s'affretti il glorioso cimento.
Assistetemi, oh numi,
ecco il momento.
Tu tiranno dell'ombre,
tu signor dell'abisso,
e voi di Lete
e voi di Flegetonte,
implacabili dei che avete il trono
in quelle ignote al sol
chiostre funeste,
chiamo voi, parlo a voi.

NUMI INFERNALI
Che chiedi, Alceste?

ALCESTE
Chi mi parla? Che rispondo?

(si veggiono comparire nel fondo del bosco alcuni spettri luminosi)

Ah, che veggo? Ah, che spavento!
Ove fuggo? Ove m'ascondo,
ardo, gelo, e il core io sento
venir meno oppresso in seno
con un lento palpitar.
Non ho voce, non ho pianto
manco, moro, e in tanta pena
il vigor mi resta appena
per dolermi e per tremar.

NUMI INFERNALI
E vuoi morire, oh misera,
quando di gioventù
t'adorna il fiore?
Troppo ti lasci opprimere
in dura servitù da cieco amore.

ALCESTE
Stelle!... Chi mi risveglia da
quel forte letargo,
in cui mi strinse debolezza e terror!...
L'ardir primiero come ritrovo in me!
Come diversa tanto son da me stessa!...
O sia che morte quanto più s'avvicina
meno orribil diventi;
o che men si sgomenti nell'incontro crudel,
chi per sua scelta perde la vita;
all'alma mia non sono già tremende così,
già tanto atroci quell'ombre,
quelle larve, e quelle voci.

NUMI INFERNALI
Altro non puoi raccogliere
da questa tua virtù che un vano onore,
pensa o malcauta giovane
che mai risorge più,
mai più chi more.

ALCESTE
Lo so, numi, lo so,
ma forse intanto spira il mio ben,
forse fra' labri suoi cogli ultimi singulti
si confonde il mio nome.
Ah no, si salvi, viva l'amato Admeto,
e Alceste adempia i decreti del ciel,
vittima illustre d'amor, di fedeltà.
Numi d'Averno, udite
Il voto mio tremendo e sacro.
A voi, per il mio sposo,
io mi consacro.

NUMI INFERNALI
Dunque vieni, la morte t'accetta,
e di Lete ti mostra il sentier.
Già ti chiama, ti sgrida, t'affretta,
dalla sponda l'antico nocchier
Vieni, la morte t'accetta.
Già ti chiama, vieni, ti sgrida, t'affretta
Dalla sponda l'antico nocchier.

ALCESTE
Uditemi, fermate! Ah, troppo,
oh numi, siete pronti a' miei voti!
Il caso mio è degno di pietà.
Soffrite almeno che una moglie,
una madre, dal consorte, da' figli
abbia un amplesso,
prenda l'ultimo addio.

NUMI INFERNALI
Ti sia concesso.

ALCESTE
Non vi turbate, no,
pietosi dei,
se a voi m'involerò
qualche momento.
Anche senza il rigor
De' voti miei,
io morirò d'amor e di contento.

(Pantomimo de' Numi infernali)



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