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SCENA 2
Camera interiore del palazzo. I cortigiani celebrono l'inaspettato ristabilimento d'Admeto.

CORTIGIANI
Dal lieto soggiorno funesti pensieri
fuggite, volate, volate, fuggite.
Al trono d'intorno ridenti piaceri
venite, tornate, venite, tornate.

Ballo

EVANDRO
Or che morte suo furore
porta altrove e il lutto e i pianti,
che più belle son le stelle
e per noi giran più liete:
voi che amico avete amore,
vaghe spose, accesi amanti,
d'odorose fresche rose
coronatevi e godete.


Ballo

ADMETO
Da qual letargo, Evandro,
mi risveglio in un punto,
e qual portento alla tomba m'invola!
Ancor ingombra d'immagini di morte
la mente mi vacilla; ad altri oggetti
rivolgersi non osa l'attonito pensier;
sospeso ancora in un dubbio molesto,
non so troppo se sogno o se son desto.

EVANDRO
Ah, respira, mio re. Giorni felici
ti promette la sorte.
Idee più liete nell'anima raccogli;
pensa a goder. Del nostro amore
è dono la vita che t'avanza;
il nostro pianto dal ciel l'ottenne;
alcun di tuoi più cari l'oracolo adempi.

ADMETO
Come! Che ascolto!
Che disse il nume?

EVANDRO
Il re morrà se un altro
non muor per lui…


ADMETO
Barbara legge! E credi...

EVANDRO
Sì! Risorgi e in un momento.
Effetto non è questo del caso,
non d'umano soccorso;
opra è del ciel.
Vi fu, signor,
chi a morte per te s'offerse;
il dubitarne è vano.


ADMETO
Oh troppo ingiusto, oh strano
voler de' numi!
Oh sacrifizio illustre
d'un amico fedel!
Merita, Evandro,
più d'ogni altro la vita,
chi così ne fa dono.
E a chi son io di tanto debitor?

EVANDRO
Non è palese.

ADMETO
E Alceste? E la mia sposa?
Ov'è? Che fa?
Perché non viene ancora meco a goder
di queste contentezze improvvise?

EVANDRO
Eccoti Alceste.

ADMETO
Adorata consorte, e pur di nuovo
ti riveggo, son teco, son tuo,
ti stringo al sen.
Per te penoso m'era il morir;
per la diletta Alceste
amo tanto la vita.
I cari figli così mi serbi il ciel,
com'io sol bramo
nel nostro dolce laccio
passarne i giorni, e poi
morirti in braccio.

ALCESTE
(Misera! che dirò?)


ADMETO
Non mi rispondi!
Così mesta m'accogli!
Ogni timore cessò pure per me.
Serena il ciglio, è tempo di goder.
Nuovi portenti la tua presenza
in me produce. Il raggio de' tuoi
lumi amorosi in sen mi desta
un dolce ardor che mi ravviva.
È dono de' sommi dei, se questa
fragil spoglia mortale ancor mi resta,
ma il piacer della vita
è don d'Alceste.

ALCESTE
(Oh momento! Oh dolor!)


ADMETO
Sposa! ben mio!
Ma perché non m'abbracci?
Ma perché non mi parli?
Ah perché non quelle lagrime
m'avveleni il mio contento?
Perché? Perché?
Dunque io godo un sol momento
e poi sempre ho da soffrir.
Idol mio!

ALCESTE
Mancar mi sento.

ADMETO
Non rispondi.

ALCESTE
Ah che martir!

ADMETO
Uno sguardo...


ALCESTE
E senza piangere!

ADMETO
Un amplesso…

ALCESTE
Oh Dio, l'estremo!

ADMETO
Ah, m'ascolta...

ALCESTE
lo gelo, io tremo.

ADMETO
Parla almen...

ALCESTE
Che posso dir!

ADMETO
E mia pena il tuo tormento,
sei mia speme e mio tesoro.

ALCESTE
(Mille volte io così moro
pria di giungere a morir.)


ADMETO
Consorte! Alceste! E perché più palese
a me non è tutto il tuo core?
A parte perché più non son io
de' tuoi contenti, delle tue pene?

ALCESTE
Ah, la fedel tua sposa non affliger così!
Tu vivi! e al mondo altri non v'è
che più ne goda,
e v'abbia di me parte miglior.


ADMETO
Ma perché tanto dunque t'affanni?


ALCESTE
Oh Dio! Non curar di saperlo.

ADMETO
Altri perigli minacce il cielo?
Ah, mi conservi Alceste, e poi tutto
si sfoghi in me lo sdegno suo!
M'ami?

ALCESTE
Se t'amo!
Lo san gli dei, lo sa il mio cor.
T'adoro, t'adorerò,
La tomba il mio pudico affetto
estinguer non potrà. L'anima mia
seco trarrà nel fortunato Eliso
questo tenero amor.
Per la tua vita, mille vite io darei.


ADMETO
E i cari figli?

ALCESTE
Non ti turbar, son salvi i figli.


ADMETO
E come, temer puoi che la sorte
che ci ride felice ancor si cangi?
Vivo: sei mia: son salvi i figli,
e piangi!


ALCESTE
Ma non sai?
Ma t'è ignoto,
come Apollo parlò?

ADMETO
Lo so; t'intendo;
v'è chi more per me.
Senti, io comprendo
del magnanimo voto
la sublime virtù.
Tuo sposo
appresi il prezzo della vita;
un sì gran dono avanza ogni mercé!
Ma se t'è noto quest'eroe,
questo amico,
questo benefattor, scoprilo:
io giuro che eterno in questi lidi
il suo nome vivrà; che alla sua sposa,
a' genitori, a' figli,
padre, figlio, consorte sempre sarò;
che dopo te, mia vita, la miglior parte
avranno di tutti i miei pensieri
e del cor mio. Parla.

ALCESTE
Oh dei!

ADMETO
Piangi?

ALCESTE
Ah sposo!

ADMETO
E ben!

ALCESTE
Son io.


ISMENE, EVANDRO
Santi numi del ciel!

ADMETO
Tu, come! Alceste! Tu stessa!
Oh colpo atroce! O nero giorno!
Oh! d'una cieca mente, misero error!
Tu m'ami e te non ami,
e a segno di morir, di lasciarmi,
di privarmi di te.
Che mai facesti!
Io quando mai ti chiesi
questa prova d'amor!
Quando? Rispondi, parla,
stracciami il cor!
Ma dove, oh Dio, dietro al dolor
mi guida disperato pensier?
No, che non tanto degli umani deliri
si fa ministro del ciel.
Sei mia;
non puoi dispor di te
s'io nol consento; il primo, e di moglie,
e di madre sacro dover t'obbliga a me;
ma quando a quel voto crudel
t'abbia sospinta la tirannia
di fregolato affetto,
non vivrò; vano è il dono;
io non l'accetto.

ALCESTE
Sposo, non v'è più tempo.
I voti miei son scritti in cielo.
Il tuo presente stato
lo palesa abbastanza,
e mai più chiaro il dio parlò.

ADMETO
No; sempre oscuro e sempre
misterioso risponde.
Io volo al tempio a interrogar di nuovo
l'oracolo fallace.
Il mio rifiuto saprà la terra.
lo voglio che conosca, che apprenda
che non curano i numi innocenza
e virtù; che si fan giuoco
de' mortali infelici.
In questo stato più riguardi
non ho colla ragione. Perdo il timor.
Da tanti fulmini atroci
e in si brev'ora oppresso,
odio il cielo, odio il mondo,
odio me stesso.


No, crudel, non posso vivere,
tu lo sai, senza di te.
Non mi salvi, ma m'uccidi
se da me così dividi
la più viva, la più tenera,
cara parte del mio cor.
E un sì barbaro abbandono,
e l'orror d'un tale addio,
virtù credi e chiami amor!
Nel tiranno affanno mio
ogni morte, oh numi, è un dono:
d'una vita così misera
peggior sorte, oh Dio, non v'è!
No, crudel, ecc.


Parte e seco Evandro.

ALCESTE
Oh tenerezza! Oh amore!
degni d'altra fortuna
e troppo presto estinti!
Ah, già s'avanza il momento fatale!
Ad ora, ad ora, illanguidir mi sento,
mi sento indebolir.
M'abbaglia il giorno,
mi s'aggrava il respiro,
un fuoco intorno consumandomi va.
Diletta Ismene, amorose compagne,
negli estremi momenti
assistemi aancora.
A me togliete queste misere pompe:
a me recate le ghirlande, i profumi,
l'ultime offerte mie abbiano i numi.

ISMENE
Oh, come rapida nel suo bel fiore
la vita amabile per te fuggì!

CORTIGIANI
Oh, come rapida
la vita amabile per te fuggì!

ISMENE
Qua! rosa tenera che in sull'albore
gelido Borea inaridi!

CORTIGIANI
Oh, come rapida, ecc.

ISMENE
E il cor non mi si spezza!
E il nostro affanno, la tua pietà,
la tua virtù non scema
l'ingiustizia del cieI.

ALCESTE
T'accheta: i numi a torto accusi;
Alceste offendi. Io stessa
volontaria m'offersi, e la mia morte
è pieta, non rigor.
Gli amati figli, fa che vengano a me.
Fra tante pene abbia qualche contento
nel stringerIi al petto
una madre che more.
E voi frattanto meco a' numi porgete
i voti, e le preghiere, e non piangete.


ISMENE
Così bella!

CORTIGIANI
Così giovane! Così casta! Così rara!
Crudel preda a morte avara,
giusti dei, perché sarà?

ISMENE
Quel bel volto e quel bel riso...

CORTIGIANI
Lo splendor di que' bei lumi…
Ah perché, ah perché, pietosi numi,
sempre a noi s'asconderà?

ALCESTE
s'accosta all'ara, e brucia de' profumi.
Vesta, tu che fosti e sei
tutelar mio primo nume,
per tuoi figli i figli miei,
deh, ricevi in questo dì.
Ed in te trovino allora
ch'io sarò fredd'ombra errante,
una madre così amante
come quella che morì.

TUTTI
Oh come rapida nel suo bel fiore, ecc.

ALCESTE
Oh casto, oh caro nuzial mio letto,
mia dolce cura, mio solo affetto,
finché da queste stelle funeste
volle difendermi
pietoso il ciel,
se un'altra accogli sposa novella,
sarà più cara, sarà più bella
della tua misera estinta Alceste:
ma non più tenera, né più fedel.


ISMENE
Così bella, così giovane,
dar se stessa in braccio a morte.

ALCESTE, ISMENE
Fra i lamenti, fra le lagrime,
e de' figli, e del consorte…

TUTTI
Non v'è sorte, oh Dio, più barbara,
non v'è affanno più crudel.

ISMENE
Regina, ecco i tuoi figli.

ALCESTE
Amati pegni del pudico amor mio,
teneri figli, abbracciate la madre!
Ah, forse questi i nostri
sono ultimi baci!
Invano mi lusingai d'esser felice
un giorno nel vedervi felici!
Arder le tede io non vedrò,
ne' vostri lieti imenei:
non udirò la Grecia vantar
le vostre glorie e le vostre virtù.
Che crudel sorte per una madre!
Il sen m'inonda il pianto,
l'impeto de' sospiri
mi soffoga gli accenti,
ed all'aspetto di sì fiero destin,
di tanti affanni, timorosa, smarrita,
par che l'anima mia fugga la vita.

EUMELO
Ah, mia diletta madre!
Oh Dio, mi baci e piangi!
E vuoi lasciarmi
e parli di morir.


ASPASIA
Ah, madre amata!
Oh Dio! m'abbracci,
mia madre, e sospiri!
E abbandonarmi vuoi.

EUMELO, ASPASIA
Miseri noi!

ALCESTE
Figli, diletti figli! Oh Dio!
Purtroppo ho da morire.
Invano v'affollate al mio seno
e mi stringete colle braccia amorose.
Oh come presto
questi nodi soavi sciolti saran!
Quella pietà, quel pianto
più giovarmi inon può …
Venite, andiamo al genitore:
a Iui vi fidi, a lui
la moribonda madre vi raccomandi almen…
Ma … qual m'assale
nuovo atroce pensier
che in ogni vena un ribrezzo mortale
scorrer mi fa!
Piangete, ah sì,
piangete, innocenti fanciulli!
Io v'abbandono con incerte speranze
ad un amor ch'esser potrebbe spento
col volgere degli anni...
Eccovi servi a una madre -
ah, qual madre! - madre solo di nome.
Eccovi esposti all'invidia, a' sospetti,
agli odi, a tanti di regno, e gelosia
ciechi consigli.
Non avete più madre,
amati figli!


Ah, per questo già stanco mio core
sono, oh cari bambini amorosi,
tanti dardi que' languidi sguardi
che girate si teneri a me!
Già vi sento turbarmi i riposi
quando afflitti, smarriti, dolenti,
voi direte: "Ah la madre dov'è,
ah la madre, ah la madre morì.''
È il più fiero di tutti i tormenti,
Io staccarsi da' dolci suoi figli,
e lasciarli fra tanti perigli,
e lasciarli nel pianto così.

TUTTI
Oh, come rapida nel suo bel fiore
la vita amabile per te fuggì! ecc.
Scena Terza

(Camera del palazzo. I cortigiani celebrano l'inaspettato ristabilimento d'Admeto)

CORTIGIANI
Dal lieto soggiorno funesti pensieri
fuggite, volate, volate, fuggite.
Al trono d'intorno ridenti piaceri
venite, tornate, venite, tornate.

(Ballo)

EVANDRO
Or che morte il suo furore
porta altrove e il lutto e i pianti,
che più belle son le stelle
e per noi giran più liete:
voi che amico avete amore,
vaghe spose, accesi amanti,
d'odorose fresche rose
coronatevi e godete.

(Ballo)

CORTIGIANI
Dal lieto soggiorno
funesti pensieri, ecc.

Scena Quarta

EVANDRO
Signor, mai più sincero d'un popolo fedele
il giubilio non fu.
Quanto l'afflisse di perderti il timor!
Padre t'adora, ti rispetta regnante:
in te ripone la sua felicità.
No, non eccede il publico piacer,
quando fra tante di pianto,
e di dolor meste vicende, pietoso a' nostri voti,
il ciel ti rende.

ADMETO
Da qual letargo, Evandro,
mi risveglio in un punto;
e qual portento alla tomba m'invola!
Ancor ingombra d'immagini di morte
la mente mi vacilla: ad altri oggetti
rivolgersi non osa l'attonito pensier;
sospeso ancora in un dubbio molesto,
non so troppo se sogno o se son desto.

EVANDRO
Ah, respira, mio re. Giorni felici
ti promette la sorte.
Idee più liete nell'anima raccogli;
pensa a goder. Del nostro amore
è dono la vita che t'avanza;
il nostro pianto dal ciel l'ottenne;
alcun di tuoi più cari
l'oracolo adempi.

ADMETO
Come? Che Ascolto?
Che disse il nume?

EVANDRO
Il re morrà se un altro non muor per lui.

ADMETO
Barbara legge! E credi...

EVANDRO
Sì! Tu risorgi e in un momento.
Effetto non è questo del caso,
non d'umano soccorso;
opra è del ciel.
Vi fu, signor,
chi a morte per te s'offerse;
il dubitarne è vano.

ADMETO
Oh troppo ingiusto, oh strano
voler de' numi!
Oh sagrifizio illustre
d'un amico fedel!
Merita, Evandro,
più d'ogni altro la vita,
chi così ne fa dono.
E a chi son io di tanto debitor?

EVANDRO
Non è palese.

ADMETO
E Alceste? E la mia sposa?
Ov'è? Che fa?
Perché non viene ancor meco a goder
di queste contentezze improvvise?

EVANDRO
Eccoti Alceste.

Scena Quinta

(Alceste, Ismene, Seguito d'Alceste e detti)

ADMETO
Adorata consorte, e pur di nuovo
ti riveggo, son teco, son tuo,
ti stringo al sen.
Per te penoso m'era il morir;
per la diletta Alceste
amo tanto la vita.
I cari figli così mi serbi il ciel,
com'io sol bramo
nel nostro dolce laccio
passarne i giorni, e poi
morirti in braccio.

ALCESTE
(fra sé)
Misera! Che dirò?

ADMETO
Non mi rispondi!
Ma perché non mi parli!
Ah perché con quelle lagrime
m'avveleni il mio contento?
Perché? Perché?
Dunque io godo un sol momento
e poi sempre ho da soffrir.
Idol mio!

ALCESTE
Mancar mi sento.

ADMETO
Non rispondi.

ALCESTE
Ah che martir!

ADMETO
Uno sguardo...

ALCESTE
E senza piangere!

ADMETO
Un amplesso...

ALCESTE
Oh Dio, l'estremo!

ADMETO
Ah, m'ascolta...

ALCESTE
Io gelo, io tremo.

ADMETO
Parla almen...

ALCESTE
Che posso dir?

ADMETO
È mia pena il tuo tormento,
sei mia speme e mio tesoro.

ALCESTE
Mille volte io così moro
pria di giungere a morir.

ADMETO
Consorte! Alceste! E perché più palese
a me non è tutto il tuo core?
A parte perché più non son io
de' tuoi contenti, delle tue pene?

ALCESTE
Ah, la fedel sposa non affligger così!
Tu vivi! E al mondo altri non v'è
che più ne goda,
e v'abbia di me parte miglior.

ADMETO
Ma perché tanto dunque t'affanni?

ALCESTE
Oh Dio, non curar di saperlo.

ADMETO
Altri perigli minaccia il cielo?
Ah, mi conservi Alceste, e poi tutto
si sfoghi in me lo sdegno suo! M'ami?

ALCESTE
Se t'amo?
Lo san gli dei, lo sa il mio cor.
T'adoro, t'adorerò.
La tomba il mio pudico affetto
estinguer non potrà. L'anima mia
seco trarrà nel fortunato Eliso
questo tenero amor.
Per la tua vita mille vite io darei.

ADMETO
E i cari figli?

ALCESTE
Non ti turbar, son salvi i figli.

ADMETO
E come, temer puoi che la sorte
che ci ride felice ancor si cangi?
Vivo; sei mia;
son salvi i figli, e piangi!

ALCESTE
Ma non sai?
Ma ti è ignoto, come Apollo parlò?

ADMETO
Lo so; t'intendo; v'è chi more per me.
Senti, io comprendo
del magnanime voto
la sublime virtù.
Tuo sposo apprese il prezzo della vita;
un sì gran dono avanza ogni mercé!
Ma se t'è noto questo eroe,
questo amico,
questo benefattor, scoprilo:
io giuro che eterno in questi lidi
il suo nome vivrà; che alla sua sposa,
a' genitori, a' figli,
padre, figlio, consorte sempre sarò:
che dopo te, mia vita, la miglior parte
avranno di tutti i miei pensieri
e del cor mio. Parla.

ALCESTE
Oh Dei!

ADMETO
Piangi?

ALCESTE
Ah sposo!

ADMETO
E ben!

ALCESTE
Son io.

ISMENE, EVANDRO
Santi numi del ciel!

ADMETO
Tu, come Alceste! Tu stessa!
Oh, colpo atroce!
Oh nero giorno!
Oh d'una cieca mente, misero error!
Tu m'ami e te non ami,
e a segno di morir, di lasciarmi,
di privarmi di te.
Che mai facesti!
Io quando mai ti chiesi
questa prova d'amor!
Quando? Rispondi, parla,
stracciami il cor!
Ma quando, oh Dio!

ALCESTE
Sposo, non v'è più tempo.
I voti miei son scritti in cielo.
Il tuo presente stato lo palesa abbastanza,
e mai più chiaro il dio parlò.

ADMETO
No; No crudel, non posso vivere,
tu lo sai senza di te.
Non mi salvi ma m'uccidi
Se da me così dividi
la più viva, la più tenera,
cara parte del mio cor.
E un sì barbaro abbandono,
e l'orror d'un tale addio,
virtù credi e chiami amor!
Nel tiranno affanno mio
Ogni morte, oh numi, è un dono:
d'una vita così misera
peggior sorte oh Dio non v'è!
No crudel, ecc.

(Parte e seco Evandro)

Scena Sesta

ALCESTE
Oh tenerezza! Oh amore!
Degni d'altra fortuna
e troppo presto estinti!
Ah, già s'avanza il momento fatale!
Ad ora, ad ora illanguidir mi sento,
mi sento indebolir.
M'abbaglia il giorno,
mi s'aggrava il respiro,
un fuoco interno consumandomi va.
Diletta Ismene, amorose compagne,
negli estremi momenti
assistetemi ancora.
A me togliete queste misere pompe:
a me recate le ghirlande, i profumi,
l'ultime offerte mie abbiano i numi.

ISMENE
Oh, come rapida nel suo bel fiore
La vita amabile per te fuggi!

CORTIGIANI
Oh, come rapida la vita amabile
per te fuggi!

ISMENE
Qual rosa tenera che in sull'albore
gelido borea inaridì.

CORTIGIANI
Oh, come rapida, ecc.

ISMENE
Così bella!

CORTIGIANI
Così giovane! Così casta! Così cara!
Crudel preda a morte avara,
giusti dei, perché sarà?

ISMENE
Quel bel volto e quel bel riso...

CORTIGIANI
Lo splendor di que' bei lumi...
Ah perché, ah perché, pietosi numi,
sempre a noi s'asconderà?

ALCESTE
(S'accosta all'ara, e brucia de' profumi)
Vesta, tu che fosti e sei
tutelar mio primo nume,
per tuoi figli i figli miei,
deh, ricevi in questo dì.
Ed in te trovino allora
ch'io sarò fredd'ombra errante,
una madre così amante
come quella che morì.

TUTTI
Oh, come rapida nel suo bel fiore, ecc.

ALCESTE
Oh casto, oh caro nuzial mio letto,
mia dolce cura, mio solo affetto,
finchè da queste stelle funeste
volle difendermi
pietoso il ciel,
se un'altra accogli sposa novella
sarà più cara, sarà più bella
della tua misera estinta Alceste:
ma non più tenera, né più fedel.

ISMENE
Così bella, così giovane,
dar se stessa in braccio a morte.
Fra i lamenti, fra le lagrime,
e de' figli e del consorte...

TUTTI
Non v'è sorte oh Dio più barbara,
non v'è affanno più crudel.

ISMENE
Regina, ecco i tuoi figli.

(prendendo i figli e conducendoli ad Alceste)

ALCESTE
Amati pegni del pudico amor mio,
teneri figli, abbracciate la madre!
Ah, forse questi i nostri
sono ultimi baci!
Invano mi lusingai d'esser felice
un giorno nel vedervi felici!
Arder le tede io non vedrò,
né vostri lieti imenei:
non udirò la Grecia vantar
le vostre glorie e le vostre virtù.
Che crudel sorte per una madre!
Il sen m'inonda il pianto,
l'impeto de' sospiri
mi soffoga gli accenti,
ed all'aspetto di sì fiero destin,
di tanti affanni, timorosa, smarrita,
par che l'anima mia fugga la vita.

EUMELO
Ah, mia diletta madre!
Oh Dio, mi baci e piangi!
E vuoi lasciarmi
e parli di morir.

ASPASIA
Ah, madre amata!
Oh Dio, m'abbracci,
cara madre, e sospiri!
E abbandonarmi vuoi.

EUMELO, ASPASIA
Miseri noi!

ALCESTE
Figli, diletti figli! Oh Dio!
Purtroppo ho da morire.
Invano v'affollate al mio seno
e mi stringete colle braccia amorose.
Oh come presto
questi nodi soavi sciolti saran!
Quella pietà, quel pianto
più giovarmi non può...
Venite, andiamo al genitore:
a lui vi fidi, a lui
la moribonda madre vi raccomandi
almen...
Ma... qual m'assale
nuovo atroce pensier
che in ogni vena un ribrezzo mortale
scorrer mi fa!
Piangete, ah sì,
piangete, innocenti fanciulli!
Io v'abbandono con incerte speranze
ad un amor ch'esser potrebbe spento
col volger degli anni...
eccovi servi a una madre -
ah, qual madre! - madre solo di nome.
Eccovi esposti all'invidia, a' sospetti,
agli odi, a tanti di regno, e gelosia
ciechi consigli.
Non avete più madre,
amati figli!

Ah, per questo già stanco mio core
sono, oh cari bambini amorosi,
tanti dardi que' languidi sguardi
che girate sì teneri a me!
Già vi sento turbarmi i riposi
quando afflitti, smarriti, dolenti,
voi direte; "Ah la madre dov'è,
ah la madre, ah la madre morì".
È il più fiero di tutti i tormenti,
lo staccarsi da' dolci suoi figli,
e lasciarli fra tanti perigli,
e lasciarli nel pianto così.

TUTTI
Oh, come rapida nel suo bel fiore
la vita amabile per te fuggi! ecc.



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