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ATTO SECONDO


Scena Prima

(Orti palatini, corrispondenti gli appartamenti imperiali, con viali, spalliere di fiori e fontane continuate. Nel fondo caduta d’acque, e innanzi grotteschi e statue)

MASSIMO
Qual silenzio è mai questo! È tutto in pace
L’imperiale albergo. In oriente
Rosseggia il nuovo giorno:
E pur ancor d’intorno
Suon di voci non odo, alcun non miro.
Dovrebbe pure Emilio
Aver compito il colpo. Ei mi promise
Nel tiranno punir tutti i miei torti,
E pigro...

FULVIA
Ah, genitor!

MASSIMO
Figlia, che porti?

FULVIA
Che mai facesti?

MASSIMO
Io nulla feci.

FULVIA
Oh Dio!
Fu Cesare assalito. Io già comprendo
Donde nasce il pensier. Padre, tu sei
Che spingi a vendicarti
La man che l’assalì.

MASSIMO
Ma Cesare morì?

FULVIA
Pensa a salvarti.
Già di guerrieri e d’armi
Tutto il soggiorno è cinto.

MASSIMO
Dimmi se vive o se rimase estinto.

FULVIA
Nol so. Nulla di certo
Compresi nel timor.

MASSIMO
Sei pur codarda.
Vado a chiederlo io stesso.

(in atto di partire, s’incontra in Valentiniano)

Scena Seconda

(Valentiniano senza manto e senza lauro, con spada nuda er séguito di pretoriani, e detti)

VALENTINIANO
(parlando ad alcuni soldati, che partono)
Ogni via custodite ed ogni ingresso.

MASSIMO
(para sí)
Egli vive! Oh destin!

VALENTINIANO
Massimo, Fulvia,
Chi creduto l’avria?

MASSIMO
Signor, che avvenne?

VALENTINIANO
Ah! maggior fellonia mai non s’intese.

FULVIA
(fra sè)
Misero genitor!

MASSIMO
(fra sè)
Tutto comprese.

VALENTINIANO
Di chi deggio fidarmi? I miei più cari
M’insidiano la vita.

MASSIMO
(fra sè)
Ardir.

(a Valentiniano)

Come! E potrebbe
Un’anima sì rea trovarsi mai?

VALENTINIANO
Massimo, e pur si trova; e tu lo sai.

MASSIMO
Io!

VALENTINIANO
Sì; ma il Ciel difende
Le vite de’ monarchi. Emilio in vano
Trafiggermi sperò. Nel sonno immerso
Credea trovarmi, e s’ingannò. L’intesi
Del mio notturno albergo
L’ingresso penetrare. A’ dubbi passi,
Al tentar delle piume,
Previdi un tradimento. In piè balzai,
Strinsi un acciar; contro il fellon, che fugge,
Fra l’ombre i colpi affretto.
Accorre al grido
Stuol di custodi, e delle aperte logge
Mi veggo, al lume inaspettato e nuovo,
Sanguigno il ferro: il traditor non trovo.

MASSIMO
Forse Emilio non fu.

VALENTINIANO
La nota voce
Ben riconobbi al grido, onde si dolse
Allor che lo piagai.

MASSIMO
Ma per qual fine
Un tuo servo arrischiarsi al colpo indegno?

VALENTINIANO
Il servo lo tentò: d’altri è il disegno.

FULVIA
Oh Dio!

MASSIMO
Lascia ch’io vada in traccia del fellon.

(in atto di partire)

VALENTINIANO
Cura è di Varo:
Tu non partire.

MASSIMO
(fra sè)
Ah, son perduto!

(a Valentiniano)

Io forse Meglio di lui potrò...

VALENTINIANO
Massimo, amico,
Non lasciarmi così: se tu mi lasci,
Donde spero consiglio e donde aita?

MASSIMO
T’ubbidisco.

(para sí)

Io respiro.

FULVIA
(fra sè)
Io torno in vita.

MASSIMO
Ma chi del tradimento tu credi autor?

VALENTINIANO
Puoi dubitarne? In esso
Ezio non riconosci?
Ah! se mai posso
Convincerlo abbastanza, i giorni suoi
L’error mi pagheranno.

FULVIA
(fra sè)
Mancava all’alma mia quest’altro affanno.

MASSIMO
Io non so figurarmi
In Ezio un traditor. D’esserlo almeno
Non ha ragion. Benignamente accolto...
Applaudito da te... come avria core?...
È ben ver che l’amore,
L’ambizion, la gelosia, la lode
Contaminan talor d’altrui la fede.
Ezio amato si vede,
È pien d’una vittoria,
Arbitro è delle schiere...
Eh potrebbe scordarsi il suo dovere.

FULVIA
Tu lo conosci, ed in tal guisa, o padre,
Parli di lui?

MASSIMO
Son d’Ezio amico, è vero,
Ma suddito d’Augusto.

VALENTINIANO
E Fulvia tanto
Difende un traditore? Ah, che il sospetto
Del geloso mio cor vero diviene.

MASSIMO
Credi Fulvia capace
D’altro amor che del tuo?
T’inganni. In lei è pietà la difesa,
e non amore.
La minaccia, l’orrore
Di castigo e di morte
La fanno impietosir. Del sesso imbelle
La natia debolezza ancor non sai?

Scena Terza

VARO
Cesare, in vano il traditor cercai.

VALENTINIANO
Ma dove si celò?

VARO
La nostra cura
Non poté rinvenirlo.

VALENTINIANO
E deggio in questa
Incertezza restar? Di chi fidarmi?
Di chi temer? Stato peggior del mio
Vedeste mai?

MASSIMO
Ti rassicura. Un colpo,
Che a vuoto andò, del traditor scompone
Tutta la trama. Io cercherò d’Emilio;
Io veglierò per te. Del tutto ignoto
L’insidiator non è. Per tua salvezza
D’alcuno intanto assicurar ti puoi.

VALENTINIANO
(a Massimo)
D'eh, m’assistete: io mi riposo in voi.

Vi fida lo sposo,
Vi fida il regnante,
Dubbioso ed amante
La vita e l’amor.
Tu amico, prepara

(a Fulvia)

Soccorso ed aita:
Tu serbami, o cara,
Gli affetti del cor.

(parte con Varo e pretoriani)

Scena Quarta

FULVIA
E puoi d’un tuo delitto
Ezio incolpar! Chi ti consiglia, o padre?

MASSIMO
Folle! La sua ruina
È riparo alla mia: della vendetta
Mi agevola il sentier. S’ei resta oppresso,
Non ha difesa Augusto.
Or vedi quanto è necessaria a noi.
Troppo maggiore
D’un femminil talento
Questa cura saria: lasciane il peso
A chi di te più visse,
E più saggio è di te.

FULVIA
Dunque ti renda l’età più giusto ed il saper.

MASSIMO
Se tento
L’onor mio vendicar, non sono ingiusto:
E se lo fossi ancor, presa è la via,
Ed a ritrarne il piè tardi saria.

FULVIA
Non è mai troppo tardi, onde si rieda
Per le vie di virtù. Torna innocente
Chi detesta l’error.

MASSIMO
Posso una volta
Ottener che non parli? Al fin che brami?
Insegnar mi vorresti
Ciò che da me apprendesti? O vuoi ch’io serva
Al tuo debole amor? Fulvia, raffrena
I tuoi labbri loquaci,
E in avvenir non irritarmi e taci.

FULVIA
Ch’io taccia e non t’irriti, allor che veggio
Il monarca assalito,
Te reo del gran misfatto, Ezio tradito?
Lo tolleri chi può. D’ogni rispetto
O mi disciogli, o, quando
Rispettosa mi vuoi, cangia il comando.

MASSIMO
Ah, perfida! Conosco
Che vuoi sacrificarmi al tuo desio.
Va; dell’affetto mio,
Che nulla ti nascose, empia, t’abusa,
E, per salvar l’amante, il padre accusa.

Va! dal furor portata,
Palesa il tradimento;
Ma ti sovvenga, ingrata!
Il traditor qual è.
Scopri la frode ordita;
Ma pensa in quel momento
Ch’io ti donai la vita,
Che tu la togli a me.

(parte)
ATTO SECONDO


Scena Prima

(Orti palatini, corrispondenti gli appartamenti imperiali, con viali, spalliere di fiori e fontane continuate. Nel fondo caduta d’acque, e innanzi grotteschi e statue)

MASSIMO
Qual silenzio è mai questo! È tutto in pace
L’imperiale albergo. In oriente
Rosseggia il nuovo giorno:
E pur ancor d’intorno
Suon di voci non odo, alcun non miro.
Dovrebbe pure Emilio
Aver compito il colpo. Ei mi promise
Nel tiranno punir tutti i miei torti,
E pigro...

FULVIA
Ah, genitor!

MASSIMO
Figlia, che porti?

FULVIA
Che mai facesti?

MASSIMO
Io nulla feci.

FULVIA
Oh Dio!
Fu Cesare assalito. Io già comprendo
Donde nasce il pensier. Padre, tu sei
Che spingi a vendicarti
La man che l’assalì.

MASSIMO
Ma Cesare morì?

FULVIA
Pensa a salvarti.
Già di guerrieri e d’armi
Tutto il soggiorno è cinto.

MASSIMO
Dimmi se vive o se rimase estinto.

FULVIA
Nol so. Nulla di certo
Compresi nel timor.

MASSIMO
Sei pur codarda.
Vado a chiederlo io stesso.

(in atto di partire, s’incontra in Valentiniano)

Scena Seconda

(Valentiniano senza manto e senza lauro, con spada nuda er séguito di pretoriani, e detti)

VALENTINIANO
(parlando ad alcuni soldati, che partono)
Ogni via custodite ed ogni ingresso.

MASSIMO
(para sí)
Egli vive! Oh destin!

VALENTINIANO
Massimo, Fulvia,
Chi creduto l’avria?

MASSIMO
Signor, che avvenne?

VALENTINIANO
Ah! maggior fellonia mai non s’intese.

FULVIA
(fra sè)
Misero genitor!

MASSIMO
(fra sè)
Tutto comprese.

VALENTINIANO
Di chi deggio fidarmi? I miei più cari
M’insidiano la vita.

MASSIMO
(fra sè)
Ardir.

(a Valentiniano)

Come! E potrebbe
Un’anima sì rea trovarsi mai?

VALENTINIANO
Massimo, e pur si trova; e tu lo sai.

MASSIMO
Io!

VALENTINIANO
Sì; ma il Ciel difende
Le vite de’ monarchi. Emilio in vano
Trafiggermi sperò. Nel sonno immerso
Credea trovarmi, e s’ingannò. L’intesi
Del mio notturno albergo
L’ingresso penetrare. A’ dubbi passi,
Al tentar delle piume,
Previdi un tradimento. In piè balzai,
Strinsi un acciar; contro il fellon, che fugge,
Fra l’ombre i colpi affretto.
Accorre al grido
Stuol di custodi, e delle aperte logge
Mi veggo, al lume inaspettato e nuovo,
Sanguigno il ferro: il traditor non trovo.

MASSIMO
Forse Emilio non fu.

VALENTINIANO
La nota voce
Ben riconobbi al grido, onde si dolse
Allor che lo piagai.

MASSIMO
Ma per qual fine
Un tuo servo arrischiarsi al colpo indegno?

VALENTINIANO
Il servo lo tentò: d’altri è il disegno.

FULVIA
Oh Dio!

MASSIMO
Lascia ch’io vada in traccia del fellon.

(in atto di partire)

VALENTINIANO
Cura è di Varo:
Tu non partire.

MASSIMO
(fra sè)
Ah, son perduto!

(a Valentiniano)

Io forse Meglio di lui potrò...

VALENTINIANO
Massimo, amico,
Non lasciarmi così: se tu mi lasci,
Donde spero consiglio e donde aita?

MASSIMO
T’ubbidisco.

(para sí)

Io respiro.

FULVIA
(fra sè)
Io torno in vita.

MASSIMO
Ma chi del tradimento tu credi autor?

VALENTINIANO
Puoi dubitarne? In esso
Ezio non riconosci?
Ah! se mai posso
Convincerlo abbastanza, i giorni suoi
L’error mi pagheranno.

FULVIA
(fra sè)
Mancava all’alma mia quest’altro affanno.

MASSIMO
Io non so figurarmi
In Ezio un traditor. D’esserlo almeno
Non ha ragion. Benignamente accolto...
Applaudito da te... come avria core?...
È ben ver che l’amore,
L’ambizion, la gelosia, la lode
Contaminan talor d’altrui la fede.
Ezio amato si vede,
È pien d’una vittoria,
Arbitro è delle schiere...
Eh potrebbe scordarsi il suo dovere.

FULVIA
Tu lo conosci, ed in tal guisa, o padre,
Parli di lui?

MASSIMO
Son d’Ezio amico, è vero,
Ma suddito d’Augusto.

VALENTINIANO
E Fulvia tanto
Difende un traditore? Ah, che il sospetto
Del geloso mio cor vero diviene.

MASSIMO
Credi Fulvia capace
D’altro amor che del tuo?
T’inganni. In lei è pietà la difesa,
e non amore.
La minaccia, l’orrore
Di castigo e di morte
La fanno impietosir. Del sesso imbelle
La natia debolezza ancor non sai?

Scena Terza

VARO
Cesare, in vano il traditor cercai.

VALENTINIANO
Ma dove si celò?

VARO
La nostra cura
Non poté rinvenirlo.

VALENTINIANO
E deggio in questa
Incertezza restar? Di chi fidarmi?
Di chi temer? Stato peggior del mio
Vedeste mai?

MASSIMO
Ti rassicura. Un colpo,
Che a vuoto andò, del traditor scompone
Tutta la trama. Io cercherò d’Emilio;
Io veglierò per te. Del tutto ignoto
L’insidiator non è. Per tua salvezza
D’alcuno intanto assicurar ti puoi.

VALENTINIANO
(a Massimo)
D'eh, m’assistete: io mi riposo in voi.

Vi fida lo sposo,
Vi fida il regnante,
Dubbioso ed amante
La vita e l’amor.
Tu amico, prepara

(a Fulvia)

Soccorso ed aita:
Tu serbami, o cara,
Gli affetti del cor.

(parte con Varo e pretoriani)

Scena Quarta

FULVIA
E puoi d’un tuo delitto
Ezio incolpar! Chi ti consiglia, o padre?

MASSIMO
Folle! La sua ruina
È riparo alla mia: della vendetta
Mi agevola il sentier. S’ei resta oppresso,
Non ha difesa Augusto.
Or vedi quanto è necessaria a noi.
Troppo maggiore
D’un femminil talento
Questa cura saria: lasciane il peso
A chi di te più visse,
E più saggio è di te.

FULVIA
Dunque ti renda l’età più giusto ed il saper.

MASSIMO
Se tento
L’onor mio vendicar, non sono ingiusto:
E se lo fossi ancor, presa è la via,
Ed a ritrarne il piè tardi saria.

FULVIA
Non è mai troppo tardi, onde si rieda
Per le vie di virtù. Torna innocente
Chi detesta l’error.

MASSIMO
Posso una volta
Ottener che non parli? Al fin che brami?
Insegnar mi vorresti
Ciò che da me apprendesti? O vuoi ch’io serva
Al tuo debole amor? Fulvia, raffrena
I tuoi labbri loquaci,
E in avvenir non irritarmi e taci.

FULVIA
Ch’io taccia e non t’irriti, allor che veggio
Il monarca assalito,
Te reo del gran misfatto, Ezio tradito?
Lo tolleri chi può. D’ogni rispetto
O mi disciogli, o, quando
Rispettosa mi vuoi, cangia il comando.

MASSIMO
Ah, perfida! Conosco
Che vuoi sacrificarmi al tuo desio.
Va; dell’affetto mio,
Che nulla ti nascose, empia, t’abusa,
E, per salvar l’amante, il padre accusa.

Va! dal furor portata,
Palesa il tradimento;
Ma ti sovvenga, ingrata!
Il traditor qual è.
Scopri la frode ordita;
Ma pensa in quel momento
Ch’io ti donai la vita,
Che tu la togli a me.

(parte)



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