オペラ作曲家別索引

オペラ対訳完成

その他対訳完成

対訳一部完成

このサイトについて

アクセス数

  • 今日  -
  • 昨日  -
  • 累計  -

翻訳エンジン


bose_soundlink_color_ii



Scena Undicesima

VALENTINIANO
Olà, qui si conduca il prigionier.

(esce una comparsa, la quale, ricevuto l’ordine, parte)

Ne’ miei timori io cerco
Da te consiglio. Assicurarmi in parte
Potrà d’Attila il nodo?

MASSIMO
Anzi ti espone
A periglio maggior. Cerca il nemico
Sopir la cura tua, fingersi umano,
Avvicinarsi a te. Chi sa che ad Ezio
Non sia congiunto? Il temerario colpo
Gran certezza suppone. E poi t’è noto
Che ad Attila già vinto Ezio alla fuga
Lasciò libero il passo, e a te dovea
Condurlo prigioniero;
Ma non volle, e potea.

VALENTINIANO
Pur troppo è vero.

Scena Dodicesima

FULVIA
Augusto, ah, rassicura
I miei timori! È il traditor palese?
È in salvo la tua vita?

VALENTINIANO
E Fulvia ha tanta cura di me?

FULVIA
Puoi dubitarne? Adoro
In Cesare un amante, a cui fra poco
Con soave catena
Annodarmi dovrò.

(fra sè)

So dirlo appena.

MASSIMO
(fra sè)
Simula, o dice il ver?

VALENTINIANO
Se il mio periglio
Amorosa pietà ti desta in seno,
Grata al mio cor la sicurezza è meno.
Ma potrò lusingarmi della tua fedeltà?

FULVIA
Perfin ch’io viva,
De’ miei teneri affetti avrai l’impero.

(fra sè)

Ezio, perdona.

MASSIMO
(fra sè)
Io non comprendo il vero.

VALENTINIANO
Ah! se d’Ezio non era
La fellonia, saresti già mia sposa.
Ma cara alla sua vita
Costerà la tardanza.

FULVIA
Il gran delitto
Dovresti vendicar. Ma chi dall’ira
Del popolo, che l’ama,
Assicurar ci può? Pensaci, Augusto.
Per te dubbia mi rendo.

VALENTINIANO
Questo sol mi trattiene.

MASSIMO
(fra sè)
Or Fulvia intendo.

FULVIA
E se fosse innocente? Eccoti privo
D’un gran sostegno; eccoti esposto ai colpi
D’ignoto traditore;
Eccoti in odio... Ah, mi si agghiaccia il core!

VALENTINIANO
Volesse il Ciel che reo non fosse!
Ei vieneQui per mio cenno.

FULVIA
(fra sè)
Ah! che farò?

VALENTINIANO
Vedrai ne’ suoi detti qual è.

FULVIA
Lascia ch’io parta.
Col suo giudice solo meglio il reo parlerà.

VALENTINIANO
No, resta.

MASSIMO
(vedendo venire Ezio)
Augusto, Ezio qui giunge.

FULVIA
(fra sè)
Oh Dio!

VALENTINIANO
(a Fulvia)
T’assidi al fianco mio.

FULVIA
Come! Suddita io sono, e tu vorrai...

VALENTINIANO
Suddita non è mai
Chi ha vassallo il monarca.

FULVIA
Ah! non conviene...

VALENTINIANO
Non più: comincia ad avvezzarti al trono.
Siedi.

FULVIA
Ubbidisco.

(fra sè)

In qual cimento io sono!

(siede alla destra di Valentiniano)

Scena Tredicesima

EZIO
(nell’uscire, vedendo Fulvia, si ferma. Fra sè)
Stelle, che miro! In Fulvia
Come tanta incostanza!

FULVIA
(fra sè)
Resisti, anima mia.

VALENTINIANO
Duce, t’avanza.

EZIO
Il giudice qual è? Pende il mio fato
Da Cesare o da Fulvia?

VALENTINIANO
E Fulvia ed io
Siamo un giudice solo. Ella è sovrana,
Or che in lacci di sposo a lei mi stringo.

EZIO
(fra sè)
Donna infedel!

FULVIA
(fra sè)
Potessi dir che fingo!

VALENTINIANO
Ezio, m’ascolta, e a moderare impara,
Per poco almeno, il naturale orgoglio,
Che giovarti non può. Qui si cospira
Contro di me. Del tradimento autore
Ti crede ognun. Di fellonia t’accusa
Il rifiuto d’Onoria, il troppo fasto
Delle vittorie tue, l’aperto scampo
Ad Attila permesso, il tuo geloso
E temerario amor, le tue minacce,
Di cui tu sai che testimonio io sono.
Pensa a scolparti o a meritar perdono.

MASSIMO
(fra sè)
Sorte non mi tradir!

EZIO
Cesare, in vero
Ingegnoso è il pretesto. Ove s’asconde
Costui che t’assalì? Chi dell’insidia
Autor mi afferma? Accusator tu sei
Del figurato eccesso,
Giudice e testimonio a un tempo istesso.

FULVIA
(fra sè)
Oh Dio! si perde.

VALENTINIANO
(fra sè)
E soffrirò l’altero?

EZIO
Ma il delitto sia vero:
Perché si appone a me? Perché d’Onoria
La destra ricusai? Dunque ad Augusto
Serbai la libertà col mio sudore,
Perché a me la togliesse anche in amore?
È d’Attila la fuga che mi convince reo?
Dunque io dovea
Attila imprigionar, perché d’Europa
Tutte le forze e l’armi,
Senza il timor, che le congiunge a noi,
Si volgessero poi contro l’impero?
Cerca per queste imprese altro guerriero.
Son reo, perché conosco
Qual io mi sia, perché di me ragiono.
L’alme vili a se stesse ignote sono.

FULVIA
(para sí)
Partir potessi.

VALENTINIANO
Un nuovo fallo è questa temeraria difesa.
Altro t’avanza per tua discolpa ancor?

EZIO
Dissi abbastanza. Cesare, non curarti
Tutto il resto ascoltar, ch’io dir potrei.

VALENTINIANO
Che diresti?

EZIO
Direi che produce un tiranno
Chi solleva un ingrato.
Anche ai sovrani
Direi che desta invidia
De’ sudditi il valor; che a te dispiace
D’essermi debitor, che tu paventi
In me que’ tradimenti
Che sai di meritar, quando mi privi d’un cor...

VALENTINIANO
Superbo, a questo eccesso arrivi?

FULVIA
(fra sè)
Ahimè!

VALENTINIANO
Punir saprò...

FULVIA
Soffri, se m’ami, che Fulvia parta.
I vostri sdegni irrita l’aspetto mio.

(s’alza)

VALENTINIANO
No, non partir. Tu scorgi
Che mi sdegno a ragion. Siedi, e vedrai
Come un reo pertinace
A convincer m’accingo.

EZIO
(fra sè)
Donna infedel!

FULVIA
(torna a sedere. Fra sè)
Potessi dir che fingo!

MASSIMO
(fra sè)
Tutto fin or mi giova.

VALENTINIANO
Ezio, tu sei
D’ogni colpa innocente.
Invido Augusto
Di cotesta tua gloria, il tutto ha finto.
Solo un giudizio io chiedo
Dall’eccelsa tua mente. Al suo sovrano
Contrastando la sposa,
Il suddito è ribelle?

EZIO
E al suo vassallo,
Che il prevenne in amor, quando la tolga,
Il sovrano è tiranno?

VALENTINIANO
A quel che dici, dunque Fulvia t’amò?

FULVIA
(fra sè)
Che pena!

VALENTINIANO
(a Fulvia)
A lui togli, o cara, un inganno, e di’ s’io fui
Il tuo foco primiero,
Se l’ultimo sarò: spiegalo.

FULVIA
(a Valentiniano)
È vero.

EZIO
Ah perfida, ah spergiura! A questo colpo
Manca la mia costanza.

VALENTINIANO
(ad Ezio)
Vedi se t’ingannò la tua speranza.

EZIO
Non trionfar di me. Troppo ti fidi
D’una donna incostante. A lei la cura
Lascio di vendicarmi. Io mi lusingo
Che ‘l proverai.

FULVIA
(fra sè)
Né posso dir che fingo!

MASSIMO
(fra sè)
E Fulvia non si perde!

EZIO
In questo stato non conosco me stesso.
In faccia a lei
Mi si divide il cor.
Pena maggiore, Massimo,
da che nacqui, io non provai

FULVIA
(fra sè)
Io mi sento morir.

(s’alza piangendo e vuol partire)

VALENTINIANO
Fulvia, che fai?

FULVIA
Voglio partir, ché a tanti ingiusti oltraggi
Più non resisto.

VALENTINIANO
Anzi t’arresta, e siegui
A punirlo così.

FULVIA
No, te ne priego: Lascia ch’io vada.

VALENTINIANO
Io nol consento. Afferma
Per mio piacer di nuovo
Che sospiri per me, ch’io ti son caro,
Che godi alle sue pene...

FULVIA
Ma se vero non è;
s’egli è il mio bene!

VALENTINIANO
Che dici?

MASSIMO
(fra sè)
Ahimè!

EZIO
Respiro.

FULVIA
E sino a quando
Dissimular dovrò? Finsi fin ora,
Cesare, per placarti; Ezio innocente
Salvar credei.
Per lui mi struggo; e sappi
Ch’io non t’amo davvero, e non t’amai.
E se i miei labbri mai
Ch’io t’amo a te diranno,
Non mi credere, Augusto; allor t’inganno.

EZIO
Oh cari accenti!

VALENTINIANO
Ove son io! Che ascolto!
Qual ardir, qual baldanza!

EZIO
(a Valentiniano)
Vedi se t’ingannò la tua speranza.

VALENTINIANO
Ah temerario! ah ingrata! Olà, custodi,
Toglietemi d’avanti
Quel traditor. Nel carcere più orrendo
Serbatelo al mio sdegno.

EZIO
Il tuo furor del mio trionfo è segno.
Chi più di me felice? Io cederei
Per questa ogni vittoria.
Non t’invidio l’impero,
Non ho cura del resto:
È trionfo leggiero
Attila vinto, a paragon di questo.

Ecco alle mie catene,
Ecco a morir m’invio:

(a Valentiniano, accennando Fulvia)

Sì, ma quel core è mio;
Sì, ma tu cedi a me.
Caro mio bene, addio.
Perdona a chi t’adora:
So che t’offesi, allora
Ch’io dubitai di te.

(parte con le guardie)

Scena Quattordicesima

VALENTINIANO
Ingratissima donna, e quando mai
Io da te meritai questa mercede?
Vedi, amico, qual fede
La tua figlia mi serba?

MASSIMO
Indegna! e dove
Imparasti a tradir? Così del padre
La fedeltade imiti? E quando avesti
Questi esempi da me?

FULVIA
Lasciami in pace,
Padre; non irritarmi: è sciolto il freno.
Se m’insulti, dirò...

MASSIMO
Taci, o il tuo sangue...

VALENTINIANO
Massimo, ferma. Io meglio
Vendicarmi saprò. Giacché m’aborre,
Giacché le sono odioso,
Voglio per tormentarla esserle sposo.

FULVIA
Non lo sperar.

VALENTINIANO
Ch’io non lo speri? Infida,
Non sai quanto potrò...

FULVIA
Potrai svenarmi;
Ma per farmi temer debole or sei.
Han vinto ogni timore i mali miei.

La mia costanza
Non si sgomenta;
Non ha speranza,
Timor non ha.
Son giunta a segno
Che mi tormenta,
Più del tuo sdegno,
La tua pietà.

(parte)

Scena Quindicesima

MASSIMO
(fra sè)
Or giova il simular.

(A Valentiniano)

No, non sia vero
Che per vergogna mia viva costei.
Cesare, io corro a lei:
Voglio passarle il cor.

VALENTINIANO
T’arresta, amico.
S’ella muore, io non vivo.
Ancor potrebbe
Quell’ingrata pentirsi.

MASSIMO
Al tuo comando con pena ubbidirò.
Troppo a punirla il dover mi consiglia.

VALENTINIANO
Perché simile a te non è la figlia?

MASSIMO
Col volto ripieno
Di tanto rossore,
Più calma nel seno,
Più pace non ho.
Oh, quanti diranno
Che il perfido inganno
Dal suo genitore
La figlia imparò!

(parte)

Scena Sedicesima

VALENTINIANO
Sdegno, amor, gelosia, cure d’impero,
Che volete da me? Nemico e amante,
E timido e sdegnato a un punto io sono;
E intanto non punisco e non perdono.
Ah! lo so ch’io dovrei
Obliar quell’ingrata. Ella è cagione
D’ogni sventura mia. Ma di tentarlo
Neppure ardisco, e da una forza ignota
Così mi sento oppresso,
Che non desio di superar me stesso.
Che mi giova impero e soglio,
S’io non voglio uscir d’affanni,
S’io nutrisco i miei tiranni
Negli affetti del mio cor?
Che infelice al mondo io sia,
Lo conosco, è colpa mia;
Non è colpa dello sdegno,
Non è colpa dell’amor.
Scena Undicesima

VALENTINIANO
Olà, qui si conduca il prigionier.

(esce una comparsa, la quale, ricevuto l’ordine, parte)

Ne’ miei timori io cerco
Da te consiglio. Assicurarmi in parte
Potrà d’Attila il nodo?

MASSIMO
Anzi ti espone
A periglio maggior. Cerca il nemico
Sopir la cura tua, fingersi umano,
Avvicinarsi a te. Chi sa che ad Ezio
Non sia congiunto? Il temerario colpo
Gran certezza suppone. E poi t’è noto
Che ad Attila già vinto Ezio alla fuga
Lasciò libero il passo, e a te dovea
Condurlo prigioniero;
Ma non volle, e potea.

VALENTINIANO
Pur troppo è vero.

Scena Dodicesima

FULVIA
Augusto, ah, rassicura
I miei timori! È il traditor palese?
È in salvo la tua vita?

VALENTINIANO
E Fulvia ha tanta cura di me?

FULVIA
Puoi dubitarne? Adoro
In Cesare un amante, a cui fra poco
Con soave catena
Annodarmi dovrò.

(fra sè)

So dirlo appena.

MASSIMO
(fra sè)
Simula, o dice il ver?

VALENTINIANO
Se il mio periglio
Amorosa pietà ti desta in seno,
Grata al mio cor la sicurezza è meno.
Ma potrò lusingarmi della tua fedeltà?

FULVIA
Perfin ch’io viva,
De’ miei teneri affetti avrai l’impero.

(fra sè)

Ezio, perdona.

MASSIMO
(fra sè)
Io non comprendo il vero.

VALENTINIANO
Ah! se d’Ezio non era
La fellonia, saresti già mia sposa.
Ma cara alla sua vita
Costerà la tardanza.

FULVIA
Il gran delitto
Dovresti vendicar. Ma chi dall’ira
Del popolo, che l’ama,
Assicurar ci può? Pensaci, Augusto.
Per te dubbia mi rendo.

VALENTINIANO
Questo sol mi trattiene.

MASSIMO
(fra sè)
Or Fulvia intendo.

FULVIA
E se fosse innocente? Eccoti privo
D’un gran sostegno; eccoti esposto ai colpi
D’ignoto traditore;
Eccoti in odio... Ah, mi si agghiaccia il core!

VALENTINIANO
Volesse il Ciel che reo non fosse!
Ei vieneQui per mio cenno.

FULVIA
(fra sè)
Ah! che farò?

VALENTINIANO
Vedrai ne’ suoi detti qual è.

FULVIA
Lascia ch’io parta.
Col suo giudice solo meglio il reo parlerà.

VALENTINIANO
No, resta.

MASSIMO
(vedendo venire Ezio)
Augusto, Ezio qui giunge.

FULVIA
(fra sè)
Oh Dio!

VALENTINIANO
(a Fulvia)
T’assidi al fianco mio.

FULVIA
Come! Suddita io sono, e tu vorrai...

VALENTINIANO
Suddita non è mai
Chi ha vassallo il monarca.

FULVIA
Ah! non conviene...

VALENTINIANO
Non più: comincia ad avvezzarti al trono.
Siedi.

FULVIA
Ubbidisco.

(fra sè)

In qual cimento io sono!

(siede alla destra di Valentiniano)

Scena Tredicesima

EZIO
(nell’uscire, vedendo Fulvia, si ferma. Fra sè)
Stelle, che miro! In Fulvia
Come tanta incostanza!

FULVIA
(fra sè)
Resisti, anima mia.

VALENTINIANO
Duce, t’avanza.

EZIO
Il giudice qual è? Pende il mio fato
Da Cesare o da Fulvia?

VALENTINIANO
E Fulvia ed io
Siamo un giudice solo. Ella è sovrana,
Or che in lacci di sposo a lei mi stringo.

EZIO
(fra sè)
Donna infedel!

FULVIA
(fra sè)
Potessi dir che fingo!

VALENTINIANO
Ezio, m’ascolta, e a moderare impara,
Per poco almeno, il naturale orgoglio,
Che giovarti non può. Qui si cospira
Contro di me. Del tradimento autore
Ti crede ognun. Di fellonia t’accusa
Il rifiuto d’Onoria, il troppo fasto
Delle vittorie tue, l’aperto scampo
Ad Attila permesso, il tuo geloso
E temerario amor, le tue minacce,
Di cui tu sai che testimonio io sono.
Pensa a scolparti o a meritar perdono.

MASSIMO
(fra sè)
Sorte non mi tradir!

EZIO
Cesare, in vero
Ingegnoso è il pretesto. Ove s’asconde
Costui che t’assalì? Chi dell’insidia
Autor mi afferma? Accusator tu sei
Del figurato eccesso,
Giudice e testimonio a un tempo istesso.

FULVIA
(fra sè)
Oh Dio! si perde.

VALENTINIANO
(fra sè)
E soffrirò l’altero?

EZIO
Ma il delitto sia vero:
Perché si appone a me? Perché d’Onoria
La destra ricusai? Dunque ad Augusto
Serbai la libertà col mio sudore,
Perché a me la togliesse anche in amore?
È d’Attila la fuga che mi convince reo?
Dunque io dovea
Attila imprigionar, perché d’Europa
Tutte le forze e l’armi,
Senza il timor, che le congiunge a noi,
Si volgessero poi contro l’impero?
Cerca per queste imprese altro guerriero.
Son reo, perché conosco
Qual io mi sia, perché di me ragiono.
L’alme vili a se stesse ignote sono.

FULVIA
(para sí)
Partir potessi.

VALENTINIANO
Un nuovo fallo è questa temeraria difesa.
Altro t’avanza per tua discolpa ancor?

EZIO
Dissi abbastanza. Cesare, non curarti
Tutto il resto ascoltar, ch’io dir potrei.

VALENTINIANO
Che diresti?

EZIO
Direi che produce un tiranno
Chi solleva un ingrato.
Anche ai sovrani
Direi che desta invidia
De’ sudditi il valor; che a te dispiace
D’essermi debitor, che tu paventi
In me que’ tradimenti
Che sai di meritar, quando mi privi d’un cor...

VALENTINIANO
Superbo, a questo eccesso arrivi?

FULVIA
(fra sè)
Ahimè!

VALENTINIANO
Punir saprò...

FULVIA
Soffri, se m’ami, che Fulvia parta.
I vostri sdegni irrita l’aspetto mio.

(s’alza)

VALENTINIANO
No, non partir. Tu scorgi
Che mi sdegno a ragion. Siedi, e vedrai
Come un reo pertinace
A convincer m’accingo.

EZIO
(fra sè)
Donna infedel!

FULVIA
(torna a sedere. Fra sè)
Potessi dir che fingo!

MASSIMO
(fra sè)
Tutto fin or mi giova.

VALENTINIANO
Ezio, tu sei
D’ogni colpa innocente.
Invido Augusto
Di cotesta tua gloria, il tutto ha finto.
Solo un giudizio io chiedo
Dall’eccelsa tua mente. Al suo sovrano
Contrastando la sposa,
Il suddito è ribelle?

EZIO
E al suo vassallo,
Che il prevenne in amor, quando la tolga,
Il sovrano è tiranno?

VALENTINIANO
A quel che dici, dunque Fulvia t’amò?

FULVIA
(fra sè)
Che pena!

VALENTINIANO
(a Fulvia)
A lui togli, o cara, un inganno, e di’ s’io fui
Il tuo foco primiero,
Se l’ultimo sarò: spiegalo.

FULVIA
(a Valentiniano)
È vero.

EZIO
Ah perfida, ah spergiura! A questo colpo
Manca la mia costanza.

VALENTINIANO
(ad Ezio)
Vedi se t’ingannò la tua speranza.

EZIO
Non trionfar di me. Troppo ti fidi
D’una donna incostante. A lei la cura
Lascio di vendicarmi. Io mi lusingo
Che ‘l proverai.

FULVIA
(fra sè)
Né posso dir che fingo!

MASSIMO
(fra sè)
E Fulvia non si perde!

EZIO
In questo stato non conosco me stesso.
In faccia a lei
Mi si divide il cor.
Pena maggiore, Massimo,
da che nacqui, io non provai

FULVIA
(fra sè)
Io mi sento morir.

(s’alza piangendo e vuol partire)

VALENTINIANO
Fulvia, che fai?

FULVIA
Voglio partir, ché a tanti ingiusti oltraggi
Più non resisto.

VALENTINIANO
Anzi t’arresta, e siegui
A punirlo così.

FULVIA
No, te ne priego: Lascia ch’io vada.

VALENTINIANO
Io nol consento. Afferma
Per mio piacer di nuovo
Che sospiri per me, ch’io ti son caro,
Che godi alle sue pene...

FULVIA
Ma se vero non è;
s’egli è il mio bene!

VALENTINIANO
Che dici?

MASSIMO
(fra sè)
Ahimè!

EZIO
Respiro.

FULVIA
E sino a quando
Dissimular dovrò? Finsi fin ora,
Cesare, per placarti; Ezio innocente
Salvar credei.
Per lui mi struggo; e sappi
Ch’io non t’amo davvero, e non t’amai.
E se i miei labbri mai
Ch’io t’amo a te diranno,
Non mi credere, Augusto; allor t’inganno.

EZIO
Oh cari accenti!

VALENTINIANO
Ove son io! Che ascolto!
Qual ardir, qual baldanza!

EZIO
(a Valentiniano)
Vedi se t’ingannò la tua speranza.

VALENTINIANO
Ah temerario! ah ingrata! Olà, custodi,
Toglietemi d’avanti
Quel traditor. Nel carcere più orrendo
Serbatelo al mio sdegno.

EZIO
Il tuo furor del mio trionfo è segno.
Chi più di me felice? Io cederei
Per questa ogni vittoria.
Non t’invidio l’impero,
Non ho cura del resto:
È trionfo leggiero
Attila vinto, a paragon di questo.

Ecco alle mie catene,
Ecco a morir m’invio:

(a Valentiniano, accennando Fulvia)

Sì, ma quel core è mio;
Sì, ma tu cedi a me.
Caro mio bene, addio.
Perdona a chi t’adora:
So che t’offesi, allora
Ch’io dubitai di te.

(parte con le guardie)

Scena Quattordicesima

VALENTINIANO
Ingratissima donna, e quando mai
Io da te meritai questa mercede?
Vedi, amico, qual fede
La tua figlia mi serba?

MASSIMO
Indegna! e dove
Imparasti a tradir? Così del padre
La fedeltade imiti? E quando avesti
Questi esempi da me?

FULVIA
Lasciami in pace,
Padre; non irritarmi: è sciolto il freno.
Se m’insulti, dirò...

MASSIMO
Taci, o il tuo sangue...

VALENTINIANO
Massimo, ferma. Io meglio
Vendicarmi saprò. Giacché m’aborre,
Giacché le sono odioso,
Voglio per tormentarla esserle sposo.

FULVIA
Non lo sperar.

VALENTINIANO
Ch’io non lo speri? Infida,
Non sai quanto potrò...

FULVIA
Potrai svenarmi;
Ma per farmi temer debole or sei.
Han vinto ogni timore i mali miei.

La mia costanza
Non si sgomenta;
Non ha speranza,
Timor non ha.
Son giunta a segno
Che mi tormenta,
Più del tuo sdegno,
La tua pietà.

(parte)

Scena Quindicesima

MASSIMO
(fra sè)
Or giova il simular.

(A Valentiniano)

No, non sia vero
Che per vergogna mia viva costei.
Cesare, io corro a lei:
Voglio passarle il cor.

VALENTINIANO
T’arresta, amico.
S’ella muore, io non vivo.
Ancor potrebbe
Quell’ingrata pentirsi.

MASSIMO
Al tuo comando con pena ubbidirò.
Troppo a punirla il dover mi consiglia.

VALENTINIANO
Perché simile a te non è la figlia?

MASSIMO
Col volto ripieno
Di tanto rossore,
Più calma nel seno,
Più pace non ho.
Oh, quanti diranno
Che il perfido inganno
Dal suo genitore
La figlia imparò!

(parte)

Scena Sedicesima

VALENTINIANO
Sdegno, amor, gelosia, cure d’impero,
Che volete da me? Nemico e amante,
E timido e sdegnato a un punto io sono;
E intanto non punisco e non perdono.
Ah! lo so ch’io dovrei
Obliar quell’ingrata. Ella è cagione
D’ogni sventura mia. Ma di tentarlo
Neppure ardisco, e da una forza ignota
Così mi sento oppresso,
Che non desio di superar me stesso.
Che mi giova impero e soglio,
S’io non voglio uscir d’affanni,
S’io nutrisco i miei tiranni
Negli affetti del mio cor?
Che infelice al mondo io sia,
Lo conosco, è colpa mia;
Non è colpa dello sdegno,
Non è colpa dell’amor.



|新しいページ|検索|ページ一覧|RSS|@ウィキご利用ガイド | 管理者にお問合せ
|ログイン|