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ATTO TERZO


Scena Prima

(Atrio delle carceri con cancelli di ferro in prospetto, che conducono a diverse prigioni. Guardie a vista su la porta de’ detti cancelli)

ONORIA
(alle guardie)
Ezio qui venga.
È questa gemma il segno

(fra sè)

Del cesareo volere. Il suo periglio
Mi fa più amante; e la pietà, ch’io sento
Nel vederlo infelice,
Tal fomento è all’amor, ch’io non so come
Si forma nel mio petto
Di due diversi affetti un solo affetto.
Eccolo. Oh, come altero,
Come lieto s’avanza!
O quell’alma è innocente, o non è vero
Che immagine dell’alma è la sembianza.

(esce Ezio da uno de’ cancelli, presso de’ quali restano le guardie)

EZIO
Questi del tuo germano
Son, principessa, i doni. Avresti mai
Potuto immaginarlo? In pochi istanti
Tutto cangiò per me. Cinto d’allori
Del giorno al tramontar tu mi vedesti;
E poi co’ lacci intorno
Tu mi rivedi all’apparir del giorno.

ONORIA
Ezio, qualunque nasce alle vicende
Della sorte è soggetto. Il primo esempio
Dell’incostanza sua, duce, non sei.
L’ingiustizia di lei
Tu potresti emendar. Per mia richiesta
Cesare l’ira sua tutta abbandona:
T’ama, ti vuole amico,
e ti perdona.

EZIO
E il crederò?

ONORIA
Sì. Né domanda Augusto
Altra emenda da te che il suo riposo.
Del tentativo ascoso
Scopri la trama, e appieno
Libero sei. Può domandar di meno?

EZIO
Non è poca richiesta. Ei vuol ch’io stesso
M’accusi per timore. Ei vuole a prezzo
Dell’innocenza mia
Generoso apparir. Sa la mia fede,
Prova rossor nell’oltraggiarmi a torto;
Perciò mi vuole o delinquente o morto.

ONORIA
Dunque con tanto fasto
Lo sdegno tuo giustificar non dei;
E, se innocente sei, placide, umìli
Sian le tue scuse. A lui favella in modo
Che non possa incolparti,
Che non abbia coraggio a condannarti.

EZIO
Onoria, per salvarmi
Ad esser vile io non appresi ancora.

ONORIA
Ma sai che corri a morte?

EZIO
E ben, si mora!
Non è il peggior de’ mali
Al fin questo morir; ci toglie almeno
Dal commercio de’ rei.

ONORIA
Pensar dovresti
Che per la patria tua poco vivesti.

EZIO
Il viver si misura
Dall’opre e non dai giorni. Onoria, i vili,
Inutili a ciascuno,
a sé mal noti,
Cui non scaldò di bella gloria il foco,
Vivendo lunga età vissero poco.
Ma coloro che vanno
Per l’orme ch’io segnai,
Vivendo pochi dì, vissero assai.

ONORIA
Se di te non hai cura,
Abbila almen di me.

EZIO
Che dici?

ONORIA
Io t’amo:
Più tacerlo nol so. Quando mi veggo
A perderti vicina, i torti oblio;
Ed è poca difesa
Alla mia debolezza il fasto mio.

EZIO
Onoria, e tu sei quella
Che umiltà mi consigli?
In questa guisa
Insuperbir mi fai. Potessi almeno,
Come i tuoi pregi ammiro, amarti ancora!
D'eh, consenti ch’io mora. Ezio piagato
Per altro stral ti viverebbe ingrato.

ONORIA
Viva ingrato, mi renda
D’ogni speranza priva,
Mi sprezzi pur, mi sia crudel; ma viva.
E se pur la tua vita
Aborrisci così, perché m’è cara,
Cerca almeno una morte
Che sia degna di te. Coll’armi in pugno
Mori vincendo; onde t’invidi il mondo,
Non ti compianga.

EZIO
O in carcere o fra l’armi,
Ad altri insegnerò come si mora.
Farò invidiarmi in questo stato ancora.

Guarda pria se in questa fronte
Trovi scritto alcun delitto,
E dirai che la mia sorte
Desta invidia e non pietà.
Bella prova è d’alma forte
L’esser placida e serena,
Nel soffrir l’ingiusta pena
D’una colpa che non ha.

(rientra nelle carceri, accompagnato dalle guardie)

Scena Seconda

ONORIA
Oh Dio, chi ‘l crederebbe! Al fato estremo
Egli lieto s’appressa;
io gelo e tremo.

VALENTINIANO
E ben, da quel superbo
Che ottenesti, o germana?

ONORIA
Io nulla ottenni.

VALENTINIANO
Già lo predissi. Eh si punisca. Omai
È viltade il riguardo.

ONORIA
E pur non posso
Crederlo reo. D’alma innocente è segno
Quella sua sicurezza.

VALENTINIANO
Anzi è una prova
Del suo delitto. Il traditor si fida
Nell’aura popolar. Vuo’ che s’uccida.

ONORIA
Meglio ci pensa. Ezio è peggior nemico
Forse estinto che vivo.

VALENTINIANO
E che far deggio?

ONORIA
Cerca vie di placarlo: il suo segreto
Sveller da lui senza rigor procura.

VALENTINIANO
E qual via non tentai?

ONORIA
La più sicura.
Ezio, per quel ch’io vedo
È debole in amor: per questa parte
Assalirlo conviene. Ei Fulvia adora:
Offrila all’amor suo; cedila ancora.

VALENTINIANO
Quanto è facile, Onoria,
A consigliare altrui fuor del periglio!

ONORIA
Signor, nel mio consiglio io ti propongo
Un esempio a seguir.
Sappi che amante
Io sono al par di te, né perdo meno:
Fulvia è la fiamma tua, per Ezio io peno.

VALENTINIANO
E l’ami?

ONORIA
Sì. Nel consigliarti or vedi
Se facile son io, come tu credi.

VALENTINIANO
Ma troppo ad eseguir duro consiglio
Mi proponi, o germana.

ONORIA
Il tuo coraggio, la tua virtù faccia arrossir la sorte.
Una donna t’insegna ad esser forte.

VALENTINIANO
Oh Dio!

ONORIA
Vinci te stesso. I tuoi vassalli
Apprendano qual sia D’Augusto il cor...

VALENTINIANO
Non più: Fulvia m’invia:
Facciasi questo ancor. Se tu sapessi
Che sforzo è il mio, quanto il cimento è duro...

ONORIA
Dalla mia pena il tuo dolor misuro:
Ma soffrilo. Nel duolo
Pur è qualche piacer non esser solo.

Peni tu per un’ingrata,
Un ingrato adoro anch’io:
È il tuo fato eguale al mio;
È nemico ad ambi Amor.
Ma, s’io nacqui sventurata
Se per te non v’è speranza,
Sia compagna la costanza,
Come è simile il dolor.

(parte)

Scena Terza

VALENTINIANO
Olà! Varo si chiami.

(una comparsa esce, e parte per eseguire il comando)

A questo eccesso
Della clemenza mia se il reo non cede,
Un momento di vita Più lasciargli non vuo’.

VARO
Cesare.

VALENTINIANO
Ascolta.
Disponi i tuoi più fidi
Di questo loco in su l’oscuro ingresso;
E se al mio fianco appresso
Ezio non è, s’io non gli son di guida,
Quando uscir lo vedrai, fa che s’uccida.

VARO
Ubbidirò. Ma sai
Qual tumulto destò d’Ezio l’arresto?

VALENTINIANO
Tutto m’è noto. A questo
Già Massimo provvede.

VARO
È ver, ma temo...

VALENTINIANO
Eh! taci: adempi il cenno, e fa che il colpo
Cautamente succeda. Udisti?

VARO
Intesi.

(parte)

VALENTINIANO
(alle guardie de’ cancelli)
Il prigionier qui rieda.

(per se stesso)

Tacete, o sdegni miei:
l’odio sepolto resti nel cor,
non comparisca in volto.

Con le procelle in seno
Sembri tranquillo il mar;
E un zeffiro sereno
Col placido spirar
Finga la calma.
Ma, se quel cor superbo
L’istesso ancor sarà,
Vi lascio in libertà,
Sdegni dell’alma.

Scena Quarta

MASSIMO
Signor, tutto sedai. D’Ezio la morte
A tuo piacere affretta:
Roma t’applaude; ogni fedel l’aspetta.

VALENTINIANO
Ma che vuoi? Mi si dice
Che un barbaro, che un empio,
Che un incauto son io. Gli esempi altrui
Seguitar mi conviene.

MASSIMO
Come! Perché?

VALENTINIANO
T’accheta: Ezio già viene.

Scena Quinta

(Ezio incatenato esce dai cancelli, e detti)

MASSIMO
(fra sè)
Chi mai lo consigliò!

EZIO
Dal carcer mio
Richiamato, io credei
D’incamminarmi ad un supplizio ingiusto:
Ma ne incontro un peggior; rivedo Augusto.

VALENTINIANO
(fra sè)
Che audace!

(Ad Ezio)

Ezio, fra noi
Più d’odio non si parli. Io vengo amico:
Il mio rigor detesto; E voglio...

EZIO
Io so che vuoi: m’è noto il resto.
Onoria ti prevenne; il tutto intesi.
S’altro a dirmi non hai,
Torno alla mia prigion; seco parlai.

VALENTINIANO
Non potea dirti Onoria
Quanto offrirti vogl’io.

EZIO
Lo so; mel disse:
Che la mia libertà, che il primo affetto,
Che l’amistà d’Augusto i doni sono.

VALENTINIANO
Ma non disse il maggior.

Scena Sesta

VALENTINIANO
(accennando Fulvia)
Vedi qual dono.

EZIO
Fulvia!

MASSIMO
(fra sè)
Che mai sarà! L’alma s’agghiaccia.

FULVIA
Da Fulvia che si vuol?

VALENTINIANO
Che ascolti e taccia.

(ad Ezio)

Ti sorprende l’offerta. Ella è sì grande,
Che crederla non sai, ma temi in vano:
La promisi: l’affermo; ecco la mano.

EZIO
A qual prezzo però mi si concede
D’esserne possessor?

VALENTINIANO
Poco si chiede.
Tu sei reo per amor: chi visse amante
Facilmente ti scusa.
Altro non bramo che un ingenuo parlar.
Tutto il disegno svelami,
te ne priego, acciò non viva
Cesare più co’ suoi timori intorno.

EZIO
(a Fulvia)
Addio, mia vita: alla prigione io torno.

VALENTINIANO
(fra sè)
E il soffro?

FULVIA
(fra sè)
Ahimè!

VALENTINIANO
(ad Ezio)
Senti. E lasciar tu vuoi,
stinato a tacer, Fulvia, che tanto
Fedel ti corrisponde?
Parla.

(fra sè)

Né meno il traditor risponde.

MASSIMO
(fra sè)
Quanti perigli!

VALENTINIANO
Ezio, m’ascolti? Intendi
Che parlo a te? Son tali i detti miei,
Che un reo, come tu sei, debba sprezzarli?

EZIO
Quando parli così, meco non parli.

VALENTINIANO

Eh! si risolva.

(forte)

Olà, custodi!

FULVIA
(a Valentiniano)
Ah! prima
Lo sdegno tuo contro di me si volga.

VALENTINIANO
(a Fulvia)
Né puoi tacere?

(a le guardie)

Il prigionier si sciolga.

(si tolgono le catene ad Ezio)

EZIO
Come!

FULVIA
(fra sè)
Che veggio!

MASSIMO
(fra sè)
Oh stelle!

VALENTINIANO
Al fin conosco che innocente tu sei.
Tanta costanza
Nel ricusar la sospirata sposa,
No, che un reo non avrebbe.
Ezio, mi pento
Del mio rigore: emenderanno i doni
Le ingiuste offese de’ sospetti miei.
Vanne; Fulvia è già tua; libero sei.

FULVIA
(fra sè)
Felice me!

EZIO
La prima volta è questa
Ch’io mi confondo, e con ragion. Chi mai
Un monarca rivale a questo segno
Generoso sperò! La tua diletta
Mi cedi, e non rammenti!...

VALENTINIANO
Omai t’affretta.
Impaziente attende
Roma di rivederti. A lei ti mostra:
Dilegua il suo timor. Tempo non manca
A’ reciprochi segni
D’affetto, d’amistà.

EZIO
Del fasto mio
Or, Cesare, arrossisco; e tanto dono...

VALENTINIANO
Ezio, va pur: conoscerai qual sono.

EZIO
Se la mia vita
Dono è d’Augusto,
Il freddo Scita,
L’Etiope adusto
Al piè di Cesare
Piegar farò.
Perché germoglino
Per te gli allori,
Mi vedrai spargere
Nuovi sudori;
Saprò combattere,
Morir saprò.

(parte)

Scena Settima

VALENTINIANO
(fra sè)
Va pur, te n’avvedrai.

MASSIMO
(fra sè)
Perdo ogni speme.

FULVIA
Generoso monarca, il Ciel ti renda
Quella felicità che rendi a noi.
I benefìci tuoi
Sempre rammenterò. Lascia che intanto
Su quell’augusta mano un bacio imprima.

VALENTINIANO
No, Fulvia: attendi prima
Che sia compìto il dono: ancor non sai
Quanto ogni voto avanza,
Quanto il dono è maggior di tua speranza.

MASSIMO
Cesare, che facesti? Ah, questa volta
T’ingannò la pietade.

VALENTINIANO
E pur vedrai
Che giova la pietà, ch’io non errai.
Ogni cura, ogni tema
Terminata sarà.

MASSIMO
Qual pace acquisti,
Se torna in libertà?
ATTO TERZO


Scena Prima

(Atrio delle carceri con cancelli di ferro in prospetto, che conducono a diverse prigioni. Guardie a vista su la porta de’ detti cancelli)

ONORIA
(alle guardie)
Ezio qui venga.
È questa gemma il segno

(fra sè)

Del cesareo volere. Il suo periglio
Mi fa più amante; e la pietà, ch’io sento
Nel vederlo infelice,
Tal fomento è all’amor, ch’io non so come
Si forma nel mio petto
Di due diversi affetti un solo affetto.
Eccolo. Oh, come altero,
Come lieto s’avanza!
O quell’alma è innocente, o non è vero
Che immagine dell’alma è la sembianza.

(esce Ezio da uno de’ cancelli, presso de’ quali restano le guardie)

EZIO
Questi del tuo germano
Son, principessa, i doni. Avresti mai
Potuto immaginarlo? In pochi istanti
Tutto cangiò per me. Cinto d’allori
Del giorno al tramontar tu mi vedesti;
E poi co’ lacci intorno
Tu mi rivedi all’apparir del giorno.

ONORIA
Ezio, qualunque nasce alle vicende
Della sorte è soggetto. Il primo esempio
Dell’incostanza sua, duce, non sei.
L’ingiustizia di lei
Tu potresti emendar. Per mia richiesta
Cesare l’ira sua tutta abbandona:
T’ama, ti vuole amico,
e ti perdona.

EZIO
E il crederò?

ONORIA
Sì. Né domanda Augusto
Altra emenda da te che il suo riposo.
Del tentativo ascoso
Scopri la trama, e appieno
Libero sei. Può domandar di meno?

EZIO
Non è poca richiesta. Ei vuol ch’io stesso
M’accusi per timore. Ei vuole a prezzo
Dell’innocenza mia
Generoso apparir. Sa la mia fede,
Prova rossor nell’oltraggiarmi a torto;
Perciò mi vuole o delinquente o morto.

ONORIA
Dunque con tanto fasto
Lo sdegno tuo giustificar non dei;
E, se innocente sei, placide, umìli
Sian le tue scuse. A lui favella in modo
Che non possa incolparti,
Che non abbia coraggio a condannarti.

EZIO
Onoria, per salvarmi
Ad esser vile io non appresi ancora.

ONORIA
Ma sai che corri a morte?

EZIO
E ben, si mora!
Non è il peggior de’ mali
Al fin questo morir; ci toglie almeno
Dal commercio de’ rei.

ONORIA
Pensar dovresti
Che per la patria tua poco vivesti.

EZIO
Il viver si misura
Dall’opre e non dai giorni. Onoria, i vili,
Inutili a ciascuno,
a sé mal noti,
Cui non scaldò di bella gloria il foco,
Vivendo lunga età vissero poco.
Ma coloro che vanno
Per l’orme ch’io segnai,
Vivendo pochi dì, vissero assai.

ONORIA
Se di te non hai cura,
Abbila almen di me.

EZIO
Che dici?

ONORIA
Io t’amo:
Più tacerlo nol so. Quando mi veggo
A perderti vicina, i torti oblio;
Ed è poca difesa
Alla mia debolezza il fasto mio.

EZIO
Onoria, e tu sei quella
Che umiltà mi consigli?
In questa guisa
Insuperbir mi fai. Potessi almeno,
Come i tuoi pregi ammiro, amarti ancora!
D'eh, consenti ch’io mora. Ezio piagato
Per altro stral ti viverebbe ingrato.

ONORIA
Viva ingrato, mi renda
D’ogni speranza priva,
Mi sprezzi pur, mi sia crudel; ma viva.
E se pur la tua vita
Aborrisci così, perché m’è cara,
Cerca almeno una morte
Che sia degna di te. Coll’armi in pugno
Mori vincendo; onde t’invidi il mondo,
Non ti compianga.

EZIO
O in carcere o fra l’armi,
Ad altri insegnerò come si mora.
Farò invidiarmi in questo stato ancora.

Guarda pria se in questa fronte
Trovi scritto alcun delitto,
E dirai che la mia sorte
Desta invidia e non pietà.
Bella prova è d’alma forte
L’esser placida e serena,
Nel soffrir l’ingiusta pena
D’una colpa che non ha.

(rientra nelle carceri, accompagnato dalle guardie)

Scena Seconda

ONORIA
Oh Dio, chi ‘l crederebbe! Al fato estremo
Egli lieto s’appressa;
io gelo e tremo.

VALENTINIANO
E ben, da quel superbo
Che ottenesti, o germana?

ONORIA
Io nulla ottenni.

VALENTINIANO
Già lo predissi. Eh si punisca. Omai
È viltade il riguardo.

ONORIA
E pur non posso
Crederlo reo. D’alma innocente è segno
Quella sua sicurezza.

VALENTINIANO
Anzi è una prova
Del suo delitto. Il traditor si fida
Nell’aura popolar. Vuo’ che s’uccida.

ONORIA
Meglio ci pensa. Ezio è peggior nemico
Forse estinto che vivo.

VALENTINIANO
E che far deggio?

ONORIA
Cerca vie di placarlo: il suo segreto
Sveller da lui senza rigor procura.

VALENTINIANO
E qual via non tentai?

ONORIA
La più sicura.
Ezio, per quel ch’io vedo
È debole in amor: per questa parte
Assalirlo conviene. Ei Fulvia adora:
Offrila all’amor suo; cedila ancora.

VALENTINIANO
Quanto è facile, Onoria,
A consigliare altrui fuor del periglio!

ONORIA
Signor, nel mio consiglio io ti propongo
Un esempio a seguir.
Sappi che amante
Io sono al par di te, né perdo meno:
Fulvia è la fiamma tua, per Ezio io peno.

VALENTINIANO
E l’ami?

ONORIA
Sì. Nel consigliarti or vedi
Se facile son io, come tu credi.

VALENTINIANO
Ma troppo ad eseguir duro consiglio
Mi proponi, o germana.

ONORIA
Il tuo coraggio, la tua virtù faccia arrossir la sorte.
Una donna t’insegna ad esser forte.

VALENTINIANO
Oh Dio!

ONORIA
Vinci te stesso. I tuoi vassalli
Apprendano qual sia D’Augusto il cor...

VALENTINIANO
Non più: Fulvia m’invia:
Facciasi questo ancor. Se tu sapessi
Che sforzo è il mio, quanto il cimento è duro...

ONORIA
Dalla mia pena il tuo dolor misuro:
Ma soffrilo. Nel duolo
Pur è qualche piacer non esser solo.

Peni tu per un’ingrata,
Un ingrato adoro anch’io:
È il tuo fato eguale al mio;
È nemico ad ambi Amor.
Ma, s’io nacqui sventurata
Se per te non v’è speranza,
Sia compagna la costanza,
Come è simile il dolor.

(parte)

Scena Terza

VALENTINIANO
Olà! Varo si chiami.

(una comparsa esce, e parte per eseguire il comando)

A questo eccesso
Della clemenza mia se il reo non cede,
Un momento di vita Più lasciargli non vuo’.

VARO
Cesare.

VALENTINIANO
Ascolta.
Disponi i tuoi più fidi
Di questo loco in su l’oscuro ingresso;
E se al mio fianco appresso
Ezio non è, s’io non gli son di guida,
Quando uscir lo vedrai, fa che s’uccida.

VARO
Ubbidirò. Ma sai
Qual tumulto destò d’Ezio l’arresto?

VALENTINIANO
Tutto m’è noto. A questo
Già Massimo provvede.

VARO
È ver, ma temo...

VALENTINIANO
Eh! taci: adempi il cenno, e fa che il colpo
Cautamente succeda. Udisti?

VARO
Intesi.

(parte)

VALENTINIANO
(alle guardie de’ cancelli)
Il prigionier qui rieda.

(per se stesso)

Tacete, o sdegni miei:
l’odio sepolto resti nel cor,
non comparisca in volto.

Con le procelle in seno
Sembri tranquillo il mar;
E un zeffiro sereno
Col placido spirar
Finga la calma.
Ma, se quel cor superbo
L’istesso ancor sarà,
Vi lascio in libertà,
Sdegni dell’alma.

Scena Quarta

MASSIMO
Signor, tutto sedai. D’Ezio la morte
A tuo piacere affretta:
Roma t’applaude; ogni fedel l’aspetta.

VALENTINIANO
Ma che vuoi? Mi si dice
Che un barbaro, che un empio,
Che un incauto son io. Gli esempi altrui
Seguitar mi conviene.

MASSIMO
Come! Perché?

VALENTINIANO
T’accheta: Ezio già viene.

Scena Quinta

(Ezio incatenato esce dai cancelli, e detti)

MASSIMO
(fra sè)
Chi mai lo consigliò!

EZIO
Dal carcer mio
Richiamato, io credei
D’incamminarmi ad un supplizio ingiusto:
Ma ne incontro un peggior; rivedo Augusto.

VALENTINIANO
(fra sè)
Che audace!

(Ad Ezio)

Ezio, fra noi
Più d’odio non si parli. Io vengo amico:
Il mio rigor detesto; E voglio...

EZIO
Io so che vuoi: m’è noto il resto.
Onoria ti prevenne; il tutto intesi.
S’altro a dirmi non hai,
Torno alla mia prigion; seco parlai.

VALENTINIANO
Non potea dirti Onoria
Quanto offrirti vogl’io.

EZIO
Lo so; mel disse:
Che la mia libertà, che il primo affetto,
Che l’amistà d’Augusto i doni sono.

VALENTINIANO
Ma non disse il maggior.

Scena Sesta

VALENTINIANO
(accennando Fulvia)
Vedi qual dono.

EZIO
Fulvia!

MASSIMO
(fra sè)
Che mai sarà! L’alma s’agghiaccia.

FULVIA
Da Fulvia che si vuol?

VALENTINIANO
Che ascolti e taccia.

(ad Ezio)

Ti sorprende l’offerta. Ella è sì grande,
Che crederla non sai, ma temi in vano:
La promisi: l’affermo; ecco la mano.

EZIO
A qual prezzo però mi si concede
D’esserne possessor?

VALENTINIANO
Poco si chiede.
Tu sei reo per amor: chi visse amante
Facilmente ti scusa.
Altro non bramo che un ingenuo parlar.
Tutto il disegno svelami,
te ne priego, acciò non viva
Cesare più co’ suoi timori intorno.

EZIO
(a Fulvia)
Addio, mia vita: alla prigione io torno.

VALENTINIANO
(fra sè)
E il soffro?

FULVIA
(fra sè)
Ahimè!

VALENTINIANO
(ad Ezio)
Senti. E lasciar tu vuoi,
stinato a tacer, Fulvia, che tanto
Fedel ti corrisponde?
Parla.

(fra sè)

Né meno il traditor risponde.

MASSIMO
(fra sè)
Quanti perigli!

VALENTINIANO
Ezio, m’ascolti? Intendi
Che parlo a te? Son tali i detti miei,
Che un reo, come tu sei, debba sprezzarli?

EZIO
Quando parli così, meco non parli.

VALENTINIANO

Eh! si risolva.

(forte)

Olà, custodi!

FULVIA
(a Valentiniano)
Ah! prima
Lo sdegno tuo contro di me si volga.

VALENTINIANO
(a Fulvia)
Né puoi tacere?

(a le guardie)

Il prigionier si sciolga.

(si tolgono le catene ad Ezio)

EZIO
Come!

FULVIA
(fra sè)
Che veggio!

MASSIMO
(fra sè)
Oh stelle!

VALENTINIANO
Al fin conosco che innocente tu sei.
Tanta costanza
Nel ricusar la sospirata sposa,
No, che un reo non avrebbe.
Ezio, mi pento
Del mio rigore: emenderanno i doni
Le ingiuste offese de’ sospetti miei.
Vanne; Fulvia è già tua; libero sei.

FULVIA
(fra sè)
Felice me!

EZIO
La prima volta è questa
Ch’io mi confondo, e con ragion. Chi mai
Un monarca rivale a questo segno
Generoso sperò! La tua diletta
Mi cedi, e non rammenti!...

VALENTINIANO
Omai t’affretta.
Impaziente attende
Roma di rivederti. A lei ti mostra:
Dilegua il suo timor. Tempo non manca
A’ reciprochi segni
D’affetto, d’amistà.

EZIO
Del fasto mio
Or, Cesare, arrossisco; e tanto dono...

VALENTINIANO
Ezio, va pur: conoscerai qual sono.

EZIO
Se la mia vita
Dono è d’Augusto,
Il freddo Scita,
L’Etiope adusto
Al piè di Cesare
Piegar farò.
Perché germoglino
Per te gli allori,
Mi vedrai spargere
Nuovi sudori;
Saprò combattere,
Morir saprò.

(parte)

Scena Settima

VALENTINIANO
(fra sè)
Va pur, te n’avvedrai.

MASSIMO
(fra sè)
Perdo ogni speme.

FULVIA
Generoso monarca, il Ciel ti renda
Quella felicità che rendi a noi.
I benefìci tuoi
Sempre rammenterò. Lascia che intanto
Su quell’augusta mano un bacio imprima.

VALENTINIANO
No, Fulvia: attendi prima
Che sia compìto il dono: ancor non sai
Quanto ogni voto avanza,
Quanto il dono è maggior di tua speranza.

MASSIMO
Cesare, che facesti? Ah, questa volta
T’ingannò la pietade.

VALENTINIANO
E pur vedrai
Che giova la pietà, ch’io non errai.
Ogni cura, ogni tema
Terminata sarà.

MASSIMO
Qual pace acquisti,
Se torna in libertà?



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