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Scena Sesta

ARGENE
Udisti, o principessa?

ARISTEA
Amica, addio:
convien ch'io siegua il padre. Ah tu, che puoi,
del mio Megacle amato,
se pietosa pur sei, come sei bella,
cerca recarmi, oh Dio, qualche novella.

È troppo spietato
il barbaro Fato:
mi cruccia, m'affanna
la sorte tiranna.
E dentro il mio petto
più pace non v'è.
Se vedi l'amante,
pietoso il tuo core
dell'alma costante
palesi il dolore,
e sappia che eterna
gli serbo la fé.

(esce)

Scena Settima

ARGENE
Dunque Licida ingrato
già di me si scordò! Povera Argene,
e che mai ti serbar le stelle irate!
Imparate, imparate,
inesperte donzelle. Ecco lo stile
de' lusinghieri amanti. Ognun vi chiama
suo ben, sua vita e suo tesoro: ognuno
giura che, a voi pensando,
vaneggia il di, veglia le notti. Han l'arte
di lagrimar, d'impallidir. Tal volta
par che sugli occhi vostri
voglian morir fra gli amorosi affanni:
guardatevi da lor. Son tutti inganni.

Più non si trovano
fra mille amanti
sol due bell'anime,
che sian costanti,
e tutti parlano
di fedeltà.
E il reo costume
tanto s'avvanza,
che la costanza
di chi ben ama
ormai si chiama
semplicità.

(Parte)

Scena Ottava

MEGACLE
Licida.

LICIDA
Amico.

MEGACLE
Eccomi a te.

LICIDA
Compisti...

MEGACLE
Tutto, o signor. Già col tuo nome al tempio
per te mi presentai. Per te fra poco
vado al cimento. Or fin che il noto segno
della pugna si dia, spiegar mi puoi
la cagion della trama.

LICIDA
Oh, se tu vinci,
non ha di me più fortunato amante
tutto il regno d'Amor.

MEGACLE
Perché?

LICIDA
Promessa
in premio al vincitore
è una real beltà. La vidi appena,
che n'arsi e la bramai. Ma poco esperto
negli atletici studi...

MEGACLE
Intendo. Io deggio
conquistarla per te.

LICIDA
Sì. Chiedi poi
la mia vita, il mio sangue, il regno mio;
tutto, o Megacle amato, io t'offro, e tutto
scarso premio sarà.

MEGACLE
Di tanti, o prence,
stimoli non fa d'uopo
al grato servo, al fido amico. Io sono
memore assai de' doni tuoi; rammento
la vita che mi desti. Avrai la sposa;
speralo pur. Nella palestra elèa
non entro pellegrin.

LICIDA
Oh dolce amico!

(abbracciandolo)

Oh cara sospirata Aristea!

MEGACLE
Che!

LICIDA
Chiamo a nome il mio tesoro.

MEGACLE
Ed Aristea si chiama?

LICIDA
Appunto.

MEGACLE
Altro ne sai?

LICIDA
Presso a Corinto
nacque in riva all'Asopo. Al re Clistene
unica prole.

MEGACLE
(fra sé)
Ahimè! Questa è il mio bene.

(A Licida)

E per lei se combatte?

LICIDA
Per lei.

MEGACLE
Questa degg'io conquistarti pugnando?

LICIDA
Questa.

MEGACLE
Ed è tua speranza e tuo conforto sola Aristea!

LICIDA
Sola Aristea.

MEGACLE
(fra sé)
Son morto.

LICIDA
Non ti stupir. Quando vedrai quel volto,
forse mi scuserai. D'esserne amanti
non avrebbon rossore i numi istessi.

MEGACLE
(para sí)
Ah così nol sapessi!

LICIDA
Oh, se tu vinci!
Chi più lieto di me? Megacle istesso
quanto mai ne godrà! Dì; non avrai
piacer del piacer mio?

MEGACLE
Grande.

LICIDA
Il momento,
che ad Aristea m'annodi,
Megacle dì, non ti parrà felice?

MEGACLE
Felicissimo.

(fra sé)

Oh dei!

LICIDA
Tu non vorrai
pronubo accompagnarmi
al talamo nuzial?

MEGACLE
(fra sé)
Che pena!

LICIDA
Parla.

MEGACLE
Sì; come vuoi.

(fra sé)

Qual nova specie è questa di martirio, d'inferno!

LICIDA
Oh quanto il giorno
lungo è per me! Che l'aspettare uccida
nel caso, in cui mi vedo,
tu non credi, o non sai.

MEGACLE
Lo so, lo credo.

LICIDA
Senti amico. Io mi fingo,
già l'avvenir: già col desio possiedo
la dolce sposa.

MEGACLE
(fra sé)
Ah questo è troppo!

LICIDA
E parmi...

MEGACLE
Ma taci: assai dicesti.
Amico io sono;

(con impeto)

il mio dover comprendo; ma poi...

LICIDA
Perché ti sdegni?
In che t'offendo?

MEGACLE
(fra sé)
Imprudente, che feci!

(si ricompone)

Il mio trasporto
è desio di servirti. Io stanco arrivo
dal cammino lungo: ho da pugnar: mi resta
picciol tempo al riposo, e tu mel togli.

LICIDA
E chi mai ti ritenne di spiegarti fin ora?

MEGACLE
Il mio rispetto.

LICIDA
Vuoi dunque riposar?

MEGACLE
Sì.

LICIDA
Brami altrove meco venir?

MEGACLE
No.

LICIDA
Rimaner ti piace qui fra quest'ombre?

MEGACLE
Sì.

LICIDA
Restar degg'io?

MEGACLE
No.

(con impazienza; e si getta a sedere)

LICIDA
(fra sé)
Strana voglia!

(A Megacle)

E ben, riposa: addio.

Mentre dormi, Amor fomenti
il piacer de' sonni tuoi
con l'idea del mio piacer.
Abbia il rio passi più lenti;
e sospenda i moti suoi
ogni zeffiro leggier.

(parte)

Scena Nona

MEGACLE
Che intesi, eterni dei! Quale improvviso
fulmine mi colpi! L'anima mia
dunque fia d'altri! E ho da condurla io stesso
in braccio al mio rival!
Megacle ingrato,
e dubitar potessi? Ah, se ti vede
con questa in volto infame macchia e rea,
ha ragion d'abborrirti anche Aristea.
No, tal non mi vedrà.
Altro non temo
che 'l volto del mio ben. Questo s'eviti
formidabile incontro. In faccia a lei,
misero che farei! Palpito e sudo
solo in pensarlo, e parmi
instupidir, gelarmi,
confondermi, tremar... No, non potrei...

Scena Decima

(entra Aristea)

ARISTEA
(senza vederlo in viso)
Stranier.

MEGACLE
Chi mi sorprende?

(rivoltandosi e riconoscendosi reciprocamente)

ARISTEA
(fra sé)
Oh stelle!

MEGACLE
(fra sé)
Oh Dei!

ARISTEA
Megacle! Mia speranza!
Oh caro! Oh tanto
e sospirato e pianto
e richiamato invano! Udisti alfine
la povera Aristea. Tornasti: e come
opportuno tornasti! Oh Amor pietoso!
Oh felici martiri!
Oh ben sparsi fin or pianti e sospiri!

MEGACLE
(fra sé)
Che fiero caso è il mio!

ARISTEA
Megacle amato,
e tu nulla rispondi?
E taci ancor? Che mai vuol dir quel tanto
cambiarti di color? Quel non mirarmi
che timido e confuso? E quelle a forza
lacrime trattenute? Ah più non sono
forse la fiamma tua? Forse...

MEGACLE
Che dici!
Sempre... Sappi... Son io...
Parlar non so.

(fra sé)

Che fiero caso è il mio!

ARISTEA
Ma tu mi fai gelar. Dimmi: non sai
che per mi qui se pugna?

MEGACLE
Il so.

ARISTEA
Non vieni ad sporti per me?

MEGACLE
Sì.

ARISTEA
Perché mai
dunque sei così mesto?
Ma guardami, ma parla,
ma di...

MEGACLE
Che posso dir?

ALCANDRO
(uscendo frettoloso)
Signor, t'affretta,
se a combatter venisti. Il segno è dato,
che al gran cimento i concorrenti invita.

(parte)

MEGACLE
Assistetemi, o numi. Addio, mia vita.

ARISTEA
E mi lasci così? Va; ti perdono,
pur che torni mio sposo.

MEGACLE
Ah si gran sorte
non è per me!

(in atto di partire)

ARISTEA
Senti. Tu m'ami ancora?

MEGACLE
Quanto l'anima mia.

ARISTEA
Fedel mi credi?

MEGACLE
Sì, come bella.

ARISTEA
A conquistar mi vai?

MEGACLE
Lo bramo almeno.

ARISTEA
Il tuo valor primiero hai pur?

MEGACLE
Lo credo.

ARISTEA
E vincerai?

MEGACLE
Lo spero.

ARISTEA
Dunque allor non son io, caro, la sposa tua?

MEGACLE
Mia vita … Addio.

Ne' giorni tuoi felici
ricordati di me.

ARISTEA
Perché così mi dici,
anima mia, perché?

MEGACLE
Taci, bell'idol mio.

ARISTEA
Parla, mio dolce amor.

MEGACLE
Ah, che parlando,

ARISTEA
Ah, che tacendo,

A DUE
oh Dio!
tu mi trafiggi il cor.

ARISTEA
(fra sé)
Veggio languir chi adoro,
nè intendo il suo languir!

MEGACLE
(fra sé)
Di gelosia mi moro,
e non lo posso dir!

A DUE
Chi mai provò di questo
affanno più funesto,
più barbaro dolor!
Scena Sesta

ARGENE
Udisti, o principessa?

ARISTEA
Amica, addio:
convien ch'io siegua il padre. Ah tu, che puoi,
del mio Megacle amato,
se pietosa pur sei, come sei bella,
cerca recarmi, oh Dio, qualche novella.

È troppo spietato
il barbaro Fato:
mi cruccia, m'affanna
la sorte tiranna.
E dentro il mio petto
più pace non v'è.
Se vedi l'amante,
pietoso il tuo core
dell'alma costante
palesi il dolore,
e sappia che eterna
gli serbo la fé.

(esce)

Scena Settima

ARGENE
Dunque Licida ingrato
già di me si scordò! Povera Argene,
e che mai ti serbar le stelle irate!
Imparate, imparate,
inesperte donzelle. Ecco lo stile
de' lusinghieri amanti. Ognun vi chiama
suo ben, sua vita e suo tesoro: ognuno
giura che, a voi pensando,
vaneggia il di, veglia le notti. Han l'arte
di lagrimar, d'impallidir. Tal volta
par che sugli occhi vostri
voglian morir fra gli amorosi affanni:
guardatevi da lor. Son tutti inganni.

Più non si trovano
fra mille amanti
sol due bell'anime,
che sian costanti,
e tutti parlano
di fedeltà.
E il reo costume
tanto s'avvanza,
che la costanza
di chi ben ama
ormai si chiama
semplicità.

(Parte)

Scena Ottava

MEGACLE
Licida.

LICIDA
Amico.

MEGACLE
Eccomi a te.

LICIDA
Compisti...

MEGACLE
Tutto, o signor. Già col tuo nome al tempio
per te mi presentai. Per te fra poco
vado al cimento. Or fin che il noto segno
della pugna si dia, spiegar mi puoi
la cagion della trama.

LICIDA
Oh, se tu vinci,
non ha di me più fortunato amante
tutto il regno d'Amor.

MEGACLE
Perché?

LICIDA
Promessa
in premio al vincitore
è una real beltà. La vidi appena,
che n'arsi e la bramai. Ma poco esperto
negli atletici studi...

MEGACLE
Intendo. Io deggio
conquistarla per te.

LICIDA
Sì. Chiedi poi
la mia vita, il mio sangue, il regno mio;
tutto, o Megacle amato, io t'offro, e tutto
scarso premio sarà.

MEGACLE
Di tanti, o prence,
stimoli non fa d'uopo
al grato servo, al fido amico. Io sono
memore assai de' doni tuoi; rammento
la vita che mi desti. Avrai la sposa;
speralo pur. Nella palestra elèa
non entro pellegrin.

LICIDA
Oh dolce amico!

(abbracciandolo)

Oh cara sospirata Aristea!

MEGACLE
Che!

LICIDA
Chiamo a nome il mio tesoro.

MEGACLE
Ed Aristea si chiama?

LICIDA
Appunto.

MEGACLE
Altro ne sai?

LICIDA
Presso a Corinto
nacque in riva all'Asopo. Al re Clistene
unica prole.

MEGACLE
(fra sé)
Ahimè! Questa è il mio bene.

(A Licida)

E per lei se combatte?

LICIDA
Per lei.

MEGACLE
Questa degg'io conquistarti pugnando?

LICIDA
Questa.

MEGACLE
Ed è tua speranza e tuo conforto sola Aristea!

LICIDA
Sola Aristea.

MEGACLE
(fra sé)
Son morto.

LICIDA
Non ti stupir. Quando vedrai quel volto,
forse mi scuserai. D'esserne amanti
non avrebbon rossore i numi istessi.

MEGACLE
(para sí)
Ah così nol sapessi!

LICIDA
Oh, se tu vinci!
Chi più lieto di me? Megacle istesso
quanto mai ne godrà! Dì; non avrai
piacer del piacer mio?

MEGACLE
Grande.

LICIDA
Il momento,
che ad Aristea m'annodi,
Megacle dì, non ti parrà felice?

MEGACLE
Felicissimo.

(fra sé)

Oh dei!

LICIDA
Tu non vorrai
pronubo accompagnarmi
al talamo nuzial?

MEGACLE
(fra sé)
Che pena!

LICIDA
Parla.

MEGACLE
Sì; come vuoi.

(fra sé)

Qual nova specie è questa di martirio, d'inferno!

LICIDA
Oh quanto il giorno
lungo è per me! Che l'aspettare uccida
nel caso, in cui mi vedo,
tu non credi, o non sai.

MEGACLE
Lo so, lo credo.

LICIDA
Senti amico. Io mi fingo,
già l'avvenir: già col desio possiedo
la dolce sposa.

MEGACLE
(fra sé)
Ah questo è troppo!

LICIDA
E parmi...

MEGACLE
Ma taci: assai dicesti.
Amico io sono;

(con impeto)

il mio dover comprendo; ma poi...

LICIDA
Perché ti sdegni?
In che t'offendo?

MEGACLE
(fra sé)
Imprudente, che feci!

(si ricompone)

Il mio trasporto
è desio di servirti. Io stanco arrivo
dal cammino lungo: ho da pugnar: mi resta
picciol tempo al riposo, e tu mel togli.

LICIDA
E chi mai ti ritenne di spiegarti fin ora?

MEGACLE
Il mio rispetto.

LICIDA
Vuoi dunque riposar?

MEGACLE
Sì.

LICIDA
Brami altrove meco venir?

MEGACLE
No.

LICIDA
Rimaner ti piace qui fra quest'ombre?

MEGACLE
Sì.

LICIDA
Restar degg'io?

MEGACLE
No.

(con impazienza; e si getta a sedere)

LICIDA
(fra sé)
Strana voglia!

(A Megacle)

E ben, riposa: addio.

Mentre dormi, Amor fomenti
il piacer de' sonni tuoi
con l'idea del mio piacer.
Abbia il rio passi più lenti;
e sospenda i moti suoi
ogni zeffiro leggier.

(parte)

Scena Nona

MEGACLE
Che intesi, eterni dei! Quale improvviso
fulmine mi colpi! L'anima mia
dunque fia d'altri! E ho da condurla io stesso
in braccio al mio rival!
Megacle ingrato,
e dubitar potessi? Ah, se ti vede
con questa in volto infame macchia e rea,
ha ragion d'abborrirti anche Aristea.
No, tal non mi vedrà.
Altro non temo
che 'l volto del mio ben. Questo s'eviti
formidabile incontro. In faccia a lei,
misero che farei! Palpito e sudo
solo in pensarlo, e parmi
instupidir, gelarmi,
confondermi, tremar... No, non potrei...

Scena Decima

(entra Aristea)

ARISTEA
(senza vederlo in viso)
Stranier.

MEGACLE
Chi mi sorprende?

(rivoltandosi e riconoscendosi reciprocamente)

ARISTEA
(fra sé)
Oh stelle!

MEGACLE
(fra sé)
Oh Dei!

ARISTEA
Megacle! Mia speranza!
Oh caro! Oh tanto
e sospirato e pianto
e richiamato invano! Udisti alfine
la povera Aristea. Tornasti: e come
opportuno tornasti! Oh Amor pietoso!
Oh felici martiri!
Oh ben sparsi fin or pianti e sospiri!

MEGACLE
(fra sé)
Che fiero caso è il mio!

ARISTEA
Megacle amato,
e tu nulla rispondi?
E taci ancor? Che mai vuol dir quel tanto
cambiarti di color? Quel non mirarmi
che timido e confuso? E quelle a forza
lacrime trattenute? Ah più non sono
forse la fiamma tua? Forse...

MEGACLE
Che dici!
Sempre... Sappi... Son io...
Parlar non so.

(fra sé)

Che fiero caso è il mio!

ARISTEA
Ma tu mi fai gelar. Dimmi: non sai
che per mi qui se pugna?

MEGACLE
Il so.

ARISTEA
Non vieni ad sporti per me?

MEGACLE
Sì.

ARISTEA
Perché mai
dunque sei così mesto?
Ma guardami, ma parla,
ma di...

MEGACLE
Che posso dir?

ALCANDRO
(uscendo frettoloso)
Signor, t'affretta,
se a combatter venisti. Il segno è dato,
che al gran cimento i concorrenti invita.

(parte)

MEGACLE
Assistetemi, o numi. Addio, mia vita.

ARISTEA
E mi lasci così? Va; ti perdono,
pur che torni mio sposo.

MEGACLE
Ah si gran sorte
non è per me!

(in atto di partire)

ARISTEA
Senti. Tu m'ami ancora?

MEGACLE
Quanto l'anima mia.

ARISTEA
Fedel mi credi?

MEGACLE
Sì, come bella.

ARISTEA
A conquistar mi vai?

MEGACLE
Lo bramo almeno.

ARISTEA
Il tuo valor primiero hai pur?

MEGACLE
Lo credo.

ARISTEA
E vincerai?

MEGACLE
Lo spero.

ARISTEA
Dunque allor non son io, caro, la sposa tua?

MEGACLE
Mia vita … Addio.

Ne' giorni tuoi felici
ricordati di me.

ARISTEA
Perché così mi dici,
anima mia, perché?

MEGACLE
Taci, bell'idol mio.

ARISTEA
Parla, mio dolce amor.

MEGACLE
Ah, che parlando,

ARISTEA
Ah, che tacendo,

A DUE
oh Dio!
tu mi trafiggi il cor.

ARISTEA
(fra sé)
Veggio languir chi adoro,
nè intendo il suo languir!

MEGACLE
(fra sé)
Di gelosia mi moro,
e non lo posso dir!

A DUE
Chi mai provò di questo
affanno più funesto,
più barbaro dolor!



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