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ATTO PRIMO


Scena Prima

(Gran piazza de Palermo)

SOLDATI FRANCESI,
TEBALDO, ROBERTO
A te, ciel natio,
con dolce desio
torni il mio pensier,
sì, tra i canti e i bicchier.

SICILIANI
(sottovoce)
Con empio desio
al suol natio
insultan gl'iniqui
fra canti e vin.

SOLDATI FRANCESI
TEBALDO, ROBERTO
Con fronde d'alloro,
col vino e coll'oro
del pro' vincitor
premiate il valor, ecc.

SICILIANI
(sottovoce)
Oh vendetta, oh vendetta.
Giorno di vendetta
men lento t'affretta,
desta il valore
ai vinti in cor.
Oh giorno di vendetta, ecc.

TEBALDO
(alzando il bicchiere)
Evviva, evviva il grande capitano!

ROBERTO
Di Francia orgoglio
e primo per valor!

TEBALDO
E fulmine di guerra:

ROBERTO
Mai non fere invano
ed è de' suoi
de' suoi l'amor!

(Bethune e le conte di Vaudemont escono)

Così di queste mura
che chiamano Palermo,
lo disse il general,
 - mio duce, è ver? -
noi siam signori!

BETHUNE
(ridendo)
Ah, ah! Il tuo piè vacilla.
Amico, ebbro tu sei!

ROBERTO
Ebbro son io... d'amore!
Ah! Mi piace
ogni beltà.

BETHUNE
È il siciliano geloso,
e fier delle sue donne
il core.

ROBERTO
Ah, no,
non v'ha cor che non ceda
d'un cimiero alla vista!

(A Tebaldo.)

Vedrai!...

TEBALDO
Ma i lor consorti?

ROBERTO
Vincitor generoso m'avran
donna gentile
e facil sposo.

FRANCESI
Con fronde d'alloro, ecc.

SICILIANI
Oh vendetta,
giorno di vendetta
men lento t'affretta, ecc.

Scena Seconda

(entrano Elena, Ninetta e Danieli)

VAUDEMONT
(A Bethune)
Qual s'offre al mio sguardo
del ciel vaga stella?
Fra noi qual si noma
sì rara beltà?

BETHUNE
A lutto vestita,
del prence sorella,
cui tronco fu il capo,
ostaggio qui sta.
Or mesta deplora
l'amato fratello.

VAUDEMONT
Amico allo Svevo
che tanto l'amò.
Affetto fatale
che il sangue scontò!

BETHUNE
Quest'oggi ricorda
quel dì doloroso.

VAUDEMONT
All'ombra fraterna
invoca riposo.

BETHUNE
E ultrice su noi la folgor,
la folgor del ciel!

VAUDEMONT
E a dritto,
chè il duce
fu troppo crudel!

BETHUNE
Ah! taci;
ad un soldato
mal s'addicon tai detti!

(Bethune e Vaudemont partono)

Scena Terza

DANIELI
Oh di fatal, giorno di duol,
ove il nemico ferro
de' miglior suoi figli
il suol materno orbava!

ELENA
Oh mio fratel, Federico!
Oh nobil alma,
fior che rio turbin svelse
nel suo primier mattino!
Morte, morte al tiran
che la tua vita troncava,
e indifferente
a tanto eccidio
qui stassi ognun!
Da me vendetta omai,
oh mio fratel
e sol da me tu avrai!

ROBERTO
(ubriaco)
Assai nappi vuotammo;
la canzone or ci allegri,
il Siciliano
Canti le nostre glorie!

TEBALDO
Il pensi tu?

ROBERTO
(guardando ad Elena)
Per mia fè!
Canto gentile
tra queste belle
or chi sciorrà!
Fior di beltà
or via, a te s'aspetta!

NINETTA
(A Danieli)
Che fia di noi?

ROBERTO
Signor mi fe'
de forti il dritto,
e al vincitor
mal ti sottraggi, oh donna!
Non più s'indugi! Olà!

NINETTA
(proteggendo ad Elena)
Soldato! E tanto ardisci?

ELENA
(a Ninetta.)
Taci!

ROBERTO
(con furore)
Tu canterai,
tu canterai! Ovver...

ELENA
(calmata)
Sì, canterò.
In alto mare
e battuto dai venti,
vedi quel pino
in sen degli elementi
a naufragar già presso?
Ascolti il pianto
del marinar
pel suo naviglio infranto?
Ascolti il pianto
del marinar? Ah!
Deh! Tu calma,
oh Dio possente,
col tuo riso e cielo e mar;
salga a te la prece ardente,
in te fida il marinar!
E Dio risponde
in suo voler sovrano;
a chi fida in sè
stesso il cielo arride.
Mortali! il vostro fato
è in vostra man,
coraggio, su coraggio,
del mare audaci figli;
si sprezzin i perigli,
è il gemere viltà!
Al ciel fa grave offesa
chi manca di coraggio.
Osate! L'alta impresa
Iddio proteggerà!

SICILIANI, NINETTA, DANIELI
Oh quai detti! Quale ardor!

ELENA
(guardando gli siciliani)
E perchè le preci ascolto,
perchè pallido è ogni volto?
Nel più forte del cimento
voi tremate di spavento?
Ardir, ardir! Al mugghiare,
al mugghiare dell'onda
e agli scrosci
del tuono risponda,
si desti alfin
il vostro ardor,
invitti cor!

SICILIANI, NINETTA, DANIELI
(sottovoce)
A quel dir ogni ardore
si destò nel mio core.
Sospirar è viltade!
L'onta ria vendichiamo,
il servir disprezziamo,
e con noi Dio sarà.

TEBALDO, ROBERTO,
SOLDATI FRANCESI
Di vin colmi bicchieri
rallegran ogni core,
raddoppiano il valore;
beviamo alla beltà!
Ah, sì, beviamo, ecc.

ELENA
(guarda gli soldati)
Santa voce dell'onore
già parlò a quei cor.
Ah! coraggio, su, coraggio,
del mare audaci figli.
Si sprezzin i perigli;
Iddio vi guiderà!
Si vendichi l'offesa.
Si spezzi il rio servaggio.

NINETTA, DANIELI, SICILIANI
Ardir, ardir!

ELENA
Osate! L'alta impresa
il ciel proteggerà!

SICILIANI, ELENA,
DANIELI, NINETTA
Andiam! Orsù, coraggio,
corriam, feriam,
splenda l'acciar
del prode in man.
Andiam, feriam, ecc.

SOLDATI FRANCESI

Ah, sì, beviam,
beviam nei nappi.
Qual rumor!
Ma qual frastuono!
Ma qual rumor
fa questa canzon!
Ma qual rumor, ecc.

(Gli siciliani prendono gli brando. Monforte appare en la porta del palazzo)

TUTTI
Egli! Oh, ciel!

ELENA
Oh, furor! Che mai vegg'io?
Innanzi a lui paventa ognun.
Gran Dio!

(tutti siciliani partono, salvo Elena, Ninetta e Danieli)

Scena Quarta

ELENA, NINETTA, DANIELI
(fra sé)
D'ira fremo
all'aspetto tremendo,
io fremo, d'ira fremo,
l'alma mia
raccapriccia d'orrore!
D'ira fremo!

MONFORTE
(fra sé)
D'odio fremon compresso,
tremendo,
d'odio fremon,
ma di sprezzo
sorride il mio cor!
D'odio fremon!

ELENA
(fra sé)
Oh fratello! Fratello!
A te penso gemendo,
e vendetta, vendetta
sol spira il mio cor!
Fratello!
gemendo penso a te, ecc.

NINETTA, DANIELI
(fra sé)
Al fratel ella pensa gemendo,
e vendetta, e vendetta
sol spira il cor!
Gemendo penso al fratel, ecc.

MONFORTE
(fra sé)
Freman pur,
ma divorin tacendo
la vergogna
e l'imbelle furor!
Divorin tacendo
il vil furor!
Ah, freman pur, ecc.

Scena Quinta

(appare Arrigo)

ARRIGO
Oh donna!

ELENA
Oh ciel! Chi miro?
Arrigo! E il crederò?
Tu prigionier...

ARRIGO
Ah! sì, tra cari miei,
del mio destino incerti,
in questo loco libero stommi!

ELENA, NINETTA
Oh! che di' tu?

ARRIGO
Tremanti giudici pronunciaro
equa sentenza!
Cotanto osaro
di Monforte in onta!

ELENA, NINETTA
Gioia! E fia vero?

ARRIGO
Appieno assolto io sono!
E fu sola giustizia
e non perdono.

MONFORTE
(indicando il palazzo)
Di sconoscente cor
segno è tuo folle ardire.
Mercede lui rendi
ch'è sì clemente.

ARRIGO
Meglio di' ch'egli è lasso!
Al ferro il braccio or manca
ed alle faci,
se non vien meno il cor.
Ei si riposa
per colpir poi meglio!

ELENA
Ah, taci!

NINETTA
Non osar!

ARRIGO
E perchè?
Ah, tra queste mura
se il recasse,
il recasse fortuna
a mia vendetta!

MONFORTE
Or lo vedrai!
Il tuo bollore affrena.

ARRIGO
Dov'è?

MONFORTE
Innanzi a te!

ARRIGO
Ciel!

ELENA
(fra sé)
Ahimè! di lui che fia?

MONFORTE
Ebben! Non mi rispondi tu?

ARRIGO
Ah! nol poss'io!
A me fu tolto il brando!

Scena Sesta

MONFORTE
(Ad Elena, Ninetta e Danieli)
Sgombrate!

(Ad Arrigo)

Tu qui resta, io tel comando!
Qual è il tuo nome?

ARRIGO
Arrigo.

MONFORTE
Non altro?

ARRIGO
T'è noto l'odio mio!
Al mio nemico ciò basti!

MONFORTE
E il genitore?

ARRIGO
Io genitor non ho!
So che ramingo ed esule
finiva i giorni suoi
lontan dal patrio tetto,
lontan dai cari suoi.

MONFORTE
Or di tua madre narrami!

ARRIGO
(guardando il celo)
Ah! non è più colei!
Già dieci lune scorsero
che, lasso! la perdei;
in breve la vedrò!

MONFORTE
Io so che prima di perderla
del duca Federico
t'accolse già la reggia.

ARRIGO
Sì, m'albergò la stanza
di quell'eroe!

MONFORTE
Del perfido!

ARRIGO
Ei mi guidò magnanimo
tra le guerriere squadre;
i passi miei sorregger
degnò siccome un padre;
d'onor gli alteri esempi
fu gloria mia seguir;
per lui vissi ed impavido
per lui voglio morir!
Di giovane audace
castiga l'ardir;
mi sento capace
d'odiarti e morir!
Non curo ritorte,
disprezzo il dolor;
incontro alla morte
va lieto il mio cor!

MONFORTE
(fra sé)
Ammiro e mi piace
in lui quell'ardir.
Lo credo capace
d'odiarmi e morir!
Non cura ritorte
disprezza il dolor,
ed incontro a morte
non teme il suo cor!

(ad Arrigo)

Dovrei punirti,
ma scuso un folle ardire!

ARRIGO
Pietade in te?

MONFORTE
Sì! In grand'alma,
taccion l'ire
e vo' per te salvare
offrire al tuo valore
più eccelsa meta, oh giovane,
degna d'un nobil cor.
Al sol pensier di gloria
in sen fremer tu dei!

ARRIGO
La gloria! Ove si merca?

MONFORTE
Là fra vessilli miei!
Vien tra mie schiere intrepide,
vieni, avrai così perdon,
avrai così perdon!

ARRIGO
No; si vil non son!
No, no, no.
D'un audace
castiga l'ardir, ecc.

MONFORTE
(fra sé)
Ammiro e mi piace, ecc.

(ad Arrigo)

Adunque vanne!
E immemore
la mia clemenza oblia!
Ma, giovinetto, ascoltami:
Odi un consiglio in pria!
Vedi tu quell'ostel?

(guarda il palazzo d'Elena)

ARRIGO
Ebben?

MONFORTE
La soglia mai non dêi varcar di quello!

ARRIGO
E perchè?

MONFORTE
(misterioso)
Lo saprai!
Paventa che il tuo core
arda d'infausto amore!

ARRIGO
Oh ciel!

MONFORTE
A me lo credi,
l'amor ti perderà!

ARRIGO
Chi disse a te?

MONFORTE
Tu il vedi!
Leggo nel tuo pensiero.
Per me non v'ha mistero,
tutto a me noto è già.
Ah, fuggi, fuggi!
Io tel comando!

ARRIGO
E con qual dritto?

MONFORTE
Il dissi, il voglio! Va!

ARRIGO
Non curo il tuo divieto,
il cor legge non ha!

MONFORTE
Temerario! Qual ardire!
Meno altiero t'arrendi a me!
Non destarmi in sen quell'ire
che cadran su voi,
su te! ecc.

ARRIGO
Sono libero, e l'ardire
di grand'alma è innato in me.

MONFORTE
Temerario!

ARRIGO
L'ira tua, ecc.

MONFORTE
Freno al tuo folle ardir,
e quella soglia
non varcar giammai;
io, io tel comando!

ARRIGO
Tu?

MONFORTE
Sì, l'odio mio fu ognor mortale.

ARRIGO
E pure io lo disprezzo!

MONFORTE
E morte' avrai!

ARRIGO
Per lei non temo io morte!

MONFORTE
E morte avrai!

(Arrigo entra in palazzo d'Elena)
ATTO PRIMO


Scena Prima

(Gran piazza de Palermo)

SOLDATI FRANCESI,
TEBALDO, ROBERTO
A te, ciel natio,
con dolce desio
torni il mio pensier,
sì, tra i canti e i bicchier.

SICILIANI
(sottovoce)
Con empio desio
al suol natio
insultan gl'iniqui
fra canti e vin.

SOLDATI FRANCESI
TEBALDO, ROBERTO
Con fronde d'alloro,
col vino e coll'oro
del pro' vincitor
premiate il valor, ecc.

SICILIANI
(sottovoce)
Oh vendetta, oh vendetta.
Giorno di vendetta
men lento t'affretta,
desta il valore
ai vinti in cor.
Oh giorno di vendetta, ecc.

TEBALDO
(alzando il bicchiere)
Evviva, evviva il grande capitano!

ROBERTO
Di Francia orgoglio
e primo per valor!

TEBALDO
E fulmine di guerra:

ROBERTO
Mai non fere invano
ed è de' suoi
de' suoi l'amor!

(Bethune e le conte di Vaudemont escono)

Così di queste mura
che chiamano Palermo,
lo disse il general,
 - mio duce, è ver? -
noi siam signori!

BETHUNE
(ridendo)
Ah, ah! Il tuo piè vacilla.
Amico, ebbro tu sei!

ROBERTO
Ebbro son io... d'amore!
Ah! Mi piace
ogni beltà.

BETHUNE
È il siciliano geloso,
e fier delle sue donne
il core.

ROBERTO
Ah, no,
non v'ha cor che non ceda
d'un cimiero alla vista!

(A Tebaldo.)

Vedrai!...

TEBALDO
Ma i lor consorti?

ROBERTO
Vincitor generoso m'avran
donna gentile
e facil sposo.

FRANCESI
Con fronde d'alloro, ecc.

SICILIANI
Oh vendetta,
giorno di vendetta
men lento t'affretta, ecc.

Scena Seconda

(entrano Elena, Ninetta e Danieli)

VAUDEMONT
(A Bethune)
Qual s'offre al mio sguardo
del ciel vaga stella?
Fra noi qual si noma
sì rara beltà?

BETHUNE
A lutto vestita,
del prence sorella,
cui tronco fu il capo,
ostaggio qui sta.
Or mesta deplora
l'amato fratello.

VAUDEMONT
Amico allo Svevo
che tanto l'amò.
Affetto fatale
che il sangue scontò!

BETHUNE
Quest'oggi ricorda
quel dì doloroso.

VAUDEMONT
All'ombra fraterna
invoca riposo.

BETHUNE
E ultrice su noi la folgor,
la folgor del ciel!

VAUDEMONT
E a dritto,
chè il duce
fu troppo crudel!

BETHUNE
Ah! taci;
ad un soldato
mal s'addicon tai detti!

(Bethune e Vaudemont partono)

Scena Terza

DANIELI
Oh di fatal, giorno di duol,
ove il nemico ferro
de' miglior suoi figli
il suol materno orbava!

ELENA
Oh mio fratel, Federico!
Oh nobil alma,
fior che rio turbin svelse
nel suo primier mattino!
Morte, morte al tiran
che la tua vita troncava,
e indifferente
a tanto eccidio
qui stassi ognun!
Da me vendetta omai,
oh mio fratel
e sol da me tu avrai!

ROBERTO
(ubriaco)
Assai nappi vuotammo;
la canzone or ci allegri,
il Siciliano
Canti le nostre glorie!

TEBALDO
Il pensi tu?

ROBERTO
(guardando ad Elena)
Per mia fè!
Canto gentile
tra queste belle
or chi sciorrà!
Fior di beltà
or via, a te s'aspetta!

NINETTA
(A Danieli)
Che fia di noi?

ROBERTO
Signor mi fe'
de forti il dritto,
e al vincitor
mal ti sottraggi, oh donna!
Non più s'indugi! Olà!

NINETTA
(proteggendo ad Elena)
Soldato! E tanto ardisci?

ELENA
(a Ninetta.)
Taci!

ROBERTO
(con furore)
Tu canterai,
tu canterai! Ovver...

ELENA
(calmata)
Sì, canterò.
In alto mare
e battuto dai venti,
vedi quel pino
in sen degli elementi
a naufragar già presso?
Ascolti il pianto
del marinar
pel suo naviglio infranto?
Ascolti il pianto
del marinar? Ah!
Deh! Tu calma,
oh Dio possente,
col tuo riso e cielo e mar;
salga a te la prece ardente,
in te fida il marinar!
E Dio risponde
in suo voler sovrano;
a chi fida in sè
stesso il cielo arride.
Mortali! il vostro fato
è in vostra man,
coraggio, su coraggio,
del mare audaci figli;
si sprezzin i perigli,
è il gemere viltà!
Al ciel fa grave offesa
chi manca di coraggio.
Osate! L'alta impresa
Iddio proteggerà!

SICILIANI, NINETTA, DANIELI
Oh quai detti! Quale ardor!

ELENA
(guardando gli siciliani)
E perchè le preci ascolto,
perchè pallido è ogni volto?
Nel più forte del cimento
voi tremate di spavento?
Ardir, ardir! Al mugghiare,
al mugghiare dell'onda
e agli scrosci
del tuono risponda,
si desti alfin
il vostro ardor,
invitti cor!

SICILIANI, NINETTA, DANIELI
(sottovoce)
A quel dir ogni ardore
si destò nel mio core.
Sospirar è viltade!
L'onta ria vendichiamo,
il servir disprezziamo,
e con noi Dio sarà.

TEBALDO, ROBERTO,
SOLDATI FRANCESI
Di vin colmi bicchieri
rallegran ogni core,
raddoppiano il valore;
beviamo alla beltà!
Ah, sì, beviamo, ecc.

ELENA
(guarda gli soldati)
Santa voce dell'onore
già parlò a quei cor.
Ah! coraggio, su, coraggio,
del mare audaci figli.
Si sprezzin i perigli;
Iddio vi guiderà!
Si vendichi l'offesa.
Si spezzi il rio servaggio.

NINETTA, DANIELI, SICILIANI
Ardir, ardir!

ELENA
Osate! L'alta impresa
il ciel proteggerà!

SICILIANI, ELENA,
DANIELI, NINETTA
Andiam! Orsù, coraggio,
corriam, feriam,
splenda l'acciar
del prode in man.
Andiam, feriam, ecc.

SOLDATI FRANCESI

Ah, sì, beviam,
beviam nei nappi.
Qual rumor!
Ma qual frastuono!
Ma qual rumor
fa questa canzon!
Ma qual rumor, ecc.

(Gli siciliani prendono gli brando. Monforte appare en la porta del palazzo)

TUTTI
Egli! Oh, ciel!

ELENA
Oh, furor! Che mai vegg'io?
Innanzi a lui paventa ognun.
Gran Dio!

(tutti siciliani partono, salvo Elena, Ninetta e Danieli)

Scena Quarta

ELENA, NINETTA, DANIELI
(fra sé)
D'ira fremo
all'aspetto tremendo,
io fremo, d'ira fremo,
l'alma mia
raccapriccia d'orrore!
D'ira fremo!

MONFORTE
(fra sé)
D'odio fremon compresso,
tremendo,
d'odio fremon,
ma di sprezzo
sorride il mio cor!
D'odio fremon!

ELENA
(fra sé)
Oh fratello! Fratello!
A te penso gemendo,
e vendetta, vendetta
sol spira il mio cor!
Fratello!
gemendo penso a te, ecc.

NINETTA, DANIELI
(fra sé)
Al fratel ella pensa gemendo,
e vendetta, e vendetta
sol spira il cor!
Gemendo penso al fratel, ecc.

MONFORTE
(fra sé)
Freman pur,
ma divorin tacendo
la vergogna
e l'imbelle furor!
Divorin tacendo
il vil furor!
Ah, freman pur, ecc.

Scena Quinta

(appare Arrigo)

ARRIGO
Oh donna!

ELENA
Oh ciel! Chi miro?
Arrigo! E il crederò?
Tu prigionier...

ARRIGO
Ah! sì, tra cari miei,
del mio destino incerti,
in questo loco libero stommi!

ELENA, NINETTA
Oh! che di' tu?

ARRIGO
Tremanti giudici pronunciaro
equa sentenza!
Cotanto osaro
di Monforte in onta!

ELENA, NINETTA
Gioia! E fia vero?

ARRIGO
Appieno assolto io sono!
E fu sola giustizia
e non perdono.

MONFORTE
(indicando il palazzo)
Di sconoscente cor
segno è tuo folle ardire.
Mercede lui rendi
ch'è sì clemente.

ARRIGO
Meglio di' ch'egli è lasso!
Al ferro il braccio or manca
ed alle faci,
se non vien meno il cor.
Ei si riposa
per colpir poi meglio!

ELENA
Ah, taci!

NINETTA
Non osar!

ARRIGO
E perchè?
Ah, tra queste mura
se il recasse,
il recasse fortuna
a mia vendetta!

MONFORTE
Or lo vedrai!
Il tuo bollore affrena.

ARRIGO
Dov'è?

MONFORTE
Innanzi a te!

ARRIGO
Ciel!

ELENA
(fra sé)
Ahimè! di lui che fia?

MONFORTE
Ebben! Non mi rispondi tu?

ARRIGO
Ah! nol poss'io!
A me fu tolto il brando!

Scena Sesta

MONFORTE
(Ad Elena, Ninetta e Danieli)
Sgombrate!

(Ad Arrigo)

Tu qui resta, io tel comando!
Qual è il tuo nome?

ARRIGO
Arrigo.

MONFORTE
Non altro?

ARRIGO
T'è noto l'odio mio!
Al mio nemico ciò basti!

MONFORTE
E il genitore?

ARRIGO
Io genitor non ho!
So che ramingo ed esule
finiva i giorni suoi
lontan dal patrio tetto,
lontan dai cari suoi.

MONFORTE
Or di tua madre narrami!

ARRIGO
(guardando il celo)
Ah! non è più colei!
Già dieci lune scorsero
che, lasso! la perdei;
in breve la vedrò!

MONFORTE
Io so che prima di perderla
del duca Federico
t'accolse già la reggia.

ARRIGO
Sì, m'albergò la stanza
di quell'eroe!

MONFORTE
Del perfido!

ARRIGO
Ei mi guidò magnanimo
tra le guerriere squadre;
i passi miei sorregger
degnò siccome un padre;
d'onor gli alteri esempi
fu gloria mia seguir;
per lui vissi ed impavido
per lui voglio morir!
Di giovane audace
castiga l'ardir;
mi sento capace
d'odiarti e morir!
Non curo ritorte,
disprezzo il dolor;
incontro alla morte
va lieto il mio cor!

MONFORTE
(fra sé)
Ammiro e mi piace
in lui quell'ardir.
Lo credo capace
d'odiarmi e morir!
Non cura ritorte
disprezza il dolor,
ed incontro a morte
non teme il suo cor!

(ad Arrigo)

Dovrei punirti,
ma scuso un folle ardire!

ARRIGO
Pietade in te?

MONFORTE
Sì! In grand'alma,
taccion l'ire
e vo' per te salvare
offrire al tuo valore
più eccelsa meta, oh giovane,
degna d'un nobil cor.
Al sol pensier di gloria
in sen fremer tu dei!

ARRIGO
La gloria! Ove si merca?

MONFORTE
Là fra vessilli miei!
Vien tra mie schiere intrepide,
vieni, avrai così perdon,
avrai così perdon!

ARRIGO
No; si vil non son!
No, no, no.
D'un audace
castiga l'ardir, ecc.

MONFORTE
(fra sé)
Ammiro e mi piace, ecc.

(ad Arrigo)

Adunque vanne!
E immemore
la mia clemenza oblia!
Ma, giovinetto, ascoltami:
Odi un consiglio in pria!
Vedi tu quell'ostel?

(guarda il palazzo d'Elena)

ARRIGO
Ebben?

MONFORTE
La soglia mai non dêi varcar di quello!

ARRIGO
E perchè?

MONFORTE
(misterioso)
Lo saprai!
Paventa che il tuo core
arda d'infausto amore!

ARRIGO
Oh ciel!

MONFORTE
A me lo credi,
l'amor ti perderà!

ARRIGO
Chi disse a te?

MONFORTE
Tu il vedi!
Leggo nel tuo pensiero.
Per me non v'ha mistero,
tutto a me noto è già.
Ah, fuggi, fuggi!
Io tel comando!

ARRIGO
E con qual dritto?

MONFORTE
Il dissi, il voglio! Va!

ARRIGO
Non curo il tuo divieto,
il cor legge non ha!

MONFORTE
Temerario! Qual ardire!
Meno altiero t'arrendi a me!
Non destarmi in sen quell'ire
che cadran su voi,
su te! ecc.

ARRIGO
Sono libero, e l'ardire
di grand'alma è innato in me.

MONFORTE
Temerario!

ARRIGO
L'ira tua, ecc.

MONFORTE
Freno al tuo folle ardir,
e quella soglia
non varcar giammai;
io, io tel comando!

ARRIGO
Tu?

MONFORTE
Sì, l'odio mio fu ognor mortale.

ARRIGO
E pure io lo disprezzo!

MONFORTE
E morte' avrai!

ARRIGO
Per lei non temo io morte!

MONFORTE
E morte avrai!

(Arrigo entra in palazzo d'Elena)



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