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ATTO SECONDO


Scena Prima

(Lido di Palermo. Procida, Manfredo e fedeli discendono d'una nave)

PROCIDA
Oh patria, o cara patria,
alfin ti veggo!
L'esule ti saluta
dopo sì lunga assenza.
Il fiorente tuo suolo
ripien d'amore io bacio,
reco il mio voto a te
col braccio e il core!
Oh tu, Palermo, terra adorata,
a me sì caro riso d'amor!
Ah! alza la fronte
tanto oltraggiata,
il tuo ripiglia
primier splendor!
Chiesi aita
a straniere nazioni,
ramingai per castella e città;
ma insensibili
ai fervido sprone,
dicea ciascun:
Siciliani ov'è
il prisco valor?
Su, sorgete, sorgete
a vittoria, all'onor!
Oh tu Palermo, ecc.

(a un fedele)

Ai nostri fidi nunzio
tu sii di mia venuta
e del sperar
che nel lor cor ripongo.

(a un altro fedele)

Tu va in traccia d'Arrigo,
e lui previeni
e la Duchessa ancora,
che qui entrambi li attendo,
e fra brev'ora!
Nell'ombra e nel silenzio
maturiam la vendetta;
non teme e non l'aspetta
il crudel oppressor.

SICILIANI
Nell'ombra
e nel silenzio, ecc.
Non, non l'aspetta, ecc.

PROCIDA
Non, non l'aspetta, ecc.

SICILIANI
Silenzio, silenzio.

PROCIDA
Santo amor
che in me favelli,
parla al cor
de' miei fratelli;
giunto è il fin
di tanto duolo,
la grand'ora alfin suonò!
Salvo sia l'amato suolo,
poi contento io morirò!

SICILIANI
Nell'ombra
e nel silenzio. ecc.

PROCIDA
Santo amor, ecc.
Partite!

CORO
Partiam!

PROCIDA
Partite! Prudenza!
Partite! E silenzio!
Silenzio ed ardir!
Silenzio! Partite!

SICILIANI
Partiam, partiam.
Silenzio! Partiam!

(Manfredo e fedeli partono)

PROCIDA
Ah, sia salvo il caro suol,
poi lieto morirò!

Scena Seconda

(Elena e Arrigo entrano)

PROCIDA
Miei fidi amici,
alfine io vi riveggo!
Voi, duchessa! Arrigo!

ELENA
È lui!

ARRIGO
Procida, l'amico!

PROCIDA
Sì, il vostro servo!

ELENA
Nostra sola speranza!

PROCIDA
Bisanzio e Spagna scorsi
chiedendo ovunque aita!

ELENA
Di Pietro d'Aragona è nostro il voto?

ARRIGO
Esso è per noi?

ELENA
Che ti promise?

PROCIDA
Ah! Nulla ancor!
Perchè in nostro favor
alfine la spada disnudi,
ei vuol che insorga
la Sicilia intera.
A tal prezzo è per noi.
E la Sicilia, ditemi,
e pronta omai?
Or che sperate?

ARRIGO
Ah! Nulla! Sommesso il core
impaziente freme,
ma incerta e lenta,
o tutto o nulla teme!

PROCIDA
S'infiammi il suo disdegno,
e stretti insiem
concordi opriam!

ARRIGO
Già lo tentai!
Scarso di forze ancora
il popol dubbia!

PROCIDA
Ebben! Dovremo suo malgrado
tentare un colpo audace,
estremo!
E sorga il giorno alfin
che di novelli oltraggi
lo colmi il fero franco,
ond'ei si desti
e s'armi la sua mano!

ARRIGO
Può sorgere un tal giorno...

ELENA
Le fidanzate coppie,
che a' piè dell'ara
con solenne rito
la cittade congiunge,
pretesto fian!

ARRIGO
Popolo folto accorre.

PROCIDA
E fa lievi i perigli!
È forte in massa.
E il popolare ardore,
se da scarsa scintilla acceso,
in breve divampa!
All'opra! Alto è il segno
ed alto chiedo un cor
che il mio desir coroni,
e un braccio!

ARRIGO
E qual?

PROCIDA
Il tuo!

ARRIGO
Disponi!

(Procida esce)

Scena Terza

ELENA
(Ad Arrigo)
Quale, o prode,
al tuo coraggio
potrò rendere mercè?

ARRIGO
Il mio premio è nell'omaggio
che depongo al vostro piè!

ELENA
Del tiranno minaccioso
l'ira in te nulla potè?

ARRIGO
Non pavento il suo furore,
e tremo, o dona,
innanzi a te!

ELENA
Che sento?

ARRIGO
Oimè! Io tremo innanzi a te!

ELENA
Che sento?

ARRIGO
Ah! Da le tue luci angeliche
scenda di speme un raggio,
e ribollir quest'anima
può di novello,
novel coraggio.
Oh donna, t'amo! Ah! Sappilo,
nè voglio altra mercè
che il dritto di combattere
e di morir per te.
Che di combattere, ecc.

ELENA
Che dirgli? Che dirgli?
Presso alla tomba ch'apresi
in preda al mio tormento,
non so frenare il palpito
che nel mio petto
io sento, no!
Tu, dall'eccelse sfere
che vedi il mio dolore,
deh! fratello, mi perdona
s'apro all'affetto il cor!

ARRIGO
Ah! Io ben intesi?
Ah! Me tu non disprezzi,
me ch'alzare osava
infino a te lo sguardo?

ELENA
Perdona!

ARRIGO
Tu d'un soldato umil
non sdegno la fede
e l'oscura miseria?

ELENA
Oh fratello, deh!
mi perdona, ah!

ARRIGO
Tu d'un soldato umil, ecc.

ELENA
Il mio fratel, deh, vendica,
e tu sarai per me
più nobile d'un re!

ARRIGO
Su questa terra, ah misero!
Solo e deserto sto!

ELENA
Il mio fratel, deh, vendica,
Arrigo, e tua sarò!

ARRIGO
Sì, lo vendicherò!

ELENA
Lo giuri tu?

ARRIGO
Sul mio capo tel giuro,
io tel giuro sul cor!

ELENA
Il giuri tu?
Io consacro il tuo giuro
e lo serbo nel cor!

Scena Quarta

(Bethune e soldati entrano)

BETHUNE
(ad Arrigo)
Cavalier, questo foglio
il vicerè v'invia!

ARRIGO
(legge)
Un invito alla danza!

BETHUNE
Eccelso onore
ei vi rende, oh signor!

ARRIGO
Ch'io non accetto!

BETHUNE
Si gran favor, amico,
delitto è ricusar!

ARRIGO
Pur lo ricuso!

BETHUNE
Ed in suo nome allor
io vel comando!
E noi seguite e tosto!

ARRIGO
Ah! No, non soffrirò cotanto l'oltraggio!

BETHUNE
Soldati!

ELENA
(A Bethune)
Ciel, che fate!

BETHUNE
Compito ho il mio messaggio.

(Arrigo, Bethune e soldati partono)

Scena Quinta

ELENA
Unir si rio dileggio
a tanto atroce insulto!
Arrigo...

PROCIDA
(Procida entra)
O ciel, che fu?

ELENA
All'empia reggia lo trascinan!

PROCIDA
Novello inciampo
al pronto oprar.
Su lui, sul valente
suo cor fidammo;
or certo egli è perduto!

ELENA
Ah, no! Libero ei sia,
l'onore il vuole!

PROCIDA
Silenzio!
Tutto il popol già move
e qui s'avvia!

Scena Sesta

(Ninetta, Danieli, Manfredo e giovini entrano tutti danzano. Poi, Roberto, Tebaldo e soldati entrano)

ROBERTO
Le vaghe spose, affè,
son pur gentili!

PROCIDA
(a Roberto)
A voi piaccion?

ROBERTO
Assai!

PROCIDA
(sorridendo)
Lessi nel pensier vostro!

ROBERTO
E chi sei tu?

PROCIDA
Vostro amico sincero.

TEBALDO
Cittadin, ben t'apponi!

ROBERTO
(guardando alle giovine)
Mira; son pur vezzose!

TEBALDO
Quali beltà divine!

ROBERTO
Festone a nozze van!

PROCIDA
Che importa?

TEBALDO
E i lor mariti?

PROCIDA
(sottovoce, con intenzione)
Eh! Baie! A vincitori...

ROBERTO
Ebben?

PROCIDA
... tutto è concesso!

TEBALDO
Rammenti tu quel quadro.

ROBERTO
Ah, il ratto
delle donne Sabine!

PROCIDA
Eran Romani!

ROBERTO
Non cede al mondo intero
in battaglia e in amor
franco guerriero!

(I soldati prendono a le giovine siciliane)

ROBERTO, TEBALDO, SOLDATI
Viva la guerra,
viva l'amor!
Per noi dalla terra
bandito è il dolor!

(A le giovine)

Or già tu sei mia,
vano è il rigor;
sarebbe follia
sottrarti al mio cor!

SICILIANE
Su inermi tu stendi,
su donne l'imper!
Quest'opra che imprendi
infama un guerrier!
È fero, spietato
ch'irride al dolor;
è un vile esecrato
chi insulta all'onor!

(Ninetta intenta fuggire)

ROBERTO
Ah! Ti calma,
o gentil bruna!

NINETTA
Ah, mi lascia!
Ah, mi lascia!

ROBERTO
Il timor discaccia ormai.
Ah! Ti calma!
Il tuo guerrier
presto adorar saprai!

NINETTA
Ah! Mi lascia!

ROBERTO
(guardando a Procida)
Costei, costei si rispetti!
A lui si serbi, amici,
che consigli
ci diè tanto felici.
Rispetto, rispetto a costei!

ROBERTO, TEBALDO, SOLDATI
Viva la guerra, ecc.

SICILIANI
Su inermi tu stendi, ecc.

(I soldati e giovine siciliane escono)

Scena Settima

DANIELI, SICILIANI
Il rossor mi coprì!
Il terror ho nel sen!
Zitto ancor! L'onta ria
divorar mi convien.
Pur mi par sentir già
ribollir nel mio cor
d'un leon che piagò
ferreo stral il furor.

ELENA
(guardando a Procida)
Per lui non ebbi oltraggio!

PROCIDA
Rispetto in lor parlò!

DANIELI, SICILIANI
E ver!

ELENA
Fu onore al suo coraggio!

PROCIDA
I vili ognun sprezzò!

DANIELI, CORO
È ver!

ELENA
(A Danieli)
E tu, alma timorosa...

PROCIDA
E colma di terror...

ELENA
Vedi rapir la sposa.

PROCIDA
(guarda con disprezzo a i giovini)
Nè uccidi il rapitor!
Frenar si ponno?
E timidi serbar
l'oltraggio in cor?

ELENA
Mentre col ratto insultano
lor donne i vincitor!

DANIELI, SICILIANI
Ah! Troppo già favellò
il dolor nel mio sen.
Ben è ver! L'onta ria
vendicar ci convien!
Taccia omai la viltà!
Sento già nel mio cor
d'un leon più fatal
ribollir il furor!
Ah! Sì, già potè
ribollir il furor! ecc.

PROCIDA, ELENA, MANFREDO
Troppo già favellò
il dolor nel lor sen.
L'onta ria che patir
vendicar or convien!
Taccia ormai la viltà!
Già potè nel lor cor
d'un leon più fatal
ribollir, ah!
Sì, il furor! ecc.

Scena Ottava

(S'ode una bella melodia e una splendida nave appare con Vaudemont, nobili francesi e dame siciliane)

CORO
Del piacer s'avanza l'ora!
Colle Grazie dal tuo cielo,
dio d'amor, deh!
scendi ancora
a far lieti i nostri dì!
Ah! Bella in viso
e senza velo,
qual la vaga Citerea,
vieni a me, verace dea;
fresco è il vento
e imbruna il dì!
Ah! del piacer, sì,
avanza l'ora, ecc.

PROCIDA
Portati in sen
di così ricca prora,
ove si recan?

ELENA
Alla reggia, a festa!

PROCIDA
Ci adduca la vendetta
sul l'orme lor!

ELENA, MANFREDO,
DANIELI, SICILIANI
E come?

PROCIDA
Sotto larva fedele
ignoto io mi terrò;
qual folgor ratto
piomberò sul tiranno,
tra le festose turbe
che voto al mio furor!

MANFREDO
E spade avran!

PROCIDA
E noi pugnali e core!

CORO
Ah! Del piacer
s'avanza l'ora! ecc.

ELENA, MANFREDO
Troppo già favellò, ecc.
Su correte! Vendetta!

PROCIDA
Agli acciar corron già!
Potè omai ne' lor cor
d'un leon ribollir
più fatal il furor!
Agli acciar corron già! ecc.
Vendetta! Vendetta!

DANIELI, SICILIANI
Troppo già favellò
il dolor nel mio sen!
Su corriam! L'onta ria
vendicar ci convien!
Sì, vendetta, vendetta!
Sento già nel mio cor, ecc.
Vendetta! Vendetta!

(la nave s'allontana)
ATTO SECONDO


Scena Prima

(Lido di Palermo. Procida, Manfredo e fedeli discendono d'una nave)

PROCIDA
Oh patria, o cara patria,
alfin ti veggo!
L'esule ti saluta
dopo sì lunga assenza.
Il fiorente tuo suolo
ripien d'amore io bacio,
reco il mio voto a te
col braccio e il core!
Oh tu, Palermo, terra adorata,
a me sì caro riso d'amor!
Ah! alza la fronte
tanto oltraggiata,
il tuo ripiglia
primier splendor!
Chiesi aita
a straniere nazioni,
ramingai per castella e città;
ma insensibili
ai fervido sprone,
dicea ciascun:
Siciliani ov'è
il prisco valor?
Su, sorgete, sorgete
a vittoria, all'onor!
Oh tu Palermo, ecc.

(a un fedele)

Ai nostri fidi nunzio
tu sii di mia venuta
e del sperar
che nel lor cor ripongo.

(a un altro fedele)

Tu va in traccia d'Arrigo,
e lui previeni
e la Duchessa ancora,
che qui entrambi li attendo,
e fra brev'ora!
Nell'ombra e nel silenzio
maturiam la vendetta;
non teme e non l'aspetta
il crudel oppressor.

SICILIANI
Nell'ombra
e nel silenzio, ecc.
Non, non l'aspetta, ecc.

PROCIDA
Non, non l'aspetta, ecc.

SICILIANI
Silenzio, silenzio.

PROCIDA
Santo amor
che in me favelli,
parla al cor
de' miei fratelli;
giunto è il fin
di tanto duolo,
la grand'ora alfin suonò!
Salvo sia l'amato suolo,
poi contento io morirò!

SICILIANI
Nell'ombra
e nel silenzio. ecc.

PROCIDA
Santo amor, ecc.
Partite!

CORO
Partiam!

PROCIDA
Partite! Prudenza!
Partite! E silenzio!
Silenzio ed ardir!
Silenzio! Partite!

SICILIANI
Partiam, partiam.
Silenzio! Partiam!

(Manfredo e fedeli partono)

PROCIDA
Ah, sia salvo il caro suol,
poi lieto morirò!

Scena Seconda

(Elena e Arrigo entrano)

PROCIDA
Miei fidi amici,
alfine io vi riveggo!
Voi, duchessa! Arrigo!

ELENA
È lui!

ARRIGO
Procida, l'amico!

PROCIDA
Sì, il vostro servo!

ELENA
Nostra sola speranza!

PROCIDA
Bisanzio e Spagna scorsi
chiedendo ovunque aita!

ELENA
Di Pietro d'Aragona è nostro il voto?

ARRIGO
Esso è per noi?

ELENA
Che ti promise?

PROCIDA
Ah! Nulla ancor!
Perchè in nostro favor
alfine la spada disnudi,
ei vuol che insorga
la Sicilia intera.
A tal prezzo è per noi.
E la Sicilia, ditemi,
e pronta omai?
Or che sperate?

ARRIGO
Ah! Nulla! Sommesso il core
impaziente freme,
ma incerta e lenta,
o tutto o nulla teme!

PROCIDA
S'infiammi il suo disdegno,
e stretti insiem
concordi opriam!

ARRIGO
Già lo tentai!
Scarso di forze ancora
il popol dubbia!

PROCIDA
Ebben! Dovremo suo malgrado
tentare un colpo audace,
estremo!
E sorga il giorno alfin
che di novelli oltraggi
lo colmi il fero franco,
ond'ei si desti
e s'armi la sua mano!

ARRIGO
Può sorgere un tal giorno...

ELENA
Le fidanzate coppie,
che a' piè dell'ara
con solenne rito
la cittade congiunge,
pretesto fian!

ARRIGO
Popolo folto accorre.

PROCIDA
E fa lievi i perigli!
È forte in massa.
E il popolare ardore,
se da scarsa scintilla acceso,
in breve divampa!
All'opra! Alto è il segno
ed alto chiedo un cor
che il mio desir coroni,
e un braccio!

ARRIGO
E qual?

PROCIDA
Il tuo!

ARRIGO
Disponi!

(Procida esce)

Scena Terza

ELENA
(Ad Arrigo)
Quale, o prode,
al tuo coraggio
potrò rendere mercè?

ARRIGO
Il mio premio è nell'omaggio
che depongo al vostro piè!

ELENA
Del tiranno minaccioso
l'ira in te nulla potè?

ARRIGO
Non pavento il suo furore,
e tremo, o dona,
innanzi a te!

ELENA
Che sento?

ARRIGO
Oimè! Io tremo innanzi a te!

ELENA
Che sento?

ARRIGO
Ah! Da le tue luci angeliche
scenda di speme un raggio,
e ribollir quest'anima
può di novello,
novel coraggio.
Oh donna, t'amo! Ah! Sappilo,
nè voglio altra mercè
che il dritto di combattere
e di morir per te.
Che di combattere, ecc.

ELENA
Che dirgli? Che dirgli?
Presso alla tomba ch'apresi
in preda al mio tormento,
non so frenare il palpito
che nel mio petto
io sento, no!
Tu, dall'eccelse sfere
che vedi il mio dolore,
deh! fratello, mi perdona
s'apro all'affetto il cor!

ARRIGO
Ah! Io ben intesi?
Ah! Me tu non disprezzi,
me ch'alzare osava
infino a te lo sguardo?

ELENA
Perdona!

ARRIGO
Tu d'un soldato umil
non sdegno la fede
e l'oscura miseria?

ELENA
Oh fratello, deh!
mi perdona, ah!

ARRIGO
Tu d'un soldato umil, ecc.

ELENA
Il mio fratel, deh, vendica,
e tu sarai per me
più nobile d'un re!

ARRIGO
Su questa terra, ah misero!
Solo e deserto sto!

ELENA
Il mio fratel, deh, vendica,
Arrigo, e tua sarò!

ARRIGO
Sì, lo vendicherò!

ELENA
Lo giuri tu?

ARRIGO
Sul mio capo tel giuro,
io tel giuro sul cor!

ELENA
Il giuri tu?
Io consacro il tuo giuro
e lo serbo nel cor!

Scena Quarta

(Bethune e soldati entrano)

BETHUNE
(ad Arrigo)
Cavalier, questo foglio
il vicerè v'invia!

ARRIGO
(legge)
Un invito alla danza!

BETHUNE
Eccelso onore
ei vi rende, oh signor!

ARRIGO
Ch'io non accetto!

BETHUNE
Si gran favor, amico,
delitto è ricusar!

ARRIGO
Pur lo ricuso!

BETHUNE
Ed in suo nome allor
io vel comando!
E noi seguite e tosto!

ARRIGO
Ah! No, non soffrirò cotanto l'oltraggio!

BETHUNE
Soldati!

ELENA
(A Bethune)
Ciel, che fate!

BETHUNE
Compito ho il mio messaggio.

(Arrigo, Bethune e soldati partono)

Scena Quinta

ELENA
Unir si rio dileggio
a tanto atroce insulto!
Arrigo...

PROCIDA
(Procida entra)
O ciel, che fu?

ELENA
All'empia reggia lo trascinan!

PROCIDA
Novello inciampo
al pronto oprar.
Su lui, sul valente
suo cor fidammo;
or certo egli è perduto!

ELENA
Ah, no! Libero ei sia,
l'onore il vuole!

PROCIDA
Silenzio!
Tutto il popol già move
e qui s'avvia!

Scena Sesta

(Ninetta, Danieli, Manfredo e giovini entrano tutti danzano. Poi, Roberto, Tebaldo e soldati entrano)

ROBERTO
Le vaghe spose, affè,
son pur gentili!

PROCIDA
(a Roberto)
A voi piaccion?

ROBERTO
Assai!

PROCIDA
(sorridendo)
Lessi nel pensier vostro!

ROBERTO
E chi sei tu?

PROCIDA
Vostro amico sincero.

TEBALDO
Cittadin, ben t'apponi!

ROBERTO
(guardando alle giovine)
Mira; son pur vezzose!

TEBALDO
Quali beltà divine!

ROBERTO
Festone a nozze van!

PROCIDA
Che importa?

TEBALDO
E i lor mariti?

PROCIDA
(sottovoce, con intenzione)
Eh! Baie! A vincitori...

ROBERTO
Ebben?

PROCIDA
... tutto è concesso!

TEBALDO
Rammenti tu quel quadro.

ROBERTO
Ah, il ratto
delle donne Sabine!

PROCIDA
Eran Romani!

ROBERTO
Non cede al mondo intero
in battaglia e in amor
franco guerriero!

(I soldati prendono a le giovine siciliane)

ROBERTO, TEBALDO, SOLDATI
Viva la guerra,
viva l'amor!
Per noi dalla terra
bandito è il dolor!

(A le giovine)

Or già tu sei mia,
vano è il rigor;
sarebbe follia
sottrarti al mio cor!

SICILIANE
Su inermi tu stendi,
su donne l'imper!
Quest'opra che imprendi
infama un guerrier!
È fero, spietato
ch'irride al dolor;
è un vile esecrato
chi insulta all'onor!

(Ninetta intenta fuggire)

ROBERTO
Ah! Ti calma,
o gentil bruna!

NINETTA
Ah, mi lascia!
Ah, mi lascia!

ROBERTO
Il timor discaccia ormai.
Ah! Ti calma!
Il tuo guerrier
presto adorar saprai!

NINETTA
Ah! Mi lascia!

ROBERTO
(guardando a Procida)
Costei, costei si rispetti!
A lui si serbi, amici,
che consigli
ci diè tanto felici.
Rispetto, rispetto a costei!

ROBERTO, TEBALDO, SOLDATI
Viva la guerra, ecc.

SICILIANI
Su inermi tu stendi, ecc.

(I soldati e giovine siciliane escono)

Scena Settima

DANIELI, SICILIANI
Il rossor mi coprì!
Il terror ho nel sen!
Zitto ancor! L'onta ria
divorar mi convien.
Pur mi par sentir già
ribollir nel mio cor
d'un leon che piagò
ferreo stral il furor.

ELENA
(guardando a Procida)
Per lui non ebbi oltraggio!

PROCIDA
Rispetto in lor parlò!

DANIELI, SICILIANI
E ver!

ELENA
Fu onore al suo coraggio!

PROCIDA
I vili ognun sprezzò!

DANIELI, CORO
È ver!

ELENA
(A Danieli)
E tu, alma timorosa...

PROCIDA
E colma di terror...

ELENA
Vedi rapir la sposa.

PROCIDA
(guarda con disprezzo a i giovini)
Nè uccidi il rapitor!
Frenar si ponno?
E timidi serbar
l'oltraggio in cor?

ELENA
Mentre col ratto insultano
lor donne i vincitor!

DANIELI, SICILIANI
Ah! Troppo già favellò
il dolor nel mio sen.
Ben è ver! L'onta ria
vendicar ci convien!
Taccia omai la viltà!
Sento già nel mio cor
d'un leon più fatal
ribollir il furor!
Ah! Sì, già potè
ribollir il furor! ecc.

PROCIDA, ELENA, MANFREDO
Troppo già favellò
il dolor nel lor sen.
L'onta ria che patir
vendicar or convien!
Taccia ormai la viltà!
Già potè nel lor cor
d'un leon più fatal
ribollir, ah!
Sì, il furor! ecc.

Scena Ottava

(S'ode una bella melodia e una splendida nave appare con Vaudemont, nobili francesi e dame siciliane)

CORO
Del piacer s'avanza l'ora!
Colle Grazie dal tuo cielo,
dio d'amor, deh!
scendi ancora
a far lieti i nostri dì!
Ah! Bella in viso
e senza velo,
qual la vaga Citerea,
vieni a me, verace dea;
fresco è il vento
e imbruna il dì!
Ah! del piacer, sì,
avanza l'ora, ecc.

PROCIDA
Portati in sen
di così ricca prora,
ove si recan?

ELENA
Alla reggia, a festa!

PROCIDA
Ci adduca la vendetta
sul l'orme lor!

ELENA, MANFREDO,
DANIELI, SICILIANI
E come?

PROCIDA
Sotto larva fedele
ignoto io mi terrò;
qual folgor ratto
piomberò sul tiranno,
tra le festose turbe
che voto al mio furor!

MANFREDO
E spade avran!

PROCIDA
E noi pugnali e core!

CORO
Ah! Del piacer
s'avanza l'ora! ecc.

ELENA, MANFREDO
Troppo già favellò, ecc.
Su correte! Vendetta!

PROCIDA
Agli acciar corron già!
Potè omai ne' lor cor
d'un leon ribollir
più fatal il furor!
Agli acciar corron già! ecc.
Vendetta! Vendetta!

DANIELI, SICILIANI
Troppo già favellò
il dolor nel mio sen!
Su corriam! L'onta ria
vendicar ci convien!
Sì, vendetta, vendetta!
Sento già nel mio cor, ecc.
Vendetta! Vendetta!

(la nave s'allontana)



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