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ATTO TERZO


Scena Prima

(Palazzo di Monforte)

MONFORTE
Sì, m'aborriva ed a ragion!
Cotanto Ver lei fui reo,
che giunsi un dì a rapirla!
E mi fuggiva e odiava,
e per tre lustri
all'amplesso paterno
il figlio ascose,
e lo nudrì
nell'orror di suo padre!
Tu più crudel di me,
crudel, crudel me chiami!
Ah!, presso alla sua morte
dettò la fatal donna
questo novello oltraggio
al cor, al cor d'un padre!

(Leggendo una lettera)

"Oh tu, cui nulla è sacro!
Se la scure sanguinosa
minaccia il prode Arrigo,
onor del patrio suolo,
risparmia almen
quell'innocente capo!
È quel del figlio tuo"
Oh figlio, o figlio!

Scena Seconda

(entra Bethune)

BETHUNE
Il cavaliero ricusava
protervo qui venire,
e qui fu tratto a forza!

MONFORTE
Sta ben!

BETHUNE
Qual pena inflitta a lui sarà?

MONFORTE
Non cale;
ei si rispetti
e in alto onor si tenga.
Or va, Bethune.
Al mio cospetto ei venga!

(Bethune esce)

Scena Terza

MONFORTE
In braccio alle dovizie,
nel seno degli onor,
un vuoto immenso, orribile
regnava nel mio cor! ecc.
D'un avvenir beato
splende il sorriso a me,
se viver mi fia dato,
figlio, viver vicino a te!
L'odio invan a me toglie,
vincerà quel fero cor,
sì, nel fulgor
di queste soglie,
cor paterno,
immenso amor,
sì, lo vinca
amore del genitor!
Ah! In braccio
alle dovizie, ecc.
O figlio, o figlio!
Io son beato
se viver mi fia dato
vicino a te!

Scena Quarta

(Arrigo entra)

ARRIGO
(fra sé)
Sogno, o son desto?
Umile e sollecito accorre
ognuno a' miei desiri,
e d'un mio cenno
lieto si mostra!

(A Monforte)

Novel giuoco è questo
inver di strana sorte,
se da te non m'aspetto
altro che morte!

MONFORTE
La speri invan!
Senza timore omai
libero in queste soglie
tu puoi chiamarmi ingiusto,
e vane insidie
contro me tramare!

ARRIGO
Difender la sua terra
è nobil opra.
Io combatto un tiran!

MONFORTE
Ma da vil combatti!
Colla spada io ferisco,
e tu tratti il pugnal!
Nè tu oseresti, audace,
fissarmi in volto!
Or mira! A te dinanzi
senza difesa io sto!

ARRIGO
Per mia sventura!

MONFORTE
Oh stolto, cui salvò
la mia clemenza,
a sì dura mercè
m'hai tu serbato?
Generoso ti credi
e fosti ingrato!

ARRIGO
Ah, che fia?

MONFORTE
Quando al mio sen
per te parlava
pietà sincera
d'un cieco error,
quando un ribelle
in te salvava,
Arrigo!
nulla ti disse il cor?

ARRIGO
(fra sé)
Alla sua voce rabbrividisco,
invan bandisco
il mio terrore!
Sventurato!

MONFORTE
E al duol intenso
che m'ange intanto,
la giovin alma non palpitò?
Eppur tu vedi,
stilla di pianto
sul mesto ciglio ecco spuntò!

ARRIGO
A qual tormento novel,
spietato,
l'ingiusto fato mi condannò!

MONFORTE
Ebben, Arrigo!
Se il mio tormento
il duro core non ti colpì,
della tua madre
leggi l'accento...

ARRIGO
Di mia madre?

MONFORTE
Sì, ingrato! Sì!
Mentre contemplo
quel volto amato,
balzar di gioia
mi sento il cor.
Alfine in terra io son beato,
chè dire io posso:
mio figlio ancor!

ARRIGO
(leggendo il foglio)
Gioia! E fia ver?
Sogno, o son desto?
Cifre materne!
Qui sul mio cor!
Oh ciel! Che scopro!
Arcan funesto mi si rivela.
Freno d'orror!
Arcan funesto, ecc.

MONFORTE
Mentre contemplo
quel volto amato,
benchè cosparso d'atro dolor,
l'alma è commossa,
chè dir m'è dato:
ecco mio figlio,
son padre ancor!
Ma che? Fuggi
il mio sguardo, oh figlio?

ARRIGO
Ah, inorridisco!

MONFORTE
Non sai tu dunque qual mi son?

ARRIGO
(fra sé)
O donna! lo t'ho perduta!

MONFORTE
Il mio potere, Arrigo,
sconosciuto t'è dunque?
Monforte io son!

ARRIGO
(fra sé)
O donna! O donna!
Io t'ho perduta!

MONFORTE
Sol che tu accenni,
a te concesso
sera fia dal mio poter
quanto domandi e speri.
Beni, titoli,
onor, dovizie,
quanto ambizion desia,
dare a te potrò!

ARRIGO
Al mio destin mi lascia,
mi lascia, e pago allor sarò!

MONFORTE
Ma tu non sai
che splendida fama
suonò di me?
È il nome mio glorioso.

ARRIGO
Nome esecrato egli è!

MONFORTE
Parola fatale!
Insulto mortale!
La gioia è svanita
che l'alma sperò!
Giustizia è suprema!
Tremendo anatema
che un barbaro figlio
sul padre scagliò!

ARRIGO
Ah, rendimi, oh fato,
l'oscuro mio stato!
La speme è svanita
che l'alma sognò!
Giustizia suprema!
Tremendo anatema,
che un figlio percuote,
che al padre imprecò!

MONFORTE
T'arresta, Arrigo!

ARRIGO
Ah, lasciami!

MONFORTE
Ah, t'arresta, Arrigo!

ARRIGO
Ah, lasciami! Ah, mi lascia,
o crudo, al mio dolor!

MONFORTE
Plachisi quell'ostinato cor!
Ah! Figlio,
invano crudo mi chiami;
del padre vincati la prece,
il duolo!

ARRIGO
S'è ver che m'ami,
fuggir mi lascia, sì, fuggir,
ad altro lido,
ad altro suol,
fuggire ad altro suol
s'è ver che m'ami, ecc.

MONFORTE
Ah! Figlio, invano, ecc.

ARRIGO
Ah, volar al tuo seno vorrei,
ma nol poss'io!

MONFORTE
Chi te lo vieta, ingrato?

ARRIGO
L'imago di mia madre,
che tra di noi si pone!
Sui carnefice fosti...

MONFORTE
Mio figlio!

ARRIGO
... ed ho rossore, ho rossore,
se vacillar tra voi
poteva il core,
se vacillar poteva il cor!

MONFORTE
Ah, figlio mio! Mio figlio!

ARRIGO
Ombra diletta,
che in ciel riposi,
la forza rendimi
che il cor perdè.
Su me i tuoi sguardi
veglin pietosi,
e prega, o madre,
e prega per me! ecc.

MONFORTE
L'ardente prego del genitore
è nulla, o Arrigo,
nulla per te?
Apri il tuo seno,
a un santo amore,
t'arrendi alfine,
o figlio, a me! ecc.

(Arrigo s'allontana di Monforte)

Scena Quinta

Ballet

(Magnifica sala in palazzo di Monforte. Ballo in maschera. Danza de Quattro Stazioni)

CORO
Oh splendide feste!
Oh notti feconde
di danze gioconde,
di rare beltà!
Son raggio celeste
quei vivi splendori,
che infondon nei cori
amor, voluttà!
Son raggio celeste, ecc.

Scena Sesta

PROCIDA
(sottovoce)
Arrigo, su te veglia l'amistade!

ARRIGO
(fra sé)
O ciel! Il cor non m'ingannò?

ELENA
(Sottovoce)
Arrigo, su te veglia l'amistade!

ARRIGO
Ah, qual voce al sen vibrò!

(Elena e Procida se toglie le maschere)

Tu qui, donna! Tu stessa!
Qual sorpresa!
Per voi gelo di spavento!
Qui perchè vi siete resa?

ELENA
Per salvarti!

PROCIDA
Ed ogni oppresso vendicar.

ARRIGO
Ciel, deh, parla piano!
Io per me, nulla omai pavento;
sono libero, ma voi...
L'ira sua temer dovete,
e sfuggir gli sdegni suoi.

PROCIDA
Sii tranquillo, il traditor...

ARRIGO
(I soldati entrano)
Zitto! Ci odon!

(fra sé)

Oh, terror!

PROCIDA, ARRIGO, ELENA
Oh splendide feste, ecc.

ELENA
(Ad Arrigo, sottovoce)
Qui fra gli allegri vortici
delle intrecciate danze...

PROCIDA
...sotto le larve ascondono
i fidi le sembianze.

ELENA
(Elena mette un nastro ad Arrigo)
A tal di nastri serici nodo,
ciascun fia noto!

PROCIDA
Quei forti bracci intrepidi
non colpiranno a vuoto!

ELENA
E in brevi istanti vindici
qui brilleranno i ferri.

PROCIDA
Tra' suoi feroci sgherri
Monforte perirà!

ARRIGO
Ah! Gran Dio!

(Fra sé)

Chi lo salverà?

PROCIDA
Impallidisci?

ARRIGO
Udirti alcun potrebbe!

ELENA
E chi?

(Procida guarda a Monforte qui entra)

PROCIDA
Ei stesso!

ARRIGO
(Fra sé)
Oh giorno infausto!

PROCIDA
(A Arrigo)
Tra pochi istanti, qui!

TUTTI
O splendide feste! ecc.

(Monforte s'approssima ad Arrigo)

Scena Settima

MONFORTE
(A Arrigo)
Di tai piacer,
per te novelli,
pago sei tu?

ARRIGO

Per te fatale aura
qui spira, va!

MONFORTE
Che temer degg'io,
che temer nelle mie stanze?

ARRIGO
Io dir nol posso, eppure!
Ten prego! Vanne!
Tremo pei giorni tuoi!

MONFORTE
A mia salvezza or vegli
e per me tremi, tremi per me?
Ah! S'apre alfin quell'alma
al mio paterno affetto!
Tuoi primi error dimentico,
vien che ti stringa al petto!

ARRIGO
Ah, mai! T'arretra!

MONFORTE
Io resto allor!

ARRIGO
(Con ardore)
Incauto! E tu cadrai
segno a vendetta lor!

MONFORTE
Non l'oseran giammai!

ARRIGO
(mostra a Monforte il nastro)
Su questo segno,
io pur giurava.

MONFORTE
Invano!
Segno del disonor!
Io te lo strappo, insano!

(strappando il nastro di Arrigo)

Fremi? Dei tradimenti
tutto l'orror tu senti.
Lo veggo! Il franco sangue
nel sen ti ferve ancor!

ARRIGO
No, no, non è colpevol
che serve al patrio onor!
Ma tu, deh, m'odi: salvati!
Ai voti miei, deh, cedi! Va!

MONFORTE
Vano sperar!

(Danieli e alcun siciliano avanzano)

ARRIGO
Già a te s'appressan vedi!
Già ti circondan! Ecco!
Gli acciar brillan su te!

(Elena, Procida e i siciliani circondan Monforte)

PROCIDA
L'ultimo di
per francesi egli è!
Feriam! A noi, Sicilia!

ARRIGO
Fermate!

(Arrigo protegge a Monforte)

MONFORTE
Su, Francia, a me!

(Bethune, Vaudemont e soldati francesi entrano)

Fra ceppi, olà,
s'adduca ognun
che fregio orna simil.

(indica il nastro de Procida)

La scure a lor!

(guarda ad Arrigo)

Costui sia salvo!
Ei fu leal nemico!

PROCIDA
Oh tradimento!

MONFORTE
Ei protesse i miei dì!
Svelò le trame,
che valsero ai felloni
il ceppo infame!

PROCIDA, ELENA,
DANIELI, SICILIANI
Colpo orrendo, inaspettato!
Ei sì perfido, sì ingrato!
Gli sia pena il suo rossor!
Onta al vil,
al traditor! Sì! ecc.

ARRIGO
Nel mio petto esterrefatto
cessò il battito del core!
L'onta rea di tal misfatto
fa palese il mio rossor! ecc.

MONFORTE, BETHUNE, FRANCESI
Dio possente, a te la lode
salga umil dai nostri cori!
Ch'è salvasti il sen del prode
dal pugnale dei traditor! ecc.

ELENA, DANIELI, PROCIDA
Ah, patria adorata,
mio primo sospiro,
ti lascio prostrata
nel sangue, nel duol!
Il santo tuo spiro
più bello s'accenda,

(guardando ad Arrigo)

e fosca a lui splenda
la luce del sol!

MONFORTE, BETHUNE
(Ad Arrigo.)
Rivolgi ora grato
alla Francia il sospiro!
Dell'Eden beato
è specchio il suo suol!
Più nobil deliro
il petto t'accenda,
più viva ti splenda
la luce del sol!

ARRIGO
(fra sé)
Per colpa del fato
in preda al deliro,
di sangue bagnato
ho il patrio mio suol!
Oh speme, il tuo spiro
nel seno è già spento,
non veggo, non sento
che lutto, che duol!

ELENA, DANIELI, PROCIDA
Il santo tuo spiro, ecc.

SICILIANI
E fosca a lui splenda, ecc.

FRANCESI
Più viva ti splenda, ecc.

(Arrigo s'approssima a Procida, Elena e siciliani)

ARRIGO
Ah, donna! Pietate, amici!
Vi muova il mio dolor!

PROCIDA, SICILIANI
No, no; ei mente,
indietro il traditor!
o traditor!

MONFORTE
(Ad Arrigo)
Io ti saprò difender,
lieto con me vivrai!

ARRIGO
No! Giammai! Mi lascia!

SICILIANI
Indietro, indietro,
o traditor!

PROCIDA
(Ad Arrigo)
Or che quell'empio
è scudo a te,
di doppia infamia
segno sarai.

SICILIANI
Sì, sì!

PROCIDA
A noi la gloria,
la morte a me!

SICILIANI
(ad Arrigo)
Sì, a noi la gloria!
L'infamia a te!

PROCIDA, ELENA,
DANIELI, SICILIANI
Oh patria adorata, ecc.
A voi l'infamia,
a noi la gloria, ecc.

ARRIGO
Per colpa del fato, ecc.
A me l'infamia,
a voi la gloria, ecc.

MONFORTE, BETHUNE, FRANCESI
Rivolgi ora grato, ecc.
A voi l'infamia,
la gloria a noi! ecc.

(I soldati francesi prendono ad Elena, Procida, Danieli e siciliani)
ATTO TERZO


Scena Prima

(Palazzo di Monforte)

MONFORTE
Sì, m'aborriva ed a ragion!
Cotanto Ver lei fui reo,
che giunsi un dì a rapirla!
E mi fuggiva e odiava,
e per tre lustri
all'amplesso paterno
il figlio ascose,
e lo nudrì
nell'orror di suo padre!
Tu più crudel di me,
crudel, crudel me chiami!
Ah!, presso alla sua morte
dettò la fatal donna
questo novello oltraggio
al cor, al cor d'un padre!

(Leggendo una lettera)

"Oh tu, cui nulla è sacro!
Se la scure sanguinosa
minaccia il prode Arrigo,
onor del patrio suolo,
risparmia almen
quell'innocente capo!
È quel del figlio tuo"
Oh figlio, o figlio!

Scena Seconda

(entra Bethune)

BETHUNE
Il cavaliero ricusava
protervo qui venire,
e qui fu tratto a forza!

MONFORTE
Sta ben!

BETHUNE
Qual pena inflitta a lui sarà?

MONFORTE
Non cale;
ei si rispetti
e in alto onor si tenga.
Or va, Bethune.
Al mio cospetto ei venga!

(Bethune esce)

Scena Terza

MONFORTE
In braccio alle dovizie,
nel seno degli onor,
un vuoto immenso, orribile
regnava nel mio cor! ecc.
D'un avvenir beato
splende il sorriso a me,
se viver mi fia dato,
figlio, viver vicino a te!
L'odio invan a me toglie,
vincerà quel fero cor,
sì, nel fulgor
di queste soglie,
cor paterno,
immenso amor,
sì, lo vinca
amore del genitor!
Ah! In braccio
alle dovizie, ecc.
O figlio, o figlio!
Io son beato
se viver mi fia dato
vicino a te!

Scena Quarta

(Arrigo entra)

ARRIGO
(fra sé)
Sogno, o son desto?
Umile e sollecito accorre
ognuno a' miei desiri,
e d'un mio cenno
lieto si mostra!

(A Monforte)

Novel giuoco è questo
inver di strana sorte,
se da te non m'aspetto
altro che morte!

MONFORTE
La speri invan!
Senza timore omai
libero in queste soglie
tu puoi chiamarmi ingiusto,
e vane insidie
contro me tramare!

ARRIGO
Difender la sua terra
è nobil opra.
Io combatto un tiran!

MONFORTE
Ma da vil combatti!
Colla spada io ferisco,
e tu tratti il pugnal!
Nè tu oseresti, audace,
fissarmi in volto!
Or mira! A te dinanzi
senza difesa io sto!

ARRIGO
Per mia sventura!

MONFORTE
Oh stolto, cui salvò
la mia clemenza,
a sì dura mercè
m'hai tu serbato?
Generoso ti credi
e fosti ingrato!

ARRIGO
Ah, che fia?

MONFORTE
Quando al mio sen
per te parlava
pietà sincera
d'un cieco error,
quando un ribelle
in te salvava,
Arrigo!
nulla ti disse il cor?

ARRIGO
(fra sé)
Alla sua voce rabbrividisco,
invan bandisco
il mio terrore!
Sventurato!

MONFORTE
E al duol intenso
che m'ange intanto,
la giovin alma non palpitò?
Eppur tu vedi,
stilla di pianto
sul mesto ciglio ecco spuntò!

ARRIGO
A qual tormento novel,
spietato,
l'ingiusto fato mi condannò!

MONFORTE
Ebben, Arrigo!
Se il mio tormento
il duro core non ti colpì,
della tua madre
leggi l'accento...

ARRIGO
Di mia madre?

MONFORTE
Sì, ingrato! Sì!
Mentre contemplo
quel volto amato,
balzar di gioia
mi sento il cor.
Alfine in terra io son beato,
chè dire io posso:
mio figlio ancor!

ARRIGO
(leggendo il foglio)
Gioia! E fia ver?
Sogno, o son desto?
Cifre materne!
Qui sul mio cor!
Oh ciel! Che scopro!
Arcan funesto mi si rivela.
Freno d'orror!
Arcan funesto, ecc.

MONFORTE
Mentre contemplo
quel volto amato,
benchè cosparso d'atro dolor,
l'alma è commossa,
chè dir m'è dato:
ecco mio figlio,
son padre ancor!
Ma che? Fuggi
il mio sguardo, oh figlio?

ARRIGO
Ah, inorridisco!

MONFORTE
Non sai tu dunque qual mi son?

ARRIGO
(fra sé)
O donna! lo t'ho perduta!

MONFORTE
Il mio potere, Arrigo,
sconosciuto t'è dunque?
Monforte io son!

ARRIGO
(fra sé)
O donna! O donna!
Io t'ho perduta!

MONFORTE
Sol che tu accenni,
a te concesso
sera fia dal mio poter
quanto domandi e speri.
Beni, titoli,
onor, dovizie,
quanto ambizion desia,
dare a te potrò!

ARRIGO
Al mio destin mi lascia,
mi lascia, e pago allor sarò!

MONFORTE
Ma tu non sai
che splendida fama
suonò di me?
È il nome mio glorioso.

ARRIGO
Nome esecrato egli è!

MONFORTE
Parola fatale!
Insulto mortale!
La gioia è svanita
che l'alma sperò!
Giustizia è suprema!
Tremendo anatema
che un barbaro figlio
sul padre scagliò!

ARRIGO
Ah, rendimi, oh fato,
l'oscuro mio stato!
La speme è svanita
che l'alma sognò!
Giustizia suprema!
Tremendo anatema,
che un figlio percuote,
che al padre imprecò!

MONFORTE
T'arresta, Arrigo!

ARRIGO
Ah, lasciami!

MONFORTE
Ah, t'arresta, Arrigo!

ARRIGO
Ah, lasciami! Ah, mi lascia,
o crudo, al mio dolor!

MONFORTE
Plachisi quell'ostinato cor!
Ah! Figlio,
invano crudo mi chiami;
del padre vincati la prece,
il duolo!

ARRIGO
S'è ver che m'ami,
fuggir mi lascia, sì, fuggir,
ad altro lido,
ad altro suol,
fuggire ad altro suol
s'è ver che m'ami, ecc.

MONFORTE
Ah! Figlio, invano, ecc.

ARRIGO
Ah, volar al tuo seno vorrei,
ma nol poss'io!

MONFORTE
Chi te lo vieta, ingrato?

ARRIGO
L'imago di mia madre,
che tra di noi si pone!
Sui carnefice fosti...

MONFORTE
Mio figlio!

ARRIGO
... ed ho rossore, ho rossore,
se vacillar tra voi
poteva il core,
se vacillar poteva il cor!

MONFORTE
Ah, figlio mio! Mio figlio!

ARRIGO
Ombra diletta,
che in ciel riposi,
la forza rendimi
che il cor perdè.
Su me i tuoi sguardi
veglin pietosi,
e prega, o madre,
e prega per me! ecc.

MONFORTE
L'ardente prego del genitore
è nulla, o Arrigo,
nulla per te?
Apri il tuo seno,
a un santo amore,
t'arrendi alfine,
o figlio, a me! ecc.

(Arrigo s'allontana di Monforte)

Scena Quinta

Ballet

(Magnifica sala in palazzo di Monforte. Ballo in maschera. Danza de Quattro Stazioni)

CORO
Oh splendide feste!
Oh notti feconde
di danze gioconde,
di rare beltà!
Son raggio celeste
quei vivi splendori,
che infondon nei cori
amor, voluttà!
Son raggio celeste, ecc.

Scena Sesta

PROCIDA
(sottovoce)
Arrigo, su te veglia l'amistade!

ARRIGO
(fra sé)
O ciel! Il cor non m'ingannò?

ELENA
(Sottovoce)
Arrigo, su te veglia l'amistade!

ARRIGO
Ah, qual voce al sen vibrò!

(Elena e Procida se toglie le maschere)

Tu qui, donna! Tu stessa!
Qual sorpresa!
Per voi gelo di spavento!
Qui perchè vi siete resa?

ELENA
Per salvarti!

PROCIDA
Ed ogni oppresso vendicar.

ARRIGO
Ciel, deh, parla piano!
Io per me, nulla omai pavento;
sono libero, ma voi...
L'ira sua temer dovete,
e sfuggir gli sdegni suoi.

PROCIDA
Sii tranquillo, il traditor...

ARRIGO
(I soldati entrano)
Zitto! Ci odon!

(fra sé)

Oh, terror!

PROCIDA, ARRIGO, ELENA
Oh splendide feste, ecc.

ELENA
(Ad Arrigo, sottovoce)
Qui fra gli allegri vortici
delle intrecciate danze...

PROCIDA
...sotto le larve ascondono
i fidi le sembianze.

ELENA
(Elena mette un nastro ad Arrigo)
A tal di nastri serici nodo,
ciascun fia noto!

PROCIDA
Quei forti bracci intrepidi
non colpiranno a vuoto!

ELENA
E in brevi istanti vindici
qui brilleranno i ferri.

PROCIDA
Tra' suoi feroci sgherri
Monforte perirà!

ARRIGO
Ah! Gran Dio!

(Fra sé)

Chi lo salverà?

PROCIDA
Impallidisci?

ARRIGO
Udirti alcun potrebbe!

ELENA
E chi?

(Procida guarda a Monforte qui entra)

PROCIDA
Ei stesso!

ARRIGO
(Fra sé)
Oh giorno infausto!

PROCIDA
(A Arrigo)
Tra pochi istanti, qui!

TUTTI
O splendide feste! ecc.

(Monforte s'approssima ad Arrigo)

Scena Settima

MONFORTE
(A Arrigo)
Di tai piacer,
per te novelli,
pago sei tu?

ARRIGO

Per te fatale aura
qui spira, va!

MONFORTE
Che temer degg'io,
che temer nelle mie stanze?

ARRIGO
Io dir nol posso, eppure!
Ten prego! Vanne!
Tremo pei giorni tuoi!

MONFORTE
A mia salvezza or vegli
e per me tremi, tremi per me?
Ah! S'apre alfin quell'alma
al mio paterno affetto!
Tuoi primi error dimentico,
vien che ti stringa al petto!

ARRIGO
Ah, mai! T'arretra!

MONFORTE
Io resto allor!

ARRIGO
(Con ardore)
Incauto! E tu cadrai
segno a vendetta lor!

MONFORTE
Non l'oseran giammai!

ARRIGO
(mostra a Monforte il nastro)
Su questo segno,
io pur giurava.

MONFORTE
Invano!
Segno del disonor!
Io te lo strappo, insano!

(strappando il nastro di Arrigo)

Fremi? Dei tradimenti
tutto l'orror tu senti.
Lo veggo! Il franco sangue
nel sen ti ferve ancor!

ARRIGO
No, no, non è colpevol
che serve al patrio onor!
Ma tu, deh, m'odi: salvati!
Ai voti miei, deh, cedi! Va!

MONFORTE
Vano sperar!

(Danieli e alcun siciliano avanzano)

ARRIGO
Già a te s'appressan vedi!
Già ti circondan! Ecco!
Gli acciar brillan su te!

(Elena, Procida e i siciliani circondan Monforte)

PROCIDA
L'ultimo di
per francesi egli è!
Feriam! A noi, Sicilia!

ARRIGO
Fermate!

(Arrigo protegge a Monforte)

MONFORTE
Su, Francia, a me!

(Bethune, Vaudemont e soldati francesi entrano)

Fra ceppi, olà,
s'adduca ognun
che fregio orna simil.

(indica il nastro de Procida)

La scure a lor!

(guarda ad Arrigo)

Costui sia salvo!
Ei fu leal nemico!

PROCIDA
Oh tradimento!

MONFORTE
Ei protesse i miei dì!
Svelò le trame,
che valsero ai felloni
il ceppo infame!

PROCIDA, ELENA,
DANIELI, SICILIANI
Colpo orrendo, inaspettato!
Ei sì perfido, sì ingrato!
Gli sia pena il suo rossor!
Onta al vil,
al traditor! Sì! ecc.

ARRIGO
Nel mio petto esterrefatto
cessò il battito del core!
L'onta rea di tal misfatto
fa palese il mio rossor! ecc.

MONFORTE, BETHUNE, FRANCESI
Dio possente, a te la lode
salga umil dai nostri cori!
Ch'è salvasti il sen del prode
dal pugnale dei traditor! ecc.

ELENA, DANIELI, PROCIDA
Ah, patria adorata,
mio primo sospiro,
ti lascio prostrata
nel sangue, nel duol!
Il santo tuo spiro
più bello s'accenda,

(guardando ad Arrigo)

e fosca a lui splenda
la luce del sol!

MONFORTE, BETHUNE
(Ad Arrigo.)
Rivolgi ora grato
alla Francia il sospiro!
Dell'Eden beato
è specchio il suo suol!
Più nobil deliro
il petto t'accenda,
più viva ti splenda
la luce del sol!

ARRIGO
(fra sé)
Per colpa del fato
in preda al deliro,
di sangue bagnato
ho il patrio mio suol!
Oh speme, il tuo spiro
nel seno è già spento,
non veggo, non sento
che lutto, che duol!

ELENA, DANIELI, PROCIDA
Il santo tuo spiro, ecc.

SICILIANI
E fosca a lui splenda, ecc.

FRANCESI
Più viva ti splenda, ecc.

(Arrigo s'approssima a Procida, Elena e siciliani)

ARRIGO
Ah, donna! Pietate, amici!
Vi muova il mio dolor!

PROCIDA, SICILIANI
No, no; ei mente,
indietro il traditor!
o traditor!

MONFORTE
(Ad Arrigo)
Io ti saprò difender,
lieto con me vivrai!

ARRIGO
No! Giammai! Mi lascia!

SICILIANI
Indietro, indietro,
o traditor!

PROCIDA
(Ad Arrigo)
Or che quell'empio
è scudo a te,
di doppia infamia
segno sarai.

SICILIANI
Sì, sì!

PROCIDA
A noi la gloria,
la morte a me!

SICILIANI
(ad Arrigo)
Sì, a noi la gloria!
L'infamia a te!

PROCIDA, ELENA,
DANIELI, SICILIANI
Oh patria adorata, ecc.
A voi l'infamia,
a noi la gloria, ecc.

ARRIGO
Per colpa del fato, ecc.
A me l'infamia,
a voi la gloria, ecc.

MONFORTE, BETHUNE, FRANCESI
Rivolgi ora grato, ecc.
A voi l'infamia,
la gloria a noi! ecc.

(I soldati francesi prendono ad Elena, Procida, Danieli e siciliani)



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