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ATTO QUINTO


Scena Prima

(Giardino del palazzo di Monforte)

CORO
Si celebri alfine
tra canti, tra fior,
l'unione e la fine
di tanti dolor.
È l'iri di pace,
è pegno d'amor.
Evviva la face
che accese quel cor!
Viva, viva la gloria,
viva, viva l'amor!

CORO DI GIOVINE
Di fulgida stella
hai tutto il splendor!
Sei pura, sei bella,
sei bella qual candido fior.

CAVALIERI
Evviva l'amor!

CORO DI GIOVINE
Di pace sei l'iri;
sei pegno d'amore.
L'affetto che inspiri
seduce ogni cor!

CAVALIERI
Si celebri alfine, ecc.

CORO DI GIOVINE
Di pace sei l'iri, ecc.
È serto di gloria,
il serto d'amor!
Ah! L'affetto
che inspiri, ecc.

CAVALIERI
Viva, viva la gloria, ecc.

Scena Seconda

(Elena esce del palazzo)

ELENA
Mercè, dilette amiche,
di quei leggiadri fior;
il caro dono è immagine
del vostro bel candor!
Oh! Fortunato il vincol
che mi prepara amore,
se voi recate pronube
voti felici al core!
Mercè del don, ah, sì!
O caro sogno,
o dolce ebbrezza!
D'ignoto amor
mi balza il cor!
Celeste un'aura già respiro,
che tutti i sensi inebriò.

CORO DI GIOVINE
L'affetto che inspiri, ecc.

CAVALIERI
Viva la gloria,
viva l'amor, ecc.

ELENA
Oh piagge di Sicilia,
risplenda un dì seren,
assai vendette orribili
ti lacerano il sen!
Di speme colma e immemore
di quanto il cor soffrì,
il giorno del mio giubilo
sia di tue glorie il dì.
Gradisco il don
di questi fior,
ah, sì! ah, sì!
Oh caro sogno
oh dolce ebbrezza! ecc.
D'ignoto amor, ecc.

CORO DI GIOVINE
Ah, sì, l'affetto, ecc.

CAVALIERI
Viva la face, ecc.

(Il coro esce. Arrigo entra per il giardino)

ARRIGO
La brezza aleggia intorno
a carezzarmi il vino
e di profumi eletti
imbalsamato è il cor.
Più mollemente l'onda
con dolce mormorio
s'unisce al canto mio
nel riso dell'amor.
Ah, sì! Ah, sì!
Aranci profumati,
ruscelli e verdi prati,
giungeste a indovinar
che amato son,
che amato sono?

(Elena s'approssima ad Arrigo)

ELENA
Io sarò tua per sempre,
ognora t'amerò!

ARRIGO
Tu m'ami! Oh caro accento,
onde rapito è il cor
che il fato condannava
a' stenti del dolor!
Il ciel tu mostri a me,
colà ti vo' seguir,
ed obliar con te
l'atroce mio soffrir.
Ah, sì! Ah, sì!
Oh mio diletto amore!
Iddio per me ti fè;
celeste angiol tu sei,
raggio di sol per me!

ELENA
Io sarò tua per sempre,
per sempre t'amerò!

ARRIGO
Celeste angiol tu sei,
ah, raggio di sol per me!
Tu sei per me!

ELENA
Ah! Sempre io t'amerò!
Io t'amerò!

ARRIGO
Ma deh! per poco lasciami
volare al padre mio;
sarò qui tosto reduce!

ELENA
Presto riedi! Addio! Addio!

ARRIGO
Addio! Addio!

Scena Terza

(Arrigo entra nel palazzo e Procida entra in scena)

PROCIDA
Al tuo cor generoso,
o donna,
grata esser
dee la nostra terra!

ELENA
Perchè?

PROCIDA
Senza difesa
il nemico abbandona,
tutto fidente in noi,
torri e bastite.
Vestito a pompa
e in braccio a folle gioia,
ognun si dà
in preda al piacer,
lieto e festante.

ELENA
Qual ci sovrasta fato?

PROCIDA
Ti si nulla ti celato!
Non appena tu avrai
detto l'ardente "sì",
ed allor chè
dell'imene compito
i sacri bronzi
avran dato l'annunzio,
all'istante
in Palermo e universale
il massacro incominci!

ELENA
Dell'ara al piè!
Qui! Dinanzi al ciel!
E la giurata fede?

PROCIDA
Più sacra ti fia
del patrio suolo?
Ah, tutto darei!

ELENA
Anche l'onor?

PROCIDA
Anch'esso!

ELENA
Ah, mai!

PROCIDA
Ma nel tuo cor,
dove già l'odio è spento,
cotanto d'un Francese
dimmi può l'amore?
D'un tiran costui figlio,
questo amante.

ELENA
Ei m'è sposo!

PROCIDA
E tu il difendi?

ELENA
Sì!

PROCIDA
Osi tanto?

ELENA
Io l'oso!

(Arrigo esce del palazzo)

Eccolo! Ei vien!

PROCIDA
O donna, che t'arresta?
Va, corri, mi denuncia!
Il prezzo è la mia testa!

ELENA
(fra sé)
Io gli amici tradir? No, no.
Ma pur dovrei
uccidere lo sposo?
Ah! No, no, nol potrei!
No, nol potrei!

PROCIDA
Ebben, o donna,
che t'arresta? ecc.

Scena Quarta

ARRIGO
(Ad Elena)
Ecco, per l'aura spiegasi
di Francia il gran vessillo;
ripete il suon di giubilo
l'eco il guerriero squillo!

ELENA
(fra sé)
"Non appena tu avrai
detto l'ardente sì"...

ARRIGO
Suonò l'ora si cara.

ELENA
(fra sé)
..."ed allor chè
dell'imene compito"...

ARRIGO
L'imen ci chiama all'ara!

ELENA
(fra sé)
..."i sacri bronzi
avran dato l'annunzio,
il massacro incominci"
Oh ciel!
A qual partito m'appiglierò?

ARRIGO
Ella trema!
È pallido il suo fronte!
Di tal terror
quali ha motivi ascosi?
Ah! Parla! Parla!

PROCIDA
(Ad Elena , sottovoce)
Sì, parla! Se tu l'osi!

ELENA
(fra sé)
Sorte fatal!
Oh, fier cimento!
Posso immolarlo!
Io lor tradir!
Pietà, o fratello,
del mio tormento,
reggi il mio spirto,
calma il martir!
Pietà, fratello, ecc.

ARRIGO
Ah, parla, parla!
Ah! Cedi al mio tormento,
pietà, pietade
del mio dolor;
parla, cedi al mio tormento.
Un sol tuo sguardo,
un solo accento
toglier mi puote
a tanto orror!
Ah, parla, ecc.
Un sol tuo sguardo,
un solo accento
salvar mi puote, ecc.

PROCIDA
(Ad Elena.)
Del suol natale
in tal cimento
a te favelli il santo amor.
Pensa al fratel!
Ei t'additò la via d'onor!
Pensa al fratel, ecc.

ELENA
(s'approssima ad Arrigo)
In fra noi due s'oppone
una barriera eterna!
Del fratel l'ombra fiera
a me comparve.
Io la veggo! Innanzi sta!
Grazia, perdono, Arrigo!
No, no, più tua non sono!

ARRIGO
Che dicesti?

PROCIDA
(fra sé)
Ah, gran Dio!

ELENA
Quest'imene
giammai si compirà!

ARRIGO
Oh, mio deluso amore!

PROCIDA
(fra sé)
Oh, tradita vendetta!

ELENA
Va, va
t'invola all'altar, va, va!

(fra sé)

Oh, speranze, addio!
Morrò! Ma il tolgo
a crudo fato e rio!

ARRIGO
O, mio deluso amor!

PROCIDA
O, tradita vendetta!

ARRIGO
M'ingannasti, oh traditrice,
sulla fè de' tuoi sospir;
or non resta a me, infelice,
che poterti maledir!
Tu, spergiura, disleale,
mi piagasti a morte il cor!
Tu, spergiura, disleal!
Dunque addio, beltà fatale.
Per te moro di dolor!

ELENA
No, non sono traditrice,
non mentirono i sospir!

(fra sé)

Or non resta a me infelice
che salvarlo e poi morir!
Taccia il bronzo omai fatale,
precursor di strage e orror!

PROCIDA
(para sí)
Tu fingevi, traditrice,
di voler con noi morir,
ma volgesti, ingannatrice,
a rea fiamma i tuoi sospir!
Onta, eterna a te!
La mia voce omai fatal
su lui chiami il disonor!

ARRIGO
Tu, spergiura, disleale! ecc.

ELENA
Più a lungo il tuo disdegno
io sopportar non posso!
Tutto saprai!
Per te disfido e sprezzo...

PROCIDA
E l'infamia ed il disprezzo!

ARRIGO
Ebben? Prosegui, il vo' sapere!

PROCIDA
Prosegui!
Agli assassini del fratello
or vendi la Sicilia
e gli amici!

ELENA
(corre su Arrigo)
No, no, no, nol posso!
Il labbro, no, non mentiva
quando amor ti giurò!
Arrigo, t'amo,
ed esser tua, no, no,
giammai potrò!

ARRIGO
M'ingannasti,
traditrice, ecc.

PROCIDA
Tu fingevi, traditrice, ecc.
Onta, oh disleale,
che tradisci fede o onor!
La mia voce, ecc.
Sì, onta eterna,
oh disleale, ecc.

ELENA
(fra sé)
Non morrà quel cor leale,
io l'involo a rio furor!
Taccia il bronzo, ecc.
Non morrà, ecc.

Scena Quinta

(Monforte e nobili escono del palazzo)

ARRIGO
(a Monforte)
Ah, vieni,
il mio mortale dolore
ti muova, oh padre.
Il caro nodo
ch'io cotanto ambia,
del fratello al pensier
Elena frange!

MONFORTE
(sottovoce, ad Elena)
Error!
Invan ritrosa pugni
contro il tuo cor.
Ei m'è palese, lo credi!
Tu l'ami! Ei ti adora;
ed io, che nomaste tiran,
io vo' per voi
esserlo ancora!

(prende le mane)

A me le destre, oh figli!
V'unisco, oh nobil coppia!

PROCIDA

(facendo una segnale con la sua mano)
E voi, segnal felice, bronzi,
echeggiate!

ELENA
No, no! Impossibil fia!

MONFORTE
Al suon di gioia
che lieto in aria echeggia,
giura!

ELENA
No! Mai! Io no, nol posso!

(s'odi le campane)
(a Monforte)
Ah! Perduti voi siete!

T'allontana! Va! Fuggi!

MONFORTE
E perchè mai?

ELENA
Non odi tu le grida?

MONFORTE
È il popol che ci aspetta.

ELENA
È il bronzo annunciator...

ARRIGO
Di gioia!

PROCIDA
Di vendetta!

(il popolo armato appare)

CORO
Vendetta! Vendetta!
A morte, al terror!
Vendetta! Vendetta!
È l'urlo, sì,
è l'urlo del cor!
Vendetta! Vendetta!

(Il popolo attacca a Monforte e i francesi)
ATTO QUINTO


Scena Prima

(Giardino del palazzo di Monforte)

CORO
Si celebri alfine
tra canti, tra fior,
l'unione e la fine
di tanti dolor.
È l'iri di pace,
è pegno d'amor.
Evviva la face
che accese quel cor!
Viva, viva la gloria,
viva, viva l'amor!

CORO DI GIOVINE
Di fulgida stella
hai tutto il splendor!
Sei pura, sei bella,
sei bella qual candido fior.

CAVALIERI
Evviva l'amor!

CORO DI GIOVINE
Di pace sei l'iri;
sei pegno d'amore.
L'affetto che inspiri
seduce ogni cor!

CAVALIERI
Si celebri alfine, ecc.

CORO DI GIOVINE
Di pace sei l'iri, ecc.
È serto di gloria,
il serto d'amor!
Ah! L'affetto
che inspiri, ecc.

CAVALIERI
Viva, viva la gloria, ecc.

Scena Seconda

(Elena esce del palazzo)

ELENA
Mercè, dilette amiche,
di quei leggiadri fior;
il caro dono è immagine
del vostro bel candor!
Oh! Fortunato il vincol
che mi prepara amore,
se voi recate pronube
voti felici al core!
Mercè del don, ah, sì!
O caro sogno,
o dolce ebbrezza!
D'ignoto amor
mi balza il cor!
Celeste un'aura già respiro,
che tutti i sensi inebriò.

CORO DI GIOVINE
L'affetto che inspiri, ecc.

CAVALIERI
Viva la gloria,
viva l'amor, ecc.

ELENA
Oh piagge di Sicilia,
risplenda un dì seren,
assai vendette orribili
ti lacerano il sen!
Di speme colma e immemore
di quanto il cor soffrì,
il giorno del mio giubilo
sia di tue glorie il dì.
Gradisco il don
di questi fior,
ah, sì! ah, sì!
Oh caro sogno
oh dolce ebbrezza! ecc.
D'ignoto amor, ecc.

CORO DI GIOVINE
Ah, sì, l'affetto, ecc.

CAVALIERI
Viva la face, ecc.

(Il coro esce. Arrigo entra per il giardino)

ARRIGO
La brezza aleggia intorno
a carezzarmi il vino
e di profumi eletti
imbalsamato è il cor.
Più mollemente l'onda
con dolce mormorio
s'unisce al canto mio
nel riso dell'amor.
Ah, sì! Ah, sì!
Aranci profumati,
ruscelli e verdi prati,
giungeste a indovinar
che amato son,
che amato sono?

(Elena s'approssima ad Arrigo)

ELENA
Io sarò tua per sempre,
ognora t'amerò!

ARRIGO
Tu m'ami! Oh caro accento,
onde rapito è il cor
che il fato condannava
a' stenti del dolor!
Il ciel tu mostri a me,
colà ti vo' seguir,
ed obliar con te
l'atroce mio soffrir.
Ah, sì! Ah, sì!
Oh mio diletto amore!
Iddio per me ti fè;
celeste angiol tu sei,
raggio di sol per me!

ELENA
Io sarò tua per sempre,
per sempre t'amerò!

ARRIGO
Celeste angiol tu sei,
ah, raggio di sol per me!
Tu sei per me!

ELENA
Ah! Sempre io t'amerò!
Io t'amerò!

ARRIGO
Ma deh! per poco lasciami
volare al padre mio;
sarò qui tosto reduce!

ELENA
Presto riedi! Addio! Addio!

ARRIGO
Addio! Addio!

Scena Terza

(Arrigo entra nel palazzo e Procida entra in scena)

PROCIDA
Al tuo cor generoso,
o donna,
grata esser
dee la nostra terra!

ELENA
Perchè?

PROCIDA
Senza difesa
il nemico abbandona,
tutto fidente in noi,
torri e bastite.
Vestito a pompa
e in braccio a folle gioia,
ognun si dà
in preda al piacer,
lieto e festante.

ELENA
Qual ci sovrasta fato?

PROCIDA
Ti si nulla ti celato!
Non appena tu avrai
detto l'ardente "sì",
ed allor chè
dell'imene compito
i sacri bronzi
avran dato l'annunzio,
all'istante
in Palermo e universale
il massacro incominci!

ELENA
Dell'ara al piè!
Qui! Dinanzi al ciel!
E la giurata fede?

PROCIDA
Più sacra ti fia
del patrio suolo?
Ah, tutto darei!

ELENA
Anche l'onor?

PROCIDA
Anch'esso!

ELENA
Ah, mai!

PROCIDA
Ma nel tuo cor,
dove già l'odio è spento,
cotanto d'un Francese
dimmi può l'amore?
D'un tiran costui figlio,
questo amante.

ELENA
Ei m'è sposo!

PROCIDA
E tu il difendi?

ELENA
Sì!

PROCIDA
Osi tanto?

ELENA
Io l'oso!

(Arrigo esce del palazzo)

Eccolo! Ei vien!

PROCIDA
O donna, che t'arresta?
Va, corri, mi denuncia!
Il prezzo è la mia testa!

ELENA
(fra sé)
Io gli amici tradir? No, no.
Ma pur dovrei
uccidere lo sposo?
Ah! No, no, nol potrei!
No, nol potrei!

PROCIDA
Ebben, o donna,
che t'arresta? ecc.

Scena Quarta

ARRIGO
(Ad Elena)
Ecco, per l'aura spiegasi
di Francia il gran vessillo;
ripete il suon di giubilo
l'eco il guerriero squillo!

ELENA
(fra sé)
"Non appena tu avrai
detto l'ardente sì"...

ARRIGO
Suonò l'ora si cara.

ELENA
(fra sé)
..."ed allor chè
dell'imene compito"...

ARRIGO
L'imen ci chiama all'ara!

ELENA
(fra sé)
..."i sacri bronzi
avran dato l'annunzio,
il massacro incominci"
Oh ciel!
A qual partito m'appiglierò?

ARRIGO
Ella trema!
È pallido il suo fronte!
Di tal terror
quali ha motivi ascosi?
Ah! Parla! Parla!

PROCIDA
(Ad Elena , sottovoce)
Sì, parla! Se tu l'osi!

ELENA
(fra sé)
Sorte fatal!
Oh, fier cimento!
Posso immolarlo!
Io lor tradir!
Pietà, o fratello,
del mio tormento,
reggi il mio spirto,
calma il martir!
Pietà, fratello, ecc.

ARRIGO
Ah, parla, parla!
Ah! Cedi al mio tormento,
pietà, pietade
del mio dolor;
parla, cedi al mio tormento.
Un sol tuo sguardo,
un solo accento
toglier mi puote
a tanto orror!
Ah, parla, ecc.
Un sol tuo sguardo,
un solo accento
salvar mi puote, ecc.

PROCIDA
(Ad Elena.)
Del suol natale
in tal cimento
a te favelli il santo amor.
Pensa al fratel!
Ei t'additò la via d'onor!
Pensa al fratel, ecc.

ELENA
(s'approssima ad Arrigo)
In fra noi due s'oppone
una barriera eterna!
Del fratel l'ombra fiera
a me comparve.
Io la veggo! Innanzi sta!
Grazia, perdono, Arrigo!
No, no, più tua non sono!

ARRIGO
Che dicesti?

PROCIDA
(fra sé)
Ah, gran Dio!

ELENA
Quest'imene
giammai si compirà!

ARRIGO
Oh, mio deluso amore!

PROCIDA
(fra sé)
Oh, tradita vendetta!

ELENA
Va, va
t'invola all'altar, va, va!

(fra sé)

Oh, speranze, addio!
Morrò! Ma il tolgo
a crudo fato e rio!

ARRIGO
O, mio deluso amor!

PROCIDA
O, tradita vendetta!

ARRIGO
M'ingannasti, oh traditrice,
sulla fè de' tuoi sospir;
or non resta a me, infelice,
che poterti maledir!
Tu, spergiura, disleale,
mi piagasti a morte il cor!
Tu, spergiura, disleal!
Dunque addio, beltà fatale.
Per te moro di dolor!

ELENA
No, non sono traditrice,
non mentirono i sospir!

(fra sé)

Or non resta a me infelice
che salvarlo e poi morir!
Taccia il bronzo omai fatale,
precursor di strage e orror!

PROCIDA
(para sí)
Tu fingevi, traditrice,
di voler con noi morir,
ma volgesti, ingannatrice,
a rea fiamma i tuoi sospir!
Onta, eterna a te!
La mia voce omai fatal
su lui chiami il disonor!

ARRIGO
Tu, spergiura, disleale! ecc.

ELENA
Più a lungo il tuo disdegno
io sopportar non posso!
Tutto saprai!
Per te disfido e sprezzo...

PROCIDA
E l'infamia ed il disprezzo!

ARRIGO
Ebben? Prosegui, il vo' sapere!

PROCIDA
Prosegui!
Agli assassini del fratello
or vendi la Sicilia
e gli amici!

ELENA
(corre su Arrigo)
No, no, no, nol posso!
Il labbro, no, non mentiva
quando amor ti giurò!
Arrigo, t'amo,
ed esser tua, no, no,
giammai potrò!

ARRIGO
M'ingannasti,
traditrice, ecc.

PROCIDA
Tu fingevi, traditrice, ecc.
Onta, oh disleale,
che tradisci fede o onor!
La mia voce, ecc.
Sì, onta eterna,
oh disleale, ecc.

ELENA
(fra sé)
Non morrà quel cor leale,
io l'involo a rio furor!
Taccia il bronzo, ecc.
Non morrà, ecc.

Scena Quinta

(Monforte e nobili escono del palazzo)

ARRIGO
(a Monforte)
Ah, vieni,
il mio mortale dolore
ti muova, oh padre.
Il caro nodo
ch'io cotanto ambia,
del fratello al pensier
Elena frange!

MONFORTE
(sottovoce, ad Elena)
Error!
Invan ritrosa pugni
contro il tuo cor.
Ei m'è palese, lo credi!
Tu l'ami! Ei ti adora;
ed io, che nomaste tiran,
io vo' per voi
esserlo ancora!

(prende le mane)

A me le destre, oh figli!
V'unisco, oh nobil coppia!

PROCIDA

(facendo una segnale con la sua mano)
E voi, segnal felice, bronzi,
echeggiate!

ELENA
No, no! Impossibil fia!

MONFORTE
Al suon di gioia
che lieto in aria echeggia,
giura!

ELENA
No! Mai! Io no, nol posso!

(s'odi le campane)
(a Monforte)
Ah! Perduti voi siete!

T'allontana! Va! Fuggi!

MONFORTE
E perchè mai?

ELENA
Non odi tu le grida?

MONFORTE
È il popol che ci aspetta.

ELENA
È il bronzo annunciator...

ARRIGO
Di gioia!

PROCIDA
Di vendetta!

(il popolo armato appare)

CORO
Vendetta! Vendetta!
A morte, al terror!
Vendetta! Vendetta!
È l'urlo, sì,
è l'urlo del cor!
Vendetta! Vendetta!

(Il popolo attacca a Monforte e i francesi)



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