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ATTO TERZO

1 - Sinfonia

SCENA I
Pianterreno. Fenice e Nerea.

2 - Recitativo
FENICE
Assai gioco di me, Nerea, prendesti
alla caccia e alla mensa,
pria nel rifiuto di sinceri affetti,
e in motteggiarmi poi ch'altrui gli offersi.

NEREA
Sol ti diss'io che vai mutando oggetti.

FENICE
Ma preferita, mi sprezzasti.

NEREA
È in Argo
l'amoroso costume
una sol volta offrir dunque il suo core?
Ignota quivi è certo
la costanza in amore.
Pirra non men di me fra le compagne
riso avrà forse della sua conquista.
Possesso di beltà degna che s'ama
facilmente si brama,
ma con difficoltà grande s'acquista.
Guerre di lungo assedio
son l'amorose, e tempo tu non hai,
se all'imprese dell'Asia in breve andrai.

FENICE
Quanto più da un amato
sen partirei contento,
e dopo il gran cimento
se tornassi con lauri al crin di gloria,
più i riposi godrei della vittoria.
Pensa, se greca sei,
ch'ozioso amator prezzar non dei.

3 - Aria
FENICE
Degno più di tua beltà
questo cor ritornerà
dalle prove del valor.
Lo sprezzante tuo pensier,
perch'ho l'animo guerrier,
è a te d'onta, a me d'onor.
Degno, etc.
Parte

4 - Recitativo
NEREA
Molto dagli altri amanti
differiscon gli eroi.
Con impeto e valore,
non con lusinga ed arte,
fan le geste d'Amore
come quelle di Marte:
e se lor non succede
quella per cui movesi l'alma accesa,
non perdon tempo e vanno ad altra impresa.

5 - Aria
NEREA
Quanto ingannata è quella
mal consigliata bella
che offerto dall'amante
l'istante perderà.
Se piace il primo sguardo,
stringasi 'l nodo allora:
allontanato dardo
il colpo mai non fa.
Quanto ingannata, etc.
Parte


SCENA II
Galleria.
Fenice, Ulisse, poi Deidamia e le sue compagne con Achille.

6 - Recitativo
FENICE
Tutto è già pronto.

ULISSE
Licomede or giace
dopo il cibo nel solito sopore.
Pirra verrà?

FENICE
De' nostri doni avviso
giunger le feci, e ne mostrò vaghezza.
Vengono.

ULISSE
Ma fra lor Pirra non veggio.
Delusa è questa trama.

FENICE
Illustri belle,
s'alle cortesi e nobili accoglienze
questi doni non fian compenso uguale,
saranlo in parte degno,
come di nostra gratitudin segno.

ULISSE
Varie bell'opre d'artificio industre
vi piaceran.

ACHILLE
Vengone a parte anch'io.

ULISSE
Apri, Fenice, quella
arca aurata, e tributi abbia ogni bella.

DEIDAMIA
Troppo, inver, generosa cortesia!

ULISSE
Deidamia, tu prima scegli...

DEIDAMIA
Pirra
bramo che scelga pria.

ACHILLE
Bissi, broccati,
e nastri e tanti altri ornamenti vaghi
a te grati son più: scegli...

DEIDAMIA
E che mai
bramato avresti?

ACHILLE
Una faretra, un arco
e ben librati dardi
da lanciarsi alle belve.

ULISSE
Anche alla caccia
pensato abbiam. Mira faretre e strali,
scudo, elmo, brando...

DEIDAMIA
Strani doni!
Pirra, che fai?

ACHILLE
Ben calza al crin l'elmo guerriero.
Specchio lo scudo fia: vago ornamento
fa col suo tremolar bianco il cimiero.

DEIDAMIA
(Soccorso, o Numi! Ei si discopre.)
Lascia, Pirra, i guerrieri arnesi: ecco un bel nastro.

ACHILLE
Lucido, forte, lieve e acuto è il brando,
e d'ambo i lati è ben trinciante il taglio.
Suono di trombe e timpani per assalto.
Che fia ciò?

ULISSE
Di masnada
nemica ardir stupendo!
Assaltano la reggia...

ACHILLE
Io la difendo.

ULISSE
Non è più tempo di scherzar: tu sei
d'un timoroso padre il figlio ardito.
Tutta la Grecia si prepara all'armi
per vendicarsi della grande offesa,
e all'onorata impresa
i veterani e i giovinetti eroi
ardono del desio di nobil gloria.
Vuole un vero valor morte o vittoria.
Le navi approdan già d'Ilio all'arene:
sbarca il greco animoso e Troia assale:
ecco di Priamo il più feroce figlio,
Ettorre, e innanzi all'asta sua fatale
(a difesa, ahi! chi vien del greco onore?)
fuggono mille nostre squadre e mille...

ACHILLE
Che fuggir? fugga Ettorre: ecco, ecco Achille.

7 - Aria
ACHILLE
Ai Greci questa spada
sovra i nemici estinti
apra d'onor la strada,
e Troia perirà.
Il fato di quel regno
sol pende dal mio sdegno;
per me "Qui fu già Troia"
il pellegrin dirà.
Ai greci questa spada, etc.
Parte

8 - Recitativo
DEIDAMIA
Che più giova celarlo? estremo è il male.
Portate lunge dal mio sguardo queste
ministre di furor spoglie funeste.
Oh giorno a me fatale!
Perduta pace mia!

ULISSE
Deh, ti conforta.

DEIDAMIA
Che conforto? Ah, spietato!
tu la mortale mia sciagura porti,
e tu poi mi conforti?

9 - Aria
DEIDAMIA
M'hai resa infelice:
che vanto n'avrai?
Oppressi, dirai,
un'alma fedel.
Le vele se darai
de' flutti al seno infido,
sconvolga orribil vento
l'instabil elemento,
e innanzi al patrio lido
sommergati, crudel.
M’hai resa infelice, etc.
Parte

10 - Recitativo
ULISSE
Verso il gran fine dell'eroiche geste
rompansi le dimore.
Invan dato l'onore
ad Ulisse non fu di scoprir l'arte
del vecchio Licomede e di Peleo,
e di condurre Achille all'alta impresa.
Fisso ho in pensier che quasi tutta mia
la gloria sia di questa gran contesa.

11 - Aria
ULISSE
Come all'urto aggressor d'un torrente
rovinosa alta mole cadente,
sotto al braccio del greco guerriero
tutto d'Asia l'impero cadrà.
Ma il valor, come belva feroce,
senza il senno a sé stesso pur nuoce:
sarò guida degli altri al furore,
e il mio vanto maggiore sarà.
Come all’urto, etc.
Parte


SCENA III
Appartamento. Licomede, e poi Deidamia.

12 - Recitativo
LICOMEDE
Dal destino dipendono gli eventi.
Per dover d'amistà sì l'occultai,
ma per dover che al greco onor mi lega
la scoperta all'altrui senno lasciai.

DEIDAMIA
Padre, al tuo piè m'accogli.

LICOMEDE
Ergiti, o figlia.
Che t'affanna?

DEIDAMIA
Il timore
del tuo sdegno.

LICOMEDE
In che mai
errar puoi, dolce figlia?

DEIDAMIA
Ah, forse errai.

LICOMEDE
Io ti perdono già: parla...

DEIDAMIA
D'amore...

LICOMEDE
Non temer… ti convien… lieve è l'errore.

DEIDAMIA
Pria che il callido greco
Achille discoprisse...

LICOMEDE
Amor l'avea scoperto agli occhi tuoi.
S'io non credea degne al tuo nobil petto
di tale amor le splendide faville,
lunge da te sarebbe stato Achille.

DEIDAMIA
E tu consentirai che m'abbandoni?

LICOMEDE
All'amor tuo vorresti
ch'ei l'onor posponesse?
l'onor dell'armi? Corrisposto affetto
sia pur tra voi, ma sia
pria ch'egli parta sol.

DEIDAMIA
Perché sol pria?

LICOMEDE
Questo ti basti.

DEIDAMIA
Ah, non tacermi, o caro,
dolce mio genitor...

LICOMEDE
Le grandi e forti
alme al di sopra stan d'avverse sorti.
Nell'assedio troiano il ciel predice
che dee perir Achille.
Parte

DEIDAMIA
Ah me infelice!


SCENA IV
Achille e detta.

ACHILLE
Tacita, mesta, sospirosa...

DEIDAMIA
Ah, ingrato,
va’, già pronta è la nave.
Lasciami preda al mio mortal tormento:
udrai la morte mia, sarai contento.

ACHILLE
No, cara anima mia, tempo v'è ancora
ch'io parta dove onore
mi forza, e dar lo vuo’ tutto ad amore.
Al regal Licomede
richiesta, mia dolce metà, sarai.

DEIDAMIA
Poi fra perigli bellicosi andrai.

ACHILLE
Non è degno di te cuor timoroso.

DEIDAMIA
Vorrai dunque partir?

ACHILLE
Sì, ma tuo sposo.

DEIDAMIA
S'inganna il tuo pensiero:
non è degno di me cuor così fiero.
Non mi mancan guerrieri, e te non amo.
Finsi amar per tradirti: ecco chi bramo.


SCENA V
Ulisse, e detti.

ACHILLE
Antiloco, opportuno or qui giungesti.
Deidamia ti brama:
pensò all'offerta del tuo core, e t'ama.
Ma se intendi acquistar gloria fra l'armi,
celane il gran pensiero
o tradito sarai: t'ho detto il vero.
Vuol partire.

ULISSE
Figlio di Teti, arresta il piè. Già noto
m'è il vostro affetto degno:
momentanea in amor vita ha lo sdegno.
Antiloco io non son: l'itaco Ulisse
in me tu vedi. Io, per il greco onore,
di Penelope bella
lascio il tenero amore.
La timid'arte di Peleo per trarti
da sognato periglio
facilmente ingannai,
perché in te ritrovai
men di Peleo che della Grecia un figlio.
Deh, fortunati amanti,
uguale al nostro il vostro amor pur sia.
Dirà la greca istoria:
Achille e Deidamia,
del par che i dolci affetti, amar la gloria.

13 – Aria
ULISSE
Or pensate, amanti cori,
che le gioie più soavi
quelle son de' primi amori
sul bel fiore dell'età.
Ai momenti dilettosi
sieguon poi le cure gravi,
e i contenti de' riposi
sono gioie d'amistà.
Or pensate, etc.
Parte

Recitativo
ACHILLE
Sprone ad affetti, e al mio partir conforto,
tanto esempio non fia?
Achille e Deidamia
nelle glorie e in amore
saran men che Penelope ed Ulisse?

DEIDAMIA
Darmi conforto non può quel ch'ei disse.

ACHILLE
Perché vuoi dubitar di mia costanza?

DEIDAMIA
Perché se parti, o caro,
perdo del rivederti ogni speranza.
Me infelice! Di Morte
(immancabile oracolo il predisse)
la falce incontrerai d'Ilio alle porte.
All'ombra tua dunque sarò costante.

ACHILLE
L'oracol parla quel che vuol Calcante.
Ignoto è l'avvenir. Godersi importa
quel ben che la presente ora ti porta.
Fian l'Amor e la Gloria
le gioie mie: da te dipende l'una,
l'altra da me. Son nomi
immaginati sol, Fato e Fortuna.

14 – Aria
DEIDAMIA
Consolami,
se brami
ch'io viva a te, mio ben.
Confortami,
se m'ami:
pensa che nel tuo sen
quest'anima verrà.
Conservami
l'affetto,
ricordati
ch'aspetto
chi renderla dovrà.
Consolami, etc.
Partono


SCENA VI
Sala regia. Nerea e Fenice.

15 - Recitativo
NEREA
Scoperte son le mire
De’ politici amori.
Per involar un cor da un'alma fida,
veniste a offrirne i vostri falsi cori.
All'eroismo ogni viltà disdice.

FENICE
Per l'onor, per la patria il tutto lice.
Ma l'accusa m'offende:
è in me l'amor costante
delle più fine tempre.
T'amai dal primo istante,
e t'amerò per sempre.
T'offro il legame del verace affetto:
in Argo e in me regna, se vuoi.

NEREA
L'accetto.

16 - Aria
NEREA
Non vuo’ perdere l'istante:
senza creder all'amante
non si prova fedeltà.
Se t'accendon il desio
la tua gloria, l'amor mio,
gloria e amor m'accenderà.
Non vuo’ perdere, etc.


SCENA ULTIMA
Tutti.

Recitativo
LICOMEDE
Itaco prence, testimon sarai
che all'amistà col genitor d'Achille
e al dover verso Grecia io non mancai.
La grave età forzami all'ozio. Questo,
credi, è il primier momento
che spron d'invidia io sento.

ULISSE
Invidia generosa e di te degna!

17 - Recitativo
LICOMEDE
La destra tua di Deidamia, d'Achille
stringa il nodo amoroso.
Arrida poi l'arbitra dea del mondo
agli auguri di lor gloria e riposo.

18 - Duetto
ULISSE e DEIDAMIA
Ama:
nell'armi e nell'amar
puoi degno in te mostrar
l'eroe, l'amante.
Premio del tuo valor
sì bel sarà di cor
questo l'amor costante.
Ama, etc.

19 - Coro
CORO
Non trascurate, amanti,
gl'istanti del piacer:
volan per non tornar.
Se son le belle ingrate,
cangiate di pensier:
folle chi vuol penar.
ATTO TERZO

1 - Sinfonia

SCENA I
Pianterreno. Fenice e Nerea.

2 - Recitativo
FENICE
Assai gioco di me, Nerea, prendesti
alla caccia e alla mensa,
pria nel rifiuto di sinceri affetti,
e in motteggiarmi poi ch'altrui gli offersi.

NEREA
Sol ti diss'io che vai mutando oggetti.

FENICE
Ma preferita, mi sprezzasti.

NEREA
È in Argo
l'amoroso costume
una sol volta offrir dunque il suo core?
Ignota quivi è certo
la costanza in amore.
Pirra non men di me fra le compagne
riso avrà forse della sua conquista.
Possesso di beltà degna che s'ama
facilmente si brama,
ma con difficoltà grande s'acquista.
Guerre di lungo assedio
son l'amorose, e tempo tu non hai,
se all'imprese dell'Asia in breve andrai.

FENICE
Quanto più da un amato
sen partirei contento,
e dopo il gran cimento
se tornassi con lauri al crin di gloria,
più i riposi godrei della vittoria.
Pensa, se greca sei,
ch'ozioso amator prezzar non dei.

3 - Aria
FENICE
Degno più di tua beltà
questo cor ritornerà
dalle prove del valor.
Lo sprezzante tuo pensier,
perch'ho l'animo guerrier,
è a te d'onta, a me d'onor.
Degno, etc.
Parte

4 - Recitativo
NEREA
Molto dagli altri amanti
differiscon gli eroi.
Con impeto e valore,
non con lusinga ed arte,
fan le geste d'Amore
come quelle di Marte:
e se lor non succede
quella per cui movesi l'alma accesa,
non perdon tempo e vanno ad altra impresa.

5 - Aria
NEREA
Quanto ingannata è quella
mal consigliata bella
che offerto dall'amante
l'istante perderà.
Se piace il primo sguardo,
stringasi 'l nodo allora:
allontanato dardo
il colpo mai non fa.
Quanto ingannata, etc.
Parte


SCENA II
Galleria.
Fenice, Ulisse, poi Deidamia e le sue compagne con Achille.

6 - Recitativo
FENICE
Tutto è già pronto.

ULISSE
Licomede or giace
dopo il cibo nel solito sopore.
Pirra verrà?

FENICE
De' nostri doni avviso
giunger le feci, e ne mostrò vaghezza.
Vengono.

ULISSE
Ma fra lor Pirra non veggio.
Delusa è questa trama.

FENICE
Illustri belle,
s'alle cortesi e nobili accoglienze
questi doni non fian compenso uguale,
saranlo in parte degno,
come di nostra gratitudin segno.

ULISSE
Varie bell'opre d'artificio industre
vi piaceran.

ACHILLE
Vengone a parte anch'io.

ULISSE
Apri, Fenice, quella
arca aurata, e tributi abbia ogni bella.

DEIDAMIA
Troppo, inver, generosa cortesia!

ULISSE
Deidamia, tu prima scegli...

DEIDAMIA
Pirra
bramo che scelga pria.

ACHILLE
Bissi, broccati,
e nastri e tanti altri ornamenti vaghi
a te grati son più: scegli...

DEIDAMIA
E che mai
bramato avresti?

ACHILLE
Una faretra, un arco
e ben librati dardi
da lanciarsi alle belve.

ULISSE
Anche alla caccia
pensato abbiam. Mira faretre e strali,
scudo, elmo, brando...

DEIDAMIA
Strani doni!
Pirra, che fai?

ACHILLE
Ben calza al crin l'elmo guerriero.
Specchio lo scudo fia: vago ornamento
fa col suo tremolar bianco il cimiero.

DEIDAMIA
(Soccorso, o Numi! Ei si discopre.)
Lascia, Pirra, i guerrieri arnesi: ecco un bel nastro.

ACHILLE
Lucido, forte, lieve e acuto è il brando,
e d'ambo i lati è ben trinciante il taglio.
Suono di trombe e timpani per assalto.
Che fia ciò?

ULISSE
Di masnada
nemica ardir stupendo!
Assaltano la reggia...

ACHILLE
Io la difendo.

ULISSE
Non è più tempo di scherzar: tu sei
d'un timoroso padre il figlio ardito.
Tutta la Grecia si prepara all'armi
per vendicarsi della grande offesa,
e all'onorata impresa
i veterani e i giovinetti eroi
ardono del desio di nobil gloria.
Vuole un vero valor morte o vittoria.
Le navi approdan già d'Ilio all'arene:
sbarca il greco animoso e Troia assale:
ecco di Priamo il più feroce figlio,
Ettorre, e innanzi all'asta sua fatale
(a difesa, ahi! chi vien del greco onore?)
fuggono mille nostre squadre e mille...

ACHILLE
Che fuggir? fugga Ettorre: ecco, ecco Achille.

7 - Aria
ACHILLE
Ai Greci questa spada
sovra i nemici estinti
apra d'onor la strada,
e Troia perirà.
Il fato di quel regno
sol pende dal mio sdegno;
per me "Qui fu già Troia"
il pellegrin dirà.
Ai greci questa spada, etc.
Parte

8 - Recitativo
DEIDAMIA
Che più giova celarlo? estremo è il male.
Portate lunge dal mio sguardo queste
ministre di furor spoglie funeste.
Oh giorno a me fatale!
Perduta pace mia!

ULISSE
Deh, ti conforta.

DEIDAMIA
Che conforto? Ah, spietato!
tu la mortale mia sciagura porti,
e tu poi mi conforti?

9 - Aria
DEIDAMIA
M'hai resa infelice:
che vanto n'avrai?
Oppressi, dirai,
un'alma fedel.
Le vele se darai
de' flutti al seno infido,
sconvolga orribil vento
l'instabil elemento,
e innanzi al patrio lido
sommergati, crudel.
M’hai resa infelice, etc.
Parte

10 - Recitativo
ULISSE
Verso il gran fine dell'eroiche geste
rompansi le dimore.
Invan dato l'onore
ad Ulisse non fu di scoprir l'arte
del vecchio Licomede e di Peleo,
e di condurre Achille all'alta impresa.
Fisso ho in pensier che quasi tutta mia
la gloria sia di questa gran contesa.

11 - Aria
ULISSE
Come all'urto aggressor d'un torrente
rovinosa alta mole cadente,
sotto al braccio del greco guerriero
tutto d'Asia l'impero cadrà.
Ma il valor, come belva feroce,
senza il senno a sé stesso pur nuoce:
sarò guida degli altri al furore,
e il mio vanto maggiore sarà.
Come all’urto, etc.
Parte


SCENA III
Appartamento. Licomede, e poi Deidamia.

12 - Recitativo
LICOMEDE
Dal destino dipendono gli eventi.
Per dover d'amistà sì l'occultai,
ma per dover che al greco onor mi lega
la scoperta all'altrui senno lasciai.

DEIDAMIA
Padre, al tuo piè m'accogli.

LICOMEDE
Ergiti, o figlia.
Che t'affanna?

DEIDAMIA
Il timore
del tuo sdegno.

LICOMEDE
In che mai
errar puoi, dolce figlia?

DEIDAMIA
Ah, forse errai.

LICOMEDE
Io ti perdono già: parla...

DEIDAMIA
D'amore...

LICOMEDE
Non temer… ti convien… lieve è l'errore.

DEIDAMIA
Pria che il callido greco
Achille discoprisse...

LICOMEDE
Amor l'avea scoperto agli occhi tuoi.
S'io non credea degne al tuo nobil petto
di tale amor le splendide faville,
lunge da te sarebbe stato Achille.

DEIDAMIA
E tu consentirai che m'abbandoni?

LICOMEDE
All'amor tuo vorresti
ch'ei l'onor posponesse?
l'onor dell'armi? Corrisposto affetto
sia pur tra voi, ma sia
pria ch'egli parta sol.

DEIDAMIA
Perché sol pria?

LICOMEDE
Questo ti basti.

DEIDAMIA
Ah, non tacermi, o caro,
dolce mio genitor...

LICOMEDE
Le grandi e forti
alme al di sopra stan d'avverse sorti.
Nell'assedio troiano il ciel predice
che dee perir Achille.
Parte

DEIDAMIA
Ah me infelice!


SCENA IV
Achille e detta.

ACHILLE
Tacita, mesta, sospirosa...

DEIDAMIA
Ah, ingrato,
va’, già pronta è la nave.
Lasciami preda al mio mortal tormento:
udrai la morte mia, sarai contento.

ACHILLE
No, cara anima mia, tempo v'è ancora
ch'io parta dove onore
mi forza, e dar lo vuo’ tutto ad amore.
Al regal Licomede
richiesta, mia dolce metà, sarai.

DEIDAMIA
Poi fra perigli bellicosi andrai.

ACHILLE
Non è degno di te cuor timoroso.

DEIDAMIA
Vorrai dunque partir?

ACHILLE
Sì, ma tuo sposo.

DEIDAMIA
S'inganna il tuo pensiero:
non è degno di me cuor così fiero.
Non mi mancan guerrieri, e te non amo.
Finsi amar per tradirti: ecco chi bramo.


SCENA V
Ulisse, e detti.

ACHILLE
Antiloco, opportuno or qui giungesti.
Deidamia ti brama:
pensò all'offerta del tuo core, e t'ama.
Ma se intendi acquistar gloria fra l'armi,
celane il gran pensiero
o tradito sarai: t'ho detto il vero.
Vuol partire.

ULISSE
Figlio di Teti, arresta il piè. Già noto
m'è il vostro affetto degno:
momentanea in amor vita ha lo sdegno.
Antiloco io non son: l'itaco Ulisse
in me tu vedi. Io, per il greco onore,
di Penelope bella
lascio il tenero amore.
La timid'arte di Peleo per trarti
da sognato periglio
facilmente ingannai,
perché in te ritrovai
men di Peleo che della Grecia un figlio.
Deh, fortunati amanti,
uguale al nostro il vostro amor pur sia.
Dirà la greca istoria:
Achille e Deidamia,
del par che i dolci affetti, amar la gloria.

13 – Aria
ULISSE
Or pensate, amanti cori,
che le gioie più soavi
quelle son de' primi amori
sul bel fiore dell'età.
Ai momenti dilettosi
sieguon poi le cure gravi,
e i contenti de' riposi
sono gioie d'amistà.
Or pensate, etc.
Parte

Recitativo
ACHILLE
Sprone ad affetti, e al mio partir conforto,
tanto esempio non fia?
Achille e Deidamia
nelle glorie e in amore
saran men che Penelope ed Ulisse?

DEIDAMIA
Darmi conforto non può quel ch'ei disse.

ACHILLE
Perché vuoi dubitar di mia costanza?

DEIDAMIA
Perché se parti, o caro,
perdo del rivederti ogni speranza.
Me infelice! Di Morte
(immancabile oracolo il predisse)
la falce incontrerai d'Ilio alle porte.
All'ombra tua dunque sarò costante.

ACHILLE
L'oracol parla quel che vuol Calcante.
Ignoto è l'avvenir. Godersi importa
quel ben che la presente ora ti porta.
Fian l'Amor e la Gloria
le gioie mie: da te dipende l'una,
l'altra da me. Son nomi
immaginati sol, Fato e Fortuna.

14 – Aria
DEIDAMIA
Consolami,
se brami
ch'io viva a te, mio ben.
Confortami,
se m'ami:
pensa che nel tuo sen
quest'anima verrà.
Conservami
l'affetto,
ricordati
ch'aspetto
chi renderla dovrà.
Consolami, etc.
Partono


SCENA VI
Sala regia. Nerea e Fenice.

15 - Recitativo
NEREA
Scoperte son le mire
De’ politici amori.
Per involar un cor da un'alma fida,
veniste a offrirne i vostri falsi cori.
All'eroismo ogni viltà disdice.

FENICE
Per l'onor, per la patria il tutto lice.
Ma l'accusa m'offende:
è in me l'amor costante
delle più fine tempre.
T'amai dal primo istante,
e t'amerò per sempre.
T'offro il legame del verace affetto:
in Argo e in me regna, se vuoi.

NEREA
L'accetto.

16 - Aria
NEREA
Non vuo’ perdere l'istante:
senza creder all'amante
non si prova fedeltà.
Se t'accendon il desio
la tua gloria, l'amor mio,
gloria e amor m'accenderà.
Non vuo’ perdere, etc.


SCENA ULTIMA
Tutti.

Recitativo
LICOMEDE
Itaco prence, testimon sarai
che all'amistà col genitor d'Achille
e al dover verso Grecia io non mancai.
La grave età forzami all'ozio. Questo,
credi, è il primier momento
che spron d'invidia io sento.

ULISSE
Invidia generosa e di te degna!

17 - Recitativo
LICOMEDE
La destra tua di Deidamia, d'Achille
stringa il nodo amoroso.
Arrida poi l'arbitra dea del mondo
agli auguri di lor gloria e riposo.

18 - Duetto
ULISSE e DEIDAMIA
Ama:
nell'armi e nell'amar
puoi degno in te mostrar
l'eroe, l'amante.
Premio del tuo valor
sì bel sarà di cor
questo l'amor costante.
Ama, etc.

19 - Coro
CORO
Non trascurate, amanti,
gl'istanti del piacer:
volan per non tornar.
Se son le belle ingrate,
cangiate di pensier:
folle chi vuol penar.



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