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ATTO SECONDO


Scena Prima

(Le prigioni di Stato. Poca luce entra da uno spiraglio praticato nell'alto del muro. Alla destra un'angusta scala per cui si ascende al palazzo. Jacopo Foscari è seduto sopra un masso)

JACOPO
Notte! Perpetua notte che qui regni!
Siccome agli occhi il giorno,
potessi almen celare al pensier mio
il fine disperato che m'aspetta!
Tormi potessi alla costor vendetta!
Ma, o ciel!... che mai vegg'io!...

(S'alza spaventato)

Sorgon di terra mille e mille spettri!
Han irto crin...
guardi feroci, ardenti!
A sé mi chiaman essi!...
Uno s'avanza!... ha gigantesche forme!
Il suo reciso teschio
ferocemente colla manca porta!...
A me lo addita e colla destra mano
mi getta in volto il sangue che ne cola!
Ah! Lo ravviso!... è desso...
è Carmagnola!
Non maledirmi, o prode,
se son del Doge il figlio;
de'Dieci fu il Consiglio
che a morte ti dannò!
Ah! Me pure sol per frode
vedi quaggiù dannato,
e il padre sventurato
difendermi non può...
Cessa... la vista orribile
più sostener non so.

(Cade boccone per terra. Lucrezia Contarini scende dalla scala.)

LUCREZIA
Ah, sposo mio!... che vedo?
Me l'hanno forse ucciso i maledetti,
e per maggiore qui tratta
a contemplar la salma?
Ah, sposo mio!

(Gli palpa il cuore)

Vive ancor!
Quale freddo sudore!
Vieni, amico, ti posa sul mio cor.

JACOPO
(sempre delirando)
Verrò...

LUCREZIA
Che di'?

JACOPO
M'attendi, orrendo spettro...

LUCREZIA
Son io...

JACOPO
Che vuoi?... Vendetta?

LUCREZIA
Non riconosci la sposa tua?

JACOPO
Non è vero!...

(Lucrezia lo abbraccia con trasporto.)

Ah, sei tu?

LUCREZIA
Ah, ti posa sul mio cor.

JACOPO
Fia vero! Fra le tue braccia ancor?
Respiro!
Fu dunque sogno... orrendo sogno il mio!
Il carnefice attende? L'estremo addio
vieni ora a darmi?

LUCREZIA
(piangendo)
No.

JACOPO
E i figli miei, mio padre?
Saran dischiuse loro queste porte,
pria che il sonno mi copra della morte?

LUCREZIA
No, non morrai; ché i perfidi
peggiore d'ogni morte,
a noi, clementi, serbano
più orribile una sorte.
Tu viver dêi morendo
nel prisco esilio orrendo...
Noi desolati in lagrime
dovremo qui languir.

JACOPO
Oh, ben dicesti! All'esule
più crudo della morte
d'a'suoi lontano è il vivere!
O figli, o mia consorte!
Ascondimi quel pianto...
Su questo core affranto
mi piomban le tue lagrime
a crescerne il soffrir.

(S'ode una lontana musica di voci e suoni.)

VOCI
Tutta è calma la laguna;
Voga, voga, gondolier.

JACOPO
Quale suono?

VOCI
Batti l'onda e la fortuna
ti secondi, o gondolier.

LUCREZIA
È il gondoliero,
che pel liquido sentiero
provar debbe il suo valor.

JACOPO
Là si ride, qui si muor.
Maledetto chi mi toglie
a' miei cari, al suol natio;
sul suo capo piombi Iddio
l'abominio e il disonor.
Speranza dolce ancora
non m'abbandona il core:
Un giorno il mio dolore
con te dividerò.
Vicino a chi s'adora
men crude son le pene;
perduto ogn'altro bene,
dell'amor tuo vivrò.

LUCREZIA
Speranza dolce ancora
non m'abbandona il core,
l'esilio ed il dolore
con te dividerò. Vicino a chi
s'adora men crude son le pene:
perduto ogn'altro bene,
dell'amor tuo vivrò, ecc.

(Il Doge, avvolto in ampio e nero mantello, entra nel carcere, preceduto da un servo con fiaccola, che depone e parte)

JACOPO, LUCREZIA
(correndogli incontro)
Ah, padre!

DOGE
Figlio! Nuora!

JACOPO
Sei tu?

LUCREZIA
Sei tu?

DOGE
Son io. Volate al seno mio.

TUTTI
Provo una gioia ancor!

DOGE
Padre ti sono ancora, lo credi a
questo pianto; il volto mio soltanto
fingeva per te rigor.

JACOPO
Tu m'ami?

DOGE
Sì.

JACOPO
Oh contento!
Ripeti il caro accento.

DOGE
T'amo, sì, t'amo, o misero.
Il Doge qui non sono.

JACOPO
Come è soave all'anima
della tua voce il suono!

DOGE
Oh figli, sento battere
Il vostro sul mio cor!

JACOPO, LUCREZIA
Così furtiva palpita la gioia nel dolor!

JACOPO
Nel tuo paterno amplesso
io scordo ogni dolore.
Mi benedici adesso,
dà forza a questo core,
e il pane dell'esilio
men duro fia per me...
Questo innocente figlio
trovi un conforto in te.

DOGE
Abbi l'amplesso estremo
d'un genitor cadente;
il giudice supremo
protegga l'innocente...
Dopo il terreno esilio
giustizia eterna v'è.
Al suo cospetto, o figlio,
comparirai con me.

LUCREZIA
(Fra sè)
Di questo affanno orrendo
farai vendetta, oh cielo,
quando nel dì tremendo
si squarcerà ogni ciglio
il giusto, il reo qual é!

(a Jacopo)

Dopo il terreno esilio,
sposo, sarò con te.

(Restano abbracciati piangendo; il Doge si scuote.)

DOGE
Addio...

JACOPO, LUCREZIA
Parti?

DOGE
Conviene.

JACOPO
Mi lasci in queste pene?

DOGE
Il deggio.

LUCREZIA
Attendi.

JACOPO
Ascolta. Ti rivedrò?

DOGE
Una volta...
Ma il Doge vi sarà!

JACOPO, LUCREZIA
E il padre?

DOGE
Soffrirà.
S'appressa l'ora... Addio...

JACOPO
Ciel!... chi m'aita?

(Entra Loredano preceduto dal Fante del Consiglio e da quattro custodi con fiaccole.)

LOREDANO
(dalla soglia)
Io.

LUCREZIA
Chi? Tu!

JACOPO
Oh ciel!

DOGE
Loredano!

LUCREZIA
Ne irridi, anco, inumano?

LOREDANO
(freddamente a Jacopo)
Raccolto è già il Consiglio;
vieni, di là al naviglio
che dee tradurti a Creta... Andrai...

LUCREZIA
Io pur.

LOREDANO
Tel vieta de'Dieci la sentenza.

DOGE
(ironico)
Degno di te è il messaggio!

LOREDANO
Se vecchio sei, sii saggio.

(ai custodi)

S'affretti la partenza.

JACOPO, LUCREZIA
Padre, un amplesso ancora.

DOGE
Figli...

LOREDANO
Varcata è l'ora.

JACOPO, LUCREZIA
(a Loredano)
Ah sì, il tempio che mai non s'arresta
rechi pure a te un'ora fatale,
e l'affanno che m'ange mortale,
più tremendo ricada su te.
Il rimorso in quell'ora funesta
ti tormenti, o crudele, per me.

DOGE
(a Jacopo e Lucrezia)
Deh, frenate quest'ira funesta;
l'inveire, o infelice, non vale!
S'eseguisca il decreto fatale...
Sparve il padre,
ora il Doge sol v'è.
La giustizia qui mai non s'arresta:
Obbedire a sue leggi si de'.

LOREDANO
(da sé, guardandoli con disprezzo)
Empia schiatta al mio sangue funesta,
a difenderti un Doge non vale;
per te giunse alfin l'ora fatale
sospirata cotanto da me.

(fra sè)

La Giustizia qui mai non s'arresta,
obbedire a sue leggi si de'.

(Jacopo parte fra i custodi preceduto da Loredano, e seguito lentamente dal Doge, che si appoggia a Lucrezia.)

Scena Seconda

(Sala del Consiglio dei Dieci. I Consiglieri e la Giunta, tra i quali Barbarigo, van raccogliendosi.)

CORO I
Che più grave; si tarda?

CORO II
Affrettisi ormai questa partenza.

CORO I
Inulte l'ombre fremono,
ne accusan d'indolenza.

CORO II
Parta l'iniquo Foscari...
Ucciso egli ha un Donato.

CORO I
Per istranieri principi
l'indegno ha parteggiato.

TUTTI
Non fia che di Venezia
ei sfugga alla vendetta...
Giustizia incorruttibile
non fia qui mai negletta!
Baleni, e come folgore
punisca il traditor;
mostri ai soggetti popoli
un vigile rigor.

(Entra il Doge, che preceduto da Loredano, dal Fante del Consiglio e dai Commendatori, e seguito dai paggi, va gravemente a sedere sul trono. Lui seduto, tutti fanno lo stesso.)

DOGE
O patrizi... il voleste... eccomi a voi...
Ignoro se il chiamarmi ora in Consiglio
sia per tormento al padre,
oppure al figlio;
ma il voler vostro è legge...
Giustizia ha i dritti suoi...
M'è d'uopo rispettare anco il rigore...
Sarò Doge nel volto,
e padre in core.

CORO
Ben dicesti.
Il reo s'avanza...

DOGE
(Fra sè)
Dona, o ciel, a me costanza!

(Jacopo entra fra quattro custodi)

LOREDANO
Legga il reo la sua sentenza.

(Dà una pergamena al Fante, che la consegna a Jacopo, il quale legge.)

Del consiglio la clemenza or la vita ti donò.

JACOPO
(restituisce la pergamena)
Nell'esilio io morrò...
Non hai, padre, un solo detto
pel tuo Jacopo reietto?
Se tu parli, se tu preghi,
non sarà chi grazia neghi...
Pregar puoi; sono innocente;
il mio labbro a te non mente.

CORO
Non s'inganna qui la legge,
qui giustizia tutto regge.

DOGE
Il Consiglio ha giudicato;
parti, o figlio, rassegnato.

(S'alza, tutti lo imitano)

JACOPO
Mai più dunque ti vedrò?

DOGE
Forse in cielo, in terra no.

JACOPO
Ah, che di'? Morir mi sento.

LOREDANO
(ai custodi che gli si pongono al fianco, e si avviano)
Da qui parta sul momento.

(Lucrezia Contarini si presenta sulla soglia coi due figli, seguita da varie dame sue amiche e dalla Pisana)

LUCREZIA
No... crudeli!

JACOPO
Ah, i figli miei!

(Corre ad abbracciarli)

DOGE, BARBARIGO,
CONSIGLIERI, FANTE
(Fra sè)
Sventurata!... Qui costei!

LOREDANO, DOGE,
BARBARIGO, CONSIGLIERI
Quale audacia vi guidò?

JACOPO
Miei figli! Miei figli!

(Prende i due fanciulli piangenti, e li pone in ginocchio ai piedi del Doge.)

Queste innocente lagrime
ti chiedono perdono...
A lor m'unisco, e supplice
a' piedi del tuo trono,
padre, ti grido, implorami,
concedimi pietà.

LUCREZIA
(ai Consiglieri)
O voi, se ferrea un'anima
non racchiudete in petto,
se mai provaste il tenero
di padri e figli affetto,
quelle strazianti lagrime
vi muovano a pietà.

BARBARIGO
(a Loredano)
Ti parlin quelle lagrime,
o Loredano, al core;
quei pargoli disarmino
l'atroce tuo furore;
almeno per quei miseri
t'inchina alla pietà.

LOREDANO
(a Barbarigo)
Non sai che in quelle lagrime
trionfa una vendetta,
che qual rugiada scendono
al cor di chi l'aspetta,
che per gli alteri Foscari
sentir non vo' pietà?

CONSIGLIERI
(alle dame)
Son vane ora le lagrime;
provato è già il delitto:
Non fia ch'esse cancellino
quanto giustizia ha scritto;
esempio sol dannabile
sarebbe la pietà.

PISANA, DAME
(ai Consiglieri)
Quelle innocenti lagrime
muovano il vostro core;
in voi clemenza ispirino,
ne plachino il rigore;
di pace come un'iride
qui brilli la pietà.

DOGE
(Fra sè)
Non smentite, o lagrime,
la simulata calma:
A ognuno qui nascondessi
l'affanno di quest'alma...
Ne' miei nemici infondere
non potria la pietà.

LOREDANO
Parta... perché ancor s'esita?
Parta lo sciagurato.

LUCREZIA
La sposa, i figli seguono,
dividano il suo fato...

JACOPO
Ah sì...

LOREDANO
Costor rimangano:
La legge omai parlò.

(Toglie i figli dalle braccia di Jacopo e li consegna ai Commendatori.)

JACOPO
(al Doge)
Ai figli tu dell'esule sii padre e guida
almeno... Tu li proteggi...

DOGE
(Fra sè)
Misero!

JACOPO
Vedi, al sepolcro in seno,
illacrimata polvere
fra poco scenderò.

DOGE, LOREDANO, CONSIGLIERI
Parti... t'è forza cedere:
la legge omai parlò.

LUCREZIA, PISANA,
BARBARIGO, DAME
Affanno più terribile in terra chi provò?

(Jacopo parte fra le guardie, Lucrezia sviene fra le braccia delle donne; tutti si ritirano)
ATTO SECONDO


Scena Prima

(Le prigioni di Stato. Poca luce entra da uno spiraglio praticato nell'alto del muro. Alla destra un'angusta scala per cui si ascende al palazzo. Jacopo Foscari è seduto sopra un masso)

JACOPO
Notte! Perpetua notte che qui regni!
Siccome agli occhi il giorno,
potessi almen celare al pensier mio
il fine disperato che m'aspetta!
Tormi potessi alla costor vendetta!
Ma, o ciel!... che mai vegg'io!...

(S'alza spaventato)

Sorgon di terra mille e mille spettri!
Han irto crin...
guardi feroci, ardenti!
A sé mi chiaman essi!...
Uno s'avanza!... ha gigantesche forme!
Il suo reciso teschio
ferocemente colla manca porta!...
A me lo addita e colla destra mano
mi getta in volto il sangue che ne cola!
Ah! Lo ravviso!... è desso...
è Carmagnola!
Non maledirmi, o prode,
se son del Doge il figlio;
de'Dieci fu il Consiglio
che a morte ti dannò!
Ah! Me pure sol per frode
vedi quaggiù dannato,
e il padre sventurato
difendermi non può...
Cessa... la vista orribile
più sostener non so.

(Cade boccone per terra. Lucrezia Contarini scende dalla scala.)

LUCREZIA
Ah, sposo mio!... che vedo?
Me l'hanno forse ucciso i maledetti,
e per maggiore qui tratta
a contemplar la salma?
Ah, sposo mio!

(Gli palpa il cuore)

Vive ancor!
Quale freddo sudore!
Vieni, amico, ti posa sul mio cor.

JACOPO
(sempre delirando)
Verrò...

LUCREZIA
Che di'?

JACOPO
M'attendi, orrendo spettro...

LUCREZIA
Son io...

JACOPO
Che vuoi?... Vendetta?

LUCREZIA
Non riconosci la sposa tua?

JACOPO
Non è vero!...

(Lucrezia lo abbraccia con trasporto.)

Ah, sei tu?

LUCREZIA
Ah, ti posa sul mio cor.

JACOPO
Fia vero! Fra le tue braccia ancor?
Respiro!
Fu dunque sogno... orrendo sogno il mio!
Il carnefice attende? L'estremo addio
vieni ora a darmi?

LUCREZIA
(piangendo)
No.

JACOPO
E i figli miei, mio padre?
Saran dischiuse loro queste porte,
pria che il sonno mi copra della morte?

LUCREZIA
No, non morrai; ché i perfidi
peggiore d'ogni morte,
a noi, clementi, serbano
più orribile una sorte.
Tu viver dêi morendo
nel prisco esilio orrendo...
Noi desolati in lagrime
dovremo qui languir.

JACOPO
Oh, ben dicesti! All'esule
più crudo della morte
d'a'suoi lontano è il vivere!
O figli, o mia consorte!
Ascondimi quel pianto...
Su questo core affranto
mi piomban le tue lagrime
a crescerne il soffrir.

(S'ode una lontana musica di voci e suoni.)

VOCI
Tutta è calma la laguna;
Voga, voga, gondolier.

JACOPO
Quale suono?

VOCI
Batti l'onda e la fortuna
ti secondi, o gondolier.

LUCREZIA
È il gondoliero,
che pel liquido sentiero
provar debbe il suo valor.

JACOPO
Là si ride, qui si muor.
Maledetto chi mi toglie
a' miei cari, al suol natio;
sul suo capo piombi Iddio
l'abominio e il disonor.
Speranza dolce ancora
non m'abbandona il core:
Un giorno il mio dolore
con te dividerò.
Vicino a chi s'adora
men crude son le pene;
perduto ogn'altro bene,
dell'amor tuo vivrò.

LUCREZIA
Speranza dolce ancora
non m'abbandona il core,
l'esilio ed il dolore
con te dividerò. Vicino a chi
s'adora men crude son le pene:
perduto ogn'altro bene,
dell'amor tuo vivrò, ecc.

(Il Doge, avvolto in ampio e nero mantello, entra nel carcere, preceduto da un servo con fiaccola, che depone e parte)

JACOPO, LUCREZIA
(correndogli incontro)
Ah, padre!

DOGE
Figlio! Nuora!

JACOPO
Sei tu?

LUCREZIA
Sei tu?

DOGE
Son io. Volate al seno mio.

TUTTI
Provo una gioia ancor!

DOGE
Padre ti sono ancora, lo credi a
questo pianto; il volto mio soltanto
fingeva per te rigor.

JACOPO
Tu m'ami?

DOGE
Sì.

JACOPO
Oh contento!
Ripeti il caro accento.

DOGE
T'amo, sì, t'amo, o misero.
Il Doge qui non sono.

JACOPO
Come è soave all'anima
della tua voce il suono!

DOGE
Oh figli, sento battere
Il vostro sul mio cor!

JACOPO, LUCREZIA
Così furtiva palpita la gioia nel dolor!

JACOPO
Nel tuo paterno amplesso
io scordo ogni dolore.
Mi benedici adesso,
dà forza a questo core,
e il pane dell'esilio
men duro fia per me...
Questo innocente figlio
trovi un conforto in te.

DOGE
Abbi l'amplesso estremo
d'un genitor cadente;
il giudice supremo
protegga l'innocente...
Dopo il terreno esilio
giustizia eterna v'è.
Al suo cospetto, o figlio,
comparirai con me.

LUCREZIA
(Fra sè)
Di questo affanno orrendo
farai vendetta, oh cielo,
quando nel dì tremendo
si squarcerà ogni ciglio
il giusto, il reo qual é!

(a Jacopo)

Dopo il terreno esilio,
sposo, sarò con te.

(Restano abbracciati piangendo; il Doge si scuote.)

DOGE
Addio...

JACOPO, LUCREZIA
Parti?

DOGE
Conviene.

JACOPO
Mi lasci in queste pene?

DOGE
Il deggio.

LUCREZIA
Attendi.

JACOPO
Ascolta. Ti rivedrò?

DOGE
Una volta...
Ma il Doge vi sarà!

JACOPO, LUCREZIA
E il padre?

DOGE
Soffrirà.
S'appressa l'ora... Addio...

JACOPO
Ciel!... chi m'aita?

(Entra Loredano preceduto dal Fante del Consiglio e da quattro custodi con fiaccole.)

LOREDANO
(dalla soglia)
Io.

LUCREZIA
Chi? Tu!

JACOPO
Oh ciel!

DOGE
Loredano!

LUCREZIA
Ne irridi, anco, inumano?

LOREDANO
(freddamente a Jacopo)
Raccolto è già il Consiglio;
vieni, di là al naviglio
che dee tradurti a Creta... Andrai...

LUCREZIA
Io pur.

LOREDANO
Tel vieta de'Dieci la sentenza.

DOGE
(ironico)
Degno di te è il messaggio!

LOREDANO
Se vecchio sei, sii saggio.

(ai custodi)

S'affretti la partenza.

JACOPO, LUCREZIA
Padre, un amplesso ancora.

DOGE
Figli...

LOREDANO
Varcata è l'ora.

JACOPO, LUCREZIA
(a Loredano)
Ah sì, il tempio che mai non s'arresta
rechi pure a te un'ora fatale,
e l'affanno che m'ange mortale,
più tremendo ricada su te.
Il rimorso in quell'ora funesta
ti tormenti, o crudele, per me.

DOGE
(a Jacopo e Lucrezia)
Deh, frenate quest'ira funesta;
l'inveire, o infelice, non vale!
S'eseguisca il decreto fatale...
Sparve il padre,
ora il Doge sol v'è.
La giustizia qui mai non s'arresta:
Obbedire a sue leggi si de'.

LOREDANO
(da sé, guardandoli con disprezzo)
Empia schiatta al mio sangue funesta,
a difenderti un Doge non vale;
per te giunse alfin l'ora fatale
sospirata cotanto da me.

(fra sè)

La Giustizia qui mai non s'arresta,
obbedire a sue leggi si de'.

(Jacopo parte fra i custodi preceduto da Loredano, e seguito lentamente dal Doge, che si appoggia a Lucrezia.)

Scena Seconda

(Sala del Consiglio dei Dieci. I Consiglieri e la Giunta, tra i quali Barbarigo, van raccogliendosi.)

CORO I
Che più grave; si tarda?

CORO II
Affrettisi ormai questa partenza.

CORO I
Inulte l'ombre fremono,
ne accusan d'indolenza.

CORO II
Parta l'iniquo Foscari...
Ucciso egli ha un Donato.

CORO I
Per istranieri principi
l'indegno ha parteggiato.

TUTTI
Non fia che di Venezia
ei sfugga alla vendetta...
Giustizia incorruttibile
non fia qui mai negletta!
Baleni, e come folgore
punisca il traditor;
mostri ai soggetti popoli
un vigile rigor.

(Entra il Doge, che preceduto da Loredano, dal Fante del Consiglio e dai Commendatori, e seguito dai paggi, va gravemente a sedere sul trono. Lui seduto, tutti fanno lo stesso.)

DOGE
O patrizi... il voleste... eccomi a voi...
Ignoro se il chiamarmi ora in Consiglio
sia per tormento al padre,
oppure al figlio;
ma il voler vostro è legge...
Giustizia ha i dritti suoi...
M'è d'uopo rispettare anco il rigore...
Sarò Doge nel volto,
e padre in core.

CORO
Ben dicesti.
Il reo s'avanza...

DOGE
(Fra sè)
Dona, o ciel, a me costanza!

(Jacopo entra fra quattro custodi)

LOREDANO
Legga il reo la sua sentenza.

(Dà una pergamena al Fante, che la consegna a Jacopo, il quale legge.)

Del consiglio la clemenza or la vita ti donò.

JACOPO
(restituisce la pergamena)
Nell'esilio io morrò...
Non hai, padre, un solo detto
pel tuo Jacopo reietto?
Se tu parli, se tu preghi,
non sarà chi grazia neghi...
Pregar puoi; sono innocente;
il mio labbro a te non mente.

CORO
Non s'inganna qui la legge,
qui giustizia tutto regge.

DOGE
Il Consiglio ha giudicato;
parti, o figlio, rassegnato.

(S'alza, tutti lo imitano)

JACOPO
Mai più dunque ti vedrò?

DOGE
Forse in cielo, in terra no.

JACOPO
Ah, che di'? Morir mi sento.

LOREDANO
(ai custodi che gli si pongono al fianco, e si avviano)
Da qui parta sul momento.

(Lucrezia Contarini si presenta sulla soglia coi due figli, seguita da varie dame sue amiche e dalla Pisana)

LUCREZIA
No... crudeli!

JACOPO
Ah, i figli miei!

(Corre ad abbracciarli)

DOGE, BARBARIGO,
CONSIGLIERI, FANTE
(Fra sè)
Sventurata!... Qui costei!

LOREDANO, DOGE,
BARBARIGO, CONSIGLIERI
Quale audacia vi guidò?

JACOPO
Miei figli! Miei figli!

(Prende i due fanciulli piangenti, e li pone in ginocchio ai piedi del Doge.)

Queste innocente lagrime
ti chiedono perdono...
A lor m'unisco, e supplice
a' piedi del tuo trono,
padre, ti grido, implorami,
concedimi pietà.

LUCREZIA
(ai Consiglieri)
O voi, se ferrea un'anima
non racchiudete in petto,
se mai provaste il tenero
di padri e figli affetto,
quelle strazianti lagrime
vi muovano a pietà.

BARBARIGO
(a Loredano)
Ti parlin quelle lagrime,
o Loredano, al core;
quei pargoli disarmino
l'atroce tuo furore;
almeno per quei miseri
t'inchina alla pietà.

LOREDANO
(a Barbarigo)
Non sai che in quelle lagrime
trionfa una vendetta,
che qual rugiada scendono
al cor di chi l'aspetta,
che per gli alteri Foscari
sentir non vo' pietà?

CONSIGLIERI
(alle dame)
Son vane ora le lagrime;
provato è già il delitto:
Non fia ch'esse cancellino
quanto giustizia ha scritto;
esempio sol dannabile
sarebbe la pietà.

PISANA, DAME
(ai Consiglieri)
Quelle innocenti lagrime
muovano il vostro core;
in voi clemenza ispirino,
ne plachino il rigore;
di pace come un'iride
qui brilli la pietà.

DOGE
(Fra sè)
Non smentite, o lagrime,
la simulata calma:
A ognuno qui nascondessi
l'affanno di quest'alma...
Ne' miei nemici infondere
non potria la pietà.

LOREDANO
Parta... perché ancor s'esita?
Parta lo sciagurato.

LUCREZIA
La sposa, i figli seguono,
dividano il suo fato...

JACOPO
Ah sì...

LOREDANO
Costor rimangano:
La legge omai parlò.

(Toglie i figli dalle braccia di Jacopo e li consegna ai Commendatori.)

JACOPO
(al Doge)
Ai figli tu dell'esule sii padre e guida
almeno... Tu li proteggi...

DOGE
(Fra sè)
Misero!

JACOPO
Vedi, al sepolcro in seno,
illacrimata polvere
fra poco scenderò.

DOGE, LOREDANO, CONSIGLIERI
Parti... t'è forza cedere:
la legge omai parlò.

LUCREZIA, PISANA,
BARBARIGO, DAME
Affanno più terribile in terra chi provò?

(Jacopo parte fra le guardie, Lucrezia sviene fra le braccia delle donne; tutti si ritirano)



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