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Parte Prima

SONATA

Aria

ANGELO
Disseratevi, oh porte d’Averno,
e al bel lume d’un lume ch’è eterno
tutto in lampi si sciolga l’orror!
Cedete, horride porte,
cedete al re di gloria
che della sua vittoria
voi siete il primo onor.

Recitativo

LUCIFERO
Quale insolita luce
squarcia le tende alla tartarea notte?
Qual eco non più udita
con armonia gradita
fa intorno risonar le Stigie grotte?
Che son del mio valore
Gli applausi, giusti sono
Oggi del vincitore del nero abisso
A cui ritorno
E già mi vendicai
Con fiero sdegno
Che perder già mi fè
Dè cieli il regno.

Aria

LUCIFERO
Caddi, è ver, ma nel cadere
non perdei forza né ardire.
Per scacciarmi dalle sfere
se più forte allor fu Dio,
or fatt’huomo al furor mio
pur ceduo ha con morire.

Recitativo

LUCIFERO
Ma che veggio? dè spirti a me nemici
come un si folto stuolo
per quest’aure annegrite
da miei respiri osa portar il volo?

ANGELO
Né tenebrosi chiostri
Tacete orridi mostri
E dell’eterno re
Le leggi udite.

LUCIFERO
Chi sei? Chi è questo tuo re,
che dov’io regno a penetrar s’avanza?

ANGELO
E’ re di gloria, è re possente e forte,
cui resister non può la tua possanza.

LUCIFERO
Se parli di chi penso,
pur oggi a morte spinto
negar non può, ch’il mio poter l’ha vinto.

ANGELO
Come cieco t’inganni, e non t’avvedi
che, se morì chi è della vita autore,
non fu per opra tua, ma sol d’amore.

Aria

D’amor fu consiglio
che al Padre nel Figlio
l’offesa pagò,
per render all’huomo
la vita che un pomo
gustato involò.

Recitativo

LUCIFERO
E ben, questo tuo Nume
dell’huomo innamorato
e che per lui svenato
oggi volle morir, che più presume?
L’omaggio a me dovuto
se a rendermi qua giù move le piante,
venga; ma se pretende...

ANGELO
Taci, che or lo vedrai, mostro arrogante.
Vedrai come delusa
da lui fugge la morte,
vedrai come confusa
lo rimira la colpa,
vedrai come atterrito
si nasconde la pena,
vedrai come tu stesso
tremerai genuflesso
al suo gran nome.

LUCIFERO
Io tremante! Io si vile! E quando? E come?
Sconvolgerò gli abissi,
dal suo centro commossa
dissiperò la terra,
all’aria coi respiri,
al fuoco coi sospiri,
con gli aneliti al ciel muoverò guerra.

Aria

O voi dell’Erebo
potenze orribili,
su, meco armatevi
d’ira e valor!
E dell’Eumenidi
gli angui terribili
con fieri sibili
ai cieli mostrano,
ch’hanno i suoi fulmini gli abissi ancor.

Recitativo

MADDALENA
Notte, notte funesta,
che del divino sole
con tenebre a duol piangi l’occaso,
lascia che pianga anch’io,
e con sopor tiranno
al giusto dolor mio
deh non turbar l’affanno!

Aria

Ferma l’ali, e su miei lumi
non volar, o sonno ingrato!
Se presumi
asciugarne il mesto pianto,
lascia pria che piangan tanto
questo sangue ha sparso in fiumi
il mio Dio per me svenato.

Recitativo

CLEOFE
Concedi, o Maddalena,
qualche tregua al martire,
che un continuo languire
può con la vita anche scemar la pena,
e per un Dio ch’è morto
così giusto è’l dolore,
che non convien di renderlo più corto.

MADDALENA
Cleofe, in vano al riposo
tu mi consigli, ed al mio core amante
sarebbe più penoso ogni momento,
che potesse restar senza tormento.

CLEOFE
Se il tuo giusto cordoglio
sol di pene ha desio,
trattenerlo non voglio,
ma sol unire al tuo affanno il mio.

Aria

Piangete, si, piangete,
dolenti mie pupille,
e con amare stille
al morto mio Signor
tributo di dolor
meste rendete!
Che mentre egli spargea
tutt’intorno il suo sangue in croce,
morendo sol dicea
di pianto: ho sete.

Recitativo

MADDALENA
Ahi dolce mio Signore,
le tue vene già vuote
chiedan di poco umore
momentaneo ristoro,
e il barbaro Israele
bevanda sol di fiele
ti porse: io lo rammento, e pur non moro?

CLEOFE
Ahi popolo crudel, popolo ingrato!
Chi per te già disciolse
duri macigni in liquidi torrenti
di purissimi argenti,
poche stille ti chiede;
tu gli dai mercede
un si amaro liquore:
e in rammentarlo non si spezza il core?

MADDALENA
Oh crude rimembranze!

CLEOFE
Oh funeste memorie!

MADDALENA
Tormentatemi pur,

CLEOFE
Si, si, seguite
ad accrescermi il duol,

MADDALENA
che nel tormento

CLEOFE
che nell’angoscia ria

MADDALENA
Io godo ancor,

CLEOFE
Sollievo ancor io sento.

MADDALENA
Se col pensiero afflitto
va lusingando almeno
il mio desire, e parmi aver nel seno
qualche martir del mio Gesù trafitto.

CLEOFE
Se nell’afflitta mente
ho il mio Gesù presente,
e benché esangue ed impiagato, parmi
che basti il volto suo per consolarmi.

Duetto

MADDALENA
Dolci chiodi, amate spine,
da quei piedi e da quel crine
deh passate nel mio sen.

CLEOFE
Cara effiggie addolorata,
benché pallida e piagata,
sei mia vita, sei mio ben.

Recitativo

S. GIOVANNI
Oh Cleofe, oh Maddalena,
del mio Divin Maestro amanti amate,
oh quant’invidio, quanto,
quelle che hora versate
stille di puro amor più che di pianto.
Spero presto vederle,
per coronar il mio Signor risorto,
da rugiade di duol cangiarsi in perle.

MADDALENA
Giovanni, tu che fosti
Del mio Giesù discepolo diletto,
e degli arcani suoi
secretario fedel, solo tu puoi
di speme più tranquilla
ravivar nel mio sen qualche scintilla.

S. GIOVANNI
Già la seconda notte,
da ch’egli estinto giacque,
col carro suo di tenebroso gelo
tutta varcò la sommità del cielo,
e del gange su l’acque
attende già la risvegliata aurora
del nuovo sole il lucido ritorno:
ma il nostro sole ancora
a noi tornar promise il terzo giorno.
Consoli dunque il vostro cor, che geme,
una si bella e si vicina speme.

Aria

Quando è parto dell’affetto,
il dolor in nobil petto
non estingue la costanza:
quando è figlia della fede,
mai non cede
al timore la speranza.

Recitativo

CLEOFE
Ma dimmi, e sarà vero
Che risorga Giesù?

S. GIOVANNI
S’egli l’ha detto,
chi mai di menzognero
oserà d0arguire labbro divino!

MADDALENA
Su! Sunque andiamo, e pria ch’il matutino
Raggio dell’orizonte il lembo indori,
andiam ad osservare al sacro avello,
che almen potremmo in quello
con balsami ed odori
unger la fredda esaminata salma
di chi fu già di noi la vita e l’alma.

CLEOFE
Pronta a seguirti io sono,
ma speranza meglior mi rende ardita,
e di Giovanni ai detti
spero viva trovar la nostra vita.

Aria

Naufragando va per l’onde
Debol legno, e si confonde
Nel periglio anch’il nocchier.
Ma se vede poi le sponde,
lo conforta nuova speme,
e del vento più non teme
né del mar l’impeto fier.

Recitativo

S. GIOVANNI
Itene pure, oh fide amiche donne,
al destinato loco,
ch’ivi forse potrete
del vostro bel desio trovar le mete,
mentre io torno a colei, che già per madre
mi diè nell’ultim hore
del suo penoso agone il mio Signore.

MADDALENA
A lei ben opportuno
Il tuo soccorso fia,
che in così duro scempio
qual sia la pena sua, so per la mia.

S. GIOVANNI
Ben d’ogn’altro più grande
Fu il dolor di tal madre
Di tal figlio alla morte,
ma d’ogn’altro più forte
hebbe in soffrirlo il petto, ed hor costante
che ferma più d’ogn’altra ha la speranza
di vederlo risorto, e se l’ottiene,
la gioja allora compenserà le pene.

Aria

Così la tortorella
talor piange e si lagna,
perchè la sua compagna
vede ch’augel feroce
dal nido gli rubò.
Ma poi, libera e bella
se ritornarla sente,
compensa in lieta voce
quel gemito dolente
che mesta già formò.

Recitativo

MADDALENA
Se Maria dunque spera,
e spera ancor Giovanni,
anch’io dar voglio con si giusta speme
qualche tregua agli affanni;
ma pure chi ben ama sempre teme,
e nell’amante mio misero core
benchè speranza regni,
bandir non può il timore.
Or degli opposti affetti
A chi debba dar fede,
vedrò volgendo il piede
all’adorato speco,
tomba del mio Giesù. Vada Giovanni
a consolar Maria; Cleofe sia meco.

Aria

Ho un non so che nel cor,
che in vece di dolor
gioia mi chiede.
Ma il core, uso a temer
le voci del piacer
o non intende ancor,
o inganno del pensier
forse le crede.

Recitativo

ANGELO
Uscite, pur uscite
Dall’oscura prigione,
ove si lunga ed horrida stagione
questo giorno attendeste, anime belle!
Uscite, pur, uscite,
a vagheggiare, a posseder le stelle!
Di quel Signor, ch’ha vinto
Per voi la morte e’l contumace averno,
il trionfo seguite:
e voi primi venite,
o primi padri delle humane genti;
né s’odano più lamenti
del vostro anctico errore,
or ch’ebbe insorto un tanto redentore;
seguano gli altri poi,
e per l’orme di luce,
che del divino duce
il glorioso piè stampa nell’ombre,
da questo centro squallido e profondo
sorgan con lui sovra l’aperto mondo.
Ma con eco festiva
Replichi prima il lor devoto labro.

CORO
Il Nume vincitor
trionfi, regni e viva,
per cui Cocito
geme atterrito,
per cui ritorna
la pace al suol!




APPENDICE

Nel libretto allegato alla partitura, edita nel 1878 è differente l’inizio della Prima Parte.

Prima Parte

Recitativo

LUCIFERO
A dispetto dè Cieli ho vinto, ho vinto.
Vincitore a voi torno,
del grande Abisso abitatori illustri.
Voi, che sdegnaste d’abbassarvi in cielo
Ad inchinar l’humanità nel verbo,
e dell’huomo superbo
per mantenere in vostra mano il giogo
poco prezzaste dell’empiree sedi
abbandonare il luogo,
di si bella vittoria
meco or godete, e dell’antico oltraggio
cancelli il nuovo onor la ria memoria.
Chi sa che un giorno ancora,
se arride la fortuna a un giusto orgoglio,
non torni a porre in Aquilone il soglio.

Aria

LUCIFERO
Caddi, è ver, ma nel cadere
non perdei forza né ardire.
Per scacciarmi dalle sfere
se più forte allor fu Dio,
or fatt’huomo al furor mio
pur ceduo ha con morire.

Recitativo

Ma che insolita luce
Squarcia le tende alla tartarea notte?
Qual eco non più udita
Con armonia gradita
Fa intorno risonar le Stigie grotte?
Che veggio? Ohimè! Dè spirti a me nemici
Come un si folto stuolo
Per quest’aure annegrite
Da miei respiri osa portar il volo?

Aria

ANGELO
Disseratevi, oh porte d’Averno,
e al bel lume d’un lume ch’è eterno
tutto in lampi si sciolga l’orror!
Cedete, horride porte,
cedete al re di gloria
che della sua vittoria
voi siete il primo onor.

Recitativo

LUCIFERO
Chi sei? Chi è questo re,
che dov’io regno a penetrar s’avvanza?
Parte Prima

SONATA

Aria

ANGELO
Disseratevi, oh porte d’Averno,
e al bel lume d’un lume ch’è eterno
tutto in lampi si sciolga l’orror!
Cedete, horride porte,
cedete al re di gloria
che della sua vittoria
voi siete il primo onor.

Recitativo

LUCIFERO
Quale insolita luce
squarcia le tende alla tartarea notte?
Qual eco non più udita
con armonia gradita
fa intorno risonar le Stigie grotte?
Che son del mio valore
Gli applausi, giusti sono
Oggi del vincitore del nero abisso
A cui ritorno
E già mi vendicai
Con fiero sdegno
Che perder già mi fè
Dè cieli il regno.

Aria

LUCIFERO
Caddi, è ver, ma nel cadere
non perdei forza né ardire.
Per scacciarmi dalle sfere
se più forte allor fu Dio,
or fatt’huomo al furor mio
pur ceduo ha con morire.

Recitativo

LUCIFERO
Ma che veggio? dè spirti a me nemici
come un si folto stuolo
per quest’aure annegrite
da miei respiri osa portar il volo?

ANGELO
Né tenebrosi chiostri
Tacete orridi mostri
E dell’eterno re
Le leggi udite.

LUCIFERO
Chi sei? Chi è questo tuo re,
che dov’io regno a penetrar s’avanza?

ANGELO
E’ re di gloria, è re possente e forte,
cui resister non può la tua possanza.

LUCIFERO
Se parli di chi penso,
pur oggi a morte spinto
negar non può, ch’il mio poter l’ha vinto.

ANGELO
Come cieco t’inganni, e non t’avvedi
che, se morì chi è della vita autore,
non fu per opra tua, ma sol d’amore.

Aria

D’amor fu consiglio
che al Padre nel Figlio
l’offesa pagò,
per render all’huomo
la vita che un pomo
gustato involò.

Recitativo

LUCIFERO
E ben, questo tuo Nume
dell’huomo innamorato
e che per lui svenato
oggi volle morir, che più presume?
L’omaggio a me dovuto
se a rendermi qua giù move le piante,
venga; ma se pretende...

ANGELO
Taci, che or lo vedrai, mostro arrogante.
Vedrai come delusa
da lui fugge la morte,
vedrai come confusa
lo rimira la colpa,
vedrai come atterrito
si nasconde la pena,
vedrai come tu stesso
tremerai genuflesso
al suo gran nome.

LUCIFERO
Io tremante! Io si vile! E quando? E come?
Sconvolgerò gli abissi,
dal suo centro commossa
dissiperò la terra,
all’aria coi respiri,
al fuoco coi sospiri,
con gli aneliti al ciel muoverò guerra.

Aria

O voi dell’Erebo
potenze orribili,
su, meco armatevi
d’ira e valor!
E dell’Eumenidi
gli angui terribili
con fieri sibili
ai cieli mostrano,
ch’hanno i suoi fulmini gli abissi ancor.

Recitativo

MADDALENA
Notte, notte funesta,
che del divino sole
con tenebre a duol piangi l’occaso,
lascia che pianga anch’io,
e con sopor tiranno
al giusto dolor mio
deh non turbar l’affanno!

Aria

Ferma l’ali, e su miei lumi
non volar, o sonno ingrato!
Se presumi
asciugarne il mesto pianto,
lascia pria che piangan tanto
questo sangue ha sparso in fiumi
il mio Dio per me svenato.

Recitativo

CLEOFE
Concedi, o Maddalena,
qualche tregua al martire,
che un continuo languire
può con la vita anche scemar la pena,
e per un Dio ch’è morto
così giusto è’l dolore,
che non convien di renderlo più corto.

MADDALENA
Cleofe, in vano al riposo
tu mi consigli, ed al mio core amante
sarebbe più penoso ogni momento,
che potesse restar senza tormento.

CLEOFE
Se il tuo giusto cordoglio
sol di pene ha desio,
trattenerlo non voglio,
ma sol unire al tuo affanno il mio.

Aria

Piangete, si, piangete,
dolenti mie pupille,
e con amare stille
al morto mio Signor
tributo di dolor
meste rendete!
Che mentre egli spargea
tutt’intorno il suo sangue in croce,
morendo sol dicea
di pianto: ho sete.

Recitativo

MADDALENA
Ahi dolce mio Signore,
le tue vene già vuote
chiedan di poco umore
momentaneo ristoro,
e il barbaro Israele
bevanda sol di fiele
ti porse: io lo rammento, e pur non moro?

CLEOFE
Ahi popolo crudel, popolo ingrato!
Chi per te già disciolse
duri macigni in liquidi torrenti
di purissimi argenti,
poche stille ti chiede;
tu gli dai mercede
un si amaro liquore:
e in rammentarlo non si spezza il core?

MADDALENA
Oh crude rimembranze!

CLEOFE
Oh funeste memorie!

MADDALENA
Tormentatemi pur,

CLEOFE
Si, si, seguite
ad accrescermi il duol,

MADDALENA
che nel tormento

CLEOFE
che nell’angoscia ria

MADDALENA
Io godo ancor,

CLEOFE
Sollievo ancor io sento.

MADDALENA
Se col pensiero afflitto
va lusingando almeno
il mio desire, e parmi aver nel seno
qualche martir del mio Gesù trafitto.

CLEOFE
Se nell’afflitta mente
ho il mio Gesù presente,
e benché esangue ed impiagato, parmi
che basti il volto suo per consolarmi.

Duetto

MADDALENA
Dolci chiodi, amate spine,
da quei piedi e da quel crine
deh passate nel mio sen.

CLEOFE
Cara effiggie addolorata,
benché pallida e piagata,
sei mia vita, sei mio ben.

Recitativo

S. GIOVANNI
Oh Cleofe, oh Maddalena,
del mio Divin Maestro amanti amate,
oh quant’invidio, quanto,
quelle che hora versate
stille di puro amor più che di pianto.
Spero presto vederle,
per coronar il mio Signor risorto,
da rugiade di duol cangiarsi in perle.

MADDALENA
Giovanni, tu che fosti
Del mio Giesù discepolo diletto,
e degli arcani suoi
secretario fedel, solo tu puoi
di speme più tranquilla
ravivar nel mio sen qualche scintilla.

S. GIOVANNI
Già la seconda notte,
da ch’egli estinto giacque,
col carro suo di tenebroso gelo
tutta varcò la sommità del cielo,
e del gange su l’acque
attende già la risvegliata aurora
del nuovo sole il lucido ritorno:
ma il nostro sole ancora
a noi tornar promise il terzo giorno.
Consoli dunque il vostro cor, che geme,
una si bella e si vicina speme.

Aria

Quando è parto dell’affetto,
il dolor in nobil petto
non estingue la costanza:
quando è figlia della fede,
mai non cede
al timore la speranza.

Recitativo

CLEOFE
Ma dimmi, e sarà vero
Che risorga Giesù?

S. GIOVANNI
S’egli l’ha detto,
chi mai di menzognero
oserà d0arguire labbro divino!

MADDALENA
Su! Sunque andiamo, e pria ch’il matutino
Raggio dell’orizonte il lembo indori,
andiam ad osservare al sacro avello,
che almen potremmo in quello
con balsami ed odori
unger la fredda esaminata salma
di chi fu già di noi la vita e l’alma.

CLEOFE
Pronta a seguirti io sono,
ma speranza meglior mi rende ardita,
e di Giovanni ai detti
spero viva trovar la nostra vita.

Aria

Naufragando va per l’onde
Debol legno, e si confonde
Nel periglio anch’il nocchier.
Ma se vede poi le sponde,
lo conforta nuova speme,
e del vento più non teme
né del mar l’impeto fier.

Recitativo

S. GIOVANNI
Itene pure, oh fide amiche donne,
al destinato loco,
ch’ivi forse potrete
del vostro bel desio trovar le mete,
mentre io torno a colei, che già per madre
mi diè nell’ultim hore
del suo penoso agone il mio Signore.

MADDALENA
A lei ben opportuno
Il tuo soccorso fia,
che in così duro scempio
qual sia la pena sua, so per la mia.

S. GIOVANNI
Ben d’ogn’altro più grande
Fu il dolor di tal madre
Di tal figlio alla morte,
ma d’ogn’altro più forte
hebbe in soffrirlo il petto, ed hor costante
che ferma più d’ogn’altra ha la speranza
di vederlo risorto, e se l’ottiene,
la gioja allora compenserà le pene.

Aria

Così la tortorella
talor piange e si lagna,
perchè la sua compagna
vede ch’augel feroce
dal nido gli rubò.
Ma poi, libera e bella
se ritornarla sente,
compensa in lieta voce
quel gemito dolente
che mesta già formò.

Recitativo

MADDALENA
Se Maria dunque spera,
e spera ancor Giovanni,
anch’io dar voglio con si giusta speme
qualche tregua agli affanni;
ma pure chi ben ama sempre teme,
e nell’amante mio misero core
benchè speranza regni,
bandir non può il timore.
Or degli opposti affetti
A chi debba dar fede,
vedrò volgendo il piede
all’adorato speco,
tomba del mio Giesù. Vada Giovanni
a consolar Maria; Cleofe sia meco.

Aria

Ho un non so che nel cor,
che in vece di dolor
gioia mi chiede.
Ma il core, uso a temer
le voci del piacer
o non intende ancor,
o inganno del pensier
forse le crede.

Recitativo

ANGELO
Uscite, pur uscite
Dall’oscura prigione,
ove si lunga ed horrida stagione
questo giorno attendeste, anime belle!
Uscite, pur, uscite,
a vagheggiare, a posseder le stelle!
Di quel Signor, ch’ha vinto
Per voi la morte e’l contumace averno,
il trionfo seguite:
e voi primi venite,
o primi padri delle humane genti;
né s’odano più lamenti
del vostro anctico errore,
or ch’ebbe insorto un tanto redentore;
seguano gli altri poi,
e per l’orme di luce,
che del divino duce
il glorioso piè stampa nell’ombre,
da questo centro squallido e profondo
sorgan con lui sovra l’aperto mondo.
Ma con eco festiva
Replichi prima il lor devoto labro.

CORO
Il Nume vincitor
trionfi, regni e viva,
per cui Cocito
geme atterrito,
per cui ritorna
la pace al suol!




APPENDICE

Nel libretto allegato alla partitura, edita nel 1878 è differente l’inizio della Prima Parte.

Prima Parte

Recitativo

LUCIFERO
A dispetto dè Cieli ho vinto, ho vinto.
Vincitore a voi torno,
del grande Abisso abitatori illustri.
Voi, che sdegnaste d’abbassarvi in cielo
Ad inchinar l’humanità nel verbo,
e dell’huomo superbo
per mantenere in vostra mano il giogo
poco prezzaste dell’empiree sedi
abbandonare il luogo,
di si bella vittoria
meco or godete, e dell’antico oltraggio
cancelli il nuovo onor la ria memoria.
Chi sa che un giorno ancora,
se arride la fortuna a un giusto orgoglio,
non torni a porre in Aquilone il soglio.

Aria

LUCIFERO
Caddi, è ver, ma nel cadere
non perdei forza né ardire.
Per scacciarmi dalle sfere
se più forte allor fu Dio,
or fatt’huomo al furor mio
pur ceduo ha con morire.

Recitativo

Ma che insolita luce
Squarcia le tende alla tartarea notte?
Qual eco non più udita
Con armonia gradita
Fa intorno risonar le Stigie grotte?
Che veggio? Ohimè! Dè spirti a me nemici
Come un si folto stuolo
Per quest’aure annegrite
Da miei respiri osa portar il volo?

Aria

ANGELO
Disseratevi, oh porte d’Averno,
e al bel lume d’un lume ch’è eterno
tutto in lampi si sciolga l’orror!
Cedete, horride porte,
cedete al re di gloria
che della sua vittoria
voi siete il primo onor.

Recitativo

LUCIFERO
Chi sei? Chi è questo re,
che dov’io regno a penetrar s’avvanza?



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