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ATTO TERZO

Ottobre 1838.
La soffitta di Marcello.
A destra sul davanti un comò sul quale è una bottiglia d'acqua ed un bicchiere - Poi, nell'angolo, un letto a due posti, davanti al quale è un paravento con schizzi e disegni di Marcello. - Nel mezzo una larga finestra, da cui si scorge dominare in lontananza sopra una selva di comignoli e abbaini la cupola dorata del tempio des Invalides. Sul davanzale della finestra un vaso con un fiore disseccato. Presso la finestra un cavalletto da pittore dinanzi al quale lavora Marcello.
A sinistra il muro fa angolo e nel tratto sporgente è la porta della stanza, che aprendosi lascia vedere un uscio di faccia che si suppone esser della camera di Rodolfo. Sui muri tele, gessi. Un tavolo nel mezzo presso al quale Musette sta seduta come assorta. Schaunard è in piedi presso Marcello; ha un bastone spezzato sotto il braccio.
È quasi mezzogiorno

MARCELLO
(dipingendo)
E che! tu pur sei vedovo?

SCHAUNARD
(affettando un'aria tragica e brandendo il bastone spezzato)
Sì, con Eufemia ho rotto
i rapporti e il bastone. Guarda com'è ridotto!
Il culto dei ritratti stavolta l'ha perduta.
D'un ussero stamane l'effigie ho rinvenuta
con dedica amorosa, che il fallo suo conferma.
Il cuor di quella donna è proprio una caserma!

MARCELLO
(smettendo di dipingere, stirandosi)
Auf! sono stanco: è tardi?

SCHAUNARD
È l'ora a noi molesta
in cui si mette a tavola ogni persona onesta!
E dire che a Parigi sui ferri in questo istante
son più di centomila cotolette!

MARCELLO
(alzandosi)
E altrettante
bistecche.

SCHAUNARD
(con comica mestizia)
Oh! diventiamo delle oneste persone
anche noi!

MARCELLO
Sì, moviamoci. Io porto a Salomone
quel quadro ed ei pagarlo deve al prezzo migliore.

SCHAUNARD
Io per tentare un prestito corro dall'editore.
Dov'è Rodolfo?

MARCELLO
È solo, di là, cupo, accigliato.
Oh! l'umor suo giocondo com'è presto mutato,
dal dì che, su, in carrozza, Mimì gli fuggì via!
Invan tenta il dolore celar con l'ironia
negli ultimi suoi versi del Requiem d'amore!
Con le manine bianche Mimì spezzò il suo cuore!

SCHAUNARD
(avviandosi all'uscio)
In che legno elegante l'ho vista ier mattina!
Sorrideva al Visconte; sai? s'è fatta carina!
(egli apre l'uscio che lascia spalancato e lo si vede picchiare alla porta di faccia, aprirla e chiuderla dopo entrato)

MARCELLO
(avvicinandosi a Musette)
Che hai? Sei forse in collera?

MUSETTE
(tristamente)
Io? No!

MARCELLO
Tu soffri?

MUSETTE
(con triste sorriso)
Ormai ci sono avvezza.
Al digiuno!

MARCELLO
Rimproveri?
È nell'anima tua tanta amarezza?
(si volge verso la finestra)
Vedi!

MUSETTE
(voltandosi appena)
Che c'è?

MARCELLO
La nostra rosa muore!

MUSETTE
(crollando le spalle)
Ebben?

MARCELLO
(con tristezza)
La nostra vita era quel fiore!
Io te l'offersi il dì che a me venisti:
qui, sotto un tetto ricco sol d'amor.
E tu fra i baci l'anima mi apristi:
«Vivremo insiem finché la rosa è in fior!»

MUSETTE
(levandosi commossa)
Che poesie!

SCHAUNARD
(esce in fretta dalla stanza di Rodolfo chiudendone la porta e dice sul limitare)
Andiamo! Egli è là che lavora
ritorneremmo insieme a cercarlo fra un'ora.
La Provvidenza è grande: andiamola a trovare;
andiam!

MUSETTE
(a Schaunard)
(con un sospiro)
La Provvidenza ha già troppo da fare
a nutrir gli augelletti dei bosco, amico mio!
(Marcello ha staccato una piccola tela dal muro; messo il cappello dice avvicinandosi a Musette, e baciandola)

MARCELLO
Non dir così, Musette; arrivederci!

MUSETTE
(baciandolo anch'essa con tristezza)
Addio!

(Marcello e Schaunard escono chiudendo la porta. - Musette va presso la finestra, guarda in giù e poi dice ritornando:)

MUSETTE
È destin! debbo andarmene... Coraggio!
Ah, povero Marcello!
S'io pur mi ritraessi oggi, la forza
avrei forse domani per soffrire?
È un inferno tal vita!
No! non ne posso più! meglio è finire!
(siede decisa al tavolo e scrive dicendo le frasi)

MUSETTE
«Marcello mio! ~ Non stare ad aspettarmi,
esco -e non so se ritornar potrò-
mi tormenta la fame, e per distrarmi
sui boulevards vagando me ne vo.
(guardando un po' verso la finestra)
L'oro che su la cupola lontana
degli Invalidi veggo scintillar,
m'abbaglia e par che a la mia mente insana
tristi consigli venga a sussurrar.
Va'!... se il merletto non costasse tanto!...
Se certo almeno il pan fosse ogni dì...
Or non ti scriverei con questo pianto
che t'amo, eppur l'addio ti do così!»
(terge una lagrima e si leva)

MUSETTE
Ora andiam.
(ascoltando)
Chi sarà? Forse Rodolfo.
(prende la lettera scritta ed ascolta ansiosa)
Nessuno.
(va alla porta, l'apre e guarda nel corridoio)
Ah! il portinaio. ~ Tanto meglio. ~
(chiamando)
Signor Giovanni - uditemi... scusate...

(un portinaio comparisce sull'uscio. - Musette corre al tavolo, chiude la lettera e la consegna)

MUSETTE
Io vo fuori: è una lettera a Marcello,
allorché torni, gliela consegnate.
(il portinaio s'inchina e parte chiudendo l'uscio. - Musette va a la comode, versa l'acqua in un bicchiere e col fazzoletto si bagna gli occhi)

MUSETTE
Suvvia fuggiam, perché se resto ancora,
o povero cuor mio,
non avrò più la forza!
(passa dietro al paravento e prende sul letto il velo per capo e lo scialle che mette in fretta - poi s'arresta un istante indecisa guardando la stanzetta e mandando due baci con ambo le mani a destra ed a sinistra mormora fra un singulto:)
Addio! Addio!
(poi corre veloce alla porta, la schiude e si trova faccia a faccia con Mimì elegantemente vestita che entra tutta agitata)

MUSETTE
(sbalordita arretrandosi)
Tu qui! Perché? Che vuoi?

MIMÌ
Voglio Rodolfo. ~ Chiedere perdon gli vo' prostrata;
vo' dirgli ch'io non merito ch'ei m'abbia tanto amata;
ma che se fui colpevole, a lui sol diedi il cuor!
Vo' dirgli che nel leggere que' versi in cui narrava
del nostro amor la storia, il mio pensier tornava
ai lieti dì che in lacrime rimpiango invano ancor!

MUSETTE
I versi! I versi! Ah credimi, t'inebrieran per poco
se con essi ritornino gl'inverni senza fuoco
e i giorni senza pan!

MIMÌ
Oh! s'egli ancor può rendermi baci e carezze ardenti,
io sfido la miseria e la fame e gli stenti!
Che importa a me il doman?

MUSETTE
Ah! tu parli così perché al tuo cenno
stan servi e cocchi che pagò il tuo damo!
Perché l'oro puoi spendere a tuo senno!...

MIMÌ
(esasperata)
No ~ ti parlo così sol perché l'amo!

MUSETTE
Ed io, forse, Marcel non amo ancora?
Forse tutto non diedi per suo amor?
Eppur, sai tu che cosa fo a quest'ora?
Fuggo! fuggo! Ed a brani fo il mio cor!
Fuggo perché a la fin mi fa paura
questa eterna incertezza del diman!
Fuggo perché la fame mi tortura
e a sorridere ancor mi forzo invan!
Fuggo perché di peso a lui son io
che a sé stesso bastar diggià non sa!...
Non indugiar. -Pari è il tuo fato al mio.-
Fuggi, Mimì, riprendi il cocchio e va'!

MIMÌ
No, la miseria non mi fa paura ~
e so ben io se sarò là diman?
Questo desio d'amor che mi tortura
dal core io cerco di strapparlo invan!
Amo Rodolfo e i baci suoi vogl'io ~
ei m'ama ancora, ed altro il cor non sa.
Oh! lasciami obliar ne 'l sogno mio
il cruccio de la vita che se n' va!

MUSETTE
(spingendola)
E tu vallo a raggiungere.
(indicando la stanza di Rodolfo)
E là. ~ Io fuggo. ~

MIMÌ
(fa per lanciarsi con gioia verso la porta)
Ah!

MUSETTE
(fermandola e udendo passi precipitati che si appressano)
Taci - sventura!
È Marcello che torna. - Ei sa...

MIMÌ
(tremante)
Nascondimi,
non vo' vederlo!...

MUSETTE
(indicandole il paravento che copre il letto)
Colà. ~

MIMÌ
(celandosi)
Ho paura. ~
Musette è ritta poggiata al tavolo guardando con aria di sfida la porta che si apre violentemente.
Marcello appare pallido tenendo in mano la lettera di Musette. - Egli si sofferma un istante a guardarla poi si avanza mostrandole il foglio.

MARCELLO
Se' proprio tu che hai scritto ciò?

MUSETTE
(fieramente)
Son io. ~

MARCELLO
(dopo una pausa)
Come si chiama il tuo novello amante?

MUSETTE
Non lo so ancora.

MARCELLO
(scattando on rabbia)
Oh!
(poi ritenendosi)
Senti!... Giuro a dio
che impreco a la miseria in tale istante
sol perché mentre a un altro apri le braccia
non ho una borsa da gittarti in faccia!

MUSETTE
Marcel non insultate. ~ Quali amanti
aveste pria di me se tanto strano
vi sembra che una donna a voi si è data?

MARCELLO
Ah! taci!... Tu non sai, tu, sciagurata!...

MUSETTE
(interrompendolo)
So che per te ho spremuto dal mio core
tutto l'affetto de l'intera vita
e come pianta inaridita
ora il cor mio langue e si muore!
Io so che, ne lo scriverti, lo schianto
lacerava la triste anima mia
e mentre afflitta or mi partìa
caldo piovea su le mie gote il pianto!...
(commossa)
So che tutt'ora, allor che tu evocavi
con quello spento fiore
le prime ore d'amor
sentii spezzarmi il core. ~
Ed al pensiero son tornati ancor
que' dì soavi
ma pur fugaci!
E le miserie. ~ E i nostri baci!
E ne la piena dei dolor
volli al tuo piè cadere in pianto allor!

MARCELLO
(afferrandola fra le braccia commosso)
Tu m'ami ancor!... Tu m'ami il veggo.
MUSETTE
(piangendo)
T'amo!

MARCELLO
L'hai detto alfin! mentirmi
così non può il tuo cor!
Fingesti di fuggirmi
per prova sol, ma tu rimani ancor!
Un detto bramo!
Un solo detto
per discolparti. ~ Un cenno aspetto.
Ah! dillo, qui stretta al mio sen
(quasi in delirio scuotendola)
parlami ancora,
crederti voglio!... Il cor t'implora!...
Ma parla! parla! Ti discolpa almen!

MUSETTE
(svincolandosi)
Sì, t'amo ~ e tu lo scorgi al mio dolore ~
Non mi scolpo. ~ Lasciarti or degg'io ~
È pe 'l tuo bene. ~ Mi si spezza il core,
ma parto. ~ Dammi il bacio de l'addio!
La nuit d'octobre. - A. De Musset

MARCELLO
(prorompendo)
Va' via, fantasma del passato!
E offrirmi baci osi tu ancor?
Creder mi lascia che ho sognato
quand'io ripenso al nostro amor!
Son le menzogne tue soltanto
che m'hanno appreso ad imprecar!
Ed ora io dubito del pianto
perché t'ho visto lacrimar!
Ebben, va' pur da me lontana
vendi a chi t'offre gemme ed or
le tue carezze, o cortigiana,
io mi vergogno del tuo amor!

MUSETTE
Ah! tu insulti? Sei vile. ~ Io ti disprezzo, addio.
(va decisa verso l'uscio. Marcello corre su di lei co' le mani alzate)

MARCELLO
Viva al tuo amante non giungerai, per dio!
(Mimì spaventata fa per correre al soccorso di Musette; il paravento cade e la scopre)
MIMÌ
Ah! Musette!

MARCELLO
(stupito la guarda)
Mimì!
(ride forzatamente)
Ah! Ah! or l'avventura
si spiega.
(corre alla porta e la spalanca chiamando)
Su! Rodolfo. Vien qua!

MIMÌ
(tremante, stringendosi a Musette)
Mi fa paura.

MARCELLO
Rodolfo!

RODOLFO
(esce dalla sua camera e si arresta al limitare stupito guardando Mimì)
Ebben! Che avviene?

MARCELLO
(con allegria forzata)
Anch'io, consolati,
ho il mio congedo! A noi novelli amor!
Evviva la Bohème! or possiam ridere!
Questa buona Mimì che mi fa libero
ha fornito a Musette un protettor!...

MIMÌ
(quasi delirante)
Rodolfo!... non lo credere
ei perde il senno!... Io qui per te venia!
Sì per te solo... credimi!
Per ridarti il mio cuor, la vita mia!...
Non mento no...
(a Musette)
Di' tu... glielo confessa!

RODOLFO
(salutando ironicamente)
Ah grazie! Troppo onore, viscontessa!
(poi a Marcello)
Io t'aspetto di là.
(volta le spalle e va verso la sua stanza)

MIMÌ
(disperatamente aggrappandosi a lui)
L'ultima volta
voglio parlarti!... Rodolfo m'ascolta!...
(Rodolfo si svincola e cantarellando entra nella stanza e chiude la sua porta lasciando Mimì prostrata sulla soglia)
Le requiem d'amour. H. Murge

RODOLFO
(cantando)
Fra noi due n-i-ni diggià tutto finì
tu non sei che un fantasma ed uno spettro io sono.
Del nostro amor defunto il De-profundis qui
fra una pipa e un bicchiere in gaio ritmo intuono.
A me più non rammenti il tuo perduto amor
nel sudario di seta che soffoca il tuo cor.

MUSETTE
(decisa, andando verso Mimì e sollevandola con affetto)
Andiamo.

MARCELLO
(arrestandola col gesto)
Un motto ancor. Poiché fra noi
tutto finì, vi prego di raccogliere
le vostre cose e prenderle con voi.

MUSETTE
(poi volgendosi a Mimì)
Va' giù ad attendermi; presto discendo anch'io.

MIMÌ
(dall'uscio)
Addio Marcello!...

MARCELLO
(burbero)
Addio...
Mimì scompare piangendo nel corridoio.
Musette va alla comode mentre Marcello si appoggia al tavolo voltandole il dorso. - Essa apre i tiretti, prende vari effetti e ne fa un piccolo pacco. - Poi esita un istante e, senza che Marcello se ne accorga, corre alla finestra, spezza un ramo dei fiore morto e, dopo averlo baciato, se lo mette nel seno. - Indi ridiscende, prende il pacco e tristamente dice a Marcello:

MUSETTE
Ecco... ho finito!

MARCELLO
(senza nemmeno guardarla)
Addio!
Musette dà un sospiro e va alla porta. Nel mentre fa per chiudere, una cuffietta cade dal pacco sul suolo. Essa non se ne accorge e parte. Marcello si rivolge come trasognato, va alla finestra e guarda. - Intanto
si sente la voce di Schaunard che ritorna e passando gli grida dietro l'uscio:

SCHAUNARD
Ho trovato. ~ Prevengo
Rodolfo, e per il pranzo da lui t'aspetto.

MARCELLO
(scuotendosi)
Vengo.
(rivolgendosi vede la cuffietta di Musette e va a raccoglierla; poi gira lo sguardo all'intorno, muove verso il letto e là colto da un singhiozzo cade baciando il cuscino)

MARCELLO
Musette! O gioia de la mia dimora,
è dunque ver che lungi ora sei tu!
È dunque ver che t'ho scacciata or ora
e che sul cor non ti terrò mai più?
Testa adorata, più non tornerai
lieta sul mio guanciale a riposar!
Bianche manine ch'io sul cor scaldai
più il labbro mio non vi potrà baciar!
Gaie canzoni de' giorni d'amore
la vostra eco lontana già fuggì.
La stanza è muta e il vedovo mio core
piange nel tedio que' perduti dì!...
(si accascia piangendo)
ATTO TERZO

Ottobre 1838.
La soffitta di Marcello.
A destra sul davanti un comò sul quale è una bottiglia d'acqua ed un bicchiere - Poi, nell'angolo, un letto a due posti, davanti al quale è un paravento con schizzi e disegni di Marcello. - Nel mezzo una larga finestra, da cui si scorge dominare in lontananza sopra una selva di comignoli e abbaini la cupola dorata del tempio des Invalides. Sul davanzale della finestra un vaso con un fiore disseccato. Presso la finestra un cavalletto da pittore dinanzi al quale lavora Marcello.
A sinistra il muro fa angolo e nel tratto sporgente è la porta della stanza, che aprendosi lascia vedere un uscio di faccia che si suppone esser della camera di Rodolfo. Sui muri tele, gessi. Un tavolo nel mezzo presso al quale Musette sta seduta come assorta. Schaunard è in piedi presso Marcello; ha un bastone spezzato sotto il braccio.
È quasi mezzogiorno

MARCELLO
(dipingendo)
E che! tu pur sei vedovo?

SCHAUNARD
(affettando un'aria tragica e brandendo il bastone spezzato)
Sì, con Eufemia ho rotto
i rapporti e il bastone. Guarda com'è ridotto!
Il culto dei ritratti stavolta l'ha perduta.
D'un ussero stamane l'effigie ho rinvenuta
con dedica amorosa, che il fallo suo conferma.
Il cuor di quella donna è proprio una caserma!

MARCELLO
(smettendo di dipingere, stirandosi)
Auf! sono stanco: è tardi?

SCHAUNARD
È l'ora a noi molesta
in cui si mette a tavola ogni persona onesta!
E dire che a Parigi sui ferri in questo istante
son più di centomila cotolette!

MARCELLO
(alzandosi)
E altrettante
bistecche.

SCHAUNARD
(con comica mestizia)
Oh! diventiamo delle oneste persone
anche noi!

MARCELLO
Sì, moviamoci. Io porto a Salomone
quel quadro ed ei pagarlo deve al prezzo migliore.

SCHAUNARD
Io per tentare un prestito corro dall'editore.
Dov'è Rodolfo?

MARCELLO
È solo, di là, cupo, accigliato.
Oh! l'umor suo giocondo com'è presto mutato,
dal dì che, su, in carrozza, Mimì gli fuggì via!
Invan tenta il dolore celar con l'ironia
negli ultimi suoi versi del Requiem d'amore!
Con le manine bianche Mimì spezzò il suo cuore!

SCHAUNARD
(avviandosi all'uscio)
In che legno elegante l'ho vista ier mattina!
Sorrideva al Visconte; sai? s'è fatta carina!
(egli apre l'uscio che lascia spalancato e lo si vede picchiare alla porta di faccia, aprirla e chiuderla dopo entrato)

MARCELLO
(avvicinandosi a Musette)
Che hai? Sei forse in collera?

MUSETTE
(tristamente)
Io? No!

MARCELLO
Tu soffri?

MUSETTE
(con triste sorriso)
Ormai ci sono avvezza.
Al digiuno!

MARCELLO
Rimproveri?
È nell'anima tua tanta amarezza?
(si volge verso la finestra)
Vedi!

MUSETTE
(voltandosi appena)
Che c'è?

MARCELLO
La nostra rosa muore!

MUSETTE
(crollando le spalle)
Ebben?

MARCELLO
(con tristezza)
La nostra vita era quel fiore!
Io te l'offersi il dì che a me venisti:
qui, sotto un tetto ricco sol d'amor.
E tu fra i baci l'anima mi apristi:
«Vivremo insiem finché la rosa è in fior!»

MUSETTE
(levandosi commossa)
Che poesie!

SCHAUNARD
(esce in fretta dalla stanza di Rodolfo chiudendone la porta e dice sul limitare)
Andiamo! Egli è là che lavora
ritorneremmo insieme a cercarlo fra un'ora.
La Provvidenza è grande: andiamola a trovare;
andiam!

MUSETTE
(a Schaunard)
(con un sospiro)
La Provvidenza ha già troppo da fare
a nutrir gli augelletti dei bosco, amico mio!
(Marcello ha staccato una piccola tela dal muro; messo il cappello dice avvicinandosi a Musette, e baciandola)

MARCELLO
Non dir così, Musette; arrivederci!

MUSETTE
(baciandolo anch'essa con tristezza)
Addio!

(Marcello e Schaunard escono chiudendo la porta. - Musette va presso la finestra, guarda in giù e poi dice ritornando:)

MUSETTE
È destin! debbo andarmene... Coraggio!
Ah, povero Marcello!
S'io pur mi ritraessi oggi, la forza
avrei forse domani per soffrire?
È un inferno tal vita!
No! non ne posso più! meglio è finire!
(siede decisa al tavolo e scrive dicendo le frasi)

MUSETTE
«Marcello mio! ~ Non stare ad aspettarmi,
esco -e non so se ritornar potrò-
mi tormenta la fame, e per distrarmi
sui boulevards vagando me ne vo.
(guardando un po' verso la finestra)
L'oro che su la cupola lontana
degli Invalidi veggo scintillar,
m'abbaglia e par che a la mia mente insana
tristi consigli venga a sussurrar.
Va'!... se il merletto non costasse tanto!...
Se certo almeno il pan fosse ogni dì...
Or non ti scriverei con questo pianto
che t'amo, eppur l'addio ti do così!»
(terge una lagrima e si leva)

MUSETTE
Ora andiam.
(ascoltando)
Chi sarà? Forse Rodolfo.
(prende la lettera scritta ed ascolta ansiosa)
Nessuno.
(va alla porta, l'apre e guarda nel corridoio)
Ah! il portinaio. ~ Tanto meglio. ~
(chiamando)
Signor Giovanni - uditemi... scusate...

(un portinaio comparisce sull'uscio. - Musette corre al tavolo, chiude la lettera e la consegna)

MUSETTE
Io vo fuori: è una lettera a Marcello,
allorché torni, gliela consegnate.
(il portinaio s'inchina e parte chiudendo l'uscio. - Musette va a la comode, versa l'acqua in un bicchiere e col fazzoletto si bagna gli occhi)

MUSETTE
Suvvia fuggiam, perché se resto ancora,
o povero cuor mio,
non avrò più la forza!
(passa dietro al paravento e prende sul letto il velo per capo e lo scialle che mette in fretta - poi s'arresta un istante indecisa guardando la stanzetta e mandando due baci con ambo le mani a destra ed a sinistra mormora fra un singulto:)
Addio! Addio!
(poi corre veloce alla porta, la schiude e si trova faccia a faccia con Mimì elegantemente vestita che entra tutta agitata)

MUSETTE
(sbalordita arretrandosi)
Tu qui! Perché? Che vuoi?

MIMÌ
Voglio Rodolfo. ~ Chiedere perdon gli vo' prostrata;
vo' dirgli ch'io non merito ch'ei m'abbia tanto amata;
ma che se fui colpevole, a lui sol diedi il cuor!
Vo' dirgli che nel leggere que' versi in cui narrava
del nostro amor la storia, il mio pensier tornava
ai lieti dì che in lacrime rimpiango invano ancor!

MUSETTE
I versi! I versi! Ah credimi, t'inebrieran per poco
se con essi ritornino gl'inverni senza fuoco
e i giorni senza pan!

MIMÌ
Oh! s'egli ancor può rendermi baci e carezze ardenti,
io sfido la miseria e la fame e gli stenti!
Che importa a me il doman?

MUSETTE
Ah! tu parli così perché al tuo cenno
stan servi e cocchi che pagò il tuo damo!
Perché l'oro puoi spendere a tuo senno!...

MIMÌ
(esasperata)
No ~ ti parlo così sol perché l'amo!

MUSETTE
Ed io, forse, Marcel non amo ancora?
Forse tutto non diedi per suo amor?
Eppur, sai tu che cosa fo a quest'ora?
Fuggo! fuggo! Ed a brani fo il mio cor!
Fuggo perché a la fin mi fa paura
questa eterna incertezza del diman!
Fuggo perché la fame mi tortura
e a sorridere ancor mi forzo invan!
Fuggo perché di peso a lui son io
che a sé stesso bastar diggià non sa!...
Non indugiar. -Pari è il tuo fato al mio.-
Fuggi, Mimì, riprendi il cocchio e va'!

MIMÌ
No, la miseria non mi fa paura ~
e so ben io se sarò là diman?
Questo desio d'amor che mi tortura
dal core io cerco di strapparlo invan!
Amo Rodolfo e i baci suoi vogl'io ~
ei m'ama ancora, ed altro il cor non sa.
Oh! lasciami obliar ne 'l sogno mio
il cruccio de la vita che se n' va!

MUSETTE
(spingendola)
E tu vallo a raggiungere.
(indicando la stanza di Rodolfo)
E là. ~ Io fuggo. ~

MIMÌ
(fa per lanciarsi con gioia verso la porta)
Ah!

MUSETTE
(fermandola e udendo passi precipitati che si appressano)
Taci - sventura!
È Marcello che torna. - Ei sa...

MIMÌ
(tremante)
Nascondimi,
non vo' vederlo!...

MUSETTE
(indicandole il paravento che copre il letto)
Colà. ~

MIMÌ
(celandosi)
Ho paura. ~
Musette è ritta poggiata al tavolo guardando con aria di sfida la porta che si apre violentemente.
Marcello appare pallido tenendo in mano la lettera di Musette. - Egli si sofferma un istante a guardarla poi si avanza mostrandole il foglio.

MARCELLO
Se' proprio tu che hai scritto ciò?

MUSETTE
(fieramente)
Son io. ~

MARCELLO
(dopo una pausa)
Come si chiama il tuo novello amante?

MUSETTE
Non lo so ancora.

MARCELLO
(scattando on rabbia)
Oh!
(poi ritenendosi)
Senti!... Giuro a dio
che impreco a la miseria in tale istante
sol perché mentre a un altro apri le braccia
non ho una borsa da gittarti in faccia!

MUSETTE
Marcel non insultate. ~ Quali amanti
aveste pria di me se tanto strano
vi sembra che una donna a voi si è data?

MARCELLO
Ah! taci!... Tu non sai, tu, sciagurata!...

MUSETTE
(interrompendolo)
So che per te ho spremuto dal mio core
tutto l'affetto de l'intera vita
e come pianta inaridita
ora il cor mio langue e si muore!
Io so che, ne lo scriverti, lo schianto
lacerava la triste anima mia
e mentre afflitta or mi partìa
caldo piovea su le mie gote il pianto!...
(commossa)
So che tutt'ora, allor che tu evocavi
con quello spento fiore
le prime ore d'amor
sentii spezzarmi il core. ~
Ed al pensiero son tornati ancor
que' dì soavi
ma pur fugaci!
E le miserie. ~ E i nostri baci!
E ne la piena dei dolor
volli al tuo piè cadere in pianto allor!

MARCELLO
(afferrandola fra le braccia commosso)
Tu m'ami ancor!... Tu m'ami il veggo.
MUSETTE
(piangendo)
T'amo!

MARCELLO
L'hai detto alfin! mentirmi
così non può il tuo cor!
Fingesti di fuggirmi
per prova sol, ma tu rimani ancor!
Un detto bramo!
Un solo detto
per discolparti. ~ Un cenno aspetto.
Ah! dillo, qui stretta al mio sen
(quasi in delirio scuotendola)
parlami ancora,
crederti voglio!... Il cor t'implora!...
Ma parla! parla! Ti discolpa almen!

MUSETTE
(svincolandosi)
Sì, t'amo ~ e tu lo scorgi al mio dolore ~
Non mi scolpo. ~ Lasciarti or degg'io ~
È pe 'l tuo bene. ~ Mi si spezza il core,
ma parto. ~ Dammi il bacio de l'addio!
La nuit d'octobre. - A. De Musset

MARCELLO
(prorompendo)
Va' via, fantasma del passato!
E offrirmi baci osi tu ancor?
Creder mi lascia che ho sognato
quand'io ripenso al nostro amor!
Son le menzogne tue soltanto
che m'hanno appreso ad imprecar!
Ed ora io dubito del pianto
perché t'ho visto lacrimar!
Ebben, va' pur da me lontana
vendi a chi t'offre gemme ed or
le tue carezze, o cortigiana,
io mi vergogno del tuo amor!

MUSETTE
Ah! tu insulti? Sei vile. ~ Io ti disprezzo, addio.
(va decisa verso l'uscio. Marcello corre su di lei co' le mani alzate)

MARCELLO
Viva al tuo amante non giungerai, per dio!
(Mimì spaventata fa per correre al soccorso di Musette; il paravento cade e la scopre)
MIMÌ
Ah! Musette!

MARCELLO
(stupito la guarda)
Mimì!
(ride forzatamente)
Ah! Ah! or l'avventura
si spiega.
(corre alla porta e la spalanca chiamando)
Su! Rodolfo. Vien qua!

MIMÌ
(tremante, stringendosi a Musette)
Mi fa paura.

MARCELLO
Rodolfo!

RODOLFO
(esce dalla sua camera e si arresta al limitare stupito guardando Mimì)
Ebben! Che avviene?

MARCELLO
(con allegria forzata)
Anch'io, consolati,
ho il mio congedo! A noi novelli amor!
Evviva la Bohème! or possiam ridere!
Questa buona Mimì che mi fa libero
ha fornito a Musette un protettor!...

MIMÌ
(quasi delirante)
Rodolfo!... non lo credere
ei perde il senno!... Io qui per te venia!
Sì per te solo... credimi!
Per ridarti il mio cuor, la vita mia!...
Non mento no...
(a Musette)
Di' tu... glielo confessa!

RODOLFO
(salutando ironicamente)
Ah grazie! Troppo onore, viscontessa!
(poi a Marcello)
Io t'aspetto di là.
(volta le spalle e va verso la sua stanza)

MIMÌ
(disperatamente aggrappandosi a lui)
L'ultima volta
voglio parlarti!... Rodolfo m'ascolta!...
(Rodolfo si svincola e cantarellando entra nella stanza e chiude la sua porta lasciando Mimì prostrata sulla soglia)
Le requiem d'amour. H. Murge

RODOLFO
(cantando)
Fra noi due n-i-ni diggià tutto finì
tu non sei che un fantasma ed uno spettro io sono.
Del nostro amor defunto il De-profundis qui
fra una pipa e un bicchiere in gaio ritmo intuono.
A me più non rammenti il tuo perduto amor
nel sudario di seta che soffoca il tuo cor.

MUSETTE
(decisa, andando verso Mimì e sollevandola con affetto)
Andiamo.

MARCELLO
(arrestandola col gesto)
Un motto ancor. Poiché fra noi
tutto finì, vi prego di raccogliere
le vostre cose e prenderle con voi.

MUSETTE
(poi volgendosi a Mimì)
Va' giù ad attendermi; presto discendo anch'io.

MIMÌ
(dall'uscio)
Addio Marcello!...

MARCELLO
(burbero)
Addio...
Mimì scompare piangendo nel corridoio.
Musette va alla comode mentre Marcello si appoggia al tavolo voltandole il dorso. - Essa apre i tiretti, prende vari effetti e ne fa un piccolo pacco. - Poi esita un istante e, senza che Marcello se ne accorga, corre alla finestra, spezza un ramo dei fiore morto e, dopo averlo baciato, se lo mette nel seno. - Indi ridiscende, prende il pacco e tristamente dice a Marcello:

MUSETTE
Ecco... ho finito!

MARCELLO
(senza nemmeno guardarla)
Addio!
Musette dà un sospiro e va alla porta. Nel mentre fa per chiudere, una cuffietta cade dal pacco sul suolo. Essa non se ne accorge e parte. Marcello si rivolge come trasognato, va alla finestra e guarda. - Intanto
si sente la voce di Schaunard che ritorna e passando gli grida dietro l'uscio:

SCHAUNARD
Ho trovato. ~ Prevengo
Rodolfo, e per il pranzo da lui t'aspetto.

MARCELLO
(scuotendosi)
Vengo.
(rivolgendosi vede la cuffietta di Musette e va a raccoglierla; poi gira lo sguardo all'intorno, muove verso il letto e là colto da un singhiozzo cade baciando il cuscino)

MARCELLO
Musette! O gioia de la mia dimora,
è dunque ver che lungi ora sei tu!
È dunque ver che t'ho scacciata or ora
e che sul cor non ti terrò mai più?
Testa adorata, più non tornerai
lieta sul mio guanciale a riposar!
Bianche manine ch'io sul cor scaldai
più il labbro mio non vi potrà baciar!
Gaie canzoni de' giorni d'amore
la vostra eco lontana già fuggì.
La stanza è muta e il vedovo mio core
piange nel tedio que' perduti dì!...
(si accascia piangendo)



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