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ATTO QUARTO

Il 24 dicembre 1838 a sera. - Réveillon.
La soffitta di Rodolfo, che si suppone esser la stanza che si scorge in faccia a quella di Marcello nell'atto precedente.
Caminetto spento, a destra; lettuccio in ferro nel fondo a destra. - Porta di entrata in fondo a sinistra. - Finestra chiusa con vetri rammendati co' la carta, a sinistra sul davanti. Nel mezzo un tavolo coperto
di libri e carte e sul quale arde una lucerna ad olio a due becchi. - Rodolfo è seduto, scrivendo al tavolo, in un gran seggiolone di cuoio vecchio - qualche sedia in paglia qua e là - all'alzarsi della tela si sente il brontolio del vento.

RODOLFO
(fissando la finestra)
Scuoti o vento fra i sibili
scuoti le imposte mie con l'ali pronte!
Ben tu accompagni le strofe che volano
intorno a la mia fronte.

(lascia la penna e legge i suoi versi)

Ballade du dèséspéré.

RODOLFO
 - Chi batte a la porta a quest'ora?
- La Gloria son, vieni ad aprir!
- Va via: ne la mia casa ancora,
larva bugiarda, osi venir?
 - Apri, son io, son la Ricchezza,
de la tua bella io posso ancor
renderti il bacio e la carezza.
 - Va', non puoi rendermi l'amor!
(si alza a poco a poco animandosi)
 - L'arte son io, la Poesia!
Vo' darti l'immortalità!
 - Pace sol bramo. - E tu, va via
più illusioni il cor non ha.
 - Ebben, dischiudi a me le porte
poiché la pace brami sol ~
apri, son io, son la Morte
e guarir posso ogni tuo duol.
 - Entra. Il tugurio a te dischiudo;
perdona a tanta povertà. ~
È la miseria, o spettro ignudo
che t'offre l'ospitalità.
(si sente battere all'uscio)

RODOLFO
(balzando)
Chi è là?

MARCELLO
(aprendo ed entrando)
Son io. ~ Che fai?
(chiude)

RODOLFO
(passeggia e finisce per arrestarsi presso alla finestra)
Scrivevo. ~ Ebben, Schaunard non è tornato?

MARCELLO
(sedendosi al posto di Rodolfo)
Ora verrà. - Ché il pranzo, tu lo sai,
non è poi lungo a comperar! Tardato
ha già troppo.
(voltandosi di botto)
Per dio! Quel tuo camino
davvero il nido par de' sette venti!
(prendendo i fogli scritti da Rodolfo)
È il tuo poema? Vo' veder. ~ Consenti?...

(Rodolfo fa un cenno d'assentimento, Marcello legge e resta triste ed assorto)
(Schaunard entra vivamente in pantaloni chiari e giacca d'estate col bavero sollevato tremando dal freddo: egli ha un pacco coperto di cartone nella sinistra. Entra, chiude vivamente la porta e va al tavolo dove depone il pacco)

SCHAUNARD
Brrr! che freddo! ~ Ecco il pranzo, del pan, qualche patata
e tre aringhe! Quaresima abbiamo anticipata!
E dir che un milione potevo ereditare
che un mio nonno in America partì per ricercare!
Ma per un malinteso trovato in que' paraggi
ei fu preso e sepolto nel ventre de' selvaggi!
Requescati in pace. ~ È pronto il desinare.
(in questo mentre Schaunard ha disposto il mangiare sul tavolo e guarda Marcello e Rodolfo entrambi assorti, uno presso al tavolo, l'altro presso la finestra)

SCHAUNARD
Ehi, Rodolfo, che pensi? Marcello, vuoi mangiare?

RODOLFO
(avanzandosi)
Io penso che rimpiangere
sempre dobbiamo i giorni che se n' vanno.
(a Marcello)
Di', ti ritorna a l'anima
la sera di Natale de l'altro anno?

MARCELLO
(animandosi)
Là da Momus... che strepito!
Quanta gaiezza e quante illusioni!

RODOLFO
Mimì col riso ingenuo!

MARCELLO
E Musette con le gaie sue canzoni!

RODOLFO
E Colline!

SCHAUNARD
Ci siam! La stura han dato!
Cominciam la canzone del passato?

MARCELLO
E perché no? quando al mercante l'ultimo
quadro ho venduto, e l'oro mi contò
nel riporlo, per caso, ancor la lettera
di Musette fra le mani mi capitò!
Io la rilessi; e al punto in cui dicevami:
«Se certo almeno il pan fosse ogni dì»
col pianto agli occhi, mi decisi a scriverle
di tornar per un giorno solo qui.

SCHAUNARD
(di cattivo umore)
Hai scritto.

RODOLFO
Ebbene?

MARCELLO
Ebbene! Essa risposemi
ch'era ben lieta di tornare ancor;
sette dì son passati ne l'attendere:
essa non venne, ed è sparito l'or!

RODOLFO
(amaramente)
Cercavi il fuoco ne la fredda cenere!
Amore spento non ritorna più!

SCHAUNARD
E questa è la morale de la favola:
le patate son fredde!... A cena, su. ~

Schaunard obbliga Rodolfo a sedere a sinistra del tavolo, Marcello riprende posto nel seggiolone. Schaunard siede in faccia al pubblico.
Rodolfo e Marcello non sanno decidersi a mangiare. Schaunard appressa un tozzo di pane alle labbra quando la porta si spalanca ed appare Mimì pallida, emaciata e miseramente vestita.

MARCELLO
(balzando)
Mimì.

RODOLFO, SCHAUNARD
Mimì.
(Rodolfo in preda ad una interna lotta ricade sulla sedia volgendo le spalle all'uscio)

MIMÌ
(timidamente avanzandosi un poco e sforzandosi a sorridere)
Buona sera!... V'incomodo?

MARCELLO
(affettando un fare burbero)
Qui che vi guida? A che tornate ancora?

MIMÌ
(tremante)
Ho visto lume... e son salita. ~ Chiedervi
debbo una grazia! ~ M'han cacciata fuora...
e non ho asilo!... Nulla! Oh qui lasciatemi
per questa notte solo!... Ve lo accerto
diman vo via!...

SCHAUNARD
(non volendo far scorgere che è commosso, le prende il braccio ruvidamente, la fa avanzare e chiude la porta)
Ma entrate dunque! L'aria
non sentite che vien da l'uscio aperto?

MIMÌ
(umilmente)
Oh, vi chiedo perdono!

MARCELLO
(come sopra)
E il viscontino amato?

MIMÌ
(semplice e triste)
È finita da un pezzo. ~ Il congedo m'ha dato
quel dì che mi vedeste da voi l'ultima volta.
(è presa da un accesso di tosse)
Tornar volli al lavoro... e fui sì male accolta!
Poi venne la miseria... infin caddi ammalata!
All'ospedale un mese intero son restata. ~
Sapete, a San Luigi, sala Santa Vittoria,
letto numero venti!... Ecco tutta la storia!...

(Rodolfo si alza di scatto e va ad appoggiarsi al camino co' la faccia tra le mani)

MIMÌ
(continuando)
Son dieci giorni appena che di là sono uscita. ~
C'era folla! ~ M'han detto ch'ero proprio guarita...
(tosse ancora)
E di poi... tosso sempre!... Ma non v'incomodate
per me! Tornate a tavola, ve ne prego mangiate!

MARCELLO
(con dolcezza)
No, fame non abbiam!...

MIMÌ
(amaramente)
Beati voi!...

(Marcello porta vivamente le mani agli occhi. - Schaunard si alza serio, la prende pe 'l braccio, la obbliga a sedere al posto ov'era Rodolfo ed, indicandole col gesto ciò che è sulla tavola, dice:)

SCHAUNARD
Mangia!...

(Mimì si precipita sul tozzo di pane che porta avidamente alla bocca e non potendo più lo lascia cadere e dà in dirotto pianto. - Rodolfo, che si è rivolto, corre piangendo a lei, cade in ginocchio e la stringe fra le braccia)

RODOLFO
Oh! Mimì!

MIMÌ
(prendendo il suo capo fra le braccia)
Rodolfo mio, perdono!
Ah! tu mi guardi... È ver cangiata io sono!

RODOLFO
(toccandola)
Mimì, come se' fredda! - Orsù, del fuoco
Marcello!
(Marcello tristamente rompe una sedia con un calcio ed aiutato da Schaunard, che prende dei fogli di carta e dei libri dal tavolo, fa un po' di fuoco)

MIMÌ
(cercando sorridere mentre Marcello rompe la sedia)
Sì, così... così rammentami
il bel tempo felice!
(a Rodolfo)
E tu perdonami
di peso ancor ti sono!... Ma per poco!
(Rodolfo, sollevando Mimì, la porta al seggiolone che ha voltato verso il fuoco co' le spalle alla porta la fa sedere e le dice baciandola:)

RODOLFO
Perché parli così? - Vieni riscaldati,
Mimì.

MIMÌ
Oh! m'ha colta un gelo terribile!
Per salire sin qui ci ho messo un'ora;
e sol m'ha sostenuta il desiderio
di rivederti un'altra volta ancora!

RODOLFO
(con angoscia)
Che parli!

MIMÌ
(allungando le mani per scaldarsi)
Va', più no 'l dirò. Consolati. ~
Com'è gaia la fiamma! Oh, il buon calore.
(Mimì tosse ancora; Rodolfo corre a Marcello e Schaunard)

RODOLFO
(piano)
Schaunard! Marcello!... ve n' prego, aiutatemi!...
Come trovar de' rimedi... un dottore!...
(Schaunard, come riflettendo, va preoccupato alla porta e la dischiude; in quella si ode la voce di Musette che canta sulla scala)

MUSETTE
(di dentro)
Mimì Pinson la biondinetta
che corteggiar ciascun vuol
un gonnellino e una cuffietta
landereritta
possiede sol.

MARCELLO
(con ansia)
Musette!...

SCHAUNARD
Essa.

MIMÌ
Vederla almen poss'io!
(Musette appare in costume elegante sulla porta)

MUSETTE
(sorridendo)
Si può? Son giunta in tempo? Eccomi qui.
Un po' in ritardo, è ver, Marcello mio!...
(guardando intorno)
Mi fate il broncio? Che avete?

(Rodolfo e Schaunard portano le mani agli occhi: Marcello prende per mano Musette e la fa avanzare verso Mimì che essa non ha visto perché nascosta nel gran seggiolone. Musette, scorgendola, comprende e grida)

MUSETTE
Mimì.

MIMÌ
Oh!... Musette!

MUSETTE
(abbracciandola)
Mimì!... in tale stato!...
Ma se' di gelo!... Qui non c'è più fuoco!...
(interrogando con lo sguardo i tre amici)
Nulla?
(poi con moto improvviso si strappa un braccialetto ed un anello e li dà a Schaunard)
Prendi, Schaunard... corri... provvedi
a tutto! Qui restar non può così!

MARCELLO
(in tuono di rimprovero)
Musette!...

MUSETTE
(fissandolo)
Io n'ho il diritto. ~ È per Mimì!
(Schaunard esce. - Musette si appressa a Mimì)

MIMÌ
(a Musette)
Grazie!... O voi tutti, come siete buoni!...
Ma è tardi!

MUSETTE
Perché mai?

MIMÌ
Questa è la fine!

MUSETTE
(con grande commozione mostrandole Rodolfo in preda a muta disperazione)
Non dir così!... Pietà del suo dolore!
Guarda Rodolfo... tu gli spezzi il core.

MIMÌ
(con uno sforzo disperato a Rodolfo)
Mo, morir non vogl'io poiché mi rendi
ancor l'amor tuo!... Mi guarirai!...
Tornerò bella per te sol!... Vedrai...
Come nei lieti dì!...
(a Musette)
Lo specchio prendi...
(Musette non potendo più frenarsi si rivolge e cade fra le braccia di Marcello piangendo)

MIMÌ
Sento che il volto il sangue già colora...
E queste mani... sono belle ancora!
(Mimì scoppia, in pianto)
Baciale, va... l'estrema volta!

RODOLFO
(scattando con un urlo dì angoscia)
Oh, taci!
Taci crudel! ~ Tu sei la vita mia!
Dio non sarà tanto feroce alfine
di riprenderti a me!...

MUSETTE, MARCELLO
(accorrendo, nel vedere che Mimì piega il capo come in deliquio)
Mimì! Che hai!
(tutti circondano Mimì)

RODOLFO
(inginocchiandosi presso a lei e prendendole le mani)
Mimì!
(un momento di silenzio)

MIMÌ
(scuotendosi come vaneggiando)
Taci. ~ L'altr'anno, rammentatevi,
laggiù al caffè Momus!... Era vigilia
di Natal come adesso!... Oh che letizia,
che gioia allor!... Le vostre mani datemi!...
Non vedo più... no, piangere non vale.
Addio, Rodolfo!...

(si sentono i rintocchi delle campane come al primo atto; Mimì si solleva dalla sedia dicendo con voce estinta:)

MIMÌ
Natale!... Natale!...
poi ricade morta a terra.

Rodolfo con un singhiozzo si precipita su di lei.
Musette e Marcello piangono.
ATTO QUARTO

Il 24 dicembre 1838 a sera. - Réveillon.
La soffitta di Rodolfo, che si suppone esser la stanza che si scorge in faccia a quella di Marcello nell'atto precedente.
Caminetto spento, a destra; lettuccio in ferro nel fondo a destra. - Porta di entrata in fondo a sinistra. - Finestra chiusa con vetri rammendati co' la carta, a sinistra sul davanti. Nel mezzo un tavolo coperto
di libri e carte e sul quale arde una lucerna ad olio a due becchi. - Rodolfo è seduto, scrivendo al tavolo, in un gran seggiolone di cuoio vecchio - qualche sedia in paglia qua e là - all'alzarsi della tela si sente il brontolio del vento.

RODOLFO
(fissando la finestra)
Scuoti o vento fra i sibili
scuoti le imposte mie con l'ali pronte!
Ben tu accompagni le strofe che volano
intorno a la mia fronte.

(lascia la penna e legge i suoi versi)

Ballade du dèséspéré.

RODOLFO
 - Chi batte a la porta a quest'ora?
- La Gloria son, vieni ad aprir!
- Va via: ne la mia casa ancora,
larva bugiarda, osi venir?
 - Apri, son io, son la Ricchezza,
de la tua bella io posso ancor
renderti il bacio e la carezza.
 - Va', non puoi rendermi l'amor!
(si alza a poco a poco animandosi)
 - L'arte son io, la Poesia!
Vo' darti l'immortalità!
 - Pace sol bramo. - E tu, va via
più illusioni il cor non ha.
 - Ebben, dischiudi a me le porte
poiché la pace brami sol ~
apri, son io, son la Morte
e guarir posso ogni tuo duol.
 - Entra. Il tugurio a te dischiudo;
perdona a tanta povertà. ~
È la miseria, o spettro ignudo
che t'offre l'ospitalità.
(si sente battere all'uscio)

RODOLFO
(balzando)
Chi è là?

MARCELLO
(aprendo ed entrando)
Son io. ~ Che fai?
(chiude)

RODOLFO
(passeggia e finisce per arrestarsi presso alla finestra)
Scrivevo. ~ Ebben, Schaunard non è tornato?

MARCELLO
(sedendosi al posto di Rodolfo)
Ora verrà. - Ché il pranzo, tu lo sai,
non è poi lungo a comperar! Tardato
ha già troppo.
(voltandosi di botto)
Per dio! Quel tuo camino
davvero il nido par de' sette venti!
(prendendo i fogli scritti da Rodolfo)
È il tuo poema? Vo' veder. ~ Consenti?...

(Rodolfo fa un cenno d'assentimento, Marcello legge e resta triste ed assorto)
(Schaunard entra vivamente in pantaloni chiari e giacca d'estate col bavero sollevato tremando dal freddo: egli ha un pacco coperto di cartone nella sinistra. Entra, chiude vivamente la porta e va al tavolo dove depone il pacco)

SCHAUNARD
Brrr! che freddo! ~ Ecco il pranzo, del pan, qualche patata
e tre aringhe! Quaresima abbiamo anticipata!
E dir che un milione potevo ereditare
che un mio nonno in America partì per ricercare!
Ma per un malinteso trovato in que' paraggi
ei fu preso e sepolto nel ventre de' selvaggi!
Requescati in pace. ~ È pronto il desinare.
(in questo mentre Schaunard ha disposto il mangiare sul tavolo e guarda Marcello e Rodolfo entrambi assorti, uno presso al tavolo, l'altro presso la finestra)

SCHAUNARD
Ehi, Rodolfo, che pensi? Marcello, vuoi mangiare?

RODOLFO
(avanzandosi)
Io penso che rimpiangere
sempre dobbiamo i giorni che se n' vanno.
(a Marcello)
Di', ti ritorna a l'anima
la sera di Natale de l'altro anno?

MARCELLO
(animandosi)
Là da Momus... che strepito!
Quanta gaiezza e quante illusioni!

RODOLFO
Mimì col riso ingenuo!

MARCELLO
E Musette con le gaie sue canzoni!

RODOLFO
E Colline!

SCHAUNARD
Ci siam! La stura han dato!
Cominciam la canzone del passato?

MARCELLO
E perché no? quando al mercante l'ultimo
quadro ho venduto, e l'oro mi contò
nel riporlo, per caso, ancor la lettera
di Musette fra le mani mi capitò!
Io la rilessi; e al punto in cui dicevami:
«Se certo almeno il pan fosse ogni dì»
col pianto agli occhi, mi decisi a scriverle
di tornar per un giorno solo qui.

SCHAUNARD
(di cattivo umore)
Hai scritto.

RODOLFO
Ebbene?

MARCELLO
Ebbene! Essa risposemi
ch'era ben lieta di tornare ancor;
sette dì son passati ne l'attendere:
essa non venne, ed è sparito l'or!

RODOLFO
(amaramente)
Cercavi il fuoco ne la fredda cenere!
Amore spento non ritorna più!

SCHAUNARD
E questa è la morale de la favola:
le patate son fredde!... A cena, su. ~

Schaunard obbliga Rodolfo a sedere a sinistra del tavolo, Marcello riprende posto nel seggiolone. Schaunard siede in faccia al pubblico.
Rodolfo e Marcello non sanno decidersi a mangiare. Schaunard appressa un tozzo di pane alle labbra quando la porta si spalanca ed appare Mimì pallida, emaciata e miseramente vestita.

MARCELLO
(balzando)
Mimì.

RODOLFO, SCHAUNARD
Mimì.
(Rodolfo in preda ad una interna lotta ricade sulla sedia volgendo le spalle all'uscio)

MIMÌ
(timidamente avanzandosi un poco e sforzandosi a sorridere)
Buona sera!... V'incomodo?

MARCELLO
(affettando un fare burbero)
Qui che vi guida? A che tornate ancora?

MIMÌ
(tremante)
Ho visto lume... e son salita. ~ Chiedervi
debbo una grazia! ~ M'han cacciata fuora...
e non ho asilo!... Nulla! Oh qui lasciatemi
per questa notte solo!... Ve lo accerto
diman vo via!...

SCHAUNARD
(non volendo far scorgere che è commosso, le prende il braccio ruvidamente, la fa avanzare e chiude la porta)
Ma entrate dunque! L'aria
non sentite che vien da l'uscio aperto?

MIMÌ
(umilmente)
Oh, vi chiedo perdono!

MARCELLO
(come sopra)
E il viscontino amato?

MIMÌ
(semplice e triste)
È finita da un pezzo. ~ Il congedo m'ha dato
quel dì che mi vedeste da voi l'ultima volta.
(è presa da un accesso di tosse)
Tornar volli al lavoro... e fui sì male accolta!
Poi venne la miseria... infin caddi ammalata!
All'ospedale un mese intero son restata. ~
Sapete, a San Luigi, sala Santa Vittoria,
letto numero venti!... Ecco tutta la storia!...

(Rodolfo si alza di scatto e va ad appoggiarsi al camino co' la faccia tra le mani)

MIMÌ
(continuando)
Son dieci giorni appena che di là sono uscita. ~
C'era folla! ~ M'han detto ch'ero proprio guarita...
(tosse ancora)
E di poi... tosso sempre!... Ma non v'incomodate
per me! Tornate a tavola, ve ne prego mangiate!

MARCELLO
(con dolcezza)
No, fame non abbiam!...

MIMÌ
(amaramente)
Beati voi!...

(Marcello porta vivamente le mani agli occhi. - Schaunard si alza serio, la prende pe 'l braccio, la obbliga a sedere al posto ov'era Rodolfo ed, indicandole col gesto ciò che è sulla tavola, dice:)

SCHAUNARD
Mangia!...

(Mimì si precipita sul tozzo di pane che porta avidamente alla bocca e non potendo più lo lascia cadere e dà in dirotto pianto. - Rodolfo, che si è rivolto, corre piangendo a lei, cade in ginocchio e la stringe fra le braccia)

RODOLFO
Oh! Mimì!

MIMÌ
(prendendo il suo capo fra le braccia)
Rodolfo mio, perdono!
Ah! tu mi guardi... È ver cangiata io sono!

RODOLFO
(toccandola)
Mimì, come se' fredda! - Orsù, del fuoco
Marcello!
(Marcello tristamente rompe una sedia con un calcio ed aiutato da Schaunard, che prende dei fogli di carta e dei libri dal tavolo, fa un po' di fuoco)

MIMÌ
(cercando sorridere mentre Marcello rompe la sedia)
Sì, così... così rammentami
il bel tempo felice!
(a Rodolfo)
E tu perdonami
di peso ancor ti sono!... Ma per poco!
(Rodolfo, sollevando Mimì, la porta al seggiolone che ha voltato verso il fuoco co' le spalle alla porta la fa sedere e le dice baciandola:)

RODOLFO
Perché parli così? - Vieni riscaldati,
Mimì.

MIMÌ
Oh! m'ha colta un gelo terribile!
Per salire sin qui ci ho messo un'ora;
e sol m'ha sostenuta il desiderio
di rivederti un'altra volta ancora!

RODOLFO
(con angoscia)
Che parli!

MIMÌ
(allungando le mani per scaldarsi)
Va', più no 'l dirò. Consolati. ~
Com'è gaia la fiamma! Oh, il buon calore.
(Mimì tosse ancora; Rodolfo corre a Marcello e Schaunard)

RODOLFO
(piano)
Schaunard! Marcello!... ve n' prego, aiutatemi!...
Come trovar de' rimedi... un dottore!...
(Schaunard, come riflettendo, va preoccupato alla porta e la dischiude; in quella si ode la voce di Musette che canta sulla scala)

MUSETTE
(di dentro)
Mimì Pinson la biondinetta
che corteggiar ciascun vuol
un gonnellino e una cuffietta
landereritta
possiede sol.

MARCELLO
(con ansia)
Musette!...

SCHAUNARD
Essa.

MIMÌ
Vederla almen poss'io!
(Musette appare in costume elegante sulla porta)

MUSETTE
(sorridendo)
Si può? Son giunta in tempo? Eccomi qui.
Un po' in ritardo, è ver, Marcello mio!...
(guardando intorno)
Mi fate il broncio? Che avete?

(Rodolfo e Schaunard portano le mani agli occhi: Marcello prende per mano Musette e la fa avanzare verso Mimì che essa non ha visto perché nascosta nel gran seggiolone. Musette, scorgendola, comprende e grida)

MUSETTE
Mimì.

MIMÌ
Oh!... Musette!

MUSETTE
(abbracciandola)
Mimì!... in tale stato!...
Ma se' di gelo!... Qui non c'è più fuoco!...
(interrogando con lo sguardo i tre amici)
Nulla?
(poi con moto improvviso si strappa un braccialetto ed un anello e li dà a Schaunard)
Prendi, Schaunard... corri... provvedi
a tutto! Qui restar non può così!

MARCELLO
(in tuono di rimprovero)
Musette!...

MUSETTE
(fissandolo)
Io n'ho il diritto. ~ È per Mimì!
(Schaunard esce. - Musette si appressa a Mimì)

MIMÌ
(a Musette)
Grazie!... O voi tutti, come siete buoni!...
Ma è tardi!

MUSETTE
Perché mai?

MIMÌ
Questa è la fine!

MUSETTE
(con grande commozione mostrandole Rodolfo in preda a muta disperazione)
Non dir così!... Pietà del suo dolore!
Guarda Rodolfo... tu gli spezzi il core.

MIMÌ
(con uno sforzo disperato a Rodolfo)
Mo, morir non vogl'io poiché mi rendi
ancor l'amor tuo!... Mi guarirai!...
Tornerò bella per te sol!... Vedrai...
Come nei lieti dì!...
(a Musette)
Lo specchio prendi...
(Musette non potendo più frenarsi si rivolge e cade fra le braccia di Marcello piangendo)

MIMÌ
Sento che il volto il sangue già colora...
E queste mani... sono belle ancora!
(Mimì scoppia, in pianto)
Baciale, va... l'estrema volta!

RODOLFO
(scattando con un urlo dì angoscia)
Oh, taci!
Taci crudel! ~ Tu sei la vita mia!
Dio non sarà tanto feroce alfine
di riprenderti a me!...

MUSETTE, MARCELLO
(accorrendo, nel vedere che Mimì piega il capo come in deliquio)
Mimì! Che hai!
(tutti circondano Mimì)

RODOLFO
(inginocchiandosi presso a lei e prendendole le mani)
Mimì!
(un momento di silenzio)

MIMÌ
(scuotendosi come vaneggiando)
Taci. ~ L'altr'anno, rammentatevi,
laggiù al caffè Momus!... Era vigilia
di Natal come adesso!... Oh che letizia,
che gioia allor!... Le vostre mani datemi!...
Non vedo più... no, piangere non vale.
Addio, Rodolfo!...

(si sentono i rintocchi delle campane come al primo atto; Mimì si solleva dalla sedia dicendo con voce estinta:)

MIMÌ
Natale!... Natale!...
poi ricade morta a terra.

Rodolfo con un singhiozzo si precipita su di lei.
Musette e Marcello piangono.



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