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ATTO TERZO

Gran sala.

SCENA PRIMA
Fernando solo, entrando.

FERNANDO
A lei son presso alfin; partiva ignoto
e riedo vincitor; mentre in sua corte
m'appella il re, d'amor più che d'orgoglio
mi freme in petto il cor: colei che adoro
quivi soggiorna,
a conoscerla alfin l'alma ritorna.
Il re!
avvicinandosi il re, si ritira modestamente


SCENA SECONDA
Alfonso entra pensieroso. Don Gasparo lo segue. Fernando in disparte.

GASPARO
Qual fora di quell'empio il fato?

ALFONSO
senza badargli, favellando tra sé
Ceder dunque dovrò
d'un veglio alle minacce?

GASPARO
Ma il re giustizia
a sé ricusa?

ALFONSO
Leonora inoltri.
Ines, complice sua, prigion rattieni.
Don Gasparo parte
Sei tu
s'avvede di Fernando
mio nume tutelar; ti deve
la sua salvezza il re.

FERNANDO
Contento appieno
mi fe' l'onor.

ALFONSO
De' tuoi sudori, o prode,
tu stesso, il vo', la ricompensa or chiedi.
All'accento del re t'affida e credi.

FERNANDO
Sire, soldato misero
per nobil dama amor m'accende il petto,
e i miei trionfi io deggio
la mia gloria al suo amor. Questa ti chieggo.

ALFONSO
Sia tua, la noma.

Fernando
Ella, signor, s'appella!...
La vedi la più bella!
scorge Leonora che s'inoltra

ALFONSO
stupefatto
Leonora!


SCENA TERZA
Leonora e detti.

LEONORA
sorpresa alla vista di Fernando
Oh ciel, l'amante!
Rea comparirgli innante!

ALFONSO
Ei del suo cor la brama,
ch'ei t'ama, or mi svelò.

LEONORA
(Quel guardo m'agghiacciò!)

ALFONSO
(Potria piombar su te,
poiché il tacer ti alletta,
la collera del re
con l'alta sua vendetta...)
Fernando a te la mano
desia di sposo offrir.

LEONORA
Oh, che di' tu?

ALFONSO
Il sovrano
l'accorda al suo desir.

LEONORA e FERNANDO
Cielo !

ALFONSO
Tu dei partir.
A tanto amor, Leonora, il tuo risponda,
quand'ei felice non vivrà che in te
dolce la speme del suo cor seconda,
ch'ei mai non debba maledir tua fé!

LEONORA e FERNANDO
Se inganno è questo, o sogno, a me s'asconda
luce, che il vero rischiarar mi de'!

ALFONSO
Entro un'ora il sacro rito
sia compito.

FERNANDO
Oh, mio signor
a' tuoi piè col sangue mio
or vogl'io donarti il cor.

ALFONSO
E il tuo giuro?... ei sia serbato.
piano a Leonora
Se ingannato io fui da te,
vendicarsi appien sa il re.
Alfonso parte conducendo Fernando


SCENA QUARTA
Leonora sola, cadendo sopra un sofà.

LEONORA
Dunque fia vero, oh ciel! desso... Fernando!
Lo sposo di Leonora!
Tutto mel dice, e dubbia è l'alma ancora
all'inattesa gioia? Oh Dio! sposarlo?
Oh, mia vergogna estrema! In dote al prode...
recargli il disonor, non mai; dovesse
esecrarmi, fuggir, saprà in brev'ora
qual sia la donna ch'egli tanto adora.

Oh, mio Fernando! della terra il trono
a possederti avria donato il cor,
ma puro l'amor mio come il perdono,
dannato, ahi lassa! è a disperato orror.

Il ver sia noto, e in tuo dispregio estremo
la pena avrommi che maggior si de';
se il giusto tuo disdegno allor sia scemo
piombi gran Dio, la folgor tua su me.

Su, crudeli, e chi v'arresta?
Scritto è in cielo il mio dolor,
su, venite, ella è una festa,
sparsa l'ara sia di fior.

Già la tomba a me s'appresta;
negro vel già mi copri;
ah! la trista fidanzata,
maledetta, disperata,
sarà spenta in questo dì!


SCENA QUINTA
Leonora ed Ines.

LEONORA
Ines !

INES
Fia ver? Fernando a te consorte?

LEONORA
A me! che parli? La crudel fortuna
tanta gioia al mio cor, no, non serbava.
Va di Fernando in traccia,
digli ch'io fui del re l'amante... ah! s'egli
irato m'abbandona,
né un lamento darò; ma se a Dio pari,
generoso perdona,
prostrata ognor servirlo,
amarlo, benedirlo,
sia poco ancor; per lui son presta a morte:
così gli parla; almen ch'ei sappia il vero,
e per me primo il sappia.
parte

INES
Sì, non temere, al zelo mio t'affida,
io corro...


SCENA SESTA
Don Gasparo, Guardie e detta.

GASPARO
Arresta; un cenno
del tuo sovran t'impone
che a me prigion ti rendi.
dessa tu dêi seguir.
accennando la guardia

INES
turbata
Dio, ci difendi.

Don Gasparo consegna Ines alle guardie che la conducono fuori.


SCENA SETTIMA
Tutta la corte e detto, poi Alfonso e Fernando.

CORO
Già nell'augusta cella,
di cui la volta splende,
voce soave appella
gli sposi al sacro altar.

Regni in que' petti eterno
l'amor che sì l'accende,
spanda favor superno
d'ogni dolcezza un mar.

FERNANDO
Ah! che da tanta gioia
inebriato è il cor: sogno avverato!
Insperato favor! Poss'io del pari
ir de' più grandi al fianco.

ALFONSO
A ognun sia noto
quant'io t'onori. O tu che mi salvasti,
tu vincitor de' mauri... di Zamòra
conte e marchese di Montreal...
Fernando fa un atto di sorpresa
Ti eleggo.
Quest'ordin t'abbi ancora.
Si distacca dal collo un ordine di cavalleria e lo pone a quello di Fernando che nel riceverlo pone un ginocchio in terra

GASPARO e CORO
Ebben, che parvi?

CAVALIERE
I re son generosi.

GASPARO
Il prezzo è questo
dell'onta e dell'infamia!

CAVALIERE
Dunque, vero è l'imen?

GASPARO
Suocero e rege
si consigliaro insieme, e il patto indegno
dovrà del veglio rattemprar lo sdegno.

CAVALIERE
Ma vien Leonora.

GASPARO
ironicamente
Oh, la novella illustre!


SCENA OTTAVA
Leonora e detti. Essa è pallida ed è circondata da dame. Alfonso vedendola si allontana con dolore.

LEONORA
Io mi sorreggo appena!...
scorgendo Fernando che la contempla amorosamente
Oh ciel! gli sguardi
senza rancor mi volge!

FERNANDO
avvicinandosi
L'ara è presta, o gentil.

LEONORA
Gran Dio!

FERNANDO
Tu tremi!

LEONORA
Ah! sì, di gioia.

GASPARO e CAVALIERI
(Oh, infame!)

LEONORA
Meco vieni
e d'uno sposo al fianco or ti sostieni.

Fernando sorte conducendo per mano Leonora, le Dame ed una parte de' Cavalieri li seguono.


SCENA NONA
Don Gasparo e Cavalieri.

GASPARO
Oh, viltade, obbrobrio insano.

CAVALIERI
Questo è troppo per mia fé!

GASPARO
Di consorte offrir la mano!...

CAVALIERI
Alla bella del re!

GASPARO
Il montanaro abbietto!

CAVALIERI
Senza fama ed onor!

GASPARO
Marchese: il re l'ha detto...

CAVALIERI
Prence il vedrete or or.

GASPARO
D'Alcantara l'onor a lui fu dato
e dei tesori...

CAVALIERI
Un rango ed un poter!

TUTTI
Di sue virtudi e del suo cor bennato
pagar fu dritto il vago avventurier!

I Cavalieri usciti col corteggio ricompariscono; gli altri riuniti nella sala muovono loro incontro, e sembrano domandare i particolari della cerimonia. Il rito è compiuto. Tutti testimoniano la loro indignazione.

TUTTI
Si tenti almen, se il nostro spregio ei sfida,
che al vile orgoglio, mai la sorte arrida,
che alcun di noi non cerchi il suo favor,
ch'egli abbia sol compagno il disonor!


SCENA DECIMA
Fernando e detti.

FERNANDO
Per me del cielo
si dispiega il favor, ah, la mia gioia
dividete voi pur;
ai Cavalieri
meco esultate
di sì lieto destin; è mia per sempre
questa donna adorata; avvi ad un cuore
ben più raro, mel dite.

GASPARO e CAVALIERI
freddamente
Avvi: I'onore.

FERNANDO
L'onor! sua nobil fiamma
a me fu sacra ognora, e dalla culla
io la toglieva in dote; e tutti i beni
ch'ogg'io posseggo
d'essi son fumo al paro.

GASPARO e CAVALIERI
Un ve n'ha ch'è per te pensier più caro.

FERNANDO
Che diceste? Dell'ingiuria
vo' ragion... no, m'ingannai.
Deh! parlate, ve ne supplico,
qua le destre, amici...

GASPARO e CAVALIERI
ritirando le loro mani
Ah! mai.
E questo nome augusto
in avvenir, marchese,
più non s'udrà per noi.

FERNANDO
Gli atti perversi
sian lavati col sangue.

GASPARO e CAVALIERI
Ebben, si versi.


SCENA UNDICESIMA
Baldassarre e detti.

BALDASSARRE
Dove correte?
Di quel cieco furor gl'impeti stolti
sospendete un istante.

FERNANDO
accorrendo verso Baldassarre
Baldassarre

BALDASSARRE
serrandolo al suo seno
Fernando.

GASPARO
con ironia
Lo sposo di Leonora!

BALDASSARRE
distaccandosi dalle sue braccia e rispondendo
Oh Dio!
Tu sei disonorato!

FERNANDO
Oh come! oh quando
il mio nome macchiai?

GASPARO e CAVALIERI
La destra or dando
alla bella del re.

FERNANDO
atterrato
Alla bella del re!
Che!... Leonora!... l'inferno
arde sul capo mio!...

BALDASSARRE
Tu l'ignoravi?

FERNANDO
con furore crescente
Alla bella del re!

BALDASSARRE
Figlio!

FERNANDO
Il lor sangue
è a me dovuto.

BALDASSARRE
guardando fuori
Arrestati, alcun giunge.

FERNANDO
Ebben, l'attendo.

BALDASSARRE
Fuggi.

FERNANDO
Ah no, vendetta
bramo.

BALDASSARRE
Fernando, ah figlio mio!

FERNANDO
Padre, mi lascia, or in me parla Iddio.

TUTTI
Qual furore in quell'aspetto!
Il re!


SCENA DODICESIMA
Alfonso che dà la mano a Leonora e detti.

FERNANDO
andandogli incontro
Sire, io ti deggio
mia fortuna, mia vita,
di conte il nome, ogni splendor novello,
dovizie, dignità, beni supremi
che l'uom desia: ma tu volesti, oh Dio!
darli al prezzo crudel dell'onor mio!

ALFONSO
Oh ciel! di quell'alma
il puro candor,
perduto ha la calma,
si cangia in furor.

L'oltraggio che scende
sul capo d'un re,
immobil mi rende,
tremante mi fe'!

FERNANDO
Un giuro, dell'alma
m'ha spento il candor,
più rendermi in calma
non puote l'onor;

le pene che intende
rivolger su me,
ricadan tremende
sul capo del re.

LEONORA
Se il ver, di quell'alma
turbava il candor,
perché nella calma
serrommi al suo cor?

Ah! l'ire che intende
rivolger sul re,
crudeli, tremende
ricadan su me.

BALDASSARRE
Un giuro, a quell'alma
già spense il candor,
a renderla in calma
deh! torni l'onor.

L'oltraggio che scende
sul capo del re
immobil lo rende,
tremante lo fe'!

GASPARO e CORO
Oh ciel! di quell'alma
il puro candor,
perduto ha la calma
si cangia in furor.

L'oltraggio che scende
sul capo del re
immobil lo rende,
tremante mi fe'!

ALFONSO
Orsù, Fernando, ascoltami.

FERNANDO
Il tutto è a me svelato.

LEONORA
(Ei non sapea... mio fato!)

FERNANDO
Manto d'infamia a tessermi;
me sol sceglieva il re.

ALFONSO
con collera
Marchese!...

FERNANDO
Io tal non sono:
Ogni pregiato nome
saprà calcar mio piè.
(ai Cavalieri)
Signori; a onor tornatemi;
bersaglio della sorte
io vado incontro a morte,
e il solo nome ognor
avrò del genitor.

LEONORA
a Don Gasparo
(Ines, rispondi, ov'è?)

GASPARO
(Ines! rinchiusa in carcere...)

LEONORA
(Or tutto è noto a me).

FERNANDO
si toglie dal collo l'ordine ricevuto dal re
Quest'ordin venerato,
prezzo d'infamia, io rendo;
il brando profanato,
trae la spada
de' tuoi nemici al ciglio
tanto finor tremendo
io spezzo innanzi a te,
ché dono ei fu del re.

Maledetta è l'ora e il giorno,
che in me cadde un tanto scorno,
che compenso a' miei sudori
mi gittasti infamia ed or;
serba, ah serba, i tuoi tesori,
lascia solo a me l'onor.

LEONORA
al re
Grazia, ah sire! in questo giorno
per noi cadde in tanto scorno;
si volge poi a Fernando che la respinge
nobil alma, i tuoi furori,
sono strali al mio cor;
la vendetta che tu implori,
ben l'avrai, ma m'odi ancor.

ALFONSO
Troppo, ah! troppo in questo giorno
cadde in me d'oltraggio e scorno,
trema, ingrato, i miei furori
tu raddoppi e il mio dolor:
la vendetta che tu implori
nel rimorso è del mio cor.

BALDASSARRE
Maledetta è l'ora e il giorno
che in noi cadde un tanto scorno,
che intrecciato cogli allori
serto fu di disonor,
a Fernando
vieni, o figlio, e a' tuoi furori
renda calma il genitor.

GASPARO e CORO
Su noi cadde in questo giorno
il rimorso e insiem lo scorno;
lo spregiammo, e d'alti onori
degno è assai quel nobil cor;
vanne, o prode, e a' tuoi furori
renda calma il genitor.

Movimento generale, Fernando esce seguito da Baldassarre, i Cavalieri si dividono rispettosamente per lasciarlo passare; e gli s'inchinano innanzi.
ATTO TERZO

Gran sala.

SCENA PRIMA
Fernando solo, entrando.

FERNANDO
A lei son presso alfin; partiva ignoto
e riedo vincitor; mentre in sua corte
m'appella il re, d'amor più che d'orgoglio
mi freme in petto il cor: colei che adoro
quivi soggiorna,
a conoscerla alfin l'alma ritorna.
Il re!
avvicinandosi il re, si ritira modestamente


SCENA SECONDA
Alfonso entra pensieroso. Don Gasparo lo segue. Fernando in disparte.

GASPARO
Qual fora di quell'empio il fato?

ALFONSO
senza badargli, favellando tra sé
Ceder dunque dovrò
d'un veglio alle minacce?

GASPARO
Ma il re giustizia
a sé ricusa?

ALFONSO
Leonora inoltri.
Ines, complice sua, prigion rattieni.
Don Gasparo parte
Sei tu
s'avvede di Fernando
mio nume tutelar; ti deve
la sua salvezza il re.

FERNANDO
Contento appieno
mi fe' l'onor.

ALFONSO
De' tuoi sudori, o prode,
tu stesso, il vo', la ricompensa or chiedi.
All'accento del re t'affida e credi.

FERNANDO
Sire, soldato misero
per nobil dama amor m'accende il petto,
e i miei trionfi io deggio
la mia gloria al suo amor. Questa ti chieggo.

ALFONSO
Sia tua, la noma.

Fernando
Ella, signor, s'appella!...
La vedi la più bella!
scorge Leonora che s'inoltra

ALFONSO
stupefatto
Leonora!


SCENA TERZA
Leonora e detti.

LEONORA
sorpresa alla vista di Fernando
Oh ciel, l'amante!
Rea comparirgli innante!

ALFONSO
Ei del suo cor la brama,
ch'ei t'ama, or mi svelò.

LEONORA
(Quel guardo m'agghiacciò!)

ALFONSO
(Potria piombar su te,
poiché il tacer ti alletta,
la collera del re
con l'alta sua vendetta...)
Fernando a te la mano
desia di sposo offrir.

LEONORA
Oh, che di' tu?

ALFONSO
Il sovrano
l'accorda al suo desir.

LEONORA e FERNANDO
Cielo !

ALFONSO
Tu dei partir.
A tanto amor, Leonora, il tuo risponda,
quand'ei felice non vivrà che in te
dolce la speme del suo cor seconda,
ch'ei mai non debba maledir tua fé!

LEONORA e FERNANDO
Se inganno è questo, o sogno, a me s'asconda
luce, che il vero rischiarar mi de'!

ALFONSO
Entro un'ora il sacro rito
sia compito.

FERNANDO
Oh, mio signor
a' tuoi piè col sangue mio
or vogl'io donarti il cor.

ALFONSO
E il tuo giuro?... ei sia serbato.
piano a Leonora
Se ingannato io fui da te,
vendicarsi appien sa il re.
Alfonso parte conducendo Fernando


SCENA QUARTA
Leonora sola, cadendo sopra un sofà.

LEONORA
Dunque fia vero, oh ciel! desso... Fernando!
Lo sposo di Leonora!
Tutto mel dice, e dubbia è l'alma ancora
all'inattesa gioia? Oh Dio! sposarlo?
Oh, mia vergogna estrema! In dote al prode...
recargli il disonor, non mai; dovesse
esecrarmi, fuggir, saprà in brev'ora
qual sia la donna ch'egli tanto adora.

Oh, mio Fernando! della terra il trono
a possederti avria donato il cor,
ma puro l'amor mio come il perdono,
dannato, ahi lassa! è a disperato orror.

Il ver sia noto, e in tuo dispregio estremo
la pena avrommi che maggior si de';
se il giusto tuo disdegno allor sia scemo
piombi gran Dio, la folgor tua su me.

Su, crudeli, e chi v'arresta?
Scritto è in cielo il mio dolor,
su, venite, ella è una festa,
sparsa l'ara sia di fior.

Già la tomba a me s'appresta;
negro vel già mi copri;
ah! la trista fidanzata,
maledetta, disperata,
sarà spenta in questo dì!


SCENA QUINTA
Leonora ed Ines.

LEONORA
Ines !

INES
Fia ver? Fernando a te consorte?

LEONORA
A me! che parli? La crudel fortuna
tanta gioia al mio cor, no, non serbava.
Va di Fernando in traccia,
digli ch'io fui del re l'amante... ah! s'egli
irato m'abbandona,
né un lamento darò; ma se a Dio pari,
generoso perdona,
prostrata ognor servirlo,
amarlo, benedirlo,
sia poco ancor; per lui son presta a morte:
così gli parla; almen ch'ei sappia il vero,
e per me primo il sappia.
parte

INES
Sì, non temere, al zelo mio t'affida,
io corro...


SCENA SESTA
Don Gasparo, Guardie e detta.

GASPARO
Arresta; un cenno
del tuo sovran t'impone
che a me prigion ti rendi.
dessa tu dêi seguir.
accennando la guardia

INES
turbata
Dio, ci difendi.

Don Gasparo consegna Ines alle guardie che la conducono fuori.


SCENA SETTIMA
Tutta la corte e detto, poi Alfonso e Fernando.

CORO
Già nell'augusta cella,
di cui la volta splende,
voce soave appella
gli sposi al sacro altar.

Regni in que' petti eterno
l'amor che sì l'accende,
spanda favor superno
d'ogni dolcezza un mar.

FERNANDO
Ah! che da tanta gioia
inebriato è il cor: sogno avverato!
Insperato favor! Poss'io del pari
ir de' più grandi al fianco.

ALFONSO
A ognun sia noto
quant'io t'onori. O tu che mi salvasti,
tu vincitor de' mauri... di Zamòra
conte e marchese di Montreal...
Fernando fa un atto di sorpresa
Ti eleggo.
Quest'ordin t'abbi ancora.
Si distacca dal collo un ordine di cavalleria e lo pone a quello di Fernando che nel riceverlo pone un ginocchio in terra

GASPARO e CORO
Ebben, che parvi?

CAVALIERE
I re son generosi.

GASPARO
Il prezzo è questo
dell'onta e dell'infamia!

CAVALIERE
Dunque, vero è l'imen?

GASPARO
Suocero e rege
si consigliaro insieme, e il patto indegno
dovrà del veglio rattemprar lo sdegno.

CAVALIERE
Ma vien Leonora.

GASPARO
ironicamente
Oh, la novella illustre!


SCENA OTTAVA
Leonora e detti. Essa è pallida ed è circondata da dame. Alfonso vedendola si allontana con dolore.

LEONORA
Io mi sorreggo appena!...
scorgendo Fernando che la contempla amorosamente
Oh ciel! gli sguardi
senza rancor mi volge!

FERNANDO
avvicinandosi
L'ara è presta, o gentil.

LEONORA
Gran Dio!

FERNANDO
Tu tremi!

LEONORA
Ah! sì, di gioia.

GASPARO e CAVALIERI
(Oh, infame!)

LEONORA
Meco vieni
e d'uno sposo al fianco or ti sostieni.

Fernando sorte conducendo per mano Leonora, le Dame ed una parte de' Cavalieri li seguono.


SCENA NONA
Don Gasparo e Cavalieri.

GASPARO
Oh, viltade, obbrobrio insano.

CAVALIERI
Questo è troppo per mia fé!

GASPARO
Di consorte offrir la mano!...

CAVALIERI
Alla bella del re!

GASPARO
Il montanaro abbietto!

CAVALIERI
Senza fama ed onor!

GASPARO
Marchese: il re l'ha detto...

CAVALIERI
Prence il vedrete or or.

GASPARO
D'Alcantara l'onor a lui fu dato
e dei tesori...

CAVALIERI
Un rango ed un poter!

TUTTI
Di sue virtudi e del suo cor bennato
pagar fu dritto il vago avventurier!

I Cavalieri usciti col corteggio ricompariscono; gli altri riuniti nella sala muovono loro incontro, e sembrano domandare i particolari della cerimonia. Il rito è compiuto. Tutti testimoniano la loro indignazione.

TUTTI
Si tenti almen, se il nostro spregio ei sfida,
che al vile orgoglio, mai la sorte arrida,
che alcun di noi non cerchi il suo favor,
ch'egli abbia sol compagno il disonor!


SCENA DECIMA
Fernando e detti.

FERNANDO
Per me del cielo
si dispiega il favor, ah, la mia gioia
dividete voi pur;
ai Cavalieri
meco esultate
di sì lieto destin; è mia per sempre
questa donna adorata; avvi ad un cuore
ben più raro, mel dite.

GASPARO e CAVALIERI
freddamente
Avvi: I'onore.

FERNANDO
L'onor! sua nobil fiamma
a me fu sacra ognora, e dalla culla
io la toglieva in dote; e tutti i beni
ch'ogg'io posseggo
d'essi son fumo al paro.

GASPARO e CAVALIERI
Un ve n'ha ch'è per te pensier più caro.

FERNANDO
Che diceste? Dell'ingiuria
vo' ragion... no, m'ingannai.
Deh! parlate, ve ne supplico,
qua le destre, amici...

GASPARO e CAVALIERI
ritirando le loro mani
Ah! mai.
E questo nome augusto
in avvenir, marchese,
più non s'udrà per noi.

FERNANDO
Gli atti perversi
sian lavati col sangue.

GASPARO e CAVALIERI
Ebben, si versi.


SCENA UNDICESIMA
Baldassarre e detti.

BALDASSARRE
Dove correte?
Di quel cieco furor gl'impeti stolti
sospendete un istante.

FERNANDO
accorrendo verso Baldassarre
Baldassarre

BALDASSARRE
serrandolo al suo seno
Fernando.

GASPARO
con ironia
Lo sposo di Leonora!

BALDASSARRE
distaccandosi dalle sue braccia e rispondendo
Oh Dio!
Tu sei disonorato!

FERNANDO
Oh come! oh quando
il mio nome macchiai?

GASPARO e CAVALIERI
La destra or dando
alla bella del re.

FERNANDO
atterrato
Alla bella del re!
Che!... Leonora!... l'inferno
arde sul capo mio!...

BALDASSARRE
Tu l'ignoravi?

FERNANDO
con furore crescente
Alla bella del re!

BALDASSARRE
Figlio!

FERNANDO
Il lor sangue
è a me dovuto.

BALDASSARRE
guardando fuori
Arrestati, alcun giunge.

FERNANDO
Ebben, l'attendo.

BALDASSARRE
Fuggi.

FERNANDO
Ah no, vendetta
bramo.

BALDASSARRE
Fernando, ah figlio mio!

FERNANDO
Padre, mi lascia, or in me parla Iddio.

TUTTI
Qual furore in quell'aspetto!
Il re!


SCENA DODICESIMA
Alfonso che dà la mano a Leonora e detti.

FERNANDO
andandogli incontro
Sire, io ti deggio
mia fortuna, mia vita,
di conte il nome, ogni splendor novello,
dovizie, dignità, beni supremi
che l'uom desia: ma tu volesti, oh Dio!
darli al prezzo crudel dell'onor mio!

ALFONSO
Oh ciel! di quell'alma
il puro candor,
perduto ha la calma,
si cangia in furor.

L'oltraggio che scende
sul capo d'un re,
immobil mi rende,
tremante mi fe'!

FERNANDO
Un giuro, dell'alma
m'ha spento il candor,
più rendermi in calma
non puote l'onor;

le pene che intende
rivolger su me,
ricadan tremende
sul capo del re.

LEONORA
Se il ver, di quell'alma
turbava il candor,
perché nella calma
serrommi al suo cor?

Ah! l'ire che intende
rivolger sul re,
crudeli, tremende
ricadan su me.

BALDASSARRE
Un giuro, a quell'alma
già spense il candor,
a renderla in calma
deh! torni l'onor.

L'oltraggio che scende
sul capo del re
immobil lo rende,
tremante lo fe'!

GASPARO e CORO
Oh ciel! di quell'alma
il puro candor,
perduto ha la calma
si cangia in furor.

L'oltraggio che scende
sul capo del re
immobil lo rende,
tremante mi fe'!

ALFONSO
Orsù, Fernando, ascoltami.

FERNANDO
Il tutto è a me svelato.

LEONORA
(Ei non sapea... mio fato!)

FERNANDO
Manto d'infamia a tessermi;
me sol sceglieva il re.

ALFONSO
con collera
Marchese!...

FERNANDO
Io tal non sono:
Ogni pregiato nome
saprà calcar mio piè.
(ai Cavalieri)
Signori; a onor tornatemi;
bersaglio della sorte
io vado incontro a morte,
e il solo nome ognor
avrò del genitor.

LEONORA
a Don Gasparo
(Ines, rispondi, ov'è?)

GASPARO
(Ines! rinchiusa in carcere...)

LEONORA
(Or tutto è noto a me).

FERNANDO
si toglie dal collo l'ordine ricevuto dal re
Quest'ordin venerato,
prezzo d'infamia, io rendo;
il brando profanato,
trae la spada
de' tuoi nemici al ciglio
tanto finor tremendo
io spezzo innanzi a te,
ché dono ei fu del re.

Maledetta è l'ora e il giorno,
che in me cadde un tanto scorno,
che compenso a' miei sudori
mi gittasti infamia ed or;
serba, ah serba, i tuoi tesori,
lascia solo a me l'onor.

LEONORA
al re
Grazia, ah sire! in questo giorno
per noi cadde in tanto scorno;
si volge poi a Fernando che la respinge
nobil alma, i tuoi furori,
sono strali al mio cor;
la vendetta che tu implori,
ben l'avrai, ma m'odi ancor.

ALFONSO
Troppo, ah! troppo in questo giorno
cadde in me d'oltraggio e scorno,
trema, ingrato, i miei furori
tu raddoppi e il mio dolor:
la vendetta che tu implori
nel rimorso è del mio cor.

BALDASSARRE
Maledetta è l'ora e il giorno
che in noi cadde un tanto scorno,
che intrecciato cogli allori
serto fu di disonor,
a Fernando
vieni, o figlio, e a' tuoi furori
renda calma il genitor.

GASPARO e CORO
Su noi cadde in questo giorno
il rimorso e insiem lo scorno;
lo spregiammo, e d'alti onori
degno è assai quel nobil cor;
vanne, o prode, e a' tuoi furori
renda calma il genitor.

Movimento generale, Fernando esce seguito da Baldassarre, i Cavalieri si dividono rispettosamente per lasciarlo passare; e gli s'inchinano innanzi.



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