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ATTO II

II Conte e Susanna

CONTE
Non la segui?

SUSANNA
Eccellenza, perdonate:
non bisogna mostrare di troppo osservarla,
se no se ne inquieta.

CONTE
Quante obbligazioni'

SUSANNA
Eh, signore, nessuna.
Non faccio, che appagare me stessa,
secondando il mio cuore.

N. 10 - Aria
Susanna

SUSANNA
Per l'amata padroncina
sempre è poco quel ch'io fo:
è sì cara, è sì buonina,
che spiegarlo, oh Dio, non so.
L'amo tanto, che per lei
la mia vita io spenderei;
ne compenso alcun desio,
perchè servo all'amor mio,
perchè servo alla pietà.
Ah! se mio è il suo dolore,
il mio core... il cielo lo sa.

Per l'amata padroncina
sempre è poco quel ch'io fo:
è sì cara, è sì buonina,
che spiegarlo, oh Dio, non so.
Parte per l'istessa strada che fece Nina


Giorgio, e detto


N. 11 - Cavatina
Giorgio

GIORGIO
Respirando affannosamente per la stanchezza
Ah! EccelI... eccè... eccellenza... cose... cose
belle.., allegra... allegramen... allegramente...
cose grosse... vi dirò...
È... venuto.., non ho Iena!...
È... venuto.., son crepato... Se... se non prendo
un po' di fiato, dir... dirvi il fatto non potrò...
Al Conte, che lo sollecita a parlare
Signor, sì... mi sbri... mi sbrigo adesso...
E così... com'io dicea... venne lui!.., cioè...
cioè esso...
Cheto cheto egli volea...
ma gli furon tutti addosso.,.
Rifiatare appena posso...
Ma... signor, se mi affrettate... più la lin.., la
lingua m'imbrogliate:
nè mai più la finirò.

CONTE
Via dunque,
levami di pena.

GIORGIO
Lindoro... non è morto.

CONTE
Non è morto?

GIORGIO
No, ed è qui...

CONTE
Tu stravedi.

GIORGIO
Come stravedo! Con questi occhi l'ho veduto.
lui, è proprio lui!

CONTE
Ma per qual prodigio! come!... Nel parco?
E perché?

GIORGIO
Cercò di sedurre il giardiniere; non voleva altro,
a sentirlo, che vedere un momento la
padroncina, e dir due parole a Susanna. Mastro
Marco non volle lasciarlo passare; e allora lui
s'arrampicò da disperato su pel muro di cinta;
ma allegramente: siccome lo tenevan d'occhio,
usciron fuori tutti, e gli saltarono addosso per
arrestano. Egli si difendava come un demonio;
quando per somma fortuna ginnsi io,
e lo riconobbi.

CONTE
Che fortuna è mai questa! Il Cielo l'ha salvato,
per condurlo nelle mie mani!
Cara, desiderata preda. Che sia condotto qua,
e sopratutto che nessuno gli dica...

GIORGIO
Eccellenza, nessuno parlerà, ma eccolo.

Lindoro abbattuto, senza cappello e scarmigliato,
condotto da' servitori e dalle guardie di caccia
delConte, e detti

LINDORO
Dove mi conducete? Per carità...
non sapete a qual nemico mi consegnate.

GIORGIO
Allegramente: il signor Conte è un galantuomo.

LINDORO
È un mancatore, un barbaro.

CONTE
No, eccomi per...

LINDORO
...insultare il mio dolore!

CONTE
Per dividerlo teco, amato figlio...

LINDORO
Amato figlio!

CONTE
Figlio, sì. E avresti cuore di ricusare un sì dolce
nome? Vieni, vien fra le mie braccia.


N. 12 - Duetto
Lindoro-Conte

LINDORO
Son io desto, o pur deliro?

CONTE
No, mio figlio, non deliri.

LINDORO
Ah non sai chi mi son io.

CONTE
Sì: lo so, mio figlio sei.
Per dar tregua a'mali miei,
qui ti trasse amico ciel.

LINDORO
(Per dar tregua a'mali suoi,
qui mi trasse amico ciel!)

CONTE
Figlio...

LINDORO
Padre, parla, oh Dio!

CONTE
Deh parlar non poss'io.

LINDORO
Nina?

CONTE
Oh del!

LINDORO
Nina morì?

CONTE
Nina vive.

LINDORO
Vive ancor?

CONTE
Nina vive. Vive ancor.

LINDORO
Ah se è vivo il mio tesoro:
ah se figlio dir mi sento,
son felice, son contento,
è cessato il mio dolor.

CONTE
Questi amplessi, o mio Lindoro, van scemando
il mio dolor;
ma se parlo, di spavento
ti farò gelare il cor.

LINDORO
Come mai! se il mio tesoro...
Forse... oh ciel! cangiò d'affetto?
Deh, parlate...

CONTE
Non cangiò.
Fosti sempre il suo diletto.

LINDORO
M'ama ancor?

CONTE
Come t'amò.

LINDORO
Ah se fida è lei, che adoro:
ah se figlio dirmi sento,
no, la sorte non pavento:
no, sfido altero i! suo rigor.

CONTE
Figlio, ah figlio! trema ancor.

LINDORO
Se fedele è Nina mia,
se a voi caro è i! nostro amor,
morte orror non mi faria:
no, troppo lieto è questo cor.

CONTE
Adunque rivedrai Nina?

LINDORO
Ardo del desiderio di si caro momento.

CONTE
Tremane, tremane anzi. Colpita da un fulmine
così improvviso.., la sua ragione è talmente
offuscata che non conosce più nessuno.

LINDORO
Nemmeno Lindoro?

CONTE
Chi sal Non passa giorno ch'ella non si rechi ad
aspettarti là su quel sedile. Ti suoi preparare un
mazzetto di fiori, e poi te lo lascia là.

LINDORO
Andiamo, voliamo a Nina, caro padre.

CONTE
Amico, convien moderare la tua impazienza. È
bene ch'io parli prima a Susanna, e che me la
intenda con lei. Intanto trattienti qui... Te lo
chiedo per grazia; anzi oso fartene un comando.
Parte per la strada che fece Susanna, seguito da'
suoi servitori e dalle guardie di caccia


Lindoro solo

N. 13 - Cavatina, Recitativo e Aria
Lindoro

LINDORO
Questo è dunque il loco usato,
dove Nina ognor sen viene;
qui dà sfogo alle sue pene,

seco Amor s'asside qui.
Questi augelli, e questo prato,
queste aurette lusinghiere
mi ritornano al pensiere,
quanto fui felice un dì.

Oh caro, o fido seggio! lo pur mi voglio
posar qua su.
Ma quale subita fiamma io provo?

Oh ciel! non reggo! Questo è il trono d'Amor.

Nume, perdona, eccomi a' piedi tuoi.
Pietoso Nume, pon fine a' nostri mali.
Ah tu deh brilla dell'errante fanciulla alla mente
agitata, e tu la calmavi riconduci, Amor.
Se cari ognora ti sono i cuor, che accendi,
saggia, qual era un dì, Nina mi rendi.

Rendila al fido amante,
rendila al genitore;
la tua bell'opra, Amore,
non obliar così.
Rendila al fido amante,
rendila al genitore.
Che da te vien, rammenta,
lo stral che la ferì.
Ch'è un vano don la vita,
a chi ragion smarrì.
Il Conte, che ritorna dall'istessa strada
d'onde partì,accompagnato da' suoi servitori e dalle
guardie dicaccia, e detto


CONTE
Tutto è fissato. Abbiamo concertato che tu nas-
conda questo gilè ch'ella troppo conosce,
e che poi quando crederai... ma Nina viene...
ritiriamoci.
Verrai per questa via, e quando le sarai vicino,
la tua prudenza ti suggerirà come regolarti,
affin di richiamarle la ragione, senza arrischiare
i suoi giorni.
Partono


Nina cala dalle collinette, tenendo per una mano una piccola villanella, e per l'altra un vecchio villano, accompagnata da molti altri villani e villane, tutti recando diversi doni, da lei ricevuti.
Susanna la segue da lontano, e si ferma sulla prossima collinetta.
Dopo il Coro, vien Lindoro dal cancello, e nel tempo istesso il Conte e Giorgio dal bosco, i quali si mettono in disparte ad osservare


N. 14 - Coro
Nina-Coro

CORO
Cantiam, Nina, cantiamo
nostra delizia, e amor.
Un sì bel cor lodiamo,
lodiamo il suo favor.
Leggiadra, come il sole,
benefica del par,
e accarezzar ci suole,
e provvida aiutar.

NINA
Amate sempre, amate,
cari, la vostra Nina,
mai non l'abbandonate:
merita amore Amor.

CORO
Il vostro mal pensiamo,
che presto cesserà.
Noi pure lo speriamo:
che presto finirà.
Su via state
allegramente,
che ben presto tornerà.

NINA
Voglia il ciel; ma non sarà.

CORO
Dentro un giorno, dentro due,
al più quattro, cinque, o sei,
oggi ancor. Chi sa? chi sa?

NINA
Veggo, amici, il vostro affetto,
mi vorreste consolar.

CORO
A' nostri voti piegasi
il cielo alfin, credetelo:
l'amico fido e tenero
quest'oggi tornerà.

NINA
Quest'oggi? Oh ciel! Oh giubilo! Egli?
L'amico? Tornasi? Ah!
Ah! chi potrà comprendere
la mia felicità.
La vostra Nina amate, merita amore Amor.

CORO
Su via state allegramente,
che ben presto tornerà.

NINA
Voglia il ciel; ma non sarà.
In questo punto Lindoro, aperto il cancello, si presenta in faccia a Nina, la quale dà un grido, e dopo di essere stata per poco immobile, corre velocemente verso la collina, ove ritrova Susanna, e la conduce seco nel giardino, perchèvegga Lindoro

NINA
Lo vedi?

SUSANNA
Si: è la persona che voi aspettate.

NINA
È lui? Dì dunque: è lui?

SUSANNA
E proprio lui.

LINDORO
Il tuo amante.

CONTE
Tuo padre.

NINA
Mio padre dic'egli? Mio padre!... Oh Dio!
cosa vuole da me?
alle vilanelle e villani
Per pietà salavtemi,
salvatemi dal suo risentimento!
Tu hai nominato Lindoro? Lo conosci?
L'hai veduto? Calmami per carità, guariscimi,
rassicura le mie idee... La tua figura è così
dolce!... Caro, stammi vicino...
dammi coraggio...
guardando suo padre
lo vedi là? M'impedisce di gurdarti con
libertà. Andiamo: ho tante cose da dirti.

LINDORO
A me?

NINA
Sì. Dimmi, dimmi: che fa egli? Che pensa?
Dove lo lasciasti? Perchè non è venuto?

LINDORO
Ma se egli comparisse a voi d'avanti?

NINA
Tu mi dici sempre voi, voi; io ti dico tu: fa lo
stesso, te ne prego.

LINDORO
Ebbene: s'egli ti comparisse d'avanti,
forse tu non lo riconosceresti?

NINA
Oh meschina me! Converrebbe ben dire allora
che ho perduto l'uso della ragione. Anche
questa terribile disgrazia!

LINDORO
(Oh Dio! che farò ora?) Ma se ti fossero fuggiti
dalla memoria i suoi delineamenti,
il suo cuore almeno...

NINA
E poi, m'ama ancora?

LINDORO
Più che mai adora la sua Nina.

NINA
L'adora più che mai? Qui nessuno ha mai
saputo rispondermi. Erano tutti sordi, tutti
muti. Ma sai poi ciò che passò tra di noi?
Il nostro amore, la nostra felicità,
le nostre disavventure?

LINDORO
Ah sì: tutto, tutto è scolpito qui.

NINA
E me lo racconterai poi tutto l'avvenutoci,
non è vero?

LINDORO
Tu l'amavi molto?

NINA
Costui me lo dimanda! Non lo san tutti?


N. 15 - Duetto
Lindoro- Nina

LINDORO
Oh momento fortunato!
Qual contento, amato bene.

NINA
Ei mi dice amato bene!...
L'idol mio dicea così.

LINDORO
Sempre, sempre, amato bene,
Nina mia, dirò così.
Spesso, io t'amo, ti diceva.

NINA
T'amo, io pur gli rispondeva.

LINDORO
Ti diceva?

NINA
T'amo, t'amo.

LINDORO
Rispondevi?

NINA
T'amo, t'amo.

LINDORO
Gli diresti ancor così?
Deh per esso a me lo di'?

NINA
T'amo.

LINDORO
A me?

NINA
Sì t'amo, sì.

A DUE
Ah! che amabili momenti!
Questi cari e dolci accenti
fida/o ognor ripeterà.

NINA
Vuoi tu darmene parola?

LINDORO
Idol mio, te la darò.

NINA
Al mio fianco ognor sarai?

LINDORO
Da te mai non partirò.

NINA
Ogni sera, ogni mattina,
ogn'istante, ciascun'ora,
poi doman, poi doman l'altro,
poi quell'altro e l'altro ancora?
Dammene parola, sempre meco.

LINDORO
Teco ognor.

NINA
T'amo.

LINDORO
T'amo.

A DUE
Questi cari e dolci accenti
fida/o ognor ripeterò, ecc.
Che gioia è mai questa! Che strano diletto! Mi
balza nel petto per giubilo il cor.

NINA
Tu m'hai promesso di raccontarmi...
Non dimenticar nulla, ve'. Non v'è circostanza,
che non sia interessante a richiamarsi.

LINDORO
No: non ve n'è una sola.

NINA
Incomincia.

LINDORO
Dal primo dì che Lindoro ti vide, ti amò.

NINA
Dal primo dì?

LINDORO
Sì: ma molto passò poi,
prima ch'egli osasse dirtelo.
Soltanto i suoi occhi sapevano farsi capire.

NINA
E i miei?

LINDORO
Parlarono... E Lindoro allora ti dichiarò tutta la
sua fiamma.

NINA
La sua fiamma? Sì, sì: me ne risovvengo.

LINDORO
Ti ragionava spesso della speranza che avea di
diventar tuo sposo.

NINA
Mio sposo!

LINDORO
Egli veniva spesso con te e con Susanna a far
conversazione qui.
E qui la sua nella tua mano...

NINA
La sua nella mia mano? Ah! proprio così.

LINDORO
E un giorno...

NINA
a Susanna
Mia cara, egli sa tutto, tutto.

LINDORO
Un giorno tuo padre...

NINA
Aspetta... non me ne ricordo più.

LINDORO
Sì, tuo padre, che approvava l'amor di Lindoro...

NINA
Ah! sì, sì: me lo ricordo.

LINDORO
Ti diè licenza di ricamargli un gilè, e a
lui di regalarti un anello.

NINA
Eccolo: non m'ha mai abbandonata.

LINDORO
Susanna era con te.

NINA
Ah! sì... Susanna era là... Lindoro qui.
Fa venire vicino a lei anche suo padre
Venite anche voi: non mi fate più paura. Tu, lei,
voi, ah! Ora mi pare che nulla mi manchi.
Resta seduta vicino al padre, a Lindoro ed alla Susanna


N. 16 - Finale (Il)
Nina-Susanna-Lindoro-Conte-Giorgio-Coro

NINA
Mi sento... oh Dio!.., che calma! Parmi... che
in seno l'alma... con te... con voi.., con lei...
non sappia più tremar.

SUSANNA, LINDORO, CONTE, GIORGIO
ciascuno da se
(Pietà vi muova, o Dei, de! suo, de! mio penar.)

NINA
E poi, mio dolce amico?

LINDORO
E poi il tuo Lindoro tutti gli affetti suoi tenero
ti spiegò.

CORO
Ride. Tra loro sottovoce
(Si tranquillo.)

NINA
Oh come tutto sai!

LINDORO
Allor, mia Nina, osai...

NINA
Tu!... come?... osasti...

LINDORO
Ah, no. Il tuo Lindoro osò.

CORO
Tra loro sottovoce
(Si turba. Si calmò.)

LINDORO
Osò la prima volta di sposa il sacro nome darti,
seduta qui.

CONTE
Vi era tuo padre allora.

SUSANNA
Vi era Susanna ancora.

GIORGIO
E Giorgio anche udì.

LINDORO
Sposati disse, e poi...

NINA
sopraffatta dagli affetti diversi, e non potendo spiegare ciò che avviene dentro di sè, lascia cadere il suo capo sulla spalla di Susanna
Sposa... mia cara... oh Dio!

LINDORO
Poi la tua man Lindoro prese: la strinse al seno,
e in questo istesso loco v'impressi,
o mio tesoro, un bacio mio di foco,
anima mia, così.
Le bacia a mano

NINA
Tu!... cielo!.., ah qual momento!
Ciò che nel core io sento, spiegare a te vorrei,
ne so spiegarlo ancor.

SUSANNA, LINDORO, CONTE, GIORGIO
ciascuno da se
(Ah secondate, o Dei,
quei moti del suo cor.)

CORO
Tra loro
(Zitto, zitto: in lei già parla Amor.)

LINDORO
Più non reggo. Ah, Nina, vedi,
Si scopre, ed accenna la sottoveste donatagli da Nina
riconosci il tuo lavoro...

NINA
Ah Lindo...

LINDORO
Nina.

NINA
Lin... do... ro...

LINDORO
S; Lindoro... ecco a' tuoi piedi
S'inginocchia
pien d'amore e fedeltà.

NINA
Me felice!... Ah padre... oh Dio!
Son qui desta?... è sogno il mio?...
Per pietà non m'ingannate:
eh parlate per pietà.

CONTE
Son tuo padre...

LINDORO
Son Lindoro...

SUSANNA
Sono loro, sono loro.

GIORGIO
Anche Giorgio velo dice.

NINA
E sarà Nina felice?

CORO
Sì, sì: felice alfin sarà.

CONTE
Numi del del, deh
siate della promessa mia voi testimoni ognor.

LINDORO
Numi clementi, ah fate ch'io nel suo cor le stia,
com'ella è nel mio cor.

NINA
Deh voi a Nina date virtute,
ond'ella sia degna del loro amor.
Ah caro padre mio...

CONTE
Ah cara figlia amata.

NINA
Mio dolce amico, oh Dio!

LINDORO
Sei mia, Nina adorata...

SUSANNA
Mia cara padroncina...

GIORGIO
Su via, allegramente.

Le villane ed i villani si affollano
con atto di rallegramento intorno a Nina.

CORO
Noi anche siamo qua.

NINA
Miei cari, addio... Tutti ravviso... ma...

CONTE
Ah lascia ogni timore.

LINDORO
Serena il tuo bel core.

CONTE
È tuo Lindoro: tuo padre a te lo dà.

CORO
E faccia ei colla sua la tua felicità.

LINDORO
Son già tuo, bell'idol mio,
e tuo sempre io viverò.

NINA
Sì, mio ben, già tua son io,
e sperar di più non so.

CONTE
Or che pago è il mio desio,
più rimorsi al cor non ho.

NINA E LINDORO
Caro padre...

CONTE
Figli amati...

NINA, LINDORO ED IL CONTE
Contro noi degli astri irati
il rigore alf in cessò.

SUSANNA E GIORGIO
Oh che dolce sospirate!
Oh che tenero momento!

CORO
Che allegrezza! che contento!

NINA, LINDORO ED IL CONTE
Sian tra noi in belle gare
pace, amore e tenerezza.

CORO
Che contento! cheallegrezza!

NINA, SUSANNA, LINDORO, IL CONTE E GIORGIO
Ed apprenda ogni amatore,
come Amore in pochi istanti
suoi premiare i lunghi pianti
di una cara fedeltà.

CORO
Si, sperate, afflitti amanti: si, sì,
sottovoce
figlio è Amor della pietà.
ATTO SECONDO



Scena Prima

(Il Conte, Susanna e una villanella con un canestro di
robe, che dovrà la Nina dispensare alle villanelle ed
a’ villani)

CONTE
Perché la lasciasti sola?

SUSANNA
Eccellenza, non bisogna mostrare
di troppo osservarla, se no se ne inquieta.
Io mi regolo in maniera che non l’annoio:
e poi, a dirvi il vero, pensando
allo stato di violenza in cui vi lasciai,
per una viottola che forma una specie di valle,
per cui si risparmia la metà del cammino,
son qui venuta per vedervi
e per tenervi sempre più animato a sperare.

CONTE
Eh: cara Susanna, la speranza,
ultima a partire dal cuore degli infelici,
mi ha del tutto abbandonato.
Non è più curabile il male di mia figlia,
ed il mio dolore è disperato.

SUSANNA
Appunto allora che mancano
i mezzi umani, è quando il Cielo
fa uso dei suoi prodigi.
Non vi perdete di animo: sperate, vi dico.

CONTE
Che faceva Nina quando la lasciasti?

SUSANNA
Stava seduta in mezzo alle sue villane e villanella,
facendo suonare e cantare
quei due pastori di poco prima.
Ora vado a recarle queste poche cosucce,
perché le distribuisca tra quelli,
e così la vado distogliendo
per quanto posso dalla sua malinconia.

CONTE
Quante obbligazioni!

SUSANNA
Oh signore, nessuna.
Non faccio altro che appagare me stessa,
secondando il mio cuore.

10. - Aria

Per l’amata padroncina
Sempre poco è quel ch’io fo:
È sì cara, e sì buonina,
Che spiegarlo, oh Dio, non so.
L’amo tanto che per lei
La mia vita spenderei;
Né compenso alcun desio,
Perché servo all’amor mio,
Perché servo alla pietà.
Ah! Se mio è il suo dolore,
Il mio core... il Ciel lo sa.

(Parte per l’istessa strada che fece Nina.)

Scena Seconda

(Il Conte solo)

CONTE
Che buona donna è costei!
Vorrebbe la poveretta tranquillare il mio spirito;
ma come?
Se ogni parola,
se ogni motto che scappa dalle labbra
di mia figlia, o sopra di me o sopra di Lindoro,
è una spada... un veleno... Oh Dio!
E senza di lui il ritorno della ragione non farà
in essa che cambiare de’ mali...
No: riaverla, renderla come io vorrei...
Ah! Non è possibile!
Ma che si fa là per quel viale!
I miei servitori... Le mie guardie...
Un uomo che si difende!...
Ma ecco Giorgio, che correndo qui viene.
Cammina... sollecita il passo...
presto... Cosa c’è?

Scena Terza

(Giorgio e detto)

11. – Cavatina

GIORGIO
(respirando affannosamente per la stanchezza)
Eccellenza: allegramente...
Cose grosse... cose belle...
Cose... grandi... vi dirò...
È venuto... non ho lena...
È venuto... son crepato...
Se non prendo un po’ di fiato,
Dirvi il fatto non potrò.

(Al Conte, che lo sollecita a parlare)

Signor sì, mi sbrigo adesso...
E così... com’io dicea...
Venne lui... cioè esso...
Cheto cheto egli volea...
Ma gli furo tutti addosso...
Rifiatera appena posso.
Ma, signor, se mi affrettate,
Più la lingua m’imbrogliate:
Né mai più la finirò.

CONTE
Ma chi è venuto?
Parla. Levami di pena.

GIORGIO
Dirò: Lindoro...

CONTE
E così?

GIORGIO
È morto. No...

CONTE
Lindoro non è morto?

GIORGIO
Sì... non lo è... Non mi fidavo di me stesso; ma...

CONTE
Lo vedesti tu? Non è morto?

GIORGIO
È qui...

CONTE
Via, stravedi.

GIORGIO
Come stravedo! Uno, ed uno due:
sissignore, con questi occhi l’ho veduto.
È lui, e poi lui...

CONTE
Ma per qual prodigio! Come!... Nel parco?
Perché?

GIORGIO
Vi dirò. Appena fu qui,
che cercò di sedurre il giardiniere,
acciò lo lasciasse entrare; non voleva altro,
a sentirlo, che vedere un momento la padroncina,
e dir due parole a Susanna.
Mastro Marco, che ci vede,
non volle lasciarlo passare;
egli allora si arrampicò da disperato
su pel muro di cinta;
ma allegramente:
siccome lo tenevan d’occhio,
usciron fuori tutti,
e gli saltarono addosso per arrestarlo.
Egli si difendeva come un demonio; quando
per somma fortuna giunsi io, e lo riconobbi.
La prima cosa che dissi fu che guardassero bene
di non lasciarlo scappare, allegramente;
poi prevedendo quanto una tal nuova
dovesse piacervi,
impaziente di recarvela,
mi misi a correre come un disperato.
Ah! Son fuori di me dalla gioia
d’avere anticipato di qualche istante
la vostra consolazione.

CONTE
Ah, caro amico, che fortuna è mai questa!
Come! Il Cielo l’ha salvato,
per condurlo nelle mie mani!
Cara, desiderata preda.
Oh qual uso io sono per farne.
Animo: che mi sia qua condotto,
e soprattutto che nessuno gli dica...

GIORGIO
Oh, Eccellenza, e che? Ci burliamo?
Ci avevamo pensato anche noi.
Nessuno parlerà; ma eccolo.

Scena Quarta

(Lindoro, abbattuto, senza cappello e scarmigliato,
condotto da’ servitori e dalle guardie di caccia del
Conte, e detti)

LINDORO
Ah! Dove mi conducete voi? Per carità...
non sapete a qual nemico mi consegnate.

GIORGIO
Allegramente: il signor Conte
è un galantuomo.

LINDORO
È un mancatore, un barbaro.

CONTE
No, eccomi per...

LINDORO
Insultare il mio dolore!

CONTE
Per dividerlo teco, amato figlio...

LINDORO
Amato figlio!

CONTE
Figlio, sì.
E avresti cuore di ricusare un sì dolce nome?
Vieni, vien fra le mie braccia.

12. – Duetto

LINDORO
Io son desto, o pur deliro?

CONTE
No, mio figlio, non deliri.

LINDORO
Ah non sai chi mi son io.

CONTE
Sì: lo so, mio figlio sei.
Per dar tregua a’ mali miei,
Qui ti trasse amico Ciel.

LINDORO
(Fra sè)
Per dar tregua a’ mali suoi,
Qui mi trasse amico Ciel!

CONTE
Figlio...

LINDORO
Padre, parla, oh Dio!

CONTE
Deh parlar, no, non poss’io.

LINDORO
Nina?

CONTE
O Ciel!

LINDORO
Nina morì?

CONTE
Nina vive.

LINDORO
Vive ancor?
Son io desto ecc.

Ah se è vivo il mio tesoro:
Ah se figlio io dir mi sento,
Son felice, son contento,
È cessato il mio dolor.

CONTE
Questi amplessi, o mio Lindoro,
Van scemando il mio dolor.
Ma se parlo, di spavento
Ti farò gelare il cor.

LINDORO
Come mai! Se il mio tesoro...
Forse... oh Ciel! Cangiò d’affetto?
Deh, parlate...

CONTE
Non cangiò.
Fosti sempre il suo diletto.

LINDORO
M’ama ancor?

CONTE
Come t’amò.

LINDORO
Ah se fida è lei che adoro:
Ah se figlio io dir mi sento,
No, la sorte non pavento:
Sfido altero il suo rigor.

CONTE
Figlio, ah, figlio! Trema ancor.

LINDORO
Se fedele è Nina mia,
Se a voi caro è il nostro amor,
Morte orror non mi faria:
Troppo lieto è questo cor.

CONTE
Ma se parlo, di spavento ecc.

LINDORO
No, la sorte non pavento, ecc.

CONTE
Adunque rivedrai Nina?

LINDORO
Ardo dal desiderio di sì caro momento.

CONTE
Tremane, tremane anzi.

LINDORO
Com’è possibile?
Voi mi dite che m’ama, che...

CONTE
Che vuol dire dunque, tu non intendesti più
nuova dopo quella sfida fatale?

LINDORO
Mai. Mi trasportarono più morto che vivo
presso un amico. Là nella ferma credenza che
Nina fosse data al mio rivale,
non mi curando più nulla che ne facessero
di mia persona, vissi alcuni giorni,
ch’io sperava sempre gli ultimi di mia vita.
Ma di lì a qualche tempo,
risanadosi mio malgrado la mia ferita,
mi sentii sbranare più che mai
da un’inquietudine ardente,
cagionata in me dall’amore il più vivo;
e mi venne così in odio la vita,
che richiamando le poche mie forze,
trovai modo di sottrarmi alla vigilanza e pietà
di chi mi voleva tener lontano da qui.
Or eccomi giunto.
Veder Nina, dirle che l’amo sempre,
e poi morire a’ suoi piedi,
era l’unico mio intento.

CONTE
Ma da per tutto girò la voce che fossi morto,
e Nina...

LINDORO
Ne fu sensibile?
Ah!... dite!... me felice!

CONTE
Che osi proferire, disgraziato!
Colpita da un fulmine così improvviso...
la sua mente... la ragione...

LINDORO
Oh Dio! Nina?

CONTE
Pur troppo...

LINDORO
Ah inumano, barbaro...
Voi ne foste l’autore.
La vostra ostinata severità...
E io vengo per essere spettatore...
Ah padre snaturato!...

CONTE
Deh, figlio... figlio, per carità,
non mi abbattere affatto.
Rifletti com’io mi sia abbastanza tormentato,
come...

LINDORO
Ah perdonate l’eccesso
della mia disperazione...
È un caso questo...

CONTE
Figlio mio; e tu non ne hai colpa… Ed io, figlio,
io che ne fui cagione...

LINDORO
Mi manca il coraggio di farvi altre domande.
Pure... dite... e poi?...

CONTE
Ah! Pur troppo la sua ragione
è talmente offuscata
che non conosce più nessuno.

LINDORO
Non riconoscerebbe nemmen Lindoro?

CONTE
Chi sa! Ma con tutto ciò
tu non la intenderesti ragionar d’altro che di te.

LINDORO
Di me? Oh Cielo!

CONTE
Non passa giorno ch’ella non si rechi a
d aspettarti là su quel verde sedile.

LINDORO
Su questo?

CONTE
Proprio ivi. Ella ti chiama,
e ti richiama le migliaia di volte.

LINDORO
Si ricorda tuttavia il mio nome?

CONTE
Egli è il solo che non ha dimenticato.
Ti suol preparare un mazzetto di fiori,
e poi te lo lascia là sopra.

LINDORO
Ah! Eccolo, appunto.
E lo ha fatto per me?
Deh, dove si trova l’idol mio?
Vita mia, che fai? Dove sei?
Andiamo, voliamo a Nina, caro padre.

CONTE
Amico, convien moderare la tua impazienza...
È bene che io parli prima a Susanna,
e che me la intenda con lei.
Chi sa mai?
La sorpresa, uno sconvolgimento siffatto...
Orsù, vado e sarò a momenti di ritorno.
Intanto trattanti qui...
Te lo chiedo per grazia;
anzi oso fartene un espresso comando.

(Parte per la strada che fece Susanna, seguito
dai suoi servitori e dalle guardie di caccia.)

Scena Quinta

(Lindoro solo)

13 – Cavatina,
Recitativo accompagnato ed Aria

LINDORO
Questo è dunque il loco usato,
Dove Nina ognor sen viene;
Qui dà sfogo alle sue pene:
Seco Amor s’asside qui.
Questi augelli, e questo prato,
Queste aurette lusinghiere
Mi ritornano al pensiero
Quanto fui felice un dì.
Oh caro, oh fido seggio! Io pur mi voglio
Posar qua su.

(Siede)

Ma quale subita fiamma io provo?
Oh Ciel! Non reggo!
Questo è il trono d’Amor. Nume, perdona,
Eccomi a’ piedi tuoi. Pietoso Nume,
Pon fine a’ nostri mali. Ah tu, deh, brilla
Dell’errante fanciulla
Alla mente agitata, e tu la calma
Vi riconduci, Amor. Se cari ognora
Ti sono i cuor, che accendi,
Saggia, qual era un dì, Nina mi rendi.
Rendila al fido amante,
Rendila al genitore;
La tua bell’opra, Amore, non obliar così.
Che da te vien, rammenta,
Lo stral che la ferì;
Ch’è un vano don la vita,
A chi ragion smarrì.

Scena Sesta

(Il Conte, che ritorna dall’istessa strada d’onde partì,
accompagnato da’ suoi servitori, e dalle guardie di
caccia, e detto)

CONTE
Lindoro, eccomi a te di ritorno.

LINDORO
Ah, padre, conducetemi a Nina.
Essa è priva de’ sensi?

CONTE
No, ti rasserena, oh figlio:
il di lei spirito è ora nella peretta calma:
io l’ho lasciata in mezzo alle sue villanelle.

LINDORO
Ah, voi mi consolate! Parlato avete a Susanna?

CONTE
Tutto è fissato.
Sorpresa da prima tra il giubilo e lo stupore,
non sapea Susanna che suggerire;
ma poi riflettendo anch’essa che il vederti
e riconoscerti così tutto in un tratto,
avrebbe messo a rischio la stessa vita di Nina,
abbiamo concertato che tu nasconda
questa sottoveste, ch’ella troppo conosce,
e che poi quando crederai...
Ma Nina viene... ritiriamoci.

LINDORO
Eccola là tra que’ villani...
Ah quali occhi!... Caro padre...

CONTE
Ritiriamoci, dico. Ti avvezzerai
un po’ per volta a questo doloroso spettacolo.
Quando ti sarai travestito, ritornerai.
Bada bene
di venire per questa via:
aprirai il cancello, e quando le sarai vicino,
la tua prudenza ti suggerirà come regolarti,
alfin di richiamarle la ragione,
senza arrischiare i suoi giorni.

LINDORO
Ho inteso.

(Partono)

Scena Settima

(Nina cala dalle collinette, tenendo per una mano
una piccola villanella, e per l’altra un vecchio villano,
accompagnata da molti altri villanie villane, tutti
recando diversi doni, da lei ricevuti. Susanna la segue
da lontano, e si ferma sulla prossima collinetta. Dopo
il Coro, vien Lindoro dal cancello, e nel tempo istesso
il Conte e Giorgio dal bosco, i quali si mettono in
disparte ad osservare)

14. – Coro

(Villani e villane, e detti)

VILLANI, VILLANE
Cantiam, Nina, cantiamo
Nostra delizia e amor.
Un sì bel cor lodiamo,
Lodiamo il suo favor.

SOLI, POI TUTTI
Leggiadra come il sole,
Benefica del par,
E accarezzar ci suole,
E provvida aiutar.

NINA
Amate sempre, amate,
Cari, la vostra Nina,
Mai non l’abbandonate:
Merita amore Amor.

PRIMA VILLANELLA
Il vostro mal pensiamo,
Che presto cesserà.

DUE VILLANELLE
Noi pure lo speriamo:
Che presto finirà.

SOLI
Su, via, state allegramente,
Che ben presto tornerà.

NINA
Voglia il Ciel; ma non sarà.

VILLANI E VILLANE
Dentro un giorno, dentro due,
Al più quattro, cinque, o sei,
Oggi ancor. Chi sa? Chi sa?

NINA
Veggo, amici, il vostro affetto,
Mi vorreste consolar.

VILLANI E VILLANE
A’ nostri voti piegasi
Il Cielo alfin, credetelo:
L’amico fido e tenero
Quest’oggi tornerà.

NINA
Quest’oggi? Oh Ciel! Oh giubilo!
Egli? L’amico? Tornasi?
Ah! Chi potrà comprendere la mia felicità!
La vostra Nina amate,
Merita amore Amor.

VILLANI E VILLANE
Cantiam, Nina, cantiamo ecc.

NINA
Addio, addio. Domani noi...

(In questo punto Lindoro, aperto il cancello, si presenta
in faccia a Nina, la quale resta a mezza parola: dà un
grido, e dopo di essere stata per poco immobile, corre
velocemente verso la collina, ove ritrova Susanna, e la
conduce seco nel giardino, perché vegga Lindoro)

Ah!

CONTE
(a Lindoro)
Dove va ella mai?

LINDORO
Par che siasi fatto in lei qualche...

CONTE
Pare... Ma non fidiamocene troppo.

NINA
Lo vedi?

SUSANNA
E così?

NINA
Lo vedi, dico?

SUSANNA
S’ è la persona che voi aspettate.

NINA
È lui? Di’ dunque: è lui?
Io non ardiva crederlo.
Ma non t’inganneresti già?
Guarda come è melanconico.
Ah se fosse Lindoro, potrebbe mostrare
tanta malinconia, in riveder la sua Nina?...
Se fosse Lindoro, Nina sarebbe ancora in pena?
Sarebbe essa ancora infelice?

LINDORO
(Fra sè)
Mi scoppia il cuore!

NINA
Eh! La sua voce! Hai tu sentita la sua voce?
Ah!... Ah la mia testa! Un dolore…
una nube agli occhi...
per carità, non mi lasciate in questa incertezza.

SUSANNA
Via: è proprio lui.

LINDORO
Il tuo amante.

CONTE
Tuo padre.

NINA
Mio padre dic’egli? Mio padre!... E lui viene...
Oh Dio! Cosa vuole da me?
E come posso ubbidirgli?
Dove rifugiarmi?

(alle villanelle e villani)

Per pietà, salvatemi,
salvatemi dal suo risentimento.
Non rispondete? M’ingannai!...
Non siete più gli stessi,
che mi parlaste poc’anzi?
Perché tradirmi?
Come mi han rovinata!
Ahimè!... Che male... Lindoro non è venuto,
no, e non verrà mai più... mai più!...
Che luogo è questo?...
Dove mi hanno condotta?...
Tutta questa gente... Andate...
Andate via... via tutti...

(a’ villani e villanelle che vanno via, ma si
trattengono fuor dal cancello per osservare;
il Conte e Lindoro anche fanno vista di partire,
e poi si fermano nuovamente)

Dove vanno?... deh!
Chiunque voi siate,
abbiate pietà di me.

(Cade nelle braccia di Susanna)

LINDORO
Ha perduto i sentimenti!

SUSANNA
Respira appena.

CONTE
Oh Cielo... Cielo! Dunque son io, che...

LINDORO
Nina, mia Nina, è Lindoro:
il tuo Lindoro in disperazione.

NINA
Tu hai nominato Lindoro? Lo conosci tu Lindoro?
L’hai tu veduto? Calmami, per carità,
guariscimi, rassicura le mie idee...
La tua figura è così dolce!...
Caro, stammi vicino... dammi coraggio...
Così...

(Prende la mano di Lindoro e se la reca alla fronte.)

Oh vedi! Or ora come una pietra...
un ghiaccio... adesso un dolce foco...
una felicità in vederti.

(guardando suo padre)

Lo vedi là? M’impedisce di guardarti con libertà...
Andiamo: ho tante cose da dirti.

LINDORO
A me?

NINA
Senz’altro. Dimmi, dimmi: che fa egli?
Che pensa? Dove lo lasciasti?
Perché non è venuto?

LINDORO
Ma…

NINA
Tu studi la risposta... Vorresti ingannarmi?

LINDORO
Sono incapace.

NINA
Te lo credo. Dimmi dunque?

LINDORO
Ma se egli comparisse a voi d’avanti?

NINA
Tu mi dici sempre voi, voi; io ti dico tu: fa’ lo
stesso, te ne prego.

LINDORO
Ebbene: s’egli ti comparisse d’avanti,
forse tu non lo riconosceresti?

NINA
Oh meschina me!
Converrebbe ben dire allora che ho perduto
l’uso della ragione.
Anche questa terribile disgrazia!

LINDORO
(Fra sè)
Oh Dio! Che farò ora?

(A Nina)

Ma se ti fossero fuggiti dalla memoria
i suoi lineamenti, il suo cuore almeno...

NINA
Oh sì: il suo cuore.
Parlami del suo cuore,
mentre chi ebbe più bel cuore di lui?
Dimmi, dimmi: m’ama egli sempre?

LINDORO
Più che mai adora la sua Nina.

NINA
L’adora più che mai?
Lode al Cielo!
Qui è dove non hanno mai saputo rispondermi.
Erano tutti sordi, tutti muti.
Ma sai tutto ciò che passò tra noi?
Il nostro amore, la nostra felicità,
le nostre disavventure?

LINDORO
Ah sì: tutto, tutto è scolpito qui.

(accennando al suo cuore)

NINA
Qui? Dici bene, Sì:
non è che qui che si conserva...
e me lo racconterai poi tutto l’avvenutoci,
non è vero? Perché il mio maggior dispiacere
è d’averlo dimenticato.

LINDORO
Tu dunque l’amavi molto? di’?

NINA
Costui me lo domanda!
Non lo san tutti?

15. – Duetto

LINDORO
Oh momento fortunato!
Qual contento, amato bene!

NINA
Ei mi dice amato bene!...
L’idol mio dicea così.

LINDORO
Sempre, sempre, amato bene,
Nina mia, dirò così.
Spesso, io t’amo, ti diceva.

NINA
T’amo, io pur gli rispondeva.

LINDORO
Ti diceva?

NINA
T’amo, t’amo.

LINDORO
Rispondevi?

NINA
T’amo, t’amo.

LINDORO
Gli diresti ancor così?
Deh, per esso a me lo di’.

NINA
T’amo.

LINDORO
A me?

NINA
Sì, t’amo, sì.

LINDORO, NINA
Ah! Che amabili momenti!
Questi cari e dolci accenti
Fido/a ognor ripeterò.

NINA
Vuoi tu darmene parola?

LINDORO
Idol mio te la darò.

NINA
Al mio fianco ognor sarai?

LINDORO
Da te mai non partirò.

NINA
Ogni sera, ogni mattina,
Ogn’istante, ciascun’ora,
Poi doman, poi doman l’altro,
Poi quell’altro, e l’altro ancora?
Dammene, dammene parola,
Sempre meco?

LINDORO
Teco ognor.

NINA, LINDORO
Che gioia è mai questa!
Che strano diletto!
Mi balza nel petto
Per giubilo il cor.

NINA
E come ti chiamerò io poi?

LINDORO
Chiamami Lindoro.

NINA
Oh no! E s’ei tornasse?

LINDORO
Ma… Ebbene… Chiamami l’amico.

NINA
Oh sì, l’amico. Ti chiamerò l’amico mio.

(Si avvede del suo mazzetto di fiori che
Lindoro porta al petto)

Ma chi ti diè quel mazzetto di fiori? Chi?

LINDORO
Lo trovai là, su quel sedile.

NINA
Su quel sedile!
Sai tu che l’ho fatto io stessa per lui?

LINDORO
Vuoi che te lo renda?

NINA
Oh! Non ne ho coraggio.
Mi pare in vederlo innanzi a te,
di sentire la medesima compiacenza
che provai nel coglierlo per lui...
Ma tu m’hai promesso di raccontarmi...
Non dimenticar nulla, ve’.
Non v’è circostanza, per minuta che sia,
che non sia interessante a richiamasi.

LINDORO
No: non ve n’è una sola.

NINA
Incomincia.

LINDORO
(Fra sè)
Dolce e crudele situazione!

NINA
Io sto a sentirti.

LINDORO
Dal primo dì che Lindoro ti vide, ti amò.

NINA
Dal primo dì?

LINDORO
Sì: ma molto passò poi,
prima ch’egli osasse dirtelo.

NINA
Era per altro così dolce a sentirsi.

LINDORO
Soltanto i suoi occhi sapevano farsi capire.

NINA
E i miei?

LINDORO
Parlarono...
E Lindoro allora ti dichiarò tutta la sua fiamma.

NINA
La sua fiamma? Sì, sì: me ne risovvengo.

LINDORO
D’allora in poi te ne parlava tutti i giorni.

NINA
Difatti... me ne ricordo.

LINDORO
Ti ragionava spesso della speranza che avea
di diventar tuo sposo.

NINA
Sposo! Questo amato nome
io avea già incominciato a darglielo.

LINDORO
Egli veniva spesso teco e con Susanna
a far conversazione qui, sotto questi olmi,
su quel sedile.

NINA
Sì: ed oh quanto m’era caro quel sedile!

LINDORO
Ivi la sua nella tua mano...

NINA
La sua nella mia mano? Ah! Proprio così.

LINDORO
Ti guadava con tenerezza...

NINA
Oh come sai imitarlo!

LINDORO
Tu n’eri intenerita.

NINA
Come lo sono ora.

LINDORO
Lo ascoltavi senza sdegno.

NINA
E come concepirne contro di lui?

LINDORO
Un giorno...

NINA
(a Susanna)
Mia cara, egli sa tutto, tutto.

LINDORO
Un giorno tuo padre...

NINA
Aspetta... Non me ne ricordo più.

LINDORO
Sì, tuo padre, che approvava l’amor di Lindoro...

NINA
Ah! Sì, sì: me lo ricordo.

LINDORO
Ti diè licenza di ricamargli una sottoveste,
e a lui di regalarti un anello.

NINA
Eccolo: non m’ha mai abbandonata.

LINDORO
V’era teco Susanna.

NINA
Ah! Sì... Susanna era là... Lindoro qui.

(Fa venire vicino a lei anche suo padre)

Venite anche voi:
non mi fate più paura.
Tu, lei, voi, ah!
Ora mi pare che nulla mi manchi.

(Resta seduta vicino al padre, a Lindoro e a Susanna)

16. – Finale

Mi sento... oh Dio!... che calma!
Parmi... che in seno l’alma...
Con te... con voi... con lei...
Non sappia più tremar.

SUSANNA, LINDORO, CONTE, GIORGIO
(ciascuno da sé)
Pietà vi muova o Dei,
Del suo, del mio penar.

NINA
E poi, mio dolce amico?

LINDORO
E poi il tuo Lindoro
Tutti gli affetti suoi
Tenero ti spiegò.

ALCUNI VILLANI E VILLANE
(tra loro sottovoce)
Ride.

ALTRI
(sottovoce)
Sì tranquillò.

NINA
Oh come tutto sai!

LINDORO
Allor, mia Nina, osai…

NINA
Tu?.. come?... osasti...

LINDORO
Ah no!
Il tuo Lindoro osò.

ALCUNI VILLANI E VILLANE
(sottovoce)
Si turba.

ALTRI
(sottovoce)
Si calmò.

LINDORO
Osò la prima volta
Di sposa il sacro nome
Darti, seduta qui.

CONTE
Vi era tua padre allora.

SUSANNA
Via era Susanna ancora.

GIORGIO
E Giorgio anche l’udì.

LINDORO
Sposa ti disse, e poi...

(Nina, sopraffatta dagli affetti diversi, e non potendo
spiegare ciò che avviene dentro di sé, lascia cadere il
suo capo sulla spalla di Susanna)

NINA
Sposa... mia cara... oh Dio!

LINDORO
Poi la tua man Lindoro
Prese: la strinse al seno,
E in questo stesso loco
V’impressi, o mio tesoro,
Un bacio mio di foco,
Anima mia, così.

(Le bacia la mano)

NINA
Tu!... Cielo!...
ah qual momento!
Ciò che nel core io sento,
Spiegare a te vorrei,
Né so spiegarlo ancor.

SUSANNA, LINDORO,
CONTE, GIORGIO
(ciascuno da sé)
Ah, secondate, o Dei,
Quei moti del suo cor.

VILLANI E VILLANE
(tra loro)
Zitto: in lei parla Amor.

LINDORO
Più non reggo. Ah, Nina, vedi,
Riconosci il tuo lavoro...

(Si scopre, ed accenna la sotto
veste donatagli da Nina)

NINA
Ah Lin... do...

LINDORO
Nina.

NINA
Lin... do... ro...

LINDORO
Sì; Lindoro... ecco ai tuoi piedi.

(S’inginocchia)

Pien d’amore e fedeltà.

NINA
Ma felice!… Ah! Padre… oh Dio!
Son qui desta?... è sogno il mio?...
Per pietà non m’ingannate:
Deh parlate, per pietà.

CONTE
Son tuo padre...

LINDORO
Son Lindoro...

SUSANNA
Sono loro, sono loro.

GIORGIO
Anche Giorgio ve lo dice.

NINA
E sarà Nina felice?

VILLANI E VILLANE
Sì: felice alfin sarà.

CONTE
Numi del Ciel, deh siate
Della promessa mia
Voi testimoni ognor.

LINDORO
Numi clementi, ah fate
Ch’io nel suo cor le stia,
Com’ella è nel mio cor.

NINA
Deh voi a Nina date
Virtù, ond’ella sia
Degna del loro amor.
Ah caro padre mio...

CONTE
Ah cara figlia amata...

NINA
Mio dolce amico... oh Dio!

LINDORO
Sei mia, Nina adorata...

SUSANNA
Mia cara padroncina...

GIORGIO
Su, via, allegramente.

VILLANI, VILLANE
Noi anche siamo qua

(Le villane e i villanella si affollano con
atto di rallegramento intorno a Nina.)

NINA
Miei cari, addio... addio...
Tutti ravviso... ma...

CONTE
Ah lascia ogni timore.

LINDORO
Serena il tuo bel core.

CONTE
È tuo, è tuo Lindoro:
Tuo padre a te lo dà.

VILLANI E VILLANE
E faccia ei colla sua
La tua felicità.

LINDORO
Son già tuo, bell’idol mio,
E tuo sempre io viverò.

NINA
Sì, mio ben, già tua son io,
E sperar di più non so.

CONTE
Or che pago è il mio desio,
Più rimorsi al cor non ho.

NINA, LINDORO
Caro padre...

CONTE
Figli amati...

NINA, LINDORO, CONTE
Contro noi degli astri irati
Il rigore alfin cessò.

SUSANNA E GIORGIO
Oh che dolce respirare!
Oh che tenero momento!

VILLANI E VILLANE
Che allegrezza! Che contento!

LINDORO, NINA, CONTE
Sian tra noi in belle gare
Pace, amore e tenerezza.

VILLANI E VILLANE
Che contento! Che allegrezza!

NINA, SUSANNA, LINDORO
CONTE, GIORGIO
Ed apprenda ogni amatore
Come Amore in pochi istanti
Suol premiare i lunghi pianti
Di una cara fedeltà.

VILLANI E VILLANE
Sì, sperate, afflitti amanti:
Figlio è Amor della pietà.



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