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ATTO UNICO


(Sala che dà adito a varie camere a destra ed a sinistra. Una tavola in fondo a destra.)

Scena Prima

MADDALENA
(al coro)
Presto, presto… su, coraggio!
Tante statue mi sembrate;
oggi è il giorno del gran viaggio,
non convien farsi aspettar.

CORO
Tutto è pronto; ma non basta,
a voi piace di gridar.

MADDALENA
Qual ardire! che insolenza!
Guai se scappa la pazienza…

CORO
(ridendo)
La pazienza! ah! ah! ah!…

MADDALENA
(severa)
Che vuol dire?

CORO
(ironicamente)
Oh! niente, niente.

MADDALENA
Di rispetto mi mancate.

CORO
V'ingannate in verità.

MADDALENA
(accostandosi alla tavola, sulla quale vi stanno le colazioni)
Queste mele prelibate
come son disposte male!

CORO
L'attenzion con lei non vale,
ha un gran gusto a brontolar.

MADDALENA
(fremendo)
Insolenti!

CORO
Flemma! Il sangue
al cervello può montar.

MADDALENA
Oh! con me non si canzona,
e so farmi rispettar.

CORO
(da loro)
Vuol far sempre da padrona,
e si fa poi corbellar.

Scena Seconda

(Don Prudenzio, indi varie donne che servono ne' bagni ed Antonio)

DON PRUDENZIO
Benché, grazie al mio talento,
stian già tutti meglio assai,
di partir, in tal momento,
la licenza non darei;
ma tenerli io non potrei,
ed è meglio d'abbondar.

(alle donne)

Ve l'ho detto, e vel ripeto,
oggi il bagno non si prende;
son sospese le faccende,
non si pensa che a viaggiar.

CORO
Oh! che gusto! almen potremo
oggi andare a passeggiar.

(Le inservienti de' bagni partono.)

DON PRUDENZIO
Ma vediam, le colazioni
se a' miei ordin son conformi.

ANTONIO
Ah! si esamini, s'informi,
tutto in regola vedrà.

DON PRUDENZIO
Si dispongono a partire;
ma non cal, quest'oggi ancora,
qui costretto a garantire
son la loro sanità.

GLI ALTRI
(fra lei)
Oh! con questo gran dottore
stanno freschi in verità.

(Il dottore esamina le colazioni, ch'Antonio gli va indicando.)

Scena Terza

(I detti, Madama Cortese)

MADAMA CORTESE
Di vaghi raggi adorno,
in ciel risplende il sole;
sarà un sì ameno giorno
propizio ai viaggiator.
Alla felice sponda
seguirli io pur vorrei;
ma il fato non seconda
i voti del mio cor.
Dottore, Maddalena
Antonio, a me badate;

(al coro)

Voi pure m'ascoltate,
e destri poi cercate
il pian di secondar.

(Tutti s'accostano.)

I forestieri presto sen vanno,
se a prender bagni qui torneranno,
nessun per ora può assicurar;
ma della casa, nella lor mente,
buona memoria convien lasciar.

CORO
Bene, bene… più diligente
oggi saprassi ognun mostrar.

MADAMA CORTESE
La contessina non ha pazienza,
rapido il fatto succeda al dir.

CORO
Rapido il fatto succeda al dir.

MADAMA CORTESE
Allo Spagnolo, la riverenza
sì nell'entrare che nell'uscir.

CORO
Inchini entrando e nell'uscir.

MADAMA CORTESE
Coll'antiquario, di cartapecore,
di belle femine, col cavalier.
Con Melibea, d'idee fantastiche,
col Moscovita, del vasto imper,
del Campidoglio, colla Romana,
coll'Alemanno, del contrappunto,
con foco ed arte, cogliendo il punto,
più dell'usato si parlerà.
Di cartapecore. di belle femine,
d'idee fantastiche, di contrappunto,
più dell'usato, cogliendo il punto,
non dubitate, si parlerà.
Ingegno ed arte così adoprando,
l'innato genio destri allettando,
dolce impressione si desterà:
e pari a un rapido gonfio torrente,
che tutto allaga, che tutto inonda,
del Giglio d'Oro per ogni sponda,
la nobil fama si spanderà.

CORO
Del Giglio d'Oro per ogni sponda,
la nobil fama si spanderà.

(Tutti partono, eccetto Madama Cortese.)

Scena Quarta

MADAMA CORTESE
Partire io pur vorrei;
ma il mio consorte è assente e non mi lice
lasciar così… Ah! quando,
veder potrò un Sovrano,
sì giusto, sì leal, sì grande e umano?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(di dentro)
Modestina? Modestina? Ove sei?…

MADAMA CORTESE
La Parigina!
Peccato! Ella è gentil, vezzosa e cara;
lo spirito e la grazia ognun ne ammira;
ma per le mode notte e dì delira.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(entrando in fretta)
Modestina?… Ove sta?

MADAMA CORTESE
Volo a cercarla.

(parte)

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Trovarsi a una gran festa e non avere
le cose più alla moda,
e più fresche e più belle!…
Qual disonore, oh stelle!
Ah! più non reggo…
L'incertezza m'uccide…
e il cavalier Belfiore,
che, in sì critico istante, a me dovria
porger conforto, qui non è… L'ingrato
forse sta vagheggiando qualche bella…
Chi sì volubil mai l'avria creduto?
Ah! il far per compiacenza
ritratti in miniatura
certo è un pretesto… E se per or sto zitta,
pur medito vendetta, e tal sarà
che tutti i farfallin tremar farà.

MODESTINA
(entra, marcando lentamente)
Signora, che comanda?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(impazientendosi)
Un po' più adagio.

MODESTINA
Ho la micrania.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ognora voi mi fate morire d'impazienza.
La risposta è venuta?

MODESTINA
Non ancora.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
A chi desti la lettera?

MODESTINA
Al vostro bel cugino,
che disse aver un'occasion sicura.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Corri… qual disappunto!
Digli che qui l'aspetto…

MODESTINA
Ei giunge appunto.

(parte lentamente)

Scena Quinta

(entra don Luigino)

DON LUIGINO
Amabil Contessina,
v'armate di coraggio…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E perché mai?

DON LUIGINO
Fatal caso impensato…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E qual?

DON LUIGINO
La diligenza ha ribaltato.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ahimè!…

DON LUIGINO
Gli effetti fragili…
Le cassette… Le scatole…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ah tacete! Tutto comprendo…
O ciel! Io manco… io moro…

(si sviene)

DON LUIGINO
Si sviene!…

(verso le quinte)

Olà! accorrete!
Presto, presto… Soccorso a lei porgete.

Scena Sesta

(I detti, il Barone di Trombonok, Maddalena, Antonio, con serv, indi Don Prudenzio)

MADDALENA
Che accadde?

BARONE DI TROMBONOK
(dopo averla guardata)
Oh! come è bianca!
Morta ognun la dirai…
Di macchinetta sì genti, che mai
ha potuto sconvolger l'armonia?

DON LUIGINO
(al Barone)
Si è svenuta…

BARONE DI TROMBONOK
(cavando di tasca una boccetta)
Spruzzatele il bel volto;
è questa un'acqua pura, genuina,
ch'in persona io comprai dal gran Farina.
Fregatele la tempia.

(Maddalena prende la boccetta e s'accosta alla Contessa.)

DON PRUDENZIO
(accorrendo)
Olà! che fate?
Tocca a me sol; profani, vi scostate!

(Tutti si scostano; il medico guarda la Contessa, le tasta il polso, indi esclama)

Ahimè! sta in gran pericolo…

(Don Luigino parla all'orecchio del Barone.)

Volate dal speziale,
sal volatil chiedete, ed un cordiale.

(Parte un servo.)

BARONE DI TROMBONOK
(ai servi)
Aceto ed acqua fresca.

(Parte un altro servo.)

DON PRUDENZIO
Son sospese
le funzioni vitali…

DON LUIGINO
Non sapete
quello che dite…

DON PRUDENZIO
Come!…
La sistole… la diastole…

DON LUIGINO
Andate al diavolo.

DON PRUDENZIO
Il polso ascende già…

BARONE DI TROMBONOK
Vediam…

(tasta il polso alla Contessa)

(fra sé)

Che bestia insigne!

DON PRUDENZIO
Morirà!

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(alzandosi rapidamente)
Che sento!… Dove son?…
Sogno o son desta?

BARONE DI TROMBONOK
(al medico burlandolo)
Morirà!…

DON PRUDENZIO
Fu una sincope…

BARONE DI TROMBONOK
(ridendo)
La sincope, sì, sì, fa molto effetto:
Mozart, Haydn, Beethoven, Bach ne trassero
un gran partito.

(Don Prudenzio si accosta di nuovo per tastar il polso alla Contessa)

DON PRUDENZIO
Vediamo adesso il polso…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Non toccate,
augel di mal augurio, vi scostate.

(Don Prudenzio si ritira.)

DON LUIGINO
(alla Contessa)
Deh! calmatevi, o cara.

BARONE DI TROMBONOK
(alla medesima)
Cos'avete?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Il mio male capir voi non potete.
Partir, o ciel! desio,
e più partir non lice,
lo vieta l'onor mio,
la patria il vieta ancor.
Come spiegare, oh Dio!
il duol ch'io sento in cor?
Donne, voi sol comprendere
potete il mio dolor:
più fieri amari spasimi
non ho provato ancor.

TUTTI GLI ALTRI
Signora, vi calmate!
Deh! cessi il rio martor.

Scena Settima

(I detti, modestina, che arriva con uno scatolone, in cui v'è un bel cappellino alla moda giunto da Parigi)

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(dopo aver guardato)
Che miro! ah qual sorpresa!
Agli occhi io credo appena;

(contemplando il cappellino)

Caro! dal reo naufragio
tu ti salvasti almen,
e freni in parte i palpiti
dell'affannoso sen.
Grazie vi rendo, o Dei!
che udiste i voti miei;
a tal favor quest'anima
ben grata ognor sarà.

GLI ALTRI
La barbara sua pena
calmando omai si va.
E' comica la scena, e ridere ci fa.

(Tutti partono, eccetto il Barone.)

Scena Ottava

BARONE DI TROMBONOK
(ad Antonio, trattenendolo)
Eh! senti, mastro Antonio…

ANTONIO
Che comanda?

BARONE DI TROMBONOK
Sai che partiam sta sera
per Reims; tua cura sia
di far porre sul ciel delle carrozze
vestiti e biancheria:
se ci vuol qualche spesa, falla ed io,
ch'eletto a pieni voti per cassiere
fui dall'illustre amabil compagnia,
pagherò l'occorrente;
intendi?

ANTONIO
Sì signor, non pensi a niete.

(parte)

BARONE DI TROMBONOK
Quando rifletto a quello svenimento,
mi vien proprio da ridere…
La cagion delle smanie
indovinar chi mai potuto avria?
Ma ognuno al mondo ha un ramo di pazzia.
Sì, di matti una gran gabbia
ben si può chiamar il mondo;
forse appunto, perché tondo,
testa quadra non vi sta.

Scena Nona

DON PROFONDO
(arrivando)
La mia quota a voi consegno,
perdonate, se ho tardato;

(dà del danaro al Barone, che lo mette in una gran borsa)

A vedere io sono andato una rara antichità.

DON ALVARO
(entrando con Melibea)
Questa vaga e amabil dama,
miei signori, io vi presento;
far il viaggio con noi brama,
e ognun pago ne sarà.

MELIBEA
Con sì dotta e nobil gente,
di fanal che serve al mondo,
il viaggiar mi fia giocondo,
e gran bene mi farà.

Scena Decima

(I detti, il Conte di Libenskof)

CONTE DI LIBENSKOF
(indietro, da sé, dopo aver sentito l'ultime parole di Melibea. Fra sé)
Donna ingrata, a stento in petto
freno il giusto mio furore;
per lei fido avvampa il core
e il mio ardor sprezzando va.

DON ALVARO
(vedendo Libenskof, e da sé)
Il rival!

MELIBEA
(da sé)
Negli occhi ha il foco.

CONTE DI LIBENSKOF
(avanzandosi)
Non si parte?

BARONE DI TROMBONOK
Sì, fra poco;
i cavalli sol si attendono;

(vedendo Madama Cortese)

Se il corriere è ritornato,
da Madama or si saprà.

Scena Undicesima

(I detti e Madama Cortese)

MADAMA CORTESE
Naturale è l'impazienza,
il ritardo non comprendo;
vado, torno, salgo e scendo,
e tranquillo il cor non è.

(il Conte di Libenskof parla con vivacità a Melibea, mostrando gelosia.)

CONTE DI LIBENSKOF
Mi tradite…

MELIBEA
Qual favella?

CONTE DI LIBENSKOF
(con rabbia concentrata)
Don Alvar…

MELIBEA
Che dir volete?

CONTE DI LIBENSKOF
Donna infida, invan fingete;
il rival cadrà al mio piè.

MELIBEA
Cieco ardor v'abbaglia il ciglio…

CONTE DI LIBENSKOF
(accostandosi a don Alvaro, e con fierezza)
Don Alvar…

DON ALVARO
(fiero)
Che pretendete?

CONTE DI LIBENSKOF
Mi seguite…

MELIBEA
(trattenendoli)
Ah! non partite…
Troppo ingiusto è un tal furore.

MADAMA CORTESE
Qual dispetto! qual furore!

MELIBEA
D'ira avvampa il fero ciglio…
Un sì barbaro periglio
mi fa l'alma palpitar.

CONTE DI LIBENSKOF, DON ALVARO
Non pavento alcun periglio…
D'ira avvampa in seno il core;
e il tremendo mio furore
no, non posso più frenar.

BARONE DI TROMBONOK, DON PROFONDO
(fra sé)
Bella cosa è in ver l'amore!
Ci fa perdere il cervello,
l'uom più savio un bambinello
suole a un tratto diventar.

(S'ode un preludio d'arpa nella camera di Corinna, tutti restano immobili ad ascoltare. Dopo il preludio, la suddetta canta le seguenti strofe)

CORINNA
Arpa gentil, che fida
compagna ognor mi sei,
unisci ai canti miei
il suon di gioia e amor.
Nell'infiammata mente
si affollano le idee;
delle castalie dee
il foco io sento in cor.
Arpa, deh! unisci al canto
il suon di gioia e amor.

GLI ALTRI
Qual delizioso incanto
si spande nel mio cor!
Un più soave canto
no, non s'udì finor.

CORINNA
Svanirò i nembi; intorno
regna la dolce calma;
di lieti giorni l'alma
prevede il bel fulgor.
Che un dì rinasca, io spero,
dell'aurea età l'albore;
che degli umani in core
regni fraterno amor.

GLI ALTRI
Sempre agli umani in core
regni fraterno amor.

CORINNA
Contro i fedeli ancora
lotta falcata luna,
ma al sacro ardir fortuna
propizia ognor sarà.
Come sul Tebro e a Solima,
foriera di vittoria,
simbol di pace e gloria
la Croce splenderà.

GLI ALTRI
Simbol di pace e gloria
la Croce splenderà.
A tali accenti, in seno
riede la dolce calma;
d'idee ridenti, l'alma
pascendo or sol si va.
Gli opachi nembi intorno
pietoso il ciel disgombra,
del sacro ulivo all'ombra,
felice ognun sarà.

(Tutti partono, eccetto Madama Cortese.)

Scena Dodicesima

MADAMA CORTESE
Zefirin non ritorna… del ritardo
qual fia mai la cagion? - Milord s'appressa.
Che original! Corinna adora, e a lei
spiegar non sa l'ardore,
che da gran tempo gli divampa in core.
Ella pur l'ama, accorta me ne sono:
noi donne, in tal materia,
ben chiaro ci vediamo,
nato appena l'amor, scoprir sappiamo.

(parte, entra Lord Sidney)

LORD SIDNEY
Ah! perché la conobbi?
Perché appena lo stral ferimmi il petto,
non fuggir, non lasciarla? Incauto, ahi! lasso!
La fiamma alimentai ch'ognor più viva
or mi divampa in sen; non trovo pace,
e, in preda al mio deliro,
la notte e il dì, d'amor gemo e sospiro.
Invan strappar dal core
l'acuto dardo io tento;
più vivo ognor l'ardore
nel sen crescendo va.
Dell'anima fedele
timido i voti ascondo;
affanno più crudele
del mio no non si dà.

(Entrano varie contadine con de' vasi di fiori e cantano il seguente coro.)

CORO
Come dal cielo, - sul primo albor,
dolce rugiada - scende sui fior,
e al verde stelo - serba il vigor;
sull'alma donna, dal nobil cor,
così ridente - si spanda ognor
del Dio clemente - il bel favor.

LORD SIDNEY
Soavi e teneri - eletti fior,
siate gli interpreti - d'un puro amor.

CORO
Donna più amabile - chi vide ancor?
Accoppia al merito - grazia e pudor.

LORD SIDNEY
Dell'alma diva - al primo aspetto,
chi ha il cor capace - d'un puro affetto,
rapido sente - nascer l'ardor.
Fida e dolente, - quest'alma ognora
per lei d'amore - palpiterà.

CORO
Donna più amabile - chi vide ancora?
Accoppia al merito - grazia e beltà.

(Il coro parte.)

Scena Tredicesima

(entra don Profondo)

DON PROFONDO
(a Lord Sidney, trattenendolo)
Milord, una parola…

LORD SIDNEY
(serio)
Che bramate?

DON PROFONDO
Britannico signor è sol capace
d'appagar i miei voti…

LORD SIDNEY
Che v'occorre?

DON PROFONDO
Ho bisogno d'aver certe notizie…

LORD SIDNEY
Non sono un gazzettier…

DON PROFONDO
Mi spiego…

LORD SIDNEY
(come sopra)
Presto…

DON PROFONDO
Vorrei che m'indicaste
ove trovar potrei
il brando di Fingallo,
la corazza d'Artur,
l'arpa d'Alfred…

LORD SIDNEY
(partendo, fra sé)
E' matto!

DON PROFONDO
(seguendolo)
Ebbene?
Voi non mi rispondete?

LORD SIDNEY
Ne' musei
cercar convien; di più dir non saprei.

(parte)

DON PROFONDO
Non è troppo gentil; ma il compatisco;
è innamorato della poetessa,
e perduta ha la speme… Ella s'appressa;
a lei appunto io deggio
comunicar la lettera di Roma.

Scena Quattordicesima

(Il detto, Corinna, Delia)

DON PROFONDO
Buon giorno, illustre amica!

CORINNA
(salutandolo)
Quai notizie?

DON PROFONDO
Leggete questa lettera.

(Mentre Corinna legge la lettera, Don Profondo dice a Delia)

Consolatevi, o Delia;
le cose vanno bene…

DELIA
Davver?

DON PROFONDO
Ve l'assicuro.

CORINNA
(rende la lettera a Don Profondo)
Vi ringrazio.
Quando si parte?

DON PROFONDO
Presto; vo a vedere,
e l'ora poi io vi farò sapere.

(parte)

CORINNA
(a Delia)
Son felici le nuove, e presto, io spero
del sacro Legno all'ombra protettrice,
la vostra patria alfin sarà felice.

DELIA
Il ciel lo voglia!

CORINNA
In ordine mettete
quel che occorre, ed a Reims meco verrete.

(Delia parte. Esaminando i fiori)

Che vaghi ameni fior! son di Milord
il giornaliero don, pegno d'amore,
ch'egli timido ognor preme nel core.

(Corinna stacca un fiore, e lo pone in petto.)

Scena Quindicesima

(Corinna, il Cavaliere)

CAVALIER BELFIORE
(In fondo alla scena e da sé)
Sola ritrovo alfin la bella Dea,
che invincibil si crede, e a cui più volte
ho già fatto l'occhietto… Ce n'andiemo…
L'ocasion può mancar, ed or fa d'uopo
darle l'ultimo assalto; al par dell'altre,
cadrà ne' lacci miei,
senza rischio scommetter lo potrei.

(accostandosi con aria gentile e modesta)

O voi, d'Apollo prediletta figlia,
perdonate, se ardisco
il bel coro turbare
de' sublimi pensieri…

CORINNA
(attonita)
Qual favella!

CAVALIER BELFIORE
Una grazia implorar da voi vorrei…

CORINNA
(come sopra)
Una grazia! Da me!…

CAVALIER BELFIORE
Sì, a voi, che siete
savia al pari che bella,
fidar posso l'arcano del mio core.

CORINNA
(con maggior sorpresa)
Un arcan! Ma perché?…

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ascoso e vivo ardore
mi divampa nel seno, e al vago oggetto
timido ascondo il mio fervido affetto.

CORINNA
(come sopra)
Scusate… Io non comprendo…
Perché meco…

CAVALIER BELFIORE
Mi spiego…
Sotto il velo
de' sacri carmi, io voglio
il segreto svelar: ma sì novizio
son nel linguaggio degli Dei, che a voi
consiglio e aita io chiedo. Ah! sì, sentite,
ed il vostro parer franca mi dite.
Nel suo divin sembiante
tanta beltà risplende,
che in seno a un tratto accende
il più vivace ardor.

CORINNA
Ah! Dove mai s'asconde
sì raro e bel portento?
Vinta nel gran cimento,
avria la Dea d'amor.

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ma un nume sol saria
degno d'un tal tesoro…
E disperato io moro
d'affanno e di dolor.

(Cade a un tratto in ginocchio davanti a Corinna. Nello stesso tempo, Don Profondo entra dal mezzo in fondo e vede la scena; ma si ritira sorridendo, ed osserva d'intanto intanto.)

CORINNA
Che fate? Ah! qual deliro!

CAVALIER BELFIORE
Regger non posso oh Dio!
Voi siete l'idol mio…
Per voi smanio e sospiro,
e se pietà negate,
io qui voglio morir.

CORINNA
Così insultarmi osate?
Qual insensato ardir?

(Il Cavalier s'alza.)

CAVALIER BELFIORE
Un tal eccesso è pegno
del più vivace amor.

CORINNA
Un tal eccesso è indegno
d'un cavalier d'onor.

CAVALIER BELFIORE
Dunque non v'è speranza?

CORINNA
Partite, o chiamo gente…

CAVALIER BELFIORE
Martire di costanza,
io l'alma esalerò.

CORINNA
Partite, o la arroganza
punire io ben saprò.
Oh! quanto ingannasi - chi così crede
trovar la via - del nostro cor!
Il vivo affetto, - la pura fede
da noi sol meritano - stima ed amor.
Sprezzo e dispetto - destano in petto
questi galanti - insidiator.
Oh! quanto ingannasi - chi così crede
trovar la via - del nostro cor!

CAVALIER BELFIORE
(fra sé)
Finto è il rigore, - lo so per prova;
così far sogliono - le belle ognor.
Tal resistenza - no, non è nuova,
l'uso la chiede, - ed il decor.
Oggi combattono, - dimani cedono,
e salvar credono - il loro onor.
Finto è il rigore, - lo so per prova;
così far sogliono - le belle ognor.

(partono)

Scena Quindicesima (bis)

DON PROFONDO
(ch'entra ridendo)
Bravo il Signor Ganimede!
Se la Contessa il sa, gli cava gli occhi.
Ma tempo non perdiamo; del Barone
or qui deggio eseguir la commissione.
Degli effetti facciam presto la lista,
onde tutto sia all'ordine ed in vista.

(siede davanti alla suddetta tavola, parlante)

Io!
Medaglie incomparabili,
cammei rari, impagabili,
figli di tenebrosa,
sublime antichità.
In aurea carta pecora
dell'accademia i titoli,
onde son membro nobile
di prima qualità.
Il gran trattato inedito
sull'infallibil metodo
di saper ben distinguere,
a prima vista ognor
l'antico del moderno,
di fuori e nell'interno,
ne' maschi, nelle femine,
e in altri oggetti ancor.
Lo spagnolo!
Gran piante genealogiche
degli avoli e bisavoli,
colle notizie storiche
di quel che ognuno fu.
Diplomi, stemmi e croci,
nastri, collane ed ordini,
e, grosse come noci
sei perle del Perù.
La polacca!
L'opere più squisite
d'autori prelibati,
che vanto sono e gloria
della moderna età.
Disegni colorati
dell'alto Pic terribile
d'Harold, Malcolm e Ipsiboe
il bel profil qui sta.
La francese!
Scatole e scatoline,
con scrigni e cassettine,
che i bei tesor nascondono
sacri alla Dea d'amor.
«Badate: è roba fragile!»
qui chiuso, già indovino,
sta il nuovo cappellino,
con penne, merli e fior.
Il tedesco!
Dissertazione classica
sui nuovi effetti armonici,
onde i portenti anfionici
ridesteran stupor.
De' primi Orfei teutonici
le rare produzioni,
di corni e di tromboni
modelli ignoti ancor.
L'inglese!
Viaggi d'intorno al globo,
trattati di marina;
oriundo della China
sottil perlato thè.
Oppio e pistole a vento,
cambiali con molt'oro
i bill, ch'il parlamento
tre volte legger fe'.
Il francese!
Varie del Franco Orazio,
litografie squisite,
pennelli con matite,
conchiglie coi color.
«Son cose sacre.» Ah! intendo…
Ritratti e bigliettini,
con molti ricordini
de' suoi felici amor.
Il russo!
Notizia tipografica
di tutta la Siberia,
con carta geografica
dell'Ottomano imper.
Di zibellini e martore
preziosa collezione,
con penne di cappone
pe' caschi, e pe' cimier.

(si alza)

Sta tutto all'ordine, - non v'è che dire;
né più a partire - si può tardar.
Or l'inviato - certo è tornato;
de' snelli e rapidi - destrier frementi
già parmi udire - lo scalpitar.
Sferze e cornette - percoton l'aere,
le bestie struggonsi - di galoppar.
Il gran momento - è omai vicino;
più bel destino - no non si dà,
e il cor dal giubilo - balzando va.
ATTO UNICO


(Sala che dà adito a varie camere a destra ed a sinistra. Una tavola in fondo a destra.)

Scena Prima

MADDALENA
(al coro)
Presto, presto… su, coraggio!
Tante statue mi sembrate;
oggi è il giorno del gran viaggio,
non convien farsi aspettar.

CORO
Tutto è pronto; ma non basta,
a voi piace di gridar.

MADDALENA
Qual ardire! che insolenza!
Guai se scappa la pazienza…

CORO
(ridendo)
La pazienza! ah! ah! ah!…

MADDALENA
(severa)
Che vuol dire?

CORO
(ironicamente)
Oh! niente, niente.

MADDALENA
Di rispetto mi mancate.

CORO
V'ingannate in verità.

MADDALENA
(accostandosi alla tavola, sulla quale vi stanno le colazioni)
Queste mele prelibate
come son disposte male!

CORO
L'attenzion con lei non vale,
ha un gran gusto a brontolar.

MADDALENA
(fremendo)
Insolenti!

CORO
Flemma! Il sangue
al cervello può montar.

MADDALENA
Oh! con me non si canzona,
e so farmi rispettar.

CORO
(da loro)
Vuol far sempre da padrona,
e si fa poi corbellar.

Scena Seconda

(Don Prudenzio, indi varie donne che servono ne' bagni ed Antonio)

DON PRUDENZIO
Benché, grazie al mio talento,
stian già tutti meglio assai,
di partir, in tal momento,
la licenza non darei;
ma tenerli io non potrei,
ed è meglio d'abbondar.

(alle donne)

Ve l'ho detto, e vel ripeto,
oggi il bagno non si prende;
son sospese le faccende,
non si pensa che a viaggiar.

CORO
Oh! che gusto! almen potremo
oggi andare a passeggiar.

(Le inservienti de' bagni partono.)

DON PRUDENZIO
Ma vediam, le colazioni
se a' miei ordin son conformi.

ANTONIO
Ah! si esamini, s'informi,
tutto in regola vedrà.

DON PRUDENZIO
Si dispongono a partire;
ma non cal, quest'oggi ancora,
qui costretto a garantire
son la loro sanità.

GLI ALTRI
(fra lei)
Oh! con questo gran dottore
stanno freschi in verità.

(Il dottore esamina le colazioni, ch'Antonio gli va indicando.)

Scena Terza

(I detti, Madama Cortese)

MADAMA CORTESE
Di vaghi raggi adorno,
in ciel risplende il sole;
sarà un sì ameno giorno
propizio ai viaggiator.
Alla felice sponda
seguirli io pur vorrei;
ma il fato non seconda
i voti del mio cor.
Dottore, Maddalena
Antonio, a me badate;

(al coro)

Voi pure m'ascoltate,
e destri poi cercate
il pian di secondar.

(Tutti s'accostano.)

I forestieri presto sen vanno,
se a prender bagni qui torneranno,
nessun per ora può assicurar;
ma della casa, nella lor mente,
buona memoria convien lasciar.

CORO
Bene, bene… più diligente
oggi saprassi ognun mostrar.

MADAMA CORTESE
La contessina non ha pazienza,
rapido il fatto succeda al dir.

CORO
Rapido il fatto succeda al dir.

MADAMA CORTESE
Allo Spagnolo, la riverenza
sì nell'entrare che nell'uscir.

CORO
Inchini entrando e nell'uscir.

MADAMA CORTESE
Coll'antiquario, di cartapecore,
di belle femine, col cavalier.
Con Melibea, d'idee fantastiche,
col Moscovita, del vasto imper,
del Campidoglio, colla Romana,
coll'Alemanno, del contrappunto,
con foco ed arte, cogliendo il punto,
più dell'usato si parlerà.
Di cartapecore. di belle femine,
d'idee fantastiche, di contrappunto,
più dell'usato, cogliendo il punto,
non dubitate, si parlerà.
Ingegno ed arte così adoprando,
l'innato genio destri allettando,
dolce impressione si desterà:
e pari a un rapido gonfio torrente,
che tutto allaga, che tutto inonda,
del Giglio d'Oro per ogni sponda,
la nobil fama si spanderà.

CORO
Del Giglio d'Oro per ogni sponda,
la nobil fama si spanderà.

(Tutti partono, eccetto Madama Cortese.)

Scena Quarta

MADAMA CORTESE
Partire io pur vorrei;
ma il mio consorte è assente e non mi lice
lasciar così… Ah! quando,
veder potrò un Sovrano,
sì giusto, sì leal, sì grande e umano?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(di dentro)
Modestina? Modestina? Ove sei?…

MADAMA CORTESE
La Parigina!
Peccato! Ella è gentil, vezzosa e cara;
lo spirito e la grazia ognun ne ammira;
ma per le mode notte e dì delira.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(entrando in fretta)
Modestina?… Ove sta?

MADAMA CORTESE
Volo a cercarla.

(parte)

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Trovarsi a una gran festa e non avere
le cose più alla moda,
e più fresche e più belle!…
Qual disonore, oh stelle!
Ah! più non reggo…
L'incertezza m'uccide…
e il cavalier Belfiore,
che, in sì critico istante, a me dovria
porger conforto, qui non è… L'ingrato
forse sta vagheggiando qualche bella…
Chi sì volubil mai l'avria creduto?
Ah! il far per compiacenza
ritratti in miniatura
certo è un pretesto… E se per or sto zitta,
pur medito vendetta, e tal sarà
che tutti i farfallin tremar farà.

MODESTINA
(entra, marcando lentamente)
Signora, che comanda?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(impazientendosi)
Un po' più adagio.

MODESTINA
Ho la micrania.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ognora voi mi fate morire d'impazienza.
La risposta è venuta?

MODESTINA
Non ancora.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
A chi desti la lettera?

MODESTINA
Al vostro bel cugino,
che disse aver un'occasion sicura.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Corri… qual disappunto!
Digli che qui l'aspetto…

MODESTINA
Ei giunge appunto.

(parte lentamente)

Scena Quinta

(entra don Luigino)

DON LUIGINO
Amabil Contessina,
v'armate di coraggio…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E perché mai?

DON LUIGINO
Fatal caso impensato…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
E qual?

DON LUIGINO
La diligenza ha ribaltato.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ahimè!…

DON LUIGINO
Gli effetti fragili…
Le cassette… Le scatole…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ah tacete! Tutto comprendo…
O ciel! Io manco… io moro…

(si sviene)

DON LUIGINO
Si sviene!…

(verso le quinte)

Olà! accorrete!
Presto, presto… Soccorso a lei porgete.

Scena Sesta

(I detti, il Barone di Trombonok, Maddalena, Antonio, con serv, indi Don Prudenzio)

MADDALENA
Che accadde?

BARONE DI TROMBONOK
(dopo averla guardata)
Oh! come è bianca!
Morta ognun la dirai…
Di macchinetta sì genti, che mai
ha potuto sconvolger l'armonia?

DON LUIGINO
(al Barone)
Si è svenuta…

BARONE DI TROMBONOK
(cavando di tasca una boccetta)
Spruzzatele il bel volto;
è questa un'acqua pura, genuina,
ch'in persona io comprai dal gran Farina.
Fregatele la tempia.

(Maddalena prende la boccetta e s'accosta alla Contessa.)

DON PRUDENZIO
(accorrendo)
Olà! che fate?
Tocca a me sol; profani, vi scostate!

(Tutti si scostano; il medico guarda la Contessa, le tasta il polso, indi esclama)

Ahimè! sta in gran pericolo…

(Don Luigino parla all'orecchio del Barone.)

Volate dal speziale,
sal volatil chiedete, ed un cordiale.

(Parte un servo.)

BARONE DI TROMBONOK
(ai servi)
Aceto ed acqua fresca.

(Parte un altro servo.)

DON PRUDENZIO
Son sospese
le funzioni vitali…

DON LUIGINO
Non sapete
quello che dite…

DON PRUDENZIO
Come!…
La sistole… la diastole…

DON LUIGINO
Andate al diavolo.

DON PRUDENZIO
Il polso ascende già…

BARONE DI TROMBONOK
Vediam…

(tasta il polso alla Contessa)

(fra sé)

Che bestia insigne!

DON PRUDENZIO
Morirà!

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(alzandosi rapidamente)
Che sento!… Dove son?…
Sogno o son desta?

BARONE DI TROMBONOK
(al medico burlandolo)
Morirà!…

DON PRUDENZIO
Fu una sincope…

BARONE DI TROMBONOK
(ridendo)
La sincope, sì, sì, fa molto effetto:
Mozart, Haydn, Beethoven, Bach ne trassero
un gran partito.

(Don Prudenzio si accosta di nuovo per tastar il polso alla Contessa)

DON PRUDENZIO
Vediamo adesso il polso…

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Non toccate,
augel di mal augurio, vi scostate.

(Don Prudenzio si ritira.)

DON LUIGINO
(alla Contessa)
Deh! calmatevi, o cara.

BARONE DI TROMBONOK
(alla medesima)
Cos'avete?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Il mio male capir voi non potete.
Partir, o ciel! desio,
e più partir non lice,
lo vieta l'onor mio,
la patria il vieta ancor.
Come spiegare, oh Dio!
il duol ch'io sento in cor?
Donne, voi sol comprendere
potete il mio dolor:
più fieri amari spasimi
non ho provato ancor.

TUTTI GLI ALTRI
Signora, vi calmate!
Deh! cessi il rio martor.

Scena Settima

(I detti, modestina, che arriva con uno scatolone, in cui v'è un bel cappellino alla moda giunto da Parigi)

CONTESSA DI FOLLEVILLE
(dopo aver guardato)
Che miro! ah qual sorpresa!
Agli occhi io credo appena;

(contemplando il cappellino)

Caro! dal reo naufragio
tu ti salvasti almen,
e freni in parte i palpiti
dell'affannoso sen.
Grazie vi rendo, o Dei!
che udiste i voti miei;
a tal favor quest'anima
ben grata ognor sarà.

GLI ALTRI
La barbara sua pena
calmando omai si va.
E' comica la scena, e ridere ci fa.

(Tutti partono, eccetto il Barone.)

Scena Ottava

BARONE DI TROMBONOK
(ad Antonio, trattenendolo)
Eh! senti, mastro Antonio…

ANTONIO
Che comanda?

BARONE DI TROMBONOK
Sai che partiam sta sera
per Reims; tua cura sia
di far porre sul ciel delle carrozze
vestiti e biancheria:
se ci vuol qualche spesa, falla ed io,
ch'eletto a pieni voti per cassiere
fui dall'illustre amabil compagnia,
pagherò l'occorrente;
intendi?

ANTONIO
Sì signor, non pensi a niete.

(parte)

BARONE DI TROMBONOK
Quando rifletto a quello svenimento,
mi vien proprio da ridere…
La cagion delle smanie
indovinar chi mai potuto avria?
Ma ognuno al mondo ha un ramo di pazzia.
Sì, di matti una gran gabbia
ben si può chiamar il mondo;
forse appunto, perché tondo,
testa quadra non vi sta.

Scena Nona

DON PROFONDO
(arrivando)
La mia quota a voi consegno,
perdonate, se ho tardato;

(dà del danaro al Barone, che lo mette in una gran borsa)

A vedere io sono andato una rara antichità.

DON ALVARO
(entrando con Melibea)
Questa vaga e amabil dama,
miei signori, io vi presento;
far il viaggio con noi brama,
e ognun pago ne sarà.

MELIBEA
Con sì dotta e nobil gente,
di fanal che serve al mondo,
il viaggiar mi fia giocondo,
e gran bene mi farà.

Scena Decima

(I detti, il Conte di Libenskof)

CONTE DI LIBENSKOF
(indietro, da sé, dopo aver sentito l'ultime parole di Melibea. Fra sé)
Donna ingrata, a stento in petto
freno il giusto mio furore;
per lei fido avvampa il core
e il mio ardor sprezzando va.

DON ALVARO
(vedendo Libenskof, e da sé)
Il rival!

MELIBEA
(da sé)
Negli occhi ha il foco.

CONTE DI LIBENSKOF
(avanzandosi)
Non si parte?

BARONE DI TROMBONOK
Sì, fra poco;
i cavalli sol si attendono;

(vedendo Madama Cortese)

Se il corriere è ritornato,
da Madama or si saprà.

Scena Undicesima

(I detti e Madama Cortese)

MADAMA CORTESE
Naturale è l'impazienza,
il ritardo non comprendo;
vado, torno, salgo e scendo,
e tranquillo il cor non è.

(il Conte di Libenskof parla con vivacità a Melibea, mostrando gelosia.)

CONTE DI LIBENSKOF
Mi tradite…

MELIBEA
Qual favella?

CONTE DI LIBENSKOF
(con rabbia concentrata)
Don Alvar…

MELIBEA
Che dir volete?

CONTE DI LIBENSKOF
Donna infida, invan fingete;
il rival cadrà al mio piè.

MELIBEA
Cieco ardor v'abbaglia il ciglio…

CONTE DI LIBENSKOF
(accostandosi a don Alvaro, e con fierezza)
Don Alvar…

DON ALVARO
(fiero)
Che pretendete?

CONTE DI LIBENSKOF
Mi seguite…

MELIBEA
(trattenendoli)
Ah! non partite…
Troppo ingiusto è un tal furore.

MADAMA CORTESE
Qual dispetto! qual furore!

MELIBEA
D'ira avvampa il fero ciglio…
Un sì barbaro periglio
mi fa l'alma palpitar.

CONTE DI LIBENSKOF, DON ALVARO
Non pavento alcun periglio…
D'ira avvampa in seno il core;
e il tremendo mio furore
no, non posso più frenar.

BARONE DI TROMBONOK, DON PROFONDO
(fra sé)
Bella cosa è in ver l'amore!
Ci fa perdere il cervello,
l'uom più savio un bambinello
suole a un tratto diventar.

(S'ode un preludio d'arpa nella camera di Corinna, tutti restano immobili ad ascoltare. Dopo il preludio, la suddetta canta le seguenti strofe)

CORINNA
Arpa gentil, che fida
compagna ognor mi sei,
unisci ai canti miei
il suon di gioia e amor.
Nell'infiammata mente
si affollano le idee;
delle castalie dee
il foco io sento in cor.
Arpa, deh! unisci al canto
il suon di gioia e amor.

GLI ALTRI
Qual delizioso incanto
si spande nel mio cor!
Un più soave canto
no, non s'udì finor.

CORINNA
Svanirò i nembi; intorno
regna la dolce calma;
di lieti giorni l'alma
prevede il bel fulgor.
Che un dì rinasca, io spero,
dell'aurea età l'albore;
che degli umani in core
regni fraterno amor.

GLI ALTRI
Sempre agli umani in core
regni fraterno amor.

CORINNA
Contro i fedeli ancora
lotta falcata luna,
ma al sacro ardir fortuna
propizia ognor sarà.
Come sul Tebro e a Solima,
foriera di vittoria,
simbol di pace e gloria
la Croce splenderà.

GLI ALTRI
Simbol di pace e gloria
la Croce splenderà.
A tali accenti, in seno
riede la dolce calma;
d'idee ridenti, l'alma
pascendo or sol si va.
Gli opachi nembi intorno
pietoso il ciel disgombra,
del sacro ulivo all'ombra,
felice ognun sarà.

(Tutti partono, eccetto Madama Cortese.)

Scena Dodicesima

MADAMA CORTESE
Zefirin non ritorna… del ritardo
qual fia mai la cagion? - Milord s'appressa.
Che original! Corinna adora, e a lei
spiegar non sa l'ardore,
che da gran tempo gli divampa in core.
Ella pur l'ama, accorta me ne sono:
noi donne, in tal materia,
ben chiaro ci vediamo,
nato appena l'amor, scoprir sappiamo.

(parte, entra Lord Sidney)

LORD SIDNEY
Ah! perché la conobbi?
Perché appena lo stral ferimmi il petto,
non fuggir, non lasciarla? Incauto, ahi! lasso!
La fiamma alimentai ch'ognor più viva
or mi divampa in sen; non trovo pace,
e, in preda al mio deliro,
la notte e il dì, d'amor gemo e sospiro.
Invan strappar dal core
l'acuto dardo io tento;
più vivo ognor l'ardore
nel sen crescendo va.
Dell'anima fedele
timido i voti ascondo;
affanno più crudele
del mio no non si dà.

(Entrano varie contadine con de' vasi di fiori e cantano il seguente coro.)

CORO
Come dal cielo, - sul primo albor,
dolce rugiada - scende sui fior,
e al verde stelo - serba il vigor;
sull'alma donna, dal nobil cor,
così ridente - si spanda ognor
del Dio clemente - il bel favor.

LORD SIDNEY
Soavi e teneri - eletti fior,
siate gli interpreti - d'un puro amor.

CORO
Donna più amabile - chi vide ancor?
Accoppia al merito - grazia e pudor.

LORD SIDNEY
Dell'alma diva - al primo aspetto,
chi ha il cor capace - d'un puro affetto,
rapido sente - nascer l'ardor.
Fida e dolente, - quest'alma ognora
per lei d'amore - palpiterà.

CORO
Donna più amabile - chi vide ancora?
Accoppia al merito - grazia e beltà.

(Il coro parte.)

Scena Tredicesima

(entra don Profondo)

DON PROFONDO
(a Lord Sidney, trattenendolo)
Milord, una parola…

LORD SIDNEY
(serio)
Che bramate?

DON PROFONDO
Britannico signor è sol capace
d'appagar i miei voti…

LORD SIDNEY
Che v'occorre?

DON PROFONDO
Ho bisogno d'aver certe notizie…

LORD SIDNEY
Non sono un gazzettier…

DON PROFONDO
Mi spiego…

LORD SIDNEY
(come sopra)
Presto…

DON PROFONDO
Vorrei che m'indicaste
ove trovar potrei
il brando di Fingallo,
la corazza d'Artur,
l'arpa d'Alfred…

LORD SIDNEY
(partendo, fra sé)
E' matto!

DON PROFONDO
(seguendolo)
Ebbene?
Voi non mi rispondete?

LORD SIDNEY
Ne' musei
cercar convien; di più dir non saprei.

(parte)

DON PROFONDO
Non è troppo gentil; ma il compatisco;
è innamorato della poetessa,
e perduta ha la speme… Ella s'appressa;
a lei appunto io deggio
comunicar la lettera di Roma.

Scena Quattordicesima

(Il detto, Corinna, Delia)

DON PROFONDO
Buon giorno, illustre amica!

CORINNA
(salutandolo)
Quai notizie?

DON PROFONDO
Leggete questa lettera.

(Mentre Corinna legge la lettera, Don Profondo dice a Delia)

Consolatevi, o Delia;
le cose vanno bene…

DELIA
Davver?

DON PROFONDO
Ve l'assicuro.

CORINNA
(rende la lettera a Don Profondo)
Vi ringrazio.
Quando si parte?

DON PROFONDO
Presto; vo a vedere,
e l'ora poi io vi farò sapere.

(parte)

CORINNA
(a Delia)
Son felici le nuove, e presto, io spero
del sacro Legno all'ombra protettrice,
la vostra patria alfin sarà felice.

DELIA
Il ciel lo voglia!

CORINNA
In ordine mettete
quel che occorre, ed a Reims meco verrete.

(Delia parte. Esaminando i fiori)

Che vaghi ameni fior! son di Milord
il giornaliero don, pegno d'amore,
ch'egli timido ognor preme nel core.

(Corinna stacca un fiore, e lo pone in petto.)

Scena Quindicesima

(Corinna, il Cavaliere)

CAVALIER BELFIORE
(In fondo alla scena e da sé)
Sola ritrovo alfin la bella Dea,
che invincibil si crede, e a cui più volte
ho già fatto l'occhietto… Ce n'andiemo…
L'ocasion può mancar, ed or fa d'uopo
darle l'ultimo assalto; al par dell'altre,
cadrà ne' lacci miei,
senza rischio scommetter lo potrei.

(accostandosi con aria gentile e modesta)

O voi, d'Apollo prediletta figlia,
perdonate, se ardisco
il bel coro turbare
de' sublimi pensieri…

CORINNA
(attonita)
Qual favella!

CAVALIER BELFIORE
Una grazia implorar da voi vorrei…

CORINNA
(come sopra)
Una grazia! Da me!…

CAVALIER BELFIORE
Sì, a voi, che siete
savia al pari che bella,
fidar posso l'arcano del mio core.

CORINNA
(con maggior sorpresa)
Un arcan! Ma perché?…

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ascoso e vivo ardore
mi divampa nel seno, e al vago oggetto
timido ascondo il mio fervido affetto.

CORINNA
(come sopra)
Scusate… Io non comprendo…
Perché meco…

CAVALIER BELFIORE
Mi spiego…
Sotto il velo
de' sacri carmi, io voglio
il segreto svelar: ma sì novizio
son nel linguaggio degli Dei, che a voi
consiglio e aita io chiedo. Ah! sì, sentite,
ed il vostro parer franca mi dite.
Nel suo divin sembiante
tanta beltà risplende,
che in seno a un tratto accende
il più vivace ardor.

CORINNA
Ah! Dove mai s'asconde
sì raro e bel portento?
Vinta nel gran cimento,
avria la Dea d'amor.

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ma un nume sol saria
degno d'un tal tesoro…
E disperato io moro
d'affanno e di dolor.

(Cade a un tratto in ginocchio davanti a Corinna. Nello stesso tempo, Don Profondo entra dal mezzo in fondo e vede la scena; ma si ritira sorridendo, ed osserva d'intanto intanto.)

CORINNA
Che fate? Ah! qual deliro!

CAVALIER BELFIORE
Regger non posso oh Dio!
Voi siete l'idol mio…
Per voi smanio e sospiro,
e se pietà negate,
io qui voglio morir.

CORINNA
Così insultarmi osate?
Qual insensato ardir?

(Il Cavalier s'alza.)

CAVALIER BELFIORE
Un tal eccesso è pegno
del più vivace amor.

CORINNA
Un tal eccesso è indegno
d'un cavalier d'onor.

CAVALIER BELFIORE
Dunque non v'è speranza?

CORINNA
Partite, o chiamo gente…

CAVALIER BELFIORE
Martire di costanza,
io l'alma esalerò.

CORINNA
Partite, o la arroganza
punire io ben saprò.
Oh! quanto ingannasi - chi così crede
trovar la via - del nostro cor!
Il vivo affetto, - la pura fede
da noi sol meritano - stima ed amor.
Sprezzo e dispetto - destano in petto
questi galanti - insidiator.
Oh! quanto ingannasi - chi così crede
trovar la via - del nostro cor!

CAVALIER BELFIORE
(fra sé)
Finto è il rigore, - lo so per prova;
così far sogliono - le belle ognor.
Tal resistenza - no, non è nuova,
l'uso la chiede, - ed il decor.
Oggi combattono, - dimani cedono,
e salvar credono - il loro onor.
Finto è il rigore, - lo so per prova;
così far sogliono - le belle ognor.

(partono)

Scena Quindicesima (bis)

DON PROFONDO
(ch'entra ridendo)
Bravo il Signor Ganimede!
Se la Contessa il sa, gli cava gli occhi.
Ma tempo non perdiamo; del Barone
or qui deggio eseguir la commissione.
Degli effetti facciam presto la lista,
onde tutto sia all'ordine ed in vista.

(siede davanti alla suddetta tavola, parlante)

Io!
Medaglie incomparabili,
cammei rari, impagabili,
figli di tenebrosa,
sublime antichità.
In aurea carta pecora
dell'accademia i titoli,
onde son membro nobile
di prima qualità.
Il gran trattato inedito
sull'infallibil metodo
di saper ben distinguere,
a prima vista ognor
l'antico del moderno,
di fuori e nell'interno,
ne' maschi, nelle femine,
e in altri oggetti ancor.
Lo spagnolo!
Gran piante genealogiche
degli avoli e bisavoli,
colle notizie storiche
di quel che ognuno fu.
Diplomi, stemmi e croci,
nastri, collane ed ordini,
e, grosse come noci
sei perle del Perù.
La polacca!
L'opere più squisite
d'autori prelibati,
che vanto sono e gloria
della moderna età.
Disegni colorati
dell'alto Pic terribile
d'Harold, Malcolm e Ipsiboe
il bel profil qui sta.
La francese!
Scatole e scatoline,
con scrigni e cassettine,
che i bei tesor nascondono
sacri alla Dea d'amor.
«Badate: è roba fragile!»
qui chiuso, già indovino,
sta il nuovo cappellino,
con penne, merli e fior.
Il tedesco!
Dissertazione classica
sui nuovi effetti armonici,
onde i portenti anfionici
ridesteran stupor.
De' primi Orfei teutonici
le rare produzioni,
di corni e di tromboni
modelli ignoti ancor.
L'inglese!
Viaggi d'intorno al globo,
trattati di marina;
oriundo della China
sottil perlato thè.
Oppio e pistole a vento,
cambiali con molt'oro
i bill, ch'il parlamento
tre volte legger fe'.
Il francese!
Varie del Franco Orazio,
litografie squisite,
pennelli con matite,
conchiglie coi color.
«Son cose sacre.» Ah! intendo…
Ritratti e bigliettini,
con molti ricordini
de' suoi felici amor.
Il russo!
Notizia tipografica
di tutta la Siberia,
con carta geografica
dell'Ottomano imper.
Di zibellini e martore
preziosa collezione,
con penne di cappone
pe' caschi, e pe' cimier.

(si alza)

Sta tutto all'ordine, - non v'è che dire;
né più a partire - si può tardar.
Or l'inviato - certo è tornato;
de' snelli e rapidi - destrier frementi
già parmi udire - lo scalpitar.
Sferze e cornette - percoton l'aere,
le bestie struggonsi - di galoppar.
Il gran momento - è omai vicino;
più bel destino - no non si dà,
e il cor dal giubilo - balzando va.



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