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Atto unico

Il teatro rappresenta un vallone che ha in prospettiva una catena di montagne, per una delle quali si scende al piano dalla parte che indica la strada comune. Da un lato una roccia con alcune cavità che suppongono l’ingresso alle miniere. A canto alla roccia, esterno della casa di Tarabotto con porta praticabile. Dirimpetto, un grand ‘arbore con una panca attacco al medesimo.


Scena prima
Tarabotto ch’esce da una delle cavità con minatori, poi Isabella.

Tarabotto
(parlando ai minatori)
Cosa dite! il nostro Duca
qui vicino adesso a noi!
(ad uno)
Non ti sei di già ingannato!
(ad un altro)
Tu scorgesti i fidi suoi!
Qui dall’alto mi vo’ anch’io
or di tanto assicurar.
Ritornate alla miniera
voi frattanto a lavorar.
(Sale una montagna e disperde, ed i minatori rientrano nella cavità)

(Rimasta vuota la scena, esce Isabella con in mano un ritratto gioiellato che sta contemplando assorta in sé medesima.)

Isabella
Perché dal tuo seno
bandire la sposa,
che fida e amorosa
vivea sol per te
Fu un rio traditore!..
Fu un barbaro inganno!..
Eppure t’adoro,
benché mio tiranno!
Ah solo sospiro
provarti mia fé.
(resta concentrata in sé medesima come sopra)

(Ricomparisce Tarabotto, che parla scendendo.
Isabella non s’avvede di lui.)

Tarabotto
Sì, gli è vero, è il Duca al certo...

Isabella
Di’, qual colpa è mai la mia!

Tarabotto
(scende, s’avvede d’Isabella e si mette ad osservarla avvicinandosele a poco a poco senza ch’ella di lui s’accorga)
Prepariamci... (Eccola. Sempre
colla sua malinconia!)

Isabella
Ma tant’odio e perché mai!..

Tarabotto
(Cos’ha in man che luce assai!..
Ora vedo, egli è un ritratto...
Veh veh! al Duca un po’ più giovane
ei somiglia affatto affatto.)

Isabella
Io son pur la tua consorte!
(nasconde il ritratto)

Tarabotto
(Sua consorte!.. oh cos’ha detto?..)

Isabella
(cava un foglio)
Uno scritto al sommo oggetto
può condurmi...
(s’accorge di Tarabotto, e nasconde il foglio)
O ciel!..

Tarabotto
Che ascondi?

Isabella
(assai confusa)
Io...

Tarabotto
Un ritratto.

Isabella
Come!

Tarabotto
E un foglio.
Nisa, Nisa, a me rispondi
vo’ saper siffatto imbroglio.

Isabella
Agitata... mi confondo...
Non so dir... parlar non oso...
Ah mi tolga il ciel pietoso
colla morte al mio penar.

Tarabotto
Tu mi fai restar di stuco!..
Parla pur liberamnte.
Ah mi devi schiettamente
ogni arcano confidar.
Ebbene, che nascondi
a Tarabotto?

Isabella
Io? nulla.

Tarabotto
Chiami nulla un ritratto
contornato di gemme? Io veramente
lo chiamo qualche cosa.

Isabella
Egli è...

Tarabotto
Il ritratto
del nostro Duca.

Isabella
O ciel!..

Tarabotto
Da chi l’avesti?

Isabella
Da chi l’ebbi?

Tarabotto
Ho ragione
d’esserne ben curioso.

Isabella
O sorte!

Tarabotto
E parmi
d’aver diritto a domandarlo.

Isabella
Voi!..

Tarabotto
Io sono quello che, son già dieci anni,
e sola ti raccolsi e semiviva
sulla spiaggia del mare.

Isabella
O rimembranza!

Tarabotto
Che ti condussi a casa mia, che a tutti
(poiché tu lo volesti)
tacqui l’avvenimento,
e t’ho fatta passar mia nipote
come ognun pur ti crede.

Isabella
E questa vita
in guiderdone io t’offro.

Tarabotto
Eh dalle donne
non voglio queste cose. Or bene, o parla,
o, come ingrata, io sempre t’abbandono.

Isabella
No che ingrata non fui, né teco il sono.

Tarabotto
Dunque fuori.

Isabella
Un arcano
da cui la vita mia dipende ognora!

Tarabotto
Tanto già vo’ saper...

Isabella
Dunque risparmia
l’angoscia a un’infelice di svelarti
la orribile cagion del suo dolore.
Leggi e, se puoi, qui non gelar d’orrore.
(dà il foglio, che avea prima nascosto, e s’abbandona desolatamente sulla panca)

(Tarabotto apre e legge.)

Tarabotto
«O voi ch’io suppongo seguace d’umanità, sappiate che vive in questi soggiorni la già creduta estinta Isabella vostra Duchessa!.. L’iniquo e potente Ormondo le chiese affetti non permessi, e giurò vendetta del di lei costante rifiuto. Sorprese e tradì colla più nera perfidia il cuore del di lei sposo, e la infelice fu condotta da Batone aderente ad Ormondo in una barchetta e posta sola in balia dell’onde. Venite alle miniere di ferro. Volate. Qual gloria per voi! V’attende il trionfo dell’onore e della innocenza.»
Voi signora!.. (rendendole il foglio)
Uh... perdon... (per inchinarsi)

(Essa si leva impetuosamente, e lo abbraccia.)

Isabella
Che fai?.. che fai?
Liberatore, amico e padre mio!

Tarabotto
E fu questo Batone
che v’ha condotta al mar?

Isabella
Desso.

Tarabotto
E v’ha detto
il perché?

Isabella
Sol mi disse che il facea
d’ordine del mio sposo.

Tarabotto
Né voi tentaste dopo?..

Isabella
E come mai?

Tarabotto
E’ vero. Prese il Duca
una seconda moglie. Opra fu questa
di chi v’era nemico, e lo scoprirvi
lo stesso era che perdervi per sempre.

Isabella
Or che dispose il ciel che gli sia morta
la nuova sposa, e viene a questa parte,
ho allestito quel foglio, onde, se mai
vi sia tra’ suoi seguaci
qualch’anima onorata,
tentar col di lei mezzo e occultamente
di provar che gli son moglie innocente.

Tarabotto
Pensate bene... (osservando) Oh diavolo!
Vedo lì de’ soldati. Che venisse
il Duca alle miniere!

Isabella
Dio!.. possibile!..

Tarabotto
L’abito, i patimenti,
ch’hanno alterati i vostri lineamenti...
la distanza del tempo...
Oh insomma avete core?

Isabella
(con gran forza)
Da sfidar qualsivoglia aspro cimento.

Tarabotto
Ebben... mi va passando per la testa...
(accendendosi e fantasticando)
Ma non ci lusinghiamo...
Oh se posso arrivar!.. vengono. Entriamo.

(Entrano in casa.)


Scena seconda
Soldati dalla montagna, poi Bertrando. Scendono tutti


Bertrando
Qual tenero diletto
amare un vago oggetto,
che in sé costante aduna
il merto e la beltà!
Ma quanto è mai tiranna
la forza del destino
se amare ci condanna
chi vanto tal non ha.
Ah più non vive oh dio
quella che odiar dovrei:
ma in rammentar di lei
tormento amor mi dà.
(Né pon due lustri ancora cancellarti
Isabella infedel da questo core!..
Ah si pensi al dover.)

(Compariscono Batone e Ormondo, che scendono)


Scena terza
Bertrando, Ormondo, Batone, soldati

Bertrando
Ebben, che tenta
il Duca mio vicino?

Ormondo
Arma a gran possa

Batone
Ed a questa frontiera
sembra che sien rivolti i suoi disegni.

Bertrando
E quivi occulta via cercar conviene
per un’util sorpresa.

Batone
In quelle rocce,
che sono le miniere
del ferro, questa strada
forse che vi farà. Detto mi venne,
che un certo Tarabotto
capo de’ minatori
alberga qui d’intorno.
Da lui si può saper.

Bertrando
Di lui si cerchi.

Batone
Chiamerò a questa casa. Olà...


Scena quarta
Detti. Tarabotto

Tarabotto
(uscendo)
Chi chiama?

Ormondo
(accennadogli Bertrando)
Il Duca tuo signor quest’è che vedi.

Tarabotto
Che fortuna! m’umilio!..

Bertrando
Sapresti tu indicarmi
ove soggiorna un certo Tarabotto
capo de’ minatori?

Tarabotto
Eccolo a’ suoi comandi.
La sua picciola casa è quella là!
Ivi con Nisa sua cara nipote
vive poveramente,
ma sempre allegramente.

Bertrando
Aver m’è d’uopo
da te gran lumi. Seguimi
in quelle rocce. Ormondo, tu frattanto,
(Ormondo s’inchina e parte.)
e tu Batone, eseguirete quanto
io v’imposi di già.
(s’avvia alle cavità)

Tarabotto
(Batone e Ormondo! oh ben venuti qua.)
(entra col Duca nelle cavità, seguiti dai soldati)


Scena quinta
Batone, indi Isabella

Batone
Prima d’andar a farmi squinternare
fra quelle catapecchie
vorrei bere un pochetto. Ho proprio sete.
Disse quell’uom che in casa ha una nipote
che ha nome Nisa. Chiamerò costei!
(chiamando alla casa)
Oh Nisa!..

Isabella
Chi mi vuole?.. ah!
(per iscappare)
(Egli glielo impedisce, ed ella si nasconde il viso.)

Batone Cos’è stato?
Un uom vi fa paura?

Isabella
(Qui Batone!)

Batone
Io volea bere un po’ d’acqua.

Isabella
Vengo.
(per andare, sempre senza voltarsi, ma egli la trattiene)

Batone
Oibò, che vedere io voglio in prima
il vostro bel babbietto.

Isabella
(Isabella coraggio.)

Batone
(scherzosamente)
Quest’è nuova davvero! Io sono un uomo...
Fate così con tutti?

Isabella
(se gli fa vedere improvvisamente)
Signor no.

Batone
(con gran soprasalto dà indietro)
Oh!..

Isabella
(contrafacendo Batone)
Che stupori mai! Sono una donna...
Fate così con tutte?

Batone
(fissandola copn timore e indecisione)
No veramente... ma...
(E’ lei o non è lei?)

Isabella
Or che mi avete
veduta, vado a prendervi quest’acqua.

Batone
M’è scappata la sete.

Isabella
E’ curiosa! e perché?

Batone
(come sopra)
Perché... perché...

Isabella
(per andare)
Se altro non v’occorre...

Batone
(in tuono alto)
Qua, fermatevi...

Isabella
(imperiosamente, e fissandolo in modo marcato)
E che diritto avete
di voler trattenermi?

Batone
(sbigottito un poco)
Oh nulla, nulla!
Ma bramava...

Isabella
Che cosa?

Batone
Vi dirò!..

Isabella
Via, dite!

Batone
(Ah che pensar, che dir non so!)
Una voce m’ha colpito
dalla cima sino al fondo,
e se un poco mi confondo
mi dovete perdonar.
(Nel fissarle gli occhi adosso
di veder già lei mi pare
che soletta e abbadonata
ho lasciato in preda al mare.
Mi si scalda omai la testa,
freme intorno la tempesta,
e il timor ed il sospetto
or mi fanno vacillar.)
E’ un casetto... un romanzetto...
sono cose da risate...
Cara figlia, perdonate,
or di più non so spiegar.
(parte dal piano)


Scena sesta
Isabella, poi Tarabotto ch’esce frettoloso dalla cavità.

Isabella
Egli restò indeciso. Ah mi conviene
usar somme avvertenze. Mio consorte
certo un momento o l’altro a questa parte...

(Esce Tarabotto)

Tarabotto
Signora, il Duca or or dalle miniere
qua se ne vien. Veder brama un disegno,
ch’io gli dissi che tengo,
che contiene la pianta
delle miniere e che gli è necessario
per una militare operazione.
Ho pensato che voi gliel presentiate
come nipote mia.
Già sapete ove sta. Quando vi chiamo
venite col disegno.
Vedrem da tale incontro cosa nasce
onde sapersi regolar.

Isabella
(agitatissima)
Io deggio...

Tarabotto
Per bacco! Qui ci vuol spirito e core!
Mi prometteste...

Isabella
(rimettendosi e parlando con gran dignità ed energia)
E’ vero, e al sommo oggetto
tu vedrai mio fedel se ho un’alma in petto.
(parte)


Scena settima
Bertrando che ritorna coi soldati, e Tarabotto

Tarabotto
Ciel protettor dell’innocenza, aiutami.
Qui convien sopratutto
ch’io tenga gli occhi adosso
a quel briccon d’Ormondo e a quel Batone
suo degno confidente. O quanto io bramo...

(Compariscono dei soldati.)

Ma torna il Duca. A noi. Su, cominciamo.

Bertrando
Ebbene, ov’è il disegno?

Tarabotto Altezza! Io sono
a chiederle una grazia.

Bertrando
Spiegati.

Tarabotto
Ho una nipote
e brava e onesta e spiritosa, e tale
che il bastone sarà di mia vecchiezza.

Bertrando
Me ne compiacio. Ebben?

Tarabotto
Se vostra Altezza
si degna di permetterlo, ambirei
ch’essa il disegno presentasse a lei.

Batone
Ben volentier.

Tarabotto
Le ho hetto già che in pronto
tengo questo disegno. Figurarsi!
La povera figliuola...
Oh non saprà in che mondo che la sia.

Bertrando
Venga. Ove sta?

Tarabotto
Lì dentro in casa mia.
(chiamando alla casa)
Nisa!.. Nisa!.. il disegno...


Scena ottava
Detti, Isabella con in mano una carta piuttosto grande, piegata. S’avvicina lentamente e sempre a capo chino.

Isabella
(Gran dio mi reggi!)

Tarabotto
Avanti.
Avanti via.

Isabella
(con voce un po’ alterata)
Perdon...

Tarabotto
(a Bertrando che nel fissare Isabella resta alquanto sospeso)
Non ha coraggio
la poveretta.

Bertrando
Sento con piacere
che v’ama vostro zio.

Isabella
(timida assai)
Gli è tanto buono...

Tarabotto
(contraffacendola)
Gli è tanto buono... Dagli quel disegno...
(Isabella fa un passo verso Bertrando, poi si ritiene.)
E così? perché fai la guardabasso?
Ti par questa creanza?

Bertrando
La sua saviezza ammiro.

Isabella
(O ingrato! o ingrato!)

Tarabotto
Or dov’ e quel tuo spirito? dov’è
la tua giovialità? non hai guardato
ancora il tuo signor.

Isabella
(con passione)
Dover... rispetto..

Bertrando
(Qual voce mai!)

Tarabotto
Il disegno... hai tu capito!
Perdoni, vostra Altezza..
Dagli il disegno!
(Isabella fa un passo come sopra ecc.)
Oh corpo di mia nonna!
Su quella testa, su! mettiti a tiro.

Isabella
Il disegno... ecco qua...
(se gli fa vedere e gli dà con gran timore il disegno, ma Bertrando, nella gran sorpresa trascura di ricevere la carta che cade in terra ed è raccolta da Tarabotto)

Bertrando
Cieli, che miro!
(Quel sembiante, quello sguardo
mette un gelo in questo cor.)

Tarabotto
(Resta come il debitore
quando vede il creditore.)

Isabella
(Benché ingrato e crudo tanto,
ah per lui mi parla amor.)

Bertrando
(come per volerle dire cosa importante, ma si ritiene sul fatto)
Voi!..

Isabella
(come Bertrando)
Signor...

Tarabotto
(interrompendoli artifiziosamente)
Ecco il disegno.

Bertrando
(a Tarabotto con grand’espressione)
Tua nipote!..

Tarabotto
(in aria d’indifferenza)
Mia nipote.
Il disegno!..

Bertrando
Ad altro istante.
(s’astrae fissando Isabella che si lascia contemplare, ma però artifiziosamente)
(Se la miro sembra quella...
No ch’estinta è la rubella...
Non si guardi più costei...
Una volta ancora... è lei...
A qual barbaro contrasto
or mi guida un cieco ardor!)

Isabella
(guardandosi reciprocamente)
Perché pria non ascoltarmi...
Perché ingiusto condannarmi...
(come decisi di non volersi più guardare)
Non si guardi più il tiranno...
(tornandosi a guardare come per forza)
Una volta ancora... o affanno!
A qual barbaro contrasto
or mi guida un cieco ardor!)

Tarabotto
(Quello va fantasticando....
Questa è mezzo fuor del mondo!
Va il mio recipe operando...
Son per ora assai contento.)
(piano ad Isabella)
(Incalzate l’argomento;
conosciamo quel suo cor.)

Isabella
(rispettosa)
Io vedo che importuna
signor v’è mia presenza,
or dunque con licenza
men vado via di qua.
(per andare)

Bertrando
(in gran violenza seco medesimo)
A me importuna? Ah no!
Voi grata qui mi siete...
Anzi discara; andate!..
No no, restar dovete...
(vivamente a Tarabotto)
Ella è nipote vostra?

Tarabotto
Oh dubbio non ci sta!
E’ figlia di Torrello,
già quondam mio fratello:
è nata da sua madre,
ed ebbe certo un padre
ed il paese il sa!

Bertrando
(vivamente)
Ella somiglia, o quanto!..
Quasi è per me un incanto!..
(con gran passione avvicinandosi ad Isabella)
Ah Nisa!..

Isabella
(incaminandosi)
Permettete...

Bertrando
(imperioso)
Fermati.

Isabella
(si ferma e dignitosamente gli risponde)
Che volete?

Bertrando
(raddolcendosi subito)
Mirarti.

Isabella
(come sopra)
A qual oggetto?

Bertrando
(vivamente)
Tu sei!...

Isabella
(interrompendolo)
D’onor seguace,
(con energia, rispettosa)
e voi primo custode
siete d’onor di pace:
Perciò da voi pretendo
del cor la libertà.

Bertrando
Qual voce! quali accenti!
Ascolta, resta, senti...
Lei vedo, sento lei;
chiudetevi, occhi miei,
o d’un funesto incanto
vittima il cor sarà.
(O cielo è troppo barbara
la mia fatalità.)

Isabella
Signor, perdono; io vado,
(Ah quello è pentimento!..)
Di chi parlate adesso?
O speme al cor ti sento!
Quel vostro ignoto affanno
mi desta in sen pietà.
(O cielo è troppo barbara
la mia fatalità.)

Tarabotto
(forte e piano)
Va’ in casa... (via finite)
Mi umilio... (andiamo in guai.)
Via presto... (non capite!)
Altezza!.. (basta omai)
(a Bertrando)
Quel vostro ignoto affanno
mi desta in sen pietà.
(E batti e suda e pesta,
alfin si vincerà.)

(Isabella entra in casa con Tarabotto che ne sorte di nuovo e si mette ad osservare in disparte.)
Atto unico

Il teatro rappresenta un vallone che ha in prospettiva una catena di montagne, per una delle quali si scende al piano dalla parte che indica la strada comune. Da un lato una roccia con alcune cavità che suppongono l’ingresso alle miniere. A canto alla roccia, esterno della casa di Tarabotto con porta praticabile. Dirimpetto, un grand ‘arbore con una panca attacco al medesimo.


Scena prima
Tarabotto ch’esce da una delle cavità con minatori, poi Isabella.

Tarabotto
(parlando ai minatori)
Cosa dite! il nostro Duca
qui vicino adesso a noi!
(ad uno)
Non ti sei di già ingannato!
(ad un altro)
Tu scorgesti i fidi suoi!
Qui dall’alto mi vo’ anch’io
or di tanto assicurar.
Ritornate alla miniera
voi frattanto a lavorar.
(Sale una montagna e disperde, ed i minatori rientrano nella cavità)

(Rimasta vuota la scena, esce Isabella con in mano un ritratto gioiellato che sta contemplando assorta in sé medesima.)

Isabella
Perché dal tuo seno
bandire la sposa,
che fida e amorosa
vivea sol per te
Fu un rio traditore!..
Fu un barbaro inganno!..
Eppure t’adoro,
benché mio tiranno!
Ah solo sospiro
provarti mia fé.
(resta concentrata in sé medesima come sopra)

(Ricomparisce Tarabotto, che parla scendendo.
Isabella non s’avvede di lui.)

Tarabotto
Sì, gli è vero, è il Duca al certo...

Isabella
Di’, qual colpa è mai la mia!

Tarabotto
(scende, s’avvede d’Isabella e si mette ad osservarla avvicinandosele a poco a poco senza ch’ella di lui s’accorga)
Prepariamci... (Eccola. Sempre
colla sua malinconia!)

Isabella
Ma tant’odio e perché mai!..

Tarabotto
(Cos’ha in man che luce assai!..
Ora vedo, egli è un ritratto...
Veh veh! al Duca un po’ più giovane
ei somiglia affatto affatto.)

Isabella
Io son pur la tua consorte!
(nasconde il ritratto)

Tarabotto
(Sua consorte!.. oh cos’ha detto?..)

Isabella
(cava un foglio)
Uno scritto al sommo oggetto
può condurmi...
(s’accorge di Tarabotto, e nasconde il foglio)
O ciel!..

Tarabotto
Che ascondi?

Isabella
(assai confusa)
Io...

Tarabotto
Un ritratto.

Isabella
Come!

Tarabotto
E un foglio.
Nisa, Nisa, a me rispondi
vo’ saper siffatto imbroglio.

Isabella
Agitata... mi confondo...
Non so dir... parlar non oso...
Ah mi tolga il ciel pietoso
colla morte al mio penar.

Tarabotto
Tu mi fai restar di stuco!..
Parla pur liberamnte.
Ah mi devi schiettamente
ogni arcano confidar.
Ebbene, che nascondi
a Tarabotto?

Isabella
Io? nulla.

Tarabotto
Chiami nulla un ritratto
contornato di gemme? Io veramente
lo chiamo qualche cosa.

Isabella
Egli è...

Tarabotto
Il ritratto
del nostro Duca.

Isabella
O ciel!..

Tarabotto
Da chi l’avesti?

Isabella
Da chi l’ebbi?

Tarabotto
Ho ragione
d’esserne ben curioso.

Isabella
O sorte!

Tarabotto
E parmi
d’aver diritto a domandarlo.

Isabella
Voi!..

Tarabotto
Io sono quello che, son già dieci anni,
e sola ti raccolsi e semiviva
sulla spiaggia del mare.

Isabella
O rimembranza!

Tarabotto
Che ti condussi a casa mia, che a tutti
(poiché tu lo volesti)
tacqui l’avvenimento,
e t’ho fatta passar mia nipote
come ognun pur ti crede.

Isabella
E questa vita
in guiderdone io t’offro.

Tarabotto
Eh dalle donne
non voglio queste cose. Or bene, o parla,
o, come ingrata, io sempre t’abbandono.

Isabella
No che ingrata non fui, né teco il sono.

Tarabotto
Dunque fuori.

Isabella
Un arcano
da cui la vita mia dipende ognora!

Tarabotto
Tanto già vo’ saper...

Isabella
Dunque risparmia
l’angoscia a un’infelice di svelarti
la orribile cagion del suo dolore.
Leggi e, se puoi, qui non gelar d’orrore.
(dà il foglio, che avea prima nascosto, e s’abbandona desolatamente sulla panca)

(Tarabotto apre e legge.)

Tarabotto
«O voi ch’io suppongo seguace d’umanità, sappiate che vive in questi soggiorni la già creduta estinta Isabella vostra Duchessa!.. L’iniquo e potente Ormondo le chiese affetti non permessi, e giurò vendetta del di lei costante rifiuto. Sorprese e tradì colla più nera perfidia il cuore del di lei sposo, e la infelice fu condotta da Batone aderente ad Ormondo in una barchetta e posta sola in balia dell’onde. Venite alle miniere di ferro. Volate. Qual gloria per voi! V’attende il trionfo dell’onore e della innocenza.»
Voi signora!.. (rendendole il foglio)
Uh... perdon... (per inchinarsi)

(Essa si leva impetuosamente, e lo abbraccia.)

Isabella
Che fai?.. che fai?
Liberatore, amico e padre mio!

Tarabotto
E fu questo Batone
che v’ha condotta al mar?

Isabella
Desso.

Tarabotto
E v’ha detto
il perché?

Isabella
Sol mi disse che il facea
d’ordine del mio sposo.

Tarabotto
Né voi tentaste dopo?..

Isabella
E come mai?

Tarabotto
E’ vero. Prese il Duca
una seconda moglie. Opra fu questa
di chi v’era nemico, e lo scoprirvi
lo stesso era che perdervi per sempre.

Isabella
Or che dispose il ciel che gli sia morta
la nuova sposa, e viene a questa parte,
ho allestito quel foglio, onde, se mai
vi sia tra’ suoi seguaci
qualch’anima onorata,
tentar col di lei mezzo e occultamente
di provar che gli son moglie innocente.

Tarabotto
Pensate bene... (osservando) Oh diavolo!
Vedo lì de’ soldati. Che venisse
il Duca alle miniere!

Isabella
Dio!.. possibile!..

Tarabotto
L’abito, i patimenti,
ch’hanno alterati i vostri lineamenti...
la distanza del tempo...
Oh insomma avete core?

Isabella
(con gran forza)
Da sfidar qualsivoglia aspro cimento.

Tarabotto
Ebben... mi va passando per la testa...
(accendendosi e fantasticando)
Ma non ci lusinghiamo...
Oh se posso arrivar!.. vengono. Entriamo.

(Entrano in casa.)


Scena seconda
Soldati dalla montagna, poi Bertrando. Scendono tutti


Bertrando
Qual tenero diletto
amare un vago oggetto,
che in sé costante aduna
il merto e la beltà!
Ma quanto è mai tiranna
la forza del destino
se amare ci condanna
chi vanto tal non ha.
Ah più non vive oh dio
quella che odiar dovrei:
ma in rammentar di lei
tormento amor mi dà.
(Né pon due lustri ancora cancellarti
Isabella infedel da questo core!..
Ah si pensi al dover.)

(Compariscono Batone e Ormondo, che scendono)


Scena terza
Bertrando, Ormondo, Batone, soldati

Bertrando
Ebben, che tenta
il Duca mio vicino?

Ormondo
Arma a gran possa

Batone
Ed a questa frontiera
sembra che sien rivolti i suoi disegni.

Bertrando
E quivi occulta via cercar conviene
per un’util sorpresa.

Batone
In quelle rocce,
che sono le miniere
del ferro, questa strada
forse che vi farà. Detto mi venne,
che un certo Tarabotto
capo de’ minatori
alberga qui d’intorno.
Da lui si può saper.

Bertrando
Di lui si cerchi.

Batone
Chiamerò a questa casa. Olà...


Scena quarta
Detti. Tarabotto

Tarabotto
(uscendo)
Chi chiama?

Ormondo
(accennadogli Bertrando)
Il Duca tuo signor quest’è che vedi.

Tarabotto
Che fortuna! m’umilio!..

Bertrando
Sapresti tu indicarmi
ove soggiorna un certo Tarabotto
capo de’ minatori?

Tarabotto
Eccolo a’ suoi comandi.
La sua picciola casa è quella là!
Ivi con Nisa sua cara nipote
vive poveramente,
ma sempre allegramente.

Bertrando
Aver m’è d’uopo
da te gran lumi. Seguimi
in quelle rocce. Ormondo, tu frattanto,
(Ormondo s’inchina e parte.)
e tu Batone, eseguirete quanto
io v’imposi di già.
(s’avvia alle cavità)

Tarabotto
(Batone e Ormondo! oh ben venuti qua.)
(entra col Duca nelle cavità, seguiti dai soldati)


Scena quinta
Batone, indi Isabella

Batone
Prima d’andar a farmi squinternare
fra quelle catapecchie
vorrei bere un pochetto. Ho proprio sete.
Disse quell’uom che in casa ha una nipote
che ha nome Nisa. Chiamerò costei!
(chiamando alla casa)
Oh Nisa!..

Isabella
Chi mi vuole?.. ah!
(per iscappare)
(Egli glielo impedisce, ed ella si nasconde il viso.)

Batone Cos’è stato?
Un uom vi fa paura?

Isabella
(Qui Batone!)

Batone
Io volea bere un po’ d’acqua.

Isabella
Vengo.
(per andare, sempre senza voltarsi, ma egli la trattiene)

Batone
Oibò, che vedere io voglio in prima
il vostro bel babbietto.

Isabella
(Isabella coraggio.)

Batone
(scherzosamente)
Quest’è nuova davvero! Io sono un uomo...
Fate così con tutti?

Isabella
(se gli fa vedere improvvisamente)
Signor no.

Batone
(con gran soprasalto dà indietro)
Oh!..

Isabella
(contrafacendo Batone)
Che stupori mai! Sono una donna...
Fate così con tutte?

Batone
(fissandola copn timore e indecisione)
No veramente... ma...
(E’ lei o non è lei?)

Isabella
Or che mi avete
veduta, vado a prendervi quest’acqua.

Batone
M’è scappata la sete.

Isabella
E’ curiosa! e perché?

Batone
(come sopra)
Perché... perché...

Isabella
(per andare)
Se altro non v’occorre...

Batone
(in tuono alto)
Qua, fermatevi...

Isabella
(imperiosamente, e fissandolo in modo marcato)
E che diritto avete
di voler trattenermi?

Batone
(sbigottito un poco)
Oh nulla, nulla!
Ma bramava...

Isabella
Che cosa?

Batone
Vi dirò!..

Isabella
Via, dite!

Batone
(Ah che pensar, che dir non so!)
Una voce m’ha colpito
dalla cima sino al fondo,
e se un poco mi confondo
mi dovete perdonar.
(Nel fissarle gli occhi adosso
di veder già lei mi pare
che soletta e abbadonata
ho lasciato in preda al mare.
Mi si scalda omai la testa,
freme intorno la tempesta,
e il timor ed il sospetto
or mi fanno vacillar.)
E’ un casetto... un romanzetto...
sono cose da risate...
Cara figlia, perdonate,
or di più non so spiegar.
(parte dal piano)


Scena sesta
Isabella, poi Tarabotto ch’esce frettoloso dalla cavità.

Isabella
Egli restò indeciso. Ah mi conviene
usar somme avvertenze. Mio consorte
certo un momento o l’altro a questa parte...

(Esce Tarabotto)

Tarabotto
Signora, il Duca or or dalle miniere
qua se ne vien. Veder brama un disegno,
ch’io gli dissi che tengo,
che contiene la pianta
delle miniere e che gli è necessario
per una militare operazione.
Ho pensato che voi gliel presentiate
come nipote mia.
Già sapete ove sta. Quando vi chiamo
venite col disegno.
Vedrem da tale incontro cosa nasce
onde sapersi regolar.

Isabella
(agitatissima)
Io deggio...

Tarabotto
Per bacco! Qui ci vuol spirito e core!
Mi prometteste...

Isabella
(rimettendosi e parlando con gran dignità ed energia)
E’ vero, e al sommo oggetto
tu vedrai mio fedel se ho un’alma in petto.
(parte)


Scena settima
Bertrando che ritorna coi soldati, e Tarabotto

Tarabotto
Ciel protettor dell’innocenza, aiutami.
Qui convien sopratutto
ch’io tenga gli occhi adosso
a quel briccon d’Ormondo e a quel Batone
suo degno confidente. O quanto io bramo...

(Compariscono dei soldati.)

Ma torna il Duca. A noi. Su, cominciamo.

Bertrando
Ebbene, ov’è il disegno?

Tarabotto Altezza! Io sono
a chiederle una grazia.

Bertrando
Spiegati.

Tarabotto
Ho una nipote
e brava e onesta e spiritosa, e tale
che il bastone sarà di mia vecchiezza.

Bertrando
Me ne compiacio. Ebben?

Tarabotto
Se vostra Altezza
si degna di permetterlo, ambirei
ch’essa il disegno presentasse a lei.

Batone
Ben volentier.

Tarabotto
Le ho hetto già che in pronto
tengo questo disegno. Figurarsi!
La povera figliuola...
Oh non saprà in che mondo che la sia.

Bertrando
Venga. Ove sta?

Tarabotto
Lì dentro in casa mia.
(chiamando alla casa)
Nisa!.. Nisa!.. il disegno...


Scena ottava
Detti, Isabella con in mano una carta piuttosto grande, piegata. S’avvicina lentamente e sempre a capo chino.

Isabella
(Gran dio mi reggi!)

Tarabotto
Avanti.
Avanti via.

Isabella
(con voce un po’ alterata)
Perdon...

Tarabotto
(a Bertrando che nel fissare Isabella resta alquanto sospeso)
Non ha coraggio
la poveretta.

Bertrando
Sento con piacere
che v’ama vostro zio.

Isabella
(timida assai)
Gli è tanto buono...

Tarabotto
(contraffacendola)
Gli è tanto buono... Dagli quel disegno...
(Isabella fa un passo verso Bertrando, poi si ritiene.)
E così? perché fai la guardabasso?
Ti par questa creanza?

Bertrando
La sua saviezza ammiro.

Isabella
(O ingrato! o ingrato!)

Tarabotto
Or dov’ e quel tuo spirito? dov’è
la tua giovialità? non hai guardato
ancora il tuo signor.

Isabella
(con passione)
Dover... rispetto..

Bertrando
(Qual voce mai!)

Tarabotto
Il disegno... hai tu capito!
Perdoni, vostra Altezza..
Dagli il disegno!
(Isabella fa un passo come sopra ecc.)
Oh corpo di mia nonna!
Su quella testa, su! mettiti a tiro.

Isabella
Il disegno... ecco qua...
(se gli fa vedere e gli dà con gran timore il disegno, ma Bertrando, nella gran sorpresa trascura di ricevere la carta che cade in terra ed è raccolta da Tarabotto)

Bertrando
Cieli, che miro!
(Quel sembiante, quello sguardo
mette un gelo in questo cor.)

Tarabotto
(Resta come il debitore
quando vede il creditore.)

Isabella
(Benché ingrato e crudo tanto,
ah per lui mi parla amor.)

Bertrando
(come per volerle dire cosa importante, ma si ritiene sul fatto)
Voi!..

Isabella
(come Bertrando)
Signor...

Tarabotto
(interrompendoli artifiziosamente)
Ecco il disegno.

Bertrando
(a Tarabotto con grand’espressione)
Tua nipote!..

Tarabotto
(in aria d’indifferenza)
Mia nipote.
Il disegno!..

Bertrando
Ad altro istante.
(s’astrae fissando Isabella che si lascia contemplare, ma però artifiziosamente)
(Se la miro sembra quella...
No ch’estinta è la rubella...
Non si guardi più costei...
Una volta ancora... è lei...
A qual barbaro contrasto
or mi guida un cieco ardor!)

Isabella
(guardandosi reciprocamente)
Perché pria non ascoltarmi...
Perché ingiusto condannarmi...
(come decisi di non volersi più guardare)
Non si guardi più il tiranno...
(tornandosi a guardare come per forza)
Una volta ancora... o affanno!
A qual barbaro contrasto
or mi guida un cieco ardor!)

Tarabotto
(Quello va fantasticando....
Questa è mezzo fuor del mondo!
Va il mio recipe operando...
Son per ora assai contento.)
(piano ad Isabella)
(Incalzate l’argomento;
conosciamo quel suo cor.)

Isabella
(rispettosa)
Io vedo che importuna
signor v’è mia presenza,
or dunque con licenza
men vado via di qua.
(per andare)

Bertrando
(in gran violenza seco medesimo)
A me importuna? Ah no!
Voi grata qui mi siete...
Anzi discara; andate!..
No no, restar dovete...
(vivamente a Tarabotto)
Ella è nipote vostra?

Tarabotto
Oh dubbio non ci sta!
E’ figlia di Torrello,
già quondam mio fratello:
è nata da sua madre,
ed ebbe certo un padre
ed il paese il sa!

Bertrando
(vivamente)
Ella somiglia, o quanto!..
Quasi è per me un incanto!..
(con gran passione avvicinandosi ad Isabella)
Ah Nisa!..

Isabella
(incaminandosi)
Permettete...

Bertrando
(imperioso)
Fermati.

Isabella
(si ferma e dignitosamente gli risponde)
Che volete?

Bertrando
(raddolcendosi subito)
Mirarti.

Isabella
(come sopra)
A qual oggetto?

Bertrando
(vivamente)
Tu sei!...

Isabella
(interrompendolo)
D’onor seguace,
(con energia, rispettosa)
e voi primo custode
siete d’onor di pace:
Perciò da voi pretendo
del cor la libertà.

Bertrando
Qual voce! quali accenti!
Ascolta, resta, senti...
Lei vedo, sento lei;
chiudetevi, occhi miei,
o d’un funesto incanto
vittima il cor sarà.
(O cielo è troppo barbara
la mia fatalità.)

Isabella
Signor, perdono; io vado,
(Ah quello è pentimento!..)
Di chi parlate adesso?
O speme al cor ti sento!
Quel vostro ignoto affanno
mi desta in sen pietà.
(O cielo è troppo barbara
la mia fatalità.)

Tarabotto
(forte e piano)
Va’ in casa... (via finite)
Mi umilio... (andiamo in guai.)
Via presto... (non capite!)
Altezza!.. (basta omai)
(a Bertrando)
Quel vostro ignoto affanno
mi desta in sen pietà.
(E batti e suda e pesta,
alfin si vincerà.)

(Isabella entra in casa con Tarabotto che ne sorte di nuovo e si mette ad osservare in disparte.)



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