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Scena Ottava

(Don Annibale ed Enrico, travestito da damerino francese caricato, con occhiali)

ENRICO
Bonsoir.

DON ANNIBALE
Che vi occor?

ENRICO
Je vous demande
pardon d'ici venir vous déranger,
mais quand un homme souffre...
Voyez vous, mon ami... je tiens la fièvre...
Sentez , tatez, touchez.

DON ANNIBALE
(fra sè)
Costui che vuol da me?

(Ad Enrico)

Padron mio, nel linguaggio del paese
prego spiegarvi.

ENRICO
Bien, mi spiegherò
dunque in italianò.
Je suis malato e vo' medicatura.

DON ANNIBALE
Ma bisogna ch'io sappia
la natura del male,
onde...

ENRICO
Voici... io vengo
dal ballo... e j'ai danzato
per quatre ore en suite...
Oh! che caldo maudit!
Per rinfrescarmi, appena una trentina
presi di pièces en glace,
c'est à dire sorbetton.

DON ANNIBALE
(fra sè)
E non crepasti?

ENRICO
Or questi m'ont prodotto un embarras
ici... dans l'estomac...
E per tornarmi en bon point il me faut
ou cinq o six bouteilles
de Malaga... Champagne... o d'Oportò...
Monsieur, prenez-les donc.

DON ANNIBALE
(fra sè)
Stiamo a vedere
che mi ha preso costui per cantiniere.
Leviamcelo dai piedi.

(Ad Enrico)

Attendetemi qui che avrete in breve
il più squisito vino.

(fra sè)

Tengo un baril d'Asprino, or gliene reco un fiasco.

(parte)

Scena Nona

(Enrico solo, poi Don Annibale)

ENRICO
Balordo spezial, fin ch'io ritorni,
occuparti saprò. Siam della burla
in principio soltanto.

(pone un biglietto nella serratura della stanza in cui è Serafina)

Ancor v'è tempo per la fine. Intanto
dinanzi all'uscio nuzial si ponga
l'armadio... qui le seggiole... nel mezzo
la tavola. Vediam se il mio rivale
potrà, col suo talento,
il bandolo trovar della matassa.
Ei vien.

(spegne il lume e la scena rimane oscurissima)

DON ANNIBALE
Prendete qui...
Chi spense la candela?

(colloca il fiasco a terra e va a tastoni dalla parte ove sente la voce di Enrico)

ENRICO
Par ici...
Vengo d'avoir une crise,
et j'aurai fait tomber inavvedutamente la lumière.

(Don Annibale ha raggiunto Enrico)

C'est égal... à présent non ho besoin
de votre vinaisson. Merci, merci,
guidatemi alla porta.

DON ANNIBALE
Eccomi pronto.

ENRICO
Io vado a letto.

DON ANNIBALE
Anch'io.

ENRICO
(fra sè)
Questo non avverrà.

(a don Annibale)

Bonsoir!

DON ANNIBALE
Addio.

(lo mette fuori della porta e chiude)

Scena Decima

(Don Annibale, solo)

DON ANNIBALE
Meno mal ch'io son pratico del sito
e posso camminarvi
anche ad occhi bendati.

(nel camminare urta nella tavola e cadono i piatti)

Povera porcellana!
Io mi credea nel mezzo della stanza,
e sono invece ad un angolo.
Buono!

(muove verso la camera da letto ove Enrico pose l'armadio)

Entro la serratura
della mia porta un'altra chiave...

(s'accorge dell'armadio)

Ohimè!
Son bravo per mia fé!
Nell'armadio trovar voleva il letto.
Orizzontiamoci... A manca dello stipo
si trova la mia porta... Essa è fuggita.
Spiridion! Spiridion! Balordo!
Russa come un maiale. Or mi ricordo:
su questo tavolino
posi qualche fosforico cerino...
eccone...

(accende il lume)

Oh, per le corna del demonio!
I mobili passeggiano.
Spiridione al certo
dev'essere sonnambulo, e dormendo
volle porre la camera in assetto.
Pazienza!

(mentre sta mettendo a posto la mobilia suona
il campanello)

Oh, campanello maledetto!

(va ad aprire)

Scena Undicesima

(Enrico, in lungo soprabito, capelli, e grandi barbette grigie, egli ha la faccia inviluppata in un fazzoletto di lana, come per difendersi dal freddo)

ENRICO
È questa la bottega
del famoso Pistacchio?

DON ANNIBALE
Appunto! Ed il Pistacchio avete innanzi.

ENRICO
Oh! servo...

DON ANNIBALE
A monte i complimenti, ed anzi
spicciatevi, ché ho fretta.

ENRICO
Ebben sappiate
che un cantante son io; domani a sera
m'è forza debuttar nel "Campanello"
nuovissimo spartito.
Son rauco, ed ho sentito
decantar certe pillole stupende,
che voi smerciate contro il mal di gola,
onde...

DON ANNIBALE
Vi servo subito...

ENRICO
Scusate...

(trattenendo Don Annibale)

Bisogna che sappiate
come perdei la voce.

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
Sediamo.

DON ANNIBALE
È tardi.

ENRICO
Che ore abbiamo?

DON ANNIBALE
(fra sè)
Si cerchi spaventarlo.

(ad Enrico)

Son le tre dopo la mezza notte.

ENRICO
(sedendo)
Ebbene, per me
ancora è presto, ch'io non vado a letto
pria delle cinque.

DON ANNIBALE
Oh! mio signor.

ENRICO
Sedete.
M'importa di narrarvi il caso mio.

DON ANNIBALE
A me l'udirlo non importa un corno.

ENRICO
(siede)
Sedete o qui rimango infine a giorno.

(Annibale siede a malincuore)

Ho una bella, un'infedele,
ch'ama un altro, ed io l'adoro.
Son geloso, e la crudele
gode sol del mio martoro!
Ai balconi suoi d'intorno
giro sempre notte e giorno,
e scirocco, e tramontana
m'han servito come va.

DON ANNIBALE
Se volete il mio giudizio
per levarvi d'imbarazzo,
per fuggire il precipizio
e de' venti lo strapazzo
o al momento la sposate,
o al momento la lasciate.
Tal rimedio gola e testa
risanare vi potrà.

ENRICO
(quasi piangendo)
Ma frattanto il mio debutto?...

DON ANNIBALE
Non sarà poi tanto brutto.
Le mie pillole potranno...

(andandole a prendere nell'armadio)

ENRICO
Date, date, date, date.

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
Proverò...

DON ANNIBALE
Sentite...

ENRICO
Proverò...

DON ANNIBALE
Ma prima...

ENRICO
Proverò.

(prende la scatola delle pillole e le inghiotte tutte
in una volta)

DON ANNIBALE
(fra sè)
Che ti venga un buon malanno
tutte quante le ingoiò

ENRICO
(dopo aver provata la voce)
"Or che in ciel alta è la notte,
senza stelle e senza luna,
non ti turbin fonde rotte
della placida laguna.
Dormi, o bella, mentr'io canto
la canzone del piacer".

DON ANNIBALE
Ma, dico... è tardi... Buona notte.
Che partiste avrei piacer.

ENRICO
Eh! son rauco nuovamente!
La dose ripetete.

DON ANNIBALE
Auf. Ma dopo partirete.

ENRICO
Se guarisco partirò.

(gli dà altre pillole)

DON ANNIBALE
Che vi pare?

ENRICO
Non plus ultra
già la voce ritornò... Uh... Uh...
Al mio debutto assisterete,
de' miei gorgheggi giudicherete
di mie volate semitonate
di sbalzi orribili ch'io prenderò.
Cose impossibili sentir farò.

(Nel corso di questo duetto, e allora che Don Annibale volge le spalle ad Enrico per prendere le pillole, questi caccia destramente un bigliettino nella serratura della camera di Don Annibale)

DON ANNIBALE
Se presto, presto
non ve n'andate
verrà una pioggia
di bastonate.
Siete un seccante
signor cantante,
più la mia collera
frenar non so.

(via Enrico)

Scena Dodicesima

(Don Annibale, poi Spiridione)

DON ANNIBALE
Ah, cane d'un cantante! Al tuo debutto
io spero che t'accoppino di fischi.
Chi sa se prese sonno Serafina
per cagion di costui.

(prende il lume, nell'accostarsi alla sua camera)

Che veggio? Nel buco
della chiave un biglietto!
Leggiamo un po'...

(legge)

Cospetto!

(chiamando)

Spiridion? Spiridion?

SPIRIDIONE
(ancora dentro e sbadigliando)
Chi è?

DON ANNIBALE
Son io... Vien qua.

SPIRIDIONE
Perché?

(come sopra)

DON ANNIBALE
Vien qua, ti dico.

SPIRIDIONE
(uscendo tutto sonnacchioso)
Che volete?

DON ANNIBALE
Hai visto
chi nella serratura
cacciò questo biglietto?

SPIRIDIONE
Che biglietto?
Io non v'intendo.

DON ANNIBALE
E i mobili a soqquadro
chi pose?

SPIRIDIONE
Non lo so.

DON ANNIBALE
Mi gira il capo
come un mulino a vento!...

SPIRIDIONE
Ma dite...

DON ANNIBALE
Ascolta, e crepa di spavento:

SPIRIDIONE
Presto, leggete.

DON ANNIBALE
(legge)
"Una persona, offesa
gravemente da voi,
giurò di vendicarsi in questa notte:
restate in piè, vegliate,
se vi è cara la vita.
Un vostro amico."
Tu che ne dici?

SPIRIDIONE
Dico...

(sbadigliando)

Eh!

DON ANNIBALE
Chi offesi?

SPIRIDIONE
(come sopra)
Uh!

DON ANNIBALE
Come, come?

SPIRIDIONE
(come sopra)
Ih! Vi son due bestie qui.

DON ANNIBALE
Una sei certo tu.

SPIRIDIONE
E l'altra voi.

DON ANNIBALE
Grazie!

SPIRIDIONE
Scrisse il biglietto
qualcun degli invitati, ed il nemico
che vuol vendetta...

DON ANNIBALE
Chi è mai questi?

SPIRIDIONE
Enrico!

DON ANNIBALE
Per Bacco! dici bene.

SPIRIDIONE
Star desto vi conviene.

DON ANNIBALE
Ti sembra? L'ho trovata: in sentinella
tu dinanzi alla porta rimarrai, mentre...

SPIRIDIONE
Che sentinella!
Io m'addormento,
e buona notte!

DON ANNIBALE
Dunque?

SPIRIDIONE
Il piano è questo:
le palle fulminanti che raccolsi
or semino davanti all'uscio vostro;
se viene alcun per assalirvi, quelle scoppiano,
io mi risveglio, grido, grido...
giunge la guardia e il birbo è carcerato.

DON ANNIBALE
Oh, corpo del salnitro stibiato!
Quest'è un'idea sublime.

SPIRIDIONE
All'opra dunque.

(sparge le palle all'uscio; intanto si sente suonare il campanello)

DON ANNIBALE
Che fosse mai?

SPIRIDIONE
Vedrò pel finestrino della porta.

(guarda pel finestrino)

È un vecchio.

DON ANNIBALE
Ci voleva anche il vecchio
e tutti uno dopo l'altro:
io non capisco che negozio è questo.

(a Spiridione)

Apri, ch'or melo sbrigo presto, presto.

(Spiridione apre e si ritira)

Scena Tredicesima

(Enrico avvolto in una veste da camera, con berretta da notte in testa)

ENRICO
(entra correndo, e mostrasi affannato)
Mio signore venerato!

DON ANNIBALE
Padron mio! Che cosa è stato?

ENRICO
Presto, presto, in tutta fretta,
mi dovete una ricetta
come un fulmine spicciar.

DON ANNIBALE
E dov'è?

ENRICO
(frugandosi per le tasche)
Son lesto...

DON ANNIBALE
Or via!

ENRICO
Io non so più dove sia.

DON ANNIBALE
(fra sè)
Auf! Che pena!

ENRICO
Ciel tiranno!
L'ho perduta! Vado e torno.

(per partire)

DON ANNIBALE
Buon viaggio!

ENRICO
L'ho trovata!

DON ANNIBALE
(fra sè)
Me infelice, che nottata!

ENRICO
Pria vi voglio di mia moglie
tutti i mali palesar.

DON ANNIBALE
Non m'importa: a me s'aspetta
di spicciare la ricetta.

ENRICO
Per veder s'ella è perfetta,
non c'è male d'ascoltar.
La povera Anastasia
per cui v'ho incomodato,
è tisica e diabetica,
è cieca e paralitica,
patisce d'emicrania,
ha l'asma a sette fistole,
spine ventose e sciatica,
tumore nell'occipite;
ha il mal della podagra,
che unito alla chiragra
penare assai la fa.
Ma qui sta il re dei recipi
che tutto guarirà.

(mostra la ricetta avvoltolata ch'egli spiegherà a poco a poco)

Si prenda l'acqua celebre
del gran monsù Maurizio,
con l'altra capo-cefalo;
e poi la fagiadenica.
Con questa poi mischiateci
l'aceto con l'aregheto;
sia questa rinforzata
con l'acqua canforata,
col balsamo copaibe,
col dolce elettuario,
di cedro imperiale,
che giova e non fa male.
Vi unite a queste cose
benigne e portentose,
per fare il tutto eccelso,
con l'elisir d'Elmozio,
pur quel di Paracelso.
Mischiate e rimischiate,
poi pillole formate.

DON ANNIBALE
Ma questi sono liquidi.

ENRICO
Che ad uno, a quattro, a sette
si devono ingoiar.
Recipe...

DON ANNIBALE
Basta!

ENRICO
Recipe,
l'ombélico di Venere,
butirro d'antimonio,
il zolfo col diascorio
del dotto Fracastorio,
l'arsella e l'assafetida;
il thè che sia d'America,
rob antisifilitico,
l'estratto di cicuta;
papaveri, la ruta;
l'etiope minerale,
sciroppo cordiale.
Aggiungi poi la polvere
di Marco Cornacchione,
e di Giovanni Procida
l'empiastro in fusione,
la cassia fistulata,
la pomice pestata...
bollite et fiat bibita.

DON ANNIBALE
Che bibita!

ENRICO
No, pillole...
Il resto eccolo qua.

(svolge una lunghissima ricetta)

Semifreddi, ente di Marte,
del Cadet l'emulsione,
cascarilla, simarubba,
del tabacco di Macubba,
dulcamara, talamacca,
legno quassio, cera lacca;
aggiungete ottanta rane,
venti fave americane,
ruta secca, dragonaria,
terebinto, serpentaria,
manna emetica, castoro,
raschiatura di fior d'oro;
eppoi l'erbe tritolate
che qui appresso son notate.
Erba spugna, polmonaria,
il ceraunio, il capripodio,
il vitucchio ed il poligalo,
blasia, quassia e polipodio...

DON ANNIBALE
(fra sè)
Quasi svengo.

ENRICO
(cercando come avesse smarrito il segno)
Il polipodio,
il rastio d'unto al vitrice
con la carice, lo sparago,
il briol...

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
La calega,
la veronica, la statice,
l'anserina, la piombaggine
con un mazzo di lattuga,
che mollifica, che asciuga.
Malva d'Ischia, malva rosa,
vera polvere di corno.

DON ANNIBALE
Io!...

ENRICO
Domani a mezzogiorno tutto a prendere verrò.

(parte adagio, adagio e lascia Don Annibale con la ricetta in mano)

Scena Quattordicesima

(Don Annibale e Spiridione, poi Serafina)

DON ANNIBALE
Or venga pure il campanello giù:
gridi, crepi chi vuol, non apro più.

(corre col lume verso la camera di Serafina; scoppiano le palette sotto i suoi piedi; gli cade il lume)

Chi è? Bestia ch'io son!
Dimenticavo le palette!

SPIRIDIONE
(uscendo e gridando)
Al ladro! All'assassino! Guardie!

(abbraccia all'oscuro Don Annibale)

DON ANNIBALE
No, son io!

MADAMA ROSA
avanzando col lume)
Chi fu? Quai grida?

SERAFINA
(di dentro)
Mamma, aprite: io sono alzata.

(uscendo dalla stanza)

Ebben? Che avvenne?

DON ANNIBALE
Nulla, nulla... un equivoco; ritorni
ognuno a letto.
Io pur...

SPIRIDIONE
Adesso... adesso...

(il campanello suona; Spiridione va ad aprire)

Scena Ultima

(Tutti)

MADAMA ROSA
Enrico!

ENRICO
Con permesso?
Ecco tutti i congiunti.

(gli convitati entrano)

ALCUNI CONVITATI
(a Don Annibale)
Ben levato.

ALTRI
Con voi ci consoliamo.

ALTRI
Con voi ci rallegriamo.

DON ANNIBALE
Ma come!... Forse?...
Appena, appena ho fiato per domandar...

ENRICO
Che domandar?
Fra poco passa la diligenza;

(guardando all'oriolo)

spicciate: son le sei meno un quarto. Vedete in ciel biancheggia di già l'alba del giorno.

DON ANNIBALE
Sposa... ci rivedremo al mio ritorno.

SERAFINA
Da me lungi ancor vivendo,
sposo amato in me riposa;
sempre fida ed amorosa
la consorte a te sarà.

ENRICO, CORO
Mai non sien le tue dolcezze
molestate ed interrotte,
bella al par di questa notte
sia la vita ognor per te.

DON ANNIBALE
Grazie... troppe gentilezze...

(fra sè, sbadigliando)

Io, mi reggo appena in piè!

(in disparte a Serafina)

Idol mio fin che ritorno,
stare all'erta ti conviene,
se qualcuno a batter viene
tu la porta non aprir.

(si sente la frusta della diligenza)

TUTTI
Buon viaggio, e buon ritorno,
ecco il segno del partir.

(Spiridione gli porta avanti la valigia, tutti l'accompagnano)
Scena Ottava

(Don Annibale ed Enrico, travestito da damerino francese caricato, con occhiali)

ENRICO
Bonsoir.

DON ANNIBALE
Che vi occor?

ENRICO
Je vous demande
pardon d'ici venir vous déranger,
mais quand un homme souffre...
Voyez vous, mon ami... je tiens la fièvre...
Sentez , tatez, touchez.

DON ANNIBALE
(fra sè)
Costui che vuol da me?

(Ad Enrico)

Padron mio, nel linguaggio del paese
prego spiegarvi.

ENRICO
Bien, mi spiegherò
dunque in italianò.
Je suis malato e vo' medicatura.

DON ANNIBALE
Ma bisogna ch'io sappia
la natura del male,
onde...

ENRICO
Voici... io vengo
dal ballo... e j'ai danzato
per quatre ore en suite...
Oh! che caldo maudit!
Per rinfrescarmi, appena una trentina
presi di pièces en glace,
c'est à dire sorbetton.

DON ANNIBALE
(fra sè)
E non crepasti?

ENRICO
Or questi m'ont prodotto un embarras
ici... dans l'estomac...
E per tornarmi en bon point il me faut
ou cinq o six bouteilles
de Malaga... Champagne... o d'Oportò...
Monsieur, prenez-les donc.

DON ANNIBALE
(fra sè)
Stiamo a vedere
che mi ha preso costui per cantiniere.
Leviamcelo dai piedi.

(Ad Enrico)

Attendetemi qui che avrete in breve
il più squisito vino.

(fra sè)

Tengo un baril d'Asprino, or gliene reco un fiasco.

(parte)

Scena Nona

(Enrico solo, poi Don Annibale)

ENRICO
Balordo spezial, fin ch'io ritorni,
occuparti saprò. Siam della burla
in principio soltanto.

(pone un biglietto nella serratura della stanza in cui è Serafina)

Ancor v'è tempo per la fine. Intanto
dinanzi all'uscio nuzial si ponga
l'armadio... qui le seggiole... nel mezzo
la tavola. Vediam se il mio rivale
potrà, col suo talento,
il bandolo trovar della matassa.
Ei vien.

(spegne il lume e la scena rimane oscurissima)

DON ANNIBALE
Prendete qui...
Chi spense la candela?

(colloca il fiasco a terra e va a tastoni dalla parte ove sente la voce di Enrico)

ENRICO
Par ici...
Vengo d'avoir une crise,
et j'aurai fait tomber inavvedutamente la lumière.

(Don Annibale ha raggiunto Enrico)

C'est égal... à présent non ho besoin
de votre vinaisson. Merci, merci,
guidatemi alla porta.

DON ANNIBALE
Eccomi pronto.

ENRICO
Io vado a letto.

DON ANNIBALE
Anch'io.

ENRICO
(fra sè)
Questo non avverrà.

(a don Annibale)

Bonsoir!

DON ANNIBALE
Addio.

(lo mette fuori della porta e chiude)

Scena Decima

(Don Annibale, solo)

DON ANNIBALE
Meno mal ch'io son pratico del sito
e posso camminarvi
anche ad occhi bendati.

(nel camminare urta nella tavola e cadono i piatti)

Povera porcellana!
Io mi credea nel mezzo della stanza,
e sono invece ad un angolo.
Buono!

(muove verso la camera da letto ove Enrico pose l'armadio)

Entro la serratura
della mia porta un'altra chiave...

(s'accorge dell'armadio)

Ohimè!
Son bravo per mia fé!
Nell'armadio trovar voleva il letto.
Orizzontiamoci... A manca dello stipo
si trova la mia porta... Essa è fuggita.
Spiridion! Spiridion! Balordo!
Russa come un maiale. Or mi ricordo:
su questo tavolino
posi qualche fosforico cerino...
eccone...

(accende il lume)

Oh, per le corna del demonio!
I mobili passeggiano.
Spiridione al certo
dev'essere sonnambulo, e dormendo
volle porre la camera in assetto.
Pazienza!

(mentre sta mettendo a posto la mobilia suona
il campanello)

Oh, campanello maledetto!

(va ad aprire)

Scena Undicesima

(Enrico, in lungo soprabito, capelli, e grandi barbette grigie, egli ha la faccia inviluppata in un fazzoletto di lana, come per difendersi dal freddo)

ENRICO
È questa la bottega
del famoso Pistacchio?

DON ANNIBALE
Appunto! Ed il Pistacchio avete innanzi.

ENRICO
Oh! servo...

DON ANNIBALE
A monte i complimenti, ed anzi
spicciatevi, ché ho fretta.

ENRICO
Ebben sappiate
che un cantante son io; domani a sera
m'è forza debuttar nel "Campanello"
nuovissimo spartito.
Son rauco, ed ho sentito
decantar certe pillole stupende,
che voi smerciate contro il mal di gola,
onde...

DON ANNIBALE
Vi servo subito...

ENRICO
Scusate...

(trattenendo Don Annibale)

Bisogna che sappiate
come perdei la voce.

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
Sediamo.

DON ANNIBALE
È tardi.

ENRICO
Che ore abbiamo?

DON ANNIBALE
(fra sè)
Si cerchi spaventarlo.

(ad Enrico)

Son le tre dopo la mezza notte.

ENRICO
(sedendo)
Ebbene, per me
ancora è presto, ch'io non vado a letto
pria delle cinque.

DON ANNIBALE
Oh! mio signor.

ENRICO
Sedete.
M'importa di narrarvi il caso mio.

DON ANNIBALE
A me l'udirlo non importa un corno.

ENRICO
(siede)
Sedete o qui rimango infine a giorno.

(Annibale siede a malincuore)

Ho una bella, un'infedele,
ch'ama un altro, ed io l'adoro.
Son geloso, e la crudele
gode sol del mio martoro!
Ai balconi suoi d'intorno
giro sempre notte e giorno,
e scirocco, e tramontana
m'han servito come va.

DON ANNIBALE
Se volete il mio giudizio
per levarvi d'imbarazzo,
per fuggire il precipizio
e de' venti lo strapazzo
o al momento la sposate,
o al momento la lasciate.
Tal rimedio gola e testa
risanare vi potrà.

ENRICO
(quasi piangendo)
Ma frattanto il mio debutto?...

DON ANNIBALE
Non sarà poi tanto brutto.
Le mie pillole potranno...

(andandole a prendere nell'armadio)

ENRICO
Date, date, date, date.

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
Proverò...

DON ANNIBALE
Sentite...

ENRICO
Proverò...

DON ANNIBALE
Ma prima...

ENRICO
Proverò.

(prende la scatola delle pillole e le inghiotte tutte
in una volta)

DON ANNIBALE
(fra sè)
Che ti venga un buon malanno
tutte quante le ingoiò

ENRICO
(dopo aver provata la voce)
"Or che in ciel alta è la notte,
senza stelle e senza luna,
non ti turbin fonde rotte
della placida laguna.
Dormi, o bella, mentr'io canto
la canzone del piacer".

DON ANNIBALE
Ma, dico... è tardi... Buona notte.
Che partiste avrei piacer.

ENRICO
Eh! son rauco nuovamente!
La dose ripetete.

DON ANNIBALE
Auf. Ma dopo partirete.

ENRICO
Se guarisco partirò.

(gli dà altre pillole)

DON ANNIBALE
Che vi pare?

ENRICO
Non plus ultra
già la voce ritornò... Uh... Uh...
Al mio debutto assisterete,
de' miei gorgheggi giudicherete
di mie volate semitonate
di sbalzi orribili ch'io prenderò.
Cose impossibili sentir farò.

(Nel corso di questo duetto, e allora che Don Annibale volge le spalle ad Enrico per prendere le pillole, questi caccia destramente un bigliettino nella serratura della camera di Don Annibale)

DON ANNIBALE
Se presto, presto
non ve n'andate
verrà una pioggia
di bastonate.
Siete un seccante
signor cantante,
più la mia collera
frenar non so.

(via Enrico)

Scena Dodicesima

(Don Annibale, poi Spiridione)

DON ANNIBALE
Ah, cane d'un cantante! Al tuo debutto
io spero che t'accoppino di fischi.
Chi sa se prese sonno Serafina
per cagion di costui.

(prende il lume, nell'accostarsi alla sua camera)

Che veggio? Nel buco
della chiave un biglietto!
Leggiamo un po'...

(legge)

Cospetto!

(chiamando)

Spiridion? Spiridion?

SPIRIDIONE
(ancora dentro e sbadigliando)
Chi è?

DON ANNIBALE
Son io... Vien qua.

SPIRIDIONE
Perché?

(come sopra)

DON ANNIBALE
Vien qua, ti dico.

SPIRIDIONE
(uscendo tutto sonnacchioso)
Che volete?

DON ANNIBALE
Hai visto
chi nella serratura
cacciò questo biglietto?

SPIRIDIONE
Che biglietto?
Io non v'intendo.

DON ANNIBALE
E i mobili a soqquadro
chi pose?

SPIRIDIONE
Non lo so.

DON ANNIBALE
Mi gira il capo
come un mulino a vento!...

SPIRIDIONE
Ma dite...

DON ANNIBALE
Ascolta, e crepa di spavento:

SPIRIDIONE
Presto, leggete.

DON ANNIBALE
(legge)
"Una persona, offesa
gravemente da voi,
giurò di vendicarsi in questa notte:
restate in piè, vegliate,
se vi è cara la vita.
Un vostro amico."
Tu che ne dici?

SPIRIDIONE
Dico...

(sbadigliando)

Eh!

DON ANNIBALE
Chi offesi?

SPIRIDIONE
(come sopra)
Uh!

DON ANNIBALE
Come, come?

SPIRIDIONE
(come sopra)
Ih! Vi son due bestie qui.

DON ANNIBALE
Una sei certo tu.

SPIRIDIONE
E l'altra voi.

DON ANNIBALE
Grazie!

SPIRIDIONE
Scrisse il biglietto
qualcun degli invitati, ed il nemico
che vuol vendetta...

DON ANNIBALE
Chi è mai questi?

SPIRIDIONE
Enrico!

DON ANNIBALE
Per Bacco! dici bene.

SPIRIDIONE
Star desto vi conviene.

DON ANNIBALE
Ti sembra? L'ho trovata: in sentinella
tu dinanzi alla porta rimarrai, mentre...

SPIRIDIONE
Che sentinella!
Io m'addormento,
e buona notte!

DON ANNIBALE
Dunque?

SPIRIDIONE
Il piano è questo:
le palle fulminanti che raccolsi
or semino davanti all'uscio vostro;
se viene alcun per assalirvi, quelle scoppiano,
io mi risveglio, grido, grido...
giunge la guardia e il birbo è carcerato.

DON ANNIBALE
Oh, corpo del salnitro stibiato!
Quest'è un'idea sublime.

SPIRIDIONE
All'opra dunque.

(sparge le palle all'uscio; intanto si sente suonare il campanello)

DON ANNIBALE
Che fosse mai?

SPIRIDIONE
Vedrò pel finestrino della porta.

(guarda pel finestrino)

È un vecchio.

DON ANNIBALE
Ci voleva anche il vecchio
e tutti uno dopo l'altro:
io non capisco che negozio è questo.

(a Spiridione)

Apri, ch'or melo sbrigo presto, presto.

(Spiridione apre e si ritira)

Scena Tredicesima

(Enrico avvolto in una veste da camera, con berretta da notte in testa)

ENRICO
(entra correndo, e mostrasi affannato)
Mio signore venerato!

DON ANNIBALE
Padron mio! Che cosa è stato?

ENRICO
Presto, presto, in tutta fretta,
mi dovete una ricetta
come un fulmine spicciar.

DON ANNIBALE
E dov'è?

ENRICO
(frugandosi per le tasche)
Son lesto...

DON ANNIBALE
Or via!

ENRICO
Io non so più dove sia.

DON ANNIBALE
(fra sè)
Auf! Che pena!

ENRICO
Ciel tiranno!
L'ho perduta! Vado e torno.

(per partire)

DON ANNIBALE
Buon viaggio!

ENRICO
L'ho trovata!

DON ANNIBALE
(fra sè)
Me infelice, che nottata!

ENRICO
Pria vi voglio di mia moglie
tutti i mali palesar.

DON ANNIBALE
Non m'importa: a me s'aspetta
di spicciare la ricetta.

ENRICO
Per veder s'ella è perfetta,
non c'è male d'ascoltar.
La povera Anastasia
per cui v'ho incomodato,
è tisica e diabetica,
è cieca e paralitica,
patisce d'emicrania,
ha l'asma a sette fistole,
spine ventose e sciatica,
tumore nell'occipite;
ha il mal della podagra,
che unito alla chiragra
penare assai la fa.
Ma qui sta il re dei recipi
che tutto guarirà.

(mostra la ricetta avvoltolata ch'egli spiegherà a poco a poco)

Si prenda l'acqua celebre
del gran monsù Maurizio,
con l'altra capo-cefalo;
e poi la fagiadenica.
Con questa poi mischiateci
l'aceto con l'aregheto;
sia questa rinforzata
con l'acqua canforata,
col balsamo copaibe,
col dolce elettuario,
di cedro imperiale,
che giova e non fa male.
Vi unite a queste cose
benigne e portentose,
per fare il tutto eccelso,
con l'elisir d'Elmozio,
pur quel di Paracelso.
Mischiate e rimischiate,
poi pillole formate.

DON ANNIBALE
Ma questi sono liquidi.

ENRICO
Che ad uno, a quattro, a sette
si devono ingoiar.
Recipe...

DON ANNIBALE
Basta!

ENRICO
Recipe,
l'ombélico di Venere,
butirro d'antimonio,
il zolfo col diascorio
del dotto Fracastorio,
l'arsella e l'assafetida;
il thè che sia d'America,
rob antisifilitico,
l'estratto di cicuta;
papaveri, la ruta;
l'etiope minerale,
sciroppo cordiale.
Aggiungi poi la polvere
di Marco Cornacchione,
e di Giovanni Procida
l'empiastro in fusione,
la cassia fistulata,
la pomice pestata...
bollite et fiat bibita.

DON ANNIBALE
Che bibita!

ENRICO
No, pillole...
Il resto eccolo qua.

(svolge una lunghissima ricetta)

Semifreddi, ente di Marte,
del Cadet l'emulsione,
cascarilla, simarubba,
del tabacco di Macubba,
dulcamara, talamacca,
legno quassio, cera lacca;
aggiungete ottanta rane,
venti fave americane,
ruta secca, dragonaria,
terebinto, serpentaria,
manna emetica, castoro,
raschiatura di fior d'oro;
eppoi l'erbe tritolate
che qui appresso son notate.
Erba spugna, polmonaria,
il ceraunio, il capripodio,
il vitucchio ed il poligalo,
blasia, quassia e polipodio...

DON ANNIBALE
(fra sè)
Quasi svengo.

ENRICO
(cercando come avesse smarrito il segno)
Il polipodio,
il rastio d'unto al vitrice
con la carice, lo sparago,
il briol...

DON ANNIBALE
Ma...

ENRICO
La calega,
la veronica, la statice,
l'anserina, la piombaggine
con un mazzo di lattuga,
che mollifica, che asciuga.
Malva d'Ischia, malva rosa,
vera polvere di corno.

DON ANNIBALE
Io!...

ENRICO
Domani a mezzogiorno tutto a prendere verrò.

(parte adagio, adagio e lascia Don Annibale con la ricetta in mano)

Scena Quattordicesima

(Don Annibale e Spiridione, poi Serafina)

DON ANNIBALE
Or venga pure il campanello giù:
gridi, crepi chi vuol, non apro più.

(corre col lume verso la camera di Serafina; scoppiano le palette sotto i suoi piedi; gli cade il lume)

Chi è? Bestia ch'io son!
Dimenticavo le palette!

SPIRIDIONE
(uscendo e gridando)
Al ladro! All'assassino! Guardie!

(abbraccia all'oscuro Don Annibale)

DON ANNIBALE
No, son io!

MADAMA ROSA
avanzando col lume)
Chi fu? Quai grida?

SERAFINA
(di dentro)
Mamma, aprite: io sono alzata.

(uscendo dalla stanza)

Ebben? Che avvenne?

DON ANNIBALE
Nulla, nulla... un equivoco; ritorni
ognuno a letto.
Io pur...

SPIRIDIONE
Adesso... adesso...

(il campanello suona; Spiridione va ad aprire)

Scena Ultima

(Tutti)

MADAMA ROSA
Enrico!

ENRICO
Con permesso?
Ecco tutti i congiunti.

(gli convitati entrano)

ALCUNI CONVITATI
(a Don Annibale)
Ben levato.

ALTRI
Con voi ci consoliamo.

ALTRI
Con voi ci rallegriamo.

DON ANNIBALE
Ma come!... Forse?...
Appena, appena ho fiato per domandar...

ENRICO
Che domandar?
Fra poco passa la diligenza;

(guardando all'oriolo)

spicciate: son le sei meno un quarto. Vedete in ciel biancheggia di già l'alba del giorno.

DON ANNIBALE
Sposa... ci rivedremo al mio ritorno.

SERAFINA
Da me lungi ancor vivendo,
sposo amato in me riposa;
sempre fida ed amorosa
la consorte a te sarà.

ENRICO, CORO
Mai non sien le tue dolcezze
molestate ed interrotte,
bella al par di questa notte
sia la vita ognor per te.

DON ANNIBALE
Grazie... troppe gentilezze...

(fra sè, sbadigliando)

Io, mi reggo appena in piè!

(in disparte a Serafina)

Idol mio fin che ritorno,
stare all'erta ti conviene,
se qualcuno a batter viene
tu la porta non aprir.

(si sente la frusta della diligenza)

TUTTI
Buon viaggio, e buon ritorno,
ecco il segno del partir.

(Spiridione gli porta avanti la valigia, tutti l'accompagnano)



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