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Quadro II

A sinistra un camino, il fuoco è acceso,
e la caldaia magica fuma sovra un treppiè;
dallo stesso lato l'uscio d'un oscuro recesso.
Sul davanti, una piccola porta segreta.
Nel fondo, l'entrata della porta maggiore
con ampia finestra da lato.
In mezzo, una rozza tavola, e pendenti dal tetto
e dalle pareti stromenti ed arredi analoghi che al luogo.

Nel fondo uomini e donne del popolo.
Ulrica presso la tavola; poco distanti,
un fanciullo ed una giovinetta che le domandano la buona ventura.



POPOLANE
Zitti . . . l'incanto non dèssi turbare.
Il demonio tra breve halle a parlare.

ULRICA
Re dell'abisso, affrettati,
Precipita per l'etra,
Senza librar la folgore
Il tetto mio penètra.
Omai tre volte l'upupa
Dall'alto sospirò;
La salamandra ignivora
Tre volte sibilò . . .
E delle tombe il gemito
Tre volte a me parlò.

(Gustavo entra vestito da pescatore,
avanzandosi tra la folla, nè scorgendo alcuno dei suoi.)

GUSTAVO
Arrivo il primo!

POPOLANE
(respingendolo)
Villano, dà indietro.
(Gustavo s'allontana ridendo.)
Oh, come tutto riluce di tetro!

ULRICA
(con esaltazione, delcamando)
È lui, è lui! ne' palpiti
Come risento adesso
La voluttà riardere
Del suo tremendo amplesso!
La face del futuro
Nella sinistra egli ha.
M'arrise al mio scongiuro,
Rifolgorar la fa:
Nulla, più nulla ascondersi
Al guardo mio potrà!

(Batte al suolo e sparisce.)

POPOLANE
Evviva la maga!

ULRICA
(di sotterra)
Silenzio, silenzio!

CRISTIANO
(rompendo la calca)
Su, fatemi largo, saper vo' il mio fato.
Del re sono servo, son suo marinaro:
La morte per esso più volte ho sfidato;
Tre lustri son corsi del vivere amaro,
Tre lustri che nulla s'è fatto per me.

ULRICA
(ricomparendo)
E chiedi?

CRISTIANO
Qual sorte pel sangue versato mi attende.

GUSTAVO
(Favella da franco soldato.)

ULRICA
(a Cristano)
La mano.

CRISTIANO
Prendete.

ULRICA
(osservando la mano)
Rallegrati omai:
In breve dell'oro e un grado t'avrai.

(Gustavo trae un rotolo e vi scrive su.)

CRISTIANO
Scherzate?

ULRICA
Va pago.

GUSTAVO
(ponendolo in tasca a Cristiano che non s'avvede)
(Mentire non de'.)

CRISTIANO
A fausto presagio ben vuolsi mercè.
(Frugando trova il rotolo su cui legge estatico:)
"Gustavo al suo caro Cristiano uffiziale."
Per bacco! . . . non sogno! dell'oro ed un grado!
Evviva! Evviva!

POPOLANE
Evviva la nostra Sibilla immortale,
Che spande su tutti ricchezze e piacer.

(S'ode picchiare alla piccola porta.)

POPOLANE
Si batte!

(Ulrica va ad aprire ed entra un servo.)

GUSTAVO
(Che veggo! sull'uscio segreto
Un servo d'Amelia!)

SERVO
(sommessamente ad Ulrica, ma inteso da Gustavo)
Sentite: la mia
Signora, che aspetta là fuori, vorria
Pregarvi in segreto d'arcano parer.

GUSTAVO
(Amelia!)

ULRICA
S'inoltri, ch'io tutti allontano.

GUSTAVO
(Non me.)

(Il servo parte.)

ULRICA
Perchè possa rispondere a voi
È d'uopo che innanzi m'abbocchi a Satano;
Uscite, lasciate ch'io scruti nel ver.

CRISTIANO, POPOLANE
Usciamo, si lasci che scruti nel ver.

(Mentre tutti s'allontanano, Gustavo s'asconde.
Amelia entra agitatissima.)

ULRICA
Che v'agita cosi?

AMELIA
Segreta, acerba
Cura che amor destò . . .

GUSTAVO
(nascosto)
(Che ascolto!)

ULRICA
E voi cercate?

AMELIA
Pace . . . svellermi dal petto
Chi sì fatale e desïato impera!
Lui, che su tutti il ciel arbitro pose.

GUSTAVO
(Che ascolto? Anima mia!)

ULRICA
L'oblio v'è dato. Arcane
Stille conosco d'una magic'erba,
Che rinnovella il cor . . . Ma chi n'ha d'uopo
Spiccarla debbe di sua man nel fitto
Delle notti. Funereo
È il loco.

AMELIA
Ov'è?

ULRICA
L'osate voi?

AMELIA
(risoluta)
Sì, qual esso sia.

ULRICA
Dunque ascoltate:
Della città all'occaso,
Là dove al tetro lato
Batte la luna pallida
Sul campo abbominato . . .
Abbarbica gli stami,
A quelle pietre infami,
Ove la colpa scontasi
Coll'ultimo sospir!

AMELIA
Mio Dio! qual loco!

ULRICA
Attonita e già tremante siete?

GUSTAVO
(Pover cor!)

ULRICA
V'esanima?

AMELIA
Agghiaccio . . .

ULRICA
E l'oserete?

AMELIA
Se tale è il dover mio
Troverò possa anch'io.

ULRICA
Stanotte?

AMELIA
Sì.

GUSTAVO
(Non sola:
Chè te degg'io seguir.)

AMELIA
Consentimi, o Signore,
Virtù ch'io lavi 'l core.
E l'infiammato palpito
Nel petto mio sopir.

ULRICA
Va, non tremar, l'incanto
Inaridisce il pianto.
Osa e berrai nel farmaco
L'oblio de'tuoi martir.

GUSTAVO
(Ah! Ardo, e seguirla ho fisso
Se fosse nell'abisso,
Pur ch'io respiri, Amelia,
L'aura de' tuoi sospir.)

VOCI
(dal fondo)
Figlia d'averno, schiudi la chiostra,
(spinte alla porta)
E tarda meno a noi ti mostra.

ULRICA
(ad Amelia)
Presto, partite . . . Addio.

AMELIA
Stanotte . . . Addio.

GUSTAVO
(Non sola: chè te degg'io seguir!)

(Amelia fugge per la porta segreta.
Ulrica apre l'entrata maggiore:
entrano Horn, Ribbing e aderenti, Oscar,
gentiluomini e ufficiali travestiti bizzarramente,
ai quali s'unisce Gustavo.)

HORN, RIBBING, CORO
Su, profetessa, monta il treppiè,
Canta il futuro,

OSCAR
Ma il re dov'è?

GUSTAVO
(fattosi presso a lui)
Taci, nascondile che qui son io.
(poi volto rapidamente ad Ulrica)
Or tu, Sibilla, che tutto sai,
Della mia stella mi parlerai.

HORN, RIBBING, CORO
Canta il futuro, canta il futuro!

GUSTAVO
Di' tu se fedele
Il flutto m'aspetta,
Se molle di pianto
La donna diletta
Dicendomi addio
Tradì l'amor mio.
Con lacere vele
E l'alma in tempesta,
I solchi so franger
Dell'onda funesta,
L'averno ed il cielo
Irati sfidar.
Sollecita esplora,
Divina gli eventi:
Non possono i fulmin,
La rabbia de' venti,
La morte, l'amore
Sviarmi dal mar.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
Non possono i fulmin,
La rabbia de' venti,
La morte, l'amore
Sviarlo dal mar.

GUSTAVO
Sull'agile prora
Che m'agita in grembo,
Se scosso mi sveglio
Ai fischi del nembo,
Ripeto fra' tuoni
Le dolci canzoni,
Le dolci canzoni
Del tetto natio,
Che i baci ricordan
Dell'ultimo addio,
E tutte raccendon
Le forze tua profezia,
Di ciò che può sorger
Dal fato qual sia;
Nell'anime nostre
Non entra terror.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO,
Nell'anime nostre
Non entra terror.

ULRICA
Chi voi siate, l'audace parola
Può nel pianto prorompere un giorno,
Se chi sforza l'arcano soggiorno
Va la colpa nel duolo a lavar.
Se chi sfida il suo fato insolente
Deve l'onta nel fato scontar.

GUSTAVO
Orsù, amici.

HORN
Ma il primo chi fia?

OSCAR
Io.

GUSTAVO
(offrendo la plama ad Ulrica)
L'onore a me cedi.

OSCAR
E lo sia.

ULRICA
(solennemente, esaminando la mano)
È la destra d'un grande, vissuto
Sotto gli astri di Marte.

OSCAR
Nel vero ella colse.

GUSTAVO
Tacete.

ULRICA
(staccandosi da lui)
Infelice . . . Va . . . mi lasica . . .
Non chieder di più.

GUSTAVO
Su, prosegui.

ULRICA
No . . . lasciami.

GUSTAVO
Parla.

ULRICA
(evitando)
Va . . . Te ne prego.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
(a Ulrica)
Eh, finiscilla omai.

GUSTAVO
Te lo impongo.

ULRICA
Ebben, presto morrai.

GUSTAVO
Se sul campo d'onor, ti so grado.

ULRICA
(con più forza)
No . . . per man d'un amico.

OSCAR
Gran Dio!
Quale orror!

HORN, RIBBING, CORO
Quale orror!

ULRICA
Così scritto è lassù.

GUSTAVO
(guardandosi intorno)
È scherzo od è follia
Siffatta profezia:
Ma come fa da ridere
La lor credulità!

ULRICA
(passando innanzi a Horn e Ribbing)
Ah voi, signori, a queste
Parole mie funeste
Voi non osate ridere;
Che dunque in cor vi sta?

HORN E RIBBING
La sua parola è dardo,
È fulmine lo sguardo,
Dal confidente dèmone
Tutto coestei risà.

OSCAR, CORO
Ah! Tal fia dunque il fato?
Ch'ei cada assassinato?
Al sol pensarci l'anima
Abbrividendo va.

GUSTAVO
Finisici il vaticnio.
Di', chi fia dunque l'uccisor?

ULRICA
Chi primo
Tua man quest'oggi stringerà.

GUSTAVO
(con vivacità)
Bennissimo.
(offrendo la destra ai circostanti che non osano toccare)
Qual è di voi, che provi
L'oracolo bugiardo?
Nessuno!

(Anckarström appare all'entrata.)

GUSTAVO
(accorrendo a lui e stringendogli la mano)
Eccolo.

HORN, RIBBING, CORO
È desso!

HORN E RIBBING
(ai loro aderenti)
Respiro; il caso ne salvò.

CORO
(contro Ulrica)
L'oracolo mentiva.

GUSTAVO
Sì; perchè la man che stringo
È del più fido amico mio!

ANCKARSTRÖM
Gustavo!

ULRICA
(riconoscendo il re)
Il re! . . .

GUSTAVO
(a lei)
Nè chi fossi il genio tuo
Ti rivelò, nè che voleano al bando
Oggi dannarti.

ULRICA
Me?

GUSTAVO
(gettandole una borsa)
T'acqueta e prendi.

ULRICA
Magnanimo tu sei, ma v'ha fra loro
Il traditor; più d'uno
Forse . . .

HORN E RIBBING
(Gran Dio!)

GUSTAVO
Non più.

CRISTIANO, CORO
(da lontano)
Viva Gustavo!

OSCAR, ULRICA, GUSTAVO, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Quai voci?

CORO
(da lontano)
Viva!

CRISTIANO
(dal fondo, volto ai suoi)
È lui, ratti movete, è lui:
Il nostro amico e padre.
(Marinai, uomini e donne del popolo s'affollano all'entrata.)
Tutti con me chinatevi al suo piede
E l'inno suoni della nostra fè.

CRISTIANO, CORO
O figlio della patria,
Amor di questa terra!
Reggi felice, arridano
Gloria e salute a te.

OSCAR
Il più superbo alloro
Che vince ogni tesoro
Alla tua chioma intrecciano
RIconoscenza a fè.

GUSTAVO
E posso alcun sospetto
Alimentar nel petto,
Se mille cuori battono
Per immolarsi a me?

ANCKARSTRÖM
Ma la sventura è cosa
Pur ne' trionfi ascosa,
Là dove il fato ipocrita
Veli una rea mercè.

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
(fra loro)
Chiude al ferir la via
Questa servil genìa,
Che sta lambendo l'idolo,
E che non sa il perchè.

ULRICA
Non crede al proprio fato
Ma pur morrà piagato.
Sorrise al mio presagio
Ma nella fossa ha il piè.
Quadro II

A sinistra un camino, il fuoco è acceso,
e la caldaia magica fuma sovra un treppiè;
dallo stesso lato l'uscio d'un oscuro recesso.
Sul davanti, una piccola porta segreta.
Nel fondo, l'entrata della porta maggiore
con ampia finestra da lato.
In mezzo, una rozza tavola, e pendenti dal tetto
e dalle pareti stromenti ed arredi analoghi che al luogo.

Nel fondo uomini e donne del popolo.
Ulrica presso la tavola; poco distanti,
un fanciullo ed una giovinetta che le domandano la buona ventura.



POPOLANE
Zitti . . . l'incanto non dèssi turbare.
Il demonio tra breve halle a parlare.

ULRICA
Re dell'abisso, affrettati,
Precipita per l'etra,
Senza librar la folgore
Il tetto mio penètra.
Omai tre volte l'upupa
Dall'alto sospirò;
La salamandra ignivora
Tre volte sibilò . . .
E delle tombe il gemito
Tre volte a me parlò.

(Gustavo entra vestito da pescatore,
avanzandosi tra la folla, nè scorgendo alcuno dei suoi.)

GUSTAVO
Arrivo il primo!

POPOLANE
(respingendolo)
Villano, dà indietro.
(Gustavo s'allontana ridendo.)
Oh, come tutto riluce di tetro!

ULRICA
(con esaltazione, delcamando)
È lui, è lui! ne' palpiti
Come risento adesso
La voluttà riardere
Del suo tremendo amplesso!
La face del futuro
Nella sinistra egli ha.
M'arrise al mio scongiuro,
Rifolgorar la fa:
Nulla, più nulla ascondersi
Al guardo mio potrà!

(Batte al suolo e sparisce.)

POPOLANE
Evviva la maga!

ULRICA
(di sotterra)
Silenzio, silenzio!

CRISTIANO
(rompendo la calca)
Su, fatemi largo, saper vo' il mio fato.
Del re sono servo, son suo marinaro:
La morte per esso più volte ho sfidato;
Tre lustri son corsi del vivere amaro,
Tre lustri che nulla s'è fatto per me.

ULRICA
(ricomparendo)
E chiedi?

CRISTIANO
Qual sorte pel sangue versato mi attende.

GUSTAVO
(Favella da franco soldato.)

ULRICA
(a Cristano)
La mano.

CRISTIANO
Prendete.

ULRICA
(osservando la mano)
Rallegrati omai:
In breve dell'oro e un grado t'avrai.

(Gustavo trae un rotolo e vi scrive su.)

CRISTIANO
Scherzate?

ULRICA
Va pago.

GUSTAVO
(ponendolo in tasca a Cristiano che non s'avvede)
(Mentire non de'.)

CRISTIANO
A fausto presagio ben vuolsi mercè.
(Frugando trova il rotolo su cui legge estatico:)
"Gustavo al suo caro Cristiano uffiziale."
Per bacco! . . . non sogno! dell'oro ed un grado!
Evviva! Evviva!

POPOLANE
Evviva la nostra Sibilla immortale,
Che spande su tutti ricchezze e piacer.

(S'ode picchiare alla piccola porta.)

POPOLANE
Si batte!

(Ulrica va ad aprire ed entra un servo.)

GUSTAVO
(Che veggo! sull'uscio segreto
Un servo d'Amelia!)

SERVO
(sommessamente ad Ulrica, ma inteso da Gustavo)
Sentite: la mia
Signora, che aspetta là fuori, vorria
Pregarvi in segreto d'arcano parer.

GUSTAVO
(Amelia!)

ULRICA
S'inoltri, ch'io tutti allontano.

GUSTAVO
(Non me.)

(Il servo parte.)

ULRICA
Perchè possa rispondere a voi
È d'uopo che innanzi m'abbocchi a Satano;
Uscite, lasciate ch'io scruti nel ver.

CRISTIANO, POPOLANE
Usciamo, si lasci che scruti nel ver.

(Mentre tutti s'allontanano, Gustavo s'asconde.
Amelia entra agitatissima.)

ULRICA
Che v'agita cosi?

AMELIA
Segreta, acerba
Cura che amor destò . . .

GUSTAVO
(nascosto)
(Che ascolto!)

ULRICA
E voi cercate?

AMELIA
Pace . . . svellermi dal petto
Chi sì fatale e desïato impera!
Lui, che su tutti il ciel arbitro pose.

GUSTAVO
(Che ascolto? Anima mia!)

ULRICA
L'oblio v'è dato. Arcane
Stille conosco d'una magic'erba,
Che rinnovella il cor . . . Ma chi n'ha d'uopo
Spiccarla debbe di sua man nel fitto
Delle notti. Funereo
È il loco.

AMELIA
Ov'è?

ULRICA
L'osate voi?

AMELIA
(risoluta)
Sì, qual esso sia.

ULRICA
Dunque ascoltate:
Della città all'occaso,
Là dove al tetro lato
Batte la luna pallida
Sul campo abbominato . . .
Abbarbica gli stami,
A quelle pietre infami,
Ove la colpa scontasi
Coll'ultimo sospir!

AMELIA
Mio Dio! qual loco!

ULRICA
Attonita e già tremante siete?

GUSTAVO
(Pover cor!)

ULRICA
V'esanima?

AMELIA
Agghiaccio . . .

ULRICA
E l'oserete?

AMELIA
Se tale è il dover mio
Troverò possa anch'io.

ULRICA
Stanotte?

AMELIA
Sì.

GUSTAVO
(Non sola:
Chè te degg'io seguir.)

AMELIA
Consentimi, o Signore,
Virtù ch'io lavi 'l core.
E l'infiammato palpito
Nel petto mio sopir.

ULRICA
Va, non tremar, l'incanto
Inaridisce il pianto.
Osa e berrai nel farmaco
L'oblio de'tuoi martir.

GUSTAVO
(Ah! Ardo, e seguirla ho fisso
Se fosse nell'abisso,
Pur ch'io respiri, Amelia,
L'aura de' tuoi sospir.)

VOCI
(dal fondo)
Figlia d'averno, schiudi la chiostra,
(spinte alla porta)
E tarda meno a noi ti mostra.

ULRICA
(ad Amelia)
Presto, partite . . . Addio.

AMELIA
Stanotte . . . Addio.

GUSTAVO
(Non sola: chè te degg'io seguir!)

(Amelia fugge per la porta segreta.
Ulrica apre l'entrata maggiore:
entrano Horn, Ribbing e aderenti, Oscar,
gentiluomini e ufficiali travestiti bizzarramente,
ai quali s'unisce Gustavo.)

HORN, RIBBING, CORO
Su, profetessa, monta il treppiè,
Canta il futuro,

OSCAR
Ma il re dov'è?

GUSTAVO
(fattosi presso a lui)
Taci, nascondile che qui son io.
(poi volto rapidamente ad Ulrica)
Or tu, Sibilla, che tutto sai,
Della mia stella mi parlerai.

HORN, RIBBING, CORO
Canta il futuro, canta il futuro!

GUSTAVO
Di' tu se fedele
Il flutto m'aspetta,
Se molle di pianto
La donna diletta
Dicendomi addio
Tradì l'amor mio.
Con lacere vele
E l'alma in tempesta,
I solchi so franger
Dell'onda funesta,
L'averno ed il cielo
Irati sfidar.
Sollecita esplora,
Divina gli eventi:
Non possono i fulmin,
La rabbia de' venti,
La morte, l'amore
Sviarmi dal mar.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
Non possono i fulmin,
La rabbia de' venti,
La morte, l'amore
Sviarlo dal mar.

GUSTAVO
Sull'agile prora
Che m'agita in grembo,
Se scosso mi sveglio
Ai fischi del nembo,
Ripeto fra' tuoni
Le dolci canzoni,
Le dolci canzoni
Del tetto natio,
Che i baci ricordan
Dell'ultimo addio,
E tutte raccendon
Le forze tua profezia,
Di ciò che può sorger
Dal fato qual sia;
Nell'anime nostre
Non entra terror.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO,
Nell'anime nostre
Non entra terror.

ULRICA
Chi voi siate, l'audace parola
Può nel pianto prorompere un giorno,
Se chi sforza l'arcano soggiorno
Va la colpa nel duolo a lavar.
Se chi sfida il suo fato insolente
Deve l'onta nel fato scontar.

GUSTAVO
Orsù, amici.

HORN
Ma il primo chi fia?

OSCAR
Io.

GUSTAVO
(offrendo la plama ad Ulrica)
L'onore a me cedi.

OSCAR
E lo sia.

ULRICA
(solennemente, esaminando la mano)
È la destra d'un grande, vissuto
Sotto gli astri di Marte.

OSCAR
Nel vero ella colse.

GUSTAVO
Tacete.

ULRICA
(staccandosi da lui)
Infelice . . . Va . . . mi lasica . . .
Non chieder di più.

GUSTAVO
Su, prosegui.

ULRICA
No . . . lasciami.

GUSTAVO
Parla.

ULRICA
(evitando)
Va . . . Te ne prego.

OSCAR, HORN, RIBBING, CORO
(a Ulrica)
Eh, finiscilla omai.

GUSTAVO
Te lo impongo.

ULRICA
Ebben, presto morrai.

GUSTAVO
Se sul campo d'onor, ti so grado.

ULRICA
(con più forza)
No . . . per man d'un amico.

OSCAR
Gran Dio!
Quale orror!

HORN, RIBBING, CORO
Quale orror!

ULRICA
Così scritto è lassù.

GUSTAVO
(guardandosi intorno)
È scherzo od è follia
Siffatta profezia:
Ma come fa da ridere
La lor credulità!

ULRICA
(passando innanzi a Horn e Ribbing)
Ah voi, signori, a queste
Parole mie funeste
Voi non osate ridere;
Che dunque in cor vi sta?

HORN E RIBBING
La sua parola è dardo,
È fulmine lo sguardo,
Dal confidente dèmone
Tutto coestei risà.

OSCAR, CORO
Ah! Tal fia dunque il fato?
Ch'ei cada assassinato?
Al sol pensarci l'anima
Abbrividendo va.

GUSTAVO
Finisici il vaticnio.
Di', chi fia dunque l'uccisor?

ULRICA
Chi primo
Tua man quest'oggi stringerà.

GUSTAVO
(con vivacità)
Bennissimo.
(offrendo la destra ai circostanti che non osano toccare)
Qual è di voi, che provi
L'oracolo bugiardo?
Nessuno!

(Anckarström appare all'entrata.)

GUSTAVO
(accorrendo a lui e stringendogli la mano)
Eccolo.

HORN, RIBBING, CORO
È desso!

HORN E RIBBING
(ai loro aderenti)
Respiro; il caso ne salvò.

CORO
(contro Ulrica)
L'oracolo mentiva.

GUSTAVO
Sì; perchè la man che stringo
È del più fido amico mio!

ANCKARSTRÖM
Gustavo!

ULRICA
(riconoscendo il re)
Il re! . . .

GUSTAVO
(a lei)
Nè chi fossi il genio tuo
Ti rivelò, nè che voleano al bando
Oggi dannarti.

ULRICA
Me?

GUSTAVO
(gettandole una borsa)
T'acqueta e prendi.

ULRICA
Magnanimo tu sei, ma v'ha fra loro
Il traditor; più d'uno
Forse . . .

HORN E RIBBING
(Gran Dio!)

GUSTAVO
Non più.

CRISTIANO, CORO
(da lontano)
Viva Gustavo!

OSCAR, ULRICA, GUSTAVO, ANCKARSTRÖM, HORN, RIBBING
Quai voci?

CORO
(da lontano)
Viva!

CRISTIANO
(dal fondo, volto ai suoi)
È lui, ratti movete, è lui:
Il nostro amico e padre.
(Marinai, uomini e donne del popolo s'affollano all'entrata.)
Tutti con me chinatevi al suo piede
E l'inno suoni della nostra fè.

CRISTIANO, CORO
O figlio della patria,
Amor di questa terra!
Reggi felice, arridano
Gloria e salute a te.

OSCAR
Il più superbo alloro
Che vince ogni tesoro
Alla tua chioma intrecciano
RIconoscenza a fè.

GUSTAVO
E posso alcun sospetto
Alimentar nel petto,
Se mille cuori battono
Per immolarsi a me?

ANCKARSTRÖM
Ma la sventura è cosa
Pur ne' trionfi ascosa,
Là dove il fato ipocrita
Veli una rea mercè.

HORN, RIBBING E LORO ADERENTI
(fra loro)
Chiude al ferir la via
Questa servil genìa,
Che sta lambendo l'idolo,
E che non sa il perchè.

ULRICA
Non crede al proprio fato
Ma pur morrà piagato.
Sorrise al mio presagio
Ma nella fossa ha il piè.



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