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Atto II


Campo solitario nei d'intorni di Stoccolma
appiè d'un colle scosceso.
A sinistra, nel basso, biancheggiano due pilastri;
la luna leggermente velata illumina alcuni punti della scena.
Amelia appare dalle eminenze, s'inginocchia e prega,
poi si alza ed a poco a poco discende dal colle.



AMELIA
Ecco l'orrido campo ove s'accoppia
Al delitto la morte!
Ecco là le colonne . . .
La pianta è là, verdeggia al piè. S'inoltri,
Ah, mi si aggela il core!
Sino il rumor de' passi miei, qui tutto
M'empie di raccapriccio e di terrore!
E se perir dovessi?
Perire! ebben, tal è, s'adempia, e sia.
(Fa per avviarsi.)
Ma dall'arido stelo divulsa
Come avrò di mia mano quell'erba,
E che dentro la mente conulsa
Quell'eterea sembianza morrà,
Che ti resta, perduto l'amor . . .
Che ti resta, mio povero cor!
Ah! chi piange, qual forza m'arretra?
M'attraversa la squallida via?
Su, corraggio . . . e tu fatti di pietra,
Non tradirmi, dal pianto ristà;
O finisci di battere e muor,
T'annienta, mio povero cor!
(S'ode un tocco d'ore.)
Mezzanotte! - Ah, che veggio? una testa
Di sotterra si leva . . . e sospira!
Ha negli occhi il baleno dell'ira
E m'affisa e terribile sta!
(Cade in ginocchio.)
Deh! mi reggi, m'aita, o Signor,
Miserere d'un povero cor!

GUSTAVO
(uscendo improvvisamente)
Teco io sto.

AMELIA
Gran Dio!

GUSTAVO
Ti calma!

AMELIA
Ah!

GUSTAVO
Di che temi?

AMELIA
Ah, mi lasciate . . .
Son la vittima che geme . . .
Il mio nome almen salvate . . .
O lo strazio ed il rossore
La mia vita abbatterà.

GUSTAVO
Io lasciarti? No, giammai;
Nol poss'io; che' m'arde in petto
Immortal di te l'affetto.

AMELIA
Ah, Signor, abbiatemi pietà.

GUSTAVO
Così parli a chi t'adora?
Pietà chiedi, e tremi ancora?
Il tuo nome intemerato,
L'onor tuo sempre sarà.

AMELIA
Ma, Gustavo, io son d'altrui . . .
Dell'amico più fidato . . .

GUSTAVO
Taci, Amelia . . .

AMELIA
Io son di lui,
Che darìa la vita a te.

GUSTAVO
Ah crudele, e mel rammemori,
Lo ripeti innanzi a me!
Non sai tu che se l'anima mia
Il rimorso dilacera e rode,
Quel suo grido non cura, non ode,
Sin che l'empie di fremiti amor? . . .
Non sai tu che di te resterìa,
Se cessasse di battere il cor!
Quante notti ho vegliato anelante!
Come a lungo infelice lottai!
Quante volte dal cielo implorai
La pietà, che tu chiedi da me!
Ma per questo ho potuto un instante,
Infelice, non viver di te?

AMELIA
Ah! deh, soccorri tu, cielo, all'ambascia
Di chi sta fra l'infamia e la morte:
Tu pietoso rischiara le porte
Di salvezza all'errante mio piè.
(a Gustavo)
E tu va, ch'io non t'oda, mi lascia:
Son di lui, che il suo sangue ti diè.

GUSTAVO
La mia vita . . . l'universo,
Per un detto . . .

AMELIA
Ciel pietoso!

GUSTAVO
Di' che m'ami . . .

AMELIA
Va, Gustavo!

GUSTAVO
Un sol detto . . .

AMELIA
Ebben, sì, t'amo . . .

GUSTAVO
M'ami, Amelia!

AMELIA
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!

GUSTAVO
(fuori di sè.)
M'ami, m'ami! . . . oh sia distrutto
Il rimorso, l'amicizia
Nel mio seno: estinto tutto,
Tutto sia fuorchè l'amor!
Oh, qual soave brivido
L'acceso petto irrora!
Ah, ch'io t'ascolti ancora
Rispondermi così!
Astro di queste tenebre
A cui consacro il core:
Irradiami d'amore
E più non sorga il di!

AMELIA
Ahi! sul funereo letto
Ov'io sognava spegnerlo,
Gigante torna in petto
L'amor che mi feri!
Chè non m'è dato in seno
A lui versar quest'anima?
O nella morte almeno
Addormentarmi qui?

GUSTAVO
Amelia, tu m'ami?

AMELIA
Sì . . . t'amo.

GUSTAVO
Irradiami d'amor!

AMELIA
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!

GUSTAVO
Tu m'ami, Amelia?

Oh, qual soave brivido ecc.

AMELIA
Ah, sul funereo letto ecc.

(La luna illumina sempre più.)

AMELIA
Ahimè! S'appressa alcun!

GUSTAVO
Chi giunge in questo
Soggiorono della morte?
(fatti pochi passi)
Ah, non m'inganno . . .
(Si vede Anckarström.)
Anckarström!

AMELIA
(abbassando il velo atterrita)
Il mio consorte!

GUSTAVO
(incontrando Anckarström)
Tu qui?

ANCKARSTRÖM
Per salvarti da lor, che celati
Lassù, t'hanno in mira.

GUSTAVO
Chi son?

ANCKARSTRÖM
Congiurati.

AMELIA
(O ciel!)

ANCKARSTRÖM
Trasvolai nel manto serrato,
Così che m'han preso per un dell'agguato,
E intesi taluno proromper: L'ho visto,
È il sire; un'ignota beltade è con esso.
Poi altri qui volto: Fuggevole acquisto!
S'ei rade la fossa, se il tenero amplesso
Troncar di mia mano repente saprò.

AMELIA
(Io muoio . . .)

GUSTAVO
(a lei)
Fa core.

ANCKARSTRÖM
(coprendolo col suo mantello)
Ma questo il do.
(poi additandogli un viottolo a destra)
E bada, lo scampro t'è libero là.

GUSTAVO
(Prende per mano Amelia.)
Salvarti degg'io . . .

AMELIA
(sottovoce a lui)
Me misera! Va . . .

ANCKARSTRÖM
(passando ad Amelia)
Ma voi non vorrete segnarlo, o signora,
Al ferro spietato!

(Dilegua nel fondo e va a vedere se s'avanzano.)

AMELIA
(a Gustavo)
Deh, solo t'invola.

GUSTAVO
Che qui t'abbandoni? . . .

AMELIA
E’ libero ancora
Il passo, deh, fuggi . . .

GUSTAVO
E lasciarti qui sola
Con esso? No, mai! piuttosto morrò.

AMELIA
O fuggi, o che il velo dal capo torrò.

GUSTAVO
Che dici?

AMELIA
Risolvi.

GUSTAVO
Desisti.

AMELIA
Lo vo'.
(Gustavo esita, ma ella rinnova l'ordine colla mano.)
(Salvarlo a quest'alma se dato sarà,
Del fiero suo fato più tema non ha.)

(Al ricomparire di Anckarström, il re gli va incontro.)

GUSTAVO
(solennemente)
Amico, gelosa t'affido una cura:
L'amor che mi porti garante mi sta.

ANCKARSTRÖM
Affidati, imponi.

GUSTAVO
(indicando Amelia)
Promettimi, giura
Che tu l'addurrai, velata, in città,
Nè un detto, nè un guardo su essa trarrai.

ANCKARSTRÖM
Lo giuro.

GUSTAVO
E che tocche le porte, n'andrai
Da solo all'opposto.

ANCKARSTRÖM
Lo giuro, e sarà.

AMELIA
(sommessamente a Gustavo)
Odi tu come fremono cupi
Per quest'aura gli accenti di morte?
Di lassù, da quei negri dirupi
Il segnal de' nemici partì.
Ne' lor petti scintillano d'ira . . .
E già piomban, t'accerchiano fitti . . .
Al tuo capo già volser la mira . . .
Per pietà, va, t'invola di qui.

ANCKARSTRÖM
(staccandosi dal fondo ove stava esplorando)
Fuggi, fuggi, per l'orrida via
Sento l'orma dei passi spietati.
Allo scambio dei detti esecrati
Ogni destra la daga brandi,
Va, ti salva, o che il varco all'uscita
Qui fra poco serrarsi vedrai;
Va, ti salva; del popolo è vita,
Questa vita che getti così.

ANCKARSTRÖM
(Traditor, congiurati son essi
Che minacciano il vivere mio?
Ah, l'amico ho tradito pur io . . .
Son colui che nel cor lo ferì!
Innocente, sfidati li avrei:
Or d'amore colpevole . . . fuggo.
La pietà del Signore su lei
Posi l'ale, protegga i suoi di!)

(Gustavo esce.)

ANCKARSTRÖM
Seguitemi.

AMELIA
(Mio Dio!)

ANCKARSTRÖM
Perchè tremate?
Fida scorta vi son, l'amico accento
Vi risollevi il cor!

(Dalle alture compariscono Horn e Ribbing con seguito.)

HORN, RIBBING, CORO
(dall'alto)
Avventiamoci su lui,
Ché scoccata è l'ultim'ora.

AMELIA
Eccoli!

ANCKARSTRÖM
Presto.
Appoggiatevi a me.

AMELIA
(Morir mi sento.)

HORN, RIBBING, CORO
Il saluto dell'aurora
Pel cadavere sarà.

HORN
Scerni tu quel bianco velo
Onde spicca la sua dea?

RIBBING
Sì precipiti dal cielo
All'inferno.

ANCKARSTRÖM
(forte)
Chi vi là?

HORN
Non è desso!

RIBBING
O furor mio!

CORO
Non è desso!

ANCKARSTRÖM
No, son io
Che dinnanzi a voi qui sta.

RIBBING
Il suo fido!

HORN
Men di voi
Fortunati fummo noi;
Chè il sorriso d'una bella
Stemmo indarno ad aspettar.

RIBBING
Io per altro il volto almeno
Vo' a quest'Iside mirar.

(Alcuni dei suoi rientrano con fiaccole accese.)

ANCKARSTRÖM
(colla mano sull'elsa)
Non un passo: se l'osate
Traggo il fero . . .

HORN
Minacciate?

RIBBING
Non vi temo.

(La luna è in tutto il suo splendore.)

AMELIA
(O ciel, aita!)

CORO
(verso Anckarström)
Giù l'acciaro!

ANCKARSTRÖM
Traditori!

RIBBING
(Va per instrappare il velo ad Amelia.)
Vo' finirla . . .

ANCKARSTRÖM
(snudando la spada)
E la tua vita
Quest'insulto pagherà.

AMELIA
No; fermatevi . . .

(Nell'atto che tutti s'avventano contro Anckarström,
Amelia fuori di sè, inframmettendosì, lascia cadere il velo.)

ANCKARSTRÖM
(colpito)
Che! . . . Amelia!

HORN, RIBBING, CORO
Lei! . . . Sua moglie!

AMELIA
O ciel! pietà!

ANCKARSTRÖM
Amelia!

HORN
(sogghignando)
Ve', se di notte qui colla sposa
L'innamorato campion si posa
E come al raggio lunar del miele
Sulle rugiade corcar si sa!

HORN E RIBBING
Ah! ah! ah!
E che baccano sul caso strano
E che commenti per la città!

ANCKARSTRÖM
(fisso alla via onde fuggi Gustavo)
Così mi paga se l'ho salvato!
Per lui non posso levar la fronte,
Sbranato il cor per sempre m'ha!

AMELIA
A chi nel mondo crudel più mai,
Misera Amelia, ti volgerai? . . .
La tua spregiata lacrima, quale,
Qual man pietosa rasciugherà?

HORN, RIBBING, CORO
Ah! ah! ah!
E che baccano sul caso strano
E che commenti per la città!
Ve', la tragedia mutò in commedia.

ANCKARSTRÖM
(Si avvicina a Horn e Ribbing e risolutamente dice loro:)
Converreste a casa mia
Sul mattino di domani?

HORN
Forse ammenda aver chiedete?

ANCKARSTRÖM
No, ben altro in cor mi sta.

HORN
Che vi punge?

ANCKARSTRÖM
Lo saprete se verrete.

HORN E RIBBING
E ci vedrai.
(nell'uscire seguiti dai loro)
Dunque andiam: per vie diverse
L'un dall'altro s'allontani.

HORN, RIBBING, CORO
Il mattino di domani
Grandi cose apprenderà.
Andiam, andiam.
Ve', la traggedia mutò in commedia.
Ah! ah! ah! ecc.

ANCKARSTRÖM
(Rimasto solo con Amelia, le dice fremendo:)
Ho giurato che alle porte
V'addurrei della città.

AMELIA
(Come sonito di morte
La sua voce al cor mi va!)

HORN, RIBBING, CORO
(in lontanaza)
Ah! ah! ah!

ANCKARSTRÖM
Andiam! Andiam!

AMELIA
Oh no! pietà!

HORN, RIBBING, CORO
(fuori scena)
E che baccano sul caso strano ecc.
Atto II


Campo solitario nei d'intorni di Stoccolma
appiè d'un colle scosceso.
A sinistra, nel basso, biancheggiano due pilastri;
la luna leggermente velata illumina alcuni punti della scena.
Amelia appare dalle eminenze, s'inginocchia e prega,
poi si alza ed a poco a poco discende dal colle.



AMELIA
Ecco l'orrido campo ove s'accoppia
Al delitto la morte!
Ecco là le colonne . . .
La pianta è là, verdeggia al piè. S'inoltri,
Ah, mi si aggela il core!
Sino il rumor de' passi miei, qui tutto
M'empie di raccapriccio e di terrore!
E se perir dovessi?
Perire! ebben, tal è, s'adempia, e sia.
(Fa per avviarsi.)
Ma dall'arido stelo divulsa
Come avrò di mia mano quell'erba,
E che dentro la mente conulsa
Quell'eterea sembianza morrà,
Che ti resta, perduto l'amor . . .
Che ti resta, mio povero cor!
Ah! chi piange, qual forza m'arretra?
M'attraversa la squallida via?
Su, corraggio . . . e tu fatti di pietra,
Non tradirmi, dal pianto ristà;
O finisci di battere e muor,
T'annienta, mio povero cor!
(S'ode un tocco d'ore.)
Mezzanotte! - Ah, che veggio? una testa
Di sotterra si leva . . . e sospira!
Ha negli occhi il baleno dell'ira
E m'affisa e terribile sta!
(Cade in ginocchio.)
Deh! mi reggi, m'aita, o Signor,
Miserere d'un povero cor!

GUSTAVO
(uscendo improvvisamente)
Teco io sto.

AMELIA
Gran Dio!

GUSTAVO
Ti calma!

AMELIA
Ah!

GUSTAVO
Di che temi?

AMELIA
Ah, mi lasciate . . .
Son la vittima che geme . . .
Il mio nome almen salvate . . .
O lo strazio ed il rossore
La mia vita abbatterà.

GUSTAVO
Io lasciarti? No, giammai;
Nol poss'io; che' m'arde in petto
Immortal di te l'affetto.

AMELIA
Ah, Signor, abbiatemi pietà.

GUSTAVO
Così parli a chi t'adora?
Pietà chiedi, e tremi ancora?
Il tuo nome intemerato,
L'onor tuo sempre sarà.

AMELIA
Ma, Gustavo, io son d'altrui . . .
Dell'amico più fidato . . .

GUSTAVO
Taci, Amelia . . .

AMELIA
Io son di lui,
Che darìa la vita a te.

GUSTAVO
Ah crudele, e mel rammemori,
Lo ripeti innanzi a me!
Non sai tu che se l'anima mia
Il rimorso dilacera e rode,
Quel suo grido non cura, non ode,
Sin che l'empie di fremiti amor? . . .
Non sai tu che di te resterìa,
Se cessasse di battere il cor!
Quante notti ho vegliato anelante!
Come a lungo infelice lottai!
Quante volte dal cielo implorai
La pietà, che tu chiedi da me!
Ma per questo ho potuto un instante,
Infelice, non viver di te?

AMELIA
Ah! deh, soccorri tu, cielo, all'ambascia
Di chi sta fra l'infamia e la morte:
Tu pietoso rischiara le porte
Di salvezza all'errante mio piè.
(a Gustavo)
E tu va, ch'io non t'oda, mi lascia:
Son di lui, che il suo sangue ti diè.

GUSTAVO
La mia vita . . . l'universo,
Per un detto . . .

AMELIA
Ciel pietoso!

GUSTAVO
Di' che m'ami . . .

AMELIA
Va, Gustavo!

GUSTAVO
Un sol detto . . .

AMELIA
Ebben, sì, t'amo . . .

GUSTAVO
M'ami, Amelia!

AMELIA
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!

GUSTAVO
(fuori di sè.)
M'ami, m'ami! . . . oh sia distrutto
Il rimorso, l'amicizia
Nel mio seno: estinto tutto,
Tutto sia fuorchè l'amor!
Oh, qual soave brivido
L'acceso petto irrora!
Ah, ch'io t'ascolti ancora
Rispondermi così!
Astro di queste tenebre
A cui consacro il core:
Irradiami d'amore
E più non sorga il di!

AMELIA
Ahi! sul funereo letto
Ov'io sognava spegnerlo,
Gigante torna in petto
L'amor che mi feri!
Chè non m'è dato in seno
A lui versar quest'anima?
O nella morte almeno
Addormentarmi qui?

GUSTAVO
Amelia, tu m'ami?

AMELIA
Sì . . . t'amo.

GUSTAVO
Irradiami d'amor!

AMELIA
Ma tu, nobile,
Me difendi dal mio cor!

GUSTAVO
Tu m'ami, Amelia?

Oh, qual soave brivido ecc.

AMELIA
Ah, sul funereo letto ecc.

(La luna illumina sempre più.)

AMELIA
Ahimè! S'appressa alcun!

GUSTAVO
Chi giunge in questo
Soggiorono della morte?
(fatti pochi passi)
Ah, non m'inganno . . .
(Si vede Anckarström.)
Anckarström!

AMELIA
(abbassando il velo atterrita)
Il mio consorte!

GUSTAVO
(incontrando Anckarström)
Tu qui?

ANCKARSTRÖM
Per salvarti da lor, che celati
Lassù, t'hanno in mira.

GUSTAVO
Chi son?

ANCKARSTRÖM
Congiurati.

AMELIA
(O ciel!)

ANCKARSTRÖM
Trasvolai nel manto serrato,
Così che m'han preso per un dell'agguato,
E intesi taluno proromper: L'ho visto,
È il sire; un'ignota beltade è con esso.
Poi altri qui volto: Fuggevole acquisto!
S'ei rade la fossa, se il tenero amplesso
Troncar di mia mano repente saprò.

AMELIA
(Io muoio . . .)

GUSTAVO
(a lei)
Fa core.

ANCKARSTRÖM
(coprendolo col suo mantello)
Ma questo il do.
(poi additandogli un viottolo a destra)
E bada, lo scampro t'è libero là.

GUSTAVO
(Prende per mano Amelia.)
Salvarti degg'io . . .

AMELIA
(sottovoce a lui)
Me misera! Va . . .

ANCKARSTRÖM
(passando ad Amelia)
Ma voi non vorrete segnarlo, o signora,
Al ferro spietato!

(Dilegua nel fondo e va a vedere se s'avanzano.)

AMELIA
(a Gustavo)
Deh, solo t'invola.

GUSTAVO
Che qui t'abbandoni? . . .

AMELIA
E’ libero ancora
Il passo, deh, fuggi . . .

GUSTAVO
E lasciarti qui sola
Con esso? No, mai! piuttosto morrò.

AMELIA
O fuggi, o che il velo dal capo torrò.

GUSTAVO
Che dici?

AMELIA
Risolvi.

GUSTAVO
Desisti.

AMELIA
Lo vo'.
(Gustavo esita, ma ella rinnova l'ordine colla mano.)
(Salvarlo a quest'alma se dato sarà,
Del fiero suo fato più tema non ha.)

(Al ricomparire di Anckarström, il re gli va incontro.)

GUSTAVO
(solennemente)
Amico, gelosa t'affido una cura:
L'amor che mi porti garante mi sta.

ANCKARSTRÖM
Affidati, imponi.

GUSTAVO
(indicando Amelia)
Promettimi, giura
Che tu l'addurrai, velata, in città,
Nè un detto, nè un guardo su essa trarrai.

ANCKARSTRÖM
Lo giuro.

GUSTAVO
E che tocche le porte, n'andrai
Da solo all'opposto.

ANCKARSTRÖM
Lo giuro, e sarà.

AMELIA
(sommessamente a Gustavo)
Odi tu come fremono cupi
Per quest'aura gli accenti di morte?
Di lassù, da quei negri dirupi
Il segnal de' nemici partì.
Ne' lor petti scintillano d'ira . . .
E già piomban, t'accerchiano fitti . . .
Al tuo capo già volser la mira . . .
Per pietà, va, t'invola di qui.

ANCKARSTRÖM
(staccandosi dal fondo ove stava esplorando)
Fuggi, fuggi, per l'orrida via
Sento l'orma dei passi spietati.
Allo scambio dei detti esecrati
Ogni destra la daga brandi,
Va, ti salva, o che il varco all'uscita
Qui fra poco serrarsi vedrai;
Va, ti salva; del popolo è vita,
Questa vita che getti così.

ANCKARSTRÖM
(Traditor, congiurati son essi
Che minacciano il vivere mio?
Ah, l'amico ho tradito pur io . . .
Son colui che nel cor lo ferì!
Innocente, sfidati li avrei:
Or d'amore colpevole . . . fuggo.
La pietà del Signore su lei
Posi l'ale, protegga i suoi di!)

(Gustavo esce.)

ANCKARSTRÖM
Seguitemi.

AMELIA
(Mio Dio!)

ANCKARSTRÖM
Perchè tremate?
Fida scorta vi son, l'amico accento
Vi risollevi il cor!

(Dalle alture compariscono Horn e Ribbing con seguito.)

HORN, RIBBING, CORO
(dall'alto)
Avventiamoci su lui,
Ché scoccata è l'ultim'ora.

AMELIA
Eccoli!

ANCKARSTRÖM
Presto.
Appoggiatevi a me.

AMELIA
(Morir mi sento.)

HORN, RIBBING, CORO
Il saluto dell'aurora
Pel cadavere sarà.

HORN
Scerni tu quel bianco velo
Onde spicca la sua dea?

RIBBING
Sì precipiti dal cielo
All'inferno.

ANCKARSTRÖM
(forte)
Chi vi là?

HORN
Non è desso!

RIBBING
O furor mio!

CORO
Non è desso!

ANCKARSTRÖM
No, son io
Che dinnanzi a voi qui sta.

RIBBING
Il suo fido!

HORN
Men di voi
Fortunati fummo noi;
Chè il sorriso d'una bella
Stemmo indarno ad aspettar.

RIBBING
Io per altro il volto almeno
Vo' a quest'Iside mirar.

(Alcuni dei suoi rientrano con fiaccole accese.)

ANCKARSTRÖM
(colla mano sull'elsa)
Non un passo: se l'osate
Traggo il fero . . .

HORN
Minacciate?

RIBBING
Non vi temo.

(La luna è in tutto il suo splendore.)

AMELIA
(O ciel, aita!)

CORO
(verso Anckarström)
Giù l'acciaro!

ANCKARSTRÖM
Traditori!

RIBBING
(Va per instrappare il velo ad Amelia.)
Vo' finirla . . .

ANCKARSTRÖM
(snudando la spada)
E la tua vita
Quest'insulto pagherà.

AMELIA
No; fermatevi . . .

(Nell'atto che tutti s'avventano contro Anckarström,
Amelia fuori di sè, inframmettendosì, lascia cadere il velo.)

ANCKARSTRÖM
(colpito)
Che! . . . Amelia!

HORN, RIBBING, CORO
Lei! . . . Sua moglie!

AMELIA
O ciel! pietà!

ANCKARSTRÖM
Amelia!

HORN
(sogghignando)
Ve', se di notte qui colla sposa
L'innamorato campion si posa
E come al raggio lunar del miele
Sulle rugiade corcar si sa!

HORN E RIBBING
Ah! ah! ah!
E che baccano sul caso strano
E che commenti per la città!

ANCKARSTRÖM
(fisso alla via onde fuggi Gustavo)
Così mi paga se l'ho salvato!
Per lui non posso levar la fronte,
Sbranato il cor per sempre m'ha!

AMELIA
A chi nel mondo crudel più mai,
Misera Amelia, ti volgerai? . . .
La tua spregiata lacrima, quale,
Qual man pietosa rasciugherà?

HORN, RIBBING, CORO
Ah! ah! ah!
E che baccano sul caso strano
E che commenti per la città!
Ve', la tragedia mutò in commedia.

ANCKARSTRÖM
(Si avvicina a Horn e Ribbing e risolutamente dice loro:)
Converreste a casa mia
Sul mattino di domani?

HORN
Forse ammenda aver chiedete?

ANCKARSTRÖM
No, ben altro in cor mi sta.

HORN
Che vi punge?

ANCKARSTRÖM
Lo saprete se verrete.

HORN E RIBBING
E ci vedrai.
(nell'uscire seguiti dai loro)
Dunque andiam: per vie diverse
L'un dall'altro s'allontani.

HORN, RIBBING, CORO
Il mattino di domani
Grandi cose apprenderà.
Andiam, andiam.
Ve', la traggedia mutò in commedia.
Ah! ah! ah! ecc.

ANCKARSTRÖM
(Rimasto solo con Amelia, le dice fremendo:)
Ho giurato che alle porte
V'addurrei della città.

AMELIA
(Come sonito di morte
La sua voce al cor mi va!)

HORN, RIBBING, CORO
(in lontanaza)
Ah! ah! ah!

ANCKARSTRÖM
Andiam! Andiam!

AMELIA
Oh no! pietà!

HORN, RIBBING, CORO
(fuori scena)
E che baccano sul caso strano ecc.



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