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SCENA II
Otello, Jago, Cassio, Montano, popolo, soldati; più tardi Desdemona.

OTELLO
seguito da genti con fiaccole
Abbasso le spade!
I Combattenti s'arrestano. Le nubi si diradano a poco a poco
Olà! Che avvien? Son io fra i Saraceni?
O la turchesa rabbia è in voi trasfusa
da sbranarvi l'un l'altro? Onesto Jago,
per quell'amor che tu mi porti, parla.

JAGO
Non so. . . qui tutti eran cortesi amici,
dianzi, e giocondi. . .ma ad un tratto, come
se un pianeta maligno avesse a quelli
smagato il senno, sguainando l'arme
s'avventano furenti. . .avess'io prima
stroncati i pie' che qui m'addusser!

OTELLO
Cassio,
come obliasti te stesso a tal segno?

CASSIO
Grazia. . . perdon. . . parlar non so. . .

OTELLO
Montano. . .

MONTANO
sostenuto da un soldato
Son ferito. . .

OTELLO
Ferito!. . . pel cielo
Già il sangue mio ribolle. Ah! l'ira volge
l'angelo nostro tutelare in fuga!
accorendo a Desdemona
Che? La mia dolce Desdemona anch'essa
per voi distolta da' suoi sogni?
Cassio, non sei più capitano.

Cassio lascia cadere la spada che è raccolta da Jago
pergendo la spada di Cassio ad un soldato

JAGO
a sé stesso
(Oh, mio trionfo!)

OTELLO
Jago, tu va nella città sgomenta
con quella squadra a ricompor la pace.
Jago esce
Si soccorra Montano. Al proprio tetto
Montano è accompagnato nel Castello
Ritorni ognun. Io da qui non mi parto
a tutti con gesto imperioso
se pria non vedo deserti gli spaldi.

La Scena si vuota. Otello fa cenno agli uomini colle fiaccole che lo accompagnano di rientrare nel castello.


SCENA III
Otello e Desdemona

OTELLO
Già nella notte densa
s'estingue ogni clamor.
Già il mio cor fremebondo
s'ammansa in quest'amplesso e si rinsensa.
Tuoni la guerra e s'inabissi il mondo
se dopo l'ira immensa
vien quest'immenso amor!

DESDEMONA
Mio superbo guerrier! Quanti tormenti,
quanti mesti sospiri e quanta speme
ci condusse ai soavi abbracciamenti!
Oh! com'è dolce il mormorare insieme:
te ne rammenti!
Quando narravi l'esule tua vita
e i fieri eventi e i lunghi tuoi dolor,
ed io t'udia coll'anima rapita
in quei spaventi e coll'estasi in cor.

OTELLO
Pingea dell'armi il fremito, la pugna
e il vol gagliardo alla breccia mortal,
l'assalto, orribil edera, coll'ugna
al baluardo e il sibilante stral.

DESDEMONA
Poi mi guidavi ai fulgidi deserti,
all'arse arene, al tuo materno suol;
narravi allor gli spasimi sofferti
e le catene e dello schiavo il duol.

OTELLO
Ingentilia di lagrime la storia
il tuo bel viso e il labbro di sospir;
scendean sulle mie tenebre la gloria,
il paradiso e gli astri a benedir.

DESDEMONA
Ed io vedea fra le tue tempie oscure
splender del genio l'eterea beltà.

OTELLO
E tu m'amavi per le mie sventure
ed io t'amavo per la tua pietà.

DESDEMONA
Ed io t'amavo per le tue sventure
e tu m'amavi per la mia pietà.

OTELLO
E tu m'amavi…

DESDEMONA
E tu m'amavi…

OTELLO
Ed io t'amavo…

OTELLO, DESDEMONA
… per la tua, (mia) pietà.

OTELLO
sempre dolce
Venga la morte! e mi colga nell'estasi
di quest'amplesso
il momento supremo!
Il cielo si sarà tutto rasserenato: si vedranno alcune stelle e sul lembo dell'orizzonte il riflesso ceruleo della nascente luna
Tale è il gaudio dell'anima che temo,
temo che piu non mi sara concesso
quest'attimo divino
nell'ignoto avvenir del mio destino.

DESDEMONA
Disperda il ciel gli affanni
e amor non muti col mutar degli anni.

OTELLO
A questa tua preghiera
"Amen" risponda la celeste schiera.

DESDEMONA
"Amen" risponda.

OTELLO
appoggiandosi ad un rialzo degli spaldi
Ah! la gioia m'innonda
si fieramente… che ansante mi giacio…
Un bacio…

DESDEMONA
Otello!

OTELLO
Un bacio… ancora un bacio,
alzandosi e mirando il cielo
Gia la pleiade ardente al mar discende.

DESDEMONA
Tarda e la notte.

OTELLO
Vien… Venere splende.

DESDEMONA
Otello!

s'avviano abbracciati verso il castello
SCENA II
Otello, Jago, Cassio, Montano, popolo, soldati; più tardi Desdemona.

OTELLO
seguito da genti con fiaccole
Abbasso le spade!
I Combattenti s'arrestano. Le nubi si diradano a poco a poco
Olà! Che avvien? Son io fra i Saraceni?
O la turchesa rabbia è in voi trasfusa
da sbranarvi l'un l'altro? Onesto Jago,
per quell'amor che tu mi porti, parla.

JAGO
Non so. . . qui tutti eran cortesi amici,
dianzi, e giocondi. . .ma ad un tratto, come
se un pianeta maligno avesse a quelli
smagato il senno, sguainando l'arme
s'avventano furenti. . .avess'io prima
stroncati i pie' che qui m'addusser!

OTELLO
Cassio,
come obliasti te stesso a tal segno?

CASSIO
Grazia. . . perdon. . . parlar non so. . .

OTELLO
Montano. . .

MONTANO
sostenuto da un soldato
Son ferito. . .

OTELLO
Ferito!. . . pel cielo
Già il sangue mio ribolle. Ah! l'ira volge
l'angelo nostro tutelare in fuga!
accorendo a Desdemona
Che? La mia dolce Desdemona anch'essa
per voi distolta da' suoi sogni?
Cassio, non sei più capitano.

Cassio lascia cadere la spada che è raccolta da Jago
pergendo la spada di Cassio ad un soldato

JAGO
a sé stesso
(Oh, mio trionfo!)

OTELLO
Jago, tu va nella città sgomenta
con quella squadra a ricompor la pace.
Jago esce
Si soccorra Montano. Al proprio tetto
Montano è accompagnato nel Castello
Ritorni ognun. Io da qui non mi parto
a tutti con gesto imperioso
se pria non vedo deserti gli spaldi.

La Scena si vuota. Otello fa cenno agli uomini colle fiaccole che lo accompagnano di rientrare nel castello.


SCENA III
Otello e Desdemona

OTELLO
Già nella notte densa
s'estingue ogni clamor.
Già il mio cor fremebondo
s'ammansa in quest'amplesso e si rinsensa.
Tuoni la guerra e s'inabissi il mondo
se dopo l'ira immensa
vien quest'immenso amor!

DESDEMONA
Mio superbo guerrier! Quanti tormenti,
quanti mesti sospiri e quanta speme
ci condusse ai soavi abbracciamenti!
Oh! com'è dolce il mormorare insieme:
te ne rammenti!
Quando narravi l'esule tua vita
e i fieri eventi e i lunghi tuoi dolor,
ed io t'udia coll'anima rapita
in quei spaventi e coll'estasi in cor.

OTELLO
Pingea dell'armi il fremito, la pugna
e il vol gagliardo alla breccia mortal,
l'assalto, orribil edera, coll'ugna
al baluardo e il sibilante stral.

DESDEMONA
Poi mi guidavi ai fulgidi deserti,
all'arse arene, al tuo materno suol;
narravi allor gli spasimi sofferti
e le catene e dello schiavo il duol.

OTELLO
Ingentilia di lagrime la storia
il tuo bel viso e il labbro di sospir;
scendean sulle mie tenebre la gloria,
il paradiso e gli astri a benedir.

DESDEMONA
Ed io vedea fra le tue tempie oscure
splender del genio l'eterea beltà.

OTELLO
E tu m'amavi per le mie sventure
ed io t'amavo per la tua pietà.

DESDEMONA
Ed io t'amavo per le tue sventure
e tu m'amavi per la mia pietà.

OTELLO
E tu m'amavi…

DESDEMONA
E tu m'amavi…

OTELLO
Ed io t'amavo…

OTELLO, DESDEMONA
… per la tua, (mia) pietà.

OTELLO
sempre dolce
Venga la morte! e mi colga nell'estasi
di quest'amplesso
il momento supremo!
Il cielo si sarà tutto rasserenato: si vedranno alcune stelle e sul lembo dell'orizzonte il riflesso ceruleo della nascente luna
Tale è il gaudio dell'anima che temo,
temo che piu non mi sara concesso
quest'attimo divino
nell'ignoto avvenir del mio destino.

DESDEMONA
Disperda il ciel gli affanni
e amor non muti col mutar degli anni.

OTELLO
A questa tua preghiera
"Amen" risponda la celeste schiera.

DESDEMONA
"Amen" risponda.

OTELLO
appoggiandosi ad un rialzo degli spaldi
Ah! la gioia m'innonda
si fieramente… che ansante mi giacio…
Un bacio…

DESDEMONA
Otello!

OTELLO
Un bacio… ancora un bacio,
alzandosi e mirando il cielo
Gia la pleiade ardente al mar discende.

DESDEMONA
Tarda e la notte.

OTELLO
Vien… Venere splende.

DESDEMONA
Otello!

s'avviano abbracciati verso il castello


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