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SCENA IV
Finito il Coro, Desdemona bacia la testa d'alcuni tra i fanciulli, e alcune donne le baciano il lembo della veste, ed essa porge una borsa ai marinai. Il Coro s'allontana. Desdemona, seguita poi da Emilia, entra nella sala e s'avanza verso Otello

DESDEMONA
a Otello
D'un uom che geme sotto il tuo disdegno
la preghiera ti porto.

OTELLO
Chi è costui?

DESDEMONA
Cassio.

OTELLO
Era lui
che ti parlava sotto quelle fronde?

DESDEMONA
Lui stesso, e il suo dolor che in me s'infonde
tanto è verace che di grazia è degno.
Intercedo per lui, per lui ti prego.
Tu gli perdona.

OTELLO
con asprezza
Non ora.

DESDEMONA
Non oppormi il tuo diniego.
Gli perdona.

OTELLO
Non ora.

DESDEMONA
Perchè torbida suona la voce tua?
Qual pena t'addolora?

OTELLO
M'ardon le tempie.

DESDEMONA
spiegando il suo fazzoletto come per fasciare la fronte d'Otello
Quell'ardor molesto
svanirà, se con questo
morbido lino la mia man ti fascia.

OTELLO
getta il fazzoletto a terra
Non ho d'uopo di ciò.

DESDEMONA
Tu sei crucciato, signor.

OTELLO
aspramente
Mi lascia! mi lascia!

Emilia raccoglie il fazzoletto dal suolo

DESDEMONA
Se inconscia, contro te, sposo, ho peccato,
dammi la dolce e lieta parola del perdono.

OTELLO
a parte
(Forse perchè gl'inganni
d'arguto amor non tendo. . )

DESDEMONA
La tua fanciulla io sono
umile e mansueta;
ma il labbro tuo sospira,
hai l'occhio fiso al suol.
Guardami in volto e mira
come favella amor.
Vien ch'io t'allieti il core,
ch'io ti lenisca il duol.
Guardami in volto e mira, etc…

OTELLO
(… forse perchè discendo
nella valle degli anni,
forse perchè ho sul viso
quest'atro tenebror. . .
forse perchè gl'inganni d'arguto
amor non tendo, etc…
Ella è perduta è irriso
io sono e il core m'infrango
e ruinar nel fango
vedo il mio sogno d'or.
Ella è perduta e irriso, etc…)

JAGO
a Emilia sottovoce
(Quel vel mi porgi
ch'or hai raccolto.

EMILIA
sottovoce a Jago
(Qual frode scorgi?
Ti leggo in volto.

JAGO
T'opponi a vôto
quand'io commando.

EMILIA
Il tuo nefando
livor m'è noto.

JAGO
Sospetto insano!

EMILIA
Guardia fedel
è questa mano.

JAGO
Dammi quel vel!
afferra violentemente il braccio di Emilia
Su te l'irosa mia man s'aggrava!

EMILIA
Son la tua sposa,
non la tua schiava.

JAGO
La schiava impura
tu sei di Jago.

EMILIA
Ho il cor presago
d'una sventura.

JAGO
Né mi paventi?

EMILIA
Uomo crudel!

JAGO
A me.

EMILIA
Che tenti?

JAGO
A me quel vel!

con un colpo di mano Jago ha carpito il fazzoletto ad Emilia

EMILIA
Uomo crudel!

JAGO
a sé stesso
(Già la mia brama
conquido, ed ora
su questa trama
Jago lavora!)

EMILIA
a sé stessa
(Vinser gli artigli
truci e codardi.
Dio dai perigli
sempre ci guardi)

DESDEMONA
Dammi la dolce e lieta parola del perdon.

OTELLO
Escite! Solo vo' restar.

JAGO
sottovoce ad Emilia che sta per escire
Ti giova tacer. Intendi?

Desdemona ed Emilia escono. Jago finge d'escire dalla porta del fondo, ma giuntovi s'arresta


SCENA V
Otello, Jago sul fondo

OTELLO
accasciato, su d'un sedile
Desdemona rea!

JAGO
nel fondo guardando di nascosto il fazzoletto, poi riponendolo con cura nel giustacuore
(Con questi fili tramerò la prova
del peccato d'amor. Nella dimora
di Cassio ciò s'asconda)

OTELLO
Atroce idea!

JAGO
fissando Otello
(Il mio velen lavora)

OTELLO
Rea contro me! contro me!

JAGO
cupo
(Soffri e ruggi!)

OTELLO
Atroce! atroce!

JAGO
Non pensateci più.
dopo essersi portato accanto ad Otello, bonariamente

OTELLO
balzando
Tu? Indietro! fuggi!
M'hai legato alla croce! Ahimè!
Più orrendo d'ogni orrenda ingiuria
dell'ingiuria è il sospetto.
Nell'ore arcane della sua lussuria
(e a me furate!) m'agitava il petto
forse un presagio! Ero baldo, giulivo.
Nulla sapevo ancora; io non sentivo
sul suo corpo divin che m'innamora
e sui labbri mendaci
gli ardenti baci
di Cassio! Ed ora! ed ora…
Ora e per sempre addio sante memorie,
addio, sublimi incanti del pensier!
Addio schiere fulgenti, addio vittorie,
dardi volanti e volanti corsier!
Addio, vessillo trionfale e pio,
e diane squillanti in sul mattin!
Clamori e canti di battaglia, addio!
Della gloria d'Otello è questo il fin.

JAGO
Pace, signor.

OTELLO
Sciagurato! mi trova una prova secura
che Desdemona è impura. . .
Non sfuggir! nulla ti giova!
Vo' una secura, una visibil prova!
O sulla tua testa
s'accenda e precipiti il fulmine
del mio spaventoso furor che si desta!

Afferra Jago alla gola e lo atterra

JAGO
Divina grazia difendimi!
Alzandosi
Il cielo vi protegga. Non son più vostro alfiere.
Voglio che il mondo testimon mi sia
che l'onestà è periglio.

fa per andarsene

OTELLO
No… rimani. Forse onesto tu sei.

JAGO
sulla soglia fingendo d'andarsene
Meglio varebbe ch'io fossi un ciurmador.

OTELLO
Per l'universo!
Credo leale Desdemona e credo
che non lo sia. Te credo onesto e credo
disleale. . .La prova io voglio!
Voglio la certezza!

JAGO
ritornando verso Otello
Signor, frenate l'ansie.
E qual certezza v'abbisogna?
Avvinti verderli forse?

OTELLO
Ah, morte e dannazione!

JAGO
Ardua impresa sarebbe; e qual certezza
sognate voi se quell'immondo fatto
sempre vi sfuggirà? Ma pur se guida
è la ragione al vero, una sì forte
congettura riserbo che per poco alla
certezza vi conduce. Udite.

avvicinandosi molto ad Otello e sottovoce

Era la notte, Cassio dormìa,
gli stavo accanto.
Con interrotte voci tradia
l'intimo incanto.
Le labbra lente, lente movea,
nell'abbandono
del sogno ardente, e allor dicea,
con flebil suono:
sottovoce parlate
"Desdemona soave! Il nostro amor s'asconda.
Cauti vegliamo! L'estasi del ciel
tutto m'innonda."
Seguìa più vago l'incubo blando;
con molle angoscia
l'interna imago quasi baciando,
ei disse poscia:
sempre sottovoce
"Il rio destino impreco
che al Moro ti donò".
E allora il sogno
in cieco letargo si mutò.

OTELLO
Oh! mostuosa colpa!

JAGO
Io non narrai che un sogno.

OTELLO
Un sogno che rivela un fatto.

JAGO
Un sogno che può dar forma di prova
ad altro indizio.

OTELLO
E qual?

JAGO
Talor vedeste
in mano di Desdemona un tessuto trapunto
a fior e più sottil d'un velo?

OTELLO
È il fazzoletto ch'io le diedi,
pegno primo d'amor.

JAGO
Quel fazzoletto ieri
(certo ne son) lo vidi in man di Cassio.

OTELLO
Ah! Mille vite gli donasse Iddio!
Una è povera preda al furor mio!!
Jago, ho il cor di gelo.
Lungi da me le pietose larve!
Tutto il mio vano amor escalo al cielo;
Guardami, ei sparve.
Nelle suespire d’angue
L’idra m’avvince!
Ah! Sangue, sangue, sangue!
S’inginocchia
Si, pel ciel marmoreo giuro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l’oscuro mar sterminator!
D’ira e d’impeto tremendo
presto fia che sfolgori
Questa man ch’io levo e stendo!

Levando la mano al cielo. Otello fa per alzarsi; Jago lo trattiene inginocchiato

JAGO
s'inginocchia anch'esso
Non v'alzate ancor!
Testimon è il Sol ch'io miro,
che m'irradia e inanima
l'ampia terra e il vasto spiro
del Creato inter,
che ad Otello io sacro ardenti,
core, braccio ed anima
s'anco ad opere cruenti
s'armi il suo voler!

JAGO e OTELLO
alzando le mani al cielo come chi giura
Sì, pel ciel marmoreo giuro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l'oscuro mar sterminator!
D'ira e d'impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man ch'io levo e stendo!
Dio vendicator!
SCENA IV
Finito il Coro, Desdemona bacia la testa d'alcuni tra i fanciulli, e alcune donne le baciano il lembo della veste, ed essa porge una borsa ai marinai. Il Coro s'allontana. Desdemona, seguita poi da Emilia, entra nella sala e s'avanza verso Otello

DESDEMONA
a Otello
D'un uom che geme sotto il tuo disdegno
la preghiera ti porto.

OTELLO
Chi è costui?

DESDEMONA
Cassio.

OTELLO
Era lui
che ti parlava sotto quelle fronde?

DESDEMONA
Lui stesso, e il suo dolor che in me s'infonde
tanto è verace che di grazia è degno.
Intercedo per lui, per lui ti prego.
Tu gli perdona.

OTELLO
con asprezza
Non ora.

DESDEMONA
Non oppormi il tuo diniego.
Gli perdona.

OTELLO
Non ora.

DESDEMONA
Perchè torbida suona la voce tua?
Qual pena t'addolora?

OTELLO
M'ardon le tempie.

DESDEMONA
spiegando il suo fazzoletto come per fasciare la fronte d'Otello
Quell'ardor molesto
svanirà, se con questo
morbido lino la mia man ti fascia.

OTELLO
getta il fazzoletto a terra
Non ho d'uopo di ciò.

DESDEMONA
Tu sei crucciato, signor.

OTELLO
aspramente
Mi lascia! mi lascia!

Emilia raccoglie il fazzoletto dal suolo

DESDEMONA
Se inconscia, contro te, sposo, ho peccato,
dammi la dolce e lieta parola del perdono.

OTELLO
a parte
(Forse perchè gl'inganni
d'arguto amor non tendo. . )

DESDEMONA
La tua fanciulla io sono
umile e mansueta;
ma il labbro tuo sospira,
hai l'occhio fiso al suol.
Guardami in volto e mira
come favella amor.
Vien ch'io t'allieti il core,
ch'io ti lenisca il duol.
Guardami in volto e mira, etc…

OTELLO
(… forse perchè discendo
nella valle degli anni,
forse perchè ho sul viso
quest'atro tenebror. . .
forse perchè gl'inganni d'arguto
amor non tendo, etc…
Ella è perduta è irriso
io sono e il core m'infrango
e ruinar nel fango
vedo il mio sogno d'or.
Ella è perduta e irriso, etc…)

JAGO
a Emilia sottovoce
(Quel vel mi porgi
ch'or hai raccolto.

EMILIA
sottovoce a Jago
(Qual frode scorgi?
Ti leggo in volto.

JAGO
T'opponi a vôto
quand'io commando.

EMILIA
Il tuo nefando
livor m'è noto.

JAGO
Sospetto insano!

EMILIA
Guardia fedel
è questa mano.

JAGO
Dammi quel vel!
afferra violentemente il braccio di Emilia
Su te l'irosa mia man s'aggrava!

EMILIA
Son la tua sposa,
non la tua schiava.

JAGO
La schiava impura
tu sei di Jago.

EMILIA
Ho il cor presago
d'una sventura.

JAGO
Né mi paventi?

EMILIA
Uomo crudel!

JAGO
A me.

EMILIA
Che tenti?

JAGO
A me quel vel!

con un colpo di mano Jago ha carpito il fazzoletto ad Emilia

EMILIA
Uomo crudel!

JAGO
a sé stesso
(Già la mia brama
conquido, ed ora
su questa trama
Jago lavora!)

EMILIA
a sé stessa
(Vinser gli artigli
truci e codardi.
Dio dai perigli
sempre ci guardi)

DESDEMONA
Dammi la dolce e lieta parola del perdon.

OTELLO
Escite! Solo vo' restar.

JAGO
sottovoce ad Emilia che sta per escire
Ti giova tacer. Intendi?

Desdemona ed Emilia escono. Jago finge d'escire dalla porta del fondo, ma giuntovi s'arresta


SCENA V
Otello, Jago sul fondo

OTELLO
accasciato, su d'un sedile
Desdemona rea!

JAGO
nel fondo guardando di nascosto il fazzoletto, poi riponendolo con cura nel giustacuore
(Con questi fili tramerò la prova
del peccato d'amor. Nella dimora
di Cassio ciò s'asconda)

OTELLO
Atroce idea!

JAGO
fissando Otello
(Il mio velen lavora)

OTELLO
Rea contro me! contro me!

JAGO
cupo
(Soffri e ruggi!)

OTELLO
Atroce! atroce!

JAGO
Non pensateci più.
dopo essersi portato accanto ad Otello, bonariamente

OTELLO
balzando
Tu? Indietro! fuggi!
M'hai legato alla croce! Ahimè!
Più orrendo d'ogni orrenda ingiuria
dell'ingiuria è il sospetto.
Nell'ore arcane della sua lussuria
(e a me furate!) m'agitava il petto
forse un presagio! Ero baldo, giulivo.
Nulla sapevo ancora; io non sentivo
sul suo corpo divin che m'innamora
e sui labbri mendaci
gli ardenti baci
di Cassio! Ed ora! ed ora…
Ora e per sempre addio sante memorie,
addio, sublimi incanti del pensier!
Addio schiere fulgenti, addio vittorie,
dardi volanti e volanti corsier!
Addio, vessillo trionfale e pio,
e diane squillanti in sul mattin!
Clamori e canti di battaglia, addio!
Della gloria d'Otello è questo il fin.

JAGO
Pace, signor.

OTELLO
Sciagurato! mi trova una prova secura
che Desdemona è impura. . .
Non sfuggir! nulla ti giova!
Vo' una secura, una visibil prova!
O sulla tua testa
s'accenda e precipiti il fulmine
del mio spaventoso furor che si desta!

Afferra Jago alla gola e lo atterra

JAGO
Divina grazia difendimi!
Alzandosi
Il cielo vi protegga. Non son più vostro alfiere.
Voglio che il mondo testimon mi sia
che l'onestà è periglio.

fa per andarsene

OTELLO
No… rimani. Forse onesto tu sei.

JAGO
sulla soglia fingendo d'andarsene
Meglio varebbe ch'io fossi un ciurmador.

OTELLO
Per l'universo!
Credo leale Desdemona e credo
che non lo sia. Te credo onesto e credo
disleale. . .La prova io voglio!
Voglio la certezza!

JAGO
ritornando verso Otello
Signor, frenate l'ansie.
E qual certezza v'abbisogna?
Avvinti verderli forse?

OTELLO
Ah, morte e dannazione!

JAGO
Ardua impresa sarebbe; e qual certezza
sognate voi se quell'immondo fatto
sempre vi sfuggirà? Ma pur se guida
è la ragione al vero, una sì forte
congettura riserbo che per poco alla
certezza vi conduce. Udite.

avvicinandosi molto ad Otello e sottovoce

Era la notte, Cassio dormìa,
gli stavo accanto.
Con interrotte voci tradia
l'intimo incanto.
Le labbra lente, lente movea,
nell'abbandono
del sogno ardente, e allor dicea,
con flebil suono:
sottovoce parlate
"Desdemona soave! Il nostro amor s'asconda.
Cauti vegliamo! L'estasi del ciel
tutto m'innonda."
Seguìa più vago l'incubo blando;
con molle angoscia
l'interna imago quasi baciando,
ei disse poscia:
sempre sottovoce
"Il rio destino impreco
che al Moro ti donò".
E allora il sogno
in cieco letargo si mutò.

OTELLO
Oh! mostuosa colpa!

JAGO
Io non narrai che un sogno.

OTELLO
Un sogno che rivela un fatto.

JAGO
Un sogno che può dar forma di prova
ad altro indizio.

OTELLO
E qual?

JAGO
Talor vedeste
in mano di Desdemona un tessuto trapunto
a fior e più sottil d'un velo?

OTELLO
È il fazzoletto ch'io le diedi,
pegno primo d'amor.

JAGO
Quel fazzoletto ieri
(certo ne son) lo vidi in man di Cassio.

OTELLO
Ah! Mille vite gli donasse Iddio!
Una è povera preda al furor mio!!
Jago, ho il cor di gelo.
Lungi da me le pietose larve!
Tutto il mio vano amor escalo al cielo;
Guardami, ei sparve.
Nelle suespire d’angue
L’idra m’avvince!
Ah! Sangue, sangue, sangue!
S’inginocchia
Si, pel ciel marmoreo giuro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l’oscuro mar sterminator!
D’ira e d’impeto tremendo
presto fia che sfolgori
Questa man ch’io levo e stendo!

Levando la mano al cielo. Otello fa per alzarsi; Jago lo trattiene inginocchiato

JAGO
s'inginocchia anch'esso
Non v'alzate ancor!
Testimon è il Sol ch'io miro,
che m'irradia e inanima
l'ampia terra e il vasto spiro
del Creato inter,
che ad Otello io sacro ardenti,
core, braccio ed anima
s'anco ad opere cruenti
s'armi il suo voler!

JAGO e OTELLO
alzando le mani al cielo come chi giura
Sì, pel ciel marmoreo giuro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l'oscuro mar sterminator!
D'ira e d'impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man ch'io levo e stendo!
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