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ATTO PRIMO

SCENA I
Si muta la scena nel palazzo di Poppea.
Ottone, Due Soldati della guardia di Nerone, che dormono.
Ottone, amante di Poppea al schiarir dell'alba visita l'albergo della sua amata, esagerando le sue passioni amorose, e vedendo addormentate in strada le guardie di Nerone, che in casa di Poppea dimora in contenti, compiange le sue miserie.

Ritornello

OTTONE
E pur io torno qui, qual linea al centro,
Qual foco a sfera e qual ruscello al mare,
E se ben luce alcuna non m'appare,
Ah'! so ben io, che sta'l mio sol qui dentro.

Ritornello

Caro tetto amoroso,
Albergo di mia vita, e del mio bene,
Il passo e'l cor ad inchinarti viene.

Ritornello

Apri un balcon, Poppea,
Col bel viso in cui son le sorti mie,
Previeni, anima mia, precorri il die.

Ritornello


Sorgi, e disgombra omai,
Da questo ciel caligini, e tenebre
Con il beato aprir di tue palpebre.

Ritornello

Sogni, portate a volo,
Fate sentire in dolce fantasia
Questi sospir alla diletta mia.
Ma che veggio, infelice ?
Non già fantasmi o pur notturne larve,
Son questi i servi di Nerone; ahi, ahi dunque
Agl' insensati venti
Io diffondo i lamenti.
Necessito le pietre a deplorarmi.
Adoro questi marmi,
Amoreggio con lagrime un balcone,
E in grembo di Poppea dorme Nerone.
Ha condotti costoro,
Per custodir se stesso dalle frodi.
O salvezza de' Prencipi infelice:
Dormon profondamente i suoi custodi.
Ah', ah', perfida Poppea,
Son queste le promesse e i giuramenti,
Ch'accessero il cor mio ?
Questa è la fede,
O dio, dio, dio !
Io son quell' Ottone,
Che ti seguì,
Che ti bramò,
Che ti servì, quell' Otton
Che t'adorò,
Che per piegarti e intenerirti il core
Di lagrime imperlò preghi devoti,
Gli spirti a te sacrificando in voti.
M'assicurasti al fine
Ch'abbracciate averei nel tuo bel seno
Le mie beatitudini amorose;
Io di credula speme il seme sparsi,
Ma l'aria e'l cielo a' danni miei rivolto...


SCENA II
Ottone e due Soldati, che si risvegliano.
Soldati di Nerone si svegliano, e da' patimenti sofferti in quella notte malediscono gl'amori di Poppea, e di Nerone, e mormorano della corte.

PRIMO SOLDATO
Chi parla ?

OTTONE
...Tempestò di ruine...

PRIMO SOLDATO
Chi parla ?

OTTONE
...il mio raccolto.

PRIMO SOLDATO
Chi va lì ?

SECONDO SOLDATO
Camerata ?

PRIMO SOLDATO
Ohimè, ancor non è di !

SECONDO SOLDATO
Camerata, che fai ?
Par che parli sognando.

PRIMO SOLDATO
Sorgono pur dell'alba i primi rai.

SECONDO SOLDATO
Su, risvegliati tosto,...

PRIMO SOLDATO
Non ho dormito in tutta notte mai.

SECONDO SOLDATO
...Su, risvegliati tosto,
Guardiamo il nostro posto.

PRIMO SOLDATO
Sia maledetto Amor,
Poppea, Nerone,
E Roma, e la milizia,
Soddisfar io no posso alla pigrizia
Un'ora, un giorno solo.

SECONDO SOLDATO
La nostra imperatrice
Stilla se stessa in pianti,
E Neron per Poppea la vilipende;
L'Armenia si ribella,
Ed egli non ci pensa.
La Pannonia dà all'armi, ed ei se ne ride,
Così, per quant'io veggio,
L'impero se ne va di male in peggio.

PRIMO SOLDATO
Dì pur che il prence nostro ruba a tutti
Per donar ad alcuni;
L'innocenza va afflitta
E i scellerati stan sempre a mandritta.

SECONDO SOLDATO
Sol del pedante Seneca si fida.

PRIMO SOLDATO
Di quel vecchio rapace ?

SECONDO SOLDATO
Di quel volpon sagace !

PRIMO SOLDATO
Di quel reo cortigiano
Che fonda il suo guadagno
Sul tradire il compagno !

SECONDO SOLDATO
Di quell' empio architetto
Che si fa casa sul sepolcro altrui !

PRIMO SOLDATO
Non ridire ad alcun quel che diciamo.
Nel fidarti va scaltro;
Se gl'occhi non si fidan l'un dell'altro
E però nel guardar van sempre insieme.

SECONDO e PRIMO SOLDATO
Impariamo dagl'occhi,
A non trattar da sciocchi.

PRIMO SOLDATO
Ma, già s'imbianca l'alba, e vien il dì;

PRIMO e SECONDO SOLDATO
Taciam, Neron' è qui.

SCENA III
Poppea, Nerone.
Poppea, e Nerone escono
al far del giorno amorosamente abbracciati,
prendendo commiato l'un dall'altro
con tenerezze affettuose.

POPPEA
Signor, deh non partire,
Sostien che queste braccia
Ti circondino il collo,
Come le tue bellezze
Circondano il cor mio.

NERONE
Poppea, lascia ch'io parta.

POPPEA
Non partir, Signor, deh non partire.
Appena spunta l'alba, e tu che sei
L'incarnato mio sole,
La mia palpabil luce,
E l'amoroso dì della mia vita,
Vuoi sì repente far da me partita ?
Deh non dir de partir,
Che di voce sì amara a un solo accento,
Ahi perir, ahi spirar quest'alma io sento.

NERONE
La nobiltà de' nascimenti tuoi
Non permette che Roma
Sappia che siamo uniti,
In sin ch'Ottavia...

POPPEA
In sin che...

NERONE
...in sin ch'Ottavia non rimane esclusa...

POPPEA
Non rimane...

NERONE
...in sin ch'Ottavia non rimane esclusa
Col repudio da me: vanne, vanne ben mio;

SINFONIA
In un sospir che vien
Dal profondo del sen,
Includo un bacio, o cara, ed un addio:
Si rivedrem ben tosto, idolo mio.

SINFONIA

POPPEA
Signor, sempre mi vedi,
Anzi mai non mi vedi,
Perché s'è ver, che nel tuo cor io sia,
Entro al tuo sen celata,
Non posso da' tuoi lumi esser mirata.

NERONE
Adorati miei rai,
Deh restatevi omai !
Rimanti, o mia Poppea,
Cor, vezzo, e luce mia...

POPPEA
Deh non dir
Di partir,
Che di voce sì amara a un solo accento,
Ahi perir, ahi spirar quest'alma io sento.

NERONE
...Non temer, tu stai meco a tutte l'ore,
Splendor negl'occhi, e deità nel core.

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
Se ben io vò
Pur teco io sto.

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
...Il cor dalle tue stelle
Mai non si divelle;...

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
...Io non posso da te viver disgiunto
Se non si smembra la unità del punto.

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
Tornerò.

POPPEA
Quando ?

NERONE
Ben tosto.

POPPEA
Ben tosto,
Me'l prometti ?

NERONE
Te'l giuro.

POPPEA
E me l'osserverai ?

NERONE
E s'a te non verro, tu a me verrai.

POPPEA
Addio...

NERONE
Addio...

POPPEA
Nerone, Nerone, addio...

NERONE
Poppea, Poppea, addio...

POPPEA
...addio, Nerone, addio.

NERONE
...addio, Poppea, ben mio.

SCENA IV
Poppea, Arnalta.
Poppea con Arnalta vecchia sua consigliera
discorre della speranza sua alle grandezze;
Arnalta la documenta, e ammaestra
a non fidarsi tanto de' grandi,
ne di confidar tanto nella Fortuna.

RITORNELLO

POPPEA
Speranza, tu mi vai
Il cor accarezzando,

RITORNELLO

POPPEA
Speranza, tu mi vai
Il genio lusingando,
E mi circondi intanto
Di regio sì, ma immaginario manto.
S' a tue promesse io credo,
Già in capo ho le corone,
E già 'l divo Nerone
Consorte bramatissimo possedo,
Ma se ricerco il vero
Regina io sono col semplice pensiero.
No, non temo, no, di noia alcuna,
Per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

SINFONIA

ARNALTA
Ahi figlia, voglia il cielo,
Che questi abbracciamenti
Non sian un giorno i precipizi tuoi.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna.

ARNALTA
L'imperatrice Ottavia ha penetrati
Di Neron gli amori,
Ond'io pavento e temo
Ch'ogni giorno, ogni punto
Sia di tua vita il giorno, il punto estremo.

POPPEA
Per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

ARNALTA
La pratica coi regi è perigliosa,
L'amor e l'odio non han forza in essi,
Sono gli affetti lor puri interessi.

RITORNELLO
Se Neron t'ama, è mera cortesia,
S'ei t'abbandona, non ten puoi dolere.
Per minor mal ti converrà tacere.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna.

ARNALTA
Il grande spira onor con la presenza,
Lascia, mentre la casa empie di vento,
Riputazione e fumo in pagamento.

RITORNELLO
Perdi l'onor con dir:
Neron mi gode.
Son inutili i vizi ambiziosi !
Mi piaccion più i peccati fruttuosi.

RITORNELLO
Con lui tu non puoi mai trattar del pari,
E se le nozze hai per oggetto e fine,
Mendicando tu vai le tue ruine.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna.

ARNALTA
Mira, mira Poppea,
Dove il prato è più ameno e dilettoso,
Stassi il serpente ascoso.
Dei casi le vicende son funeste;
La calma è profezia delle tempeste.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna,
Per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

ARNALTA
Ben sei pazza, se credi
Che ti possano far contenta e salva
Un garzon cieco ed una donna calva.
Ben sei pazza se credi...


SCENA V
Si muta la scena nella città di Roma.
Ottavia, Nutrice.
Ottavia imperatrice esagera gl'affanni suoi
con la nutrice, detestando i mancamenti
di Nerone suo consorte.
La Nutrice scherza seco sopra novelli amori
per traviarla da' cupi pensieri;
Ottavia resistendo constantemente
persevera nell'afflizioni.

OTTAVIA
Disprezzata regina,
Del monarca romano afflitta moglie,
Che fo, ove son, che penso ?
O delle donne miserabil sesso:
Se la natura e'l cielo
Libere ci produce,
Il matrimonio c'incatena serve.
Se concepiamo l'uomo,
O delle donne miserabil sesso,
Al nostr'empio tiran formiam le membra,
Allattiamo il carnefice crudele
Che ci scarna e ci svena,
E siam forzate per indegna sorte
A noi medesme partorir la morte.
Nerone, empio Nerone,
Nerone, marito, o dio, marito
Bestemmiato pur sempre
E maledetto dai cordogli miei,
Dove, ohimè, dove sei ?
In braccio di Poppea,
Tu dimori felice e godi, e intanto
Il frequente cader de' pianti miei
Pur va quasi formando
Un diluvio di specchi, in cui tu miri,
Dentro alle tue delizie i miei martiri.
Destin, se stai lassù,
Giove ascoltami tu,
Se per punir Nerone
Fulmini tu non hai,
D'impotenza t'accuso,
D'ingustizia t'incolpo;
Ahi, trapasso tropp'oltre e me ne pento,
Sopprimo e seppelisco
In taciturne angoscie il mio tormento.

NUTRICE
Ottavia, Ottavia...

OTTAVIA
O ciel, deh, l'ira tua s'estingua,
Non provi i tuoi rigori il fallo mio,...

NUTRICE
Ottavia, o tu dell'universe genti
Unica Imperatrice;...

OTTAVIA
...Errò la superficie, il fondo è pio,
Innocente fu il cor, peccò la lingua.

NUTRICE
...odi, odi
Di tua fida nutrice, odi gli accenti.
Se Neron perso ha l'ingegno,
Di Poppea ne' godimenti, scegli alcun, che di te degno,
D'abbracciarti si contenti.
Se l'ingiuria a Neron tanto diletta,
Abbi piacer tu ancor
Nel far vendetta.

RITORNELLO
E se pur aspro rimorso
Dell'onor t'arreca noia,
Fa riflesso al mio discorso,
Ch'ogni duol ti sarà gioia.

OTTAVIA
Cosi sozzi argomenti
Non intesi più mai da te, nutrice !

NUTRICE
Fa...fa riflesso al mio discorso,
Ch'ogni duol ti sarà gioia.
L'infamia sta gl'affronti in sopportarsi,
E consiste l'onor nel vendicarsi.
Han poi questo vantaggio
Delle regine gli amorosi errori,
Se li sà l'idiota, non li crede,
Se l'astuto li penetra, li tace,
E'l peccato taciuto e non creduto
Sta segreto e sicuro in ogni parte,
Com'un che parli in mezzo un sordo, e un muto.

OTTAVIA
No, mia cara nutrice:
La donna assasinata dal marito
per adultere brame,
Resta oltraggiata sì, ma non infame !
Per il contrario resta
lo sposo inonorato,
Se il letto marital li vien macchiato.

NUTRICE
Figlia e signora mia, tu non intendi
Della vendetta il principale arcano.
L'offesa sopra il volto
D'una sola guanciata
Si vendica col ferro e con la morte.
Chi ti punge nel senso,
Pungilo nell'onore,
Se bene a dirti il vero,
Nè pur così sarai ben vendicata;
Nel senso vivo te punge Nerone,
E in lui sol pungerai l'opinione.
Fa riflesso al mio discorso,
Ch'ogni duol ti sarà gioia.

OTTAVIA
Se non ci fosse né l'onor, né dio,
Sarei nume a me stessa, e i falli miei
Con la mia stessa man castigherei,
E però lunge dagli errori intanto
Divido il cor tra l'innocenza e l'pianto.

SCENA VI
Seneca, Ottavia, Valletto.
Seneca consola Ottavia ad esser constante.
Valletto paggio d'Ottavia per trattenimento
dell'imperatrice burla Seneca
al quale Ottavia si raccomanda,
e va a porger preghiere al tempio.

SENECA
Ecco la sconsolata
Donna, assunta all'impero
Per patir il servaggio: o gloriosa
Del mondo imperatrice,
Sovra i titoli eccelsi
Degl'insigni avi tuoi conspicua e grande,
La vanità del pianto
Degl' occhi imperiali è ufficio indegno.
Ringrazia la fortuna,
Che con i colpi suoi
Ti cresce gl'ornamenti.
La cote non percossa
Non può mandar faville;
Tu dal destin colpita
Produci a te medesma alti splendori
Di vigor, di fortezza,
Glorie maggiori assai, che la bellezza.
La vaghezza del volto, i lineamenti,
Ch'in apparenza illustre
Risplendon coloriti, e delicati,
Da pochi ladri dì ci son rubati.
Ma la virtù costante
Usa a bravar le stelle, il fato, e'l caso,
Giammai non vede occaso.
ATTO PRIMO

SCENA I
Si muta la scena nel palazzo di Poppea.
Ottone, Due Soldati della guardia di Nerone, che dormono.
Ottone, amante di Poppea al schiarir dell'alba visita l'albergo della sua amata, esagerando le sue passioni amorose, e vedendo addormentate in strada le guardie di Nerone, che in casa di Poppea dimora in contenti, compiange le sue miserie.

Ritornello

OTTONE
E pur io torno qui, qual linea al centro,
Qual foco a sfera e qual ruscello al mare,
E se ben luce alcuna non m'appare,
Ah'! so ben io, che sta'l mio sol qui dentro.

Ritornello

Caro tetto amoroso,
Albergo di mia vita, e del mio bene,
Il passo e'l cor ad inchinarti viene.

Ritornello

Apri un balcon, Poppea,
Col bel viso in cui son le sorti mie,
Previeni, anima mia, precorri il die.

Ritornello


Sorgi, e disgombra omai,
Da questo ciel caligini, e tenebre
Con il beato aprir di tue palpebre.

Ritornello

Sogni, portate a volo,
Fate sentire in dolce fantasia
Questi sospir alla diletta mia.
Ma che veggio, infelice ?
Non già fantasmi o pur notturne larve,
Son questi i servi di Nerone; ahi, ahi dunque
Agl' insensati venti
Io diffondo i lamenti.
Necessito le pietre a deplorarmi.
Adoro questi marmi,
Amoreggio con lagrime un balcone,
E in grembo di Poppea dorme Nerone.
Ha condotti costoro,
Per custodir se stesso dalle frodi.
O salvezza de' Prencipi infelice:
Dormon profondamente i suoi custodi.
Ah', ah', perfida Poppea,
Son queste le promesse e i giuramenti,
Ch'accessero il cor mio ?
Questa è la fede,
O dio, dio, dio !
Io son quell' Ottone,
Che ti seguì,
Che ti bramò,
Che ti servì, quell' Otton
Che t'adorò,
Che per piegarti e intenerirti il core
Di lagrime imperlò preghi devoti,
Gli spirti a te sacrificando in voti.
M'assicurasti al fine
Ch'abbracciate averei nel tuo bel seno
Le mie beatitudini amorose;
Io di credula speme il seme sparsi,
Ma l'aria e'l cielo a' danni miei rivolto...


SCENA II
Ottone e due Soldati, che si risvegliano.
Soldati di Nerone si svegliano, e da' patimenti sofferti in quella notte malediscono gl'amori di Poppea, e di Nerone, e mormorano della corte.

PRIMO SOLDATO
Chi parla ?

OTTONE
...Tempestò di ruine...

PRIMO SOLDATO
Chi parla ?

OTTONE
...il mio raccolto.

PRIMO SOLDATO
Chi va lì ?

SECONDO SOLDATO
Camerata ?

PRIMO SOLDATO
Ohimè, ancor non è di !

SECONDO SOLDATO
Camerata, che fai ?
Par che parli sognando.

PRIMO SOLDATO
Sorgono pur dell'alba i primi rai.

SECONDO SOLDATO
Su, risvegliati tosto,...

PRIMO SOLDATO
Non ho dormito in tutta notte mai.

SECONDO SOLDATO
...Su, risvegliati tosto,
Guardiamo il nostro posto.

PRIMO SOLDATO
Sia maledetto Amor,
Poppea, Nerone,
E Roma, e la milizia,
Soddisfar io no posso alla pigrizia
Un'ora, un giorno solo.

SECONDO SOLDATO
La nostra imperatrice
Stilla se stessa in pianti,
E Neron per Poppea la vilipende;
L'Armenia si ribella,
Ed egli non ci pensa.
La Pannonia dà all'armi, ed ei se ne ride,
Così, per quant'io veggio,
L'impero se ne va di male in peggio.

PRIMO SOLDATO
Dì pur che il prence nostro ruba a tutti
Per donar ad alcuni;
L'innocenza va afflitta
E i scellerati stan sempre a mandritta.

SECONDO SOLDATO
Sol del pedante Seneca si fida.

PRIMO SOLDATO
Di quel vecchio rapace ?

SECONDO SOLDATO
Di quel volpon sagace !

PRIMO SOLDATO
Di quel reo cortigiano
Che fonda il suo guadagno
Sul tradire il compagno !

SECONDO SOLDATO
Di quell' empio architetto
Che si fa casa sul sepolcro altrui !

PRIMO SOLDATO
Non ridire ad alcun quel che diciamo.
Nel fidarti va scaltro;
Se gl'occhi non si fidan l'un dell'altro
E però nel guardar van sempre insieme.

SECONDO e PRIMO SOLDATO
Impariamo dagl'occhi,
A non trattar da sciocchi.

PRIMO SOLDATO
Ma, già s'imbianca l'alba, e vien il dì;

PRIMO e SECONDO SOLDATO
Taciam, Neron' è qui.

SCENA III
Poppea, Nerone.
Poppea, e Nerone escono
al far del giorno amorosamente abbracciati,
prendendo commiato l'un dall'altro
con tenerezze affettuose.

POPPEA
Signor, deh non partire,
Sostien che queste braccia
Ti circondino il collo,
Come le tue bellezze
Circondano il cor mio.

NERONE
Poppea, lascia ch'io parta.

POPPEA
Non partir, Signor, deh non partire.
Appena spunta l'alba, e tu che sei
L'incarnato mio sole,
La mia palpabil luce,
E l'amoroso dì della mia vita,
Vuoi sì repente far da me partita ?
Deh non dir de partir,
Che di voce sì amara a un solo accento,
Ahi perir, ahi spirar quest'alma io sento.

NERONE
La nobiltà de' nascimenti tuoi
Non permette che Roma
Sappia che siamo uniti,
In sin ch'Ottavia...

POPPEA
In sin che...

NERONE
...in sin ch'Ottavia non rimane esclusa...

POPPEA
Non rimane...

NERONE
...in sin ch'Ottavia non rimane esclusa
Col repudio da me: vanne, vanne ben mio;

SINFONIA
In un sospir che vien
Dal profondo del sen,
Includo un bacio, o cara, ed un addio:
Si rivedrem ben tosto, idolo mio.

SINFONIA

POPPEA
Signor, sempre mi vedi,
Anzi mai non mi vedi,
Perché s'è ver, che nel tuo cor io sia,
Entro al tuo sen celata,
Non posso da' tuoi lumi esser mirata.

NERONE
Adorati miei rai,
Deh restatevi omai !
Rimanti, o mia Poppea,
Cor, vezzo, e luce mia...

POPPEA
Deh non dir
Di partir,
Che di voce sì amara a un solo accento,
Ahi perir, ahi spirar quest'alma io sento.

NERONE
...Non temer, tu stai meco a tutte l'ore,
Splendor negl'occhi, e deità nel core.

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
Se ben io vò
Pur teco io sto.

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
...Il cor dalle tue stelle
Mai non si divelle;...

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
...Io non posso da te viver disgiunto
Se non si smembra la unità del punto.

POPPEA
Tornerai ?

NERONE
Tornerò.

POPPEA
Quando ?

NERONE
Ben tosto.

POPPEA
Ben tosto,
Me'l prometti ?

NERONE
Te'l giuro.

POPPEA
E me l'osserverai ?

NERONE
E s'a te non verro, tu a me verrai.

POPPEA
Addio...

NERONE
Addio...

POPPEA
Nerone, Nerone, addio...

NERONE
Poppea, Poppea, addio...

POPPEA
...addio, Nerone, addio.

NERONE
...addio, Poppea, ben mio.

SCENA IV
Poppea, Arnalta.
Poppea con Arnalta vecchia sua consigliera
discorre della speranza sua alle grandezze;
Arnalta la documenta, e ammaestra
a non fidarsi tanto de' grandi,
ne di confidar tanto nella Fortuna.

RITORNELLO

POPPEA
Speranza, tu mi vai
Il cor accarezzando,

RITORNELLO

POPPEA
Speranza, tu mi vai
Il genio lusingando,
E mi circondi intanto
Di regio sì, ma immaginario manto.
S' a tue promesse io credo,
Già in capo ho le corone,
E già 'l divo Nerone
Consorte bramatissimo possedo,
Ma se ricerco il vero
Regina io sono col semplice pensiero.
No, non temo, no, di noia alcuna,
Per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

SINFONIA

ARNALTA
Ahi figlia, voglia il cielo,
Che questi abbracciamenti
Non sian un giorno i precipizi tuoi.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna.

ARNALTA
L'imperatrice Ottavia ha penetrati
Di Neron gli amori,
Ond'io pavento e temo
Ch'ogni giorno, ogni punto
Sia di tua vita il giorno, il punto estremo.

POPPEA
Per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

ARNALTA
La pratica coi regi è perigliosa,
L'amor e l'odio non han forza in essi,
Sono gli affetti lor puri interessi.

RITORNELLO
Se Neron t'ama, è mera cortesia,
S'ei t'abbandona, non ten puoi dolere.
Per minor mal ti converrà tacere.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna.

ARNALTA
Il grande spira onor con la presenza,
Lascia, mentre la casa empie di vento,
Riputazione e fumo in pagamento.

RITORNELLO
Perdi l'onor con dir:
Neron mi gode.
Son inutili i vizi ambiziosi !
Mi piaccion più i peccati fruttuosi.

RITORNELLO
Con lui tu non puoi mai trattar del pari,
E se le nozze hai per oggetto e fine,
Mendicando tu vai le tue ruine.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna.

ARNALTA
Mira, mira Poppea,
Dove il prato è più ameno e dilettoso,
Stassi il serpente ascoso.
Dei casi le vicende son funeste;
La calma è profezia delle tempeste.

POPPEA
No, non temo, no, di noia alcuna,
Per me guerreggia Amor, e la Fortuna.

ARNALTA
Ben sei pazza, se credi
Che ti possano far contenta e salva
Un garzon cieco ed una donna calva.
Ben sei pazza se credi...


SCENA V
Si muta la scena nella città di Roma.
Ottavia, Nutrice.
Ottavia imperatrice esagera gl'affanni suoi
con la nutrice, detestando i mancamenti
di Nerone suo consorte.
La Nutrice scherza seco sopra novelli amori
per traviarla da' cupi pensieri;
Ottavia resistendo constantemente
persevera nell'afflizioni.

OTTAVIA
Disprezzata regina,
Del monarca romano afflitta moglie,
Che fo, ove son, che penso ?
O delle donne miserabil sesso:
Se la natura e'l cielo
Libere ci produce,
Il matrimonio c'incatena serve.
Se concepiamo l'uomo,
O delle donne miserabil sesso,
Al nostr'empio tiran formiam le membra,
Allattiamo il carnefice crudele
Che ci scarna e ci svena,
E siam forzate per indegna sorte
A noi medesme partorir la morte.
Nerone, empio Nerone,
Nerone, marito, o dio, marito
Bestemmiato pur sempre
E maledetto dai cordogli miei,
Dove, ohimè, dove sei ?
In braccio di Poppea,
Tu dimori felice e godi, e intanto
Il frequente cader de' pianti miei
Pur va quasi formando
Un diluvio di specchi, in cui tu miri,
Dentro alle tue delizie i miei martiri.
Destin, se stai lassù,
Giove ascoltami tu,
Se per punir Nerone
Fulmini tu non hai,
D'impotenza t'accuso,
D'ingustizia t'incolpo;
Ahi, trapasso tropp'oltre e me ne pento,
Sopprimo e seppelisco
In taciturne angoscie il mio tormento.

NUTRICE
Ottavia, Ottavia...

OTTAVIA
O ciel, deh, l'ira tua s'estingua,
Non provi i tuoi rigori il fallo mio,...

NUTRICE
Ottavia, o tu dell'universe genti
Unica Imperatrice;...

OTTAVIA
...Errò la superficie, il fondo è pio,
Innocente fu il cor, peccò la lingua.

NUTRICE
...odi, odi
Di tua fida nutrice, odi gli accenti.
Se Neron perso ha l'ingegno,
Di Poppea ne' godimenti, scegli alcun, che di te degno,
D'abbracciarti si contenti.
Se l'ingiuria a Neron tanto diletta,
Abbi piacer tu ancor
Nel far vendetta.

RITORNELLO
E se pur aspro rimorso
Dell'onor t'arreca noia,
Fa riflesso al mio discorso,
Ch'ogni duol ti sarà gioia.

OTTAVIA
Cosi sozzi argomenti
Non intesi più mai da te, nutrice !

NUTRICE
Fa...fa riflesso al mio discorso,
Ch'ogni duol ti sarà gioia.
L'infamia sta gl'affronti in sopportarsi,
E consiste l'onor nel vendicarsi.
Han poi questo vantaggio
Delle regine gli amorosi errori,
Se li sà l'idiota, non li crede,
Se l'astuto li penetra, li tace,
E'l peccato taciuto e non creduto
Sta segreto e sicuro in ogni parte,
Com'un che parli in mezzo un sordo, e un muto.

OTTAVIA
No, mia cara nutrice:
La donna assasinata dal marito
per adultere brame,
Resta oltraggiata sì, ma non infame !
Per il contrario resta
lo sposo inonorato,
Se il letto marital li vien macchiato.

NUTRICE
Figlia e signora mia, tu non intendi
Della vendetta il principale arcano.
L'offesa sopra il volto
D'una sola guanciata
Si vendica col ferro e con la morte.
Chi ti punge nel senso,
Pungilo nell'onore,
Se bene a dirti il vero,
Nè pur così sarai ben vendicata;
Nel senso vivo te punge Nerone,
E in lui sol pungerai l'opinione.
Fa riflesso al mio discorso,
Ch'ogni duol ti sarà gioia.

OTTAVIA
Se non ci fosse né l'onor, né dio,
Sarei nume a me stessa, e i falli miei
Con la mia stessa man castigherei,
E però lunge dagli errori intanto
Divido il cor tra l'innocenza e l'pianto.

SCENA VI
Seneca, Ottavia, Valletto.
Seneca consola Ottavia ad esser constante.
Valletto paggio d'Ottavia per trattenimento
dell'imperatrice burla Seneca
al quale Ottavia si raccomanda,
e va a porger preghiere al tempio.

SENECA
Ecco la sconsolata
Donna, assunta all'impero
Per patir il servaggio: o gloriosa
Del mondo imperatrice,
Sovra i titoli eccelsi
Degl'insigni avi tuoi conspicua e grande,
La vanità del pianto
Degl' occhi imperiali è ufficio indegno.
Ringrazia la fortuna,
Che con i colpi suoi
Ti cresce gl'ornamenti.
La cote non percossa
Non può mandar faville;
Tu dal destin colpita
Produci a te medesma alti splendori
Di vigor, di fortezza,
Glorie maggiori assai, che la bellezza.
La vaghezza del volto, i lineamenti,
Ch'in apparenza illustre
Risplendon coloriti, e delicati,
Da pochi ladri dì ci son rubati.
Ma la virtù costante
Usa a bravar le stelle, il fato, e'l caso,
Giammai non vede occaso.



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