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OTTAVIA
Tu mi vai promettendo
Balsamo dal veleno,
E glorie da tormenti.
Scusami, questi son,
Seneca mio,
Vanità speciose,
Studiati artifici,
Inutili rimedi agl'infelici.

VALLETTO
Madama, con tua pace,
Io vo' sfogar la stizza, che mi move
Il filosofo astuto, il gabba Giove.
M'accende pure a sdegno,
Questo miniator di bei concetti.
Non posso star al segno,
Mentre egli incanta altrui con aurei detti.
Queste del suo cervel mere invenzioni,
Le vende per misteri e son canzoni !
Madama, s'ei...sternuta o s'ei sbadiglia...
Presume d'insegnar cose morali,
E tanto l'assotiglia,
Che moverebbe il riso a' miei stivali.
Scaltra filosofia dov'ella regna,
Sempre al contrario fa di quel ch'insegna.
Fonda sempre il pedante
Su l'ignoranza d'altri il suo guadagno,
E accorto argomentante
Non ha Giove per Dio, ma per compagno,
E le regole sue di modo intrica,
Ch'al fin neanch'egli sa ciò, ch'ei si dica.

OTTAVIA
Neron tenta il ripudio
Della persona mia
Per isposar Poppea.
Si divertisca,
Se divertir si può sì indegno esempio.
Tu per me prega il popol e'l senato,
Ch'io mi riduco,a porger voti al tempio.

VALLETTO
Se tu non dai soccorso
Alla nostra regina, in fede mia,
Che vo'accenderti il foco,
E nella toga, e nella libreria...in fede mia.


SCENA VII
Seneca.
Seneca fa considerazione sopra le grandezze transitorie del mondo.

SENECA
Le porpore regali e imperatrici,
D'acute spine e triboli conteste,
Sotto forma di veste
Sono il martirio a prencipi infelici;
le corone eminenti
Servono solo a indiademar tormenti.
Delle regie grandezze
Si veggono le pompe e gli splendori,
Ma stan sempre invisibili i dolori.


SCENA VIII
Pallade, Seneca.
Pallade in aria predice la morte a Seneca, promettendoli che se doverà certo morire glielo farà di novo intender per bocca di Mercurio, e ciò per esser come uomo virtuoso suo caro e diletto; venendo ringraziata sommamente da Seneca.

PALLADE
Seneca, io miro in cielo infausti rai
Che minacciano te d'alte ruine;
S'oggi verrà della tua vita il fine,
Pria da Mercurio avvisi certi avrai.

SENECA
Venga la morte pur; costante e forte,
Vincerò gli accidenti e le paure;
Dopo il girar delle giornate oscure
È di giorno infinito alba la morte.


SCENA IX
Nerone, Seneca.
Nerone con Seneca discorre, dicendo voler adempire alle sue voglie.
Seneca moralmente, e politicamente gli risponde dissuadendolo, Nerone si sdegna, e lo scaccia dalla sua presenza.

NERONE
Son risoluto insomma
O Seneca, o maestro,
Di rimover Ottavia
Dal posto di consorte,
E di sposar Poppea.

SENECA
Signor, nel fondo alla maggior dolcezza
Spesso giace nascosto il pentimento.
Consiglier scellerato è'l sentimento
Ch'odia le leggi e la ragion disprezza.

NERONE
La legge è per chi serve, e se vogl'io,
Posso abolir l'antica
E indur le nove;
È partito l'impero, è'l ciel di Giove,
Ma del mondo terren lo scettro è mio.

SENECA
Sregolato voler non è volere,
Ma (dirò con tua pace) egli è furore.

NERONE
La ragione è misura rigorosa
Per chi ubbidisce e non per chi comanda.

SENECA
Anzi l'irragionevole comando
Distrugge l'ubbidienza.

NERONE
Lascia i discorsi, io voglio a modo mio.

SENECA
Non irritar il popolo e'l senato.

NERONE
Del senato e del popolo non curo.

SENECA
Cura almeno te stesso, e la tua fama.

NERONE
Trarrò la lingua a chi vorrà biasmarmi.

SENECA
Più muti che farai, più parleranno.

NERONE
Ottavia è infrigidita ed infeconda.

SENECA
Chi ragione non ha, cerca pretesti.

NERONE
A chi può ciò che vuol ragion non manca.

SENECA
Manca la sicurezza all'opre ingiuste.

NERONE
Sarà sempre più giusto il più potente.

SENECA
Ma chi non sa regnar sempre può meno.

NERONE
La forza è legge in pace...

SENECA
La forza accende gli odi...

NERONE
... e spada in guerra,

SENECA
e turba il sangue;...

NERONE
...E bisogno non ha della ragione.

SENECA
La ragione regge gl'uomini e gli dei.

NERONE
Tu mi forzi allo sdegno; al tuo dispetto,
E del popol in onta e del senato
E d'Ottavia, e del cielo, e del abisso,
Siansi giuste od ingiuste le mie voglie,
Oggi Poppea sarà mia moglie !

SENECA
Siano innocenti i regi
O s'aggravino sol di colpe illustri;
S'innocenza si perde,
Perdasi sol per guadagnar i regni,
Ch'il peccato commesso
Per agrandir l'impero
Si assolve da sè stesso;
Ma ch'una femminella abbia possanza
Di condurti agli errori,
Non è colpa da rege o semideo:
È un misfatto plebeo.

NERONE
Levamiti dinnanzi,
Maestro impertinente
Filosofo insolente !

SENECA
Il partito peggior sempre sovrasta
Quando la forza alla ragion contrasta.


SCENA X

Poppea, Nerone, Ottone in disparte.
Poppea con Nerone discorrono de' contenti passati, restando Nerone preda delle bellezze di Poppea, promettendoli volerla crear imperatrice, e da Poppea venendo messo in disgrazia di lui Seneca, Nerone adirato gli decreta la morte, Poppea fa voto ad Amore per l'esaltazione delle sue grandezze, e da Ottone, che se ne sta in disparte, viene inteso e osservato il tutto.
Questo passaggio, si riferisce al testo finale di Poppea non musicato.

POPPEA
Come dolci, signor, come soavi
Riuscirono a te la notte andata
Di questa bocca i baci ?

NERONE
Più cari i più mordaci.

POPPEA
Di questo seno i pomi ?

NERONE
Mertan le mamme tue più dolci nomi.

POPPEA
Di queste braccia gli stretti amplessi ?

NERONE
Idolo mio, deh in braccio ancor,
in braccio ancor t'avessi !

POPPEA
Dimmi, Signor, e come t' arrivano al' core
Tante mie tenerezze innamorate ?

NERONE
Gioconde, o lascive, o delicate.

POPPEA
Tanti sospiri miei ?

NERONE
Consolarli, o diletta, ogn' hor vorrei.

POPPEA
I fervori dell' anima infiammata,
Transhumanata in estasi amorosa ?

NERONE
O graditi, mia luce, o dilettosi.

POPPEA
Languida ancora io sono,
E' l mio spirto morto.
Dentro alle tue dolcezze,
Resuscitato per morire ancora
Il mio caro Neron stringe, et adora.
Poppea respiro appena;
Miro le labbra tue,
E mirando recupero con gl'occhi
Quello spirto infiammato,
Che nel bacciarti, o cara, in te diffusi.
Non è più in cielo il mio destino,
Ma sta dei labbri tuoi nel bel rubino.

POPPEA
Signor, le tue parole son sì dolci,
Ch'io nell'anima mia
Le ridico a me stessa,
E l'interno ridirle necessita al deliquio il cor amante.
Come parole le odo,
Come baci io le godo;
Son de' tuoi cari detti
I sensi sì soavi e sì vivaci,
Che, non contenti di blandir l'udito,
Mi passano al stampar sul cor i baci.

NERONE
Quell'eccelso diadema ond'io sovrasto
Degl'uomini, e de regni alla fortuna,
Teco divider voglio,
E allor sarò felice
Quando il titol avrai d'imperatrice;
Ma che dico, o Poppea!
Troppo picciola è Roma ai merti tuoi,
Troppo angusta è l'Italia alle tue lodi,
E al tuo bel viso è basso paragone
L'esser detta consorte di Nerone;
E han questo svantaggio i tuoi begl'occhi,
Che, trascendendo i naturali esempi,
E per modestia non tentando i cieli,
Non ricevon tributo d'altro onore,
Che di silenzio e di stupore.

POPPEA
A speranze sublimi il cor innalzo
Perché tu lo comandi,
E la modestia mia riceve forza;
Ma troppo s'attraversa e impedisce
Delle regie promesse il fin sovrano.
Seneca, il tuo Maestro,
Quello stoico sagace,
Quel filosofo astuto,
Che sempre tenta persuader altrui
Ch'il tuo scettro dipende sol da lui...

NERONE
Che ? che ?

POPPEA
Ch'il tuo scettro dipende sol da lui...

NERONE
Quel decrepito pazzo...

POPPEA
Quel, quel!

NERONE
...ha tanto ardire ?

POPPEA
Ha tanto ardire.

NERONE
Olà, vada un di voi
A Seneca volando, e imponga a lui,
Ch'in questo giorno ei mora.
Vo' che da me l'arbitrio mio dipenda,
Non da concetti e da sofismi altrui;
Rinnegherei per poco
Le potenze dell'alma, s'io credessi
Che servilmente indegne
Si movessero mai col moto d'altre.
Poppea, sta di buon core,
Oggi vedrai ciò che sa far Amore.

POPPEA
Se mi conduci, Amor,
A Regia Maestra,
Al tuo tempio il mio cor,
Voto si apprenderà
Spirami tutto in sen
Fonte d' ogni mio ben,
Al Trono innalza me,
Amor, ogni mia speme io pongo in te.
Le meraviglie, Amor,
Son opre di tua man,
Trascende gli stupor
Il tuo poter sovran.
Consola i miei sospir,
Adempi i miei desir,
Al Trono innalza me,
Amor, ogni mia speme io pongo in te.


SCENA XI
Ottone, Poppea, Arnalta in disparte.
Ottone con Poppea palesa le sue morte speranze con lei, e da passione amorosa la rinfaccia, Poppea si sdegna, e sprezzandolo parte dicendo esser soggetta a Nerone.

RITORNELLO

OTTONE
Ad altri tocca in sorte
Bere il licor, a me guardar il vaso,
Aperte stan le porte
A Neron, ed Otton fuori è rimaso;
Siede egli a mensa a satollar sue brame,
In amaro digiun mor'io di fame.

RITORNELLO

POPPEA
Chi nasce sfortunato
Di se stesso si dolga, e non d'altrui;
Del tuo penoso stato
Aspra cagion,
Otton, non son, nè fui; il destin getta i dadi e i punti attende:
L'evento, o buono o reo, da lui dipende.

RITORNELLO

OTTONE
La messe sospirata
Dalle speranze mie, da' miei desiri,
In altra mano è andata,
E non consente Amor che più v'aspiri;
Neron felice i dolci pomi tocca,
E solo il pianto a me bagna la bocca.

RITORNELLO

POPPEA
A te le calve tempie,
Ad altri il crine la fortuna diede;
S'altri i desiri adempie
Ebbe di te più fortunato piede.
La disventura tua non è mia colpa,
Te solo dunque e'l tuo destino incolpa.

RITORNELLO

OTTONE
Sperai che quel macigno,
Bella Poppea, che ti circonda il core,
Fosse d'amor benigno
Intenerito a pro del mio dolore,
Or del tuo bianco sen la selce dura
Di mie morte speranze è sepoltura.

RITORNELLO

POPPEA
Deh, non più rinfacciarmi,
Porta, deh porta il martellino in pace,
Cessa di più tentarmi,
Al cenno imperial Poppea soggiace;
Ammorza il foco omai, tempra li sdegni;
Io lascio te per arrivar ai regni.

OTTONE
E così l'ambizione
Sovra ogni vizio tien la monarchia.

POPPEA
Così, così la mia ragione
Incolpa i tuoi capprici di pazzia.

OTTONE
È questo del mio amor il guiderdone ?

POPPEA
Modestia, olà...

OTTONE
È questo del mio amor il guiderdone ?

POPPEA
...olà, non più,...

OTTONE
È questo del mio amor il guiderdone ?

POPPEA
...non più, son di Nerone.

OTTONE
Ahi, ahi, chi si fida
In un bel volto,
Fabbrica in aria, e sopra il vacuo fonda,
Tenta palpare il vento,
Ed immobili afferma il fumo, e l' onda.

ARNALTA
Infelice ragazzo
Mi move a compassion il miserello;
Poppea non ha cervello
A non gl'aver pietà,
Quand' ero in altra età
Non volevo gl'amanti
In lacrime distrutti,
Per compassion gli contentavo tutti.


SCENA XII
Ottone.
Ottone amante disperato imperversa con l'animo contro Poppea

OTTONE
Otton, torna in te stesso,
Il più imperfetto sesso
Non ha per sua natura
Altro d'uman in sé che la figura.
Otton, torna in te stesso,
Costei pensa al comando, e se ci arriva
La mia vita è perduta,...
Otton, torna in te stesso,...ella temendo
Che risappia Nerone
I miei passati amori,
Ordirà insidie all'innocenza mia,
Indurrà colla forza un che m'accusi
Di lesa maestà di fellonia,
La calunnia, da' grandi favorita,
Distrugge agl'innocenti onor e vita.
Vo' prevenir costei
Col ferro o col veleno,
Non mi vo' più nutrir il serpe in seno.
A questo fine
Dunque arrivar dovea
L'amor tuo, perfidissima Poppea!


SCENA XIII
Drusilla, Ottone.
Ottone di già amante di Drusilla dama di corte, vedendosi sprezzato da Poppea rinnova seco gl'amori promettendoli lealtà.
Drusilla resta consolata del ricuperato suo affetto, e fornisse l'atto primo.

DRUSILLA
Pur sempre di Poppea,
O con la lingua, o col pensier discorri.

OTTONE
Discacciato dal cor viene alla lingua,
E dalla lingua è consegnato ai venti
Il nome di colei
Ch'infedele tradì gl'affetti miei.

DRUSILLA
Il tribunal d'Amor
Talor giustizia fa:
Di me non hai pietà,
Altri si ride, Otton, del tuo dolor.

OTTONE
A te di quanto son,
Bellissima donzella
Or fo libero don;
Ad altri mi ritolgo,
E solo tuo sarò, Drusilla mia.
Perdona, o dio, perdona
Il passato scortese mio costume;
Benchè tu del mio error non mi riprenda,
Confesso i falli andati,
Eccoti l'alma mia pronta all'emenda.
Fin ch'io vivrò
t'amerà sempre, o bella
quest'alma che ti fu cruda e rubella
già pentita dall'error antico
mi ti consacra omai servo et amico.

DRUSILLA
Già l'oblio seppellì
Gl'andati amori ?
È ver, Otton, è ver,
Ch'a questo fido cor il tuo s'unì ?

OTTONE
È ver, Drusilla, è ver, sì, sì.

DRUSILLA
Temo che tu mi dica la bugia.

OTTONE
No, no, Drusilla, no.

DRUSILLA
Otton, non so, non so.

OTTONE
Teco non può mentir la fede mia.

DRUSILLA
M'ami ?

OTTONE
Ti bramo.

DRUSILLA
E come in un momento ?

OTTONE
Amor è foco, e subito s'accende.

DRUSILLA
Sì subite dolcezze
Gode lieto il mio cor, ma non l'intende.
M'ami ?

OTTONE
Ti bramo.
Ti dican l'amor mio le tue bellezze.
Per te nel cor ho nova forma impressa,
I miracoli tuoi credi a te stessa.

DRUSILLA
Lieta m'en vado:
Otton, resta felice;
M'indirizzo a riverir l'imperatrice.

OTTONE
Le tempeste del cor, tutte tranquilla;
D'altri Otton non sarà che di Drusilla;
E pur al mio dispetto, iniquo Amore,
Drusilla ho in bocca, e ho Poppea nel core.
OTTAVIA
Tu mi vai promettendo
Balsamo dal veleno,
E glorie da tormenti.
Scusami, questi son,
Seneca mio,
Vanità speciose,
Studiati artifici,
Inutili rimedi agl'infelici.

VALLETTO
Madama, con tua pace,
Io vo' sfogar la stizza, che mi move
Il filosofo astuto, il gabba Giove.
M'accende pure a sdegno,
Questo miniator di bei concetti.
Non posso star al segno,
Mentre egli incanta altrui con aurei detti.
Queste del suo cervel mere invenzioni,
Le vende per misteri e son canzoni !
Madama, s'ei...sternuta o s'ei sbadiglia...
Presume d'insegnar cose morali,
E tanto l'assotiglia,
Che moverebbe il riso a' miei stivali.
Scaltra filosofia dov'ella regna,
Sempre al contrario fa di quel ch'insegna.
Fonda sempre il pedante
Su l'ignoranza d'altri il suo guadagno,
E accorto argomentante
Non ha Giove per Dio, ma per compagno,
E le regole sue di modo intrica,
Ch'al fin neanch'egli sa ciò, ch'ei si dica.

OTTAVIA
Neron tenta il ripudio
Della persona mia
Per isposar Poppea.
Si divertisca,
Se divertir si può sì indegno esempio.
Tu per me prega il popol e'l senato,
Ch'io mi riduco,a porger voti al tempio.

VALLETTO
Se tu non dai soccorso
Alla nostra regina, in fede mia,
Che vo'accenderti il foco,
E nella toga, e nella libreria...in fede mia.


SCENA VII
Seneca.
Seneca fa considerazione sopra le grandezze transitorie del mondo.

SENECA
Le porpore regali e imperatrici,
D'acute spine e triboli conteste,
Sotto forma di veste
Sono il martirio a prencipi infelici;
le corone eminenti
Servono solo a indiademar tormenti.
Delle regie grandezze
Si veggono le pompe e gli splendori,
Ma stan sempre invisibili i dolori.


SCENA VIII
Pallade, Seneca.
Pallade in aria predice la morte a Seneca, promettendoli che se doverà certo morire glielo farà di novo intender per bocca di Mercurio, e ciò per esser come uomo virtuoso suo caro e diletto; venendo ringraziata sommamente da Seneca.

PALLADE
Seneca, io miro in cielo infausti rai
Che minacciano te d'alte ruine;
S'oggi verrà della tua vita il fine,
Pria da Mercurio avvisi certi avrai.

SENECA
Venga la morte pur; costante e forte,
Vincerò gli accidenti e le paure;
Dopo il girar delle giornate oscure
È di giorno infinito alba la morte.


SCENA IX
Nerone, Seneca.
Nerone con Seneca discorre, dicendo voler adempire alle sue voglie.
Seneca moralmente, e politicamente gli risponde dissuadendolo, Nerone si sdegna, e lo scaccia dalla sua presenza.

NERONE
Son risoluto insomma
O Seneca, o maestro,
Di rimover Ottavia
Dal posto di consorte,
E di sposar Poppea.

SENECA
Signor, nel fondo alla maggior dolcezza
Spesso giace nascosto il pentimento.
Consiglier scellerato è'l sentimento
Ch'odia le leggi e la ragion disprezza.

NERONE
La legge è per chi serve, e se vogl'io,
Posso abolir l'antica
E indur le nove;
È partito l'impero, è'l ciel di Giove,
Ma del mondo terren lo scettro è mio.

SENECA
Sregolato voler non è volere,
Ma (dirò con tua pace) egli è furore.

NERONE
La ragione è misura rigorosa
Per chi ubbidisce e non per chi comanda.

SENECA
Anzi l'irragionevole comando
Distrugge l'ubbidienza.

NERONE
Lascia i discorsi, io voglio a modo mio.

SENECA
Non irritar il popolo e'l senato.

NERONE
Del senato e del popolo non curo.

SENECA
Cura almeno te stesso, e la tua fama.

NERONE
Trarrò la lingua a chi vorrà biasmarmi.

SENECA
Più muti che farai, più parleranno.

NERONE
Ottavia è infrigidita ed infeconda.

SENECA
Chi ragione non ha, cerca pretesti.

NERONE
A chi può ciò che vuol ragion non manca.

SENECA
Manca la sicurezza all'opre ingiuste.

NERONE
Sarà sempre più giusto il più potente.

SENECA
Ma chi non sa regnar sempre può meno.

NERONE
La forza è legge in pace...

SENECA
La forza accende gli odi...

NERONE
... e spada in guerra,

SENECA
e turba il sangue;...

NERONE
...E bisogno non ha della ragione.

SENECA
La ragione regge gl'uomini e gli dei.

NERONE
Tu mi forzi allo sdegno; al tuo dispetto,
E del popol in onta e del senato
E d'Ottavia, e del cielo, e del abisso,
Siansi giuste od ingiuste le mie voglie,
Oggi Poppea sarà mia moglie !

SENECA
Siano innocenti i regi
O s'aggravino sol di colpe illustri;
S'innocenza si perde,
Perdasi sol per guadagnar i regni,
Ch'il peccato commesso
Per agrandir l'impero
Si assolve da sè stesso;
Ma ch'una femminella abbia possanza
Di condurti agli errori,
Non è colpa da rege o semideo:
È un misfatto plebeo.

NERONE
Levamiti dinnanzi,
Maestro impertinente
Filosofo insolente !

SENECA
Il partito peggior sempre sovrasta
Quando la forza alla ragion contrasta.


SCENA X

Poppea, Nerone, Ottone in disparte.
Poppea con Nerone discorrono de' contenti passati, restando Nerone preda delle bellezze di Poppea, promettendoli volerla crear imperatrice, e da Poppea venendo messo in disgrazia di lui Seneca, Nerone adirato gli decreta la morte, Poppea fa voto ad Amore per l'esaltazione delle sue grandezze, e da Ottone, che se ne sta in disparte, viene inteso e osservato il tutto.
Questo passaggio, si riferisce al testo finale di Poppea non musicato.

POPPEA
Come dolci, signor, come soavi
Riuscirono a te la notte andata
Di questa bocca i baci ?

NERONE
Più cari i più mordaci.

POPPEA
Di questo seno i pomi ?

NERONE
Mertan le mamme tue più dolci nomi.

POPPEA
Di queste braccia gli stretti amplessi ?

NERONE
Idolo mio, deh in braccio ancor,
in braccio ancor t'avessi !

POPPEA
Dimmi, Signor, e come t' arrivano al' core
Tante mie tenerezze innamorate ?

NERONE
Gioconde, o lascive, o delicate.

POPPEA
Tanti sospiri miei ?

NERONE
Consolarli, o diletta, ogn' hor vorrei.

POPPEA
I fervori dell' anima infiammata,
Transhumanata in estasi amorosa ?

NERONE
O graditi, mia luce, o dilettosi.

POPPEA
Languida ancora io sono,
E' l mio spirto morto.
Dentro alle tue dolcezze,
Resuscitato per morire ancora
Il mio caro Neron stringe, et adora.
Poppea respiro appena;
Miro le labbra tue,
E mirando recupero con gl'occhi
Quello spirto infiammato,
Che nel bacciarti, o cara, in te diffusi.
Non è più in cielo il mio destino,
Ma sta dei labbri tuoi nel bel rubino.

POPPEA
Signor, le tue parole son sì dolci,
Ch'io nell'anima mia
Le ridico a me stessa,
E l'interno ridirle necessita al deliquio il cor amante.
Come parole le odo,
Come baci io le godo;
Son de' tuoi cari detti
I sensi sì soavi e sì vivaci,
Che, non contenti di blandir l'udito,
Mi passano al stampar sul cor i baci.

NERONE
Quell'eccelso diadema ond'io sovrasto
Degl'uomini, e de regni alla fortuna,
Teco divider voglio,
E allor sarò felice
Quando il titol avrai d'imperatrice;
Ma che dico, o Poppea!
Troppo picciola è Roma ai merti tuoi,
Troppo angusta è l'Italia alle tue lodi,
E al tuo bel viso è basso paragone
L'esser detta consorte di Nerone;
E han questo svantaggio i tuoi begl'occhi,
Che, trascendendo i naturali esempi,
E per modestia non tentando i cieli,
Non ricevon tributo d'altro onore,
Che di silenzio e di stupore.

POPPEA
A speranze sublimi il cor innalzo
Perché tu lo comandi,
E la modestia mia riceve forza;
Ma troppo s'attraversa e impedisce
Delle regie promesse il fin sovrano.
Seneca, il tuo Maestro,
Quello stoico sagace,
Quel filosofo astuto,
Che sempre tenta persuader altrui
Ch'il tuo scettro dipende sol da lui...

NERONE
Che ? che ?

POPPEA
Ch'il tuo scettro dipende sol da lui...

NERONE
Quel decrepito pazzo...

POPPEA
Quel, quel!

NERONE
...ha tanto ardire ?

POPPEA
Ha tanto ardire.

NERONE
Olà, vada un di voi
A Seneca volando, e imponga a lui,
Ch'in questo giorno ei mora.
Vo' che da me l'arbitrio mio dipenda,
Non da concetti e da sofismi altrui;
Rinnegherei per poco
Le potenze dell'alma, s'io credessi
Che servilmente indegne
Si movessero mai col moto d'altre.
Poppea, sta di buon core,
Oggi vedrai ciò che sa far Amore.

POPPEA
Se mi conduci, Amor,
A Regia Maestra,
Al tuo tempio il mio cor,
Voto si apprenderà
Spirami tutto in sen
Fonte d' ogni mio ben,
Al Trono innalza me,
Amor, ogni mia speme io pongo in te.
Le meraviglie, Amor,
Son opre di tua man,
Trascende gli stupor
Il tuo poter sovran.
Consola i miei sospir,
Adempi i miei desir,
Al Trono innalza me,
Amor, ogni mia speme io pongo in te.


SCENA XI
Ottone, Poppea, Arnalta in disparte.
Ottone con Poppea palesa le sue morte speranze con lei, e da passione amorosa la rinfaccia, Poppea si sdegna, e sprezzandolo parte dicendo esser soggetta a Nerone.

RITORNELLO

OTTONE
Ad altri tocca in sorte
Bere il licor, a me guardar il vaso,
Aperte stan le porte
A Neron, ed Otton fuori è rimaso;
Siede egli a mensa a satollar sue brame,
In amaro digiun mor'io di fame.

RITORNELLO

POPPEA
Chi nasce sfortunato
Di se stesso si dolga, e non d'altrui;
Del tuo penoso stato
Aspra cagion,
Otton, non son, nè fui; il destin getta i dadi e i punti attende:
L'evento, o buono o reo, da lui dipende.

RITORNELLO

OTTONE
La messe sospirata
Dalle speranze mie, da' miei desiri,
In altra mano è andata,
E non consente Amor che più v'aspiri;
Neron felice i dolci pomi tocca,
E solo il pianto a me bagna la bocca.

RITORNELLO

POPPEA
A te le calve tempie,
Ad altri il crine la fortuna diede;
S'altri i desiri adempie
Ebbe di te più fortunato piede.
La disventura tua non è mia colpa,
Te solo dunque e'l tuo destino incolpa.

RITORNELLO

OTTONE
Sperai che quel macigno,
Bella Poppea, che ti circonda il core,
Fosse d'amor benigno
Intenerito a pro del mio dolore,
Or del tuo bianco sen la selce dura
Di mie morte speranze è sepoltura.

RITORNELLO

POPPEA
Deh, non più rinfacciarmi,
Porta, deh porta il martellino in pace,
Cessa di più tentarmi,
Al cenno imperial Poppea soggiace;
Ammorza il foco omai, tempra li sdegni;
Io lascio te per arrivar ai regni.

OTTONE
E così l'ambizione
Sovra ogni vizio tien la monarchia.

POPPEA
Così, così la mia ragione
Incolpa i tuoi capprici di pazzia.

OTTONE
È questo del mio amor il guiderdone ?

POPPEA
Modestia, olà...

OTTONE
È questo del mio amor il guiderdone ?

POPPEA
...olà, non più,...

OTTONE
È questo del mio amor il guiderdone ?

POPPEA
...non più, son di Nerone.

OTTONE
Ahi, ahi, chi si fida
In un bel volto,
Fabbrica in aria, e sopra il vacuo fonda,
Tenta palpare il vento,
Ed immobili afferma il fumo, e l' onda.

ARNALTA
Infelice ragazzo
Mi move a compassion il miserello;
Poppea non ha cervello
A non gl'aver pietà,
Quand' ero in altra età
Non volevo gl'amanti
In lacrime distrutti,
Per compassion gli contentavo tutti.


SCENA XII
Ottone.
Ottone amante disperato imperversa con l'animo contro Poppea

OTTONE
Otton, torna in te stesso,
Il più imperfetto sesso
Non ha per sua natura
Altro d'uman in sé che la figura.
Otton, torna in te stesso,
Costei pensa al comando, e se ci arriva
La mia vita è perduta,...
Otton, torna in te stesso,...ella temendo
Che risappia Nerone
I miei passati amori,
Ordirà insidie all'innocenza mia,
Indurrà colla forza un che m'accusi
Di lesa maestà di fellonia,
La calunnia, da' grandi favorita,
Distrugge agl'innocenti onor e vita.
Vo' prevenir costei
Col ferro o col veleno,
Non mi vo' più nutrir il serpe in seno.
A questo fine
Dunque arrivar dovea
L'amor tuo, perfidissima Poppea!


SCENA XIII
Drusilla, Ottone.
Ottone di già amante di Drusilla dama di corte, vedendosi sprezzato da Poppea rinnova seco gl'amori promettendoli lealtà.
Drusilla resta consolata del ricuperato suo affetto, e fornisse l'atto primo.

DRUSILLA
Pur sempre di Poppea,
O con la lingua, o col pensier discorri.

OTTONE
Discacciato dal cor viene alla lingua,
E dalla lingua è consegnato ai venti
Il nome di colei
Ch'infedele tradì gl'affetti miei.

DRUSILLA
Il tribunal d'Amor
Talor giustizia fa:
Di me non hai pietà,
Altri si ride, Otton, del tuo dolor.

OTTONE
A te di quanto son,
Bellissima donzella
Or fo libero don;
Ad altri mi ritolgo,
E solo tuo sarò, Drusilla mia.
Perdona, o dio, perdona
Il passato scortese mio costume;
Benchè tu del mio error non mi riprenda,
Confesso i falli andati,
Eccoti l'alma mia pronta all'emenda.
Fin ch'io vivrò
t'amerà sempre, o bella
quest'alma che ti fu cruda e rubella
già pentita dall'error antico
mi ti consacra omai servo et amico.

DRUSILLA
Già l'oblio seppellì
Gl'andati amori ?
È ver, Otton, è ver,
Ch'a questo fido cor il tuo s'unì ?

OTTONE
È ver, Drusilla, è ver, sì, sì.

DRUSILLA
Temo che tu mi dica la bugia.

OTTONE
No, no, Drusilla, no.

DRUSILLA
Otton, non so, non so.

OTTONE
Teco non può mentir la fede mia.

DRUSILLA
M'ami ?

OTTONE
Ti bramo.

DRUSILLA
E come in un momento ?

OTTONE
Amor è foco, e subito s'accende.

DRUSILLA
Sì subite dolcezze
Gode lieto il mio cor, ma non l'intende.
M'ami ?

OTTONE
Ti bramo.
Ti dican l'amor mio le tue bellezze.
Per te nel cor ho nova forma impressa,
I miracoli tuoi credi a te stessa.

DRUSILLA
Lieta m'en vado:
Otton, resta felice;
M'indirizzo a riverir l'imperatrice.

OTTONE
Le tempeste del cor, tutte tranquilla;
D'altri Otton non sarà che di Drusilla;
E pur al mio dispetto, iniquo Amore,
Drusilla ho in bocca, e ho Poppea nel core.

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