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SCENA VI (2a versione)
Ottone.
Ottone s'adira contro a se medesimo delli pensieri avuti di voler offendere Poppea nel disperato affetto della quale si contenta viver soggetto.

OTTONE
I miei subiti sdegni,
La politica mia già poco d'ora
M'indussero a pensare
D'uccidere Poppea ?
Oh mente maledetta,
Perché se' tu immortale, ond'io non posso
Svenarti, e castigarti ?
Pensai, parlai d'ucciderti, mio bene ?
Il mio genio perverso,
Rinnegati gl'affetti,
Ch'un tempo mi donasti,
Piegò, cadè, proruppe
In un pensier sì detestando, e reo ?
Cambiatemi quest'anima deforme,
Datemi un'altro spirito meno impuro
Per pietà vostra, o dei !
Rifiuto un inteletto,
Che discorre impietadi
Che pensò sanguinario, ed infernale
D'offendere il mio bene, e di svenarlo.
Isvieni, tramortisci,
Scellerata memoria, in ricordarlo.

RITORNELLO
Sprezzami quanto sai,
Odiami quanto vuoi,
Voglio esser Clizia al sol de' lumi tuoi.

RITORNELLO
Amerò senza speme
Al dispetto del Fato,
Fia mia delizia amarti disperato.

RITORNELLO
Blandirò i mie tormenti,
Nati dal tuo bel viso,
Sarò dannato, sì, ma in paradiso.

RITORNELLO


SCENA VII
Ottavia, Ottone.
Ottavia imperatrice comanda ad Ottone, che uccida Poppea sotto pena della sua indignazione, e che per sua salvezza si ponga in abito femminile, Ottone tutto si contrista e parte confuso.

OTTAVIA
Tu che dagli avi miei
Avesti le grandezze,
Se memoria conservi
De' benefici avuti, or dammi aita.

OTTONE
Maestade, che prega
È destin che necessita: son pronto
Ad ubbidirti, o regina,
Quando anco bisognasse
Sacrificare a te la mia ruina.

OTTAVIA
Voglio che la tua spada
Scriva gl'obblighi miei
Col sangue di Poppea; vuo' che l'uccida.

OTTONE
Che uccida chi ?
Chi ?

OTTAVIA
Poppea.

OTTONE
Che uccida, che uccida chi ?

OTTAVIA
Poppea.

OTTONE
Poppea ? Poppea ?
Che uccida Poppea ?

OTTAVIA
Poppea, Poppea, perché ?
Dunque ricusi
Quel che già promettesti ?

OTTONE
Io ciò promisi ?
Urbanità di complimento umile,
Modestia di parole costumate,
A che pena mortal mi condannate !

OTTAVIA
Che discorri fra te ?

OTTONE
Discorro il modo
Più cauto, e più sicuro
D'una impresa sì grande.
O Ciel, o dei,
In questo punto orrendo
Ritoglietemi i giorni, e i spirti miei.

OTTAVIA
Che mormori ?

OTTONE
Fo voti alla Fortuna,
Che mi doni attitudine a servirti.

OTTAVIA
E perché l'opra tua
Quanto più presta fia tanto più cara,
Precipita gl'indugi.

OTTONE
Sì tosto ho da morir ?

OTTAVIA
Ma che frequenti
Soliloqui son questi ?
Ti protesta
L'imperial mio sdegno,
Che se non vai veloce al maggior segno,
Pagherai la pigrizia con la testa.

OTTONE
Se Neron lo saprà ?

OTTAVIA
Cangia vestiti.
Abito muliebre ti ricopra,
E con frode opportuna
Sagace esecutor t'accingi all'opra.

OTTONE
Dammi tempo, dammi tempo, ond'io possa
Inferocir i sentimenti miei,
Disumanare il core...

OTTAVIA
Precipita gl'indugi.

OTTONE
Dammi tempo, dammi tempo, ond'io possa
Imbarbarir la mano;
Assuefar non posso in un momento
Il genio innamorato
Nell'arti del carnefice spietato.

OTTAVIA
Se tu non m'ubbidisci,
T'accuserò a Nerone,
Ch'abbi voluto usarmi
Violenze inoneste,
E farò sì, che ti si stancheranno intorno
Il tormento, e la morte in questo giorno.

OTTONE
Ad ubbedirti, imperatrice, io vado.
O Ciel,
O dei,
In questo punto orrendo
Ritoglietemi i giorni e i spirti miei.

OTTAVIA
Vattene, vattene pure; la vendetta è un cibo,
Che col sangue inimico si condisce.
Della spenta Poppea su'l monumento
Quasi a felice mensa
Prenderò così nobile alimento.
Mora, mora la rea,
Mora, mora Poppea,
Già, già la punta del coltel la svena
Scellerata, scellerata Poppea
Verrà teco in sepolcro ogni mia pena,
Risanarà il mio duolo,
Del tuo sangue odiato un sorso solo;
Gioirò vendicata,
Nascerà il mio seren da la tua morte.
E uccisa te, o malnata,
Non sarà più tiranno il mio consorte !
E tornerà giocondo
Il popolo, il senato e Roma, e' l mondo.


SCENA VIII
Drusilla, Valletto, Nutrice.
Drusilla vive consolata dalle promesse amorose di Ottone, e Valletto scherza con la Nutrice sopra la sua vecchiaia.

DRUSILLA
Felice cor mio
Festeggiami in seno,
Dopo i nembi, e gl'orror godrò il sereno.
Oggi spero ch'Ottone
Mi riconfermi il suo promesso amore,
Felice cor mio
Festeggiami in seno,
Festeggiami nel sen, lieto mio core.

VALLETTO
Nutrice, quanto pagheresti un giorno
D'allegra gioventù, com' ha Drusilla ?

NUTRICE
Tutto l'oro del mondo io pagherei.
L'invidia del ben d'altri,
L'odio di sè medesma,
La fiachezza dell'alma,
L'infermità del senso,
Son quattro ingredienti,
Anzi i quattro elementi
Di questa miserabile vecchiezza,
Che canuta, e tremante,
Dell'ossa proprie è un cimitero andante.

DRUSILLA
Non ti lagnar così, sei fresca ancora;
Non è il sol tramontato
Se ben passata è la vermiglia aurora.

RITORNELLO

NUTRICE
Il giorno femminil
Trova la sera sua nel mezzo dì.
Dal mezzo giorno in là
Sfiorisce la beltà;
Col tempo si fa dolce
Il frutto acerbo, e duro,
Ma in ore guasto vien quel, ch'è maturo.

RITORNELLO
Credetel pure a me,
O giovanette fresche in sul mattin;
Primavera è l'età
Ch'Amor con voi si stà;
Non lasciate che passi
Il verde april o'l maggio
Si suda troppo il luglio a far viaggio.

VALLETTO
Andiam a Ottavia omai
Signora nonna mia,...

NUTRICE
Ti darò una guanciata !

VALLETTO
...Venerabile antica,...

NUTRICE
Bugiardello !

VALLETTO
...Del buon Caronte idolatrata amica.

NUTRICE
Che sì,
Bugiardello insolente, che sì.

VALLETTO
Andiam, che in te è passata
La mezza notte, nonché il mezzo dì.


SCENA IX
Ottone, Drusilla.
Ottone palesa a Drusilla dover egli uccider Poppea per commissione d'Ottavia imperatrice, e chiede per andar sconosciuto all'impresa gl'abiti di lei la quale promette non meno gl'abiti che secretezza, ed aiuto.

OTTONE
Io non so dov'io vada;
Il palpitar del core
Ed il moto del piè non van d'accordo.
L'aria che m'entra in seno, quand'io respiro,
Trova il mio cor sì afflitto,
Ch'ella si cangia in subitaneo pianto;
E così mentr'io peno,
L'aria per compassion mi piange in seno

DRUSILLA
E dove signor mio ?

OTTONE
Drusilla, Drusilla !

DRUSILLA
Dove, dove, signor mio ?

OTTONE
Te sola io cerco.

DRUSILLA
Eccomi a tuoi piaceri.

OTTONE
Drusilla, io vuo' fidarti
Un secreto gravissimo; prometti
E silenzio e soccorso ?

DRUSILLA
Ciò che del sangue mio, non che dell'oro,
Può giovarti, è servirti,
È gia tuo più che mio.
Palesami il secreto,
Che del silenzio poi
Ti do l'anima in pegno, e la mia fede.

OTTONE
Non esser più gelosa
Di Poppea...

DRUSILLA
No, no.

OTTONE
...di Poppea.

DRUSILLA
Felice cor mio,
Festeggiami in seno.

OTTONE
Senti, senti.

DRUSILLA
Festeggiami in seno...

OTTONE
Senti, senti, io devo
Or ora per terribile comando
Immergerle nel sen questo mio brando.
Per ricoprir me stesso
In misfatto sì enorme
Io vorrei le tue vesti.

DRUSILLA
E le vesti e le vene io ti darò...

OTTONE
Se occultarmi potrò, vivremo poi
Uniti sempre in dilettosi amori;
Se morir converrammi,
Nell'idioma d'un pietoso pianto
Dimmi esequie, oh Drusilla,
Se dovrò fuggitivo
Scampar l'ira mortal di chi comanda,
Soccorri a mie fortune.

DRUSILLA
E le vesti e le vene
Ti darò volentieri;
Ma circospetto va', cauto procedi.
Nel rimanente sappi
Che le fortune, e le richezze mie
Ti saran tributarie in ogni loco;
E proverai Drusilla
Nobile amante, e tale,
Che mai, l'antica età non ebbe uguale.
Andiam, andiam.
Felice cor mio,
Festeggiami in seno.
Andiam, andiam pur, ch'io mi spoglio,
E di mia man travestirti io voglio.
Ma vuo' da te saper più a dentro, e a fondo
Di così orrenda impresa la cagione.

OTTONE
Andiam, andianne omai,
Che con alto stupore il tutto udrai.


SCENA X
Si muta la scena nel giardino di Poppea.
Poppea, Arnalta.
Poppea godendo della morte di Seneca perturbatore delle sue grandezze prega Amor che prosperi le sue fortune, e promette ad Arnalta sua nutrice continuato affetto, ed'essendo colta dal sonno se fa adagiar riposo nel giardino, dove da Arnalta con nanna soave vien addormetata.

POPPEA
Or che Seneca è morto,
Amor ricorro a te,
Guida mia speme in porto,
Fammi sposa al mio re.

ARNALTA
Pur sempre sulle nozze
Canzoneggiando vai.

POPPEA
Ad altro, Arnalta mia, non penso mai.

ARNALTA
Il più inquieto affetto
È la pazza ambizione;
Ma se arrivi agli scettri, e alle corone,
Non ti scordar di me,
Tiemmi appresso di te,
Né ti fidar giammai di cortigiani,
Perché in due cose sole
Giove è reso impotente:
Ei non può far che in Cielo entri la morte,
Né che la fede mai si trovi in corte.

POPPEA
Non dubitar, che meco
Sarai sempre la stessa,
E non fia mai che sia
Altra che tu la secretaria mia.
Amor, ricorro a te,
Guida mia speme in porto,
Fammi sposa...
Par che'l sonno m'alletti
A chiuder gl'occhi alla quiete in grembo.
Qui nel giardin, o Arnalta,
Fammi apprestar del riposare il modo,
Ch'alla fresc'aria addormentarmi godo.

ARNALTA
Udiste, ancelle, olà !

POPPEA
Se mi trasporta il sonno
Oltre gli spazi usati,
A risvegliar mi vieni,
Né conceder l'ingresso nel giardino
Fuor ch'a Drusilla, o ad altre confidenti.

ARNALTA
Adagiati, Poppea,
Acquietati, anima mia:
Sarai ben custodita.
Oblivion soave
I dolci sentimenti
In te, figlia, addormenti.
Posatevi occhi ladri,
Aperti deh che fate,
Se chiusi anco rubate ?
Poppea, rimanti in pace;
Luci care e gradite,
Dormite omai dormite.
Amanti vagheggiat'
Il miracolo novo:
È luminoso il dì, sì come suole,
E pur vedete, addormentato il sole.


SCENA XI
Amore.
Amore scenda dal Cielo mentre Poppea dorme per impedirli la morte, e si nasconde vicino a lei.

AMORE
Dorme, l'incauta dorme,
Ella non sa,
Ch'or or verrà
Il punto micidiale;
Così l'umanità vive all'oscuro
E quando ha chiusi gl'occhi
Crede essersi dal mal posta in sicuro.

ARIA
O sciocchi, o frali
Sensi mortali
Mentre cadete in sonnacchioso oblio
Sul vostro sonno è vigilante dio.

RITORNELLO
Siete rimasi
Gioco dei casi,
Soggetti al rischio, e del periglio prede,
Se Amor, genio del mondo, non provvede.

RITORNELLO
Dormi, o Poppea,
Terrena dea;
Ti salverà dall'armi altrui rubelle,
Amor che move il sol e l'altre stelle.

RITORNELLI
Gia s'avvicina
La tua ruina;
Ma non ti nuocerà strano accidente,
Ch'Amor picciolo è sì, ma onnipotente.


SCENA XII
Ottone, Amore, Poppea, Arnalta
Ottone travestito da Drusilla capita nel giardino dove sta addormentata Poppea per ucciderla, e Amor lo vieta. Poppea nel fatto si sveglia, e inseguito (Ottone creduto Drusilla) dalle serventi di Poppea fugge.
Amor, protestando voler oltre la difesa di Poppea incoronarla in quel giorno imperatrice, se ne vola al Cielo, e fornisse l'atto Secondo.

OTTONE
Eccomi trasformato,
D'Otton in Drusilla,
Ma d'uom in serpe, al cui veleno, e rabbia
Non vide il mondo, e non vedrà simile.
Ma che veggio infelice ?
Tu dormi anima mia ?
Chiudesti gl'occhi
Per non aprirli più ?
Care pupille,
Il sonno vi serrò
Affinché non vediate
Questi prodigi strani:
La vostra morte uscir dalle mie mani.
Ohimè, trema il pensiero, il moto langue, ohimè,
E'l cor fuor del suo sito
Ramingo per le viscere tremanti
Cerca un cupo recesso, per celarsi,
O involto in un singulto,
Ei tenta di scampar fuor di me stesso,
Per non partecipar d'un tanto eccesso.
Ma che tardo ? Che bado ?
Costei m'aborre, e sprezza, e ancor io l'amo ?
Ho promesso ad Ottavia: se mi pento
Accelero a miei dì funesto il fine.
Esca di corte chi vuol esser pio.
Colui ch'ad altro guarda,
Ch'all'interesse suo, merta esser cieco.
Il fatto resta occulto,
La macchiata coscienza
Si lava con l'oblio.
Poppea, Poppea, t'uccido;
Amor, rispetti: addio, addio.

AMORE
Forsennato, scellerato,
Inimico del mio nume,
Tanto adunque si presume ?
Fulminarti io dovrei,
Ma non merti di morire
Per la mano degli dei.
Illeso va da questi strali acuti,
Non tolgo al manigoldo i suoi tributi.

POPPEA
Drusilla, in questo modo ?
Con l'armi ignude in mano,
Mentre nel mio giardin dormo soletta ?

ARNALTA
Accorrete, accorrete,
O servi, o damigelle,
Inseguir Drusilla, dalli, dalli,
Tanto mostro a ferir non sia chi falli,
dalli, dalli, dalli, dalli.

AMORE
Ho difesa Poppea,
Vuo' farla imperatrice,
Ho difesa Poppea.
Finale della Scena

AMORE
Hor al cielo men vado,
O bellissime Dame, o Cavalieri,
Vado, e fra d' hora a voi ritorno.
Se forse impatienti
Delle dimore mie voleste ritrovarmi,
Cercatemi per l' orme delle bellezze amate,
Nel cor de Cavalieri, negl' occhi delle Dame,
Se voi ben guarderete,
Sempre con l' armi in man mi troverete.

RITORNELLO o SINFONIA
SCENA VI (2a versione)
Ottone.
Ottone s'adira contro a se medesimo delli pensieri avuti di voler offendere Poppea nel disperato affetto della quale si contenta viver soggetto.

OTTONE
I miei subiti sdegni,
La politica mia già poco d'ora
M'indussero a pensare
D'uccidere Poppea ?
Oh mente maledetta,
Perché se' tu immortale, ond'io non posso
Svenarti, e castigarti ?
Pensai, parlai d'ucciderti, mio bene ?
Il mio genio perverso,
Rinnegati gl'affetti,
Ch'un tempo mi donasti,
Piegò, cadè, proruppe
In un pensier sì detestando, e reo ?
Cambiatemi quest'anima deforme,
Datemi un'altro spirito meno impuro
Per pietà vostra, o dei !
Rifiuto un inteletto,
Che discorre impietadi
Che pensò sanguinario, ed infernale
D'offendere il mio bene, e di svenarlo.
Isvieni, tramortisci,
Scellerata memoria, in ricordarlo.

RITORNELLO
Sprezzami quanto sai,
Odiami quanto vuoi,
Voglio esser Clizia al sol de' lumi tuoi.

RITORNELLO
Amerò senza speme
Al dispetto del Fato,
Fia mia delizia amarti disperato.

RITORNELLO
Blandirò i mie tormenti,
Nati dal tuo bel viso,
Sarò dannato, sì, ma in paradiso.

RITORNELLO


SCENA VII
Ottavia, Ottone.
Ottavia imperatrice comanda ad Ottone, che uccida Poppea sotto pena della sua indignazione, e che per sua salvezza si ponga in abito femminile, Ottone tutto si contrista e parte confuso.

OTTAVIA
Tu che dagli avi miei
Avesti le grandezze,
Se memoria conservi
De' benefici avuti, or dammi aita.

OTTONE
Maestade, che prega
È destin che necessita: son pronto
Ad ubbidirti, o regina,
Quando anco bisognasse
Sacrificare a te la mia ruina.

OTTAVIA
Voglio che la tua spada
Scriva gl'obblighi miei
Col sangue di Poppea; vuo' che l'uccida.

OTTONE
Che uccida chi ?
Chi ?

OTTAVIA
Poppea.

OTTONE
Che uccida, che uccida chi ?

OTTAVIA
Poppea.

OTTONE
Poppea ? Poppea ?
Che uccida Poppea ?

OTTAVIA
Poppea, Poppea, perché ?
Dunque ricusi
Quel che già promettesti ?

OTTONE
Io ciò promisi ?
Urbanità di complimento umile,
Modestia di parole costumate,
A che pena mortal mi condannate !

OTTAVIA
Che discorri fra te ?

OTTONE
Discorro il modo
Più cauto, e più sicuro
D'una impresa sì grande.
O Ciel, o dei,
In questo punto orrendo
Ritoglietemi i giorni, e i spirti miei.

OTTAVIA
Che mormori ?

OTTONE
Fo voti alla Fortuna,
Che mi doni attitudine a servirti.

OTTAVIA
E perché l'opra tua
Quanto più presta fia tanto più cara,
Precipita gl'indugi.

OTTONE
Sì tosto ho da morir ?

OTTAVIA
Ma che frequenti
Soliloqui son questi ?
Ti protesta
L'imperial mio sdegno,
Che se non vai veloce al maggior segno,
Pagherai la pigrizia con la testa.

OTTONE
Se Neron lo saprà ?

OTTAVIA
Cangia vestiti.
Abito muliebre ti ricopra,
E con frode opportuna
Sagace esecutor t'accingi all'opra.

OTTONE
Dammi tempo, dammi tempo, ond'io possa
Inferocir i sentimenti miei,
Disumanare il core...

OTTAVIA
Precipita gl'indugi.

OTTONE
Dammi tempo, dammi tempo, ond'io possa
Imbarbarir la mano;
Assuefar non posso in un momento
Il genio innamorato
Nell'arti del carnefice spietato.

OTTAVIA
Se tu non m'ubbidisci,
T'accuserò a Nerone,
Ch'abbi voluto usarmi
Violenze inoneste,
E farò sì, che ti si stancheranno intorno
Il tormento, e la morte in questo giorno.

OTTONE
Ad ubbedirti, imperatrice, io vado.
O Ciel,
O dei,
In questo punto orrendo
Ritoglietemi i giorni e i spirti miei.

OTTAVIA
Vattene, vattene pure; la vendetta è un cibo,
Che col sangue inimico si condisce.
Della spenta Poppea su'l monumento
Quasi a felice mensa
Prenderò così nobile alimento.
Mora, mora la rea,
Mora, mora Poppea,
Già, già la punta del coltel la svena
Scellerata, scellerata Poppea
Verrà teco in sepolcro ogni mia pena,
Risanarà il mio duolo,
Del tuo sangue odiato un sorso solo;
Gioirò vendicata,
Nascerà il mio seren da la tua morte.
E uccisa te, o malnata,
Non sarà più tiranno il mio consorte !
E tornerà giocondo
Il popolo, il senato e Roma, e' l mondo.


SCENA VIII
Drusilla, Valletto, Nutrice.
Drusilla vive consolata dalle promesse amorose di Ottone, e Valletto scherza con la Nutrice sopra la sua vecchiaia.

DRUSILLA
Felice cor mio
Festeggiami in seno,
Dopo i nembi, e gl'orror godrò il sereno.
Oggi spero ch'Ottone
Mi riconfermi il suo promesso amore,
Felice cor mio
Festeggiami in seno,
Festeggiami nel sen, lieto mio core.

VALLETTO
Nutrice, quanto pagheresti un giorno
D'allegra gioventù, com' ha Drusilla ?

NUTRICE
Tutto l'oro del mondo io pagherei.
L'invidia del ben d'altri,
L'odio di sè medesma,
La fiachezza dell'alma,
L'infermità del senso,
Son quattro ingredienti,
Anzi i quattro elementi
Di questa miserabile vecchiezza,
Che canuta, e tremante,
Dell'ossa proprie è un cimitero andante.

DRUSILLA
Non ti lagnar così, sei fresca ancora;
Non è il sol tramontato
Se ben passata è la vermiglia aurora.

RITORNELLO

NUTRICE
Il giorno femminil
Trova la sera sua nel mezzo dì.
Dal mezzo giorno in là
Sfiorisce la beltà;
Col tempo si fa dolce
Il frutto acerbo, e duro,
Ma in ore guasto vien quel, ch'è maturo.

RITORNELLO
Credetel pure a me,
O giovanette fresche in sul mattin;
Primavera è l'età
Ch'Amor con voi si stà;
Non lasciate che passi
Il verde april o'l maggio
Si suda troppo il luglio a far viaggio.

VALLETTO
Andiam a Ottavia omai
Signora nonna mia,...

NUTRICE
Ti darò una guanciata !

VALLETTO
...Venerabile antica,...

NUTRICE
Bugiardello !

VALLETTO
...Del buon Caronte idolatrata amica.

NUTRICE
Che sì,
Bugiardello insolente, che sì.

VALLETTO
Andiam, che in te è passata
La mezza notte, nonché il mezzo dì.


SCENA IX
Ottone, Drusilla.
Ottone palesa a Drusilla dover egli uccider Poppea per commissione d'Ottavia imperatrice, e chiede per andar sconosciuto all'impresa gl'abiti di lei la quale promette non meno gl'abiti che secretezza, ed aiuto.

OTTONE
Io non so dov'io vada;
Il palpitar del core
Ed il moto del piè non van d'accordo.
L'aria che m'entra in seno, quand'io respiro,
Trova il mio cor sì afflitto,
Ch'ella si cangia in subitaneo pianto;
E così mentr'io peno,
L'aria per compassion mi piange in seno

DRUSILLA
E dove signor mio ?

OTTONE
Drusilla, Drusilla !

DRUSILLA
Dove, dove, signor mio ?

OTTONE
Te sola io cerco.

DRUSILLA
Eccomi a tuoi piaceri.

OTTONE
Drusilla, io vuo' fidarti
Un secreto gravissimo; prometti
E silenzio e soccorso ?

DRUSILLA
Ciò che del sangue mio, non che dell'oro,
Può giovarti, è servirti,
È gia tuo più che mio.
Palesami il secreto,
Che del silenzio poi
Ti do l'anima in pegno, e la mia fede.

OTTONE
Non esser più gelosa
Di Poppea...

DRUSILLA
No, no.

OTTONE
...di Poppea.

DRUSILLA
Felice cor mio,
Festeggiami in seno.

OTTONE
Senti, senti.

DRUSILLA
Festeggiami in seno...

OTTONE
Senti, senti, io devo
Or ora per terribile comando
Immergerle nel sen questo mio brando.
Per ricoprir me stesso
In misfatto sì enorme
Io vorrei le tue vesti.

DRUSILLA
E le vesti e le vene io ti darò...

OTTONE
Se occultarmi potrò, vivremo poi
Uniti sempre in dilettosi amori;
Se morir converrammi,
Nell'idioma d'un pietoso pianto
Dimmi esequie, oh Drusilla,
Se dovrò fuggitivo
Scampar l'ira mortal di chi comanda,
Soccorri a mie fortune.

DRUSILLA
E le vesti e le vene
Ti darò volentieri;
Ma circospetto va', cauto procedi.
Nel rimanente sappi
Che le fortune, e le richezze mie
Ti saran tributarie in ogni loco;
E proverai Drusilla
Nobile amante, e tale,
Che mai, l'antica età non ebbe uguale.
Andiam, andiam.
Felice cor mio,
Festeggiami in seno.
Andiam, andiam pur, ch'io mi spoglio,
E di mia man travestirti io voglio.
Ma vuo' da te saper più a dentro, e a fondo
Di così orrenda impresa la cagione.

OTTONE
Andiam, andianne omai,
Che con alto stupore il tutto udrai.


SCENA X
Si muta la scena nel giardino di Poppea.
Poppea, Arnalta.
Poppea godendo della morte di Seneca perturbatore delle sue grandezze prega Amor che prosperi le sue fortune, e promette ad Arnalta sua nutrice continuato affetto, ed'essendo colta dal sonno se fa adagiar riposo nel giardino, dove da Arnalta con nanna soave vien addormetata.

POPPEA
Or che Seneca è morto,
Amor ricorro a te,
Guida mia speme in porto,
Fammi sposa al mio re.

ARNALTA
Pur sempre sulle nozze
Canzoneggiando vai.

POPPEA
Ad altro, Arnalta mia, non penso mai.

ARNALTA
Il più inquieto affetto
È la pazza ambizione;
Ma se arrivi agli scettri, e alle corone,
Non ti scordar di me,
Tiemmi appresso di te,
Né ti fidar giammai di cortigiani,
Perché in due cose sole
Giove è reso impotente:
Ei non può far che in Cielo entri la morte,
Né che la fede mai si trovi in corte.

POPPEA
Non dubitar, che meco
Sarai sempre la stessa,
E non fia mai che sia
Altra che tu la secretaria mia.
Amor, ricorro a te,
Guida mia speme in porto,
Fammi sposa...
Par che'l sonno m'alletti
A chiuder gl'occhi alla quiete in grembo.
Qui nel giardin, o Arnalta,
Fammi apprestar del riposare il modo,
Ch'alla fresc'aria addormentarmi godo.

ARNALTA
Udiste, ancelle, olà !

POPPEA
Se mi trasporta il sonno
Oltre gli spazi usati,
A risvegliar mi vieni,
Né conceder l'ingresso nel giardino
Fuor ch'a Drusilla, o ad altre confidenti.

ARNALTA
Adagiati, Poppea,
Acquietati, anima mia:
Sarai ben custodita.
Oblivion soave
I dolci sentimenti
In te, figlia, addormenti.
Posatevi occhi ladri,
Aperti deh che fate,
Se chiusi anco rubate ?
Poppea, rimanti in pace;
Luci care e gradite,
Dormite omai dormite.
Amanti vagheggiat'
Il miracolo novo:
È luminoso il dì, sì come suole,
E pur vedete, addormentato il sole.


SCENA XI
Amore.
Amore scenda dal Cielo mentre Poppea dorme per impedirli la morte, e si nasconde vicino a lei.

AMORE
Dorme, l'incauta dorme,
Ella non sa,
Ch'or or verrà
Il punto micidiale;
Così l'umanità vive all'oscuro
E quando ha chiusi gl'occhi
Crede essersi dal mal posta in sicuro.

ARIA
O sciocchi, o frali
Sensi mortali
Mentre cadete in sonnacchioso oblio
Sul vostro sonno è vigilante dio.

RITORNELLO
Siete rimasi
Gioco dei casi,
Soggetti al rischio, e del periglio prede,
Se Amor, genio del mondo, non provvede.

RITORNELLO
Dormi, o Poppea,
Terrena dea;
Ti salverà dall'armi altrui rubelle,
Amor che move il sol e l'altre stelle.

RITORNELLI
Gia s'avvicina
La tua ruina;
Ma non ti nuocerà strano accidente,
Ch'Amor picciolo è sì, ma onnipotente.


SCENA XII
Ottone, Amore, Poppea, Arnalta
Ottone travestito da Drusilla capita nel giardino dove sta addormentata Poppea per ucciderla, e Amor lo vieta. Poppea nel fatto si sveglia, e inseguito (Ottone creduto Drusilla) dalle serventi di Poppea fugge.
Amor, protestando voler oltre la difesa di Poppea incoronarla in quel giorno imperatrice, se ne vola al Cielo, e fornisse l'atto Secondo.

OTTONE
Eccomi trasformato,
D'Otton in Drusilla,
Ma d'uom in serpe, al cui veleno, e rabbia
Non vide il mondo, e non vedrà simile.
Ma che veggio infelice ?
Tu dormi anima mia ?
Chiudesti gl'occhi
Per non aprirli più ?
Care pupille,
Il sonno vi serrò
Affinché non vediate
Questi prodigi strani:
La vostra morte uscir dalle mie mani.
Ohimè, trema il pensiero, il moto langue, ohimè,
E'l cor fuor del suo sito
Ramingo per le viscere tremanti
Cerca un cupo recesso, per celarsi,
O involto in un singulto,
Ei tenta di scampar fuor di me stesso,
Per non partecipar d'un tanto eccesso.
Ma che tardo ? Che bado ?
Costei m'aborre, e sprezza, e ancor io l'amo ?
Ho promesso ad Ottavia: se mi pento
Accelero a miei dì funesto il fine.
Esca di corte chi vuol esser pio.
Colui ch'ad altro guarda,
Ch'all'interesse suo, merta esser cieco.
Il fatto resta occulto,
La macchiata coscienza
Si lava con l'oblio.
Poppea, Poppea, t'uccido;
Amor, rispetti: addio, addio.

AMORE
Forsennato, scellerato,
Inimico del mio nume,
Tanto adunque si presume ?
Fulminarti io dovrei,
Ma non merti di morire
Per la mano degli dei.
Illeso va da questi strali acuti,
Non tolgo al manigoldo i suoi tributi.

POPPEA
Drusilla, in questo modo ?
Con l'armi ignude in mano,
Mentre nel mio giardin dormo soletta ?

ARNALTA
Accorrete, accorrete,
O servi, o damigelle,
Inseguir Drusilla, dalli, dalli,
Tanto mostro a ferir non sia chi falli,
dalli, dalli, dalli, dalli.

AMORE
Ho difesa Poppea,
Vuo' farla imperatrice,
Ho difesa Poppea.
Finale della Scena

AMORE
Hor al cielo men vado,
O bellissime Dame, o Cavalieri,
Vado, e fra d' hora a voi ritorno.
Se forse impatienti
Delle dimore mie voleste ritrovarmi,
Cercatemi per l' orme delle bellezze amate,
Nel cor de Cavalieri, negl' occhi delle Dame,
Se voi ben guarderete,
Sempre con l' armi in man mi troverete.

RITORNELLO o SINFONIA

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