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ATTO TERZO

SCENA I
Si muta la scena nella città di Roma.
Drusilla.
Drusilla gioisce sperando di breve intender la morte di Poppea sua rivale
per goder degl'amori di Ottone.

DRUSILLA
O felice Drusilla, o che spero, che sper'io;
Corre adesso per me l'ora fatale,
Perirà, morirà la mia rivale,
E Otton finalmente sarà mio.
O che spero, che sper'io!
Se le mie vesti
Avran servito
A ben coprirlo,
Con vostra pace, o dei,
Adorar io vorrò gl'arnesi miei.
O felice Drusilla, o che spero, che sper'io!


SCENA II
Arnalta, Drusilla, Littore con molti simili.
Arnalta nutrice di Poppea, con Littore con molti simili fa prender Drusilla, la quale si duole di se medesma.

ARNALTA
Ecco la scellerata
Che pensando occultarsi,
Di vesti s'è mutata.

DRUSILLA
E qual peccato, qual, qual pecc...

LITTORE
Fermati, morta sei.

DRUSILLA
E qual peccato mi conduce a morte ?

LITTORE
Ancor t'infingi, sanguinaria indegna ?
A Poppea dormiente
Macchinasti la morte.

DRUSILLA
Ahi caro amico, ahi sorte, sorte,
Ahi mie vesti innocenti!
Di me dolermi deggio, e non d'altrui;
Credula troppo, e troppo, troppo incauta fui.


SCENA III
Arnalta, Nerone, Drusilla, Littore con molti simili.
Nerone interroga Drusilla del tentato omicidio, lei per salvar dall'ira di Nerone, Ottone suo amante, confessa per odio antico (benché innocente) aver voluto uccider Poppea, ove da Nerone vien sentenziata a morte.

ARNALTA
Signor, ecco la rea
Che trafigger tentò
La matrona Poppea;
Dormiva l'innocente
Nel suo proprio giardino,
Sopraggiunse costei col ferro ignudo,
Se no si risvegliava
La tua devota ancella,
Sopra di lei cadeva il colpo crudo.

NERONE
Onde tanto ardimento ?
E chi t'indusse
Rubella al tradimento ?

DRUSILLA
Innocente son io,
Lo sa la mia coscienza, e lo sa dio.

NERONE
No, no, confessa ormai,
S'attentasti per odio o ti spinse
L'autoritade, o l'oro al gran misfatto.

DRUSILLA
Innocente son io,
Lo sa la mia coscienza, e lo sa dio.

NERONE
Tormenti, funi e fochi
Cavino da costei
Il mandante, e i correi.

DRUSILLA
Misera me, piuttosto
Ch'un atroce tormento
Mi sforzi a dir quel
che tacer vorrei,
Sopra me stessa toglio
La sentenza mortal, e'l monumento.
O voi, ch'al mondo vi chiamate amici,
Deh specchiatevi in me:
Questi del vero amico son gl'uffici.

ARNALTA
Che cinguetti ribalda ?

LITTORE
Che vaneggi assasina ?

NERONE
Che parli traditrice ?

DRUSILLA
Contrastano in me stessa
Con fiera concorrenza
Amor e l'innocenza.

NERONE
Prima ch'aspri tormenti
Ti facciano sentir il mio disdegno,
Or persuadi all'ostinato ingegno
Di confessar gl'orditi tradimenti.

DRUSILLA
Signor, io fui la rea, ch'uccider volli
L'innocente Poppea.
Quest'alma, e questa mano
Fur le complici sole;
A ciò m'indusse un odio occulto antico;
Non cercar più, la verità ti dico.

NERONE
Conducete costei
Al carnefice omai,
Fate ch'egli ritrovi,
Con una morte a tempo,
Qualche lunga, amarissima agonia,
Ch'inasprisca la morte a questa ria.

DRUSILLA
Adorato mio bene
Amami anche sepolta,
E sul sepolcro mio
Mandino gl'occhi tuoi sol una volta
Dalle fonti del core
Lacrime di pietà se non d'amore;
Ch'io vado fida amica e vera amante
Tra i manigoldi irati
A coprir col mio sangue i tuoi peccati.

NERONE
Che si tarda, o ministri,
Con una atroce fine
Provi, provi costei
Mille morti oggi mai, mille ruine.


SCENA IV
Ottone, Nerone, Drusilla, Littore con molti simili.
Ottone vedendo rea l'innocente Drusilla palesa se medesimo, colpevole del fatto
confessando aver voluto commettere il delitto per commissione d'Ottavia imperatrice, Nerone inteso ciò li salva la vita, dandoli l'esilio, e spogliandolo di fortune, Drusilla chiede in grazia d'andar in esilio seco e partono consolati, Nerone decreta il repudio d'Ottavia imperatrice, e che oltre all'esilio sia posta in una barca nel mare a discrezione de'venti.

OTTONE
No, no, questa sentenza
Cada sopra di me che ne son degno.

DRUSILLA
Io fui la rea
ch'uccider volli
L'inocente Poppea.

OTTONE
Siatemi testimoni, o cieli, o dei,
Innocente è costei.

DRUSILLA
Quest'alma, e questa mano
Fur le complici sole;
A ciò m'indusse un odio occulto antico;
Non cercar più, la verità ti dico.

OTTONE
Innocente, innocente è costei.
Io con le vesti di Drusilla andai,
Per ordine di Ottavia imperatrice
Ad attentar la morte di Poppea.
Dammi signor, con la tua man la morte.

DRUSILLA
Io fui la rea, ch'uccider volli
L'innocente Poppea.

OTTONE
Giove, Nemesi, Astrea
Fulminate il mio capo,
Che per giusta vendetta
Il patibolo orrendo a me s'aspetta.

DRUSILLA
A me s'aspetta.

OTTONE
A me s'aspetta.

DRUSILLA
A me.

OTTONE
A me.

DRUSILLA
A me.

OTTONE
A me s'aspetta.
Dammi, signor, con la tua man la morte;
E se non vuoi che la tua mano adorni
Di decoro il mio fine,
Mentre della tua grazia io resto privo
All'infelicità lasciami vivo.
Se tu vuoi tormentarmi
La mia coscienza ti darà i flagelli;
S'a leoni, ed a gl'orsi espormi vuoi,
Dammi in preda al pensier delle mie colpe,
Che mi divorerà l'ossa e le polpe.

NERONE
Vivi, ma va ne' più remoti lidi
Di titoli spogliato, e di fortune,
E serva a te mendico, e derelitto,
Di flagello, e spelonca il tuo delitto.
E tu ch'ardisti tanto,
O nobile matrona,
Per ricoprir costui
D'apportar salutifere bugie
Vivi alla fama della mia clemenza,
Vivi alle glorie della tua fortezza,
E sia del sesso tuo nel secol nostro
La tua costanza un adorabil mostro.

DRUSILLA
In esilio con lui
Deh, signor mio, consenti,
Ch'io tragga i giorni ridenti.

NERONE
Vanne come ti piace.

OTTONE
Signor, non son punito, anzi beato;
La virtù di costei
Sarà richezza, e gloria a'giorni miei.

DRUSILLA
Ch'io viva, o mora teco: altro non voglio.
Dono alla mia fortuna
Tutto ciò che mi diede,
Purché tu riconosca
In cor di donna una costante fede.

LITTORE
Orsù, orsù finiamola, andate alla malora.

NERONE
Delibero e risolvo
Con editto solenne
Il ripudio d'Ottavia,
E con perpetuo esilio
Da Roma io la proscrivo.
Sia pur condotta
al più vicino lido.
Le s'appresti in momenti
Qualche spalmato legno,
E sia commessa al bersagliao de'venti.
Convengo giustamente risentirmi.
Volate ad ubbidirmi.


SCENA V
Poppea, Nerone.
Nerone giura a Poppea, che sarà in quel giorno sua sposa.

POPPEA
Signor, oggi rinasco,
e i primi fiati
Di questa nova vita,
Voglio che sian sospiri
Che ti facciano fede
Che, rinata per te, languisco e moro,
E morendo e vivendo ogn'or t'adoro.

NERONE
Non fu, non fu Drusilla, no,
Ch'ucciderti tentò.

POPPEA
Chi fu, chi fu il fellone ?

NERONE
Il nostro amico Ottone.

POPPEA
Egli da sé ?

NERONE
D'Ottavia fu il pensiero.

POPPEA
Or hai giusta cagione
Di passar al ripudio.

NERONE
Oggi, come promisi,
Mia sposa tu sarai.

POPPEA
Sì caro dì veder non spero mai.

NERONE
Per il nome di Giove, e per il mio,
Oggia sarai, ti giuro,
Di Roma imperatrice,
In parola regal te n'assicuro.

POPPEA
In parola, in parola...

NERONE
In parola regal.

POPPEA
In parola regal ?

NERONE
In parola regal te n'assicuro.

POPPEA
Idolo del cor mio, giunta è pur l'ora
Ch'io del mio ben godrò.

NERONE e POPPEA
Ne più s'interporrà noia o dimora.
Cor nel petto non ho:
Me'l rubasti, sì, sì,
Dal sen me lo rapì
De' tuoi begl'occhi il lucido sereno,
Per te, ben mio, non ho più core in seno,
Stringerò tra le braccia innamorate
Chi mi trafisse... ohimè,
Non interrotte avrò l'ore beate,
Se son perduta/o in te,
In te mi cercarò,
In te mi trovarò,
E tornerò a riperdermi ben mio,
Che sempre in te perduto/a mi trovarò,
in te perduto/a esser vogl'io.


SCENA VI
Ottavia.
Ottavia repudiata da Nerone deposto l'abito imperiale parte sola miseramente piangendo in abbandonare la patria ed i parenti.

OTTAVIA
Addio Roma, addio patria, amici addio.
Innocente da voi partir convengo.
Vado a patir l'esilio in pianti amari,
Navigo disperata i sordi mari.
L'aria, che d'ora in ora
Riceverà i miei fiati,
Li porterà, per nome del cor mio,
A veder, a baciar le patrie mura,
Ed io, starò solinga,
Alternando le mosse ai pianti, ai passi,
Insegnando pietade ai tronchi, e ai sassi.
Remigate oggi mai perversa genti,
Allontanatevi omai dagli amati lidi.
Ahi, sacrilego duolo,
Tu m'interdici il pianto
Mentre lascio la patria,
Né stillar una lacrima poss'io
Mentre dico ai parenti e a Roma: addio.

Qui entra in barca.


SCENA VII
Arnalta.
Arnalta, nutrice e consigliera di Poppea, gode in vedersi assunta al grado di confidente d'una imperatrice, e giubila de' suoi contenti.

ARNALTA
Oggi sarà Poppea
Di Roma imperatrice;
Io, che son la nutrice,
Ascenderò delle grandezze i gradi:
No, no, col volgo io non m'abbasso più;
Chi mi diede del tu,
Or con nova armonia
Gorgheggierammi il "Vostra Signoria"
Chi m'incontra per strada
Mi dice: "fresca donna e bella ancora",
Ed io, pur so che sembro
Delle Sibille il leggendario antico;
Ma ogn'un così m'adula,
Credendo guadagnarmi
Per interceder grazie da Poppea:
Ed io fingendo non capir le frodi,
In coppa di bugia bevo le lodi.
Io nacqui serva, e morirò matrona.
Mal volentier morrò;
Se rinascessi un di,
Vorrei nascer matrona, e morir serva.
Chi lascia le grandezze
Piangendo a morte va;
Ma, ma, chi servendo sta,
Con più felice sorte,
Come fin degli stenti ama la morte.


SCENA VIII
Si muta la scena nella reggia di Nerone.
Nerone, Poppea, Consoli, Tribuni, Amore, Venere in Cielo e Coro d'Amori Nerone sollennemente assiste alla Coronazione di Poppea, la quale a nome del popolo, del senato romano viene indiademata da Consoli e Tribuni, Amor parimenti cala dal Cielo con Venere, Grazie ed Amori, e medesimamente incorona Poppea come dea delle bellezze in terra, e fornisse l'opera.

NERONE
Ascendi, o mia diletta,
Della sovrana altezza
All'apice sublime, o mia diletta,
Blandita dalle glorie
Ch'ambiscono servirti come ancelle,
Acclamata dal mondo e dalle stelle;
Scrivi del tuo trionfo
Tra i più cari trofei,
Adorata Poppea, gl'affetti miei.

POPPEA
La mia mente confusa,
Al non usato lume,
Quasi perde il costume,
Signor, di ringraziarti.
Su quest'eccelse cime,
Ove mi collocasti,
Per venerarti a pieno,
Io non ho cor che basti.
Doveva la natura,
Al sopra più degli eccesivi affetti,
Un core a parte fabbricar ne' petti.
Passacaglio

NERONE
Per capirti negl'occhi
Il sol s'impicciolì,
Per albergarti in seno
L'alba dal ciel partì,
Passacaglio
E per farti sovrana a donne e a dee,
Giove, nel tuo bel volto,
Stillò le stelle e consumò l'idee.

POPPEA
Dà licenza al mio spirto,
Ch'esca dall'amoroso laberinto
Di tante lodi e tante,
E che s'umilii a te, come conviene,
Mio re, mio sposo, mio signor, mio bene.

NERONE
Ecco vengono i consoli e i tribuni
Per riverirti, o cara
Nel solo rimirarti,
Il popol e'l senato
Omai comincia a divenir beato.

RITORNELLO o SINFONIA
CONSOLI
A te sovrana augusta,

CONSOLI e TRIBUNI
Con il consenso universal di Roma,
Indiademiam la chioma.

CONSOLI
A te l'Asia, a te l'Africa s'atterra;

TRIBUNI
A te l'Europa, e'l mar che cinge e serra

CONSOLI e TRIBUNI
Quest'impero felice,
Ora consacra e dona
Questa del mondo imperial corona.

RITORNELLO o SINFONIA

CORO D'AMORI

AMORE
Scendiam, scendiamo,
Compagni alati.

AMORE II°, AMORE III° e AMORE
Voliam, voliamo, ai sposi amati.

AMORE
Al nostro volo,
Risplendano assistenti, i sommi divi.

AMORE III°, AMORE II° e AMORE
Dall'alto polo
Si veggian fiammeggiar raggi più vivi.

AMORE
Se i consoli e i tribuni,
Poppea, t'han coronato
Sopra provincie e regni,
Or ti corona Amor, donna felice,
Come sopra le belle imperatrice.
Madre, madre, sia con tua pace
In ciel tu sei Poppea,
Questa è Venere in terra.

VENERE
Io mi compiaccio, o figlio
Di quanto aggrada a te;
Diasi pur a Poppea
Il titolo di dea.

POPPEA e NERONE
Su, Venere ed Amor, su,
Lodi l' alma, e salti il cor.
Nessun fugga l' aurea face
Ben che strugga sempre piace.
Su, Venere ed Amor, su,
Lodi l' alma, e salti il cor.

CORO D' AMORI

AMORE, AMORE I°, AMORE II° e AMORE III°
Or cantiamo giocondi,
In terra, e in Cielo
Il gioir sovrabbondi,
E in ogni clima, in ogni regione
Si senta rimbombar "Poppea e Nerone".

RITORNELLO

POPPEA e POPPEA
Pur ti miro,
Pur ti godo,
Pur ti stringo,
Pur t'annodo,
Più non peno,
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.
Io son tua...
Tuo son io...
Speme mia, dillo, dì,
Tu sei pur, speme mia
L'idol mio, dillo, dì,
Tu sei pur,
Sì, mio ben,
Sì, mio cor, mia vita, sì.
Pur ti miro,
Pur ti godo,
Pur ti stringo,
Pur t'annodo,
Più non peno,
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.
ATTO TERZO

SCENA I
Si muta la scena nella città di Roma.
Drusilla.
Drusilla gioisce sperando di breve intender la morte di Poppea sua rivale
per goder degl'amori di Ottone.

DRUSILLA
O felice Drusilla, o che spero, che sper'io;
Corre adesso per me l'ora fatale,
Perirà, morirà la mia rivale,
E Otton finalmente sarà mio.
O che spero, che sper'io!
Se le mie vesti
Avran servito
A ben coprirlo,
Con vostra pace, o dei,
Adorar io vorrò gl'arnesi miei.
O felice Drusilla, o che spero, che sper'io!


SCENA II
Arnalta, Drusilla, Littore con molti simili.
Arnalta nutrice di Poppea, con Littore con molti simili fa prender Drusilla, la quale si duole di se medesma.

ARNALTA
Ecco la scellerata
Che pensando occultarsi,
Di vesti s'è mutata.

DRUSILLA
E qual peccato, qual, qual pecc...

LITTORE
Fermati, morta sei.

DRUSILLA
E qual peccato mi conduce a morte ?

LITTORE
Ancor t'infingi, sanguinaria indegna ?
A Poppea dormiente
Macchinasti la morte.

DRUSILLA
Ahi caro amico, ahi sorte, sorte,
Ahi mie vesti innocenti!
Di me dolermi deggio, e non d'altrui;
Credula troppo, e troppo, troppo incauta fui.


SCENA III
Arnalta, Nerone, Drusilla, Littore con molti simili.
Nerone interroga Drusilla del tentato omicidio, lei per salvar dall'ira di Nerone, Ottone suo amante, confessa per odio antico (benché innocente) aver voluto uccider Poppea, ove da Nerone vien sentenziata a morte.

ARNALTA
Signor, ecco la rea
Che trafigger tentò
La matrona Poppea;
Dormiva l'innocente
Nel suo proprio giardino,
Sopraggiunse costei col ferro ignudo,
Se no si risvegliava
La tua devota ancella,
Sopra di lei cadeva il colpo crudo.

NERONE
Onde tanto ardimento ?
E chi t'indusse
Rubella al tradimento ?

DRUSILLA
Innocente son io,
Lo sa la mia coscienza, e lo sa dio.

NERONE
No, no, confessa ormai,
S'attentasti per odio o ti spinse
L'autoritade, o l'oro al gran misfatto.

DRUSILLA
Innocente son io,
Lo sa la mia coscienza, e lo sa dio.

NERONE
Tormenti, funi e fochi
Cavino da costei
Il mandante, e i correi.

DRUSILLA
Misera me, piuttosto
Ch'un atroce tormento
Mi sforzi a dir quel
che tacer vorrei,
Sopra me stessa toglio
La sentenza mortal, e'l monumento.
O voi, ch'al mondo vi chiamate amici,
Deh specchiatevi in me:
Questi del vero amico son gl'uffici.

ARNALTA
Che cinguetti ribalda ?

LITTORE
Che vaneggi assasina ?

NERONE
Che parli traditrice ?

DRUSILLA
Contrastano in me stessa
Con fiera concorrenza
Amor e l'innocenza.

NERONE
Prima ch'aspri tormenti
Ti facciano sentir il mio disdegno,
Or persuadi all'ostinato ingegno
Di confessar gl'orditi tradimenti.

DRUSILLA
Signor, io fui la rea, ch'uccider volli
L'innocente Poppea.
Quest'alma, e questa mano
Fur le complici sole;
A ciò m'indusse un odio occulto antico;
Non cercar più, la verità ti dico.

NERONE
Conducete costei
Al carnefice omai,
Fate ch'egli ritrovi,
Con una morte a tempo,
Qualche lunga, amarissima agonia,
Ch'inasprisca la morte a questa ria.

DRUSILLA
Adorato mio bene
Amami anche sepolta,
E sul sepolcro mio
Mandino gl'occhi tuoi sol una volta
Dalle fonti del core
Lacrime di pietà se non d'amore;
Ch'io vado fida amica e vera amante
Tra i manigoldi irati
A coprir col mio sangue i tuoi peccati.

NERONE
Che si tarda, o ministri,
Con una atroce fine
Provi, provi costei
Mille morti oggi mai, mille ruine.


SCENA IV
Ottone, Nerone, Drusilla, Littore con molti simili.
Ottone vedendo rea l'innocente Drusilla palesa se medesimo, colpevole del fatto
confessando aver voluto commettere il delitto per commissione d'Ottavia imperatrice, Nerone inteso ciò li salva la vita, dandoli l'esilio, e spogliandolo di fortune, Drusilla chiede in grazia d'andar in esilio seco e partono consolati, Nerone decreta il repudio d'Ottavia imperatrice, e che oltre all'esilio sia posta in una barca nel mare a discrezione de'venti.

OTTONE
No, no, questa sentenza
Cada sopra di me che ne son degno.

DRUSILLA
Io fui la rea
ch'uccider volli
L'inocente Poppea.

OTTONE
Siatemi testimoni, o cieli, o dei,
Innocente è costei.

DRUSILLA
Quest'alma, e questa mano
Fur le complici sole;
A ciò m'indusse un odio occulto antico;
Non cercar più, la verità ti dico.

OTTONE
Innocente, innocente è costei.
Io con le vesti di Drusilla andai,
Per ordine di Ottavia imperatrice
Ad attentar la morte di Poppea.
Dammi signor, con la tua man la morte.

DRUSILLA
Io fui la rea, ch'uccider volli
L'innocente Poppea.

OTTONE
Giove, Nemesi, Astrea
Fulminate il mio capo,
Che per giusta vendetta
Il patibolo orrendo a me s'aspetta.

DRUSILLA
A me s'aspetta.

OTTONE
A me s'aspetta.

DRUSILLA
A me.

OTTONE
A me.

DRUSILLA
A me.

OTTONE
A me s'aspetta.
Dammi, signor, con la tua man la morte;
E se non vuoi che la tua mano adorni
Di decoro il mio fine,
Mentre della tua grazia io resto privo
All'infelicità lasciami vivo.
Se tu vuoi tormentarmi
La mia coscienza ti darà i flagelli;
S'a leoni, ed a gl'orsi espormi vuoi,
Dammi in preda al pensier delle mie colpe,
Che mi divorerà l'ossa e le polpe.

NERONE
Vivi, ma va ne' più remoti lidi
Di titoli spogliato, e di fortune,
E serva a te mendico, e derelitto,
Di flagello, e spelonca il tuo delitto.
E tu ch'ardisti tanto,
O nobile matrona,
Per ricoprir costui
D'apportar salutifere bugie
Vivi alla fama della mia clemenza,
Vivi alle glorie della tua fortezza,
E sia del sesso tuo nel secol nostro
La tua costanza un adorabil mostro.

DRUSILLA
In esilio con lui
Deh, signor mio, consenti,
Ch'io tragga i giorni ridenti.

NERONE
Vanne come ti piace.

OTTONE
Signor, non son punito, anzi beato;
La virtù di costei
Sarà richezza, e gloria a'giorni miei.

DRUSILLA
Ch'io viva, o mora teco: altro non voglio.
Dono alla mia fortuna
Tutto ciò che mi diede,
Purché tu riconosca
In cor di donna una costante fede.

LITTORE
Orsù, orsù finiamola, andate alla malora.

NERONE
Delibero e risolvo
Con editto solenne
Il ripudio d'Ottavia,
E con perpetuo esilio
Da Roma io la proscrivo.
Sia pur condotta
al più vicino lido.
Le s'appresti in momenti
Qualche spalmato legno,
E sia commessa al bersagliao de'venti.
Convengo giustamente risentirmi.
Volate ad ubbidirmi.


SCENA V
Poppea, Nerone.
Nerone giura a Poppea, che sarà in quel giorno sua sposa.

POPPEA
Signor, oggi rinasco,
e i primi fiati
Di questa nova vita,
Voglio che sian sospiri
Che ti facciano fede
Che, rinata per te, languisco e moro,
E morendo e vivendo ogn'or t'adoro.

NERONE
Non fu, non fu Drusilla, no,
Ch'ucciderti tentò.

POPPEA
Chi fu, chi fu il fellone ?

NERONE
Il nostro amico Ottone.

POPPEA
Egli da sé ?

NERONE
D'Ottavia fu il pensiero.

POPPEA
Or hai giusta cagione
Di passar al ripudio.

NERONE
Oggi, come promisi,
Mia sposa tu sarai.

POPPEA
Sì caro dì veder non spero mai.

NERONE
Per il nome di Giove, e per il mio,
Oggia sarai, ti giuro,
Di Roma imperatrice,
In parola regal te n'assicuro.

POPPEA
In parola, in parola...

NERONE
In parola regal.

POPPEA
In parola regal ?

NERONE
In parola regal te n'assicuro.

POPPEA
Idolo del cor mio, giunta è pur l'ora
Ch'io del mio ben godrò.

NERONE e POPPEA
Ne più s'interporrà noia o dimora.
Cor nel petto non ho:
Me'l rubasti, sì, sì,
Dal sen me lo rapì
De' tuoi begl'occhi il lucido sereno,
Per te, ben mio, non ho più core in seno,
Stringerò tra le braccia innamorate
Chi mi trafisse... ohimè,
Non interrotte avrò l'ore beate,
Se son perduta/o in te,
In te mi cercarò,
In te mi trovarò,
E tornerò a riperdermi ben mio,
Che sempre in te perduto/a mi trovarò,
in te perduto/a esser vogl'io.


SCENA VI
Ottavia.
Ottavia repudiata da Nerone deposto l'abito imperiale parte sola miseramente piangendo in abbandonare la patria ed i parenti.

OTTAVIA
Addio Roma, addio patria, amici addio.
Innocente da voi partir convengo.
Vado a patir l'esilio in pianti amari,
Navigo disperata i sordi mari.
L'aria, che d'ora in ora
Riceverà i miei fiati,
Li porterà, per nome del cor mio,
A veder, a baciar le patrie mura,
Ed io, starò solinga,
Alternando le mosse ai pianti, ai passi,
Insegnando pietade ai tronchi, e ai sassi.
Remigate oggi mai perversa genti,
Allontanatevi omai dagli amati lidi.
Ahi, sacrilego duolo,
Tu m'interdici il pianto
Mentre lascio la patria,
Né stillar una lacrima poss'io
Mentre dico ai parenti e a Roma: addio.

Qui entra in barca.


SCENA VII
Arnalta.
Arnalta, nutrice e consigliera di Poppea, gode in vedersi assunta al grado di confidente d'una imperatrice, e giubila de' suoi contenti.

ARNALTA
Oggi sarà Poppea
Di Roma imperatrice;
Io, che son la nutrice,
Ascenderò delle grandezze i gradi:
No, no, col volgo io non m'abbasso più;
Chi mi diede del tu,
Or con nova armonia
Gorgheggierammi il "Vostra Signoria"
Chi m'incontra per strada
Mi dice: "fresca donna e bella ancora",
Ed io, pur so che sembro
Delle Sibille il leggendario antico;
Ma ogn'un così m'adula,
Credendo guadagnarmi
Per interceder grazie da Poppea:
Ed io fingendo non capir le frodi,
In coppa di bugia bevo le lodi.
Io nacqui serva, e morirò matrona.
Mal volentier morrò;
Se rinascessi un di,
Vorrei nascer matrona, e morir serva.
Chi lascia le grandezze
Piangendo a morte va;
Ma, ma, chi servendo sta,
Con più felice sorte,
Come fin degli stenti ama la morte.


SCENA VIII
Si muta la scena nella reggia di Nerone.
Nerone, Poppea, Consoli, Tribuni, Amore, Venere in Cielo e Coro d'Amori Nerone sollennemente assiste alla Coronazione di Poppea, la quale a nome del popolo, del senato romano viene indiademata da Consoli e Tribuni, Amor parimenti cala dal Cielo con Venere, Grazie ed Amori, e medesimamente incorona Poppea come dea delle bellezze in terra, e fornisse l'opera.

NERONE
Ascendi, o mia diletta,
Della sovrana altezza
All'apice sublime, o mia diletta,
Blandita dalle glorie
Ch'ambiscono servirti come ancelle,
Acclamata dal mondo e dalle stelle;
Scrivi del tuo trionfo
Tra i più cari trofei,
Adorata Poppea, gl'affetti miei.

POPPEA
La mia mente confusa,
Al non usato lume,
Quasi perde il costume,
Signor, di ringraziarti.
Su quest'eccelse cime,
Ove mi collocasti,
Per venerarti a pieno,
Io non ho cor che basti.
Doveva la natura,
Al sopra più degli eccesivi affetti,
Un core a parte fabbricar ne' petti.
Passacaglio

NERONE
Per capirti negl'occhi
Il sol s'impicciolì,
Per albergarti in seno
L'alba dal ciel partì,
Passacaglio
E per farti sovrana a donne e a dee,
Giove, nel tuo bel volto,
Stillò le stelle e consumò l'idee.

POPPEA
Dà licenza al mio spirto,
Ch'esca dall'amoroso laberinto
Di tante lodi e tante,
E che s'umilii a te, come conviene,
Mio re, mio sposo, mio signor, mio bene.

NERONE
Ecco vengono i consoli e i tribuni
Per riverirti, o cara
Nel solo rimirarti,
Il popol e'l senato
Omai comincia a divenir beato.

RITORNELLO o SINFONIA
CONSOLI
A te sovrana augusta,

CONSOLI e TRIBUNI
Con il consenso universal di Roma,
Indiademiam la chioma.

CONSOLI
A te l'Asia, a te l'Africa s'atterra;

TRIBUNI
A te l'Europa, e'l mar che cinge e serra

CONSOLI e TRIBUNI
Quest'impero felice,
Ora consacra e dona
Questa del mondo imperial corona.

RITORNELLO o SINFONIA

CORO D'AMORI

AMORE
Scendiam, scendiamo,
Compagni alati.

AMORE II°, AMORE III° e AMORE
Voliam, voliamo, ai sposi amati.

AMORE
Al nostro volo,
Risplendano assistenti, i sommi divi.

AMORE III°, AMORE II° e AMORE
Dall'alto polo
Si veggian fiammeggiar raggi più vivi.

AMORE
Se i consoli e i tribuni,
Poppea, t'han coronato
Sopra provincie e regni,
Or ti corona Amor, donna felice,
Come sopra le belle imperatrice.
Madre, madre, sia con tua pace
In ciel tu sei Poppea,
Questa è Venere in terra.

VENERE
Io mi compiaccio, o figlio
Di quanto aggrada a te;
Diasi pur a Poppea
Il titolo di dea.

POPPEA e NERONE
Su, Venere ed Amor, su,
Lodi l' alma, e salti il cor.
Nessun fugga l' aurea face
Ben che strugga sempre piace.
Su, Venere ed Amor, su,
Lodi l' alma, e salti il cor.

CORO D' AMORI

AMORE, AMORE I°, AMORE II° e AMORE III°
Or cantiamo giocondi,
In terra, e in Cielo
Il gioir sovrabbondi,
E in ogni clima, in ogni regione
Si senta rimbombar "Poppea e Nerone".

RITORNELLO

POPPEA e POPPEA
Pur ti miro,
Pur ti godo,
Pur ti stringo,
Pur t'annodo,
Più non peno,
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.
Io son tua...
Tuo son io...
Speme mia, dillo, dì,
Tu sei pur, speme mia
L'idol mio, dillo, dì,
Tu sei pur,
Sì, mio ben,
Sì, mio cor, mia vita, sì.
Pur ti miro,
Pur ti godo,
Pur ti stringo,
Pur t'annodo,
Più non peno,
Più non moro,
O mia vita, o mi tesoro.

(LIBRETTO:Giovanni Francesco Busenello)



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