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SCENA TERZA
Detti e Rodrigo
Rodrigo appare nel fondo. Tebaldo s'avanza verso di lui, gli parla un momento a voce bassa, poi torna alla Regina

TEBALDO
presentando Rodrigo
Il marchese di Posa, grande di Spagna.

RODRIGO
inchinandosi alla Regina, poi covrendosi
Donna!
Per Vostra Maestà, l'augusta madre un foglio
Mi confidò in Parigi.
Porge la lettera alla Regina; poi aggiunge sottovoce, dandole un biglietto insieme al real foglio
(Leggete in nome della grazia eterna!)
Mostrando la lettera alle Dame
Ecco il regal suggello, i fiordalisi d'or.

Elisabetta rimane un momento confusa, immobile, mentre Rodrigo si avvicina alla Principessa d'Eboli

EBOLI
a Rodrigo
Che mai si fa nel suol francese,
Così gentil, così cortese?

RODRIGO
ad Eboli
D'un gran torneo si parla già,
E del torneo il Re sarà.

ELISABETTA
guardando il biglietto, fra sé
(Ah! non ardisco - aprirlo ancor;
Se il fo, tradisco - del Re l'onor.
Perché tremo! Quest'alma è pura ancor.
Iddio mi legge in cor).

EBOLI
a Rodrigo
Son le Francesi gentili tanto
E d'eleganza, di grazia han vanto.

RODRIGO
ad Eboli
In voi brillare sol si vedrà
La grazia insieme alla beltà.

EBOLI
a Rodrigo
È mai ver che alle feste regali
Le Francesi hanno tali beltà,
Che nel cielo sol trovano rivali?

RODRIGO
ad Eboli
La più bella mancar lor potrà.

ELISABETTA
fra sé leggendo il biglietto
(Per la memoria che ci lega, in nome
D'un passato a me caro,
V'affidate a costui, ven prego.CARLO).

EBOLI
a Rodrigo
Nei balli a Corte, pei nostri manti
La seta e l'oro sono eleganti?

RODRIGO
ad Eboli
Tutto sta bene allor che s'ha
La vostra grazia e la beltà.

ELISABETTA
a Rodrigo
Grata io son - Un favor chiedete alla Regina.

RODRIGO
vivamente
Accetto e non per me.

ELISABETTA
tra sé
(Io mi sostengo appena!)

EBOLI
a Rodrigo
Chi più degno di voi può sue brame veder
Appagate?

ELISABETTA
tra sé
(Oh terror!)

EBOLI
Ditelo! Chi?

ELISABETTA
Chi mai?

RODRIGO
Carlo, ch'è sol - il nostro amore,
Vive nel duol - su questo suol.
E nessuna sa - quanto dolore
Del suo bel cor - fa vizzo il fior.
In voi la speme - è di chi geme;
S'abbia la pace ed il vigor.
Dato gli sia - che vi riveda,
Se tornerà - salvo sarà.

EBOLI
tra sé
(Un dì che presso alla sua madre io stava
Vidi Carlo tremar... Amor avria per me?..)

ELISABETTA
tra sé
(La doglia in me si aggrava,
Rivederlo è morir!)

EBOLI
tra sé
(Perché celarlo a me?)

RODRIGO
Carlo del Re - suo genitore
Rinchiuso il core - ognor trovò,
Eppur non so - chi dell'amore
Saria più degno - ah, inver no'l so.
Un solo, un sol - detto d'amore
Sparire il duol - faria dal core;
Dato gli sia - che vi riveda,
Se tornerà - salvo sarà.

ELISABETTA
con dignità e risoluzione a Tebaldo che s'è avvicinato
Va, pronta io sono il figlio a riveder.

EBOLI
fra sé agitata
(Oserà mai?... potesse aprirmi il cor!)

Rodrigo prende la mano della principessa d'Eboli e s'allontana con lei parlando sottovoce


SCENA QUARTA
Detti, e Don Carlo

Don Carlo si mostra condotto da Tebaldo. Rodrigo parla sommesso a Tebaldo che entra nel convento. Don Carlo s'avvicina lentamente ad Elisabetta e s'inchina senza alzar lo sguardo su di lei. Elisabetta, contenendo a fatica la sua emozione, ordina a Don Carlo di avvicinarsi. Rodrigo ed Eboli scambiano dei cenni con le Dame, si allontanano, e finiscono per disperdersi tra gli alberi. La Contessa d'Aremberg e le due Dame restano sole in piedi, a distanza, impacciate del contegno che debbono avere. A poco a poco la Contessa e le Dame vanno di cespuglio in cespuglio cogliendo qualche fiore, e si allontanano.

DON CARLO
prima con calma, poi animandosi gradatamente
Io vengo a domandar grazia alla mia Regina.
Quella che in cor del Re tiene il posto primiero
Potrà solo ottener questa grazia per me.
Quest'aura m'è fatal, m'opprime, mi tortura,
Come il pensier d'una sventura,
Ch'io parta! Egli è mestier! Andar mi faccia il Re.
Nelle Fiandre.

ELISABETTA
commossa
Mio figlio!

DON CARLO
con veemenza
Tal nome no; ma quel
D'altra volta!...
Elisabetta vuol allontanarsi, Don Carlo supplichevole l'arresta
Infelice! più non reggo.
Pietà! Soffersi tanto; pietà! chè avaro il ciel
Un giorno sol mi diè, e poi rapillo a me!

Rodrigo ed Eboli attraversano la scena con versando

ELISABETTA
con un'emozione frenata
Prence, se vuole Filippo udire
La mia preghiera, verso la Fiandra
Da lui rimessa in vostra man
Ben voi potrete partir doman.

Rodrigo ed Eboli sono partiti. Elisabetta fa un cenno d'addio a Don Carlo e vuole allontanarsi

DON CARLO
Ciel! non un sol, un solo accento
Per un meschino ch'esul sen va!
Ah! perché mai parlar non sento
Nel vostro core qualche pietà!
Ahimè! quest'alma è nel martirio,
Ho in core un gel...
Insan! piansi, pregai nel mio delirio,
Mi volsi a un gelido marmo d'avel.

ELISABETTA
commossa
Perché,
perché accusar il cor d'indifferenza?
Capir dovreste il nobil mio silenzio.
Il dover, come un raggio al guardo mio brillò.
Guidata da quel raggio io moverò.
La speme pongo in Dio, nell'innocenza!

DON CARLO
con voce morente
Perduto ben - mio sol tesor,
Tu splendor - di mia vita!
Udire almen - ti possa ancor.
Quest'alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!

ELISABETTA
Clemente Iddio, - così bel cor
Acqueti il suo duol nell'obblio;
O Carlo, addio, - su questa terra
Vivendo accanto a te mi crederei nel ciel!

DON CARLO
con esaltazione
O prodigio! Il mio cor s'affida, si consola;
Il sovvenire del dolor s'in vola,
Il ciel pietà sentì di tanto duol.
Isabella, al tuo piè morir io vo' d'amor...
Cade privo di sensi al suolo

ELISABETTA
reclinata su Don Carlo
Clemente Iddio, la vita manca
Nell'occhio suo che lagrimò.
Bontà celeste, deh! tu rinfranca
Quel nobile core che sì penò.
Ahimè! l'uccide il rio dolore,
Tra le mie braccia io lo vedrò
Morir d'affanno, morir d'amore...
Colui che il cielo mi destinò!...

DON CARLO
nel delirio
Qual voce a me dal ciel scende a parlar d'amore?...
Elisabetta! tu... sei tu, bell'adorata,
Assisa accanto a me come ti vidi un dì!...
Ah! il ciel s'illuminò, la selva rifiorì!...

ELISABETTA:
O delirio! o terror!

DON CARLO
rinvenendo
Alla mia
tomba, Al sonno dell'avel
Sottrarmi perché vuoi, spietato ciel!

ELISABETTA
Carlo!

DON CARLO
Sotto il mio piè
dischiudasi la terra,
Sia pure il capo mio dal fulmine colpito,
Io t'amo, Elisabetta!... Il mondo è a me sparito!
La prende tra le braccia

ELISABETTA
scostandosi con violenza
Compi l'opra a svenar corri il padre,
Ed allor del suo sangue macchiato
All'altar puoi menare la madre.

DON CARLO
retrocedendo atterrito e fuggendo disperato
Ahi! maledetto io son!

ELISABETTA
cadendo in ginocchio
Iddio su noi vegliò!


SCENA QUINTA
Filippo, Elisabetta, Tebaldo, la Contessa d'Aremberg, Rodrigo, Eboli, Coro, Paggi, entrando successivamente

TEBALDO
uscendo precipitosamente dal chiostro
Il Re!

FILIPPO
ad Elisabetta
Perché qui sola è la Regina?
Non un dama almeno presso di voi serbaste?
Nota non v'è la legge mia regal?
Quale dama d'onor esser dovea con voi?

La Contessa d'Aremberg esce tremante dalla calca e si presenta al Re

FILIPPO
alla contessa
Contessa, al nuovo sol in Francia tornerete.

La Contessa d'Aremberg scoppia in lacrime. Tutti guardano la Regina con sorpresa

CORO
(La regina egli offende!)

ELISABETTA
Non pianger, mia compagna,
Lenisci il tuo dolor.
Bandita sei di Spagna
Ma non da questo cor
Con te del viver mio
L'alba fu lieta ancor:
Ritorna al suoi natio,
Ti seguirà il mio cor.
dà un anello alla Contessa
Ricevi estremo pegno
Di tutto il mio favor.
Cela l'oltraggio indegno
Onde arrossisco ancor.
Non dir del pianto mio,
Del crudo mio dolor;
Ritorna al suol natio,
Ti seguirà il mio cor.

CORO E RODRIGO
Spirto gentile e pio,
Acqueta il tuo dolor.

FILIPPO
tra sé
(Come ai cospetto mio
Infinge un nobil cor!)

La Regina si separa piangendo dalla Contessa ed esce sorreggendosi alla Principessa d'Eboli. Il Coro la segue



SCENA SESTA
Filippo e Rodrigo, poi il Conte di Lerma e alcuni Signori

FILIPPO
A Rodrigo che vuol uscire
Restate!
Rodrigo pone un ginocchio a terra; Poi s'avvicina al Re e si covre il capo senz'alcun impaccio
Presso della mia persona
Perché d'esser ammesso voi non chiedeste ancor?
Io so ricompensar tutt'i miei difensor;
Voi serviste, lo so, fido alla mia corona.

RODRIGO
Sperar che mai potrei dal favore dei Re?
Sire, pago son io, la legge è scudo a me.

FILIPPO
Amo uno spirto altier. L'audacia la perdono...
Non sempre... Voi lasciaste della guerra il mestier;
Un uomo come voi, soldato d'alta stirpe
Inerte può restar?

RODRIGO
Ove alla Spagna una spada bisogni,
Una vindice man, un custode all'onor,
Bentosto brillerà la mia di sangue intrisa!

FILIPPO
Ben lo so.. ma per voi che far poss'io?

RODRIGO
Nulla per me, ma per altri...

FILIPPO
Per altri?
Che vuoi tu dir?

RODRIG
Io parlerò, se grave,
Sire, non v'è.

FILIPPO
Favella!

RODRIGO
O signor, di Fiandra arrivo,
Quel paese un dì sì bel;
D'ogni luce or fatto privo
Spira orror, par muto avel!
L'orfanel che non ha un loco
Per le vie piangendo va;
Tutto struggon ferro e foco,
E bandita la pietà.
La riviera che rosseggia
Scorrer sangue al guardo par;
Della madre il grido echeggia
Pei figliuoli che spirar.
Sia benedetto Iddio,
Che narrar lascia a me
Quest'agonia crudel,
Perché sia nota al Re.

FILIPPO
Col sangue sol potei la pace aver del mondo;
Il brando mio calcò l'orgoglio ai novator'
Che illudono le genti con sogni mentitor'...
La morte in questa man ha un avvenir fecondo.

RODRIGO
Che! voi pensate, seminando morte,
Piantar per gli anni eterni?

FILIPPO
Volgi un guardo alle Spagne!
L'artigian cittadin, la plebe alle campagne
A Dio fedele e al Re un lamento non ha!
La pace istessa io dono alle mie Fiandre!

RODRIGO
con impeto
Orrenda,
orrenda pace! La pace è dei sepolcri!
O Re, non abbia mai
Di voi l'istoria a dir: Ei fu Neron!
Questa è la pace che voi date al mondo?
Desta tal don terror, orror profondo!
È un carnefice il prete, un bandito ogni armier!
Il popol geme e si spegne tacendo,
È il vostro imper deserto immenso, orrendo,
S'ode ognun a Filippo maledir!
Come un Dio redentor, l'orbe inter rinnovate,
V'ergete a voi sublime, sovra d'ogn'altro re!
Per voi si allieti il mondo! Date la libertà!

FILIPPO
Oh strano sognator!
Tu muterai pensier, se il cor dell'uomo
Conoscerai, qual Filippo, il conosce!
Ed or... non più!... Ha nulla inteso il
Re... No - non temer!
Ma ti guarda dal grande Inquisitor!

RODRIGO
Sire!

FILIPPO
Tu resti in mia regal presenza
E nulla ancora hai domandato al Re?
Io voglio averti a me daccanto!...

RODRIGO
Sire!
Quel ch'io son vo' restar...

FILIPPO
Sei troppo altier!
Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio...
Del capo mio, che grava la corona,
L'angoscia apprendi e il duol!
Guarda dentro alla reggia! l'affanno la circonda,
Sgraziato genitor! sposo più triste ancor!

RODRIGO
Sire, che dite mai?

FILIPPO
La Regina... un sospetto mi tortura...
Mio figlio!...

RODRIGO
con impeto
Fiera ha l'alma insiem e pura!

FILIPPO
con esplosione di dolore
Nulla val sotto al ciel il ben ch'ei tolse a me!
Rodrigo, spaventato, guarda Filippo, senza nspondere
Il lor destino affido a te!
Scruta quei cor, che un folle amor trascina!
Sempre lecito è a te di scontrar la Regina!
Tu, che sol sei un uom, in questo stuolo uman,
Ripongo il cor nella leal tua man!

RODRIGO
a parte, con trasporto di gioia
Inaspettata aurora in ciel appar!
S'aprì quel cor, che niuno osò scrutar!

FILIPPO
Possa cotanto dì la pace a me tornar!

RODRIGO
Oh sogno mio divin! oh gloriosa speme!

Il Re stende la mano a Rodrigo, che piega il ginocchio e gliela bacia

La tela cade rapidamente
SCENA TERZA
Detti e Rodrigo
Rodrigo appare nel fondo. Tebaldo s'avanza verso di lui, gli parla un momento a voce bassa, poi torna alla Regina

TEBALDO
presentando Rodrigo
Il marchese di Posa, grande di Spagna.

RODRIGO
inchinandosi alla Regina, poi covrendosi
Donna!
Per Vostra Maestà, l'augusta madre un foglio
Mi confidò in Parigi.
Porge la lettera alla Regina; poi aggiunge sottovoce, dandole un biglietto insieme al real foglio
(Leggete in nome della grazia eterna!)
Mostrando la lettera alle Dame
Ecco il regal suggello, i fiordalisi d'or.

Elisabetta rimane un momento confusa, immobile, mentre Rodrigo si avvicina alla Principessa d'Eboli

EBOLI
a Rodrigo
Che mai si fa nel suol francese,
Così gentil, così cortese?

RODRIGO
ad Eboli
D'un gran torneo si parla già,
E del torneo il Re sarà.

ELISABETTA
guardando il biglietto, fra sé
(Ah! non ardisco - aprirlo ancor;
Se il fo, tradisco - del Re l'onor.
Perché tremo! Quest'alma è pura ancor.
Iddio mi legge in cor).

EBOLI
a Rodrigo
Son le Francesi gentili tanto
E d'eleganza, di grazia han vanto.

RODRIGO
ad Eboli
In voi brillare sol si vedrà
La grazia insieme alla beltà.

EBOLI
a Rodrigo
È mai ver che alle feste regali
Le Francesi hanno tali beltà,
Che nel cielo sol trovano rivali?

RODRIGO
ad Eboli
La più bella mancar lor potrà.

ELISABETTA
fra sé leggendo il biglietto
(Per la memoria che ci lega, in nome
D'un passato a me caro,
V'affidate a costui, ven prego.CARLO).

EBOLI
a Rodrigo
Nei balli a Corte, pei nostri manti
La seta e l'oro sono eleganti?

RODRIGO
ad Eboli
Tutto sta bene allor che s'ha
La vostra grazia e la beltà.

ELISABETTA
a Rodrigo
Grata io son - Un favor chiedete alla Regina.

RODRIGO
vivamente
Accetto e non per me.

ELISABETTA
tra sé
(Io mi sostengo appena!)

EBOLI
a Rodrigo
Chi più degno di voi può sue brame veder
Appagate?

ELISABETTA
tra sé
(Oh terror!)

EBOLI
Ditelo! Chi?

ELISABETTA
Chi mai?

RODRIGO
Carlo, ch'è sol - il nostro amore,
Vive nel duol - su questo suol.
E nessuna sa - quanto dolore
Del suo bel cor - fa vizzo il fior.
In voi la speme - è di chi geme;
S'abbia la pace ed il vigor.
Dato gli sia - che vi riveda,
Se tornerà - salvo sarà.

EBOLI
tra sé
(Un dì che presso alla sua madre io stava
Vidi Carlo tremar... Amor avria per me?..)

ELISABETTA
tra sé
(La doglia in me si aggrava,
Rivederlo è morir!)

EBOLI
tra sé
(Perché celarlo a me?)

RODRIGO
Carlo del Re - suo genitore
Rinchiuso il core - ognor trovò,
Eppur non so - chi dell'amore
Saria più degno - ah, inver no'l so.
Un solo, un sol - detto d'amore
Sparire il duol - faria dal core;
Dato gli sia - che vi riveda,
Se tornerà - salvo sarà.

ELISABETTA
con dignità e risoluzione a Tebaldo che s'è avvicinato
Va, pronta io sono il figlio a riveder.

EBOLI
fra sé agitata
(Oserà mai?... potesse aprirmi il cor!)

Rodrigo prende la mano della principessa d'Eboli e s'allontana con lei parlando sottovoce


SCENA QUARTA
Detti, e Don Carlo

Don Carlo si mostra condotto da Tebaldo. Rodrigo parla sommesso a Tebaldo che entra nel convento. Don Carlo s'avvicina lentamente ad Elisabetta e s'inchina senza alzar lo sguardo su di lei. Elisabetta, contenendo a fatica la sua emozione, ordina a Don Carlo di avvicinarsi. Rodrigo ed Eboli scambiano dei cenni con le Dame, si allontanano, e finiscono per disperdersi tra gli alberi. La Contessa d'Aremberg e le due Dame restano sole in piedi, a distanza, impacciate del contegno che debbono avere. A poco a poco la Contessa e le Dame vanno di cespuglio in cespuglio cogliendo qualche fiore, e si allontanano.

DON CARLO
prima con calma, poi animandosi gradatamente
Io vengo a domandar grazia alla mia Regina.
Quella che in cor del Re tiene il posto primiero
Potrà solo ottener questa grazia per me.
Quest'aura m'è fatal, m'opprime, mi tortura,
Come il pensier d'una sventura,
Ch'io parta! Egli è mestier! Andar mi faccia il Re.
Nelle Fiandre.

ELISABETTA
commossa
Mio figlio!

DON CARLO
con veemenza
Tal nome no; ma quel
D'altra volta!...
Elisabetta vuol allontanarsi, Don Carlo supplichevole l'arresta
Infelice! più non reggo.
Pietà! Soffersi tanto; pietà! chè avaro il ciel
Un giorno sol mi diè, e poi rapillo a me!

Rodrigo ed Eboli attraversano la scena con versando

ELISABETTA
con un'emozione frenata
Prence, se vuole Filippo udire
La mia preghiera, verso la Fiandra
Da lui rimessa in vostra man
Ben voi potrete partir doman.

Rodrigo ed Eboli sono partiti. Elisabetta fa un cenno d'addio a Don Carlo e vuole allontanarsi

DON CARLO
Ciel! non un sol, un solo accento
Per un meschino ch'esul sen va!
Ah! perché mai parlar non sento
Nel vostro core qualche pietà!
Ahimè! quest'alma è nel martirio,
Ho in core un gel...
Insan! piansi, pregai nel mio delirio,
Mi volsi a un gelido marmo d'avel.

ELISABETTA
commossa
Perché,
perché accusar il cor d'indifferenza?
Capir dovreste il nobil mio silenzio.
Il dover, come un raggio al guardo mio brillò.
Guidata da quel raggio io moverò.
La speme pongo in Dio, nell'innocenza!

DON CARLO
con voce morente
Perduto ben - mio sol tesor,
Tu splendor - di mia vita!
Udire almen - ti possa ancor.
Quest'alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!

ELISABETTA
Clemente Iddio, - così bel cor
Acqueti il suo duol nell'obblio;
O Carlo, addio, - su questa terra
Vivendo accanto a te mi crederei nel ciel!

DON CARLO
con esaltazione
O prodigio! Il mio cor s'affida, si consola;
Il sovvenire del dolor s'in vola,
Il ciel pietà sentì di tanto duol.
Isabella, al tuo piè morir io vo' d'amor...
Cade privo di sensi al suolo

ELISABETTA
reclinata su Don Carlo
Clemente Iddio, la vita manca
Nell'occhio suo che lagrimò.
Bontà celeste, deh! tu rinfranca
Quel nobile core che sì penò.
Ahimè! l'uccide il rio dolore,
Tra le mie braccia io lo vedrò
Morir d'affanno, morir d'amore...
Colui che il cielo mi destinò!...

DON CARLO
nel delirio
Qual voce a me dal ciel scende a parlar d'amore?...
Elisabetta! tu... sei tu, bell'adorata,
Assisa accanto a me come ti vidi un dì!...
Ah! il ciel s'illuminò, la selva rifiorì!...

ELISABETTA:
O delirio! o terror!

DON CARLO
rinvenendo
Alla mia
tomba, Al sonno dell'avel
Sottrarmi perché vuoi, spietato ciel!

ELISABETTA
Carlo!

DON CARLO
Sotto il mio piè
dischiudasi la terra,
Sia pure il capo mio dal fulmine colpito,
Io t'amo, Elisabetta!... Il mondo è a me sparito!
La prende tra le braccia

ELISABETTA
scostandosi con violenza
Compi l'opra a svenar corri il padre,
Ed allor del suo sangue macchiato
All'altar puoi menare la madre.

DON CARLO
retrocedendo atterrito e fuggendo disperato
Ahi! maledetto io son!

ELISABETTA
cadendo in ginocchio
Iddio su noi vegliò!


SCENA QUINTA
Filippo, Elisabetta, Tebaldo, la Contessa d'Aremberg, Rodrigo, Eboli, Coro, Paggi, entrando successivamente

TEBALDO
uscendo precipitosamente dal chiostro
Il Re!

FILIPPO
ad Elisabetta
Perché qui sola è la Regina?
Non un dama almeno presso di voi serbaste?
Nota non v'è la legge mia regal?
Quale dama d'onor esser dovea con voi?

La Contessa d'Aremberg esce tremante dalla calca e si presenta al Re

FILIPPO
alla contessa
Contessa, al nuovo sol in Francia tornerete.

La Contessa d'Aremberg scoppia in lacrime. Tutti guardano la Regina con sorpresa

CORO
(La regina egli offende!)

ELISABETTA
Non pianger, mia compagna,
Lenisci il tuo dolor.
Bandita sei di Spagna
Ma non da questo cor
Con te del viver mio
L'alba fu lieta ancor:
Ritorna al suoi natio,
Ti seguirà il mio cor.
dà un anello alla Contessa
Ricevi estremo pegno
Di tutto il mio favor.
Cela l'oltraggio indegno
Onde arrossisco ancor.
Non dir del pianto mio,
Del crudo mio dolor;
Ritorna al suol natio,
Ti seguirà il mio cor.

CORO E RODRIGO
Spirto gentile e pio,
Acqueta il tuo dolor.

FILIPPO
tra sé
(Come ai cospetto mio
Infinge un nobil cor!)

La Regina si separa piangendo dalla Contessa ed esce sorreggendosi alla Principessa d'Eboli. Il Coro la segue



SCENA SESTA
Filippo e Rodrigo, poi il Conte di Lerma e alcuni Signori

FILIPPO
A Rodrigo che vuol uscire
Restate!
Rodrigo pone un ginocchio a terra; Poi s'avvicina al Re e si covre il capo senz'alcun impaccio
Presso della mia persona
Perché d'esser ammesso voi non chiedeste ancor?
Io so ricompensar tutt'i miei difensor;
Voi serviste, lo so, fido alla mia corona.

RODRIGO
Sperar che mai potrei dal favore dei Re?
Sire, pago son io, la legge è scudo a me.

FILIPPO
Amo uno spirto altier. L'audacia la perdono...
Non sempre... Voi lasciaste della guerra il mestier;
Un uomo come voi, soldato d'alta stirpe
Inerte può restar?

RODRIGO
Ove alla Spagna una spada bisogni,
Una vindice man, un custode all'onor,
Bentosto brillerà la mia di sangue intrisa!

FILIPPO
Ben lo so.. ma per voi che far poss'io?

RODRIGO
Nulla per me, ma per altri...

FILIPPO
Per altri?
Che vuoi tu dir?

RODRIG
Io parlerò, se grave,
Sire, non v'è.

FILIPPO
Favella!

RODRIGO
O signor, di Fiandra arrivo,
Quel paese un dì sì bel;
D'ogni luce or fatto privo
Spira orror, par muto avel!
L'orfanel che non ha un loco
Per le vie piangendo va;
Tutto struggon ferro e foco,
E bandita la pietà.
La riviera che rosseggia
Scorrer sangue al guardo par;
Della madre il grido echeggia
Pei figliuoli che spirar.
Sia benedetto Iddio,
Che narrar lascia a me
Quest'agonia crudel,
Perché sia nota al Re.

FILIPPO
Col sangue sol potei la pace aver del mondo;
Il brando mio calcò l'orgoglio ai novator'
Che illudono le genti con sogni mentitor'...
La morte in questa man ha un avvenir fecondo.

RODRIGO
Che! voi pensate, seminando morte,
Piantar per gli anni eterni?

FILIPPO
Volgi un guardo alle Spagne!
L'artigian cittadin, la plebe alle campagne
A Dio fedele e al Re un lamento non ha!
La pace istessa io dono alle mie Fiandre!

RODRIGO
con impeto
Orrenda,
orrenda pace! La pace è dei sepolcri!
O Re, non abbia mai
Di voi l'istoria a dir: Ei fu Neron!
Questa è la pace che voi date al mondo?
Desta tal don terror, orror profondo!
È un carnefice il prete, un bandito ogni armier!
Il popol geme e si spegne tacendo,
È il vostro imper deserto immenso, orrendo,
S'ode ognun a Filippo maledir!
Come un Dio redentor, l'orbe inter rinnovate,
V'ergete a voi sublime, sovra d'ogn'altro re!
Per voi si allieti il mondo! Date la libertà!

FILIPPO
Oh strano sognator!
Tu muterai pensier, se il cor dell'uomo
Conoscerai, qual Filippo, il conosce!
Ed or... non più!... Ha nulla inteso il
Re... No - non temer!
Ma ti guarda dal grande Inquisitor!

RODRIGO
Sire!

FILIPPO
Tu resti in mia regal presenza
E nulla ancora hai domandato al Re?
Io voglio averti a me daccanto!...

RODRIGO
Sire!
Quel ch'io son vo' restar...

FILIPPO
Sei troppo altier!
Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio...
Del capo mio, che grava la corona,
L'angoscia apprendi e il duol!
Guarda dentro alla reggia! l'affanno la circonda,
Sgraziato genitor! sposo più triste ancor!

RODRIGO
Sire, che dite mai?

FILIPPO
La Regina... un sospetto mi tortura...
Mio figlio!...

RODRIGO
con impeto
Fiera ha l'alma insiem e pura!

FILIPPO
con esplosione di dolore
Nulla val sotto al ciel il ben ch'ei tolse a me!
Rodrigo, spaventato, guarda Filippo, senza nspondere
Il lor destino affido a te!
Scruta quei cor, che un folle amor trascina!
Sempre lecito è a te di scontrar la Regina!
Tu, che sol sei un uom, in questo stuolo uman,
Ripongo il cor nella leal tua man!

RODRIGO
a parte, con trasporto di gioia
Inaspettata aurora in ciel appar!
S'aprì quel cor, che niuno osò scrutar!

FILIPPO
Possa cotanto dì la pace a me tornar!

RODRIGO
Oh sogno mio divin! oh gloriosa speme!

Il Re stende la mano a Rodrigo, che piega il ginocchio e gliela bacia

La tela cade rapidamente



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