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Scena Quarta

(Detti, e Don Carlo.)

(Don Carlo si mostra condotto da Tebaldo. Rodrigo parla sommessamente a Tebaldo
che entra nel convento. Don Carlo s'avvicina lentamente ad Elisabetta e si
inchina senza alzar lo sguardo su di lei. Elisabetta, contenendo a fatica la sua emozione, ordina a Don Cario di avvicinarsi. Rodrigo ed Eboli scambiano del cenni con le Dame, s'allontano, e finiscono per disperdersi tra gli alberi. La Contessa d'Aremberg e le due Dame restano sale in piedi, a distanza, impacciate del contegno che debbono avere. A poco a poco la Contessa e le Dame vanno di cespuglio in cespuglio cogliendo qualche fiore, e si allontanano.)

DON CARLO
(Prima con calma, poi animandosi gradatamente)
Io vengo a domandar grazia alla mia Regina.
Quella che in cor del Re tiene il posto primiero
Sola potrà ottener questa grazia per me.
Quest'aura m'è fatale, m'opprime, mi tortura,
Come il pensier d'una sventura,
Ch'io parta! N'è mestier!
Andar mi faccia il Re nelle Fiandre.

ELISABETTA
(Commossa)
Mio figlio!

DON CARLO
(Con veemenza)
Tal nome no;
Ma quel d'altra volta...!

(Elisabetta vuol allontonarsi; Don Carlo, supplichevole, l'arresta.)

Infelice! più non reggo.
Pietà! Soffersi tanto; pietà! Il cielo avaro
un giorno sol mi die; poi, rapillo a me!

(Rodrigo ed Eboli attraversano la scena conversando.)

ELISABETTA
(Con un'emozione frenata)
Prence, se vuol Filippo
Udire la mia preghiera, per la Fiandra da lui
Rimessa in vostra man
Ben voi potrete partir doman.

(Rodrigo ed Eboli sono partiti. Elisabetta fa un cenno d'addio o Don Carlo e vuole allontanarsi)

DON CARLO
Ciel! Non un sol, un solo detto
Pel meschino ch'esul sen va!
Ah! perchè mai parlar non sento
Nel vostro cor la pietà?
Ahimè! quest'alma è oppressa,
Ho in cure un gel...!
Insan, piansi e pregai nel mio delirio,
Mi volsi a un gelido marmo d'avel.

ELISABETTA
Perchè, perchè accusar il cor d'indifferenza?
Capir dovreste questo nobil silenzio.
Il dover, come un raggio al guardo mio brillò.
Guidata da quel raggio io moverò.
La speme pongo in Dio, nell'innocenza!

DON CARLO
(Con voce morente)
Perduto ben, mio sol tesor,
Ah, tu, splendor di mia vita
Udir almen, ti poss'ancor
Quest'alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!

ELISABETTA
Clemente Iddio, così bel cor
Acqueti il suo duol nell'oblio;
O Carlo, addio, su questa terra
Vivendo accanto a te mi crederei nel ciel!

DON CARLO
(Con esaltazione)
O prodigio! Il mio cor s'affida, si consola;
Il sovvenir del dolor s'invola,
il ciel pietà senti di tanto duol.
Isabella, al tuo pie' io va' d'amor...

(Cade privo dl sensi al suolo).

ELISABETTA
(Recunata su Don Carlo)
Giusto ciel, la vita già manca
Nell'occhio suo che or si spegne.
Bontà celeste, deh! tu rinfranca
Quel nobil cure che sì penò.
Ahimè! Il dolor l'uccide...
Tra queste braccia io lo vedrò
Morir d'affanno, morir d'amore...
Colui che il ciel mi destinò!

DON CARLO
(Nel delirio)
Qual voce a me dal ciel
Scende a parlar d'amor?
Elisabetta! tu... bell'adorata,
Assisa accanto a me come ti vidi un di!
Ah! il ciel s'illuminò,
la selva rifiori...!
Ah, mio tesor sei tu...

(Rinvenendo)

Alla mia tomba, al sono dell'avel
Sottrarmi perchè vuoi, spietato ciel!

ELISABETTA
O Carlo!

DON CARLO
Sotto il mio piè si dischiuda la terra,
Il capo mio sia dal fulmin colpito.
Io t'amo, Elisabetta...!
Il mondo è a me sparito!

(La prende tra le braccia)

ELISABETTA
(Sostandosi con violenza)
Compi l'opra, a svenar corri il padre
Ed allor del suo sangue macchiato
All'altar puoi menare la madre.

DON CARLO
(Retrocedendo atterrito e fuggendo disperato)
Ah! maledetto io son!

ELISABETTA
(Cadendo in ginocchio)
Ah! Iddio su noi vegliò!

Scena Quinta

(Filippo, Elisabetta, Tebaldo, la Contessa d'Arembeg, Rodrigo Eboli, Coro, Paggi entrando successivamente)

TEBALDO
(Uscendo precipitosamente dal chiostro)
Il Re!

FILIPPO
(Ad Elisabetta)
Perchè sola è la regina?
Non una dama almeno presso di
voi serbaste?
Nota non v'è la legge mia regal?
Quale dama d'onor esser dovea con voi?

(La Contessa d'Aremberg esce tremante dalla calca e si presenta al Re.)

(Alla Contessa)

Contessa, al nuovo sol in Francia tornerete

(La Contessa d'Aremberg scoppia in lagrime.
Tutti guardano la Regina con sorpresa.)

CORO
Ah! La regina egli offende!

ELISABETTA
Non pianger, mia compagna,
Lenisci il tuo dolor.
Bandita sei di Spagna,
Ma non da questo cor,
Con te del viver mio
Fu lieta l'alba ancor;
Ritorna al suol natio,
Ti seguirà il mio cor.

(Dà un anello alla Contessa).

CORO E RODRIGO
Spirto gentile e pio
Acqueta il tuo dolor.

FILIPPO
(Fra sè)
Come al cospetto mio
Infinge un nobil cor!

(La Regina si separa piangendo dalla Contessa ed esce sorreggendosi alla Principessa d'Eboli. Il coro, la segue)

Scena Sesta

(Filippo e Rodrigo)

FILIPPO
(A Rodrigo che vuol uscire)
Restate!

(Rodrigo pone un ginocchio a terra; poi, s'avvicina al Re e si covre il capo senza alcun impaccio)

Presso alla mia persona
Perchè d'esser ammesso
voi non chiedeste ancor?
Io so ricompensar tutti miei difensor;
Voi serviste, lo so, fido alla mia corona.

RODRIGO
Sperar che mai potrei dal favore del Re?
Sire, pago son io, la legge è scudo a me.

FILIPPO
Amo uno spirito alter. L'audacia perdono.
Non sempre...
Voi lasciate il mestier della guerra;
Un uomo come voi, soldato d'alta stirpe,
Inerte può restar?

RODRIGO
Ove alla Spagna una spada bisogni,
Una vindice man, un custode all'onor,
Bentosto brillerà la mia di sangue intrisa!

FILIPPO
Ben lo so... ma per voi che far poss'io?

RODRIGO
Nulla, no, nulla per me.

FILIPPO
Che vuol dire? Per altri?

RODRIGO
Io parlerò, Sire!

FILIPPO
Favella!

RODRIGO
O Signor, di Fiandra arrivo;
Quel paese un di sì bel,
D'ogni luce or fatto privo
Ispira orror, par muto avel!
L'orfanel che non ha loco
Per le vie piangendo va;
La riviera che rosseggia
Scorrer sangue al guardo par;
Della madre il grido echeggia
Pei figlioli che spirar.
Ah! Sia benedetto Iddio,
Che narrar lascia a me
Questa cruda agonia
Perchè sia nota al Re.

FILIPPO
Col sangue sol potei la pace aver del mondo,
Il brando mio calcò l'orgoglio ai novator
Che illudono le genti con sogni mentitor...
La morte in questa man ha un avvenir fecondo.

RODRIGO
Che! voi pensate, seminando morte,
Piantar per gli anni eterni?

FILIPPO
Volgi in guardo alle Spagna!
L'artigian cittadin, la plebe alle campagne
A Dio fedel e al Re un lamento non ha!
La pace istessa io dono alle mie Fiandre!

RODRIGO
(Con impeto)
Orrenda, orrenda pace!
La pace dei sepolcri
O Re, non abbia mai di voi l'istoria a dir:
Ei fu Neron!
Quest'e la pace che voi date al mondo?
Desta tal don terror,
orror profondo!
Ê un carnefice il prete,
un bandito ogni armier!
Il popol geme e si spegne tacendo,
È il vostro imper deserto, immenso, orrendo,
S'ode ognun a Filippo maledir!
Come un Dio Redentor, l'orbe inter rinnovate.
V'ergete a voi sublime,
sovra d'ogn'altro re!
Per voi si allieti il mondo!
Date la libertà!

FILIPPO
O strano sognator!
Tu muterai pensier,
Se il cor dell'uom conoscerai,
Qual Filippo il conosce!
Ed or... non più! Ha nulla inteso il Re...
No; non temer!

(Cupo)

Ma ti guarda dal Grande Inquisitor!

RODRIGO
Che! Sire!

FILIPPO
Tu resti in mia regal presenza
E nulla ancora hai domandato al Re?
Io voglio averti a me daccanto...!

RODRIGO
Sire! No! Quel ch'io son restar io vo ...

FILIPPO
Sei troppo alter!
Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio...
Del capo mio, che grava la corona,
L'angoscia apprendi e il duol!
Guarda or tu la mia reggia;
L'affano la circonda, sgraziato genitor!
Sposo più triste ancor!

RODRIGO
Sire, che dite mai?

FILIPPO
La Regina... un sospetto mi tortura...
Mi figlio...

RODRIGO
(Con impeto)
Fiera ha l'alma insiem e pura!

FILIPPO
(Con esplosione dl dolore)
Nulla val sotto al ciel il ben ch'ei
tolse a me!

(Rodrigo, spaventato, guarda Filippo, senza rispondere. )

Il lor destin affido a te!
Scruta quei cor, che un folle amor trascina!
Sempre lecito è a te di scontrar la Regina!
Tu, che sol sei un uomo, fra questo stuolo uman,
Ripongo il cor nella leal tua man!

RODRIGO
(A parte, con trasporto dl gioia)
Inaspettata aurora in ciel appar!
S'apri quel cor, che niun poté
scrutar!

FILIPPO
Possa cotanto di a pace a me tornar!

RODRIGO
Oh sogno mio divin! O gloriosa speme!

FILIPPO
Ti guarda dal Grande Inquisitor!

RODRIGO
Sire!

(Il Re stende la mano a Rodrigo, che piega il ginocchio e gliela bacchia. La tela cade, rapidamente.)
Scena Quarta

(Detti, e Don Carlo.)

(Don Carlo si mostra condotto da Tebaldo. Rodrigo parla sommessamente a Tebaldo
che entra nel convento. Don Carlo s'avvicina lentamente ad Elisabetta e si
inchina senza alzar lo sguardo su di lei. Elisabetta, contenendo a fatica la sua emozione, ordina a Don Cario di avvicinarsi. Rodrigo ed Eboli scambiano del cenni con le Dame, s'allontano, e finiscono per disperdersi tra gli alberi. La Contessa d'Aremberg e le due Dame restano sale in piedi, a distanza, impacciate del contegno che debbono avere. A poco a poco la Contessa e le Dame vanno di cespuglio in cespuglio cogliendo qualche fiore, e si allontanano.)

DON CARLO
(Prima con calma, poi animandosi gradatamente)
Io vengo a domandar grazia alla mia Regina.
Quella che in cor del Re tiene il posto primiero
Sola potrà ottener questa grazia per me.
Quest'aura m'è fatale, m'opprime, mi tortura,
Come il pensier d'una sventura,
Ch'io parta! N'è mestier!
Andar mi faccia il Re nelle Fiandre.

ELISABETTA
(Commossa)
Mio figlio!

DON CARLO
(Con veemenza)
Tal nome no;
Ma quel d'altra volta...!

(Elisabetta vuol allontonarsi; Don Carlo, supplichevole, l'arresta.)

Infelice! più non reggo.
Pietà! Soffersi tanto; pietà! Il cielo avaro
un giorno sol mi die; poi, rapillo a me!

(Rodrigo ed Eboli attraversano la scena conversando.)

ELISABETTA
(Con un'emozione frenata)
Prence, se vuol Filippo
Udire la mia preghiera, per la Fiandra da lui
Rimessa in vostra man
Ben voi potrete partir doman.

(Rodrigo ed Eboli sono partiti. Elisabetta fa un cenno d'addio o Don Carlo e vuole allontanarsi)

DON CARLO
Ciel! Non un sol, un solo detto
Pel meschino ch'esul sen va!
Ah! perchè mai parlar non sento
Nel vostro cor la pietà?
Ahimè! quest'alma è oppressa,
Ho in cure un gel...!
Insan, piansi e pregai nel mio delirio,
Mi volsi a un gelido marmo d'avel.

ELISABETTA
Perchè, perchè accusar il cor d'indifferenza?
Capir dovreste questo nobil silenzio.
Il dover, come un raggio al guardo mio brillò.
Guidata da quel raggio io moverò.
La speme pongo in Dio, nell'innocenza!

DON CARLO
(Con voce morente)
Perduto ben, mio sol tesor,
Ah, tu, splendor di mia vita
Udir almen, ti poss'ancor
Quest'alma ai detti tuoi schiuder si vede il ciel!

ELISABETTA
Clemente Iddio, così bel cor
Acqueti il suo duol nell'oblio;
O Carlo, addio, su questa terra
Vivendo accanto a te mi crederei nel ciel!

DON CARLO
(Con esaltazione)
O prodigio! Il mio cor s'affida, si consola;
Il sovvenir del dolor s'invola,
il ciel pietà senti di tanto duol.
Isabella, al tuo pie' io va' d'amor...

(Cade privo dl sensi al suolo).

ELISABETTA
(Recunata su Don Carlo)
Giusto ciel, la vita già manca
Nell'occhio suo che or si spegne.
Bontà celeste, deh! tu rinfranca
Quel nobil cure che sì penò.
Ahimè! Il dolor l'uccide...
Tra queste braccia io lo vedrò
Morir d'affanno, morir d'amore...
Colui che il ciel mi destinò!

DON CARLO
(Nel delirio)
Qual voce a me dal ciel
Scende a parlar d'amor?
Elisabetta! tu... bell'adorata,
Assisa accanto a me come ti vidi un di!
Ah! il ciel s'illuminò,
la selva rifiori...!
Ah, mio tesor sei tu...

(Rinvenendo)

Alla mia tomba, al sono dell'avel
Sottrarmi perchè vuoi, spietato ciel!

ELISABETTA
O Carlo!

DON CARLO
Sotto il mio piè si dischiuda la terra,
Il capo mio sia dal fulmin colpito.
Io t'amo, Elisabetta...!
Il mondo è a me sparito!

(La prende tra le braccia)

ELISABETTA
(Sostandosi con violenza)
Compi l'opra, a svenar corri il padre
Ed allor del suo sangue macchiato
All'altar puoi menare la madre.

DON CARLO
(Retrocedendo atterrito e fuggendo disperato)
Ah! maledetto io son!

ELISABETTA
(Cadendo in ginocchio)
Ah! Iddio su noi vegliò!

Scena Quinta

(Filippo, Elisabetta, Tebaldo, la Contessa d'Arembeg, Rodrigo Eboli, Coro, Paggi entrando successivamente)

TEBALDO
(Uscendo precipitosamente dal chiostro)
Il Re!

FILIPPO
(Ad Elisabetta)
Perchè sola è la regina?
Non una dama almeno presso di
voi serbaste?
Nota non v'è la legge mia regal?
Quale dama d'onor esser dovea con voi?

(La Contessa d'Aremberg esce tremante dalla calca e si presenta al Re.)

(Alla Contessa)

Contessa, al nuovo sol in Francia tornerete

(La Contessa d'Aremberg scoppia in lagrime.
Tutti guardano la Regina con sorpresa.)

CORO
Ah! La regina egli offende!

ELISABETTA
Non pianger, mia compagna,
Lenisci il tuo dolor.
Bandita sei di Spagna,
Ma non da questo cor,
Con te del viver mio
Fu lieta l'alba ancor;
Ritorna al suol natio,
Ti seguirà il mio cor.

(Dà un anello alla Contessa).

CORO E RODRIGO
Spirto gentile e pio
Acqueta il tuo dolor.

FILIPPO
(Fra sè)
Come al cospetto mio
Infinge un nobil cor!

(La Regina si separa piangendo dalla Contessa ed esce sorreggendosi alla Principessa d'Eboli. Il coro, la segue)

Scena Sesta

(Filippo e Rodrigo)

FILIPPO
(A Rodrigo che vuol uscire)
Restate!

(Rodrigo pone un ginocchio a terra; poi, s'avvicina al Re e si covre il capo senza alcun impaccio)

Presso alla mia persona
Perchè d'esser ammesso
voi non chiedeste ancor?
Io so ricompensar tutti miei difensor;
Voi serviste, lo so, fido alla mia corona.

RODRIGO
Sperar che mai potrei dal favore del Re?
Sire, pago son io, la legge è scudo a me.

FILIPPO
Amo uno spirito alter. L'audacia perdono.
Non sempre...
Voi lasciate il mestier della guerra;
Un uomo come voi, soldato d'alta stirpe,
Inerte può restar?

RODRIGO
Ove alla Spagna una spada bisogni,
Una vindice man, un custode all'onor,
Bentosto brillerà la mia di sangue intrisa!

FILIPPO
Ben lo so... ma per voi che far poss'io?

RODRIGO
Nulla, no, nulla per me.

FILIPPO
Che vuol dire? Per altri?

RODRIGO
Io parlerò, Sire!

FILIPPO
Favella!

RODRIGO
O Signor, di Fiandra arrivo;
Quel paese un di sì bel,
D'ogni luce or fatto privo
Ispira orror, par muto avel!
L'orfanel che non ha loco
Per le vie piangendo va;
La riviera che rosseggia
Scorrer sangue al guardo par;
Della madre il grido echeggia
Pei figlioli che spirar.
Ah! Sia benedetto Iddio,
Che narrar lascia a me
Questa cruda agonia
Perchè sia nota al Re.

FILIPPO
Col sangue sol potei la pace aver del mondo,
Il brando mio calcò l'orgoglio ai novator
Che illudono le genti con sogni mentitor...
La morte in questa man ha un avvenir fecondo.

RODRIGO
Che! voi pensate, seminando morte,
Piantar per gli anni eterni?

FILIPPO
Volgi in guardo alle Spagna!
L'artigian cittadin, la plebe alle campagne
A Dio fedel e al Re un lamento non ha!
La pace istessa io dono alle mie Fiandre!

RODRIGO
(Con impeto)
Orrenda, orrenda pace!
La pace dei sepolcri
O Re, non abbia mai di voi l'istoria a dir:
Ei fu Neron!
Quest'e la pace che voi date al mondo?
Desta tal don terror,
orror profondo!
Ê un carnefice il prete,
un bandito ogni armier!
Il popol geme e si spegne tacendo,
È il vostro imper deserto, immenso, orrendo,
S'ode ognun a Filippo maledir!
Come un Dio Redentor, l'orbe inter rinnovate.
V'ergete a voi sublime,
sovra d'ogn'altro re!
Per voi si allieti il mondo!
Date la libertà!

FILIPPO
O strano sognator!
Tu muterai pensier,
Se il cor dell'uom conoscerai,
Qual Filippo il conosce!
Ed or... non più! Ha nulla inteso il Re...
No; non temer!

(Cupo)

Ma ti guarda dal Grande Inquisitor!

RODRIGO
Che! Sire!

FILIPPO
Tu resti in mia regal presenza
E nulla ancora hai domandato al Re?
Io voglio averti a me daccanto...!

RODRIGO
Sire! No! Quel ch'io son restar io vo ...

FILIPPO
Sei troppo alter!
Osò lo sguardo tuo penetrar il mio soglio...
Del capo mio, che grava la corona,
L'angoscia apprendi e il duol!
Guarda or tu la mia reggia;
L'affano la circonda, sgraziato genitor!
Sposo più triste ancor!

RODRIGO
Sire, che dite mai?

FILIPPO
La Regina... un sospetto mi tortura...
Mi figlio...

RODRIGO
(Con impeto)
Fiera ha l'alma insiem e pura!

FILIPPO
(Con esplosione dl dolore)
Nulla val sotto al ciel il ben ch'ei
tolse a me!

(Rodrigo, spaventato, guarda Filippo, senza rispondere. )

Il lor destin affido a te!
Scruta quei cor, che un folle amor trascina!
Sempre lecito è a te di scontrar la Regina!
Tu, che sol sei un uomo, fra questo stuolo uman,
Ripongo il cor nella leal tua man!

RODRIGO
(A parte, con trasporto dl gioia)
Inaspettata aurora in ciel appar!
S'apri quel cor, che niun poté
scrutar!

FILIPPO
Possa cotanto di a pace a me tornar!

RODRIGO
Oh sogno mio divin! O gloriosa speme!

FILIPPO
Ti guarda dal Grande Inquisitor!

RODRIGO
Sire!

(Il Re stende la mano a Rodrigo, che piega il ginocchio e gliela bacchia. La tela cade, rapidamente.)



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