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ATTO TERZO


Preludio

Parte Prima

(I Giardini della Regina a Madrid. Un boschetto chiuso. In fondo, sotto un arco di verzura, una stanza con una fontana, Notte chiara.)

Scena Prima

(Don Carlo, leggendo un biglietto.)

DON CARLO
"A mezzanotte al giardin della
Regina sotto gli allor della fonte vicina".
È mezzanotte; mi par udir
Il mormorio del vicin fonte...
Ebbro d'amor, ebbro di gioia il core!
Elisabetta, mio ben, mio tesor,
A me vien...!

Scena Seconda

(Don Carlo, Eboli velata)

DON CARLO
(Ad Eboli, da lui creduta la Regina)
Sei tu, bella adorata,
Che appari in mezzo ai fior!
Sei tu! L'alma beata
Già scorda il suo dolor.
O tu cagion del mio contento
Parlar ti posso almen!
O tu cagion del mio tormento,
Sei tu, amor mio, sei tu, mio ben!

EBOLI
(Fra sè)
Un tanto amor è gioia a me suprema!
Amata, amata son io!

DON CARLO
L'universo obliam!
Te sola, o cara, io bramo!
Passato più non ho,
Non penso all'avvenir!
Io t'amo! Io t'amo!

EBOLI
Ah! possa l'amor
Il tuo cor al mio cor per sempre unir!

(Si toglie la maschera)

DON CARLO
(Atterrito, fra sè)
Ciel! Non è la Regina!

EBOLI
Ahimè! Qual mal pensiero
Vi tien pallido, immoto,
E fa gelido il labbro?
Quale spettro si leva tra noi?
Non credere al mio cor,
Che sol batte per voi?
V'è ignoto forse, ignoto ancora
Qual fiero agguato a' piedi vostri stà?
Su vostro capo, ad ora ad ora,
La folgore dal ciel piombar potrà!

DON CARLO
Deh! No; credete, ad ora ad ora,
più denso vedo delle nubi il vel;
Su questo capo io veggo ognora
Pronta a scoppiar la folgore del ciel!

EBOLI
Udii dal padre, da Posa istesso
In tuon sinistro di voi parlar.
Salvarvi poss'io; lo v'amo.

DON CARLO
Rodrigo! quel mistero a me si rivelò!

EBOLI
(Inquieta)
Ah Carlo...!

DON CARLO
Il vostro inver celeste è un core,
Ma chiuso il mio restar al gaudio de!
Noi facemmo ambedue un sogno strano
In notte sì gentil, tra il profumo del fior.

EBOLI
Un sogno! O ciel!
Quelle parole ardenti
Ad ultra credeste rivolger illuso...
Qual balen! Qual mister!
Voi la Regina amate...! Voi...!

DON CARLO
(Atterrito)
Pietà!

Scena Terza

(Detti, Rodrigo)

RODRIGO
Che disse mai! Egli è deliro,
Non menta fe, demente egli è!

EBOLI
Io nel suo cor, lessi l'amor;
Or noto è a me, ei si perde.

RODRIGO
(Terribile)
Che vuol dir?

EBOLI
Tutto io so!

RODRIGO
Che vuol di r, sciagurata?
Trema io son...

EBOLI
L'intimo sei del Re. Ignoto non è a me.
Ma una nemica io son formidabil, possente:
M'è noto il tuo poter,
il mio t'è ignoto ancor,

RODRIGO
Che pretendi mai dir?

EBOLI
Nulla.
Al mio furor sfuggite invano.
Il suo destin è in questa mano.

RODRIGO
Parlar dovete, a noi svelate
Qual mai pensier vi trasse qui.

EBOLI
Io son la tigre al cor ferita,
Alla vendetta l'offesa invita.

RODRIGO
Su voi dei ciel cadrà il furor
Degli innocenti è il protettor.

DON CARLO
Stolto fui!
O destino spietato!
D'una madre ho io il nome macchiato!
Ma di Dio sol lo sguardo potrà
Indagare chi colpa non ha.

EBOLI
(Con ironia amara)
Ed io, che tremava al suo aspetto...!
Ella volea questa santa novella
Di celesti virtù mascherando il suo cor,
Il piacer libar ed intera
La coppa vuotar dell'amor.
Ah! per mia fe! ...fu ben ardita!

RODRIGO
(Snudando il pugnale)
Tu qui morrai.

DON CARLO
(Trattenendolo)
Rodrigo!

RODRIGO
No; il velen ancora non stillò
Quel labbro maledetto!

DON CARLO
(A Rodrigo)
Rodrigo, frena il cor.

EBOLI
Perchè tardi a ferir?
Non indugiar ancor.

RODRIGO
(Gettando il pugnale)
No, una speme mi resta;
M'ispirerà il Signor!

EBOLI
(A Carlo)
Trema per te, falso figliuolo,
La mia vendetta arriva già.
Trema per te; fra poco il suolo
Sotto il tuo piè si schiuderà!

RODRIGO
(Ad Eboli)
Tacer tu dei; rispetta il duolo,
O un Dio severo ti punirà.
Tacer tu dei; o per te il suolo
Sotto il taro piè si schiuderà.

(Eboli esce furibonda.)

Scena Quarta

(Don Carlo e Rodrigo)

RODRIGO
Carlo, se mai su te fogli importanti serbi,
Qualche nota, un segreto, a me affidarli dei

DON CARLO
(Esitando)
A te! All'intimo del Re...!

RODRIGO
Sospetti tu di me?

DON CARLO
No; del mio cor sei la speranza.
Questo cor che sì t'amo
A te chiudere non so.
In te riposi ogni fidanza;
Si, questi fogli importanti ti do.
Io m'abbandono a te .

RODRIGO
Tu puoi fidar in me.

(Si gettono nelle braccia l'un dell'altro.)

Parte Seconda

(Una gran Piazza innanzi Nostra Donna d'Atocha. A destra, la Chiesa, cui conduce una grande scala. A sinistra, un palazzo. In fondo, altra scalinata che scende ad una piazza inferiore in mezzo alla quale si eleva un rogo di cui si vede la cima. Grandi edifici e colline lontane formano l'orizzonte. Le campane suonano a festa. La calca, contenuta appena dagli Alabardieri, invade la scena.)

Scena Prima

(Coro di Popolo; poi, Coro di Frati, che menano i condannati.)

CORO Dl POPOLO
Spuntato ecco il di d'esultanza
Onore al più grande de' Re!
In esso hanno i popol fidanza,
il mondo è prostrato ai suo pie'!
Il nostro amor ovunque l'accompagna,
Il nome suo è orgoglio della Spagna.
E viver deve nell'eternità!

CORO Dl FRATI
(Che traversano la scena conducendo i Condannati del santo uffizio)
Il di spuntò, di del terrore,
Il di tremendo, il dì feral.
Morran! morran!
Giusto è il rigore dell'lmmortal.
Ma di perdon voce suprema
All'anatema succederà
Se il peccator all'ora estrema si pentirà.

(Il popolo, rimasto silenzioso per un momento riprende le grida di gioia. I frati s'allontanano. Le campane suonano di nuovo.)

Scena Seconda

(Detti Rodrigo, Conte di Lerma, Elisabetta, Tebaldo, Paggi, Dame, Signori della Corte, Araldi reali. Marcia. Il corteggio esce dal Palazzo. Tutte le corporazioni dello Stato, Tutta la Corte, i Deputati di tutte le Provincie dell'impero, i Grandi di Spagna. Rodrigo è in mezzo ad essi. La Regina in mezzo alle Dame. Tebaldo porta il manto di Elisabetta. Paggi, ecc., ecc. Il corteggio si Schiera innanzi ai gradini della Chiesa)

L'ARALDO REALE
(Innanzi alla chiesa la cui porta è ancora chiusa. Tutti sl scoprono il capo).
Schiusa or sia la porta del tempio!
O magion del Signor, t'apri ormai!
Sacrario venerato,
A noi rendi il nostro Re!

CORO GENERALE
Schiusa la porta sia del tempio!
O magion del Signor, t'apri ormai!
Sacrario venerato,
A noi rendi il nostro Re!

Scena Terza

(Detti, Filippo e frati.)

(Le porte della Chiesa nell'aprirsi lascian vedere Filippo con la corona sul capo incedendo satto un baldacchino in mezzo ai Frati. I signori s'inchinano, il popolo si postra, I Grandi si coprano il capo.)

FILIPPO
Nel posar sul mio capo la corona,
Popol, giurai al ciel, che me la dona
Dar morte a rei col fuoco e con l'acciar.

CORO
Gloria a Filippo! gloria al ciel!

(Tutti s'inchinano silenziosi Filippo scende i gradini del tempio e va a prendere la mano d'Elisabetta per continuare il suo cammino.)

Scena Quarta

(Detti, Don Carlo, Deputati fiamminghi I Deputati fiamminghi, vestiti di bruno, si presentano all'improvviso, condotti da Don Carlo, e si gettano ai piedi di Filippo)

ELISABETTA
(Fra sè)
Qui Carlo! O ciel!

RODRIGO
(Fra sè)
Qual pensier lo sospinge!

FILIPPO
Chi son costor prostrati innanzi a me?

DON CARLO
Son messagger del Brabante e di Fiandra
Che il tuo figliuol adduce innanzi al Re.

I DEPUTATI
Sire, no, l'ora estrema ancora
Non suonò per i Fiamminghi in duol.
Tutto un popol t'implora,
Fa' che in pianto così sempre non gema.
Se pietoso il tuo core
La clemenza e la pace chiedea nel pio tempio,
Pietà di noi ti prenda,
e salva il nostro suol,
O Re, che avesti il taro poter da Dio.

FILIPPO
A Dio voi fuste infidi,
Infidi al vostro Re,
Sono i Fiamminghi a me ribelli:
Guardie, vadan lontan da me.

I FRATI
Ah, son costor infidi,
In Dio non han la fe'
Vedete in lor, sol dei ribelli!
Tutto il rigor, mertan del Re!

DON CARLO, ELISABETTA, RODRIGO, I FIAMMINGHI, E TUTTO IL POPOLO.
Su di lor stenda il Re la sua mano sovrana,
Trovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol:
Nel suo martir, presso a morir,
Ei manda già l'estremo suo sospir.

(Il Re vuol passar oltre. Don Carlo si pone innanzi a lui)

DON CARLO
Sire; egli è tempo ch'io viva.
Stanco son di seguir una esistenza
Oscura in questo suol!
Se Dio vuol, che il tuo serto
Questa mia fronte un giorno a cigner venga,
Per la Spagna prepara un Re degno di lei!
Il Brabante e la Fiandra a me tu dona!

FILIPPO
Insensato! Chieder tanto ardisci!
Tu vuoi ch'io stesso purga a te
L'acciar che un di immolerebbe il Re!

DON CARLO
Ah! Dio legge a noi nel cor;
Ei giudicar ci de'.

ELISABETTA
Io tremo!

RODRIGO
Ei si perde!

DON CARLO
(Snudando la spada)
Io qui lo giuro al ciel!
Sarò tuo salvator, popol fiammingo, io sol!

CORO
L'acciar! Innanzi al Re!
L'infante è fuor di se.

FILIPPO
Guardie, disarmato ei sia.
Signor, sostegni del mio trono,
Disarmato ei sia...! Ma che? Nessuno?

DON CARLO
Or bene! di voi chi l'oserà...
A questo acciar chi sfuggirà?

(I Grandi di Spagna indietreggiano innanzi a Don Carlo. Il Re, furente, afferra la spada del Comandante delle Guardie, che gli stà presso.)

RODRIGO
(A Don Carlo)
A me il ferro.

DON CARLO
O ciel! Tu, Rodrigo...!

CORO
Egli! Posa!

(Don Carlo rimette la sua spada a Rodrigo che si inchina nel presentarla al Re.)

FILIPPO
Marchese, Duca siete.
Andiamo ora alla festa!

CORO Dl POPOLO
Spuntato ecco il di d'esultanza;
Onore al più grande de' Re!
In esso hanno i popol fidanza,
Il mondo è prostrato al suo piè!

CORO DI FRATI
Il di spuntò, di del terrore,
il di tremendo, il di feral.
Gloria al ciel!

(Il Re s'incammina dando lo mano alla Regina lo Corte lo segue. Vanno o Prender posto nella tribuna a loro riservata Per l'auto da fe. Si vede il chiarore delle fiamme lontano)

UNA VOCE DAL CIELO
Volate verso il ciel, volate povere alme.
V'affrettate a goder la pace del Signor!

DEPUTATI FIAMMINGHI
(In disparte, mentre il rogo s'accende)
E puoi soffrirlo, o ciel!
Nè spegni quelle fiamme!
S'accende in nome tuo quel rogo punitor!
E in nome del Signor l'accende l'opprersor.

(La fiamma s'alza dal rogo. Cala lo tela)
ATTO TERZO


Preludio

Parte Prima

(I Giardini della Regina a Madrid. Un boschetto chiuso. In fondo, sotto un arco di verzura, una stanza con una fontana, Notte chiara.)

Scena Prima

(Don Carlo, leggendo un biglietto.)

DON CARLO
"A mezzanotte al giardin della
Regina sotto gli allor della fonte vicina".
È mezzanotte; mi par udir
Il mormorio del vicin fonte...
Ebbro d'amor, ebbro di gioia il core!
Elisabetta, mio ben, mio tesor,
A me vien...!

Scena Seconda

(Don Carlo, Eboli velata)

DON CARLO
(Ad Eboli, da lui creduta la Regina)
Sei tu, bella adorata,
Che appari in mezzo ai fior!
Sei tu! L'alma beata
Già scorda il suo dolor.
O tu cagion del mio contento
Parlar ti posso almen!
O tu cagion del mio tormento,
Sei tu, amor mio, sei tu, mio ben!

EBOLI
(Fra sè)
Un tanto amor è gioia a me suprema!
Amata, amata son io!

DON CARLO
L'universo obliam!
Te sola, o cara, io bramo!
Passato più non ho,
Non penso all'avvenir!
Io t'amo! Io t'amo!

EBOLI
Ah! possa l'amor
Il tuo cor al mio cor per sempre unir!

(Si toglie la maschera)

DON CARLO
(Atterrito, fra sè)
Ciel! Non è la Regina!

EBOLI
Ahimè! Qual mal pensiero
Vi tien pallido, immoto,
E fa gelido il labbro?
Quale spettro si leva tra noi?
Non credere al mio cor,
Che sol batte per voi?
V'è ignoto forse, ignoto ancora
Qual fiero agguato a' piedi vostri stà?
Su vostro capo, ad ora ad ora,
La folgore dal ciel piombar potrà!

DON CARLO
Deh! No; credete, ad ora ad ora,
più denso vedo delle nubi il vel;
Su questo capo io veggo ognora
Pronta a scoppiar la folgore del ciel!

EBOLI
Udii dal padre, da Posa istesso
In tuon sinistro di voi parlar.
Salvarvi poss'io; lo v'amo.

DON CARLO
Rodrigo! quel mistero a me si rivelò!

EBOLI
(Inquieta)
Ah Carlo...!

DON CARLO
Il vostro inver celeste è un core,
Ma chiuso il mio restar al gaudio de!
Noi facemmo ambedue un sogno strano
In notte sì gentil, tra il profumo del fior.

EBOLI
Un sogno! O ciel!
Quelle parole ardenti
Ad ultra credeste rivolger illuso...
Qual balen! Qual mister!
Voi la Regina amate...! Voi...!

DON CARLO
(Atterrito)
Pietà!

Scena Terza

(Detti, Rodrigo)

RODRIGO
Che disse mai! Egli è deliro,
Non menta fe, demente egli è!

EBOLI
Io nel suo cor, lessi l'amor;
Or noto è a me, ei si perde.

RODRIGO
(Terribile)
Che vuol dir?

EBOLI
Tutto io so!

RODRIGO
Che vuol di r, sciagurata?
Trema io son...

EBOLI
L'intimo sei del Re. Ignoto non è a me.
Ma una nemica io son formidabil, possente:
M'è noto il tuo poter,
il mio t'è ignoto ancor,

RODRIGO
Che pretendi mai dir?

EBOLI
Nulla.
Al mio furor sfuggite invano.
Il suo destin è in questa mano.

RODRIGO
Parlar dovete, a noi svelate
Qual mai pensier vi trasse qui.

EBOLI
Io son la tigre al cor ferita,
Alla vendetta l'offesa invita.

RODRIGO
Su voi dei ciel cadrà il furor
Degli innocenti è il protettor.

DON CARLO
Stolto fui!
O destino spietato!
D'una madre ho io il nome macchiato!
Ma di Dio sol lo sguardo potrà
Indagare chi colpa non ha.

EBOLI
(Con ironia amara)
Ed io, che tremava al suo aspetto...!
Ella volea questa santa novella
Di celesti virtù mascherando il suo cor,
Il piacer libar ed intera
La coppa vuotar dell'amor.
Ah! per mia fe! ...fu ben ardita!

RODRIGO
(Snudando il pugnale)
Tu qui morrai.

DON CARLO
(Trattenendolo)
Rodrigo!

RODRIGO
No; il velen ancora non stillò
Quel labbro maledetto!

DON CARLO
(A Rodrigo)
Rodrigo, frena il cor.

EBOLI
Perchè tardi a ferir?
Non indugiar ancor.

RODRIGO
(Gettando il pugnale)
No, una speme mi resta;
M'ispirerà il Signor!

EBOLI
(A Carlo)
Trema per te, falso figliuolo,
La mia vendetta arriva già.
Trema per te; fra poco il suolo
Sotto il tuo piè si schiuderà!

RODRIGO
(Ad Eboli)
Tacer tu dei; rispetta il duolo,
O un Dio severo ti punirà.
Tacer tu dei; o per te il suolo
Sotto il taro piè si schiuderà.

(Eboli esce furibonda.)

Scena Quarta

(Don Carlo e Rodrigo)

RODRIGO
Carlo, se mai su te fogli importanti serbi,
Qualche nota, un segreto, a me affidarli dei

DON CARLO
(Esitando)
A te! All'intimo del Re...!

RODRIGO
Sospetti tu di me?

DON CARLO
No; del mio cor sei la speranza.
Questo cor che sì t'amo
A te chiudere non so.
In te riposi ogni fidanza;
Si, questi fogli importanti ti do.
Io m'abbandono a te .

RODRIGO
Tu puoi fidar in me.

(Si gettono nelle braccia l'un dell'altro.)

Parte Seconda

(Una gran Piazza innanzi Nostra Donna d'Atocha. A destra, la Chiesa, cui conduce una grande scala. A sinistra, un palazzo. In fondo, altra scalinata che scende ad una piazza inferiore in mezzo alla quale si eleva un rogo di cui si vede la cima. Grandi edifici e colline lontane formano l'orizzonte. Le campane suonano a festa. La calca, contenuta appena dagli Alabardieri, invade la scena.)

Scena Prima

(Coro di Popolo; poi, Coro di Frati, che menano i condannati.)

CORO Dl POPOLO
Spuntato ecco il di d'esultanza
Onore al più grande de' Re!
In esso hanno i popol fidanza,
il mondo è prostrato ai suo pie'!
Il nostro amor ovunque l'accompagna,
Il nome suo è orgoglio della Spagna.
E viver deve nell'eternità!

CORO Dl FRATI
(Che traversano la scena conducendo i Condannati del santo uffizio)
Il di spuntò, di del terrore,
Il di tremendo, il dì feral.
Morran! morran!
Giusto è il rigore dell'lmmortal.
Ma di perdon voce suprema
All'anatema succederà
Se il peccator all'ora estrema si pentirà.

(Il popolo, rimasto silenzioso per un momento riprende le grida di gioia. I frati s'allontanano. Le campane suonano di nuovo.)

Scena Seconda

(Detti Rodrigo, Conte di Lerma, Elisabetta, Tebaldo, Paggi, Dame, Signori della Corte, Araldi reali. Marcia. Il corteggio esce dal Palazzo. Tutte le corporazioni dello Stato, Tutta la Corte, i Deputati di tutte le Provincie dell'impero, i Grandi di Spagna. Rodrigo è in mezzo ad essi. La Regina in mezzo alle Dame. Tebaldo porta il manto di Elisabetta. Paggi, ecc., ecc. Il corteggio si Schiera innanzi ai gradini della Chiesa)

L'ARALDO REALE
(Innanzi alla chiesa la cui porta è ancora chiusa. Tutti sl scoprono il capo).
Schiusa or sia la porta del tempio!
O magion del Signor, t'apri ormai!
Sacrario venerato,
A noi rendi il nostro Re!

CORO GENERALE
Schiusa la porta sia del tempio!
O magion del Signor, t'apri ormai!
Sacrario venerato,
A noi rendi il nostro Re!

Scena Terza

(Detti, Filippo e frati.)

(Le porte della Chiesa nell'aprirsi lascian vedere Filippo con la corona sul capo incedendo satto un baldacchino in mezzo ai Frati. I signori s'inchinano, il popolo si postra, I Grandi si coprano il capo.)

FILIPPO
Nel posar sul mio capo la corona,
Popol, giurai al ciel, che me la dona
Dar morte a rei col fuoco e con l'acciar.

CORO
Gloria a Filippo! gloria al ciel!

(Tutti s'inchinano silenziosi Filippo scende i gradini del tempio e va a prendere la mano d'Elisabetta per continuare il suo cammino.)

Scena Quarta

(Detti, Don Carlo, Deputati fiamminghi I Deputati fiamminghi, vestiti di bruno, si presentano all'improvviso, condotti da Don Carlo, e si gettano ai piedi di Filippo)

ELISABETTA
(Fra sè)
Qui Carlo! O ciel!

RODRIGO
(Fra sè)
Qual pensier lo sospinge!

FILIPPO
Chi son costor prostrati innanzi a me?

DON CARLO
Son messagger del Brabante e di Fiandra
Che il tuo figliuol adduce innanzi al Re.

I DEPUTATI
Sire, no, l'ora estrema ancora
Non suonò per i Fiamminghi in duol.
Tutto un popol t'implora,
Fa' che in pianto così sempre non gema.
Se pietoso il tuo core
La clemenza e la pace chiedea nel pio tempio,
Pietà di noi ti prenda,
e salva il nostro suol,
O Re, che avesti il taro poter da Dio.

FILIPPO
A Dio voi fuste infidi,
Infidi al vostro Re,
Sono i Fiamminghi a me ribelli:
Guardie, vadan lontan da me.

I FRATI
Ah, son costor infidi,
In Dio non han la fe'
Vedete in lor, sol dei ribelli!
Tutto il rigor, mertan del Re!

DON CARLO, ELISABETTA, RODRIGO, I FIAMMINGHI, E TUTTO IL POPOLO.
Su di lor stenda il Re la sua mano sovrana,
Trovi pietà, signor, il Fiammingo nel duol:
Nel suo martir, presso a morir,
Ei manda già l'estremo suo sospir.

(Il Re vuol passar oltre. Don Carlo si pone innanzi a lui)

DON CARLO
Sire; egli è tempo ch'io viva.
Stanco son di seguir una esistenza
Oscura in questo suol!
Se Dio vuol, che il tuo serto
Questa mia fronte un giorno a cigner venga,
Per la Spagna prepara un Re degno di lei!
Il Brabante e la Fiandra a me tu dona!

FILIPPO
Insensato! Chieder tanto ardisci!
Tu vuoi ch'io stesso purga a te
L'acciar che un di immolerebbe il Re!

DON CARLO
Ah! Dio legge a noi nel cor;
Ei giudicar ci de'.

ELISABETTA
Io tremo!

RODRIGO
Ei si perde!

DON CARLO
(Snudando la spada)
Io qui lo giuro al ciel!
Sarò tuo salvator, popol fiammingo, io sol!

CORO
L'acciar! Innanzi al Re!
L'infante è fuor di se.

FILIPPO
Guardie, disarmato ei sia.
Signor, sostegni del mio trono,
Disarmato ei sia...! Ma che? Nessuno?

DON CARLO
Or bene! di voi chi l'oserà...
A questo acciar chi sfuggirà?

(I Grandi di Spagna indietreggiano innanzi a Don Carlo. Il Re, furente, afferra la spada del Comandante delle Guardie, che gli stà presso.)

RODRIGO
(A Don Carlo)
A me il ferro.

DON CARLO
O ciel! Tu, Rodrigo...!

CORO
Egli! Posa!

(Don Carlo rimette la sua spada a Rodrigo che si inchina nel presentarla al Re.)

FILIPPO
Marchese, Duca siete.
Andiamo ora alla festa!

CORO Dl POPOLO
Spuntato ecco il di d'esultanza;
Onore al più grande de' Re!
In esso hanno i popol fidanza,
Il mondo è prostrato al suo piè!

CORO DI FRATI
Il di spuntò, di del terrore,
il di tremendo, il di feral.
Gloria al ciel!

(Il Re s'incammina dando lo mano alla Regina lo Corte lo segue. Vanno o Prender posto nella tribuna a loro riservata Per l'auto da fe. Si vede il chiarore delle fiamme lontano)

UNA VOCE DAL CIELO
Volate verso il ciel, volate povere alme.
V'affrettate a goder la pace del Signor!

DEPUTATI FIAMMINGHI
(In disparte, mentre il rogo s'accende)
E puoi soffrirlo, o ciel!
Nè spegni quelle fiamme!
S'accende in nome tuo quel rogo punitor!
E in nome del Signor l'accende l'opprersor.

(La fiamma s'alza dal rogo. Cala lo tela)



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